Povera Italia

20 ottobre 2017 ore 06:59 segnala
"A parlare male degli altri si fa peccato ma spesso si indovina",così esortava Giulio Andreotti in una delle famose frasi che lo hanno reso celebre tanto quanto quel Giuseppe Garibaldi che si rese conto tardivamente che prima di fare l'Italia avrebbe dovuto dedicare un po del suo tempo (oltre alle campagne militari contro i Borbonici tiranni) a fare gli italiani,cosa che non fece e della quale ancora oggi ne paghiamo le conseguenze che su scala più larga sono ingigantite fino al punto di volere fare l'Europa prima degli europei,solite manie di grandezza e abnormi superficialità alle quali siamo miseramente abituati e con la quali dobbiamo convivere.
Scriveva Enzo Biagi....Gli Italiani non esistono. Nessuno è mai riuscito a catalogarli e questo di per se dovrebbe far riflettere.
Dai tempi di Roma Capit Mundi siamo in perenne lotta con noi stessi,nord contro sud,legalità contro mafia,benessere contro miseria,Stato Pontificio contro Stato Sovrano,impossibile venirne a capo e trovare il bandolo di una matassa che da duemila anni ci distingue e contraddistingue da tutta l'umananità,un popolo di una complessità assurda,di una capacità inusuale nel sapersi districare,un popolo di inestimabile valore se preso individualmente ma che nell'insieme si distingue appunto per le lotte interne a se stesso,un popolo di miserabili signori eppure maestri di buon gusto,di stile,di cultura,di scienze,assurdo paradosso se visto da lontano ma comprensibile solo per chi in questo paradosso deve viverci.
Roma capit mundi quando londra poggiava su acquitrini melmosi pieni di topi e mi sono sempre chiesto come Bruno di Troia abbia potuto pensare di fondare una città che poi sarebbe diventata una delle capitali del mondo quando ancora il mondo non andava oltre le colonne d'Ercole,Roma repubblicana e Roma Imperiale dominatrice e prosperosa,culla del diritto ancora in auge e di uno stile di vita rivoluzionario per la sua epoca. L'Italia dei conquistatori e dei mecenati,delle menti sopraffine e dei furbetti di quartiere,da Leonardo da Vinci a Renzi da Firenze passando per Berlusconi da Arcore,a Mussolini da Predappio e Camillo Benso da Cavour facendo notare che lo stesso si rivolgeva ai colleghi parlamentari parlando esclusivamente il dialetto piemontese che ai tempi era lingua ufficiale o quasi ma per certo incomprensibile ai più. Italia offesa e vittima prima di tutto di se stessa,delle sue contraddizioni e dei suoi eccessi,Italia di Papi e assassini,L'Italia dei comunisti del PC che prendeva finanziamenti da Mosca e che approvò l'invasione sovietica in Ungheria,dei Papi che nominavano Cardinali i propri figli fors'anche illegittimi,dei grandi Massoni che complottavano nell'ombra,dei Francesco e Galgano che si spogliavano di tutto per amore del Cristo e dei suoi insegnamenti,dei Riina che sciolgono i bambini nell'acido e soverchiano nel sangue ogni forma di legalità,dei Mattei che per primo ebbe il coraggio di dire NO alle Sette Sorelle al punto di rimetterci la vita,a Papa Giovanni che benediceva la folla indicando la luna che dall'alto appariva incuriosita,a Mussolini che senza troppi scrupoli voleva che l'Italia tornasse GRANDE tra i grandi finendo col distruggerla materialmente e moralmente,a Berlusconi che come carta carbone ha perseguito l'identico scopo pur con metodi meno devastanti ma altrettanto discutibili,l'Italia dei 1000 euro al mese e dei corrotti,l'Italia dei premi nobel e degli Oscar,l'Italia che tutto da e tutto toglie,l'Italia del primo maggio per festeggiare un lavoro per pochi e del 2 novembre per tutti,l'Italia che soccorre gli immigrati in mare e trascura i suoi figli sfortunati,l'Italia delle lobby e delle caste di intoccabili,l'Italia dove un magistrato può entrare in politica e dove un singolo individuo può agevolmente controllare i media nazionali,dove un condannato non lo è mai abbastanza e la pena si riduce ad un prosaico "chissà,forse,vedremo" l'Italia delle tasse come sanguisughe,l'Italia della democrazia per i soliti amici e non per tutti esattamente come la legge,L'Italia campione del mondo nello sport,l'Italia veloce delle sue Ferrari rosse ma lenta nei cambiamenti,l'Italia che si ama o si odia,non ci sono vie di fuga ne via di mezzo,l'Italia in salita perchè anche se in discesa essendo senza freni finirebbe col farsi male comunque,l'Italia che nonostante tutto amo,italico io esempio di grettezza. L'italiano fondamentalmente si divide in due categorie simili nella forma ma poco nella sostanza. L'italiano che vive in Italia e ne paga le conseguenze e l'italiano che vive all'estero e le conseguenze probabilmente le ha già pagate. Io faccio parte della prima categoria,italiano e vivo in Italia con la consapevolezza che come la stragrande maggioranza dei miei concittadini ne pago le conseguenze in termini di tasse elevatissime,scarsi servizi,degrado,malasanità,malavita,pressapochismo,superficialità e non so che altro aggiungere,mi sfugge.
Sono invecchiato sentendo le solite promesse preelettorali,solite chimere di un domani migliore invece sta accadendo l'esatto contrario,le future generazioni staranno peggio delle generazioni che li hanno preceduti,paradosso? ma no,siamo in Italia e tutto segue la precisa logica dovuta all'incapacità o peggio alla totale mancanza di senso civico della nostra classe politica e dirigenziale. Scuole allo sbando,ospedali senza posti letto,file interminabili a qualsivoglia sportello,mesi di attesa per un controllo specialistico,burocrazia che sfinisce e se continuo mi prende lo sconforto.
Colpa nostra e per nostra intendo noi cittadini onesti? forse si ma come porre rimedio? scendere in piazza con i forconi? dare in escandescenza,ribellarsi,contestare fuori i palazzi del potere? ma no,meglio dentro magari quando i nostri onorevoli (onorevoli di cosa,onorevoli perchè?) sono assorti ad approvare leggi a proprio uso e consumo,sarebbe da fare ma siamo un popolo di polli,tante chiacchiere e pochi fatti,ecco chi siamo.
Dice una vecchissima cantilena:

Veneziani gran signori
Vicentini magna gatti
Padovani gran dottori
Veronesi grandi matti
Bergamaschi grandi cojoni
Bresciani taglia cantoni

Queste le più conosciute ma certamente altri luoghi comuni abbonderanno percorrendo lo stivale.
Per molti italiano non è popolo ma una professione che si può esercitare senza particolari titoli di studio,si tramanda di padre in figlio.
In Italia ogni paese ha la sua lingua,ogni rione i suoi santi,ogni angolo il suo spacciatore,questa unicità ci distingue e contraddistingue,per lo straniero l'italiano suona il mandolino,mangia solo spaghetti e guarda caso è mafioso,vaglielo a spiegare che non è così,siamo marcati a fuoco come le mandrie nei ranch,siamo additati come inguaribili don giovanni capaci solo di rincorrere qualche sottana,degli scansafatiche pronti a saltare sul primo sprovveduto che si ferma a guardare le nostre meraviglie.
Che ne sappiamo della nostra storia,a malapena conosciamo la nostra bellissima lingua anch'essa unica come chi la parla,che ne sappiamo dei nostri padri,sentiti nominare si,letti su qualche testo scolastico ma in realtà cosa ne sappiamo degli Italiani che ci hanno preceduto,da Marconi a Dante,da Boccaccio a Michelangelo,da Don Bosco a Leonardo e qui mi fermo,non basterebbe un libro per contenerli tutti,popolo di ingrati e di memoria corta,abbiamo dimenticato i nostri nonni che lavoravano a schiena bassa sui campi senza ferie ne malattia,abbiamo dimenticato il bello dei nostri piatti adesso che Mc Donald va per la maggiore,abbiamo dimenticato il sapore di un panino fresco con la mortadella e un calice di vino bianco sostituendolo col kebab,abbiamo dimenticato quando scolaretti timorati dalla maestra rivolgevamo lo sguardo al crocefisso sopra la cattedra che adesso qualche irrispettoso e demente tutore dei diritti di tutti vuole privarci,provo una grande tristezza nel vedere la nostra amata Italia sgretolarsi su se stessa per l'incapacità di pochi a dispetto dell'amore di tutti.
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"A parlare male degli altri si fa peccato ma spesso si indovina",così esortava Giulio Andreotti in una delle famose frasi che lo hanno reso celebre tanto quanto quel Giuseppe Garibaldi che si rese conto tardivamente che prima di fare l'Italia avrebbe dovuto dedicare un po del suo tempo (oltre alle...
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