Simone Adolphine Weil ed il suo manifesto

12 giugno 2018 ore 03:02 segnala


Presumo che Simone Adolphine Weil fosse una donna straordinaria.
All'incirca libertaria, e spiritualista.
Ebbe una vita breve. Nonostante i persistenti problemi di salute fu: filosofa, scrittrice, attivista partigiana, sperimentatrice della condizione operaia, personalità caparbia.

Il suo primo luogo d'insegnamento fu il comune francese di Le Puy; qui suscitò scandalo distribuendo lo stipendio tra gli operai in sciopero e guidando la loro delegazione in municipio.
Tra le sue alunne suscitò disorientamento quando vietò loro di studiare sul manuale di filosofia e quando a volte rifiutò di dare i voti.
Nonostante lo stipendio d'insegnante decise di vivere spendendo per sé solo l'equivalente di quanto percepito come sussidio dai disoccupati, per sperimentare le loro ristrettezze di vita.

Ad un certo punto fu considerata un'agitatrice comunista, ed invitata da un funzionario scolastico a chiedere il trasferimento per evitare d'essere licenziata; ma pare avesse risposto di stimare da sempre il congedo come il punto più alto della carriera.

Nel 1932 si recò a Berlino per sondare il clima in un momento delicato, corrispondente alla vigilia della presa del potere da parte di Hitler.

Nel 1933 furono pubblicati due suoi articoli contro le strategie sovietiche: «Il ruolo dell'URSS nella politica mondiale», che biasimava l'avvicinamento dell'Unione Sovietica alla Germania nazista; e «Stiamo andando verso la rivoluzione proletaria?», che vedeva nello stalinismo una forma di oppressione burocratica analoga al fascismo.

A tali critiche rispose Lev Trotsky nel pamphlet «La Quarta Internazionale e l'URSS», ammettendo i pericoli del burocratismo, ma incolpando la Weil di «esaltazione anarchica a buon mercato» e di essere vittima «dei pregiudizi piccoloborghesi più reazionari».

Ella ospitò Trotsky per alcuni giorni insieme alla moglie, nel suo appartamento di Parigi.
Lui viaggiava in incognito con a fianco due guardie armate, ed organizzò una riunione clandestina, che si concluse con uno scontro verbale con la Weil, la quale riteneva ogni Stato un apparato oppressivo.
Gli chiese come potesse giustificare la spietata repressione della rivolta di Kronštadt, e accusò lui e Lenin di avere un ruolo paragonabile a quello dei capitalisti che prosperano grazie a grandi carneficine.

Da una stanza vicina i genitori della Weil sentirono le urla di Trotsky; il quale, secondo il critico Thomas Nevin «dovette essere preso alla sprovvista da questa novellina di ventiquattro anni, sua supposta padrona di casa. La apostrofò con una valanga di epiteti».

Al termine, Trotsky le domandò:
«Dato che non è d'accordo con nessuna delle mie idee, perché mi ha ospitato in casa sua? Appartiene forse all'Esercito della Salvezza?», un movimento internazionale evangelico fondato a Londra.

Tra gli scritti della Weil vi è il «Manifesto per la soppressione dei partiti politici».
Qualora tu lo voglia puoi leggerlo al seguente link, scaricarlo, e condividerlo:

.

Scrivi commento

Fai la login per commentare

Accedi al sito per lasciare un commento a questo post.