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IL VESTITO DA SPOSA

Alprazolam 23 marzo 2011 ore 00:02

Giocava con i piselli nel suo piatto come se fossero delle biglie, li lanciava, li rilanciava da un capo all'altro del piatto, con la speranza che facendo così si potessero disintegrare , anzi implodere pur di non mangiarli.
"Paola, smetti di giocare con il cibo e mangia una buona volte come fanno tutti i cristiani!" le urlò il padre.
"Papà, ma ecco ...io...veramente non ho fame, ho mangiato una pizzetta quando sono uscita da scuola e mi si è chiuso lo stomaco...ti dispiace se mi alzo, devo ancora finire i compiti per domani mattina", il padre, Riccardo, annui dandole il permesso alzando gli occhi al cielo e borbottando " sempre la stessa storia, che poi sai bene che non puoi vivere di solo pizzette, sei già magrissima!".
"No, papi, sto bene, passerà tutto se vuoi ti aiuto a sparecchiare"- "no,grazie tesoro, ci penso io, tu vai a studiare, anche a me è passato l'appetito".
Paola diede uno schioccante bacio sulla guancia pungente del papà e salì correndo le scale che portavano al piano superiore, la dove c'era anche la sua stanza, ma non vi entrò, passò oltre fino a raggiungere la soffitta.
Apri con delicatezza la porta e una nuvola di polvere si alzò inondandole il naso e la bocca, tossì un po', accese la lampadina senza lampadario e si accostò ad un grande, vecchio , immenso baule...
Con una strana devozione, Paola aprì il baule, come se lo avesse appena disseppellito, proprio come un tesoro dei pirati, ma lo aveva aperto milioni di volte , dentro erano custodite le cosa della mamma Margarita, che era morta ormai da cinque anni.
L'emozione era sempre la stessa, prese una foto, la guardò e con lo specchietto, sempre della mamma, fece il gioco di riconoscere le uguaglianze la sua adorata mamma , il suo amato papà e lei.
"La fronte è di papà, il nasino a patatina è della mamma come gli occhi e la bocca, le orecchie e il mento sono ancora di papà".
Prese dal baule un bellissimo abito da sposa lo sfece svolazzare come una farfalla, era un po' ingiallito per via della polvere, ma era bellissimo lo stesso.
Lo voleva provare.
Si sfilò i suoi vestiti e mentre lo stava per indossare si accorse che era troppo piccolo per lei e iniziò a piangere "Ecco vedi, vacca grassa che non sei altro!" si urlava nella testa,"fai schifo sei una botte, un ammasso di lardo " continuava la voce,si rivesti ripiegò il vestito e lo ripose con cura e a voce alta gridò" prima o poi , costi quel che costi , entrerò in quel bellissimo vestito!"

In realtà Paola era digiuna da due giorni, beveva tanta acqua per non sentire i morsi della fame, si faceva docce gelate per perdere qualche caloria in più, beveva l'aceto per non sentire più il sapore dei cibi.
Era malata da almeno un paio di anni, pesava trentanove chili, ma doveva dimagrire ancora, perché voleva entrare nell'abito della mamma "doveva essere magrissima" pensava tra se e se.
Richiuse il baule, spense la lampadina, usci dalla soffitta e andò in camera sua a studiare.
"Paola , buongiorno" disse il padre "oggi ti va di pranzare insieme? è da tanto che non lo facciamo più, da quando la mamma, beh, si ecco..."- "E' morta , papà , MORTA" scandì la parola "sono passati cinque anni e ancora non sai pronunciare quella stramaledetta parola, rassegnati come ho fatto io, la mamma è dentro di noi, nei nostri cuori, nelle nostre anime" lo disse tutto di un fiato e sospirando continuò " va bene per il pranzo insieme, ma niente di pesante che poi non riesco a studiare".

Al ristorante Paola ordinò un'insalata che nemmeno finì , il padre le fece assaggiare un po' della sua bistecca e lei staccò il pezzo di carne dalla forchetta come un cane rabbioso.
"Papà basta, non mi va più " esclamo Paola vedendo Riccardo allungare un altro pezzettino di carne "ma tesoro è buona, almeno il dolce che piaceva tanto alla mamma, lo mangi?. Ti prego tesoro di papà , stai diventando pelle e ossa".

Lo sguardo di Riccardo tremolava per le lacrime ,che cercava di tenersi dentro alla vista del deperimento della sua amata Paola, ora era lei la sua sola famiglia.
"Va bene," annuì Paola e prese il dolce, lo mangiò tutto e poi chiese il permesso di andare al bagno.
Si legò i capelli con un nastrino e si infilò due dita in gola per poter vomitare e lo fece, capì che il suo stomaco era vuoto, nel momento in cui vide un fiotto rosso di sangue uscire dalla sua bocca.
Tornò a tavola come se niente fosse e insieme lasciarono il ristorante.

Passarono diversi mesi e Paola era arrivata a pesare ventinove chili, ma il vestito della mamma ancora non le entrava.
Digiunava oppure mangiava e vomitava, il padre si iniziò seriamente a preoccupare.

Un pomeriggio erano davanti alla televisione e Paola mentre stava parlando cadde a terra priva di sensi, il padre la prese in braccio e solo allora si accorse di quanto fosse realmente leggera.
La portò di corsa in ospedale , la piccola Paola era cosciente ma non si sentiva più gli arti e le girava la testa.
Appena la videro così mal ridotta la portarono in terapia intensiva e li iniziò il calvario di Paola tra nutrizionisti, psicologi e psichiatri.
Piano piano arrivò a pesare trenta chili dopo due mesi di ospedale.

Un pomeriggio , Riccardo, era seduto accanto al letto di Paola e con un fil di voce disse "ma perché hai voluto smettere di mangiare, guarda come ti sei ridotta, sei bella anche con qualche chilo in più, così sei uno scheletrino ambulante" la buttò sul ridere per nascondere le lacrime.
"Il vestito" sospirò Paola con la poca voce che le era rimasta "quale vestito?"incalzò il padre "quello da sposa della mamma" rispose flebilmente.
"Cosa ha quel vestito?" chiese Riccardo "papà non mi entra, sono troppo grassa per quel vestito, voglio essere magra come lo era la mamma...ma quanto magra era per indossare un abito così minuto..."soffiò le parole e strabuzzando gli occhi si accasciò sul cuscino.
"Tesoro, per questo ti sei ridotta così?" -"Si papà!"-
"Perché non me lo hai detto prima, ti avrei dato una spiegazione...quel vestito non entrerà mai più a nessuno, perché lo rimpicciolirono per farci entrare una bambola da esposizione, non è per una persona in carne ed ossa!"
Silenzio.
Un lungo sospiro vibrò nell'aria, "Papà...perché?"
"Bipppppppppppp"...
Il cuore di Paola smise di battere.

Con affetto la vostra affezionata
tuxiana
:rosa
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« IMMAGINE: http://sposamagazine.com/wp-content/uploads/2010/05/abiti-da-sposa-eleganti.jpg » Giocava con i piselli nel suo piatto come se fossero delle biglie, li lanciava, li rilanciava da un capo ...
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23/03/2011 00:02:12
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Commenti

  1. writer65 23 marzo 2011 ore 17:56
    Bellissimo! Mi hai dato i...brividi, Tux!
    Un racconto amaro e intriso di verità, con la stilettata finale...
    Mi ha tenuto con il fiato in sospeso dalla prima all'ultima riga.
    Un racconto che meriterebbe la pubblicazione. Complimenti!
    Cla
  2. Alprazolam 23 marzo 2011 ore 18:53
    grazie Cla, sei troppo gentile
    :-)
  3. writer65 23 marzo 2011 ore 22:24
    Complimenti sinceri e limpidi come pura acqua di fonte: sei davvero bravissima!
  4. writer65 30 marzo 2011 ore 22:27
    Scrivi altri racconti......
  5. Inspector.1969 12 luglio 2011 ore 20:29
    Bellissimo! Ma perchè non cerchi qualcuno che te lo pubblichi?
  6. Alprazolam 12 luglio 2011 ore 21:46
    @Inspector magari , li sto raccogliendo per fare una piccola antologia di racconti brevi...
    il problema è trovare chi te li pubblica...
  7. writer65 12 luglio 2011 ore 22:30
    Già, hai detto bene...
    E' il problema di tutti, credimi....A meno che non si abbia già un nome, magari anche da semplice "guitto" come la gente dello spettacolo: tanto per fare un esempio a caso, un Faletti o una Littizzetto o addirittura il più sgrammaticato e ignorante dei calciatori, qualunque cazzata scrivano...trovano subito l'editore...prono a qualunque richiesta! La gente è stupida e si lascia abbindolare solo dai nomi...
    Come è tristo (e ingiusto) il mondo (ma questo non lo scopro certo io)!
  8. Alprazolam 12 luglio 2011 ore 22:46
    @Cla...parole sante...
    che tristezza infinita :-(
  9. writer65 13 luglio 2011 ore 09:43
    Viviamo in un gran brutto mondo, Tux...
    Ma, purtroppo, esserne consapevoli (non tutti lo sono) non risolve nulla: aumenta soltanto la sofferenza...
    Kiss

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