Buon giorno Mary. ( racconto)

07 agosto 2019 ore 13:27 segnala


Il sole fece capolino nella grande stanza, i suoi raggi salirono piano sino alla trapunta, mutandone i colori poi inondarono in volto di Mary.
I suoi grandi occhi si schiusero, e la luce si oppose alla luce, l'immenso verde dei suoi occhi.
Si mise a sedere sul letto puntellandosi con le braccia, erano le otto del mattino, non aveva bisogno di orologi per saperlo, aveva imparato a leggere il cammino del sole lungo i mesi, lungo gli anni.
La governante entrò nella stanza, le diede il buon giorno e la invitò a scendere in giardino, lei guardò fuori dalla finestra sollevando le spalle, " aiutami a salire sulla carrozzina ti prego " , la governante la sollevò come fosse una piuma leggerissima e l'accompagno nella stanza da bagno , ogni giorno era così.
usò lo scivolo che costeggiava la scala per scendere in sala da pranzo, la prima volta era stato divertente, poi seguirono una seconda, una terza, ed ora gli ricordava soltanto la sua diversità.
Mary aveva 14 anni e trascorreva quasi tutte le sue mattine in quel modo, leggeva, leggeva tanto e volava, volava con la fantasia in posti lontani dove lei era come tutti, dove nessuno poteva accompagnarla, Mary li non sapeva solo camminare, sapeva volare.
Guardò verso il grande giardino, Vide Robert indaffarato con le sue splendide rose, amava ogni piccola creatura di quel giardino che ben presto era divenuto l'orgoglio della tenuta.
Robert era il padre di tutte quelle creature e loro erano le sue figlie predilette, Mary assomigliava molto a quelle creature, erano immobili come lo era lei, e lei non sapeva cosa fosse reggersi sulle proprie gambe, non sapeva cosa si provasse a correre con il cuore che ti salta nella gola, con gli occhi chiusi e i capelli che spazzolano l'aria frizzante di un estate.
Pensò di essere felice, tutti le erano vicini , mai un solo minuto di solitudine, ogni pensiero era rivolto a lei, era bella, era amata, era bugiarda.
Mary mentiva, mentiva a se stessa e lo sapeva, in realtà era sola, perchè quella sedia era l'emblema infame della sua mediocrità, metteva soggezione, scaturiva pietà odiosa Mary la detestava, Mary si detestava.
Robert alzò lo sguardo e la vide, un sorriso gli riempì il viso e gli occhi di lei lo catturarono per ricambiarlo, solo un secondo, uno sguardo che Robert dedicava alle sue creature e che anche solo per un attimo era stato suo.
Lo guardò sfiorare ogni singolo petalo, sino a che non lo perse immerso nel suo lavoro.
Le giornate si ripetevano con sconcertante precisione, sempre uguali a se stesse, perfette nella loro esasperante monotonia, dove la nota che si suona è sempre la stessa, dolcissima, così suadente da doverla odiare per potere assaporare anche una sola stonatura, che avrebbe significato novità .
I libri, solo loro potevano dedicargli un ora nuova, una storia diversa, così si immergeva in una vita non sua per cercare di essere felice.
Una sera, dopo cena, fu ricondotta nella sua stanza, guardò fuori dalla finestra e trovò la Luna che aveva rubato il posto al Sole, una luna piena e lucente, restò per lungo tempo a contemplarla, era bella dolce e presto ne fu rapita.
Poi d'un tratto il suo cuore parlò. " Mia dolce e splendida signora, tu che hai in te l'essenza della bellezza, la facoltà di leggere nei cuori della gente e di guidarli verso la strada più giusta, Aiutami ti prego, a cambiare la mia vita, fa che io finalmente possa, essere felice. "
La luce della Luna che illuminava la stanza tremò brevemente, poi per un istante ancora più breve brillò di un intensità mai vista illuminando a giorno la stanza.
Mary non se ne rese nemmeno conto, ma la sua parte irrazionale capì.
Come sempre la sedia a rotelle era accanto al suo letto, come rapita si appoggiò ai braccioli trascinandosi, ma cadde pesantemente, non si perse d'animo e si trascinò sino a riuscire a sedersi, i suoi occhi erano vuoti come se lei non si trovasse davvero li.
Prese fiato a lungo, poi cominciò a muoversi, la casa era immersa nel silenzio, giunse allo scivolo e giocò sul freno per scendere dolcemente, poi fischiò e per un istante gli si fermò il cuore, ,il rumore non ruppe il sonno di nessuno, così fu in veranda.
L'aria era fresca, la notte magica, il suo sguardo sempre assente, in pochi istanti fu nel grande giardino, la luna illuminò il suo percorso conducendola, alzò lo sguardo e vi trovo le rose.
Le guardò come si guardano delle sorelle, poi i suoi occhi si accesero, scese dalla sedia e si trascinò sino a raggiungere il centro del roseto, ad ogni suo movimento i vestiti si laceravano, graffi le riempivano il corpo che raccoglieva spine, il sangue fluiva imperlandole il corpo, nessun dolore, si trascinò sino al centro del roseto, poi sollevò il capo, riguardò la Luna e la Luna la guardò.
SI aggrappò alle sue sorelle, e si sollevò in piedi, chiuse gli occhi ed allungò le braccia verso il cielo, la camicia da notte volò via, le gambe mutarono in un agile stelo, la sua schiena si inarcò gustando ogni attimo, le mani si raccolsero lungo le spalle e divennero foglie verdi come smeraldi, poi i suoi occhi strariparono donandone il colore a i suoi petali e tutto finì.
La luna la guardò per un ultima volta , poi se ne andò.
Era l'alba quando Robert entro nel giardino, trovò la sedia, poi la vestaglia, la raccolse e per un attimo restò ad osservarla, sollevò il viso e guardò verso il roseto e trovò la rosa verde più bella che avesse mai visto, i suoi petali brillavano bagnati della rugiada del mattino.
Si avvicinò e l'accarezzò dolcemente, la rosa si mosse al contatto delle sue dita , " BUON GIORNO MARY' "
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« immagine » Il sole fece capolino nella grande stanza, i suoi raggi salirono piano sino alla trapunta, mutandone i colori poi inondarono in volto di Mary. I suoi grandi occhi si schiusero, e la luce si oppose alla luce, l'immenso verde dei suoi occhi. Si mise a sedere sul letto puntellandosi con...
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07/08/2019 13:27:28
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