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04 febbraio 2019 ore 17:42 segnala
Non capisco questa mania nel voler sempre e comunque creare amicizie e legami palesemente falsi, tra ipotetici colleghi di lavoro. Partendo dal presupposto che il lavoro mi serva per vivere e non sia la vita stessa, bado bene dal crearmi amicizie in ambito lavorativo. Mi spiego meglio.
Non intendo dire che debba odiare o guardare in cagnesco il mio compagno di scrivania, semplicemente, basta andarci d'accordo per quieto vivere. Che poi mi stia sul culo tre quarti del mondo, è un altro discorso, ad ogni modo sono minimamente dotata di intelletto e riesco a capire dove entra in gioco il ''per correttezza''. Per correttezza sorrido, per correttezza sono cortese anche con chi prenderei a sprangate sui denti, per correttezza tengo la porta aperta alla persona che entra dopo di me. Non perchè gli sono amica.
Le amicizie le ho fuori.
Le amicizie me le sono scelte e coltivate io.

Ecco perchè questo astio nonchè vero e proprio odio, per quelle realtà in cui terze parti, solitamente finti quanto una moneta da 3 euro, ti obbligano ad instaurare falsissimi rapporti di amicizia in cui per partito preso mi devi stare simpatico e dobbiamo pranzare allegramente assieme (perchè ''è così che si fa'') e poi la domenica, quando non siamo a lavoro, posso pure trovarti agonizzante per strada che tanto, chittesencula. Alla francese.

No.

E' giusto, primi giorni di lavoro, primi giorni di corso, primi giorni di qualsiasi cosa, ti presenti, ti guardi un po' attorno, ma da lì a voler a tutti i costi rendere amiche le persone che condividono l'ossigeno della stanza anche no.
Niente di più imbarazzante per altro.
E così mi trovo in cerchio, seduta su una sedia di legno, tipo riunione alcolisti anonimi, a dover guardare questa povera ragazza, in piedi di fronte e tutti e rossa come un peperone mentre viene ripresa perchè nella sua presentazione c'è solo uno scarno ''Mi chiaro Ilaria e ho 37 anni. Sono sposata, ho due figli e sono qui perchè cerco lavoro''. Cosa vuoi che dica a gente che non conosce? E soprattutto, saranno ben cazzi suoi? Che senso ha voler legare persone che probabilmente non si rivedranno mai? E soprattutto x2, se dovranno mai lavorare insieme si conosceranno poco per volta.

Mica finita.

Mi ritrovo con persone dai 26 ai 55 anni a dover giocare a ''cosa porteresti su un'isola deserta'' perchè ''serve per esprimere la propria personalità''. Ma, oggettivamente, che cazzo siamo dicendo? Io vorrei capirlo bene 'sto concetto. Perchè, secondo voi un drogato, di fronte a gente che non conosce se ne uscirebbe tranquillo con ''mi porto la dose''? O io, io che fosse per me ci metterei la firma per abitare su una isola diserta direi ''la residenza''? Eh no. E quindi siamo tutti costretti a mentire dicendo che porteremmo questo piuttosto che quello.
Poi arriverà senz'altro il genio che sostiene la tesi dicendo che non bisognerebbe mentire, ma a questo proposito controbatto dicendo che stiamo facendo un colloquio, dunque che io mi porti una colt o una stuoia poco importa al mio datore di lavoro. Ognuno tira l'acqua al suo mulino.

In sostanza...Io ODIO fare cose del genere e condividere il mio ossigeno in stanze chiuse con più di 3 persone che MI parlano contemporaneamente. Sono un orso? Si.
Sono sociopatica? Si. Sono una persona di merda? Vero anche questo, ma non ho bisogno di farmi amica una che me lo dica, lo so da me.
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Non capisco questa mania nel voler sempre e comunque creare amicizie e legami palesemente falsi, tra ipotetici colleghi di lavoro. Partendo dal presupposto che il lavoro mi serva per vivere e non sia la vita stessa, bado bene dal crearmi amicizie in ambito lavorativo. Mi spiego meglio. Non intendo...
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04/02/2019 17:42:48
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Commenti

  1. Spugnaaaaa 10 febbraio 2019 ore 21:52
    Però non ho capito se fosse un colloquio di lavoro oppure una giornata di lavoro come unaltra

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