...Ho conosciuto Mauro Corona Pt 2...

09 dicembre 2008 ore 14:02 segnala
E' stato emozionante stare con lui contorniato da turisti ed alcuni simpatici ertani avventori della Julia.Ero ad un tavolo quando è arrivato e si è seduto.Gli ho dato il sorriso emozionato, la matita rossa del falegname e una copia del libro.Si è mostrato divertito di trovarsi fra le mani, come lo ha definito lui, "il lapis del falegname"consigliandomi di leggere l 'omonimo libro di Manuel Rivas.In velocità ha scarabocchiato un disegno e una dedica su Aspro e dolce, chiedendo di mé e da dove venissi, invitandomi a bere una volta con lui.Gli ho spiegato brevemente le mie traversie alcoliche e che, da sette anni, sono completamente astemio.Lui è stato signore a non chiedermi i particolari della mia disavventura con l’alcol consigliandomi, piuttosto, di tenergli compagnia di gotto anche con una coca-cola.

Una coca per mé, una birretta e anice per lui.Ho avuto la forte impressione di essere insieme ad un autentica forza della natura.Un uomo davvero schietto, burbero, anche scontroso, allo stesso tempo disponibile a rispondere alle domande dei turisti e conversare con gli astanti della Julia sue vecchie conoscenze.Parlavamo di filosofia, funghi, amicizia, ciucche, legno, tantissime tematiche riflettenti lo spirito della vita e dei valori di Mauro.Era vestito con la consueta maglietta smanicata e, si poteva intravedere un'escoriazione sul gomito sinistro malamente coperta da una specie di cerotto che pareva nastro isolante.Anche la parte superiore dell avambraccio era solcata da un taglio superficiale ma preciso.Sembrava il segno di una punta o, magari una spina di qualche arbusto, pianta.Il fatto è che Mauro, è esattamente come i suoi libri, cioè è ruvido come la pietra e caldo come il legno.Quel giorno aveva parole un po’ per tutti, amici di vecchia data come Carle o, Beppino e turisti appena arrivati.Beppino, un arzillo montanaro dalla voce tonante e dal bucolico profumo di stalla, ha subito voluto mettere alla prova Mauro chiedendogli di indovinare di che legno fosse il suo bastone.Carle, da dietro la barba, sembrava ridacchiare divertito.Alcune parti d’Italia erano rappresentate quel pomeriggio alla Julia.Un ragazzo di Verona munito di registratore vocale mp3, quattro di Reggio Emilia promotori della Sagra dello Scarpone, una coppia di romani la di cui lei è stata oggetto di apprezzamenti coloriti e spinti dall ambiente maschilista creatosi, e un’altra di bergamaschi, poi, mè di Alessandria.Comunque la gente, andava e veniva per un saluto e un autografo mentre uno dei ragazzi di Reggio pareva carico come la pendola del nonno.Girellava per la strada e i tavoli della Julia, straparlando da solo con in mano un grappino.Ogni tanto se ne  usciva con frasi tipo "i permessi di pesca sono esauriti, rimangono quelli di albicocca e pera.".Mauro si divertiva a pucciare la punta delle dita dentro la birra e a passarle sopra al tratto di penna, per creare l effetto piumaggio, con la sbavatura.Disegnava gufetti e civette sopra alle prime di copertina dei suoi libri dedicando qualche riga a richiesta.Osservava il tipo di Reggio e lo apostrofava asserendo che un autentico bevitore sa reggere e stare composto al tavolo seduto vicino al bicchiere senza muoversi.Siamo rimasti fuori della Julia per una paio d’ore a temporeggiare e scherzare.Poi io, ed il gruppo di turisti siamo entrati, alla sera, dentro al locale, per mangiare  cacciagione e formaggio fritto.Di lui si sono perse le tracce e non l’ho più rivisto da dopo che sono entrato dentro la Julia.E’ stata veramente una giornata emozionante, da ricordare..

 

Ps.Ten’an mente articulu quinto.Chi clan’ mà, l’ha vintu!

 

...Felicità II...

05 dicembre 2008 ore 23:25 segnala

La felicita è...

 

 

La felicità è percezione.La si realizza quando si vive al di la del tempo materiale.

Quando, il quando non è più quando ma, solo percepire, esperire, quindi, infinito.Felicità è natura pura dell’essere, della coscienza.E’ purezza non contaminata da bene o male.Felicità è silenzio, ascolto neutro.Tutto il resto, sono surrogati temporali che si sviluppano in un tempo t.

 

Solitamente si và avanti con i surrogati, ci si accontenta.

 

...Una Fola...breve racconto surreale...

05 dicembre 2008 ore 21:13 segnala

..una fola..

 

 

Un giorno molto molto lontano, circa un attimo fà, vi erano due giovani.

Stavano insieme, si amavano.Viaggiavano con una macchina rossa lucente e lei,tenendo

il braccio fuori dal finestrino, ogni tanto, si voltava leggermente ed osservava il profilo del suo uomo.Procedevano nel caldo giallo oro di luglio mentre, la realta, si svolgeva al di sotto dei loro piedi e, all interno delle loro menti colorate a sogni.Cercavano luoghi dove corrispondersi, amarsi e viaggiavano ancor prima dello svolgersi del tempo.Avevano consumato molti luoghi, tante fontane,tanti alberi,molti fiori e la maggiorparte delle panchine, con lo schioccare dei loro baci.Tutte le volte che si baciavano, i raggi del sole, filtravano nel biondo dei capelli di lei e, prodigiosamente, i due amanti si univano divenendo soli.

Mentre percorrevano lo svolgersi del tempo si accorsero della mia presenza.Arrestarono il veicolo frenando bruscamente,scesero stupiti e mi domandarono chi fossi e dove essi fossero.Li guardai indifferente e, risposi di essere il loro creatore e che questa é solo una fola...;)

 

 

.

 

...Fernando Pessoa...

05 dicembre 2008 ore 20:57 segnala
Fernando Pessoa, alcuni estratti dal Libro dell’inquietudine che mi hanno colpito particolarmente.

 

Il saggio è colui che riesce a rendere monotona l’esistenza poiche allora ogni piccolo

Incidente possiede il privilegio di stupirlo.

 

Ognuno di noi è più di uno, è molti, è una prolissità di se stesso.

 

Tutto quanto succede nel dove in cui viviamo, succede in noi stessi.

 

In fondo la vita è un lucido risveglio brusco in tutto quello che pensiamo, facciamo.

 

Vivere è essere un altro.Neppure è possibile se si sente oggi come si è sentito ieri;

sentire oggi come si è sentito ieri non è sentire è ricordare oggi quello che si è sentito ieri, è essere oggi il cadavere vivo ciò che ieri è stata la vita perduta.

 

Il tedio è piuttosto, la noia del mondo, il male di vivere, la stanchezza di aver vissuto;il tedio è, veramente la sensazione carnale della vacuità prolissa delle cose.

 

E’ una regola della vita che si possa(anzi, si debba) imparare da tutti.Ci sono cose della

Serietà della vita che possiamo imparare da ciarlatani e da banditi, ci sono filosofie che gli stolti possono insegnarci, ci sono lezioni di fermezza e di legge che provengono dal caso e da coloro che fanno parte del caso.Tutto è in ogni cosa.

 

 

 

 

 

..Spiritualità..

30 novembre 2008 ore 20:13 segnala
Non sono cristiano nel senso che alcuni dogmi non li accetto.Nè accetto i dettami della Chiesa costituita.Ogni tanto però, mi confesso, ma con un laico.Siamo tutti liberi di praticare le più svariate forme di spiritualità qualora non offendano e infanghino quelle altrui.Se lo fanno allora siamo davanti ad una forma di egoismo e odio per il Prossimo.Ho stima di Gesù nonostante, alle apparenze, sia stato un poveraccio che ha sofferto molto.E’ logico che lo hanno stroncato.Se arrivasse qualcuno da me dicendomi che c’è un tale che resuscita i morti e ridà la vista ai ciechi, mi spaventerei a morte.In realtà, il suggerimento che dava era di non attaccarsi troppo a questa vita, in funzione dell’egoismo, dell’avidita e dello spirito tipicamente vendicativo che regola e che ha regolato il Mondo.In poche parole credo che del messaggio autentico di Gesù, sia arrivato davvero poco all’Uomo.Gli insegnamenti di Gesù, sono rivoluzionari, ribelli, e difficili da praticare.Ovviamente difficili per chi vive di egoismo e paura..E’ normalissimo amare chi ti ama ma, è divino amare chi ti osteggia, chi ti perseguita, chi ti offende.Cercare il dialogo con costoro  fa crescere e maturare.Crescere in Pazienza e Temperamento.Per fare il Male, basta lasciarsi andare mentre per il Bene, ci vogliono Volontà, Pazienza, Costanza, Temperamento virtù che sono in ogni uomo ma che, per tutta una serie di ragioni(egoismo, pigrizia, mancanza di fiducia ecc) non vogliamo sviluppare.Dialogare con Dio o, con una forza, entita super-umana, provoca dolore perché è un immenso stress psico-emotivo.Ci vogliono decenni di ricerca interiore, di privazioni materiali e, tanto Coraggio, Fiducia.Anche per fare il Male, ci vuole metodo ma, è più semplice, è più avvicinabile, fare del Male.Questo significa che l’Uomo deve crescere, valutarsi, capirsi, deve impiegare della fatica per fare il Bene.Personalmente tendo al Dharma di Buddha, più che altro per gli aspetti meditativi di presenza mentale che l’insegnamento di Buddha offre ma, pratico poco le forme liturgiche buddiste e, ce ne sono una marea soprattutto per quanto riguarda il buddismo tibetano, buona notte!

 

..Ho conosciuto Mauro Corona..Pt.1

28 novembre 2008 ore 20:49 segnala
L’estate trascorsa ero in quel di Firenze per visitarla, con la mia autovettura, i bagagli, una ventiquattrore di libri e la Nikon.Stavo da qualche giorno alloggiato in una pensioncina in periferia, a Galluzzo con l’idea smaniosa di vedere, si i musei ma, sotto sotto, sapevo che aspettavo l’ora in cui si sarebbe smaltita la sbornia di pinacoteche e, lavorava nell’ incoscio, la voglia, la curiosità di vedere Erto, la Diga, e Mauro.Mi piangevo addosso dicendomi che sicuramente avrei visto Erto, la Diga ma non riuscivo a figurarmi durante un incontro con lui, troppo irreale, troppo facile e semplice ed invece.

E' stato agevole trovare la diga che da Longarone appare nella sua forma triangolare, sinistra, solitaria, silente e raggiungerla per poi salire ancora, arrivando al bivio per Erto vecchia.Avevo speculato parecchio durante il viaggio da dove avrei cominciato a cercare il mio attuale eroe preferito e, il posto più convincente, banale, ovvio e anche per mé di facile accesso non poteva essere che il bar.Sapevo che Mauro ha la bottega a pochi metri dall'osteria Julia ed è li che mi sono in primis recato.Alle volte la vita e proprio strana e serve occasioni d'oro sopra al classico piatto d'argento.Chi lo avrebbe mai detto.Mentre posteggiavo, davanti alla sua tana-bottega, ho intravisto un piccolo crocco di persone in piedi, intorno ad un tavolo della Julia e, in mezzo, spuntava una cupoletta nera con sotto la sua fronte, i suoi occhi, la sua bocca la sua barba.Scosso da viva sorpresa, in un momento, ho raccattato una matita da falegname,una copia di Aspro e dolce per lo sperato autografo di rito senonché, mentre eseguivo quelle mosse, l'ho visto passare davanti alla macchina per infilarsi, chiudendosi a chiave, nella tana.Ho provato a spingere la porta ma niente, serrato e, dal vetro, si poteva vedere una borsata di mazze da tamburo appena colte.Avevo quasi perso le speranze di beccarlo.

Lo immaginavo a imbelinarsi fuori da qualche pertugio a mé invisibile, ma rimanevo lo stesso vicino ai vetri della bottega, in ascolto con gli occhi e le orecchie.Trascorsi dieci minuti, è riapparso esortandomi vociando, ad attenderlo al bar.

 

...La Poesia è fuga dalla realtà ?...

24 novembre 2008 ore 10:43 segnala
La risposta è soggettiva.Ognuno risponde per il suo personale concetto di poesia.

Per me, può essere evasione(quando scrivo di un mondo migliore/peggiore o di un percepire cose fantasiose o, fantasmagoriche) ma anche avvicinamento alla realtà, descrizione della realta costituita da sensazioni e percezioni del tutto personali, soggettive ed umane.

La poesia posso vederla come uno strumento atto a descrivere emozioni e sentimenti, aspetti della vita umana che, è possibile comunicare attraverso un modo di scrittura, a volte illogico, irrazionale ma, non per questo sfuggevole dalla realta dell'evento vissuto dal soggetto di poesia..Da qui, la poesia, non è una fuga ma bensi la descrizione esatta, reale, di un emozione di un sentimento.Così è per la pittura, la musica, strumenti per comunicare emozioni e sentimenti.L'arte, si rinnova ogni volta che viene sottoposta ad un occhio, orecchio nuovi, per via della relazione che intercorre fra il comunicare dell'artista e il ricevere da parte del fruitore dell'arte.Una poesia o un racconto possono anche essere visti come cronache, Asserzioni di come si sono svolte alcune azioni accadute veramente.Che sia un emozione, un sentimento o la pioggia che cade od un tramonto o, quant'altro, non fà differenza.Alcuni romanzi di Orwell sono cronache in cui l'autore ha cercato di transpondere ciò che ha visto.Era un giornalista e, ha scritto come un giornalista.

G. Orwell -Senza un soldo a Parigi e Londra - 1933

19 novembre 2008 ore 22:00 segnala
Negli ultimi mesi, mi sono infilato nel filare di G.Orwell vendemmiando succosi frutti di narrativa orwelliana.L'ultimo grappolo finito, nella mia cesta mentale, è il primo romanzo dell'avventuroso inglese: Senza un soldo a Parigi e Londra del 1933.Ho cercato di ordinarlo ma, pare sia fuori catalogo.Sono andato presso la biblioteca civica e ne ho trovato una edizione.Diviso in corti capitoli, descrive le esperienze dello scrittore durante la permanenza nelle due capitali europee.Pur risentendo di una certa ingenuita  filosofica ma anche pratica, Orwell, offre una veritiera e spietata descrizione della vita dei ceti metropolitani più infimi.Lo scrittore vive con i suoi compari di miseria, descrivendoli e soffermandosi sui loro caratteri somatici e abitudini morali, di vita. Insieme a loro patisce per giorni la fame, in cerca di un lavoro, trascorrendo il tempo bighellonando per la citta.Impegna per fame, i pochi oggetti posseduti, fuma tabacco ricavato dai mozziconi di sigarette raccolti sulla strada e, la notte, si stende in penosi dormitori affollatissimi in cui, è difficile dormire.Trova  lavoro come lavapiatti presso un grande albergo di Parigi.E qui che maggiormente Orwell inizia ad occuparsi dello stridore sociale fra le classi.I mestieranti dell’hotel presi dal loro faticosissimo lavoro, espletato spesso in ambienti claustrofobici e sporchi, contrapposti ai clienti, in vacanza, serviti, riveriti nelle ampie, pulite sale da pranzo.In tanti punti del romanzo, emergono discriminazioni classiste nelle gerarchie lavorative e non.Fra barboni, mendicanti che chiedono semplicemente l’elemosina e chi, disegna in terra, per i passanti, figure di madonne e ritratti, in cambio di un obolo ed anche nel rigido ordinamento dell’hotel.Orwell si pone in fondo alla scala, come lavapiatti(plongeur) al servizio del direttore, del capo del personale, del maitre d’hotel, dei cuochi, dei camerieri.Gli ultimi capitoli sono dedicati alla permanenza a Londra citta in cui, a detta dell’autore, a causa di leggi più severe, è più difficile fare il barbone.A differenza di Parigi, dove si può dormire quasi ovunque, a Londra, non è consentito addormentarsi sul suolo pubblico ne, chiedere esplicitamente elemosina.Un capitolo a parte, è dedicato alla recensione dei migliori dormitori per barboni.Un altra costante che ho notato, oltre allo humor tipicamente inglese, ricorrere anche in Giorni in Birmania del 1934 e, Omaggio alla Catalogna del 1938, è l’uso di termini nella lingua originale del paese in cui si trova Orwell.Per finire il romanzo, fù rifiutato da due editori.Addussero che, :”A nessuno può interessare leggere della poverta e di poveri”

 

 

 

 

...La freccia...terza parte...

02 novembre 2008 ore 10:23 segnala
Mi ricordo che non perdetti di vista la freccia anzi la guardai attentamente per vederla transitare sulla testa del rivale.Proprio in questi momenti accadde una cosa stranissima, molto particolare.Con l’occhio seguivo lo strale che velocissimo si librava nell’aria sempre di più verso l’obiettivo fino ad un punto che sparì completamente alla mia vista.Rimasi esterrefatto di non vederla più, mi pareva impossibile da credere eppure,era sparita nel nulla, volatilizzata come se il vuoto l’avesse inghiottita.Una gran confusione abitava in me in quei momenti.Per alcuni secondi non riuscivo a darmi nessun tipo di spiegazione di dove potesse essere finita la freccia.Le urla di stupore dell’amico/rivale mi riportarono alla realtà.Lo vedevo davanti a me, ad una quarantina di metri, con il naso all’in su, mentre gesticolava e continuava a chiamarmi e a imprecare allegramente.Decisi di correre verso di lui, pieno di curiosità ed emozione.Attraversai il campo in pochi istanti con foga e ansia.Quando fui insieme all’amico, egli, mi fece piegare la testa all’indietro per guardare dritto sulla nostra verticale.Il  prato era tagliato in due da un filo telefonico aereo, la freccia, si era conficcata fra il cavo stesso ed il precordato che lo sorreggeva.Era lì magicamente sospesa nell’aria ad una  quindicina di metri da noi.Si era conficcata alla perfezione.Si potevano vedere i primi 10 centimetri del dardo che sporgevano dall’altra parte del cavo.Discussi alcuni minuti con l’amico sul modo di poterla riprendere, in quanto dette frecce, erano costose e sembrava il caso di fare dei tentavi per un recupero.Dopo pochi minuti abbandonammo l’idea per le evidenti difficoltà e ci concentrammo nuovamente sui nostri giochi.Trascorsi oltre trent’anni la saetta è ancora la, piantata nel cavo, in via San Rocco.Ha resistito al vento, alla neve e al tempo.Ha perso solo le penne posteriori stabilizzatrici.Ogni tanto passo da lei.Guardandola, ritorno bambino memore dei giochi che furono, testimoniando a me stesso quanto, eventi improbabili, possano, in circostanze prodigiose, divenire realtà…

...Lo spirito continua...

28 ottobre 2008 ore 15:05 segnala

In requiem del Carlò trascrivo una canzone dei Negazione, vecchio gruppo hardcore italiano.


....LO SPIRITO CONTINUA!
NEGAZIONE 1986

 

Abbiamo sempre sommato momenti su momenti
cercando di ottenere qualcosa che non fosse
solo nelle nostre menti,
collezione di attimi per le sensazioni più belle,
non abbiamo mai avuto una base concreta e
solida da calpestare nè qualcosa da stringere tra le mani;
abbiamo sentito il logorio dei giorni e degli anni dentro;
abbiamo percorso ormai per troppo tempo strade e
ripetuto gesti troppo vecchi;
abbiamo visto tutta la gente andare via, o prima o poi ,
 e abbiamo visto scomparire tante, troppe cose,
l'unica certezza resta la precarietà, la solitudine;
cose e persone cresciute intorno a noi non sono mai cresciute con noi,
nè tantomeno per noi.
Eppure siamo ancora qui, soli in un abbraccio disperato,
ma lucidi nella nostra trasgressione, unici come mai,
alla rincorsa di un sogno senza fine, pronti ad
attaccarci al più piccolo frammento di speranza,
alle parole, ai gesti, a tutto ciò che ci rimane e ci può fare continuare. Questo è la nostra musica, i nostri testi, la nostra vita;
questo siamo noi, perchè sappiamo che
il "giorno del sole" non è lontano,
anche se siamo qui legati.