PER UN APPROCCIO UMANISTICO ALLA DISABILITA’ !!!

01 luglio 2010 ore 19:20 segnala
 

Come avevo già detto tempo fa, sentirete molto parlare di me!!! Ho grandi idee, che riuscirò a portare avanti, con o senza aiuto politico; nella vita bisogna sudare per ottenere ciò che si desidera, bisogna lottare per raggiungere gli obiettivi prefissati, almeno per me è sempre stato così!!!

In molti paesi occidentali, ai bambini disabili non si dà neppure la possibilità di vivere e vengono uccisi prima di nascere, oppure, vengono rinchiusi in appositi istituti. Lì, si sostiene, possano essere meglio "curati", con asili nido speciali, scuole speciali, laboratori speciali, abitazioni speciali, trasporti speciali, la questione è che, scuole speciali o laboratori speciali ci fanno sentire diversi.

La disabilità è la condizione personale di chi, in seguito ad una o più menomazioni, ha una ridotta capacità d'interazione con l'ambiente sociale rispetto a ciò che è considerata la norma, pertanto è meno autonomo nello svolgere le attività quotidiane e spesso in condizioni di svantaggio nel partecipare alla vita sociale. Pertanto, le persone disabili non si sentono coinvolte dalla società. Lo dimostrano i tanti studenti disabili, la cui integrazione è difficile e a cui spesso è negato il diritto di studio, e anche i tanti disabili adulti che non riescono a svolgere la loro professione.

In Francia, con la legge del 2005 sull'Uguaglianza dei diritti e delle opportunità, per una partecipazione delle persone disabili, si è cercato di abbattere le barriere e offrire la possibilità di un impiego e un coinvolgimento del disabile.

Questa può essere la strada giusta?

Le leggi a favore dei disabili sono indubbiamente utili, perché migliorano materialmente la qualità della vita dei disabili. Tuttavia gli interventi legislativi si occupano solo di aspetti materiali della vita dei disabile, non affrontando il vero problema culturale riguardo alla disabilità: l’integrazione del disabile nella società.

Spesso a scuola o nel settore lavorativo la diversità viene vissuta come causa di disagio e intralcio, nonostante l'esistenza di leggi adeguate.

Le barriere che ancora oggi permangono sono quelle mentali. Se da una parte lo Stato interviene “imponendo” leggi specifiche, dall’altra, la società non è ancora pronta ad accettarle del tutto e a metterle in atto spontaneamente.

Spesso è la famiglia stessa a negare l’integrazione del disabile, per un eccesso di protezione nei suoi confronti o per evitargli l’umiliazione del rifiuto altrui.

La persona “abile”deve abituarsi a dividere il proprio spazio e la propria aria con chi non è abile; non deve temere di sedersi al suo fianco e di parlargli, magari intorno a una tavola imbandita o dinanzi ad un meraviglioso tramonto, perché le idee, i sentimenti e l’energia di ogni individuo non sono soggetti a limiti e risiedono in ogni essere umano.

Soltanto dopo aver superato concretamente e radicalmente il problema dell’integrazione si potrà parlare di una reale svolta culturale.

Insieme alle leggi, quindi, è necessario che scendano in campo la scuola, i mass media e la sensibilità di quelle famiglie che, avendo preso coscienza dell’importanza del loro ruolo educativo, formino figli più consapevoli.

Una delle cause più importanti del nostro essere cittadini di serie B è il modo in cui la società guarda le persone disabili, c'è una tendenza ad etichettare i disabili come "malati". I malati non debbono lavorare e sono esentati dai normali obblighi della vita. Finché noi siamo considerati malati dal grande pubblico, ci sarà poca comprensione, per esempio, sul perché noi abbiamo bisogno di usare i normali mezzi pubblici, perché esigiamo lavori veri e non solo terapia. Se noi permettiamo ai “normali” di trattarci come dei malati, non dovremmo essere sorpresi se loro cercano di “proteggerci” e così facendo controllano e limitano la nostra vita. Se noi ci consideriamo malati e in costante necessità di una "cura", sarà difficile per noi accettare la nostra disabilità come una componente normale della vita e dirigere la nostra vita. Dobbiamo spezzare il monopolio dei professionisti non disabili che parlano a nome nostro, definire i nostri problemi e suggerire le soluzioni per le nostre necessità. Dobbiamo metter su delle organizzazioni efficienti che rappresentino il punto di vista delle stesse persone disabili. I governi debbono riconoscere le nostre organizzazioni come collaboratrici nell'elaborare la politica sulla disabilità. Noi persone disabili dobbiamo aiutarci l'uno con l'altra, e cambiare il nostro atteggiamento nei confronti di noi stessi. Guardarci come persona normale è una dura battaglia quando ti è sempre stato detto che sei diverso, che non puoi fare questo non puoi fare quello, in questa lotta abbiamo bisogno di qualcuno in cui identificarci, qualcuno che si trova in una situazione simile. Noi lo chiamiamo sostegno alla pari. Si dovrebbe considerare il disabile non con commiserazione o come un diverso, ma con solidarietà, come un compagno di viaggio, certamente sfortunato in certe forme di handicap, ma non estraneo alla nostra esperienza. Ad esempio, quando Einstein, alla domanda del passaporto, risponde, “razza umana”, non ignora le differenze, le omette in orizzonte più ampio, che le include e le supera. E questo il passaggio che si deve aprire: sia per chi fa della differenza una discriminazione, sia a chi, per evitare una discriminazione, nega la differenza

Se la nostra categoria avesse delle realtà che ne curassero realmente gli interessi i Disabili sarebbero in grado di ottenere la soluzione ad innumerevoli problemi. Dovremmo però, riuscire a stingere le nostre idee e pensare di essere null’altro che Disabili, ma soprattutto, cittadini, finora non si è mai preso in considerazione che una gran parte di cittadini italiani sono Disabili.

Concludo chiedendomi quand'è che la politica, quella vera, pulita, onesta, responsabile tornerà veramente dalla parte dei cittadini, di questi cittadini che hanno diritti come esseri umani di essere considerati non soltanto pesi sociali da ignorare, ma cittadini a cui la società dovrebbe inchinarsi per la dimostrazione di forza, determinazione e coraggio che ogni giorno dimostrano loro e le loro famiglie nell'affrontare la nuova giornata. Allora dico che dobbiamo essere promotori di una rivoluzione culturale e sociale che porti ad una maggiore tutela di tutti i cittadini. Siamo per il rispetto, pari dignità ed opportunità, bandiamo pietismo e menefreghismo.

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  Come avevo già detto tempo fa, sentirete molto parlare di me!!! Ho grandi idee, che riuscirò a portare avanti, con o senza aiuto politico; nella vita bisogna sudare per ottenere ciò che si desidera, bisogna lottare per raggiungere gli obiettivi prefissati, almeno per me è sempre stato...
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01/07/2010 19:20:59
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Commenti

  1. ta.Xenia 01 luglio 2010 ore 22:51

    sono tornata a rileggerti. credimi, non è facile commentare il tuo post. la prima reazione è quella di fuggire (così avevo fatto) perché ti senti in imbarazzo e quasi in colpa.

    certi atteggiamenti io credo che davvero nascano dall'ignoranza, dalla non conoscenza di ciò che ci si aspetta da 'noi' in determinate condizioni. e che non siano da attribuire a pietismo ma, più semplicemente, al timore di affrontare in modo sbagliato, indelicato, una situazione che si ha difficoltà a gestire perché nuova.

    forse anche attraverso post come questo si può acquisire una briciola di consapevolezza in più e, chissà, magari persino un po' di quell'apertura mentale che tanto ci avvicinerebbe.  grazie, :rosa

  2. amika 02 luglio 2010 ore 09:01

    si l'ignoranza è tant, ma anke pietismo (ke io  oddio) "poverina" lo sai quanti mello dikono............

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