Le guardavo tutte

16 novembre 2011 ore 17:27 segnala


Ogni donna, ogni ragazza, ogni femmina.
Cercavo in loro, la regina.
Lo sguardo, la bocca o la forma da sognare.
Cercavo in colei che fissavo, il segnale.
Quel punto esatto che serve a farti comprendere
che nessun altra donna sarà mai alla sua altezza.
Che lei ha qualcosa più delle altre.
E' migliore.
Frugavo addirittura nelle loro vesti, nel gusto, nella scarpa
o nei monili che usavano per farsi ancora più attraenti.
Era una ricerca spasmodica, ossessiva, mai sazia.
Tutto per trovare quel brillio che non appariva mai.
Quel particolare che era sotto ai miei occhi
ma che negavo costantemente.
Erano tutte uguali.
Tutte simili.
Tutte belle.
Ma la cosa che mi lasciava esterrefatto era
la semplicità dell'immagine femminile
che trapelava da ciascun donna.
Sfrondate di tutto,
ciò che restava era la matrice,
unica ed ineccepibile come quella di un diamante.
Brillava la forza dell'essere femmina
per cui nessuna vale più di un'altra.
Tutte sarebbero da scoprire, da conoscere, da avere.
Una sola cosa non parlava
muta respirava dalla loro immagine...
…Nonostante fossero belle,
…Nonostante fossero perfette e sorridenti
quell'ombra velava interamente la loro essenza.
Come se volesse fuggirne
... Doveva scappare.
Era prigioniera.
Io le avevo fatte prigioniere dello stesso sogno
solo che non potevano liberarsi o capire perché
per farlo avrebbero dovuto essere diverse.
Riconoscere che nessuna è regina di un regno che non esiste.
Il resto ...E’ solo sogno.
Impalpabile
pronto a svanire
con le prime luci
del giorno

Il momento della sconfitta (Cornelia svenuta)

02 ottobre 2011 ore 10:23 segnala


Pompeo è di ritorno dalla guerra civile persa
contro Cesare, e ha tutti i pensieri dell’uomo di
valore appena uscito da una pesante sconfitta.
Nel guadagnare la via di casa tenta di sottrarsi
allo sguardi dei più, sia perché ha il timore di
cadere in qualche agguato, per via dei molti
nemici che può avere un uomo potente come lui,
sia perché vuole evitare l’onta che ogni clamorosa
disfatta si porta dietro.
In questa lancinante situazione si rende conto che
la dea Fortuna gli sta facendo pagare ora quello
che gli ha copiosamente donato in passato e
l’unica speranza che alberga nella sua penosa
coscienza è di morire presto, nel modo più dignitoso
possibile.
Un pensiero sapiente lo attraversa: colui che fonda
la via sul successo, deve essere pronto a morire per
esso, giacché è troppo duro da sopportare il cadere
nella polvere dopo essersi lasciati cullati dal lustro
della gloria.
Attraversa l’ultimo campo prima di arrivare alla porta di
casa e le ancelle gli si prostrano davanti, lamentandosi
contro il fato che ha scritto tale infelice destino per
il proprio signore.
S’affaccia Cornelia, la moglie tanto amata, e alla vista
del marito perde i sensi, sopraffatta dal dolore.
E’ il momento della verità, l’unica, quella che affiora
inevitabilmente quando s è toccato il fondo.
Pompeo sprona Cornelia a reagire, a provare soprattutto
ora l’autenticità dell’amore che li ha legati.
D’altronde, si piange l’assente; si rimpiange cosa non c’è più.
La dea Fortuna ha abbandonato Pompeo, la gloria e la
vittoria sono fuggite. Cornelia piange loro? Era a loro che
rivolgeva il suo affetto? Pompeo è ancora lì, bisognoso più
che mai dell’amore della sua Cornelia, la quale può
dimostrare con onestà il suo amore disinteressato,
a prescindere dal successo di Pompeo.
------------------------------------------------------------------
Non si tratta di una telenovela strappalacrime, ma dello
epilogo della guerra civile romana da parte di Pompeo.
Una pesante sconfitta è l’occasione per tornare sul senso
della vita e scoprire che alla fine di ogni cosa il legame
più forte è quello saldato dall’amore.
Si tratta di una forza inestinguibile, che non si compra né
si arruola, né si negozia.
La fortuna gira, le vittorie si alternano alle sconfitte, la
gloria è soppiantata dal disonore, ma quello che veramente
imane inalterato è l’amore gratuito e disinteressato.
Una lezione antica di cui non si dovrebbe mai dimenticare
l’insegnamento.

Una curiosità storica

31 agosto 2011 ore 20:41 segnala

“Difficoltà di cassa? non c'è problema: cominciate con
l'accettare la mia rinunzia in favore dell'erario della metà
della congrua che mi spetta come parroco”.
E, così scrivendo a Benito Mussolini, poco dopo il suo
insediamento al governo nel 1922, l’arciprete di Formicola
in provincia di Caserta, don Michele Fusco, avviò una campagna
di solidarietà nazionale invitando, con pubblico appello, i
ventiquattromila parroci di tutta Italia a seguire il suo esempio.
Fu subito polverone di critiche e dissensi.
Soltanto il Guardasigilli, l’avvocato Aldo Oviglio, definì l’iniziativa:
“lodevole, encomiabile, generosa e patriottica” mentre il Duce
ordinò che la lettera fosse divulgata su tutti i giornali nazionali e,
poco dopo, ricompensò col titolo onorifico di Ufficiale dell’Ordine
della Corona, il modesto prete di campagna che laureato in
filosofia, sacra teologia ed alta letteratura, era stato collega di
insegnamento di Eugenio Pacelli (iI futuro Papa Pio XII); (che era
di casa ad Amsterdam per il tradizionale “certament” in
lingua latina e che dettò il distico per la Basilica di San Paolo fuori
le mura in occasione del bimillenario paolino del 1960).
Non è dato sapere quale risposta concreta diedero le migliaia di
colleghi parroci di monsignor Fusco. Ma, a giudicare dal vespaio
che sollevò, sembra proprio che l’esempio non scosse più di tanto
la coscienza collettiva, che da sempre si dissolve nel braccio di
ferro fisco-contribuente.

Tutto fa brodo

18 agosto 2011 ore 21:54 segnala


Nel luglio del 2001 ci si preparava a manifestare
in nome di Paesi resi poveri e schiavi.
Il settimanale di Moda e Costume "Amica" pubblicò
un articolo che, facendo il verso a se stessa, tirava
dentro, in un gustoso scialare di sarcasmo di un certo
livello ("gustoso" è un aggettivo che piace tanto ai
giornalisti di Costume), i ragazzi che stavano andando
a protestare. "Al G8 col canotto" era il vademecum
del perfetto manifestante, con consigli di stile, di
conversazione, di atteggiamento.
Che sarebbe morto un manifestante non si poteva
prevedere, ma poco importa: si andava lì per dare
voce a milioni di persone che si sapeva già bene che
stavano morendo.
Trovai la cosa orripilante.
Tanto che non l'ho dimenticato questo articolo; l'ho cercato
e l'ho recuperato. Secondo me, non si può ironizzare su
tutto e non si può fare Costume su tutto
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Nel luglio del 2001 ci si preparava a manifestare in nome di Paesi resi poveri e schiavi. Il settimanale di Moda e Costume "Amica" pubblicò un articolo che, facendo il verso a se stessa, tirava...
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18/08/2011 21:54:17
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Bagno di mezzanotte

13 agosto 2011 ore 10:33 segnala


Vivide stelle che fremono
nella brezza notturna.
Così la tua pelle dorata
nella trasparenza lunare rifiorisce.
Sulla tua pelle bagnata
squame di luce brillano
come tante perle d’avorio.
Mentre nell’aria falene
con linguaggio di fauno
ti sussurrano parole di festa:
è un corale silenzioso.
Muto come il mo amore.
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« IMMAGINE: http://images.style.it/Storage/Assets/Crops/17173/30/18147/bagno-notte_643x654.jpg » Vivide stelle che fremono nella brezza notturna. Così la tua pelle dorata nella trasparenza lunare rif...
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Luce

12 agosto 2011 ore 08:53 segnala


Tutto è troppo breve …
Come lo scatto del corridore che imprime velocità
e segue il suo trionfo d’oro.
Luce di spiaggia che stampi sorrisi di vita e di maestà,
cos’è quest’arte rozza che impallidisce al tuo cospetto?
Una ventata di ipocrisia non può gelare Il corso del sistema della vita
in cui noi tutti dentro siam caduti.
Ma a volte ci sentiamo sbattuti e stufi
e vorremmo solo navigare all’ombra della luna
con un sussurro di vento che manda baci
e la fragranza di tutto il vortice della vita
che se n’è andata.
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« immagine » Tutto è troppo breve … Come lo scatto del corridore che imprime velocità e segue il suo trionfo d’oro. Luce di spiaggia che stampi sorrisi di vita e di maestà, cos’è quest’arte rozza che impallidisce al tuo cospetto? Una ventata di ipocrisia non può gelare Il corso del sistema della ...
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12/08/2011 08:53:29
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Qualcuno ride

09 agosto 2011 ore 11:25 segnala


Qualcuno ride di noi,
dei nostri smarrimenti,
del nostro lanciare nel vento
tutte le foglie di autunno.
Per tutte le parole cocenti
che bevemmo come miele stillante
nel nostro giardino d’amore.
Nella sabbia del mare
son tutti questi che vogliono
recare spavento:
son come scarne onde salmastre
che schiumano invidia.
Ma su tutta questa opacità
fulgida trionfa
all’ombra della vita
un immenso bene
chiamato
Amore
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illusione

08 agosto 2011 ore 20:28 segnala


Voci che rincorrono voci.
Pensieri giudicanti
prodotti dalla mente
ingannevole ed egoica
Tutto e' illusione
anche l'illusione

Il sacco di Capua

24 luglio 2011 ore 09:01 segnala


La città di Capua, purtroppo, annovera tra i suoi avvenimenti
storici uno di estrema crudeltà e scempio: il cosiddetto “Sacco”
che firmò la fine della dinastia d’Aragona nell’Italia Meridionale.
L’evento risale al 1501 quando Capua rappresentava una città
ricca e potente, oltre che occupante una posizione strategica
militare e politica del regno di Napoli.
Unico ideatore dello scempio avvenuto fu Cesare Borgia (duca Valentino),
affiancato, invece, nell’esecuzione materiale
del progetto, dalla Francia che delegò il comando delle sue
truppe al generale d’Aubigny. Cesare Borgia realizzò il disegno
di espugnare Capua accostando ai motivi personali, quali la
vendetta escogitata verso il re Federico d’Aragona, allora re di
Napoli, per avergli rifiutato in moglie la figlia Carlotta, l’ambizione
di estendere il suo potere ad un regno così forte, e quindi a tutta
l’Italia. Il disegno politico cominciò a prender forma quando
il papa Alessandro VI, padre di Cesare Borgia, depose il re
Federico (25 giugno 1501). Il 12 luglio le truppe francesi si
diressero verso Capua e cominciarono ad accerchiarla. Alla
difficoltà di assediare tale città, dettata dal fatto che era ben
difesa (da tre lati dal fiume e dall’altro dalle mura e dai fossati),
si aggiunse il valore dei suoi uomini.
Capua si difese fino allo stremo delle forze per i quattro giorni
successivi al 19 luglio in cui si susseguirono aspre battaglie.
Tra i nomi più illustri, menzioniamo ad esempio Ettore Fieramosca,
difensore della fortezza di Calvi e Fabrizio Colonna difensore della
stessa Capua. Allo scadere dei quattro giorni, l’intera città si trovò
in ginocchio e costretta a barattare la resa con i francesi per una
taglia di 40000 ducati da pagare entro le ore 15 del giorno 24 luglio.
Fu allora che si concretizzò il piano malvagio del duca Valentino
che, accecato dalla cupidigia e dalla vendetta, tramò il tradimento.
Fu ordinato alle truppe di allentare la morsa, e di elargire con saluti
di pace prima dello scadere del termine stabilito.
I nemici furono fatti quindi entrare nella città: furono aperte le porte
di Capua (porta Tifatina, Capuana, del Castello e quella delle due Torri)
e si abbandonò la guardia delle mura. Fu solo quando la maggior parte
dei soldati erano dentro la città che Cesare Borgia, al centro della
Piazza Giudici, alzando la verga, diede inizio alla strage.
Nello stesso istante stavano uscendo dei delegati dal comune di
Capua con il denaro da consegnare.
Era il giorno sabato 24 luglio, ore tredici, vigilia di S. Giacomo
apostolo. Lo scempio che si consumò fu indescrivibile, non si
risparmiò nessuno, neppure i bambini e le donne.
Un bambino salvato dalla morte imminente fu Cristoforo Sannelli
che per ringraziare, poi, il santo di cui portava il nome per averlo
protetto, eresse nella chiesa Santissima Annunziata un altare e
sull’altare una statua del Santo con Cristo fanciullo sulla spalla.
La statua (di legno e alta 2 metri) oggi si può osservare nel Museo
campano. Le donne furono prese di mira per la loro bellezza e si
racconta che alcune di esse (circa 40) rifugiatesi nel Castello
Normanno o delle Pietre furono violentate dalle soldatesche del
Borgia. Molte altre, invece, pur di non concedersi al nemico in
cambio della salvezza, si gettarono nel fiume Volturno annegando.
Fu così anche per una componente dell’illustrissima famiglia
Della Vigna che si trovava nel monastero di S. Maria delle
Dame Monache, che accoglieva tutte giovani nobili e per una
gentildonna di Casa Antignano, accerchiata per strada.
Le vittime, si pensa che siano state più di 5000 persone e la città
fu testimone di un tale scempio perché si narra che il fiume
Volturno si colorò di rosso per il sangue versato in alcuni tratti.
Due furono gli eventi miracolosi che avvennero durante l’assedio.
Si narra che i soldati, inspiegabilmente, non riuscirono ad entrare
nella chiesa di S. Benedetto, oggi S. Filippo e Giacomo, per
uccidere i cittadini che vi si rifugiarono per pregare attorno
all’immagine sacra della Vergine delle Grazie.
Ancora, si narra che la Vergine raffigurata in un dipinto sul muro
lungo una strada che costeggia il fiume Volturno, chiamata
Madonna della Pietà e detta dal popolo Madonna della “Santella",
si portò le mani al volto in segno di tanto orrore di quei giorni,
ponendo fine a tale scempio.
Ancora oggi, nei giorni seguenti al 24 luglio, si celebrano messe
di suffragio a quanti morirono in questi giorni.
Testimonianze di quello scempio possiamo trovarle presso la
chiesa di S. Maria delle Grazie o della Santella, dove fu fatta
una lapide commemorativa nel 24 luglio del 1901 e, sulla strada
che porta a S. Angelo in Formis dove c’è una cappella chiamata
Cappella della Morte.
Si narra che essa sorge proprio nel luogo dove si stabilì la tenda
del d’Aubigny.
Questa, distrutta nel 1860, fu rifatta all’inizio del secolo scorso
come la si può vedere oggi.


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« IMMAGINE: http://www.comitatinazionali.it/upload/immagini/02_borgia_gall.jpg » La città di Capua, purtroppo, annovera tra i suoi avvenimenti storici uno di estrema crudeltà e scempio: il cosiddetto...
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24/07/2011 09:01:31
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