scuola e vita 3

15 settembre 2017 ore 23:51 segnala
Focalizzata ed accettata la nuove realtà,l'acquisizione di una nuova famiglia a dire il vero a me del tutto estranea,dovermi inserire in un contesto del tutto diverso da quello nel quale ero vissuto e cresciuto fino ad allora non fu semplice,la sola cosa che davvero attenuava almeno marginalmente la mia sofferenza fu (banale ma vero) la presenza di una TV in casa,fino ad allora la vedevo saltuariamente e limitatamente in pochissime occasioni,fu per me un vero sollievo per eludere una tristezza profonda. Ancora ricordo la TV dei ragazzi,il maestro Manzi che tentava di alfabetizzare una buona parte di Italiani ancora analfabeti o quasi,dei primi caroselli poi a letto,le uscite con la Lambretta di mio padre (un vero lusso per quei tempi) e la nebbia,mai vista prima di allora tanto fitta e presente,una città che non finiva mai per me abituato al paesello. Solo adesso mi torna in mente un fatto che accadde tanti anni prima e che cerco di estrarre dal cassetto dei ricordi in tutta la sua interezza,avrò avuto circa 6 anni o poco più,mio zio (che allora credevo fosse mio padre) era emigrato dal paesello a Lucerna in cerca di lavoro lasciando a casa mia zia e me,rammento era estate,non so come ma io e zia dal paesello raggiungemmo zio a Lucerna,un viaggio per me epico e da mozzare il fiato ma alla fine eccoci a Lucerna,stupenda città Svizzera stesa quasi ad abbracciare l'omonimo lago che ai miei occhi appariva l'oceano Pacifico,strade enormi,traffico e caos al quale non ero abituato e la lingua,il tedesco a me incomprensibile e pure antipatico. Ricordo dei giardini molto belli e curati accanto alla casa nella quale viveva mio zio e in questo giardino tutti i pomeriggi vedevo una bellissima bambina bionda all'incirca della mia età e non so come accadde ci ritrovammo amichetti,giocavamo insieme ed eravamo diventati inseparabili al punto che i genitori della bambina a un certo punto conosciuti i miei zii vollero che io salissi in casa per la merenda e per non lasciarci sempre nell'erba a giocare,il bello è che io non capivo nulla del tedesco e lei nulla d'italiano,solo mio zio ne masticava quel tanto per riuscire a farsi capire ma tant'è,io e lei ci capivamo forse a gesti,a sguardi,a sorrisi chissà e il tutto durò per i tre mesi che restai a Lucerna,ancora ricordo i pianti e le urla quando ci separammo,fu straziante davvero e lei mi regalò uno dei suoi giochi,una scatola contenente dei cubi con i quali comporre quadretti precisi,una specie di mosaico a dadi,lo ricordo come fosse adesso. Questo fu in assoluto il mio primo viaggio e di esso rammento altri episodi come quando un giorno che la zia,lo zio e altri loro amici italiani organizzarono una cena a casa di chi non ricordo,ricordo solo che a un certo punto era finita la birra così mi dissero di uscire e andarne a comprare due bottiglie e la figlia della coppia di amici volle accompagnarmi,detto fatto uscimmo per comprare le due bottiglie e lei volle tenerne una,io le dissi di no perchè per lei era pesante ma non volle sentire ragioni,dammene una che la porto io e vabbè,tienila tu. Neanche due passi e la bottiglia le cade e si rompe,accidentaccio e adesso? niente,torniamo a casa con la bottiglia integra e raccontai il fatto agli adulti che mi dettero la colpa,non dovevo dare la bottiglia a lei e a nulla servì spiegare che io non volevo ma lei insisteva,rimediai pure un ceffone che mi fa male ancora adesso....e che cavolo.
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Focalizzata ed accettata la nuove realtà,l'acquisizione di una nuova famiglia a dire il vero a me del tutto estranea,dovermi inserire in un contesto del tutto diverso da quello nel quale ero vissuto e cresciuto fino ad allora non fu semplice,la sola cosa che davvero attenuava almeno marginalmente...
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