la verità non conosce l'amore

13 novembre 2017 ore 10:02 segnala
Nulla deve restare silente tra gli amanti, almeno così vorrebbe l’amore incondizionato ma così non può essere.
Non è la menzogna o la sfiducia che devono ergersi a tutore del sentimento, ma la consapevolezza che l’amore è anche sangue carne desiderio fuoco, attimi di follia.
Chi non sogna pur amando un altro o un’altra almeno per un momento, solo per quell’attimo o per un giorno per poter volare via, non perché voglia scappare ma solo perché è un nuovo sentiero su cui si vorrebbe provare a camminare.
Se ami rispetti, proteggi e quindi nascondi, soffochi ogni pensiero che nasce nella tua mente, senza violenza o costrizione ma solo per scelta razionale, perché la mente vola in spazi che la morale non trova suoi e nemmeno l’amore è intriso di etica.
Non vuoi che accada e mai accadrà se davvero ami, ma nulla puoi sull’istinto che ti spinge sulla cresta dell’onda della tua avidità di essere desiderato, ancora e poi ancora.
Muori su quella certezza che nutre la tua anima inconscia, vuoi e non puoi, puoi e non vuoi, e questo ti basta.
Nel magnetismo dell’erotismo ti lasci trascinare neo tuoi desideri in angoli in cui mai saresti capace di andare nella realtà, forse per paura forse per morale forse perché hai solo paura.
Ma mai e poi mai dovrai dirglielo ne lei lo dirà a te, si innescherebbe un vortice di gelosia che ucciderebbe ogni amore, trascinandolo nel fango.
L’amore è un sentimento terreno, non illudiamoci che non lo sia, immaginando in una purezza che non ha, è umano pieno di difetti è pieno di noi.
Questo intendo per così non può essere.

La strada che porta ................

12 febbraio 2016 ore 11:55 segnala
Questa strada porta a un luogo dove la magia diventa realtà, dove tutto si trasforma senza aver bisogno di sogni esotici per poter volare.
L’acqua che sgorga dalla terra con polle gorgheggianti cominciando a scorrere lenta come vene naturali distribuendo la vita.
I verdi intensi, i marroni caldi dei terreni ararti di fresco che donano quei profumi intensi dileggiati dai chi non ha il cuore per capire che lì, è dove il tutto ha inizio.
Chi è nato e cresciuto su questa terra piatta, orlata di filari di pioppi, querce salici e ontani sente fin da subito il suo fascino nascosto, legato ad un ancestrale richiamo della madre terra, oppure lo perde per sempre.
Se corri ti sfugge ogni melodia, ogni richiamo che lei ti manda, devi viverla intensamente e lei ti farà volteggiare nel suo ritmo nel suo profondo e intenso pentagramma.
Finisce lentamente il susseguirsi delle ultime colture, tanto che la luce trova una nuova intensità filtrata dalle chiome del bosco in raggi intensi e in mille sfaccettature delicate.
Il bosco ti immerge in un fantastico teatro dove ogni angolo ti regala una storia diversa, dove ad ogni passo la scena cambia e gli attori sono diversi.
I suoni i canti i rumori sono note delle stesso spartito, come il silenzio, che improvvisamente cala mentre tu entri mesto per non disturbare.
Non sono molti quelli sanno ascoltare questa musica i più passano lunghi, raccolgono, rubano istanti e scappano via senza goderne a pieno, ma forse è meglio così.
Così fanno anche giunti al fiume, urlano si mescolano ai tanti che sdraiati al sole interrompono per un attimo la quiete, prendono un sasso e lo gettano via.
Sono solo gli uomini che legano la propria vita al bosco e al fiume quelli che entrano nell’anima vera della grande madre senza che il loro passo sia pesante, senza lasciare tracce del loro passaggio.
Li vedi quando hai occhi, perché volano lievi tra le fronde degli alberi sono immagini che cogli per un attimo, poi se ne vanno alla ricerca di quella solitudine che è la sola via per conoscerne i segreti.
Io li vedo là sotto la grande quercia quasi riverenti passargli a fianco tenendo lo sguardo basso, li vedo alla fontana dissetarsi ancora con l’acqua sorgiva, non hanno paura loro, hanno la conoscenza che serve non l’ignoranza stagnante del chiassoso usurpatore.
Il sentiero è per chi porta dentro di se l’insicurezza, di chi cerca la strada sicura, di chi ha paura della grande madre, di chi non sa ascoltare di chi non sa vedere.
Loro non passano mai dove le tracce degli uomini sono impresse nella terra, seguono il loro percorso segnato dal rispetto per ogni cosa sia lì, su o giù.
Amano inseguire il silenzio, ne hanno bisogno come se fosse il pane o l’aria che li sostiene, un passo mai greve.
I raggi tra le fonde bucano il viso dell’uomo, il loro è solo sfiorato protetto accudito illuminato, non spostano, scivolano via.
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Questa strada porta a un luogo dove la magia diventa realtà, dove tutto si trasforma senza aver bisogno di sogni esotici per poter volare. L’acqua che sgorga dalla terra con polle gorgheggianti cominciando a scorrere lenta come vene naturali distribuendo la vita. I verdi intensi, i marroni caldi...
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Come ho imparato a correre.

05 gennaio 2016 ore 11:37 segnala
Ad insegnarmi a correre fu Black, ogni mattina quando mio padre mi portava dalla nonna, entravo nel cortile e circospetto cercavo di salire al secondo piano ma Black era lì.
Non so per quale strano motivo si divertiva così, instancabile era lì ad aspettarmi.
Scendevo dalla 500 blu interni beige con la mia sacca nella mani, attraversavo il portone mentre il cuore batteva forte come a spingermi oltre l’ostacolo, nessuno mi aiutava, era così dovevo cavarmela da solo.
Certe volte mi veniva da piangere perché avevo paura, quella paura di bambino così estrema e incontenibile, insostenibile, a volte fantasiosa.
La mente di un bimbo è una specie di vulcano fumante inarrestabile fonte di sensazioni estreme come viaggiare nel nulla o lì davanti al tutto, fermarsi.
Si perché la paura ti blocca, ti soffoca, distrugge ogni singolo libero pensiero ogni leggero o leggiadro istinto che da dentro spinge nelle gambe, vanno così veloci che ti manca anche il respiro.
In questa anaerobica insulsa situazione lei genera mostri, scava così a fondo da strapparti il buon senso, la storia , l’esperienza diventa un futile e inutile bagaglio, solo peso.
Ma quale adrenalina, vorresti solo un piccolo angolo in cui nasconderti, ma non puoi deve crescere e crescere costa fatica,sangue sudore, un sacco di cazzate.
Il peccato originale pesa come un macinio anche sulle spalle di un bambino, che non ha mai preso la mela, magari ha rubato una ciliegia perché erano lì, così belle che lo chiamavano.
Che non sia dei figli la colpa dei padri, pare che di fronte a tanta arroganza di certezza nulla valga nemmeno il pianto di un bambino.
Così devi crescere in questo mondo, capirne la profonda violenza, così perché è questo il mondo e se qualcuno vuole portarti un po’ al riparo, non va non si può.
Così iniziava la mia corsa prima svoltando a sinistra per prendere le scale, senza guardare in giro e improvvisamente lo sentivo, era Black.
Ansimava dietro me ormai vecchio,sui gradini lo sentivo mentre mi prendeva i pantaloni, urlavo così mia nonna usciva sulla ringhiera, sbraitando.
In questo assordante vociare il vecchio Black se la godeva infilando il muso tra le mie gambe, cercando di farmi cadere, ma io a testa bassa salivo,salivo salivo.
Arrivato al secondo piano finiva la sfida e il vecchio Black improvvisamente di fermava sull’uscio, scodinzolante, io mi giravo, la quiete era ritornata sulla ringhiera.
Mi giravo lo guardavo lui mi abbaiava io gli sorridevo e gli buttavo un pezzo di pane, si pane semplice pane e Black scodinzolava più forte.
Buttavo la borsa che avevo in mano sul divano della nonna, uscivo sulla ringhiera, lui mi veniva contro, poi abbassava la testa, si strusciava, l’abbracciavo.
Fu così che il vecchio Black, il bastardone, mi insegnò a correre in questa sfida continua con me stesso, la vita è solo il sentiero, a volte un cane.
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Ad insegnarmi a correre fu Black, ogni mattina quando mio padre mi portava dalla nonna, entravo nel cortile e circospetto cercavo di salire al secondo piano ma Black era lì. Non so per quale strano motivo si divertiva così, instancabile era lì ad aspettarmi. Scendevo dalla 500 blu interni beige con...
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Un amore così

03 novembre 2015 ore 09:34 segnala
Così a rotolarmi tra un amore forse diverso
Un angolo di noia e una paura nascosta da te
Una spinta dal basso ventre che sembrava amore
Amore dipinto col rosso scarno di un tramonto

Amore di carne che sfiorisce a metà della notte
Amore con il sapore di nulla che brucia sulle labbra
Amore da scappare al mattino
Amore che te ne vai
Amore che non sa parlare
Amore che te ne vai
Amore che non è
Amore dalla faccia dipinta
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Così a rotolarmi tra un amore forse diverso Un angolo di noia e una paura nascosta da te Una spinta dal basso ventre che sembrava amore Amore dipinto col rosso scarno di un tramonto Amore di carne che sfiorisce a metà della notte Amore con il sapore di nulla che brucia sulle labbra Amore da...
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vola via

30 ottobre 2015 ore 10:36 segnala
Era un bel pomeriggio di quelli che il sole non fa altro che accarezzarti e il vento lieve soffia sull’anima spingendo la vela dei sogni oltre l’azzurro del cielo.
Non hai confini se sei così pieno di serenità,ma le devi ascoltare perché poi passano e se ne vanno via, inesorabilmente.
I suoi capelli contornano il viso come nel volerli racchiudere dentro una cornice trasparente che lascia al vento la possibilità di creare il movimento di luce ombreggiata.

J. Kerouac "Sulla strada"

24 ottobre 2014 ore 09:37 segnala
“Per me l'unica gente possibile sono i pazzi, quelli che sono pazzi di vita, pazzi per parlare, pazzi per essere salvati, vogliosi di ogni cosa allo stesso tempo, quelli che mai sbadigliano o dicono un luogo comune, ma bruciano... bruciano... bruciano come favolosi fuochi artificiali color giallo che esplodono come ragni attraverso le stelle e nel mezzo si vede la luce azzurra dello scoppio centrale e tutti fanno ooohh.”
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“Per me l'unica gente possibile sono i pazzi, quelli che sono pazzi di vita, pazzi per parlare, pazzi per essere salvati, vogliosi di ogni cosa allo stesso tempo, quelli che mai sbadigliano o dicono un luogo comune, ma bruciano... bruciano... bruciano come favolosi fuochi artificiali color giallo...
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immagini

09 ottobre 2014 ore 09:53 segnala
...............

pensieri

03 settembre 2014 ore 15:31 segnala
Sento ancora il profumo della tua pelle,
il calore del tuo abbraccio,
il tuo lieve respiro,
che come aliti di vento spingono i miei pensieri,
là dove ogni sogno si sveglia.


Tu sei il nettare della mia vita
il caldo sogno dell'essere
il profumo dei limpidi pensieri
sì tu sei, per sempre.



Quanto amo il tuo odore,
che mi accompagna nel passato e nel presente,
tu che sei il frammento di ogni istante,
lì dove i sogni e la realtà premono sul cuore,
lì dove le nostre anime si incontrano.
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Sento ancora il profumo della tua pelle, il calore del tuo abbraccio, il tuo lieve respiro, che come aliti di vento spingono i miei pensieri, là dove ogni sogno si sveglia. Tu sei il nettare della mia vita il caldo sogno dell'essere il profumo dei limpidi pensieri sì tu sei, per sempre. «...
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Amore mio

23 giugno 2014 ore 10:00 segnala
Tu sei quella che c’è sempre quando la luce si spegne,
quella che quando avresti voluto scappare mi hai detto vienimi a prendere,
quella con cui ho diviso il sogno,
la felicità ma anche la paura e il dolore,
quella che ho sempre desiderato oltre la comprensione della realtà.
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Tu sei quella che c’è sempre quando la luce si spegne, quella che quando avresti voluto scappare mi hai detto vienimi a prendere, quella con cui ho diviso il sogno, la felicità ma anche la paura e il dolore, quella che ho sempre desiderato oltre la comprensione della realtà.
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23/06/2014 10:00:41
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Non te lo do..............(psicodramma giovanile)

11 aprile 2014 ore 09:45 segnala
Tratto da un breve delirio.

"Così dopo circa un’oretta che eravamo dentro alla discoteca Pascià chiesi ad Eleonora, che era l’unica che sembrava avere un po’ di cervello se le andava una passeggiata sulla spiaggia.
Dissi a Paolo che ci saremmo rivisti in campeggio e me ne andai con Eleonora mentre lui si era buttato in pista con davanti Marta che intratteneva metà del pubblico maschile presente con evoluzioni, chiamiamole così, da lap dance.
Il frastuono mi rimbombava ancora belle orecchie mentre io ed Eleonora camminavamo sulla spiaggia, mi disse che era di Brescia aveva 20 anni e studiava all’università al primo anno di legge.
In effetti si capiva che era una persona diversa dalle altre due sue amiche, non era bella ma nemmeno brutta era una via di mezzo, ma del tutto piacevole.
Ci sedemmo in mezzo a tutti quegli ombrelloni chiusi, con il rumore della strada retrostante e della musica lontana, intenti ad ascoltare il tonfo delle onde.
Ad un certo punto, dopo che era circa un oretta che chiacchieravamo del più e del meno mi disse perché non c’avevo ancora provato a baciarla; lì per lì gli risposi che non c’avevo nemmeno pensato, ma forse sarebbe stato meglio inventare una balla.
Lei si mise a ridere:" ma sei fidanzato?"
" no non sono fidanzato"
" e allora perché non ci provi sei gay?", prese lei l’iniziativa.
Aveva un odore insopportabile, quell’odore che ognuno di noi ha sulla sua pelle al di la del profumo che uno può mettersi, non mi piaceva.
Per non fare una figura di merda cominciai a rovistare nella sue tette e poi nelle mutandine, ma continuava a non piacermi non riuscivo ad eccitarmi:" Andiamo in camera da me vieni".
Attraversammo il viale Milano e ci infilammo in una di quelle vie pieni di pensioni dai nomi strani e femminili come Rossella, Margherita.
La sua era la pensione Mirabella, entrammo in una hall davvero assurda e piccolissima dove alcuni striminziti tavolini facevano bella vista di loro, con fiori finti, in tinta col verdino della pareti.
La scala era claustrofobica non si poteva salire in due appaiati, mi sembravano quei piccoli hotel vicini alla Centrale dove vanno solo gli amanti furtivi, i rappresentanti di vernici o cianfrusaglie.
La camera aveva un piccolo balcone che dava su una fila di altre pensioni ed hotel, del mare nemmeno l’ombra l’umidità era l’odore pregante.
Eleonora mi lasciò un attimo sul suo letto, nella camera c’era quello e un matrimoniale dove dormivano Marta e Bianca, un armadio e due sedie.
Sentivo l’acqua del bidè che scorreva, mi venne voglia di fuggire prima che uscisse ma non feci in tempo che mi si buttò addosso.
Far l’amore in quel modo è disgustoso, l’avevo fatto in mille posti, di nascosto su una spiaggia, dentro una macchina perfino in un cesso sotto a un frutteto ma mai in mezzo a quel sentore di squallore rivierasco, dove tutto sembrava spingere tutti a liberarsi dai propri tabù.
Quei limiti che nella normale vita di tutti i giorni ti condizionano forse anche troppo, ti frenano qui sembravano sparire dietro a una patina maleodorante di ipertrofia mentale da eccesso di voglia di divertirsi, di evasione forzata dagli schemi senza accorgerti che questi invece era schemi preordinati e ben preparati dall’industria del divertimento a tutti i costi.
Qui dovevi esagerare tutto era preordinato anche scoparti la prima ragazza che trovavi, qui, anche chi a casa sua si sarebbe fatta un minimo di scrupolo te la sbatteva in faccia con violenza senza un minimo di garbo. Non che non lo sapessi c’ero venuto apposta ma....!
Ma adesso forse era il mio cervello a non essere più dell’idea di accettare questo massacro nascosto da un falso e putrescente obbligo di esasperare le cose.
Evadere dal quotidiano di una vita squallida e di apparenze per cadere nel borderline precostituito, no ma che cazzo!
Nel mentre vivevo questo psicodramma individuale Eleonora, poverina si dava da fare finché non capì che il fratellino non dava segni di vita.
Credo si sia convinta che io fossi gay o impotente ma la cosa proprio non mi importava, l’unica cosa che volevo era andarmene da quella camera.
Avevo preso Eleonora e quella situazione come un refuso negativo di vita, camminare mi avrebbe fatto bene.
Sfuggito a quell’ansia mi trovai a vagare di notte per questa città che mi ricordava tanto i personaggi Felliniani, mai così ben contestualizzati.
Le luci dei lampioni che si riflettevano nel mare erano colori traslucidi, rigati quasi insipienti come le persone che si amavano sulla battigia, ombre lunghe.
Tornato in campeggio mi diressi verso la tenda, sulla strada dei bagni i soliti ubriachi che barcollando regalavano estranianti vocalizzi di disperazione.
La tenda era vuota, Paolo era ancora in giro, presi sonno che scoppiò un temporale molto forte, credo di aver tenuto la tenda per circa tre quarti d’ora, mentre il vento che tirava dal mare la sballottava senza tregua per non che volasse via.
Mi riaddormentai appena tutto si placò di Paolo ancora nessuna notizia.
Mi svegliò il primo sole dell’alba che entrava prepotente nella tenda, l’umido della notte non era ancora evaporato, la fame si faceva sentire.
Mi diressi verso il bar della spiaggia senza nemmeno essermi lavato i denti, mi presi due belle brioche fresche di fornaio e un bel cappuccino, mentre tutto andava riprendendo vita.
Le urla dei bambini e delle famiglie che prendevano posto al sole, sotto quegli ombrelloni che si aprivano uno ad uno inesorabilmente coprenti il mare.
Io mi sdraiai senza nemmeno l’asciugamano nel tratto di spiaggia libera di competenza del campeggio, un rettangolo di dolore pieno di mozziconi, filtri di spinello e bottiglie avanzi della sera prima.
Arrivò Paolo era bello pimpante e sorridente: " ah ecco dove sei, ti cercavo in tenda"
" no come vedi son qui"
" cazzo che simpatia, non hai trombato ieri sera?"
" no non ho trombato",
" ecco perché"
".
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Tratto da un breve delirio. "Così dopo circa un’oretta che eravamo dentro alla discoteca Pascià chiesi ad Eleonora, che era l’unica che sembrava avere un po’ di cervello se le andava una passeggiata sulla spiaggia. Dissi a Paolo che ci saremmo rivisti in campeggio e me ne andai con Eleonora mentre...
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11/04/2014 09:45:47
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