I danni del riposo

22 settembre 2013 ore 11:11 segnala


Ho risolto il mio problema di relazione con i bacilli. C’è voluto l’intervento di mio nipote che di mestiere fa il guaritore. E’ un po’ come Sai Baba. Solo che Sai Baba impone le mani e lui invece impone gli antibiotici. …Dettagli . D’altronde noi della nostra famiglia siamo figli di un dio minore, non e’ che possiamo pretendere. Come previsto, quindi, ci sono volute un paio di settimane di sano stress lavorativo per superare i danni del riposo …Adesso viene il tempo di ricucire le amicizie, visto che la vacanza e’ servita anche a questo, a rovinare relazioni che durano da anni. Superati i primi momenti di entusiasmo, infatti che durano al massimo fino all’imbocco della tangenziale, già ci si prenderebbe amorevolmente a randellate. La prima discussione scoppia sul tema strada. Passa di lì, no passa di là, col cavolo io passo di qua. Guarda che così la allunghi , ti sbagli così la accorci …La classica discussione tra imbecilli che alla fine non porta a niente se non all’imbocco dell’autostrada …Almeno quello. Nel dibattito, la voce sale di due ottave sopra la media e lì ci rimane per il resto della vacanza. Si discute su tutto …Su quanto tempo deve stare a seccare il ragù sul fuoco, quante volte alla settimana è giusto farsi lo shampoo, su a chi tocca buttar via la spazzatura e, ancora, se sia meglio affittare il moscone o il pedalò …E tutte le persone lì che ti spiegano quale sia la verità. Peccato che prima di partire non sapevano neanche trovarsi il culo con le mani. Se è vero che chi sa ascoltare prima o poi impara qualcosa, visto lo specifico, nessuno impara un micron di più del poco che già sa …Chi si salva? Forse solo gli appena fidanzati …Gli ancora innamorati. Intrecciati in un perenne abbraccio dissaldabile solo con un intervento chirurgico …Mentre i pochi che riescono a tollerare tutto questo meritano davvero un immediato processo di beatificazione
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« immagine » Ho risolto il mio problema di relazione con i bacilli. C’è voluto l’intervento di mio nipote che di mestiere fa il guaritore. E’ un po’ come Sai Baba. Solo che Sai Baba impone le mani e lui invece impone gli antibiotici. …Dettagli . D’altronde noi della nostra famiglia siamo figli di...
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22/09/2013 11:11:30
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Le assemblee condominiali

07 settembre 2013 ore 10:48 segnala


Perché il mondo va così …A quelli del primo piano non interessa dell’ascensore rotto. Tanto loro vanno a piedi. E a quelli del quarto non interessa dei bidoni sotto le finestre. Tanto la puzza non sale fino al tetto.
E poi parliamo di solidarietà sociale? Ma se non siamo capaci neanche di occuparci del nostro dirimpettaio. Cosa vuoi che ci freghi di uno che muore nel terzo mondo!
Per fortuna che ci sono le assemblee di condominio. Io le adoro, piuttosto mi perdo una partita della Juve, ma il summit condominiale non me lo lascio scappare. E’ come assistere a una seduta di psicanalisi collettiva dove ciascuno tira fuori il peggio di sé, il Mister Hyde che alberga nelle sue mutande. Una prerogativa delle assemblee condominiali è che tutti arrivano già incazzati. Uno odia l’altro a prescindere, e tutti insieme appassionatamente odiano l’amministratore. Il nostro è una specie di vescovo senza mitra. Uno alla Bruno Vespa ma senza nei. Che poi è un pò stessa cosa. Ascolta le confessioni di tutti, fa sempre si con la testa e poi dà la benedizione. Che consiste in un “ok, vai in pace. Tutto rimane come prima. E sempre sia lodato”.
Le tipologie di inquilino invece sono svariate. C’è il sordido. L’inquilino stronzo in camiciotto di terital, bretelle blu’ e sandalo con calzino. E’ quello che viene alle riunioni col preciso intento di insinuare il dubbio che i conti non quadrino. Il classico disonesto che dubita degli onesti. Passa le ore e smanettare con la sua calcolatrice da fustino Dash …Poi c’è lo scemo. Che di solito viene con la moglie, scema pure lei. Nela corsa all’idiozia sono come Barrichello e Schumacher. Lui tira la volata, ma al momento buono si fa da parte e fa vincere lei che in quanto a cretinità è sempre la prima sul podio. Poi c’è il furioso, il clone di Maurizio Mosca ma col cimurro. Schiuma rabbia dall’inizio alla fine. Una volta o l’atra gli parte la valvola mitrale …E ciao …Ciao . infine il signor me ne frego. Che non viene mai alle assemblee e fa come vuole. Mica scemo.
Rimangono le oche giulive. A loro va bene tutto . Ma si …Rifacciamo la facciata, tinteggiamo le scale, lucidiamo i pianerottoli, restauriamo le finestre delle scale. L’importante è non chiedersi mai quanto costa.
Si arriva poi ella varie ed eventuali. Parliamo o no del colore della buca delle lettere, degli zerbini sui pianerottoli e dei fiori finti dell’androne? Quello si che è importante. E a proposito di varie ed eventuali …Già che siamo una cosi bella compagnia …Eventualmente qualcuno sa dirmi come togliere la sabbia alle vongole che quando le mangi non facciano cric crac?
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« immagine » Perché il mondo va così …A quelli del primo piano non interessa dell’ascensore rotto. Tanto loro vanno a piedi. E a quelli del quarto non interessa dei bidoni sotto le finestre. Tanto la puzza non sale fino al tetto. E poi parliamo di solidarietà sociale? Ma se non siamo capaci nean...
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Salutami a soreta

03 settembre 2013 ore 09:47 segnala


Ormai non si puo’ piu’ mentire. L’unica salvezza è ammettere l’atroce verita’ e confessare: ”Tesoro caro, so che la mia cartolina non ti e’ ancora arrivata e ho fortissimi dubbi che non ti arriverà mai. E sai perche’? Perche’ non te l’ho mai spedita. Fattene una ragione. Sempre tuo …ecc. ecc. “
Che questa purga delle cartoline cessi.
La questione è che ogni anno chi va in ferie si scolla di dosso amori, amici e parenti pronunciando una frase rischiosa: “Stammi bene, ti mando una cartolina”. Poi si parte e la promessa gli evapora dalla mente. Perche’ la vacanza è un allenamento a scordare. E tutto precede per il meglio fino a che non si raggiunge il capolinea e si piomba inesorabilmente nell’inferno della cartolina da mandare …Che poi anche lì. Se la cartolina la spedisci appena arrivi, ha un senso. E cioè: ti mando il mio saluto caro perché sono lontano e, nonostante tutto , ti penso. Ma se la spedisci alla stazione prima di salire sul treno sei un emerito cretino. Fai prima a salutare di persona e risparmi pure i soldi.
Poi la cartolina è un impegno mentale e si sa che in vacanza la testa serve solo per dividere le orecchie. In spiaggia i neuroni si riducono visibilmente, nuotano solitari nel cervello come particelle di sodio nell’acqua Lete. E’ vero anche che le cartoline sono di una bruttezza urticante. Le piu’ gettonate sono quelle anatomiche dove ci trovi pioggia di culi, ombelichi, pettorali unti, piedi piatti che tra i due occhi di pernice portano scritto “Saluti da Riccione”. Altrimenti puoi optare per le cartoline tristi che di solito sono divise in quattro quadratini, ciascuno con uno scorcio di paesaggio: la stazione, il municipio, una fontana , e il tramonto sul palazzo dell’Enel. Oppure per quelle artistiche. Con paesaggi e tramonti, grosse piu’ o meno come la cartina dell’Africa, con un costo che potrebbe risolvere il debito pubblico dell’Africa medesima. E tutto questo spreco di soldi e di energia , per cosa? Devo dire che mia suocera, che in fatto di riciclo la sa lunga, ha scovato per la cartolina un uso utile: la adopera come paletta per raccogliere le briciole appena scopate. E tanti saluti da Riccione.
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« immagine » Ormai non si puo’ piu’ mentire. L’unica salvezza è ammettere l’atroce verita’ e confessare: ”Tesoro caro, so che la mia cartolina non ti e’ ancora arrivata e ho fortissimi dubbi che non ti arriverà mai. E sai perche’? Perche’ non te l’ho mai spedita. Fattene una ragione. Sempre tuo …...
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Come una lucciola

07 agosto 2012 ore 22:08 segnala


E perciò che la misteriosa Liz non si concede
anche se promette e ripromette il suo sex appeal
e fa la spiritosa tenendo i clienti di Banca
sulle spine ma in solluchero .
Va da sé a tutto vantaggio della filiale bancaria
che è una delle più frequentate della zona.
Risatelle e battute non le mancano, mentre i jeans
le scoppiano addosso come se la carne volesse straripare
in una con il suo cervellino in perenne ebollizione
e la vocetta di gola, acuta e penetrante.
Come una lucciola accende e scompare.
Tic, accende. Tac, scompare
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« immagine » E perciò che la misteriosa Liz non si concede anche se promette e ripromette il suo sex appeal e fa la spiritosa tenendo i clienti di Banca sulle spine ma in solluchero . Va da sé a tutto vantaggio della filiale bancaria che è una delle più frequentate della zona. Risatelle e battute...
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Un omaggio ad una amica di Torre del Greco

15 luglio 2012 ore 10:32 segnala



Tocca questa volta a me parlare, raccontare la vita, che qui si celebra ogni giorno come un evento, una magia, una meraviglia, un’alchimia, un sussulto del sangue e della mente, lungo quel miglio d’oro, di borbonica memoria, che sembra ancora fare da spartiacque tra degrado e sontuosità, tra i bassifondi poveri di sempre e le nobili ville del settecento. Il corallo, certo il corallo, bisogna pescarlo nel fondo di un mare, che si colora di bellezza e si accende di amore, all’apparire dl sole. Chi approda, soprattutto di sera , a Torre del Greco, ha la forte impressione di trovarsi in una città orientale, affollata e vociante, ardente e processionale, nella vicinanza estrema della gente, che si accalca nel corso e nelle vie vicine, si sperde nei vicoli, e non può talvolta fare a meno di esprimere un commento su chi non conosce o vede per la prima volta apparire al suo orizzonte marino. Intanto il Vesuvio invade, soprattutto d’estate, con le sue folate di bosco, il mare e tutto torna, fra tanti sfratti e sgarrupamenti, a farsi primitivo, primo profumo e puzzo d’infinito. Mi sembra di udire il grido del Goethe, che stigmatizzava il sole sull’immondizia, nei suoi viaggi nel Sud, sembra risuonare tra la montagna e il mare.
Qui si vive, ogni volta, una giornata di sole, che enfatizza la miseria e la bruttezza compiute sapientemente dall’uomo sulla ricchezza e bellezza naturali che lo circondano, qui la ginestra, di leopardiana memoria, può ancora nascere sulla roccia vulcanica. Che dire delle donne Torresi, per caso o per calcolo, amiche, conoscenti, sconosciute, compagne di viaggio e d’avventura, sotto lo stimolo di un sole, di uno spillo dialettico, si accendono e si raccontano. A loro basta vivere …Anche di zolfo e di mare, vogliono a tutti i costi, scavare il mistero di un mondo che ribolle dentro le viscere e che esplode solo sotto un impulso forte, proprio come il Vesuvio, che, le donne torresi ancora salutano come un antico signore, padrone del cielo e della terra. Per loro, il Vesuvio e realtà e metafora, un luogo da allontanare e avvicinare, talvolta persino da rimuovere quale immagine statica rispetto alla mobilita del mare. Un luogo, che conosce gli abbandoni e i ritorni, le fughe lontane e le serrate in casa, persino la morte ha una certa voluttà …Si perché qui per la metafisica della mente non c’e’ tempo: tutto urge ed arde dal di dentro, senza scampo.
Molto sta cambiando, ma il sangue che si mescola nell’amore, nella famiglia, resta seme e storia di vita, danza ardente e dura riflessione da fermi. Pur nell’apparente distanza e distonia delle origini, si celebrano imprevisti sposalizi montani e marini tra il Vesuvio e le molte donne che lo prescelgono come amante, da possedere per sempre o da incontrare in quei privilegiati ritagli di passione e verità che la vita per fortuna …A volte regala.
Torresi dunque, non sono allora solo le donne che nascono dal Vulcano, ma anche quelle che scelgono ogni giorno di calarsi nel suo cunicolo, prima o dopo di essersi accese di sole e bagnate di mare.


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« immagine » Tocca questa volta a me parlare, raccontare la vita, che qui si celebra ogni giorno come un evento, una magia, una meraviglia, un’alchimia, un sussulto del sangue e della mente, lungo quel miglio d’oro, di borbonica memoria, che sembra ancora fare da spartiacque tra degrado e sontuo...
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Per le donne intelligenti

05 giugno 2012 ore 19:50 segnala


Un mattino un uomo torna dopo molte ore di pesca e decide di fare un sonnellino.
Anche se non pratica del lago, la moglie decide di uscire in barca.
Accende il motore e si spinge ad una piccola distanza: spegne, butta l'ancora, e si mette a leggere il suo libro.
Arriva una Guardia Forestale in barca, si avvicina e le dice:
"Buongiorno, Signora. Cosa sta facendo?"
"Sto leggendo un libro" risponde lei (pensando: "non è forse ovvio?!?").
"Lei si trova in una Zona di Pesca Vietata," le dice.
"Mi dispiace, agente, ma non sto pescando. Sto leggendo".
"Sì, ma ha tutta l'attrezzatura. Per quanto ne so potrebbe cominciare in qualsiasi momento. Devo portarla con me e fare rapporto".
"Se lo fa, agente, dovrò denunciarla per molestia sessuale" dice la donna.
"Ma se non l'ho nemmeno toccata!" dice la Guardia Forestale.
"Questo è vero, ma possiede tutta l'attrezzatura. Per quanto ne so potrebbe cominciare in qualsiasi momento."
“Le auguro buona giornata signora" e la guardia se ne va.

MORALE:
Mai discutere con una donna che legge, è probabile che sappia anche pensare.
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« immagine » Un mattino un uomo torna dopo molte ore di pesca e decide di fare un sonnellino. Anche se non pratica del lago, la moglie decide di uscire in barca. Accende il motore e si spinge ad una piccola distanza: spegne, butta l'ancora, e si mette a leggere il suo libro. Arriva una Guardia...
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Al mio amore

29 maggio 2012 ore 18:32 segnala


Cara,
non credo che esista qualcuna migliore di te.
Nessuna è migliore di un'altra.
Non esistono canoni nella mia visione di vita.
Esistono persone che possono corrispondere a un periodo della vita,
a un bisogno, a tamponare periodicamente esigenze temporanee.
Poi mi annoio e cerco la diversità, magari l’imbranata, l’intrigante,
l’impacciata, la timida, la misteriosa, l’interessante.
…In questo periodo mi sta bene una passionale romantica come te,
che mi faccia sentire maschio a tutti gli effetti, che mi assecondi
per paura di perdermi (tanto mi perderebbe lo stesso!).
Mi sento vivo solo perché non so cosa capiterà domani.
Per questo motivo è difficile stare con me,
calmarmi , contenermi, sciogliermi come chiedi tu.
Ma tu ti senti all’altezza di tutto ciò? …SI-NO,
e allora non meravigliarti e non mi biasimare
se a un certo punto insospettabile della nostra bellissima storia,
io possa lasciarti per un'altra donna che non mi merita e non ti somiglia.
Non c’è altra spiegazione.
Sono complesso al punto dall’aver sfiorato la superficialità delle cose,
e poiché una cosa vale l’altra, scappo.
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« immagine » Cara, non credo che esista qualcuna migliore di te. Nessuna è migliore di un'altra. Non esistono canoni nella mia visione di vita. Esistono persone che possono corrispondere a un periodo della vita, a un bisogno, a tamponare periodicamente esigenze temporanee. Poi mi annoio e cerco l...
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La sindrome del meraviglioso

22 maggio 2012 ore 14:07 segnala


Autoritratto
Da ragazzo mi sentivo inutile. Gironzolavo a vuoto. Avevo la sensazione di essere trattato dai grandi come un intralcio, come un peso inutilizzabile, sgraziato, sempre tra i piedi. E sì che avevo una gran voglia d’essere messo alla prova. Appena ho potuto, poi, alla prova mi ci sono messo da solo. In questo senso credo che mi metterò in croce sino all’ultimo dei giorni. Peccato che chi ha la sfortuna di vivere a lungo con me, lamenta che sono uno che non si da tregua, che non dà tregua! Moglie e figli , poverini si considerano vittime del mio “rigore”, della voglia di fare, strafare e ricreare, che a detta loro rompe, non fa respirare, non è riposante. E devono pur averla qualche ragione se godo fama di “difficile”. Per la verità da sempre mi spazientisce l’infingardaggine, l’enorme quantità di tempo che prendono gli altri per fare delle cose da compiersi con buona lena in quattro e quattr’otto. I pigri dicono che io non sono normale, che ho la classica marcia in più. Ammetto che l’ignavo mi dà sui nervi perché di solito lo è pure negli affetti, pure verso se stesso. Parlo dell’abitudinario, è ovvio, di chi rifiuta il suo apporto alla società, non di chi soffre e non parla e se ne sta da solo e non prende parte alla vita di gruppo.
Sono fuggito e tornato da Gomorra dove la terra da un momento all’altro può prendere fuoco come un fiammifero, per mia scelta, quasi per un richiamo atavico nell’acquitrinosa valle dei Mazzoni.
La grande città indifferente mi annoia, E’qui che la lotta per la sopravvivenza è cruenta, è qui che ci si sente vivi col pericolo incombente. Fremiamo all’acume che svela le miserie di cui siamo intrisi. Invece le parole dei fannulloni sono baciate da labbra svogliate, da voce appena dette, impigrite, imbavagliate dal torpore, dal calduccio dell’alcova.
La vita finora è trascorsa nella tensione fra un traguardo e l’altro che mi davo da solo. Non ho avuto tempo di annoiarmi e già questo mi sembra un buon risultato. E, anche se non lo ammetteranno mai, credo che con questo rompiballe i miei non avranno avuto tempo di annoiarsi neanche loro.
Mae culpa! Ma a voi forse ne recito solo una parte l’altra la confesserò al Padreterno: Amarezze? Tante. Soddisfazioni? Qualcuna. Tutto sta a recepirle nel loro significato profondo e sapersene accontentare. Altrettanto complicato fu ricondurre all’ovile coniugale la pecorella ( si fa per dire) cui occorse fuorviarsi per riadeguarsi a siffatta eccezionalità (me). Momenti così ti ripagano di una vita. Risvegliano in te la sindrome del meraviglioso. La dimensione da perseguire, nonostante le premesse raggelanti, la felicità di cui si assaporano sprazzi illuminati a lampi. L’armonia, distaccarsi da sé, non prendersi sul serio anzi giocare sul serio con il serio. Rifuggire l’ingiustizia e l’aggressività e tutto quanto vi è di basso, piccolo e meschino. E se proprio vi punge vaghezza di felicità a tutti i costi, lasciate ad altri le complicazioni del meraviglioso …Datevi ai bagordi

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« immagine » Autoritratto Da ragazzo mi sentivo inutile. Gironzolavo a vuoto. Avevo la sensazione di essere trattato dai grandi come un intralcio, come un peso inutilizzabile, sgraziato, sempre tra i piedi. E sì che avevo una gran voglia d’essere messo alla prova. Appena ho potuto, poi, alla prov...
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...Di noi ...La verità

24 febbraio 2012 ore 17:33 segnala


Quando ero giovane, amavo guardare il volto dei miei coetanei, il mio e domandarmi come saremmo stati da grandi.
Ora che ho una mezza età, m'incuriosiscono solo i visi degli anziani.
Ne fisso uno a caso e cerco d'immaginarmi come potesse essere prima che la maschera della vecchiaia calasse con la sua pelle cadente a ricoprire gli occhi che a fatica si aprono ancora sul mondo,con un mento sprofondato nel collo, senza più uno zigomo, con una bocca che sembra più una semplice fessura che la calamita dell'amore.
E la cosa curiosa è nell'accorgermi che in questi anni, ho imparato a saper interpretare la vecchiaia come si fa di fronte all'arte.
Ciò che allora mi sarebbe solo risultata una cosa passata, decrepita, ora mi sembra l'incanto della vita, l'essenza della persona.
... Ho imparato a riconoscere quei solchi e la ragione che li ha generati.
Ho capito che la vita segna anche quando apparentemente è solo normalità come un giorno che scorre come un altro, senza niente di diverso.
Ed è dalle cose più semplici, dall'evidenza dei fatti che appassiamo come fiori smessi, canti smorzati...
Alla fine, tutto avrà lasciato la sua cicatrice: dalle cose più blande e semplici, fino ad arrivare ai momenti unici.
Invecchiare è la cosa più naturale che possa accadere alla materialità delle cose, ma se voi poteste, un giorno, fermarvi a parlare con uno solo di loro, riconoscereste solo lo stesso unico bambino che a vostra volta siete stati.
La maschera è solo il vizio del tempo…
Di noi, resta solo la verità.
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« immagine » Quando ero giovane, amavo guardare il volto dei miei coetanei, il mio e domandarmi come saremmo stati da grandi. Ora che ho una mezza età, m'incuriosiscono solo i visi degli anziani. Ne fisso uno a caso e cerco d'immaginarmi come potesse essere prima che la maschera della vecchiaia c...
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IL PUNTO

20 novembre 2011 ore 07:29 segnala


Camminavo nel bosco,ancora non erano scese le prime ombre della sera. Eppure, gli uccelli tacevano. Il vento gelido dell'inverno proponeva di tornare a casa e rinunciare alla passeggiata, ma non volevo ascoltarlo. Nel cuore mi brulicavano emozioni sempre taciute. Dalla terra risaliva il profumo sommerso della vita. I muschi logori. le pigne irrigidite, le cortecce spente.
I miei piedi sfioravano le loro essenze morte e l'aria sembrava volesse punirmi per non averle dato retta.
Continuavo ad andare avanti a lungo. L'immagine che avevo di me che avanzava era quella di un guerriero che non teme la sconfitta.
Tutto ciò che mi circondava compreso il mio cuore mi stava parlando in maniera straniera e io non potevo capire. Le ombre apparivano bilanciate alle luci. La stessa cosa era nel mio profondo.
Potevo piangere come gioire. Non sarebbe stato diverso perchè ero nel centro esatto di me stesso come la sera a cui andavo incontro.
E proprio allora, in quella massa informe che erano i miei pensieri privi di logica ho iniziato a capire la perfezione del momento e la mia inquietudine. Ero nel punto, quello focale. L'esatto centro tra amore e odio, tra assenza e presenza...
Tra movimento e morte
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« immagine » Camminavo nel bosco,ancora non erano scese le prime ombre della sera. Eppure, gli uccelli tacevano. Il vento gelido dell'inverno proponeva di tornare a casa e rinunciare alla passeggiata, ma non volevo ascoltarlo. Nel cuore mi brulicavano emozioni sempre taciute. Dalla terra risaliva...
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20/11/2011 07:29:42
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