Fa' buon viaggio

22 maggio 2017 ore 17:16 segnala
Siamo tutti in viaggio
su di un treno piccolo
e al contempo immenso.
E il treno va,
attraversa valli e montagne,
pianure e tratti vicino al mare,
campagne e lungo fiume.
Attraversa secondi e anni,
giorni e stagioni.
Accade che qualcuno
scenda da quel treno e
lo salutiamo a un finestrino
fazzoletto sventolante e
poi vicino agli occhi
ad asciugarci qualche lacrima.
Qualcun altro sale
e occupa posti nuovi e
ci fa compagnia.
Si resta un po' più soli
ogni tanto,
si acquista nuovo amore
qualche tempo dopo.
Ma il treno non si può fermare,
non si può scendere
fino a quando non è giunta
la nostra fermata.
Il treno va e noi
dobbiamo solo cercare di
godere il viaggio.
Con noi stessi, con chi c'è
e per il tempo che c'è.
Il treno viaggia e
noi viviamo.

Ciao, Zio. Fa' buon viaggio.

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Siamo tutti in viaggio su di un treno piccolo e al contempo immenso. E il treno va, attraversa valli e montagne, pianure e tratti vicino al mare, campagne e lungo fiume. Attraversa secondi e anni, giorni e stagioni. Accade che qualcuno scenda da quel treno e lo salutiamo a un...
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22/05/2017 17:16:28
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Una diversa unità di misura

21 maggio 2017 ore 19:41 segnala
Ho trovato, oggi,
una diversa unità di tempo.
Il gioco.
Ho misurato il tempo,
la crescita, la maturazione,
di mia nipote
usando la misura di
un mio vecchio gioco da tavolo.
Ci abbiamo giocato negli anni
in versioni diverse,
via, via più complesse.
Oggi ho potuto aggiungere
anche le carte.
E mi ha commosso ricordarla
piccola appena capace
di muovere il suo segnapunti,
ed oggi vederla ridere
alle nuove e più complesse variabili.
Dalla bambina riccia
con la quale ragionavo a tentoni
alla signorina di oggi, per giunta liscia,
con la quale converso ormai
perfino di massimi sistemi.
Ed io mi sono trovato più grande
e più piccolo insieme.

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Ho trovato, oggi, una diversa unità di tempo. Il gioco. Ho misurato il tempo, la crescita, la maturazione, di mia nipote usando la misura di un mio vecchio gioco da tavolo. Ci abbiamo giocato negli anni in versioni diverse, via, via più complesse. Oggi ho potuto aggiungere anche le carte. E mi ha...
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Speranza

19 maggio 2017 ore 20:21 segnala
Spunta dietro le Torri del Tribunale
un raggio di luce
come quello dei film o
di una favola, mi piacciono le favole,
mi rammenta che il sole vi è
appena tramontato alle spalle.
Ma che c'è ancora.
Un raggio di luce che esplode
come un fuoco d'artificio di mezzanotte,
come un razzo dai naufraghi in mezzo al mare,
come una mano che si tende
a dare aiuto a chiunque ne abbia bisogno.
E mi ricorda che c'è ancora speranza.
Oggi e sempre speranza.

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Spunta dietro le Torri del Tribunale un raggio di luce come quello dei film o di una favola, mi piacciono le favole, mi rammenta che il sole vi è appena tramontato alle spalle. Ma che c'è ancora. Un raggio di luce che esplode come un fuoco d'artificio di mezzanotte, come un razzo dai naufraghi...
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19/05/2017 20:21:40
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Allo specchio

02 maggio 2017 ore 17:15 segnala
Mi sono guardato allo specchio,
negli occhi mi son guardato,
così attentamente
da percepirne il colore come nuovo
e lo scuro che al di sotto
li disegna come un ombra.
Senza abbassare lo sguardo,
cosa non semplice per un timido,
nemmeno se si tratta di se stesso,
e mi sono parlato.
Ad alta voce,
come un folle, si direbbe,
ma trovo i folli i veri sani, in questo mondo.
Mi sono detto cose che
vorrei restassero tra me e me,
in senso letterale.
Ma di cose gentili, si è trattato,
io che di parole gentili me ne dico
da contare sulla punta delle dita.
E dolci come se fossero state
intinte in una ciotola di cioccolata.
E quegli occhi ho visto
riempirsi di lacrime e poi
quelle stesse lacrime ho sentito scendere
dal bordo alle guance e scaldarle.
Una piccola fontana di miracoli e bellezza.
E penso che per una volta,
anzi per molte volte in più,
quelle parole mi sono meritato.
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Mi sono guardato allo specchio, negli occhi mi son guardato, così attentamente da percepirne il colore come nuovo e lo scuro che al di sotto li disegna come un ombra. Senza abbassare lo sguardo, cosa non semplice per un timido, nemmeno se si tratta di se stesso, e mi sono parlato. Ad alta...
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Girotondo

28 aprile 2017 ore 19:53 segnala
Un giorno se ne va
scende via come un gettone
nei vecchi telefoni agli angoli delle strade.
Stamane sono stato ad un funerale
triste come ogni funerale
dove si saluta chi è stato caro
e si abbracciano i parenti stretti.
E tanti altri di amici ne ho abbracciati,
è bello vedere quanto l'amicizia
si noti nei momenti più tristi.
Sulla va del ritorno mi sono
attardato a chiacchierare,
un sorriso è un dono meritato,
ed ho incontrato una coppia di altri amici.
Con essi c'era la loro bambina piccola
con occhi a mandorla, uno sbuffo di capelli
e un sorriso in cui sarebbe
potuto entrare il mondo intero.
Sprizzava gioia, Sofia e
mi ha anche fatto dono di un bacetto
e di un altro paio gettati con le dita
e soffiati con le labbra.
In fondo la vita è un infinito girotondo.
La morte e la vita,
la gioia e la sofferenza,
la luce e il buio,
ad alternarsi continuamente
uno via l'altro.
Teniamoci per mano,
in questo continuo girare.
Non perdiamoci di vista.
E proviamo ad essere felici.

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Un giorno se ne va scende via come un gettone nei vecchi telefoni agli angoli delle strade. Stamane sono stato ad un funerale triste come ogni funerale dove si saluta chi è stato caro e si abbracciano i parenti stretti. E tanti altri di amici ne ho abbracciati, è bello vedere quanto l'amicizia si...
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Nascere

26 aprile 2017 ore 21:44 segnala
Non si diventa bambino
il giorno in cui
si getta in questo mondo
la prima ombra.
Occorre imparare a correre
senza meta in prati verdi.
Ripulire dopo ogni offesa,
fatto o ricevuta,
il bianco della propria coscienza.
Sognare, sognare sempre
sognare più forte
quando la vita si fa dura.
Tornare a giocare,
silenziando quell'ingannatore
dell'orgoglio,
con chi amiamo dopo aver litigato.
Meravigliarsi dinanzi ad una cosa
alla millesima volta
che la si è vista.
E ridere senza motivo.
Molte di queste cose
sto provando ad imparare.

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Non si diventa bambino il giorno in cui si getta in questo mondo la prima ombra. Occorre imparare a correre senza meta in prati verdi. Ripulire dopo ogni offesa, fatto o ricevuta, il bianco della propria coscienza. Sognare, sognare sempre sognare più forte quando la vita si fa dura. Tornare a...
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Non vediamo, non sentiamo

21 aprile 2017 ore 13:11 segnala
E' scappata la mano sulla tastiera,
io nemmeno pensavo a scrivere.
Io non ho visto niente,
non ho sentito niente,
io nemmeno dovevo esserci lì.
Sono innocente.
Ma è la nostra vita e
volenti o nolenti,
siamo invitati.
Il fatto è che ne lasciamo scorrere troppa
senza darle la giusta attenzione.
Poi ti dici E' già passato un anno,
pare ieri, fra poco torna l'estate
e così via.
Un lungo scivolare del tempo.
E la vita diviene quella cosa che accade
mentre stiamo distratti a pensare ad altro.
Non è che questo tempo sia poi così tanto.
Val la pena godercelo istante per istante,
dandogli tutta l'attenzione che merita.
Essere presenti per far diventare
più grandi i secondi che viviamo.
E' scappata la mano sulla tastiera,
è stato un atto di presenza.
Statemi bene.
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E' scappata la mano sulla tastiera, io nemmeno pensavo a scrivere. Io non ho visto niente, non ho sentito niente, io nemmeno dovevo esserci lì. Sono innocente. Ma è la nostra vita e volenti o nolenti, siamo invitati. Il fatto è che ne lasciamo scorrere troppa senza darle la giusta attenzione. Poi...
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Senza pelle

14 marzo 2017 ore 15:08 segnala
Quando si ha la pelle dell'anima
molto sottile o peggio
quella pelle non la si possiede,
a scottarsi ci si mette niente.
Basta una parola fuori posto,
un grido, un gesto di rifiuto.
E quell'anima a lungo mantiene,
per sempre, meglio dire,
la memoria dell'evento.
Tornerà a far capolino di notte
o mentre si mangia o si lavora.
E quando qualcun altro,
che nulla da quella prima a che fare,
proverà ad avvicinarsi verso di noi
quel segno sulla pelle diafana,
se non proprio sulla nudità dell'anima,
brucerà intenso.
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Quando si ha la pelle dell'anima molto sottile o peggio quella pelle non la si possiede, a scottarsi ci si mette niente. Basta una parola fuori posto, un grido, un gesto di rifiuto. E quell'anima a lungo mantiene, per sempre, meglio dire, la memoria dell'evento. Tornerà a far capolino di notte o...
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La radio

27 gennaio 2017 ore 11:25 segnala
Nel palazzo dei miei nonni, ai tempi della seconda guerra mondiale, viveva un greco. Il greco era di razza ebrea. Mi racconta mia madre, che a sua volta, non essendo in quegli anni nemmeno nei progetti dei suoi genitori, che a sua volta lo ha saputo dalle sue sorelle maggiori, che il greco possedeva una radio. E fino a qui nulla giustificherebbe un racconto da tramandare da sorella maggiore a sorella minore, da madre e figlio. Pare però che quella radio non servisse solo ad ascoltare musica, ma anche a comunicare su frequenze tali e con parole tali che i fascisti non avrebbero tollerato. L’aria per gli ebrei si faceva ogni giorno più pesante. La polizia controllava strettamente, i delatori non mancavano. Il greco dovette trovarsi in una situazione molto difficile. Temeva una perquisizione in casa e che in particolare trovassero quella radio. Chiese allora a mio nonno di prendere lui la radio pericolosa. E di conservarla in casa sua fino al calmarsi delle acque. Mio nonno, con la follia lucida degli uomini retti, non battè ciglio. Mettendo a rischio la vita sua, ma anche in qualche modo quella di mia nonna e delle mie zie, accettò e nascose la radio in qualche mobile della casa. Lo stesso nonno con cui da piccolo giocava a carte. E che non mi lasciava vincere per nessun motivo al mondo.

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Nel palazzo dei miei nonni, ai tempi della seconda guerra mondiale, viveva un greco. Il greco era di razza ebrea. Mi racconta mia madre, che a sua volta, non essendo in quegli anni nemmeno nei progetti dei suoi genitori, che a sua volta lo ha saputo dalle sue sorelle maggiori, che il greco...
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Il piccolo corre

20 gennaio 2017 ore 13:20 segnala
Il piccolo corre



Mi sveglia.
Con un calcio. Piccolo. Secco. Deciso. Ma mi sveglia.
Nel cuore della notte. Forse stava sognando di correre.
Chissà se lui sogna. E se sogna che cosa sogna. Mi chiedo se gli arrivano i miei sogni, come il mio cibo.
Io sognavo di correre. In una vigna. Avevo una gonna lunga, i capelli legati in una coda e correvo in mezzo ai filari. Il sole passava attraverso le foglie. Andava e veniva.
Forse pure lui sognava la stessa cosa. Di correre in una vigna con il sole che gioca a nascondino nelle foglie.
Di sicuro mi ha svegliata. Con il suo calcetto. La forma del piede spunta dalla pancia.
Si muove. E’ sveglio. So che non si addormenta, quando fa così. Vuole essere cullato. Mi alzo. La mia pancia prende la forma della mano in un punto. Si stiracchia.
Mi piace tanto, quando fa così. Svegliarsi nel cuore della notte. Tutti e due. Il momento per noi. Nel buio, nel silenzio della città che dorme. Tutti i momenti sono per noi. Però questo è come se lui fosse fuori di me. Come se fossimo già madre e figlio che parlano.
Vado avanti indietro, lo cullo.
Si muove, prende una sua posizione, si accoccola. Si sta riaddormentando.
Mi siedo al tavolo della cucina. Non voglio disturbarlo nella sua posizione.
Prendo una bottiglia di vino.
La annuso solamente. Metto sul tavolo due bicchieri. Uno per me l’altro per lui. Li riempio.
Ci saranno notti in cui ci siederemo al tavolo, con due bicchieri. A parlare di vita. Di gioie e dolori. Come il sole che va e viene nella vigna.
Mi dirà di una donna troppo giovane che gli ha spezzato il cuore. Gli racconterò di come ho conosciuto suo padre. Tornerà dal suo primo viaggio con il treno economico della notte.
Adesso sono felice così. Di averlo dentro.
Per stanotte i bicchieri rimarranno pieni sul tavolo.
Mi alzo.
Sta dormendo.
Mi metto a letto.
Chissà se sogna e cosa sogna.

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Il piccolo corre Mi sveglia. Con un calcio. Piccolo. Secco. Deciso. Ma mi sveglia. Nel cuore della notte. Forse stava sognando di correre. Chissà se lui sogna. E se sogna che cosa sogna. Mi chiedo se gli arrivano i miei sogni, come il mio cibo. Io sognavo di correre. In una vigna. Avevo una...
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20/01/2017 13:20:22
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