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19 febbraio 2019 ore 17:14 segnala
Il magico mondo delle RSA. Capita così che a seguito di una caduta del cazzo, la nonna, come se non avessimo già abbastanza problemi mortacci sua, decide di sfracellarsi rovinosamente la faccia contro il marmo della cucina e, per non farsi mancare nulla e far le cose per bene, rimbalzare a terra rompendosi naso, zigomo, bacino ed anca. Però sta bene, deve stare 60 giorni sdraiata supina, ma sta bene. Lei. Perché da qui in poi inizia il calvario.

Comincia tutto al primo giorno, una volta sistemate carte e cartigli, una volta passata la prima notte in tranquillità, la si va a trovare. Lasciate ogni speranza o voi che entrate.

2019 odissea nell’ospizio.

Si aprono le porte e trovo subito un possente Caronte che con la vestaglietta rosa salmone, molto macha, traghetta nonne in carrozzelle lungo un corridoio interminabile impregnato di odori quali quello del minestrone, costante a cena, o quel misto di muffa e biancospino che non si capisce bene da dove arrivi. Probabilmente è solo odore di canfora che prepotentemente ti impregna anche l’anima e che esce da quelle coperte in pile color cammello, che manco nei peggio motel della route 66.

Arriviamo, arrancando spintonando e slalomeggiando tra velocisti e marciatori col treppiedi, all’ascensore. All’apertura delle porte, trovo all’interno un nonno abbandonato a sé stesso afflosciato sulla sua sedia a rotelle. All’interno un cartello: “per motivi di sicurezza si prega di digitare il numero del piano desiderato, seguito da tre 0”. Ma dove sta la sicurezza? Sono anziani, mica stranieri o ciechi. Fatto sta che il vecchio mi si sta sciogliendo davanti così gli chiedo se vuole una mano ad entrare o uscire, ma lui non risponde. Mi fossa e non risponde. L’ansia. Che sia morto? Tanto l’odore è lo stesso da quando ho varcato la soglia. No, fortunatamente respira. Arrivo al piano di mia nonna, il 300, che già come numero doveva essermi presagio di distruzione. Fermo al volo l’ennesimo infermiere stanco e stinto e lo informo del nonno in stand by nell’ascensore e…”Ah, sarà Manfredi. Lui scappa sempre e poi si addormenta.”
Ma come lui scappa sempre?! E nessuno lo va a ritirare? Non so se ridere o preoccuparmi. Ma decido di andare oltre e finalmente arrivo alla stanza di mia nonna.
Entro. Lei è a letto, nera in volto stile all blacks per via dei lividi, ma mi riconosce e mi saluta felice. La sua compagna di stanza si presenta con la solita frase da over 70: “Io non dormo mai, quindi ci vedremo spesso, almeno mi terrai compagnia anche a me.” Da quel momento non l’ho mai e dico mai più vista sveglia.

Ma il delirio incomincia ora.

Qualcuno urla insistentemente “aiuto!”. Corro istintivamente fuori dalla stanza e quello che vedo è un film tragicomico. Due signore in sedia a rotelle litigano di fronte all’ascensore, probabilmente fonte di svago e città dei balocchi per gli ospiti della struttura. Una delle due sferra una bastonata con tutta la forza che ha in corpo nei suoi possenti 20 chili da vestita, sulla testa della “compagna” che con i riflessi di Andreotti ospite dalla Perego, si copre la testa urlando aiuto e rincarando la dose farcendola con “Angela, senza dio, maledetta”. Beh, che Angela sia senza Dio o che due vecchie si prendano a bastonate, sarò cinica, ma fa ridere. Inutile dire che in tempo 0 arrivano due operatori a dividerle, a medicare la povera vittima e sgridare la bulla Angela. Torno al letto di nonna, la sua cumpañera ronfa alla gran più bella e io sento un rumore avvicinarsi. Cazzo, è Angela la bulla. Si spinge verso di me con il suo piedino lesto, mentre l’altro è a peso morto penzoloni. Mi fissa con i suoi occhietti da isterica mentre l’occhio mi cade sul suo pannolino/cinturino azzurro fluo che la tiene legata alla carrozzina. Per fortuna, altrimenti sarebbe già scattata la rissa, sua ovviamente. “Buonasera!” dico io, mica che mi bastona perché son sgarbata…”Vaffanculo!” mi dice lei…appunto. Ci fissiamo una decina di secondi. Giuro, i più interminabili della mia vita, finché non arriva l’infermiera a riportarla fuori dalla stanza, facendole notare che sono li per mia nonna e non è carino che lei ci disturbi, lei, giustamente, risponde che non gliene frega un cazzo, ma si lascia trascinare via e mi fissa così come i boss fissano lo schermo quando (e se) vengono portati via dalla penitenziaria.

È una fottuta gabbia di matti. E, lo credo bene che poi a qualche infermiere parta la brocca. Scherzi a parte, ho sempre pensato che lavorare negli ospizi fosse noioso e monotono, un cazzo. È un lavoro della madonna. Bisogna avere una pazienza infinita e un pelo sullo stomaco che io non ho. Bisogna sapersi mordere la lingua e pensare che davvero tante persone non pensano e non ragionano, ma tu si. Loro possono e tu no. E non a tutti è chiaro questo. I vecchi non sono poveri indifesi, i vecchi la sanno lunga molte volte, ma proprio in virtù di questo, bisogna rispettarli. E si, se ci mandano a fanculo, tante volte basta solo farcii una risata che tanto, pure noi, su ‘sta terra, siamo qui provvisori.
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Il magico mondo delle RSA. Capita così che a seguito di una caduta del cazzo, la nonna, come se non avessimo già abbastanza problemi mortacci sua, decide di sfracellarsi rovinosamente la faccia contro il marmo della cucina e, per non farsi mancare nulla e far le cose per bene, rimbalzare a terra...
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19/02/2019 17:14:16
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Commenti

  1. kamiokande 10 marzo 2019 ore 18:38
    Idea per un disegno.

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