La nostra classe dirigente

27 aprile 2020 ore 20:03 segnala
Articolo da Wittgenstein - blog de Il Post 27 Aprile 2020

La povertà progettuale del tanto annunciato annuncio sulla “Fase 2” è stata percepita con grande unanimità da quasi tutti, domenica sera. Non perché ci si aspettassero “maggiori aperture” o sventatezze pericolose sulle misure di isolamento – questa è l’obiezione degli sciocchi – ma perché da alcune settimane è ormai chiaro a tutti che la priorità non sono i parrucchieri o la corsa fino al parco, ma una più efficace e promettente gestione della crisi sanitaria e della diffusione del contagio, e che solo una progettazione e attuazione di questa possa eventualmente permettere un “ritorno a qualche normalità” sul piano sociale ed economico. Invece il governo continua a saltare quel passaggio e poi inevitabilmente si trova a dover fare piccoli e prudentissimi spostamenti di regolette, circondati da grandi chiacchiere sull’orgoglio del paese e le necessità di cambiamento delle cose, cambiamento che è il primo a non saper articolare.

Nelle prime settimane della crisi, quando alle classi dirigenti responsabili e al loro spaesamento era concesso un legittimo beneficio del tempo, le inadeguatezze più grosse e spettacolari su cui si erano concentrati il fastidio e la delusione di molti erano state quelle dei giornali e dei media dell’informazione. Ai quali era successa una cosa semplice e inevitabile: l’impossibilità di accantonare una radicata cultura della trascuratezza, del sensazionalismo, dell’allarmismo, della scarsa verifica, in una situazione di emergenza drammatica in cui questa cultura può avere conseguenze ancora più gravi del solito. Non smetti di fare le cose male solo perché ora è molto più pericoloso: potresti se fosse una scelta consapevole, e bastasse spostare un interruttore. Ma se quella è appunto una cultura, un modo di fare quotidiano, un approccio tramandato e perpetuato ogni giorno (con le eccezioni, certo, ci mancherebbe), “un DNA”, non te ne liberi con un’improvvisa miracolosa illuminazione di responsabilità. Quello era stato – ed è tuttora – il problema di una parte dell’informazione italiana sul coronavirus: ovvero il problema di sempre di una parte dell’informazione italiana, su tutto. È un problema che viene da lontano, che molti lettori si erano abituati a ignorare, e ora che da cattive informazioni vengono travolte le ansie, le paure, le vite di tutti, improvvisamente diventa palese e grave. Ma potevamo aspettarci qualcosa di diverso?

Non ho cambiato argomento: torno a quello iniziale, per similitudine. Da questa classe politica – e ci metto governo e opposizioni – potevamo aspettarci qualcosa di meglio di questo barcamenarsi, di questo navigare a vista, di questo pavido affanno del Presidente del Consiglio a spendere parole accorate sull’orgoglio del paese? Di questo progetto tanta pazienza?
Oggi sul Corriere della Sera Paolo Giordano si meraviglia di una cosa che avevamo commentato anche qui.

Perché la sofferenza di molti non si trasformi in frustrazione e poi in rabbia indiscriminata, ci serve una novità nel nostro dibattito pubblico: un’assunzione di responsabilità individuale e spontanea da parte degli attori principali di questa crisi, prima che torniamo là fuori. Non di colpa: di responsabilità, laddove le responsabilità comprendono le sottovalutazioni, gli errori, le disorganizzazioni, i ritardi, le leggerezze. L’opinione pubblica sarebbe molto più comprensiva di quanto non si creda. C’è uno spazio inedito di compassione nei confronti del potere, perché tutti riconosciamo l’eccezionalità delle circostanze. Ma non durerà a lungo. L’unico segnale che ho captato finora è un «mi dispiace» del sindaco Gori. Non è molto, ma è un inizio. Un apripista.

La distinzione tra colpa e responsabilità è importante: serve qualcuno che si prenda le responsabilità, e c’è una gran domanda per quel qualcuno. Salvo Conte – gli va riconosciuto – che si espone di continuo senza avere mai niente da dire, e rifugiandosi in retoriche e metri di distanza (o nel calcio, persino, ieri: “i nostri beniamini”), non c’è nessun responsabile che si mostri all’altezza della responsabilità. I tecnici, a cui Conte si riferisce continuamente per buttare la palla in tribuna, o tacciono, o non sono ascoltati o non hanno poteri di iniziativa. Le ministre della Scuola e dell’Innovazione – settori di delicatezza prioritaria in queste settimane – si sono già abbondantemente dimostrate completamente inadeguate nelle scelte, ma anche nelle qualità umane di leadership e iniziativa che servirebbero. Sparite sullo sfondo, emergono solo per annunci insignificanti, promesse disattese e baggianate retoriche. Il ministro della Salute – parliamo del ministro-della-Salute durante un’emergenza sanitaria – è sullo sfondo dello sfondo, come se la cosa non riguardasse lui, invece di approfittare dell’occasione che la Storia gli avrebbe dato per dare un senso alla sua carriera politica, che in ultima analisi è una missione di servizio alla comunità. Le “task force” sono oggetto di meritato dileggio per la loro inutilità nei fatti. Dal celebrato Vittorio Colao il governo non risulta più avere raccolto niente di concreto, dopo le celebrazioni. Il PD è scomparso: confermando la strategia dell’opossum che finora mostra di pagare nei sondaggi (il suo leader una cosa aveva fatto di sua iniziativa a inizio epidemia, e guarda come l’ha pagata). L’ex leader del M5S (partito che non ha più nemmeno un leader, ma un ex leader) non aveva nemmeno capito come funziona la app essenziale di cui si parla da settimane. I leader delle opposizioni fanno i loro piccoli e meschini interessi di logoramento e propaganda, pretendendo di essere ascoltati senza però essere in grado di dire niente: i maggiori rappresentanti della frase del decennio.

E potevamo aspettarci qualcosa di diverso? Come notano in questi giorni i commentatori in tutto il mondo, le classi dirigenti prodotte dal populismo e dall’indifferenza alle qualità umane e alle competenze stanno mostrando il loro mediocre valore e la loro inutilità nel momento del bisogno. E quelle prodotte da pigre e codarde reazioni progressiste al populismo, prive di progetti e ambizioni, mostrano al massimo qualche buona intenzione in più, e la stessa inettitudine.
Non potevamo aspettarci niente di diverso. I nodi, il pettine. La crisi non rende “migliori” sul piano delle capacità, della responsabilità, del coraggio, dell’intelligenza, della competenza: al massimo a momenti rende un po’ più buoni – alcuni – e quindi anche più indulgenti con le inadeguatezze altrui in tempi drammatici. Non è colpa loro, oggi: ma lo è stata ieri, loro e nostra, e ora ci teniamo questo, altro che Churchill.
Non possiamo fare altrimenti, adesso, e collaboriamo con questo: ma c’è sempre un futuro e magari ricordiamocelo, che persone servono – e che persone non servono – a guidare un paese.

Per i giuristi de Chatta

14 aprile 2020 ore 10:48 segnala
Due Minuti Di Lucidità - Il blog del Prof. Guido Saraceni

Cari amici, molti di voi mi stanno chiedendo un parere su di un video in cui un signore, millantando competenze giuridiche, commenta la registrazione del dialogo tra un carabiniere e una donna.
Arrivato alla precisa metà del video mi stavano sanguinando le orecchie e tre quarti dei libri che ho in casa si erano già suicidati per autocombustione.

Signori, quel video inizia insinuando che un cittadino può andare sempre e comunque a trovare i suoi familiari - perché la Costituzione tutela la famiglia!; prosegue sostenendo che l’autocertificazione non può mai essere imposta; lamenta la palese violazione dei più disparati articoli costituzionali; nega che l’OMS abbia mai parlato di pandemia; attribuisce esplicitamente a Conte di aver organizzato un colpo di Stato e di aver firmato il MES.

Soprattutto, quel video sostiene che i Decreti adottati dal Governo siano incostituzionali e invita i cittadini a “difendersi”.

Adesso, visto che mi avete costretto ad ascoltare questa sesquipidale serie di corbellerie registrate da un furbetto che si prende gioco della credulità popolare, avete l’obbligo morale di leggere tutto il post e di condividerlo sulla vostra bacheca - è il minimo.

1. L’art. 29 della Cost. tutela la famiglia, vero, ma in tutta questa storia c’entra come la panna nella carbonara, l’art. 29 è una generica dichiarazione di principio non potete usarlo come giustificazione per andare a giocare a carte a casa di vostro cugino e uscire di casa a prescindere - altrimenti chiunque, in qualsiasi momento, dovrebbe poter andare a trovare un suo familiare - anche se recluso, magari in regime di massima sicurezza.

Non è l’art. 29 sic et simpliciter che giustifica il fatto che la donna sia uscita di casa, ma il contesto specifico, la concreta motivazione che la donna riferisce al carabiniere.

2. L’autocertificazione è una concessione, una semplificazione, una opportunità per il cittadino - che non si vede costretto a fornire i documenti, ma può, prendendosi le proprie responsabilità, auto-certificare. Ovviamente la legge del 2000 con cui è stata istituita non prevedeva un caso di pandemia. Ovviamente, quando quella legge stabilisce che non può sostituire certificati medici né comprovare situazioni inerenti la salute, lo fa nell’interesse dello Stato, della P.A., dell’ente che non può basarsi su di una mera autocertificazione - magari di disabilità - per attribuire a qualcuno un sussidio, un congedo o un posto auto...

In questo caso, il DPCM, prevede che uno strumento giuridico, nato con altre finalità, possa essere utilizzato dal cittadino per giustificare il fatto che si trova in giro, invece di essere a casa.

E allora, quale sarebbe il problema? Un DPCM successivo - dettato da vera necessità e urgenza - non può specificare - o derogare - una legge antecedente? Ma scherziamo?

Non volete utilizzare questa opportunità? Benissimo, non autocertificate, non giustificate nulla, pagate la multa in silenzio - e smettetela di far perdere tempo prezioso alle forze dell’ordine.

3. Chiaramente i DPCM adottati dal Governo violano o restringono fortemente parecchi diritti costituzionalmente garantiti, ma lo fanno nel nome di SALUTE E ORDINE PUBBLICO - anche essi valori costituzionali di primissimo grado!

Nel nome di questi valori, in una situazione dichiarata e auto evidente di PANDEMIA, il Governo è stato costretto a limitare le nostre libertà.

Perché prima di garantire i diritti della famiglia, la libertà di movimento, la privacy, il diritto alla pasta al dente e alla pennichella domenicale bisogna garantire la VITA. Dopo, quando hai tutelato la vita, puoi preoccuparti di tutto il resto.

È un discorso talmente semplice che lo capirebbe anche un bambino.

Insomma, il senso del video - che non ha il minimo fondamento giuridico - si comprende alla fine, quando l’autore attacca Conte, accusandolo di aver firmato il MES e di aver messo in atto un Colpo di Stato. Non ci vuole un genio per intuire da quale parte politica possa provenire questo attacco e quali siano le vere ragioni del video.

Il comportamento del Governo sin qui è stato costituzionalmente legittimo e opportuno.

Se non volete fidarvi di me, fidatevi del nostro Presidente del Repubblica - già insigne costituzionalista - che, da vero garante della Costituzione, ha sino ad oggi controllato e avallato tutto ciò che ha stabilito il Governo.

Un’ultima parola per tutti quelli che in questi giorni giocano a diffondere il caos, a insinuare il dubbio, a confondere la gente per attaccare politicamente il Governo.

Mi raccomando, domani vi voglio tutti sul balcone a cantare l’inno d’Italia; ricordatevi di piangere davanti alla fila di bare portate via da Bergamo e di condividere post in cui osannate medici e infermieri - i nostri “pikkoli anceli”!

Solo in Italia sono morte più di 20.000 persone, nel mondo ci sono più di un milione di malati, tutti i Paesi hanno optato per il lockdown e voi date retta a un video in cui si afferma che non ci sarebbe alcuno stato d’emergenza?

Volete fare le grigliate, andare a fare jogging, celebrare la messa, andare a trovare i parenti e portare i bambini a scuola, come prima?

Lo vogliamo tutti.

Ma ora è il momento di pensare a sopravvivere.

Roma 13.4.2020

Cialtroni
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Due Minuti Di Lucidità - Il blog del Prof. Guido Saraceni Cari amici, molti di voi mi stanno chiedendo un parere su di un video in cui un signore, millantando competenze giuridiche, commenta la registrazione del dialogo tra un carabiniere e una donna. Arrivato alla precisa metà del video mi...
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Importanti chiarimenti pratici sul coronavirus

02 aprile 2020 ore 09:20 segnala
Questo video dà indicazioni pratiche e spiegazioni molto chiare su alcuni aspetti poco conosciuti della gestione del virus.

Facciamoci due domande, vi prego!

26 marzo 2020 ore 09:08 segnala
Estratto da articolo di BUTAC
Dato che siamo tornati al 2015 riproviamo tutti insieme a cercare di capire cosa è meglio fare:
  • Aspettiamo a condividere.
  • Leggiamo i titoli, ma leggiamo anche i contenuti! Il titolo serve solo ad attirarvi e potrebbe anche essere completamente fuorviante.
  • Leggiamo bene cosa c’è scritto e quando è stato pubblicato (potrebbe anche essere una notizia legittima, ma informazioni datate contribuiscono solo a creare più confusione).
  • Che validità scientifica hanno le informazioni date?
  • Chi mi sta dando queste informazioni? Chi sono gli esperti citati, hanno competenze specifiche?
  • Ricordatevi che tutti hanno diritto ad avere un’opinione, ma ciò non significa che questa sia valida quando non c’è una competenza specifica.
  • Chi mi sta dando queste informazioni ci può guadagnare? (Domanda rischiosa, ma se oltre a informarci del problema ci vuole anche vendere la soluzione fermiamoci a valutare bene.)
  • Aspettate ancora un attimo a condividere.
  • Se si parla di cure e medicinali e non è un medico, un virologo o un epidemiologo che ci sta dando le informazioni, non condividiamo, soprattutto in questo momento. (La FNOMCeO ha richiesto ai medici che vogliono diffondere informazioni sui social network di indicare nome, qualifica e Ordine provinciale di appartenenza. Se non sono presenti insieme alle informazioni sanitarie contenute, potete richiederli. Se non vi vengono forniti, o il medico non è chi dice di essere o non vuole prendersi la responsabilità di quanto afferma.)
  • Nonostante anche loro abbiano venduto l’anima al dio dei click, cerchiamo di informarci sui principali siti di notizie e/o sulle testate registrate. Spesso le porcate le scrivono anche lì, chi ci legge lo sa benissimo, ma senza dubbio in quantità inferiori, soprattutto quando si tratta di salute, e raramente si arriva agli eccessi che possiamo trovare ad esempio sui blog anonimi.
  • Quante volte quel sito o quel personaggio sono stati smentiti? Cerchiamo qui su BUTAC o anche quello strumento misterioso che si chiama Google. Se dice panzane da anni perché dargli ancora il beneficio del dubbio?
  • Aspettate ancora un minutino a cliccare su Condividi.
  • Se quello che state leggendo lo trovate maledettamente convincente, tocca tutti i tasti emotivi giusti e combacia così incredibilmente con ogni verità che da sempre sostenete, fate attenzione: forse lo stanno facendo apposta per manipolare la vostra emotività. Fermiamoci e cerchiamo di usare la parte razionale del cervello per un attimo.
  • Non è difficile credere che l’articolo di un blog sconosciuto, o magari conosciuto ma malfamato, possa nascondere delle vere e proprie epifanie tali da sconvolgere la società civile nella quale abbiamo vissuto finora? Non è un po’ troppo? O forse siamo troppo ingenui?
  • Avete ancora voglia di condividere?
  • Se alla fine decidete di condividere e qualcuno vi fa notare cosa c’è di sbagliato, o che la fonte è nota per non essere affidabile, o che ci sono delle falsità dimostrabili tra le informazioni contenute nel post/video/articolo cercate di non arrabbiarvi, verificate voi stessi e insieme, magari, si potrà arrivare a capire quali siano le informazioni corrette e quali no.
Spesso si paragona internet a una piazza virtuale, e questa metafora oggi è ancora più attuale dato che stavolta ci siamo dentro tutti: se non ci rispettiamo a vicenda e ciascuno butta le cartacce per terra, nessuno potrà camminare senza pestare i rifiuti degli altri. Non solo nella vita virtuale, però: tornando al secondo punto di qualche paragrafo fa, il “tanto mica capita a me” abbiamo visto, e continuiamo a vedere, quanto abbia fatto dei danni enormi. Mica toccherà a me essere contagiato dal virus, ma i decessi viaggiano verso i 5000 e supereranno di sicuro questo numero. Per giorni e giorni la gente se n’è fregata, l’ho visto e vissuto di persona, e da quello che vedo in alcune zone d’Italia il messaggio di stare a casa non attecchisce ancora, e ogni giorno è come ricominciare dall’inizio.

Così come è nostro dovere evitare di contagiare gli altri nella vita reale, è nostro dovere anche non contagiare gli altri virtualmente: smettiamo di tossire e vomitare addosso agli altri badilate di disinformazione, fake news, bufale e così via. Facciamo il nostro: mettiamoci mascherina e guanti virtuali, stiamo a casa e forse il mese prossimo sarà di nuovo il 2020.

Ricordatevi di amare col cuore, ma per tutto il resto di usare la testa.

neilperri @ butac.it

Perdono e giudizio

24 marzo 2020 ore 23:35 segnala
CORONAVIRUS E INDULGENZA PLENARIA. PERCHÉ DOBBIAMO PERDONARE TUTTI E RIPARTIRE DA CAPO
ISTITUZIONI ED ECONOMIA

Pubblicato: 24 Marzo 2020 Scritto da Emanuele Pinelli


A lungo mi sono chiesto quale linea tenere nel commentare le notizie sulla pandemia. Chi giudicare colpevole e chi innocente, contro chi infuriarmi, chi accusare di ingiustizia, da chi sentirmi preso in giro. Di chi denunciare l'ignoranza, il menefreghismo o la miopia. Per quali sbagli e valutazioni errate prendermela con me stesso.

Alla fine la risposta me l'ha data papa Bergoglio, che per venerdì 27 marzo ha convocato una veglia di preghiera telematica promettendo a chi parteciperà (audite audite) l'indulgenza plenaria.

Certo, oggi non sono in molti a preoccuparsi delle pene dell'aldilà. Ma il disastro collettivo che abbiamo combinato man mano che avanzava il coronavirus ci rende un po' tutti bisognosi di perdono.

Alzi la mano chi non ha commesso errori. Alzi la mano chi non è stato preso alla sprovvista. La verità è che nessuno, o quasi, era davvero pronto ad accettare che una cosa del genere stesse succedendo, che stesse succedendo proprio nel 2020 e che stesse succedendo proprio in casa sua.

Mi sono divertito, quindi, a immaginare un grande raduno universale dove ciascuno possa chiedere perdono per i propri errori, quei piccoli e grandi errori che hanno spianato la strada a Covid-19.

Perdono per il regime cinese, che per due settimane ha tenuto nascosta l'esistenza del virus temendo di guastare il suo congresso di Wuhan e le feste di capodanno, e tuttora non dà informazioni precise e trasparenti sull'evolversi dell'epidemia.

Perdono per i governanti occidentali, che hanno rimandato il rimandabile fino all'ultimo, "Milano non si ferma", "Non ci toglieranno i nostri teatri", "solo Codogno", "anzi solo la zona rossa", "anzi tutta Italia", "anzi neanche nei parchi", arrivandoci sempre per contrarietà.

Perdono per le nazioni europee che hanno provato a tenersi le scorte di farmaci e di materiali sanitari, finché la Commissione non le ha costrette a cedere. Perdono per la Commissione che ci ha messo più di un mese a rendersi conto che doveva intervenire.

Perdono per Christine Lagarde che ha scelto le sue parole chiedendosi ancora come blandire gli italiani senza contrariare i tedeschi, quando avrebbe dovuto sceglierle chiedendosi come fermare una crisi globale.

Perdono per i nostri eroici compatrioti che dalle zone contagiate sono scappati a sciare, hanno preso d'assalto le stazioni per tornare giù da mamma o si sono ammassati nei supermercati per fare scorte. Che un mese fa prendevano a sassate i cinesi e ora gli leccano i piedi in ipersalivazione.

Perdono per Conte che emana i decreti e manda l'esercito almeno 24 ore dopo la diretta in cui ha già seminato il panico.

Perdono per gli ambientalisti che "la Terra respira" e "abbiamo interrotto lo stress della vita moderna", mentre i loro vicini di casa si chiedono come sfameranno i propri figli tra un mese. Senza neanche essersi dati la pena di controllare prima se il blocco totale del traffico abbia ridotto davvero l'inquinamento (e pare che la risposta sia ni).

Perdono per chi ha perso le staffe quando ha saputo della chiusura delle fabbriche o dell'obbligo di autocertificazione. Perdono per chi ha inondato i social di post nazionalisti demenziali che riducono l'Italia a gioconda & tortellini. Perdono per le ragazze avvenenti che hanno fatto la challenge "Siamo le prime a doverci accettare", con l’effetto che potete immaginare sulle meno avvenenti. Perdono per quei pagliacci sanguinari degli ayatollah, per gli hacker russi che hanno dato da bere a mezzo mondo che in Russia non ci fosse il virus, per chi ha anche solo pensato di mettere piede in Africa decollando da un paese infetto.

Ogni colpa è perdonata, concentriamoci sul domani. Cos'è che adesso sappiamo tutti, non più solo gli specialisti?

Sappiamo che le pandemie saranno parte integrante del paesaggio del 21° secolo. Già questo coronavirus potrebbe ritornare nel prossimo inverno, e anzi, ringraziamo che la nostra prima esperienza con le pandemie sia stata questa e non una meningite antibioticoresistente dieci volte più letale.

Ma sappiamo anche che le pandemie non potranno costringerci ogni volta a calare la saracinesca dell'economia mondiale. Un modello alternativo di reazione si deve predisporre.

A tale proposito, adesso sappiamo che serve una governance mondiale vera (qualcuno ha visto l'Onu?) o come minimo una governance europea con poteri non solo simbolici. Ah, sappiamo anche che l'Unione Europea deve emettere titoli di stato comuni e inventarsi qualcosa di più moderno del "patto di stabilità".

Sappiamo che sia il culto dello stato sovrano che il culto del mercato globale saranno disertati da un numero sempre maggiore di agnostici.

Sappiamo che va dichiarata guerra totale alle polveri sottili. Casa per casa, caldaia per caldaia, tegola solare per tegola solare. Una popolazione piena di malattie respiratorie è troppo vulnerabile per i tempi in cui viviamo, e non ce la possiamo più permettere.

Accidentalmente, gli interventi per ridurre le polveri sottili sono quasi sempre utili anche a ridurre la CO2, contro la quale, ormai si è capito, la guerra nessuno la dichiarerà mai.

E infine sappiamo che si può lavorare da casa. E poter lavorare da casa anche solo due giorni a settimana significa ridurre le file in automobile, quindi rendere più appetibile la vita in provincia, quindi tenere in vita più centri abitati e più presidi sanitari, che tornano utili durante le emergenze.

Di lavoro da fare ce n'è tanto, in Italia e non solo. Per questo è l'ora di guardare avanti.

Responsabilità verso gli altri prima che verso noi stessi!

14 marzo 2020 ore 16:00 segnala
Il lato più utile di internet. Cose che fino a pochi anni fa erano impossibili.
Interessante report (attenzione: aggiornato a ieri) sui decessi da Coronavirus.
Credo sia comprensibile più o meno per tutti. Ma provo a fare un riassunto veloce.

Le regioni con più decessi sono la Lombardia e l'Emilia-Romagna. L'età media dei deceduti è 79.4 anni. I decessi sono per maggioranza negli uomini di età superiore ai 70 anni, fino ai 29 anni nessun decesso, i due decessi per età inferiore a 39 anni erano in persone con importanti patologie pre esistenti.

Quasi la metà dei pazienti deceduti aveva 3 patologie coesistenti, nel totale dei decessi, 3 non avevano nessuna patologia. Tra le patologie più a rischio ipertensione, diabete, infarto.
I sintomi più comuni sono stati febbre e dispnea (difficoltà a respirare), poi la tosse. La complicanza più comune è stata l'insufficienza respiratoria (98.8% dei casi).

Commento personale: questi dati confermano che la malattia può essere molto grave per categorie a rischio, prime tra tutti chi ha malattie croniche e soprattutto gli anziani.
Questo conferma ancora una volta come l'atteggiamento generale deve essere di assoluta attenzione ma tranquillità. Stare a casa, usare l'igiene come prima prevenzione ma non preoccuparsi eccessivamente. Attenti ma tranquilli.

REPORT
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Il lato più utile di internet. Cose che fino a pochi anni fa erano impossibili. Interessante report (attenzione: aggiornato a ieri) sui decessi da Coronavirus. Credo sia comprensibile più o meno per tutti. Ma provo a fare un riassunto veloce. Le regioni con più decessi sono la Lombardia e...
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14/03/2020 16:00:57
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Debelliamo anche il virus della disinformazione

11 marzo 2020 ore 12:37 segnala
La ceretta di Occam - Beatrice Mautino

Qualche regola per ridurre il contagio dell’infovirus e uscire indenni (o almeno vivi) dall’epidemia di vocali allarmistici su whatsapp e sfoghi su Facebook di sedicenti medici.













Cosa diranno domani dei nostri figli

28 febbraio 2020 ore 08:50 segnala
Articolo LA PARALISI BIANCA E L'UOMO NERO" Paolo Rumiz Repubblica

"Bologna stazione, ore 15. Visione caleidoscopica di un Paese in tilt. Freccerosse in ritardo di tre, quattrocento minuti. Tabelloni elettronici assurdi, che mostrano i treni delle 10 del mattino ma non quelli in arrivo imminente. Annunci sonori automatici resi incomprensibili dal frastuono del pubblico posseduto da un frenetico andirivieni. Nessuna voce autorevole che spieghi cosa accade e indirizzi i passeggeri. Scale mobili prese d'assalto. Fiumane che salgono e scendono negli inferi dell'alta velocità. Impossibile sedersi, alcune donne anziane piangono. Fuori fa freddo, e la sala d'aspetto è strapiena. E meno male che c'è, oggi che in Italia si paga anche per la pipì.

La stazione di Bologna è un purgatorio dove regna un sottomesso silenzio. Nessuno impreca. Comunicazione interpersonale zero. Tutti sono chini sugli smartphone, ciascuno per conto suo, separatamente in cerca di vie d'uscita alternative. E intanto, nei corridoi sotterranei, ecco la visione surreale di cinque uomini in mimetica che, anziché soccorrere i naufraghi delle "frecce", attorniano armati uno straniero di pelle scura che cerca nella giacca documenti che verosimilmente non ha. Passano dei ragazzi con zaini, deridono il "clandestino", e la forza pubblica non reagisce. Mai mi è apparsa più chiara la funzione del capro espiatorio. In assenza di soluzioni, serve a sfogare sull'alieno la rabbia della gente.

Vent'anni fa sarebbe stata la rivoluzione. Oggi niente. Perché? Come mai questo Paese taglieggiato dalle camorre, desertificato dalla grande distribuzione, saccheggiato dalle banche, bastonato dalle tasse, espropriato degli spazi pubblici e delle certezze sindacali, come mai questa Italia derubata del futuro, che va in crisi per una nevicata, che si lascia togliere persino la libertà democratica delle preferenze elettorali, che vede i suoi figli sedati fin da piccoli dalle playstation e poi costretti, da grandi, a emigrare per sfamarsi, magari facendo i camerieri con una laurea in tasca, come mai un Paese simile, anziché fare la rivoluzione, diventa razzista?

La risposta è di un'ovvietà elementare. Esiste un legame strettissimo tra la nullità di una classe dirigente e il rialzarsi della tensione etnica. Quando i reggitori non sanno dare risposte alla gente, le offrono nemici. Funziona sempre, perché l'uomo nero da detestare abita in ciascuno di noi. I media lo sanno, e ci campano. I social figurarsi. Accusare il "forestiero" impedisce di pensare ai nemici interni e assolve la comunità "autoctona" dall'obbligo morale di interrogarsi sui propri errori. È così da secoli. La dissoluzione della Jugoslavia insegna. Dopo aver saccheggiato il paese, la dirigenza post-comunista, per non pagare il conto, ha scagliato serbi contro croati e quel che segue. Ammazzatevi tra voi, pezzi di imbecilli.

Che c'entra la Jugoslavia? C'entra eccome. È stata il primo segno di una malattia che oggi sta contagiando l'Unione europea e si chiama balcanizzazione. Che significa: trasferimento sul piano etnico di una tensione politica e sociale che altrimenti spazzerebbe via i responsabili della crisi, i ladri e i loro cortigiani. Lo sta facendo Erdogan, evocando nemici a destra e a manca. Lo ha fatto Trump per spuntarla alle elezioni. Lo ha fatto Theresa May che ora non sa come gestire il risultato - Brexit - di un voto da cui non pensava di uscire vittoriosa. Lo fanno i Catalani chiedendo di separarsi da Madrid. Gli vanno dietro i populisti austriaci pianificando reticolati al Brennero. Per non parlare dei belgi di lingua olandese e francese che si guardano a muso duro sotto le vetrate del palazzo dell'Ue a Bruxelles. Impotenza, mascherata di patriottismo.

Viviamo un momento drammaticamente complesso segnato dal tema immigrazione. Ne siamo sommersi e non sappiamo come gestirla. Non lo sanno nemmeno quelli che l'hanno messa in moto per avere lavoratori a basso costo. Volevano manodopera, e invece gli hanno mandato degli uomini. Non era previsto. Uomini che fanno figli e cercano la felicità. E allora ecco la pensata: trasformare l'immigrato in parafulmine, per farla franca. Farne un tema elettorale, semplificare la complessità, depistare la tensione su altri obiettivi, speculare sul naturale spaesamento e le nostalgie identitarie dei più deboli in una società globale che emargina ed esclude. Chi fomenta odio razziale, con o senza il rosario, non si limita a evocare tragici fantasmi di ieri, ma è anche complice dei ladri che costringono i nostri figli a emigrare. Li copre. Con la pressione etnica aiuta i caporali ad abbassare il costo del lavoro e l'economia illegale a campare di schiavi nei campi di pomodori. È così ovvio, benedetto Iddio. Ma allora perché i cosiddetti democratici, salvo poche eccezioni, non ne parlano? Per paura dei sondaggi? Per non andare contro il senso comune di una minoranza urlante?

Un giorno, presto o tardi, vi sarà imputato di avere taciuto. Perché anche dalla vostra pusillanimità discende l'osceno silenzio che nei treni e sugli autobus avvolge e lascia impunito chi, in questa vigilia elettorale, tuona contro l'uomo nero. È questo silenzio che ferisce e offende, più ancora del razzismo. Eppure sarebbe così facile svelare il trucco; dire che, un secolo fa, dicevano di noi italiani in America le stesse cose che oggi noi diciamo dei forestieri in Italia. E cioè che fanno troppi figli, rubano il lavoro alla gente, portano criminalità e malattie. Per mio nonno è stato così, a otto anni ha attraversato l'oceano da solo, per fame. Minore non accompagnato. Varrebbe la pena ricordarlo. Anche perché sono le stesse cose che, forse, altri Paesi diranno, domani, dei nostri figli."

Coronavirus - il punto della situazione.

24 febbraio 2020 ore 08:29 segnala
COVID-19 STATISTICHE E COMMENTI, PERCHé NON DOVREMMO AVERE PAURA?



EDIT: 19:47
Nelle ultime ore stiamo assistendo ad un notevole aumento dei casi di COVID-19 nel nostro paese.
Cerchiamo quindi di capire cosa sia il virus e perché non dovremmo preoccuparci grazie all'analisi dei dati fino ad oggi disponibili, facilmente consultabili su https://www.worldometers.info/coronavirus/…

N. di Casi: Nel momento in cui scriviamo, il numero assoluto di casi a livello globale è pari a 78.993 casi, con la grandissima maggioranza di questi (76.940) concentrati in Cina e in particolare nel territorio di Wuhan. Il numero che vedete qui, però, è quello complessivo e tiene conto anche dei pazienti già guariti (23.419) e deceduti (2.470). Il numero di pazienti attivi (che presentano quindi il virus in circolo al momento attuale) è più basso, ed è pari a 53.104.
L'Italia è al momento il quarto paese più colpito, primo in Europa, con 157 casi accertati.
Importante segnalare che a livello globale il numero di casi stia raggiungendo un plateau (visibile in grafico) che ci suggerisce come le misure di contenimento adottate stiano risultando efficaci. Ovviamente nel nostro paese la situazione è differente, ma è legato al diverso momento in cui ci troviamo nella "storia" dell'infezione: è verosimile infatti che i contagi siano avvenuti più di una settimana fa ed è normale che questi si inizino a mostrare a distanza di tempo e con tempistiche simili. Il numero di casi è infatti al momento circoscritto in poche aree, con la maggior parte concentrata in Lombardia (112) e Veneto (27). Sono poi da segnalare 9 casi in Emilia Romagna (concentrati nel territorio di Piacenza) e 6 in Piemonte (3 a Torino e 3 nella provincia di Cuneo). Ricordiamo che al momento, come da indicazioni del governo, i paesi maggiormente colpiti sono in quarantena, con blocco degli ingressi e delle uscite. Sono inoltre chiuse scuole, università e altri luoghi di aggregazione. Annullati poi eventi di ritrovo pubblici e privati come anche il Carnevale di Venezia. La popolazione è inoltre invitata a evitare i luoghi affollati. Si tratta di misure eccezionali ma che non devono spaventarci perché rientrano in pieno in una politica di attiva protezione della popolazione, che è invitata a rimanere vigile mantenendo però la calma.
Segnaliamo poi che il primo caso di Torino sembrerebbe essere connesso a quello di Codogno, in Lombardia, per contatto durante una manifestazione podistica.

N. di casi guariti e gravi:
Al momento, sul totale di casi attivi (53.104), la maggioranza (ovvero 41.535, il 78% del totale) presenta una malattia lieve o lievissima. Questo dato è in realtà probabilmente sottostimato in quanto è verosimile che, soprattutto negli stati in cui il SSN è assente o difficilmente raggiungibile, i casi più lievi non raggiungano la diagnosi microbiologica (errore nella Diagnosi Differenziale o semplicemente non si presentano in ospedale).
Le informazioni attuali per quanto riguarda i casi italiani rispecchiano questo andamento: dei 157 casi ben 129 sono asintomatici o paucisintomatici e con al più una sindrome simil-influenzale. Sarà interessante osservare i casi al momento asintomatici e diagnosticati in fase precoce per comprendere meglio i dati relativi alla frequenza con cui questa malattia si manifesta in maniera asintomatica. Ad ogni modo possiamo affermare che nella maggioranza assoluta dei casi la malattia ha un andamento non grave.

Letalità
Sul dato di letalità si è molto discusso in questo periodo ed è ormai noto che questo si assesti, in generale, sul 2.1% circa. Sottolineiamo però che questi dati potrebbero variare con il concludersi della fase epidemica, che è poi l'unico momento in cui sarà possibile fare una stima precisa.
Il valore è infatti relativo al numero di decessi sul totale di casi (presenti e passati). Appare tuttavia già evidente che vi siano differenze:
a) su base geografica (con fluttuazioni anche importanti, correlate alle diverse disponibilità di trattamenti e non meno alle condizioni socio-economiche che sono sempre da considerare)
b) in base all'età e a fattori di rischio acquisiti (comorbidità).
Per la precisione, la fascia maggiormente a rischio sembrerebbe essere quella +80 anni, con una mortalità 14,8%,con un rischio decrescente fino alla fascia 10-49 anni nella quale ci si assesterebbe sullo 0,2%. Interessante notare che al momento non siano stati riportati decessi nella fascia 0-9 anni. Sono inoltre a maggior rischio i pz. con pregresse patologie cardiovascolari (10,5% di mortalità), diabete (7,3%), patologie respiratorie croniche (6,3%). In pz. senza condizioni pre-esistenti la mortalità è complessivamente pari a 0,9%.
Segnaliamo che al momento il numero di decessi cresce in maniera stabile secondo una disposizione lineare, testimoniando quindi la "stabilità" del death ratio.

Modalità di contagio:
Al momento è confermata la via di contagio per via aerea anche da pazienti asintomatici ma con virus in attiva replicazione. Sembrerebbe essere possibile la trasmissione per contatto con superfici contaminate ma non rappresenta il meccanismo principale. Molto rara la trasmissione per via oro-fecale. (dati da https://www.epicentro.iss.it/…/trasmissione-prevenzione-tra…).

R0 (o transmission rate).
In epidemiologia il valore di R0 sta ad indicare il numero di nuovi casi che statisticamente, in assenza di norme di contenimento, originano a partire da un singolo caso.
Per COVID-19 questo valore pare essere tra 1,5 e 3,5.
Si tratta di un valore non elevatissimo ma di importanza strategica fondamentale per comprendere le potenzialità di diffusione del nuovo virus e attuare politiche di prevenzione.

Periodo di Incubazione
Al momento il periodo di incubazione è statisticamente compreso tra 2 e 14 giorni, con il 95esimo percentile a 12,5 giorni, con una mediana variabile a seconda degli studi (in uno studio cinese apparso sul NEJM il 30 Gennaio era pari a 5,2 giorni) ma che è comunque ricorrente tra i 3 e 7 giorni (che è quindi il periodo finestra più comune). Sono stati descritti fino ad oggi 2 casi con un'incubazione superiore (19 e 27 giorni) ma si tratta di casi sporadici. La sintomatologia di esordio è variegata e va da manifestazioni minime a quadri acuti e complessi, questo a differenza di quanto visto ad esempio con la SARS (sempre quadri gravi con mortalità al 10% complessiva) o la MERS (gravissima, mortalità al 66% complessiva) che abbiamo visto e conosciuto negli scorsi anni.

Infine ricordiamo che in tutto il Veneto è stato attivato il numero verde 800462340 a cui può rivolgersi la cittadinanza nel caso in cui si tema di essere entrati in contatto con soggetti infetti. Questo numero è destinato a possibili pazienti in assenza di qualsiasi sintomo o in presenza di sintomi lievi come febbre e/o tosse senza difficoltà respiratoria. SOLO I PAZIENTI SINTOMATICI E CON DIFFICOLTà RESPIRATORIA (fiato corto, sudorazione fredda, sensazione di mancanza d'aria) DEVONO RIVOLGERSI AL 118, questo per evitare di intasare le linee. Inoltre gli utenti possono richiedere informazioni ed istruzioni anche ai propri medici di medicina generale che potranno essere contattati telefonicamente in presenza di sintomi (è valido l'invito a NON PRESENTARSI NEGLI AMBULATORI). Il medico effettuerà un triage telefonico e deciderà se è necessario effettuare una visita domiciliare o attivare l’intervento del servizio di igiene pubblica o del sistema di emergenza-urgenza. Ricordiamo che per gli studenti fuorisede è possibile servirsi dei MMG che aderiscono alla convenzione con l'Ateneo previo pagamento di un bollettino da 10€ di valore annuale (trovate le info qui https://www.unipd.it/medico-base)

Rimangono valide gli inviti ad assumere comportamenti responsabili e in linea con quanto previsto dal Ministero della Sanità, dall' ISS e dalla Protezione Civile, come il lavarsi spesso le mani, il tossire o starnutire in un fazzoletto o al più nel gomito, evitare contatti con persone che presentino sintomi e l'evitare aree affollate, limitando gli spostamenti.

Combattiamo la paura con la conoscenza!
Università degli Studi di Padova