e, oserei dire, maledetto Zucchero. Si, lui, il cantante. O lo sò che non è colpa sua! Lui ha semplicemente rifatto (benissimo come solito) una canzone. Ma come faccio a dirgli che quella è la canzone di Alessandra, la mia adorata bimba. E' la sua di diritto, perchè quando è nata, quasi vent'anni fa, è stata la prima canzone che ho ascolatato salendo in macchina, appena uscito dalla sala parto, per andare a portare la mia felicità agli altri; mi ero ripromesso, intanto che l'aspettavo, di dedicarle la canzone che più mi sarebbe piaciuta e come l'ascoltai ne rimasi fulminato. Nella mia ignoranza l'unica frase che riuscivo a comprendere e tradurre era "it's a woderful life"e su questa frase costruii una mia arbitraria traduzione, dedicandola a quella cosa meravigliosa che avevo visto nascere e già tenuta timorosamente, come solo un padre sa fare, tra le braccia. Ed ora lui, Zucchero, intanto che sto facendo la spesa al supermercato, si mette a cantare quella canzone. Di colpo tutte le emozioni che avevo dimenticato, celate da molti anni di soddisfazioni, dissapori, e tutto quanto può accadere in un rapporto tra una figlia pensante con la propria testa ed un padre che non è stato all'altezza di fare il padre come si era ripromesso, sono magicamente riapparse. Le emozioni vissute, la gioia che allora provai nell'arco di qualche giorno, esplosero insieme durante le prime note. Se fossi bravo come chi so io a scrivere di sentimenti, saprei meglio descrivere, dare forma e colore a queste emozioni; ma ricordo solo che per un pò navigai nella nebbia dei ricordi e solo alla fine della canzone lo sguardo incuriosito di un bimbo e gli occhi interrogativi di quella che doveva essere la mamma mi riportarono alla realtà. Avevo gli occhi pieni di lacrime e dandomi un tono, soffiandomi il naso, incolpai quella benedetta congiuntivite. E maledissi Zucchero che mi aveva fregato in pieno.
Ciao bellissima Alessandra, anche se non la puoi ascoltare, anche se ancora non lo sai, sappi che questa è la tua canzone.
















