WAKA WAKA

29 luglio 2010 ore 23:05 segnala

Confuso e indifferente in uno dei tanti villaggi della riviera italiana, leggermente ottenebrato da un pò di vino e dall ora tarda, mi scopro ad assistere al rito collettivo della danza di gruppo. Che immagino, di nuovo, uguale e indifferente dal settentrione al meridione della nostra penisola.

Decine di persone che danzano al ritmo di waka-waka.

Verrebbe voglia di urlare al ritornello "This time for Africa". Mi immagino di non essere il solo... anche il nostro meridione paga il prezzo di essere meridione.

Verrebbe voglia di cantare forte "This time for Africa", di ribadire con il coro di tutti l'importanza di quella affermazione, rispetto alla vacuità del resto della canzone.

Guardo la platea. Mi assale il dubbio che sia io il solo a leggere in quelle parole l'assunzione di responsabilità rispetto ad un ordine economico che ci vuole, comunque ricchi, e quindi a scapito di qualcun altro.

Guardo la platea, la osservo. Rappresentanti e muratori, cassintegrati e casalinghe, sembrano divertirsi. Temo che nessuno di loro abbia davvero intenzione, oggi ed ora, di interrogarsi davvero su ciò che può (o potrebbe) significare quella frase... "This time for Africa".

Potrebbe significare domandarsi come si sia potuto per alcuni secoli vivere al di sopra delle proprie possibilità, domandarsi quale sia davvero il senso della parola giustizia.

Come se una canzone potesse cambiare qualcosa.

PECCATO D'ARTISTA 2 - LA VENDETTA

17 novembre 2009 ore 00:36 segnala

Costava molto vedere i Greenday a Milano! Un prezzo sicuramente non politico, e questo, a mio avviso, non è mai bello.

Ma, accidenti a loro, i californiani incantano.

Hanno voglia di suonare e di farsi ascoltare, suonano la loro musica e si sente. Si sente che nessuno avrebbe potuto suonarla come loro; per noi che c'eravamo.. come loro quella sera.

Nonostante gli effetti speciali, che vince è la musica che coinvolge ed elettrizza tutto il pubblico, pubblico emozionato ma non "eccessivo".

Un concerto memorabile, che ti vede all'uscita, un pò stordito. Una full immersion di due ore e mezzo nella rabbia e nella gioia dei musicisti.

 

"I beg to dream and differ from the hollow lies
this is the dawning of the rest of our lives
on holiday"

 

QUELLO CHE NON HO....

25 agosto 2009 ore 00:34 segnala

Tornare..... A questo mi fa pensare il blog di Pessima.

 

http://blog.chatta.it/pessima.dispettosa76/11064448/Sono-tornata-.aspx

 

Anche io, come lei, da qualche anno a questa parte, uso tornare durante l'estate nei luoghi che mi hanno visto bambino.

 

Incontro persone.... forse le uniche che davvero possono dire di conoscermi, pur avendo io scambiato con loro solo alcune parole. Me le ricordo attraverso la deformazione dei miei occhi di bambino di allora.

 

Mi hanno visto cucciolo, adolescente turbato e dissipatore; mi hanno visto sparire per un decennio o giù di lì e mi hanno visto ricomparire, ora, perfettamente inquadrato nella realtà odierna. I nostri contatti sono stati limitati naturalmente al periodo estivo... vite che si incontrano attraverso dei flash casuali nei quali si fa giusto in tempo a scattare un istantanea di ciò che la vita dell'altro appare ai nostri occhi. Attraverso questi flash si ricompone un immagine, una vita intera raccontata a flash estivi.

 

Ricordo che da ragazzo compiangevo la loro vita... rinchiusa nelle mura di un paesino e pensavo a quali infiniti e illimitati orizzonti  avrei potuto esplorare dalla città... a quanto mondo c'era da scoprire.

 

Quella ansia di vedere al di là del muro mi ha seguito nell'esistenza, come una condanna. E mi perseguita ancora.

 

E non riesco, oggi, a non invidiarli. E mi chiedo se nella mia protervia di adolescente non confusi la semplicità con la saggezza.

 

La nevrosi di conoscere e costruire... paragonata alla tranquillità del contadino che disegna i suoi progetti con l'inevitabilità delle stagioni. Con il fatalismo di chi ancora ricorda che anche la nostra vita è collegata alla caducità intrinseca delle cose vive. Questa caducità con la quale tutti dovremo, prima o poi, fare i conti.

 

 

 

QUANDO LO STATO VA A PUTTANE

05 agosto 2009 ore 22:47 segnala

 

 

A mé, di come scopa o non scopa Berlusconi non me ne frega un ca__o!

 

 Rivendico orgogliosamente la mia totale mancanza di "moralità" rispetto alle abitudini sessuali delle persone. Questo è un buon punto di arrivo di un mio percorso di "liberazione", rispetto a questi temi.

 

Devo però confessare che mi ha un pò colpito il fatto di aver letto sulla bacheca di chatta, il messaggio di una utente che avvertiva di essere li per "vendere" sesso virtuale su msn in cambio di ricariche postepay. Mi sono chiesto se questo fastidio fosse dovuto ad un rigurgito di bacchettonismo. No! Io trovo che vendere sesso virtuale su msn sia una cosa assolutamente legittima... che non ci sia nulla di strano; forse è il posto, il contesto che stride un pò.

 

 

Io continuo ad immaginare la chat come uno spazio dove si palesa la propria solitudine di quell'istante.. ed è quindi conseguente che ci si metta nella condizione di stabilire nuove relazioni. Ma nel caso della "vendita di relazione" si crea uno stato di asimmetria... tra coloro che confessano implicitamente il loro bisogno di conoscere gente, e coloro che invece non hanno questa necessità. Sono li per "piazzare" un prodotto!

 

 

'E in realtà un tema di cui spesso si è abusato. Provo a mettere in fila i miei pensieri: Non ritengo che prostituirsi sia un crimine e non ritengo che chi accede alla prostituzione sia peggiore degli altri, per cui non vedo perchè dovrei essere contro alla riapertura dei bordelli. In effetti non lo sono! Però non accetto che sia lo Stato, che agisce in nome e per conto mio, a trarre reddito da questa attività. Perchè questa professione è comunque e sempre basata sulla mercificazione del corpo.. e una Istituzione, quale è lo Stato non può che avere tra le sue finalità la liberazione dei propri cittadini. Dover vendere il proprio corpo lascia sempre sospettare uno stato di bisogno.....

 

Questo è, a mio avviso, il filo di discriminazione. Se un sedicenne tocca il culo ad una sua compagna di classe ci può pure stare... se in una azienda il capo tocca il culo ad una impiegata mi sembra un crimine molto peggiore. Il crimine è l'asimmetria tra gli attori della relazione. Asimmetria che alimenta il sospetto che per uno dei due fosse un piacere, per l'altro una sottomissione. L'esempio più lampante è la pedofilia, un modo di declinare la sessualità che presuppone sempre l'incapacità da parte del minore di scegliere liberamente... e per questo inaccettabile.

 

Per questo motivo pur non avendo nessun tipo di condanna per le scelte sessuali del Presidente del Consiglio.. e ritenendo che questo non possa nè peggiorarlo (ammesso sia possibile), nè migliorarlo, assisto con un pò di tristezza allo spettacolo di questi giorni.

 

Amiche Donne.... non è ora di alzare la testa?

PECCATO D'ARTISTA

26 luglio 2009 ore 00:16 segnala

Io credo che per i musicisti, e per gli artisti in generale, esista un peccato originale.

Mi spiego: quando noi esprimiamo una valutazione su come una persona esplichi una determinata professione, ci riferiamo alla sua capacità di svolgere un determinato compito, il fatto che costui lo faccia più o meno bene non implica necessariamente  un giudizio sul "complesso" di quella persona, Un cattivo ingegnere può essere un buon amico o una persona meschina.. lo stesso dicasi per un parrucchiere geniale o un buon avvocato.

Ma all'artista chiediamo di più. All'artista chiediamo di emozionarci, chiediamo un livello di comunione che va al di là del semplice commissionamento di un manufatto o di un servizio. Ci disponiamo a questa comunione nel momento che  approcciamo a un opera dell'artista stesso o, nel caso della musica, all'ascolto delle esecuzioni del musicista.

La differenza tra i due livelli è evidente... quando leggiamo un libro ci immedesimiamo con le sensazioni che possono provare i protagonisti, quando guardiamo un quadro o ascoltiamo un concerto ci lasciamo rapire. L'arte naturalmente è anche e forse soprattutto tecnica, ma l'artista nell'opera mette qualcosa di intimamente suo, e ci invita nell'esibizione, a condividerlo, a stabilire quindi una relazione emozionale.

In altre parole: ho visto un concerto che non mi ha emozionato!

Ottimi artisti, bravi professionisti di livello internazionale. Ma non sono riusciti a portarmi via. E anche il resto della platea mi dava questa sensazione. Non sono riusciti a vincere la diffidenza... a bucare la corazza ed a parlare direttamente con il cuore, con le gambe.. con la pancia. Non sono riusciti a stabilire quella relazione di "altro" livello di cui parlavo sopra.

Si mette in scena l'antico binomio tra il "messaggio" che viene veicolato ed il "mezzo" che lo veicola. Saper suonare bene, anche benissimo, non significa necessariamente essere dei grandi artisti. Allo stesso modo alcuni dei brani più belli sono semplicissimi e spesso suonati e composti da musicisti tecnicamente poco più che mediocri.

Semplicemente...hanno trovato attraverso la musica,  un linguaggio che gli permette di tirare fuori di più. Un collegamento diretto tra lo strumento e la sfera emozionale. E questo glielo invidio molto!

 

Semplice semplice... Sunday morning

 

Sunday Morning
brings the dawn in
It's just a restless feeling
by my side

Early dawning
Sunday morning
It's just the wasted years
so close behind

 

Watch out, the world's behind you
there's always someone around you
Who will call
it's nothing at all

 

Sunday morning
and I'm falling
I've got a feeling
I don't want to know

 

Early dawning
Sunday morning
It's all the streets you crossed
not so long ago

 

Watch out, the world's behind you
there's always someone around you
Who will call
it's nothing at all

 

Watch out, the world's behind you
there's always someone around you
Who will call
it's nothing at all

Sunday morning

 

IN A MANNER OF SPEAKING

25 luglio 2009 ore 00:45 segnala

Io sono sempre stato una persona iperrazionale... questo in realtà non è mai stato un problema per me ma lo è sempre stato per le persone che mi circondavano che ad intervalli regolari mi accusavano di essere anaffettivo..... incapace di provare o perlomeno di esprimere i miei sentimenti.

 

All'incirca tre anni fà qualcosa è cambiato... non saprei dire se c'è stato qualcosa che ha scatenato questo cambiamento.... ma qualcosa è cambiato! E non è stato bello! All'improvviso, come nel "pasto nudo" di Burroughs, mi è sembrato che la mia esistenza fosse vuota, priva di senso. Che fossero necessari dei cambiamenti!

 

Sono stati, quelli, dei giorni infelici. La necessità di "dare un senso" mi divorava e nello stesso tempo mi immobilizzava. 'E stato poco dopo quei giorni che ho deciso di iniziare a scrivere.... e dopo qualche mese ho inaugurato questo blog.

 

Guardavo, a quel tempo, con nostalgia, alla mia meravigliosa "immunità" perduta, anelavo di ritornare a quella protezione dalla necessità di relazione che avevo abbandonato.... mi chiedevo se mai sarei riuscito a riconquistarla....

 

Come in tutte le rivoluzioni, il sangue che scorre ci costringe a chiederci se il futuro per cui lottiamo valga il prezzo del dolore che stiamo procurando(ci).. o se non sarebbe stato meglio rimanere in quel tranquillo, seppur ormai intollerabile, limbo.

 

Ha vinto la conservazione! Ho preferito tornare indietro che continuare per quella strada... dolorosa sì... ma gravida di nuovi orizzonti inesplorati. Ha vinto la paura ed oggi ho riconquistato quella "adulta imperscrutabilità" che avevo così avventurosamente abbandonato. E mi chiedo se davvero ho vinto.... o se per l'ennesima volta ho perso.....

 

Amanda Palmer plays Tuxedomoon's "In a manner of speaking"

 

In a Manner of speaking
I just want to say
That I could never forget the way
You told me everything
By saying nothing

In a manner of speaking
I don't understand
How love in silence becomes reprimand
But the way that i feel about you
Is beyond words

Oh give me the words
Give me the words
That tell me nothing
Ohohohoh give me the words
Give me the words
That tell me everything

In a manner of speaking
Semantics won't do
In this life that we live we only make do
And the way that we feel
Might have to be sacrificed

So in a manner of speaking
I just want to say
That just like you I should find a way
To tell you everything
By saying nothing.

Oh give me the words
Give me the words
That tell me nothing
Ohohohoh give me the words
Give me the words
That tell me everything

Oh give me the words
Give me the words
That tell me nothing
Ohohohoh give me the words
Give me the words
That tell me everything

CON QUELLA FACCIA UN PO COSI....

12 luglio 2009 ore 23:56 segnala

Quell'espressione un pò cosi... che abbiamo noi che abbiamo visto Genova.....

 

Ci si sente sempre un pò petulanti o stupidi a dire "noi l'avevamo detto", ma è un dovere al quale non ci si può sottrarre.

 

 Sulle rovine dell'Abruzzo e, metaforicamente, sulle rovine di quella che veniva decantata come l'era dell'oro della globalizzazione, i potenti della terra hanno dovuto stilare l'atto di morte di quel liberismo di cui erano profeti e che avevano difeso con il fucile in mano.

'E vero che il tempo è giudice inclemente...

L'illusione che il denaro, la ricchezza nascessero dal nulla.... dalla crescita infinita del debito, dal depauperamento avido e sprecone delle risorse naturali, da una finanza che ignora la realtà ed è costruita solo dall'astrazione dei numeri. Questo era la globalizzazione nella mente di coloro che la propugnavano nel 2001.

 Avere creduto in questa illusione è colpevole! Immaginare una ricchezza costruita sulle diseguaglianze sociali tra diverse parti del mondo, oltrechè ingiusto è miope. Di breve termine, anche in una visione tecnica asettica e calcolatrice.

La crisi finanziaria di fine 2008 ne è stato un sintomo.... ma oramai tutti sono concordi nel riconoscere che la gestione complessiva dell'economia mondiale, una volta spalancate le porte dello scambio, non può essere priva di norme complessive che la regolano. Immaginare l'intero globo terrestre  come una grossa preda da saccheggiare, sia in termini di risorse naturali che di risorse umane, porta a dinamiche stridenti. Sfruttamento disumano nelle aree povere ed indebitamento gigantesco nelle aree ricche.

L'emanazione di norme è risultata inevitabile.

Io credo che sia giusto oggi, doveroso, riconoscere che le istanze dei tanti che hanno marciato civilmente ed in modo nonviolento su Genova nel Luglio 2001 hanno avuto seguito.

 Non facinorosi, non utopisti e neppure conservatori! Realisti e lungimiranti. La storia ha emesso la sua sentenza!

 

 

Io non c'ero, per cui pago volentieri il tributo di ringraziarli per una lotta di giustizia di cui tutti avremo i frutti.

 

Il Maggio di De Andrè

 

Welcome back my friends

02 luglio 2009 ore 22:34 segnala

Cari amiche ed amici, vi sono debitore di qualche scusa per la lunga assenza. Complice un cambio di gestore telefonico un pò accidentato, sono mancato a lungo dal mio blog; ma se ascrivessi solo a questo la mia latitanza verrei meno a quella minima onestà intellettuale che ho deciso di impormi nello scrivere su questo spazio.

 

Come quando riincontri un vecchio amico, con cui hai avuto una grande confidenza, ricominciare a scrivere dopo tanto tempo mi crea un certo imbarazzo.... l'abitudine a rendere pubbliche le proprie pulsioni necessita di esercizio, di familiarità. Troppi sottintesi sono necessari, sarebbe troppo lungo cominciare tutto da capo! Non posso scrivere cosi! Devo, per forza, dare per scontato che chi legge sappia già abbastanza di me da poter connettere queste parole sparse sul selciato con altre che già ha visto cadere e ha colto.

 

Nondimeno questo diario mi è prezioso. Ne ho sentito la mancanza e ogni giorno avrei avuto cose da dirvi... lettori senza volto.

 

Cose inutili... Cose senza utilità. Volta per volta le ho analizzate e le ho giudicate.... troppo professorali, troppo emozionali, troppo semplici o troppo complesse. La paura di come voi avreste percepito i miei pensieri mi ha immobilizzato e cosi le ho lasciate cadere.... senza importanza... come appunti o appuntamenti di un giorno ormai finito.

 

Ma ogni giorno è finito... se lo guardo con gli occhi di domani. La tensione verso il futuro, paradossalmente come il ricordo del passato, ci impedisce di essere pienamente nell'oggi e di assaporarlo in tutto il suo sapore amaro e travagliato.

 

Ho imparato una lezione e ne sono felice. Di quei pensieri farò memoria e li conserverò... e sorriderò quando tra qualche tempo scoprirò di aver cambiato opinione su quell'argomento... oppure no.

Volano, i pensieri, e si raggruppano, a volte, su un articolo di giornale, sulla pagina di un libro, su un volto particolare o sulle parole di una canzone. Su un ingiustizia evidente o sulla percezione di un dolore procurato che solo tu credi di poter vedere.

 

Volano i pensieri!  Scorrono veloci! Nascono e muoiono nel giro di pochi secondi a volte, a volte ti perseguitano per anni. Intrappolarli nelle parole o nelle righe di un post potrebbe sembrare una crudeltà, data la grande libertà di cui godono. Non è cosi! Umorali e cangianti, scossi da qualsiasi tremito o cancellati da un emozione più forte..... vestirli di parole è l'unico modo per fermarli.. per averne traccia.

 

Un ringraziamento particolare a tutti quelli che con le loro visite e i loro richiami mi hanno aiutato a svegliarmi da questo torpore.

THE FREAK FATHER

10 maggio 2009 ore 00:32 segnala

Il governatore dello stato della California, il "famoso"  Schwarzenegger, ha ritenuto "plausibile" la possibilità di legalizzare l'uso della marijuana per scopi ricreativi e di apporvi una tassa, allo scopo di risanare le catastrofiche finanze dello stato! Laddove hanno fallito vent'anni di lotte libertarie è riuscita a far breccia la crisi economica.

 

Per chi, come me, in gioventù ha condito le proprie serate con qualche cannetta dovrebbe essere una buona notizia; dovrebbe.... perchè in realtà essendo transitato dal ruolo di "giovane scavezzacollo" al ruolo di padre risulta inevitabile approfondire l'analisi alla luce di quella saggezza che potrebbe essere nel frattempo maturata.

 

Alla fine la domanda è sempre quella. "Che mondo voglio lasciare ai miei figli?", riducendo di più... "ritengo ancora che si debba lottare per le cose che credevo importanti 15 o 20 anni fa?" Estrema sintesi: Sono diventato un vecchio babbione?

 

Sul tema specifico confesso una difficoltà a schierarmi nettamente.

Dal punto di vista medico le opinioni sono contrastanti, anche se mediamente non si riconoscono danni di natura medica. Chi sostiene la pericolosità della marijuana si riferisce nella maggior parte dei casi a danni a carico del sistema nervoso: principalmente disturbi della memoria e della concentrazione. Viceversa sono oramai noti i pericoli "medici" di altre "droghe" socialmente accettate, come alcool e tabacco.

Culturalmente, spesso vengono sottolineati i rischi della marijuana come droga "di passaggio". Chi ne nega l'esistenza sostiene che la contiguità tra la marijuana e droghe più pericolose è frutto della proibizione; sostiene che si tratta di "contiguità nell'illegalità" il trait d'union che lega la marijuana (o il fumo in generale) all'eroina o alla cocaina! Io credo che questa lettura abbia un seme di verità. Credo anche che la legalizzazione, anzi la "normalizzazione" dell'uso di queste sostanze ne depotenzierebbe moltissimo la carica trasgressiva riducendola rapidamente in una pratica priva di appeal, con una certa connotazione di antico.

 

La proibizione sociale fonda le sue radici in altre epoche, epoche nelle quali l'uso di marijuana coincideva (in modo proprio?) con una critica complessiva alla società così come era strutturata. Sospetto che questa proibizione denunciasse addirittura, in un certo senso, la debolezza di questo modello sociale, la fragilità.

Perciò mi chiedo se abbia ancora senso o se sia un inutile attacco alla libertà individuale nella società odierna, e mi rispondo di si! Si!

 

Le ansie, come genitore, non devono essere una palla al piede dei nostri figli. Purtroppo accade spesso e gli esiti sono disastrosi.

Troppo facile vietare la marijuana. Ai nostri figli siamo debitori di qualcosa di più importante di un divieto. Ai nostri figli dobbiamo regalare la capacità di sognare, di progettare e costruire. Un futuro nuovo di zecca, tutto da scrivere.

 

Se lo sapremo fare sarà inutile vietare. Superfluo!