Non vediamo, non sentiamo

21 aprile 2017 ore 13:11 segnala
E' scappata la mano sulla tastiera,
io nemmeno pensavo a scrivere.
Io non ho visto niente,
non ho sentito niente,
io nemmeno dovevo esserci lì.
Sono innocente.
Ma è la nostra vita e
volenti o nolenti,
siamo invitati.
Il fatto è che ne lasciamo scorrere troppa
senza darle la giusta attenzione.
Poi ti dici E' già passato un anno,
pare ieri, fra poco torna l'estate
e così via.
Un lungo scivolare del tempo.
E la vita diviene quella cosa che accade
mentre stiamo distratti a pensare ad altro.
Non è che questo tempo sia poi così tanto.
Val la pena godercelo istante per istante,
dandogli tutta l'attenzione che merita.
Essere presenti per far diventare
più grandi i secondi che viviamo.
E' scappata la mano sulla tastiera,
è stato un atto di presenza.
Statemi bene.
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E' scappata la mano sulla tastiera, io nemmeno pensavo a scrivere. Io non ho visto niente, non ho sentito niente, io nemmeno dovevo esserci lì. Sono innocente. Ma è la nostra vita e volenti o nolenti, siamo invitati. Il fatto è che ne lasciamo scorrere troppa senza darle la giusta attenzione. Poi...
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21/04/2017 13:11:21
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Senza pelle

14 marzo 2017 ore 15:08 segnala
Quando si ha la pelle dell'anima
molto sottile o peggio
quella pelle non la si possiede,
a scottarsi ci si mette niente.
Basta una parola fuori posto,
un grido, un gesto di rifiuto.
E quell'anima a lungo mantiene,
per sempre, meglio dire,
la memoria dell'evento.
Tornerà a far capolino di notte
o mentre si mangia o si lavora.
E quando qualcun altro,
che nulla da quella prima a che fare,
proverà ad avvicinarsi verso di noi
quel segno sulla pelle diafana,
se non proprio sulla nudità dell'anima,
brucerà intenso.
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Quando si ha la pelle dell'anima molto sottile o peggio quella pelle non la si possiede, a scottarsi ci si mette niente. Basta una parola fuori posto, un grido, un gesto di rifiuto. E quell'anima a lungo mantiene, per sempre, meglio dire, la memoria dell'evento. Tornerà a far capolino di notte o...
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La radio

27 gennaio 2017 ore 11:25 segnala
Nel palazzo dei miei nonni, ai tempi della seconda guerra mondiale, viveva un greco. Il greco era di razza ebrea. Mi racconta mia madre, che a sua volta, non essendo in quegli anni nemmeno nei progetti dei suoi genitori, che a sua volta lo ha saputo dalle sue sorelle maggiori, che il greco possedeva una radio. E fino a qui nulla giustificherebbe un racconto da tramandare da sorella maggiore a sorella minore, da madre e figlio. Pare però che quella radio non servisse solo ad ascoltare musica, ma anche a comunicare su frequenze tali e con parole tali che i fascisti non avrebbero tollerato. L’aria per gli ebrei si faceva ogni giorno più pesante. La polizia controllava strettamente, i delatori non mancavano. Il greco dovette trovarsi in una situazione molto difficile. Temeva una perquisizione in casa e che in particolare trovassero quella radio. Chiese allora a mio nonno di prendere lui la radio pericolosa. E di conservarla in casa sua fino al calmarsi delle acque. Mio nonno, con la follia lucida degli uomini retti, non battè ciglio. Mettendo a rischio la vita sua, ma anche in qualche modo quella di mia nonna e delle mie zie, accettò e nascose la radio in qualche mobile della casa. Lo stesso nonno con cui da piccolo giocava a carte. E che non mi lasciava vincere per nessun motivo al mondo.

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Nel palazzo dei miei nonni, ai tempi della seconda guerra mondiale, viveva un greco. Il greco era di razza ebrea. Mi racconta mia madre, che a sua volta, non essendo in quegli anni nemmeno nei progetti dei suoi genitori, che a sua volta lo ha saputo dalle sue sorelle maggiori, che il greco...
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Il piccolo corre

20 gennaio 2017 ore 13:20 segnala
Il piccolo corre



Mi sveglia.
Con un calcio. Piccolo. Secco. Deciso. Ma mi sveglia.
Nel cuore della notte. Forse stava sognando di correre.
Chissà se lui sogna. E se sogna che cosa sogna. Mi chiedo se gli arrivano i miei sogni, come il mio cibo.
Io sognavo di correre. In una vigna. Avevo una gonna lunga, i capelli legati in una coda e correvo in mezzo ai filari. Il sole passava attraverso le foglie. Andava e veniva.
Forse pure lui sognava la stessa cosa. Di correre in una vigna con il sole che gioca a nascondino nelle foglie.
Di sicuro mi ha svegliata. Con il suo calcetto. La forma del piede spunta dalla pancia.
Si muove. E’ sveglio. So che non si addormenta, quando fa così. Vuole essere cullato. Mi alzo. La mia pancia prende la forma della mano in un punto. Si stiracchia.
Mi piace tanto, quando fa così. Svegliarsi nel cuore della notte. Tutti e due. Il momento per noi. Nel buio, nel silenzio della città che dorme. Tutti i momenti sono per noi. Però questo è come se lui fosse fuori di me. Come se fossimo già madre e figlio che parlano.
Vado avanti indietro, lo cullo.
Si muove, prende una sua posizione, si accoccola. Si sta riaddormentando.
Mi siedo al tavolo della cucina. Non voglio disturbarlo nella sua posizione.
Prendo una bottiglia di vino.
La annuso solamente. Metto sul tavolo due bicchieri. Uno per me l’altro per lui. Li riempio.
Ci saranno notti in cui ci siederemo al tavolo, con due bicchieri. A parlare di vita. Di gioie e dolori. Come il sole che va e viene nella vigna.
Mi dirà di una donna troppo giovane che gli ha spezzato il cuore. Gli racconterò di come ho conosciuto suo padre. Tornerà dal suo primo viaggio con il treno economico della notte.
Adesso sono felice così. Di averlo dentro.
Per stanotte i bicchieri rimarranno pieni sul tavolo.
Mi alzo.
Sta dormendo.
Mi metto a letto.
Chissà se sogna e cosa sogna.

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Il piccolo corre Mi sveglia. Con un calcio. Piccolo. Secco. Deciso. Ma mi sveglia. Nel cuore della notte. Forse stava sognando di correre. Chissà se lui sogna. E se sogna che cosa sogna. Mi chiedo se gli arrivano i miei sogni, come il mio cibo. Io sognavo di correre. In una vigna. Avevo una...
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Padre nostro

13 gennaio 2017 ore 13:44 segnala
Padre nostro,
che sei nelle mani, nei mari, in ogni luogo
vorrei dirti sia fatta la tua volontà
ma sono umano, troppo umano
e allora ti chiedo di accogliere
le mie preghiere e la mia volontà che sia sempre indirizzata al bene.
Fa' che noi si possa riconoscere il tuo regno
che nell'amore, nella misericordia, nella mitezza
risiede e illumina.
Dacci oggi oggi pane per la bocca e
pane per la mente e l'anima perché
anche di questo abbiamo bisogno e lo dimentichiamo.
Perdonaci perché a volte non sappiamo
ma troppo spesso, pur sapendo, perseveriamo ad errare.
Aiutaci a perdonare noi stessi
riconoscendoci imperfetti ma meravigliosi.
Aiutaci a perdonare gli altri
perché il rancore è la peggiore delle prigione.
Fatti nostro compagno in questo viaggio
irto di fatiche e tentazioni.
Liberaci dal male che troppo ne vediamo,
di troppo ne siamo vittima, troppo agli altri ne facciamo.
E liberaci dalla paura
perché a nascondere una luce, la nostra luce,
si finisce per oscurare il mondo intero.
Amen

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Padre nostro, che sei nelle mani, nei mari, in ogni luogo vorrei dirti sia fatta la tua volontà ma sono umano, troppo umano e allora ti chiedo di accogliere le mie preghiere e la mia volontà che sia sempre indirizzata al bene. Fa' che noi si possa riconoscere il tuo regno che nell'amore, nella...
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Su una spiaggia, nel cuore

09 gennaio 2017 ore 13:16 segnala
Mi seggo, chiudo gli occhi, respiro profondamente, lentamente.
Rilasso i muscoli. Lascia che i pensieri vengano dal fondo e salgano su, li osservo, li lascio andare.
Vado nel mio posto magico. In riva al mare, da solo.
Una spiaggia sottile, vellutata. Mare ovunque tutto dinanzi a me, fino a che lo sguardo giunge.
Attendo. So che stai arrivando.
Chiudo gli occhi dell’immaginazione. Li riapro.
Sei qui dinanzi a me, sulla tua sedia a rotelle sulla spiaggia.
Hai le tue lenti spesse come fondi di bottiglia. Mi guardi con i tuoi occhi azzurri.
“Ciao, a nonna.”
“Ciao, nonna.”
Ti avvicini, mi prendi le mani.
Vorrei dirti che ho bisogno d’amore, di essere amato in modo puro, senza quei farmi pesare i miei difetti. Come solo tu riuscivi a fare.
Ma non faccio nemmeno a tempo che mi prendi le mani e me le baci.
Come facevi quando ero ragazzo e ti venivo a trovare.
“Sei un santo”, mi dici come allora.
Non faccio a tempo a dire che non è vero, ma per te è vero, e chi sono io per contraddirti, che le mie paure, i miei sensi di colpa, i miei giudizi negativi per l’uomo che sono, si placano come draghi che smettono di sputare fuoco e si chetano.
Poi ti alzi, miracolo, e vieni sederti accanto a me, mi tieni la testa tra le mani e mi baci lungamente.
Piango. Piango nel luogo della mia immaginazione. Piango adesso.
Restiamo così, il rumore delle onde a cullarci. Mi guardi, mi sorridi. E’ ora di andare.
Ci salutiamo entrambi sorridendo.
Ci rivedremo in questo luogo ogni volta che vorremo. Ed è qualcosa che mi rassicura e mi illumina.
Ma quanto vorrei averti qui adesso, Nonna.

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Mi seggo, chiudo gli occhi, respiro profondamente, lentamente. Rilasso i muscoli. Lascia che i pensieri vengano dal fondo e salgano su, li osservo, li lascio andare. Vado nel mio posto magico. In riva al mare, da solo. Una spiaggia sottile, vellutata. Mare ovunque tutto dinanzi a me, fino a che lo...
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Pelle

03 gennaio 2017 ore 22:08 segnala
Questa pelle scura
di cui il cielo mi ha fatto dono
come il vestito per una festa
elegante, sobrio, distinto,
questa pelle scura che
indosso da quando ero bambino
mi ha fatto scambiare spesso,
ad occhi inesperti,
per un uomo che venisse dalla terra
dei leoni e delle gazzelle e
dei deserti e della savana
dove il sole batte forte come
il martello del fabbro sul metallo caldo.
Questa pelle scura
ancor più vicino mi fa sentire,
non bastasse il cuore rosso che mi sfugge in petto,
a chi da quella terra scappa,
su barche dure poco più che quelle di carta,
prendi un foglio piegalo tira qui, eccola,
e a quelli anch'essi che restano
tra la fame e la sete,
la guerra e l'oblio.
E mi rammenta come il nascere
più su o più in giù su questa sfera che giraa,
nello spazio buio e profondo,
sia figlio del caso e della fortuna,
alla quale fare l'inchino e
rialzandosi,
uno come noi, ma a terra,
tirare su.

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Questa pelle scura di cui il cielo mi ha fatto dono come il vestito per una festa elegante, sobrio, distinto, questa pelle scura che indosso da quando ero bambino mi ha fatto scambiare spesso, ad occhi inesperti, per un uomo che venisse dalla terra dei leoni e delle gazzelle e dei deserti e della...
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Non dimentichiamo

29 dicembre 2016 ore 21:19 segnala
Per il 2017
Non dimentichiamoci di sorridere. E di piangere.
Di giocare con un bambino.
Di baciare. Sulle guance, sulle labbra e oltre.
Di stare in silenzio.
Di stare con gli amici.
Di raccontare storie.
Di guardare le stelle.
Di perdonare.
Di carezzare un anziano.
Di ascoltare.
Di dimenticare l’orologio.
Di tendere la mano per aiutare e per chiedere aiuto.
Di cercare la bellezza ovunque.
Di giocare.
Di amare noi stessi.
Siate Felici.
Siamo Felici.

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Per il 2017 Non dimentichiamoci di sorridere. E di piangere. Di giocare con un bambino. Di baciare. Sulle guance, sulle labbra e oltre. Di stare in silenzio. Di stare con gli amici. Di raccontare storie. Di guardare le stelle. Di perdonare. Di carezzare un anziano. Di ascoltare. Di dimenticare...
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29/12/2016 21:19:40
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Liberaci dal male

20 dicembre 2016 ore 15:02 segnala
Padre,
qualcosa su questa terra
non funziona.
Gli uomini continuano ad uccidersi
in una lotta senza età,
senza verità, senza senso,
se non quello di lasciare il mondo
tra le macerie e in solitudine.
Si uccidono i bambini
in bombardamenti che
chiamano danni collaterali,
persone per la strada come
fossero marionette da gettare via.
Si uccidono i fratelli,
si uccide se stessi per realizzare lo scopo
e si pensa a una ricompensa in Paradiso.
Si uccide chi la pensa in maniera diversa,
chi è un ostacolo economico per l'altro,
chi prega in un modo che non è il proprio.
Siamo andati sulla luna,
parliamo con chi dista migliaia di chilometri,
curiamo malattie impensabili
e non abbiamo capito che la guerra
non è la soluzione a nulla ma
il principio e la causa di tutti i mali.
C'è chi uccide anche in nome tuo
che pare la peggiore bestemmia e
un prendere a pugni il cielo.
Perdonali, Padre
perché sanno quello che fanno
ma continuano a farlo.
Dacci un ulivo in bocca a una colomba
che ci voli nel cuore e che
ci indichi una verità che sarebbe semplice.
E abbi cura dei tanti che
ti raggiungono troppo presto.
Pulisci loro il sangue,
dona loro quel sorriso rubato.
E liberaci dal male.
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Padre, qualcosa su questa terra non funziona. Gli uomini continuano ad uccidersi in una lotta senza età, senza verità, senza senso, se non quello di lasciare il mondo tra le macerie e in solitudine. Si uccidono i bambini in bombardamenti che chiamano danni collaterali, persone per la strada...
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20/12/2016 15:02:21
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Ninna nanna sotto le bombe

16 dicembre 2016 ore 11:34 segnala
Dormi sereno. Dormi tranquillo. Ciò che senti sono i tuoni. Non spaventarti, sono lontani. Su, su in alto, in alto in mezzo a quei batuffoli di cotone grigio, sporchi perché hanno pulito il cielo.
Non spaventarti, hanno paura loro. Vengono dopo il fulmine e non si fanno vedere. Andranno via, bambino mio.
Dormi sereno, dormi tranquillo. Diverranno gocce di pioggia, gocce così piccole che potrai tenerle nel palmo della tua manina e stringere e cancellare quando vorrai.
Dormi sereno, dormi tranquillo perché le gocce cadranno sulla terra, sul nostro giardino e daranno da mangiare alla piante e all’erba. Domani andremo a visitarle, passeggeremo in mezzo agli alberi e saranno più alti e più belli, l’erba più fresca e ci sdraieremo a guardare il cielo pulito. Raccoglieremo i fiori bagnati e profumati e li terremo vicino al naso mentre respiriamo.
Dormi sereno, dormi tranquillo, tesoro mio.
Non avere paura. E se avrai paura stringi forti la manina. Cancellerai la goccia d’acqua, il fulmine, il tuono, spazzerai il cielo dalle nuvole grigie.
Ci addormenteremo beati sotto quello azzurro.
Dormi beato, amore mio.
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Dormi sereno. Dormi tranquillo. Ciò che senti sono i tuoni. Non spaventarti, sono lontani. Su, su in alto, in alto in mezzo a quei batuffoli di cotone grigio, sporchi perché hanno pulito il cielo. Non spaventarti, hanno paura loro. Vengono dopo il fulmine e non si fanno vedere. Andranno via,...
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