VIAGGI SENZA RITORNO

23 novembre 2014 ore 23:58 segnala


Caro S.,

in questi giorni mi è capitato di prendere il treno dopo anni che non lo facevo. Ti ricordi che mi è sempre piaciuto viaggiare in treno, sedermi in disparte vicino al finestrino indossare le cuffie, ascoltare la musica e osservare il mondo intorno che scivola via lungo le rotaie. Mi piaceva soprattutto la sera, verso l’imbrunire per guardare di sfuggita le luci che illuminano le case, osservare la vita quotidiana delle persone che si intravvede oltre le tende alle finestre.

L’ultima volta che mi hai accompagnato in stazione ero in partenza per tornare a casa in Italia. Avevo scelto il treno perché volevo che il viaggio fosse lungo, forse perché non ero convinta fino in fondo di quella decisione e in un certo qual modo mi lasciava una sorta di via di fuga, in fondo avrei sempre avuto la possibilità di scendere e tornare indietro.
Quel giorno c’era una leggera pioggia e tu mi dicesti “Vedi bambina anche il cielo è triste perché te ne vai”. Io ti risposi facendo una smorfia “Capirai qui piove per ¾ dell’anno“. Accennasti un sorriso, ma tornasti serio in un istante, mi guardasti dritto negli occhi e aggiungesti “Comunque in qualsiasi momento tu decidessi di tornare sai che io sarò qui ad aspettarti e se non ci sarà più la tua camera libera, non ti preoccupare, ti lascio il mio letto e io dormo per terra, ma un posto per te qui ci sarà sempre”. In quel momento sentii le gote diventare rosse e gli occhi gonfiarsi di lacrime, era una sensazione strana per me che non piangevo mai, ormai non mi ricordavo nemmeno più che le lacrime hanno un sapore salato. Scoppiai in una pianto leggero e sommesso, perché a mostrare le emozioni non ero capace e mi trovai indifesa in quella situazione. Feci quello che avrei dovuto fare molto più spesso, ti abbracciai forte e ti diedi un bacio sulla guancia. Anche tu mi abbracciasti e sentii le tue braccia avvolgermi completamente come un mantello protettivo. Ancora mi sembra di sentire le tue mani attorno al costato dolorante per la stretta. Per la prima volta realizzai perché tu e solo tu eri riuscito ad entrare nel mio piccolo mondo incasinato. Perché tu, fino ad allora, eri stato l’unica persona a cui avevo permesso di prendersi cura di me.

Salii e ti guardai diventare una piccola sagoma tra la folla salutandoti con la mano.

Non scesi mai da quel treno per tornare indietro, ma di lì a poco ne presi un altro per una nuova destinazione. Mi sarebbe piaciuto ripartire sapendo che anche lì ti avrei trovato ad aspettarmi sulla banchina.

Buona notte S.
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23/11/2014 23:58:37
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Commenti

  1. carlomazza 19 gennaio 2015 ore 10:18
    Dolce e malinconico, comunque bello
  2. alfagti 21 gennaio 2015 ore 23:17
    è un pensiero molto bello quello che hai esposto e ti ringrazio ... mi riporta a tante... partenze...e alle tante speranze che in esse riponevo e che ancora ripongo... ma gli addii non sono mai belli...come dici tù...è meglio vederli come un arrivederci...in ogni caso mi piace pensare che le distanze...qualunque esse siano...non sono altre che piccoli limiti...temporali...sarà più bello ritrovarsi...ovunque questo avverrà...si!!! sarà molto bello...!!! :cell
  3. apa.che25 04 agosto 2016 ore 13:00
    i tuoi pensieri,i tuoi scritti sono sempre belli,ovviamente anche questo,anche se inizio a pensare,spero davvero di no,sia qualcuno a cui tieni non possa piu' condividere nemmeno la tua dolcezza nei suoi confronti

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