LA PERFETTA IMPERFEZIONE

03 marzo 2015 ore 00:13 segnala


Caro S.,

quando ci siamo conosciuti era il tempo in cui l'unica cosa che desideravo era essere "perfetta", secondo la mia concezione del tutto personale di perfezione. Questo perché intorno a me il mondo faceva schifo e mi crogiolavo nella convinzione che se fossi stata "perfetta" quello schifo non avrebbe mai potuto trovare terreno fertile e far attecchire le sue radici dentro di me. Volevo semplicemente restare nel mio piccolo universo che mi ero costruita ad arte, inaccessibile e silenzioso. Nessuna domanda, nessuna risposta, nessuna spiegazione, nessun rumore, nessun dolore ... Niente non volevo sentire assolutamente niente.
Lì c’era posto solo per quello che mi rendeva serena: i miei libri, la mia musica, la mia arte, l’eco dei miei pensieri e per te. Era come tornare a rannicchiarsi in una placenta ovattata che difendevo gelosamente da qualsiasi intrusione.
Un giorno mi hai chiesto perché mi ostinavo ad essere così refrattaria nei confronti della gente e del mondo esterno, allora io ti dissi:
“Sdraiati!”. Tu lo facesti e io appoggiai la mia testa sul tuo torace e con la mano cominciai a riprodurre il ritmo del tuo battito cardiaco. “Lo senti? Senti come il suo battito è regolare? Il cuore è il nostro organo vitale, è come un motore perfettamente rodato. Lui sta lì chiuso nella sua cassa toracica che lo protegge senza aver bisogno di nessuno stimolo esterno, lui comanda e lo fa lì nello spazio che è stato creato per lui. Se il nostro corpo, che è una macchina perfetta, è fatto in questo modo ci sarà pure un motivo!”
Tu facesti un sorriso, mi prendesti la mano e dicesti “Vedi bambina, ha un senso quello che dici, ma se, per esempio, noi fossimo amanti e ora io ti baciassi quell'affare rossastro ora non avrebbe più il suo bel ritmo regolare, anzi, quel ritmo aumenterebbe comincerebbe a correre all’impazzata e non ci sarebbe nessuna gabbietta di ossa che potrebbe proteggerlo da questa cosa, ma non per questo si fermerebbe. Lui continuerebbe comunque a mandare avanti la baracca, anzi ti sarebbe grato per avergli dato una scarica di adrenalina che lo ha reso ancora più forte. E poi ricordati che i muscoli, se non li alleni, si atrofizzano e quando tornerai ad averne bisogno farà il doppio del male rimetterli in moto”.
Ti detestavo seriamente quando avevi sempre una risposta accettabile a tutto. Ovviamente all'epoca non ti avrei dato ragione nemmeno sotto tortura.
Ma in fondo, in un angolo della mia mente, lo sapevo che avevi ragione perché per assurdo, tutte le “imperfezioni” che accettavo negli altri erano esattamente tutto quello che non avrei mai permesso a me stessa. Così più le persone erano "sgangherate", incasinate, complicate e “sbagliate” più mi attiravano. E paradossalmente non le guardavo con lo sprezzo di chi sta guardando qualcuno che non vorrebbe mai essere, in modo del tutto contraddittorio le ammiravo e invidiavo.
Con il tempo credo di aver capito che questo accadeva perché in loro vedevo il mio fallimento.
Perché loro, seppur tra mille problematiche, erano arrivati ad accettare di aver paure, emozioni, rabbia, rancori e non tentavano continuamente di celare questi sentimenti per il timore di non essere all'altezza di quella "perfezione" che altri ti avevano insegnato, ma che non ti apparteneva e che era tremendamente dura da perseguire. Loro non restavano isolati nel loro mondo per paura di affrontare questi sentimenti. No, loro avevano già compreso che sono le aritmie dell’anima che ti fanno sentire veramente viva e che questo è l’unico motivo che, alla fine, spinge ognuno di noi a svegliarsi ogni giorno.

Allora ero piccola, piena di certezze che si sarebbero sgretolate di fronte all’ineluttabilità della vita, e solo con il passare del tempo ho capito che sono tutte le nostre “imperfezioni” a renderci veramente perfetti, per noi stessi in primis e per tutti quelli che sapranno accettarle poi, perché sono quelle peculiarità che ci rendono unici almeno per qualcuno.
E' stato un percorso personale che avrei comunque fatto, ma avere te accanto nei momenti in cui arrancavo fra mille dubbi, ha certamente reso tutto più semplice perché tu eri l'esempio più fulgido della "perfetta imperfezione".

Buona notte S.



(PS: a te che stai leggendo questo blog e pensi di copiarlo e postarlo su un altro sito (come hai già fatto) spacciandolo per tuo, vorrei semplicemente chiedere: è mai possibile avere una vita talmente triste e vuota da essere costretti ad appropriarsi delle briciole di quelle altrui?)

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03/03/2015 00:13:46
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Commenti

  1. ulisseBA 03 marzo 2015 ore 00:56
    Complimenti
  2. FreeAndWild 17 marzo 2015 ore 17:18
    S. o non S. , questo il problema.

    I miei rispetti per Te.
  3. Contemax66 28 marzo 2015 ore 20:21
    profonda riflessione, ottimo scritto,
    ... scrivi io ti leggerò.
  4. albarossa49 27 aprile 2015 ore 18:21
    Ottimo brava
  5. apa.che25 03 agosto 2016 ore 12:18
    chi l'ha copiato e' l'esempio di una imperfezione,nemmeno perfetta,per quanto concerne il senso del post,non esiste perfezione in nessuno di noi,esiste un cuore,una testa pensante e a te non manca,riesci a dare emozioni solo leggendoti.Non e' poco.

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