Un omaggio ad una amica di Torre del Greco

15 luglio 2012 ore 10:32 segnala



Tocca questa volta a me parlare, raccontare la vita, che qui si celebra ogni giorno come un evento, una magia, una meraviglia, un’alchimia, un sussulto del sangue e della mente, lungo quel miglio d’oro, di borbonica memoria, che sembra ancora fare da spartiacque tra degrado e sontuosità, tra i bassifondi poveri di sempre e le nobili ville del settecento. Il corallo, certo il corallo, bisogna pescarlo nel fondo di un mare, che si colora di bellezza e si accende di amore, all’apparire dl sole. Chi approda, soprattutto di sera , a Torre del Greco, ha la forte impressione di trovarsi in una città orientale, affollata e vociante, ardente e processionale, nella vicinanza estrema della gente, che si accalca nel corso e nelle vie vicine, si sperde nei vicoli, e non può talvolta fare a meno di esprimere un commento su chi non conosce o vede per la prima volta apparire al suo orizzonte marino. Intanto il Vesuvio invade, soprattutto d’estate, con le sue folate di bosco, il mare e tutto torna, fra tanti sfratti e sgarrupamenti, a farsi primitivo, primo profumo e puzzo d’infinito. Mi sembra di udire il grido del Goethe, che stigmatizzava il sole sull’immondizia, nei suoi viaggi nel Sud, sembra risuonare tra la montagna e il mare.
Qui si vive, ogni volta, una giornata di sole, che enfatizza la miseria e la bruttezza compiute sapientemente dall’uomo sulla ricchezza e bellezza naturali che lo circondano, qui la ginestra, di leopardiana memoria, può ancora nascere sulla roccia vulcanica. Che dire delle donne Torresi, per caso o per calcolo, amiche, conoscenti, sconosciute, compagne di viaggio e d’avventura, sotto lo stimolo di un sole, di uno spillo dialettico, si accendono e si raccontano. A loro basta vivere …Anche di zolfo e di mare, vogliono a tutti i costi, scavare il mistero di un mondo che ribolle dentro le viscere e che esplode solo sotto un impulso forte, proprio come il Vesuvio, che, le donne torresi ancora salutano come un antico signore, padrone del cielo e della terra. Per loro, il Vesuvio e realtà e metafora, un luogo da allontanare e avvicinare, talvolta persino da rimuovere quale immagine statica rispetto alla mobilita del mare. Un luogo, che conosce gli abbandoni e i ritorni, le fughe lontane e le serrate in casa, persino la morte ha una certa voluttà …Si perché qui per la metafisica della mente non c’e’ tempo: tutto urge ed arde dal di dentro, senza scampo.
Molto sta cambiando, ma il sangue che si mescola nell’amore, nella famiglia, resta seme e storia di vita, danza ardente e dura riflessione da fermi. Pur nell’apparente distanza e distonia delle origini, si celebrano imprevisti sposalizi montani e marini tra il Vesuvio e le molte donne che lo prescelgono come amante, da possedere per sempre o da incontrare in quei privilegiati ritagli di passione e verità che la vita per fortuna …A volte regala.
Torresi dunque, non sono allora solo le donne che nascono dal Vulcano, ma anche quelle che scelgono ogni giorno di calarsi nel suo cunicolo, prima o dopo di essersi accese di sole e bagnate di mare.


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