Mai scendere

01 ottobre 2010 ore 15:57 segnala
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Scendo le scale di quel palazzo.

Esco da quel cancello.

Vado in discesa, scendo perché il mare è giù, è sotto.

Svolto.

Uno squarcio si apre, in fondo, sopra una linea solo immaginata.

Un  frastaglio, la linea del con-fine nuvole. Un intaglio irripetibile. Spruzzato di rosa e viola.

Sopra, in fondo, un cielo blu-spazzato-dal-vento.

Scendo. Scendo veloce.

Cerco un mio squarcio. Uno sguardo sull’orizzonte. Sulla linea di bacio.

Invece no. Chiuso da giganti di cemento, ironici e sornioni, giganti che si abbracciano solo per chiudere il cielo.

Mi guardo attorno. Cerco due occhi. Uno sguardo. Cerco una direzione. Un’indicazione.

Mi basta un “vai di là”.

Invece no. Come globuli bianchi-pallidi senza vita-anima tanti nessuno trasportati dalla corrente frenetica e insulsa di un via-vai insensato, scontato e predeterminato.

Scendo ancora, mi guardo attorno, cerco uno spiraglio. Uno spiraglio  fra la gente ammassata e mobile come una piramide di sabbia asciutta e secca su un piano inclinato e liscio.

Uno spiraglio impossibile.

Tutti chiusi nel proprio infero e, così, non c’è nessuno.

Nessuno che veda quel tramonto.

Non dovevo scendere.

Mi giro. Risalgo. Sconsolato. Triste. Bastonato.

Un tramonto perso. Un tramonto che non tornerà. Un tramonto (quasi) inutile.

.

Punto.

11762459
. Scendo le scale di quel palazzo. Esco da quel cancello. Vado in discesa, scendo perché il mare è giù, è sotto. Svolto. Uno squarcio si apre, in fondo, sopra una linea solo immaginata. Un  frastaglio, la linea del con-fine nuvole. Un intaglio irripetibile. Spruzzato di...
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01/10/2010 15:57:59
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Spazio spazio io voglio

24 settembre 2010 ore 10:44 segnala
Spazio spazio io voglio, tanto spazio

per dolcissima muovermi ferita;

voglio spazio per cantare crescere

errare e saltare il fosso

della divina sapienza.

Spazio datemi spazio

ch'io lanci un urlo inumano,

quell'urlo di silenzio negli anni

che ho toccato con mano.

(Alda Merini)

sull'istinto (e altri comportamenti umani)

23 settembre 2010 ore 12:28 segnala

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... se la violenza non è però continua e ripetuta nel tempo, l'istinto a fuggire si acuisce, fino all'esasperazione.

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sull'istinto (e altri comportamenti umani)

23 settembre 2010 ore 11:54 segnala

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"… quando una creatura viene esposta alla violenza, cerca di adattarsi, sicché quando la violenza cessa [e alla creatura si prospetta la possibilità di fuggire]  il suo istinto di fuga è fortemente ridotto e la creatura resta dov’è."

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luna

21 settembre 2010 ore 23:35 segnala

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L'aria è frizzantina e tersa. La luce soffusa e diffusa. 

Cerco un posto poco illuminato.

Così, di nascosto, negli spazi vuoti delle ombre, mi metto a rubare.

A rubare l'anima della Luna.

Corrono e fuggono su questa illusione furtiva.

                                                                          (i pensieri).

Tanto lo so, che è Lei che ha rapito me.

Ma si lascia rapinare ... ancora e sempre ...

.

. antico detto .

21 settembre 2010 ore 20:21 segnala

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            ignoranza è non sapere nulla ed essere attratti dal buono.

 innocenza è conoscere tutto ed essere ancora attratti dal buono.

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per UdM Antelao

20 settembre 2010 ore 19:54 segnala

e per chi apprezza (e comprende).

Ciao 8-)

sulla libertà e altre cose

20 settembre 2010 ore 12:24 segnala
Un giorno, mentre la rana Kup Manduk era nel suo piccolo pozzo dove era vissuta tutta la vita, salta una rana che dice di venire dall'oceano.

"L'oceano? E cos'è?" chiede Kup Manduk, la rana del pozzo.

"Un posto grande, grandissimo", dice la nuova arrivata.

"Grande come?"

"Molto, molto grande."

Kup Manduk traccia con la zampa un piccolo cerchio sulla superficie dell'acqua: "Grande così?"

"No. Molto più grande."

Kup Manduk traccia un cerchio più largo."Grande così?"

"No. Più grande."

Kup Manduk allora fa un cerchio grande quanto tutto il pozzo che è il mondo da lei conosciuto."Così?"

"No. Molto, molto più grande", dice la rana venuta dall'oceano.

"Bugiarda!" urla Kup Manduk, la rana del pozzo, all'altra. E non le parla più.

 

Stamattina, mentre guardavo il mio orizzonte, mi sono ricordato di questa storia letta in Terzani.

Me ne sono ricordato perché mi aveva preso un nodo alla gola. Un senso di chiuso.

 

 

 

Perché ho sentito il rumore di catene.

 

Perché ormai lo sento anche quando non c’é.

 

confusione e apparenze

19 settembre 2010 ore 17:45 segnala

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Sull’Atlantico un minimo barometrico avanzava in direzione orientale incontro a un massimo incombente sulla Russia, e non mostrava per il momento alcuna tendenza a schivarlo spostandosi verso nord. Le isoterme e le isòtere si comportavano a dovere. La temperatura dell’aria era in rapporto normale con la temperatura media annua, con la temperatura del mese più caldo come quella del mese più freddo, e con l’oscillazione mensile aperiodica. Il sorgere e il tramontare del Sole e della Luna, le fasi della Luna, di Venere, dell’anello di Saturno e di molti altri importanti fenomeni si succedevano in conforme alle previsioni degli annuari astronomici. Il vapore acqueo nell’aria aveva la tensione massima, e l’umidità atmosferica era scarsa. Insomma, con una frase che quantunque un po’ antiquata riassume benissimo i fatti: era una bella giornata d’agosto dell’anno 1913. (R.M.)

 

Basta così poco, per rendere chiaro ciò che è confuso ...

sogni e paure

19 settembre 2010 ore 17:37 segnala

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"Dopotutto, è talmente facile mandare in frantumi una storia. Spezzare una catena di pensiero. Sciupare il frammento di un sogno portato in giro con precauzione, come un pezzo di porcellana.

Lasciarlo stare, viaggiarci assieme,[..], è fra tutte la cosa più difficile da fare."

[A.R.]