Frocio

17 maggio 2018 ore 20:59 segnala
Tu sei gay, frocio,
pure ricchione dicono quelli volgari.
Me lo dicono da quando
tengo 10 anni.
Io non lo sono.
Non sono frocio.
Mi fanno pure i gesti.
Che vi importa a voi
se quando cammino
muovo un po' di più le anche
o se mi sposto i capelli,
mi piacciono lunghi, i capelli,
dietro le orecchie.
Dicono che sono troppo raffinato,
che non ho mai picchiato nessuno
Dicono pure che
non mi hanno mai visto
con una donna.
Ma che ne sanno loro
che io non la trovo la donna giusta.
Lo dicono in modo cattivo.
Frocio.
Come se fossi un ladro,
un malfattore, un assassino.
E' per questo
che mi nascondo,
che dico che non è vero.
Se no magari mi perdo
pure gli amici che ho e
nemmeno i bambini,
io li amo tanto,
mi fanno abbracciare più
e non mi chiamano più per il calcetto
e pure in ufficio chissà che succede.
Io sono gay, frocio, ricchione.
Ma a voi che cosa interessa?

Il testo non è autobiografico. Spero di aver interpretato con un minimo di sensibilità la situazione di chi viene discriminato per i propri orientamenti sessuali

Giornata mondiale contro l'omofobia
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Tu sei gay, frocio, pure ricchione dicono quelli volgari. Me lo dicono da quando tengo 10 anni. Io non lo sono. Non sono frocio. Mi fanno pure i gesti. Che vi importa a voi se quando cammino muovo un po' di più le anche o se mi sposto i capelli, mi piacciono lunghi, i capelli, dietro le...
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17/05/2018 20:59:35
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Dar da mangiare agli affamati

07 dicembre 2017 ore 12:31 segnala
Un vecchio amico mi raccontava stasera dell'usanza a casa di suo nonno, di far sedere a tavola chiunque passasse da loro all'ora del pranzo o perfino dopo, rimettendosi a cucinare, usanza di cui anche io sono stato partecipe. Un paio di anni prima di morire il nonno gli raccontò il perché.
Da piccolo aveva sofferto la fame, di quella nera. Un giorno la mamma lo mandò a chiedere qualcosa da mangiare a un suo parente, che se la passava bene. Il nonno del mio amico, ragazzino, andò a bussare alla porta del parente. Giunse proprio nel bel mezzo del pranzo. Una tavola imbandita di ciba e colma di profumi che stuzzicavano il suo già vasto appetito. Destinato a rimanere insaziato perché il parente lo allontanò in malo modo e senza dargli nulla.
Decise quel giorno che chiunque fosse passato per casa sua non sarebbe andato via senza aver mangiato.
E così ha fatto fino al suo ultimo giorno.
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Un vecchio amico mi raccontava stasera dell'usanza a casa di suo nonno, di far sedere a tavola chiunque passasse da loro all'ora del pranzo o perfino dopo, rimettendosi a cucinare, usanza di cui anche io sono stato partecipe. Un paio di anni prima di morire il nonno gli raccontò il perché. Da...
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Un'autentica saggezza

09 novembre 2017 ore 20:33 segnala
Dovremmo vivere con un filo di incoscienza,
abbandonando la ragionevolezza,
ogni tanto,
il navigare solo in acque tranquille,
la valutazione e l'ipervalutazione
di ogni cosa.
Anche questo vuole, per completarsi,
un'autentica saggezza.
Che sia capacità di vedere
una strada nascosta da un muro,
un'isola oltre i flutti del mare.
Dietro il pungersi con le spine,
lo sbocciare meraviglioso di un amore.
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Dovremmo vivere con un filo di incoscienza, abbandonando la ragionevolezza, ogni tanto, il navigare solo in acque tranquille, la valutazione e l'ipervalutazione di ogni cosa. Anche questo vuole, per completarsi, un'autentica saggezza. Che sia capacità di vedere una strada nascosta da un...
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09/11/2017 20:33:54
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Fuori dal coro

06 novembre 2017 ore 20:20 segnala
Il mio amico Claudio
canta
E chiedere permesso
per essere me stesso.
C'è stato un tempo in cui
nemmeno immaginavo
di poter essere me stesso,
nemmeno pensavo
di poterlo chiedere, quel permesso.
Come fosse qualcosa
di troppo sbagliato,
troppo diverso, troppo fuori dal mondo
essere il bambino, il ragazzo, l'uomo
che ero.
E, se proprio lo ero,
solo per incapacità di indossare maschere,
per la stanchezza di provare
ad essere normale.
Ora che me stesso lo sono,
porto con me uno strascico di occhi,
di disapprovazione,
Ma canto fuori dal coro.
Canto forte.
E ho lacrime agli occhi,
nel riconoscermi uomo.
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Il mio amico Claudio canta E chiedere permesso per essere me stesso. C'è stato un tempo in cui nemmeno immaginavo di poter essere me stesso, nemmeno pensavo di poterlo chiedere, quel permesso. Come fosse qualcosa di troppo sbagliato, troppo diverso, troppo fuori dal mondo essere il bambino, il...
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Un bacio

04 ottobre 2017 ore 21:52 segnala
Un nome
che cosa è un nome?
si chiede il poeta.
Me lo chiedo anche io
questa mattina
e anche più spesso.
Ho il nome di mio nonno,
anche se lui
lo chiamavano Franchino,
ho il nome di un meraviglioso santo,
quello che,
più di ogni altro porto nel cuore.
Forse un nome è
più di tutto
un modo per essere, vivere
nella bocca di qualcun altro.
Francesco, Fra, Checco
e, chi più ne ha più ne metta.
Quindi un nome può essere,
a secondo del momento e
del sentimento di chi lo pronuncia,
un'affermazione, un grido, una richiesta,
un sussurro, una carezza, un rimprovero.
Perfino un bacio.
Chi ti ama,
quando ti chiama per nome,
ti bacia.

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Un nome che cosa è un nome? si chiede il poeta. Me lo chiedo anche io questa mattina e anche più spesso. Ho il nome di mio nonno, anche se lui lo chiamavano Franchino, ho il nome di un meraviglioso santo, quello che, più di ogni altro porto nel cuore. Forse un nome è più di tutto un modo per...
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04/10/2017 21:52:05
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La piuma

02 ottobre 2017 ore 14:28 segnala
La leggerezza della piuma,
amerei avere.
Che non si interroga
sulle ragioni del viaggio
ma semplicemente va.
Che si affida fiduciosa al vento
e lasci che la porti
su e giù,
in un viale alberato,
sul naso di un bambino,
sulla spuma del mare.
Che non conta i minuti,
le stagioni e i temporali
ma che se ne sta
come un sorriso sghembo
sullo sfondo azzurro del cielo.
E viaggia, vola, guarda il mondo.

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La leggerezza della piuma, amerei avere. Che non si interroga sulle ragioni del viaggio ma semplicemente va. Che si affida fiduciosa al vento e lasci che la porti su e giù, in un viale alberato, sul naso di un bambino, sulla spuma del mare. Che non conta i minuti, le stagioni e i temporali ma che...
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02/10/2017 14:28:00
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Gianca'

23 settembre 2017 ore 14:27 segnala
Oggi sono 32 anni che non ci sei più, Gianca'. Qualche giorno fa ne avresti compiuti 58. Magari ti andavi a mangiare una pizza, forse avevi una moglie, dei figli. Sicuramente scrivevi ancora perché quelli come te, la scrittura ce l'hanno nel sangue. Come il coraggio, Gianca'. Quel coraggio che ti scorreva ovunque
Quegli schifosi che ti hanno ucciso invece no Sono come gli scarafaggi, tengono paura, corrono vicino ai muri. So' buoni solo a fa schifo alla gente.
E comunque, se uno viene ricordato, non muore mai veramente. E qui, quelli buoni che sono assai, di te non si sono scordati.
Io penso che stai scrivendo pure mo', dal posto dove stai.
E noi ti teniamo nella mente e nel cuore.
Statt' buon, Gianca'. Grazie assai.
A Giancarlo Siani, nel 32 anniversario della morte, per mano di quel cancro che è la camorra.
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Oggi sono 32 anni che non ci sei più, Gianca'. Qualche giorno fa ne avresti compiuti 58. Magari ti andavi a mangiare una pizza, forse avevi una moglie, dei figli. Sicuramente scrivevi ancora perché quelli come te, la scrittura ce l'hanno nel sangue. Come il coraggio, Gianca'. Quel coraggio che ti...
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23/09/2017 14:27:49
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L'uomo che cavalca il sole

22 settembre 2017 ore 12:53 segnala
Lamentano in tanti
che io sorrida poco,
che abbia il cipiglio
di chi è in lotta
col mondo intero
o solo con se stesso,
che abbia una tristezza
scura e fonda come un lago.
Non è così come pare
e certo in lotta con nessuno
io sono
se non con i demoni
che mi urlano dentro.
E un velo di tristezza ho
come una patina,
una pellicola che mi ricopre
il viso e
più di quello che è
finisce per apparire.
Ma non un dolore grande
come si immagina.
E se vieni,
e avrai il coraggio e la voglia
di sollevare il velo,
vedrai la gioia di un uomo
che cavalca il sole.

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Lamentano in tanti che io sorrida poco, che abbia il cipiglio di chi è in lotta col mondo intero o solo con se stesso, che abbia una tristezza scura e fonda come un lago. Non è così come pare e certo in lotta con nessuno io sono se non con i demoni che mi urlano dentro. E un velo di tristezza...
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22/09/2017 12:53:23
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Miracoli

19 settembre 2017 ore 19:44 segnala
In un giorno in cui si celebra il miracolo di un santo, il santo della mia città, e il sangue di questi si liquefa e poi si coagula nuovamente, mi viene da pensare alle persone. Che si frantumano o si sciolgono in mille pezzi dinanzi agli avvenimenti della vita. Ma poi ritornano insieme, si ricompongono come pezzi di un puzzle e si rialzano in piedi.
E mi viene in mente che anche quello è un miracolo.
Ed è uno dei più grandi.
Una persona che rinasce.
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In un giorno in cui si celebra il miracolo di un santo, il santo della mia città, e il sangue di questi si liquefa e poi si coagula nuovamente, mi viene da pensare alle persone. Che si frantumano o si sciolgono in mille pezzi dinanzi agli avvenimenti della vita. Ma poi ritornano insieme, si...
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19/09/2017 19:44:29
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Sula strada

06 settembre 2017 ore 11:27 segnala
Ho provato, Padre
a pregare.
Ma ho trovato, nella mia testa,
e tutto dentro di me,
pensieri ed emozioni
intrecciati l'uno all'altro.
come i miei capelli ricci
di quando ero ragazzo.
Nemmeno un ago
avrei potuto trovarci
in quel groviglio
figuriamoci una preghiera
che fosse degna di tale nome.
Ho pensato che fossero
i pensieri e le emozioni
di uno che si è perso,
che sta sulla strada
ma non conosce la strada,
che naviga in mezzo al mare
senza sapere la rotta.
Mi sono messo seduto
e ho guardato in alto.
Perché anche io lo so
che occorre perdersi
per potersi poi trovare nuovamente.
Ed ho capito che ci stavo
sulla strada giusta.

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Ho provato, Padre a pregare. Ma ho trovato, nella mia testa, e tutto dentro di me, pensieri ed emozioni intrecciati l'uno all'altro. come i miei capelli ricci di quando ero ragazzo. Nemmeno un ago avrei potuto trovarci in quel groviglio figuriamoci una preghiera che fosse degna di tale nome. Ho...
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