Il mio matrimonio.

04 novembre 2017 ore 14:17 segnala
Il mio matrimonio? bhè presto detto,si scrive matrimonio ma si pronuncia fallimento...elementare Watson. Un "episodio" neanche tanto memorizzato,un "evento" del tutto privo di emozioni e coinvolgimenti,allora ero giovane,impreparato e peggio superficiale.
Per certo rammento che qualche giorno prima della cerimonia ne parlai con mio padre,gli dissi che non ero convinto,che avevo tanti dubbi,che avrei preferito non sposarmi e lui mi rispose.....vedi tu,se non sei convinto lascia perdere ma pensaci bene,poi non venire a piangere.
Lei era giovane,troppo e viveva il matrimonio più come evasione e raggiungimento di libertà individuale che non come desiderio di costruire qualcosa di importante.
Non avevamo le stesse aspettative,io volevo un figlio ma nulla,non se ne parla nemmeno poi a dirla tutta non ho mai amato davvero la donna che poi sarebbe diventata mia moglie.
Non ho mai provato quel fremito,quel brusio dell'animo e questo adesso mi appare terrificante.
Ovvio devo assumermi le mie responsabilità,sarebbe semplicistico e da vigliacchi scaricare non tanto le colpe quanto le inadeguatezze della situazione,come sempre in un rapporto di coppia fallimentare servono due legni per fare una croce e io ho messo la mia parte,non cerco alibi,allora credevo che l'intesa,l'amore e la complicità sarebbero arrivate a rimorchio ma così non è stato,non c'era nemmeno quella intesa sessuale indispensabile per far crescere una vita di coppia,lei proiettata nella sue "tendenze" ed io spettatore si curioso si anche partecipe ma sempre di riflesso. Un matrimonio fatto di abitudini,il pranzo domenicale inesorabilmente a casa dei suoi familiari guai mancare una volta,il sabato sera a casa di amici sempre quelli sempre gli stessi,nessuna uscita dagli schemi,poco dialogo da qui il lento ma inevitabile sfaldamento del rapporto, dopo quasi otto anni capimmo di essere arrivati al capolinea e il divorzio fu la logica conclusione.
Poi superato un periodo neanche tanto lungo di messa a fuoco,di accettazione e di realizzazione iniziò per me il periodo diciamo più elettrizzante della mia vita. Ero libero di essere me stesso,di trasgredire e di vivere appieno,di prendere o lasciare insomma e mi circondai di nuove emozioni fino ad allora praticamente se non sconosciute quanto meno soffocate.
Avevo un buon lavoro,una busta paga non male (per quei tempi) una voglia innata di conoscere e viaggiare,mi sentivo rigenerato,ero interessante,piacevole e scemo,ora ahimè sono solo scemo.
Nuovi amori,nuovi letti,nuove esperienze anche sessuali,nuovi confronti,nuove condivisioni.
Dal divorzio e per molti anni non passai più un fine settimana ne da solo ne nel mio letto o quantomeno non nei mesi favorevoli a coltivare la mia passione più grande,il mototurismo.
A pensarci bene e per amore di verità devo ammettere che non ho mai amato nessuna donna con tutto me stesso,riconsco che come un felino non mi innamoravo ma invero mi affezionavo alle situazioni positive che la nuova relazione portava con se........che idiota.
Via via fino agli ultimi anni quando conobbi una donna che credevo di amare veramente ma che puntualmente si rivelò una cantonata memorabile ma come si dice...c'est la vie.
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Il mio matrimonio? bhè presto detto,si scrive matrimonio ma si pronuncia fallimento...elementare Watson. Un "episodio" neanche tanto memorizzato,un "evento" del tutto privo di emozioni e coinvolgimenti,allora ero giovane,impreparato e peggio superficiale. Per certo rammento che qualche giorno...
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