La vera rivoluzione

21 giugno 2018 ore 06:13 segnala
La vera rivoluzione non si fa con le armi, - le quali andrebbero utilizzate per difesa dai "gendarmi" dei padroni - bensì semplicemente rifiutando in massa d'andare alle urne elettorali, e dicendo ai padroni stessi:
da questo momento in poi non saremo più subordinati a voi né ad altri, ci riprendiamo la corona che nella costituzione è nostra solo nella fantasia.

Per tutto il resto NON c'è Mastercard, bensì la spiegazione di come si possa vivere felicemente senza alcun tipo di padrone, senza partiti politici, senza lucro, senza finanza, senza borsa.

Ed a coloro che volessero restare nel sistema attuale diremmo:
fratelli, non c'è problema, a patto che lasciate liberi anche noi d'organizzarci come vorremmo, e che non ostacoliate la nostra battaglia contro chi, al contrario, liberi non ci vuole.
Vi chiediamo d'appoggiare i nostri princìpi di libertà.

Anche se ci sarebbe loro da chiedere:
ma voi siete liberi? Avete organizzato voi il sistema nel quale avete il piacere (il piacere?) di restare?

Non puoi capire quanto sia frustrante e desolante essere costretti a trascorrere la vita intera senza tale libertà.
Ed è ancora più frustrante se si considera che questa stessa libertà che oggi ci viene negata, un domani arriverà; poiché dato che un domani appunto arriverà fa rabbia il chiedersi senz'avere una risposta accettabile perché non la si possa prendere invece subito anziché trascorrere la vita intera da schiavi e lasciare dunque questa da miserabili perdenti.

Maya velata e sacro indovinello

15 giugno 2018 ore 20:40 segnala

Fu detto che l'universo si componga d'elementi chimici, a loro volta composti di particelle più piccole.
Invero io ti dico: nel cosmo vive un solo elemento.
Potresti scavare a lungo nel creato, trovando particelle sempre più piccole; potresti scavare all'infinito.
Oppure potresti stare immobile, senza muovere un dito, e liberarti del velo di maya.
Allora capiresti che un solo elemento vive nel cosmo, e che tutto ciò che di solido tu possa toccare è illusione di cui liberarsi. La solidità è illusione.
Solo Isha vive nel cosmo, solo egli esiste. Isha è tutto. Dacché solo Isha abita il cosmo.

Non m'hai riconosciuto? Il mio verbo rende testimonianza alla verità.
Non importa qualora tu non mi creda; anzi, il dubbio t'è amico.
Il tempo darà conferma a te od a chi dopo te verrà.

Chiudi gli occhi, e concentrati sino a spegnere la mente, qualora tu lo voglia; poiché ti porgerò una domanda:
in quale occasione una misura, pur aumentando all'infinito, rimarrebbe perennemente inferiore ad una seconda misura, la quale invece fosse perennemente invariata?
Sapessi tu rispondere alla domanda conosceresti un'ulteriore verità, una verità incastonata tra la logica ed il mistero; e di misteri te ne svelerei altri.

Non m'hai ancora riconosciuto? Sono Isha Putra. E dell'ambrosia d'Isha mi sono nutrito.
Qualora tu voglia mi sarai discepolo, per rendere testimonianza al mio verbo, il quale rende testimonianza alla verità.

Simone Adolphine Weil ed il suo manifesto

12 giugno 2018 ore 03:02 segnala


Presumo che Simone Adolphine Weil fosse una donna straordinaria.
All'incirca libertaria, e spiritualista.
Ebbe una vita breve. Nonostante i persistenti problemi di salute fu: filosofa, scrittrice, attivista partigiana, sperimentatrice della condizione operaia, personalità caparbia.

Il suo primo luogo d'insegnamento fu il comune francese di Le Puy; qui suscitò scandalo distribuendo lo stipendio tra gli operai in sciopero e guidando la loro delegazione in municipio.
Tra le sue alunne suscitò disorientamento quando vietò loro di studiare sul manuale di filosofia e quando a volte rifiutò di dare i voti.
Nonostante lo stipendio d'insegnante decise di vivere spendendo per sé solo l'equivalente di quanto percepito come sussidio dai disoccupati, per sperimentare le loro ristrettezze di vita.

Ad un certo punto fu considerata un'agitatrice comunista, ed invitata da un funzionario scolastico a chiedere il trasferimento per evitare d'essere licenziata; ma pare avesse risposto di stimare da sempre il congedo come il punto più alto della carriera.

Nel 1932 si recò a Berlino per sondare il clima in un momento delicato, corrispondente alla vigilia della presa del potere da parte di Hitler.

Nel 1933 furono pubblicati due suoi articoli contro le strategie sovietiche: «Il ruolo dell'URSS nella politica mondiale», che biasimava l'avvicinamento dell'Unione Sovietica alla Germania nazista; e «Stiamo andando verso la rivoluzione proletaria?», che vedeva nello stalinismo una forma di oppressione burocratica analoga al fascismo.

A tali critiche rispose Lev Trotsky nel pamphlet «La Quarta Internazionale e l'URSS», ammettendo i pericoli del burocratismo, ma incolpando la Weil di «esaltazione anarchica a buon mercato» e di essere vittima «dei pregiudizi piccoloborghesi più reazionari».

Ella ospitò Trotsky per alcuni giorni insieme alla moglie, nel suo appartamento di Parigi.
Lui viaggiava in incognito con a fianco due guardie armate, ed organizzò una riunione clandestina, che si concluse con uno scontro verbale con la Weil, la quale riteneva ogni Stato un apparato oppressivo.
Gli chiese come potesse giustificare la spietata repressione della rivolta di Kronštadt, e accusò lui e Lenin di avere un ruolo paragonabile a quello dei capitalisti che prosperano grazie a grandi carneficine.

Da una stanza vicina i genitori della Weil sentirono le urla di Trotsky; il quale, secondo il critico Thomas Nevin «dovette essere preso alla sprovvista da questa novellina di ventiquattro anni, sua supposta padrona di casa. La apostrofò con una valanga di epiteti».

Al termine, Trotsky le domandò:
«Dato che non è d'accordo con nessuna delle mie idee, perché mi ha ospitato in casa sua? Appartiene forse all'Esercito della Salvezza?», un movimento internazionale evangelico fondato a Londra.

Tra gli scritti della Weil vi è il «Manifesto per la soppressione dei partiti politici».
Qualora tu lo voglia puoi leggerlo al seguente link, scaricarlo, e condividerlo:

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Massonerie, socialismi, anarchismo

11 giugno 2018 ore 20:24 segnala
Nell'Associazione Internazionale dei Lavoratori, ad un certo punto della sua storia, Karl Marx e gli altri socialisti d'ispirazione autoritaria (dittatura del proletariato/dittatura del partito della classe operaia) mandarono a quel paese i socialisti d'ispirazione anti-autoritaria e gli anarchici (quest'ultimi erano praticamente per la forma più estrema di socialismo ma appunto anti-autoritaria, nonché anti-statalista), che furono dunque messi fuori dall'Associazione.

E gli anarchici, a quel paese c'andarono davvero.
In Svizzera, difatti, s'unirono alla Federazione del Giura (o Jura), nata come associazione d'orologiai, che prende nome dalla catena montuosa chiamata appunto Massiccio del Giura.
Della Federazione fecero parte i migliori leader anarchici in circolazione, tra i quali Mikhail Aleksandrovic Bakunin e gli italiani Errico Malatesta e Carlo Cafiero.


Ciò che molti simpatizzanti dell'anarchismo o del libertarismo - che sono comunque quasi sinonimi - non s'aspetterebbero, è dato dal fatto che la simbologia del logo della Federazione del Giura ha un sapore massonico, o perlomeno semplicemente esoterico.



D'altronde anche la simbologia socialista e comunista con la sua stella a 5 punte ha lo stesso sapore, così come il modo di chiamarsi tra socialisti e tra comunisti, ossia «compagni», termine che corrisponde al nome d'un grado massonico.
Ma anche tra anarchici ci si chiama al medesimo modo.

Il legame tra socialismo e massoneria è però sicuramente molto meno sorprendente di quello tra la massoneria stessa e l'anarchia.

Inoltre, Bakunin, durante i suoi spostamenti per l'Europa, transitò per qualche loggia massonica; ma ciò non deve necessariamente significare che egli fosse interessato all'esoterismo o alla spiritualità; se passò per qualche loggia fu probabilmente perché in esse vi erano individui ispirati dal libertarismo.

O forse dietro la creazione dell'ideologia anarchica vi fu una frangia della massoneria?
D'altronde il simbolo principale dell'anarchia, seppur la teoria ufficiale dica il contrario, mi fa pensare al concetto di «Alfa ed Omega», il principio e la fine, un concetto filosofico e/o esoterico.



Se dietro la creazione dell'anarchia vi fosse una frangia della massoneria sarebbe una questione ambigua, poiché ufficialmente l'ideologia anarchica tradizionale è anti-gerarchica e distante dallo spiritualismo, difatti è anti-teista.

In passato comunque, la massoneria forse non era sempre negativa. Odiernamente lo è spesso.

E l'anarchia? Se attuata precocemente, ossia prima di migliorare l'etica delle masse e prima d'istruirle riguardo la società anarchica, potrebbe comportare conseguenze negative.
Nel frattempo ci si può comunque ispirare ai princìpi anarchici o libertari.

Il Baphomet contemporaneo

11 giugno 2018 ore 05:41 segnala


Il Baphomet (Bafometto) è un simbolo allegorico. Si narra che l'inquisizione accusò i cavalieri templari di utilizzarlo come idolo.
A quel tempo il Baphomet consisteva in una testa barbuta, oltre che probabilmente ad altri tipi di testa.

In era contemporanea invece, l'esoterista francese Eliphas Lévi, pseudonimo di Alphonse Louis Constant, socialista d'ispirazione libertaria, rappresentò dei concetti esoterici con una creatura androgina mezza umana e mezza bestia, chiamandola proprio Baphomet.
Da allora questo Baphomet d'era contemporanea divenne famoso tra gli esoteristi, ed alcuni individui estranei all'esoterismo lo videro come un simbolo del satanismo, questo inteso da loro in senso negativo.

Il Baphomet di Lévi è come detto androgino, ciò perché è un simbolo di dualità.
Anche l'umano, secondo una mitologia, era in principio androgino.
La testa caprina, in quanto tale, ha due corna, che protraendosi verso l'alto richiamano alla spiritualità.
Alla spiritualità richiamano anche le ali del Baphomet stesso.
Sopra la testa vi è una fiamma che simboleggia sia il fuoco sacro come elemento dell'universo sia la scintilla divina dell'umano.
Sulla fronte vi è un pentalfa, simbolo dei 5 elementi ma anche associato all'uomo.
La mano destra - che in particolar modo nell'ebraismo e nel cristianesimo è la mano di Dio - punta l'alto; la sinistra il basso.
Sul braccio destro è difatti scritto «solve» (sciogli); sul sinistro «coagula» (unisci). Richiamando così all'alchimia.
Sullo sfondo vi sono due Lune, una calante, una crescente.
All'altezza del basso addome vi è un asse verticale, probabilmente simboleggiante l'asse allegorico che regge l'universo.
Lo stesso asse all'altezza del basso addome simboleggia un fallo, simbolo di creazione, che in quanto tale può corrispondere all'asse dell'universo se s'intende allegoricamente tale asse come il fallo creatore dell'universo stesso.
Attorno all'asse/fallo del Baphomet si attorcigliano due serpenti che potrebbero indicare la kundalini, energia che sale per i chakra umani.
Posizionare i serpenti-kundalini attorno al fallo potrebbe indicare quelle linee di pensiero induiste che cercano il raggiungimento del profondo stato di pace e benessere mentale utilizzando gli appositi rituali sessuali.
I due serpenti attorno ad un asse richiamano anche il caduceo.

Tutte queste caratteristiche del Baphomet contemporaneo mi fanno pensare alla divinità induista Shiva, ed a certe divinità cornute e precedenti, una delle quali (Pashupati) sembra difatti avere originato Rudra, il quale a sua volta pare avere originato lo stesso Shiva.


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« immagine » Il Baphomet (Bafometto) è un simbolo allegorico. Si narra che l'inquisizione accusò i cavalieri templari di utilizzarlo come idolo. A quel tempo il Baphomet consisteva in una testa barbuta, oltre che probabilmente ad altri tipi di testa. In era contemporanea invece, l'esoterista fra...
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Il Matto

10 giugno 2018 ore 02:57 segnala


Il «Matto» è colui che s'accompagna ai 21 «trionfi» facenti parte delle 78 carte da tavolo dette «tarocchi», - probabilmente nate nel XV secolo - che in principio erano utilizzate come gioco.
A partire dalla fine del XVIII secolo certi esoteristi vollero associare i tarocchi alla cabala esoterica, chiamando il Matto ed i trionfi «arcani maggiori», e le restanti carte «arcani minori».
Tali esoteristi reinterpretarono il significato degli arcani in chiave esoterica; anche se probabilmente un significato esoterico, seppur abbastanza più lieve, era già presente nei trionfi tradizionali.

Mi piace considerare il Matto, anche come emblema di un personale - ma neanche tanto forse - concetto filosofico, se così si può dire, presente nelle prossime righe.

Il Matto è così chiamato in quanto emblema di quella che, a volte sana ed a volte nociva, è la follia tipica dei giovani, accompagnata dalla non-conformità alle regole, dallo spirito ribelle, dalla voglia di godere della vita, dall'innocenza, dalla fantasia.
Il Matto insomma è incarnazione della libertà, dell'amore per la vita; vita antagonista del potere e degli schemi preimpostati che uniformano le masse.
Non casualmente difatti, il suo numero, a differenza di quello dei restanti arcani maggiori numerati da 1 a 21, è lo zero (altre volte invece non ha nessun numero), che in quanto indicante assenza di quantità è per così dire un non-numero, ad indicare come egli non sia appunto una sorta di numero, al contrario di troppi individui, bensì un soggetto fuori dagli schemi, come fuori dagli schemi è lo zero, il non-numero che in quanto tale può essere se stesso, agire in libertà, e potenzialmente apprendere le caratteristiche degli altri arcani maggiori; ossia ciò che il Matto potrà fare allorché voglia perfezionare la sua sapienza e la sua esperienza, che farebbero da complemento alla sua mentalità libera ed avversa ai poteri che soggiogano l'uomo.
Ad ogni modo, il tempo, accompagnato dal pensiero libero e riflessivo, e dalla mentalità onesta e solidale, perfezionerà, se non la sapienza e l'esperienza del Matto, la sua saggezza e la sua apertura mentale.
A quel punto, il Matto, sarà potenzialmente l'illuminato o semplicemente saggio leader della rivoluzione interiore, e potrà mostrare alle masse le catene che non vedono, ed indicargli la via che porta alla liberazione.
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« immagine » Il «Matto» è colui che s'accompagna ai 21 «trionfi» facenti parte delle 78 carte da tavolo dette «tarocchi», - probabilmente nate nel XV secolo - che in principio erano utilizzate come gioco. A partire dalla fine del XVIII secolo certi esoteristi vollero associare i tarocchi alla cab...
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La leggenda di Satana

09 giugno 2018 ore 02:56 segnala


Paradossalmente, se in antica era, talune personalità - quali l'ebreo ellenizzato e con cittadinanza romana Shaul di Tarso (San Paolo) - non avessero ideato il cristianesimo, che aveva diverse forme in contrapposizione tra esse, e che era ispirato da elementi quali il concetto di anima incorporea che troviamo ad esempio nell'antica Grecia, la trinità sacra allegorica, il mitraismo, e forse quel famoso profeta/interprete dei testi sacri di nome Yehoshua (dico forse perché non sono sicuro che sia realmente esistito), a partire da un certo momento dell'era contemporanea Satana non avrebbe avuto tutto il successo che sai, e che ora ancor di più ha, e che avrà.

Ma chi è Satana? Spesso viene detto che fosse uno degli angeli che nel ribellarsi a Dio divennero demoni, capeggiati da Satana stesso, detto anche diavolo.
In realtà egli è solo uno dei cosiddetti diavoli.

Le parole che seguono avranno forse per te il sapore di un'insolita blasfemia:
Satana, il Diavolo, e Dio, sono la stessa entità.
Ho anche una seconda e più piccola "blasfemia":
angeli e demoni hanno la stessa natura, e sebbene siano in senso lato figli della stessa entità, anche loro erano chiamati Dei e Diavoli. O anche: Deva.

Mi segui? Forse no.
Allora leggi: i Deva sono le divinità vediche, ossia dei veda, gli antichi testi sacri del subcontinente indiano. Ma i Deva sono le stesse entità della maggior parte delle religioni.

È probabile che già tu sapessi ciò, ma ora viene il bello dell'essere falso profeta:
dal termine «devas» hanno origine i termini latini «devus» e «deus», che a loro volta sono collegati al termine greco «zeus». Chiaro, no?
Devus e deus sono ovviamente l'origine dell'italiano «dio».
E con particolare riferimento a devus sono anche l'origine di «divo».
Dunque Dio è... un divo!
Ma torniamo seri; o meglio, falsi profeti. S'è detto che devas avesse originato devus/deus. La radice ariana di devas è «div/diu/diau», che significano «risplendere», e dai quali viene «dyaus», che significa «cielo luminoso».

«Diavolo» ha origine dal greco «diabolos», in latino «diabolus».
Notato qualcosa di strano? Nel caso tu non l'abbia notato, rieccolo:
dyaus | diabolus.
Et voila, ecco svelato l'arcano.
Non ancora del tutto...

Manca ancora la parte più satanica.
«Satana» ha origine dall'ebraico «satan», che significa «avversario», «oppositore», «nemico».
Gli israeliti non si limitavano a definire con «satan» un nemico, bensì anche coloro che svolgevano il ruolo di accusatore in giudizio - dunque una sorte di giudice - quando c'era una sorta di processo.
A conferma di ciò vi sono due passi veterotestamentari, e narrano uno stesso episodio, ma mentre in uno si dice che Yhwh, divinità dei giudei, insorse contro gli israeliti ordinando al re di censirli, nell'altro vi è il termine satan anziché Yhwh.
Ciò può significare che tale divinità assunse in quell'episodio la funzione di accusatore in giudizio contro gli israeliti, oppure che tale ruolo fu svolto da un uomo addetto, in nome della divinità stessa.

«Satan» però, somiglia al sanscrito «satnam», composto di «sat» e «nam», ed al mantra induista «sa-ta-na-ma».
Sat significa «ciò che è», con riferimento al principio universale ed eterno; e Nam significa «nome». Dunque satnam significa «nome dell'Eterno».
Sa-ta-na-ma significa «origine-vita-morte-rinascita».

Che dunque tu stia con Dio o con Satana, stai sempre dalla stessa parte.
A meno che tu voglia intendere Satana come emblema dell'ateismo.
O come emblema dell'impero babilonese, dato che buona parte degli ideatori delle diverse forme del cristianesimo chiamarono satana il cosiddetto serpente antico, ossia la figura allegorica del serpente che gli schiavi israeliti videro in Babilonia.
Il serpente allegorico però, non aveva significato negativo, ed era utilizzato anche da varie altre civiltà.


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« immagine » Paradossalmente, se in antica era, talune personalità - quali il giudeo ellenizzato con cittadinanza romana Saul di Tarso - non avessero ideato il cristianesimo, che aveva diverse forme in contrapposizione tra esse, e che era ispirato da elementi quali il concetto di anima incorporea...
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Antica origine storico-esoterica del maschilismo

08 giugno 2018 ore 04:10 segnala
Se si considera il maschilismo come fenomeno anticamente radicato nelle masse, la sua origine storica può forse essere rintracciata nel momento in cui, diciamo grosso modo tra il secondo ed il primo millennio avanti cristo, personalità di potere sacerdotale e/o governativo di alcune aree geografiche quale ad esempio parte di quella mediorientale, reinterpretarono - per stoltezza o per malafede - certe allegorie cosmogoniche e certe mitologie di un'era più antica deviando dal loro significato reale.
Altre personalità, come quelle della casta sacerdotale brahmanica, che si rifaceva ai veda, antichi testi sacri del subcontinente indiano, riservavano gli insegnamenti sacri più profondi solo ai maschi.
Il momento menzionato inizialmente coincide, - guarda caso - se non con la nascita del patriarcato, con un suo consolidamento.

È logico presumere, come taluni hanno già fatto, che prima dell'era del patriarcato, ossia la forma di società o di famiglia in cui potere ed importanza maschili sono al di sopra dei femminili, ci fosse un'era di parità dei sessi.
Termometro, almeno in parte, di tale parità, sono proprio le cosmogonie allegoriche e le mitologie sacre antiche. In quelle risalenti circa al quarto/quinto millennio avanti cristo, la personificazione della polarità sacra maschile, nel riflettersi sul ruolo del maschio umano non comportava una sua superiorità, perlomeno non molto evidente, sulla femmina umana.

Ma come detto, ad un certo punto della storia, personalità di potere sacerdotale e/o governativo reinterpretarono - per stoltezza o per malafede - le allegorie cosmogoniche e le mitologie deviando dal loro significato reale.
Gli effetti di tale devianza sono oggi lievemente presenti in molti paesi; in altri sono presenti in maniera molto più marcata.
Possiamo vedere la devianza in questione leggendo ad esempio i famigerati testi sacri giudaisti presenti nell'Antico Testamento biblico, la cui particolare fama (causata o forse concausata dal potere della chiesa romana, sfruttatrice del cristianesimo evangelico canonico in suo favore) fa sì ancora oggi, che la religione ebraica, il cristianesimo stesso, e l'islam che deriva da essi, appaiano, a differenza delle altre religioni, come racconti reali, anziché come mitologia.
E con ciò non si deve intendere che certi elementi mitologici non possano celare elementi di verità scientifico-metafisica.

Nell'Antico Testamento vi è l'episodio della nascita del maschio umano, l'adamo, dal cui fianco, continuando la lettura, è nata la femmina umana.
Questo, al pari di svariati altri passi, ha origine dalla mitologia sumera.
Nel giudaismo l'episodio in questione è modificato, ed il maschio e la femmina umani coincidono con divinità allegoriche, mantenendo comunque la sostanza, che vede l'essere umano nascere da Madre Terra e dalla sua acqua.
Ma le personalità di potere di cui sopra, deviando dal reale significato dei racconti sacri, videro nell'umano un essere creato da un Dio che ordina la legge; e nella donna un essere realmente nato dal fianco dell'uomo; nonché, in virtù di ciò, inferiore all'uomo stesso ed al suo servizio.
Inoltre, influenzati anche dalla cosiddetta prostituzione sacra (appartenente a certe civiltà, e con la quale autorità celebranti il rituale sacro simboleggiante la dualità composta delle polarità maschile e femminile dell'universo si univano sessualmente alla donna, che poteva anche lasciare delle monete nel tempio), appresa ad esempio dagli israeliti allorché furono schiavi dell'impero babilonese, videro la donna come strumento di tentazione sessuale ai danni dell'uomo; e per questo la obbligarono per legge a coprirsi come minimo i capelli, elemento di seduzione; ad essere pubblicamente casta, e a non utilizzare abbellimenti quali ad esempio trucco, orecchini, collane, ed anelli.
Persino nell'era contemporanea occidentale, molte delle nostre nonne o madri, entravano nella chiesa fisica cristiana con un velo sopra la testa, ma senza ovviamente conoscere il reale significato di ciò.

Jean Jacques Rousseau

07 giugno 2018 ore 19:30 segnala


Jean Jacques Rousseau, illuminista:

«L'uomo è nato libero e ovunque è in catene. Anche chi si crede il padrone degli altri non è meno schiavo di loro.

Come si è prodotto questo cambiamento? Lo ignoro.
Cosa può renderlo legittimo? Credo di poter risolvere tale problema.
Se non considerassi che la forza e l'effetto che ne deriva, direi:
finché un Popolo è costretto a obbedire e obbedisce fa bene, appena può scuotere il giogo e lo scuote fa ancora meglio, giacché, recuperando la sua libertà per mezzo dello stesso diritto con cui gli è stata sottratta, o è autorizzato a riprendersela o nessuno lo era mai stato a togliergliela.
D'altra parte l'ordine sociale è un diritto sacro, che serve da base a tutti gli altri».

«La sovranità non può essere rappresentata per la medesima ragione per cui non può essere alienata; essa consiste essenzialmente nella volontà generale (la volontà di tutti), e la volontà non si rappresenta: o è essa stessa o è diversa, non c'è una via di mezzo.
I deputati del popolo non sono dunque, né possono essere, i suoi rappresentanti, ma soltanto i suoi commissari: non possono concludere nulla in maniera definitiva.
Ogni legge che il popolo in persona non abbia ratificata è nulla, non è una legge.
Il popolo inglese ritiene di esser libero: si sbaglia di molto; lo è soltanto durante l'elezione dei membri del parlamento. Appena questi sono eletti, esso è schiavo, non è nulla.
Nei brevi momenti della sua libertà, l'uso che ne fa giustifica davvero che esso la perda».

William Godwin

06 giugno 2018 ore 05:44 segnala


Pensiero e citazioni da William Godwin, l'illuminista libertario:

Il governo e le relative pratiche sociali come il monopolio sulla proprietà, il matrimonio, e la monarchia, frenano il progresso dell'umanità.
Il governo s'insinua nelle nostre inclinazioni personali e trasmette impercettibilmente il suo spirito alle nostre transazioni private.

Come l'opinione pubblica si sviluppa in accordo con i dettami della ragione, così dovrebbero cambiare anche le istituzioni politiche finché, alla fine, non appassiscano del tutto, permettendo alla gente di organizzarsi in quella che sarebbe una democrazia diretta.

L'opinione è il motore più potente che si possa portare dentro la sfera della società politica. La falsa opinione, la superstizione e il pregiudizio, sono stati finora i veri sostenitori dell'usurpazione e del dispotismo.

L'inchiesta e il miglioramento della mente umana, stanno ora scuotendo al centro quei baluardi che hanno così a lungo tenuto l'umanità in schiavitù.
Il compito che, attualmente, dovrebbe occupare il primo posto nei pensieri dell'amico dell'uomo è l'inchiesta, la comunicazione, la discussione.

Una fede nella capacità dell'opinione pubblica di progredire verso l'illuminazione, basandosi sul proprio esercizio della ragione, è costantemente annullata dalle forme effettive dell'azione pubblica e della vita politica, che finiscono pericolosamente per includere l'individuo nel collettivo (omologazione).
I discorsi pubblici fanno leva sul sentimento anziché sulla ragione; e la stampa, che potrebbe illuminare, perpetua il dogma.
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« immagine » Pensiero e citazioni da William Godwin, l'illuminista libertario: Il governo e le relative pratiche sociali come il monopolio sulla proprietà, il matrimonio, e la monarchia, frenano il progresso dell'umanità. Il governo s'insinua nelle nostre inclinazioni personali e trasmette imper...
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