Riflessioni

21 maggio 2017 ore 21:48 segnala
Immagino una società al contrario dove l'uomo non gioca più a fare dio, una dimensione nella quale tutti noi siamo vittime e carnefici allo stesso tempo. Una sola specie domina su tutte le altre, nessuno è innocente, ogni azione è incentrata sul guadagno, l'individuo in quanto tale non ha alcun significato.
Una visione non troppo diversa dall'odierna realtà, se non fosse per il fatto che non siamo noi a indossare i panni degli aguzzini, bensì qualcun altro che dichiara con forza e prepotenza la propria superiorità e autorità.
Se fosse reale sarebbe un'epoca durante la quale i nostri figli verrebbero ammazzati ancora prima che possano crescere per essere fatti a pezzi dall'ingordigia altrui. Uomini, donne e bambini verrebbero deportati ogni giorno per essere imprigionati, seviziati e uccisi in lager dagli odori nauseabondi. I carnefici, bigotti con le mani sporche di sangue, sarebbero rispettati e amati dalla società, colpevoli delle peggiori nefandezze si arricchirebbero a dismisura calpestando le loro vittime innocenti.
In questa visione uguale e contraria all'attuale il latte delle donne non servirebbe più a svezzare i figli, ma sarebbe bevanda, panacea di tutti i mali. Disgustoso elisir, frutto di mammelle spremute fino a farle sanguinare e infettare. Latte, sangue, pus e farmaci mescolati insieme, offerti al consumatore tenuto all'oscuro, ignaro della cruda verità.
I diritti non sarebbero contemplati, bisogni fasulli sarebbero creati a tavolino da un'economia spietata che non risparmia alcuno, a nessuna fattezza umana verrebbe attribuito il peso delle responsabilità. Le tavole imbandite con corpi dilaniati, i commensali ignoranti appagati.
Questa orribile violenza è realtà, la mia, la tua, sono le torture, gli abusi inflitti giornalmente ad altre specie, unica colpa la loro diversità. L'elenco delle mostruosità perpetuate nel nostro tempo è infinito, pochi sono realmente consapevoli di esserne complici. L'ignoranza porta a giustificare anche la peggiore delle azioni, il nostro mondo, il nostro modo di agire pare normale, uccidere è un diritto dovuto.
Parliamo di libertà, lodiamo l'amore, elogiamo la natura, guai a mettere in dubbio la nostra moralità, ma in effetti si lucra sulla vita e sulla morte, si uccide ogni giorno, si sfrutta il prossimo a proprio vantaggio e si giustifica apertamente il sistema per renderlo digeribile.
Ostaggi tenuti in scacco dal ricatto economico ci siamo giocati la dignità e l'illusione della nostra umanità. Per sentirci a posto con la coscienza basta l'indignazione di un momento e una parola di protesta, giusto una parola, stando attenti a non esagerare.
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Immagino una società al contrario dove l'uomo non gioca più a fare dio, una dimensione nella quale tutti noi siamo vittime e carnefici allo stesso tempo. Una sola specie domina su tutte le altre, nessuno è innocente, ogni azione è incentrata sul guadagno, l'individuo in quanto tale non ha alcun...
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21/05/2017 21:48:48
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Commenti

  1. ombra.dargento 21 maggio 2017 ore 21:54
    "Il veganismo non è una scelta. La scelta termina dove inizia la vita di un altro. Uccidere un essere vivente non è una scelta, è un assassinio."

    ottimo lavoro... grande anima, orsetto... :rosa
  2. CavaliereArcano 21 maggio 2017 ore 22:02
    grande anima, lupacchiotta... :rosa
  3. Elazar 21 maggio 2017 ore 22:21
    A cercare gli ideali della nostra specie nella storia, emerge gran parte di quanto dici. Rivoluzioni, filosofie dell'uguaglianza, credo religioso, tutto converge in una visione di libertà, di rispetto apparente e illusorio. Mi chiedo spesso come nulla di tutto questo sia stato realizzato e come la violenza e la discriminazione non abbiano mai abbandonato il percorso umano. Probabilmente la risposta è già nella tua domanda, siamo sempre stati contrari a valorizzare le altre forme di vita al di fuori di una logica spietata di sfruttamento. La vita nella nostra storia è a senso unico, riguarda in teoria solo gli umani e nemmeno a questi è consentita con assoluta dignità e rispetto, il resto è come nemmeno esistesse. Per la comprensione della vita in senso lato, che abbracci l'intero mondo che ci circonda è come mancasse un anello mancante al nostro dna. Una evoluzione a senso unico che distrugge e distrugge e ancora e sempre distrugge. Da bambino mi facevano paura le macabre favole degli orchi e degli spiriti maligni che trascinavano nel buio. Solo ora ho capito come fossero racconti inconsciamente mutuati dall'orrore di cui siamo pervasi e che cerca consenso e giustificazione a qualsiasi bassezza. Ciao Riccardo, grazie.
  4. Moscan.sx 22 maggio 2017 ore 01:23
    La cosa più brutta è combattere ogni giorno contro persone come noi: persone che lavorano,soffrono,lottano ma che hanno una idea diversa sulla morte di altre specie animali. Tutto ciò ci allontana dall'essere umano per planare verso "nostri simili" intesi come esseri totoalmente umani.
    Ciao
  5. Epi.centro 22 maggio 2017 ore 10:57
    Fin quando ognuno, e dico ognuno di noi, tirerà al proprio mulino, fin quando saranno uomini senza anima e coscienza ad arrogarsi il diritto didecidere qual'è l'interesse supremo... rimarremo tutti ostaggi di questa nauseabonda realtà.

    Semper Fidelis
  6. CavaliereArcano 22 maggio 2017 ore 12:16
    E' una questione di statura, più si è piccoli e più si sente il bisogno di essere superiori agli altri, di fatto ottenendo l'effetto contrario. La storia insegna a tal proposito, innumerevoli volte l'uomo ha dimostrato quanto sia stupido e arrogante ostentare le proprie smanie di onnipotenza attraverso sistemi totalitari che non portano a nulla. Gli orchi e gli spiriti maligni delle fiabe sono tra noi, ma non hanno fattezze bestiali, sono vicini, fanno la spesa ogni giorno, per il pane o un titolo in borsa calpestano chiunque. L'importante è avere la tavola imbandita.

    Ciao Silvano, grazie.
  7. CavaliereArcano 22 maggio 2017 ore 12:27
    Persone che non si fanno piegare dalle difficoltà, che le affrontano con un altro spirito, col pensiero che esistere non significa accettare ogni cosa passivamente, ma lottare prima di tutto con se stessi, poi con gli altri, per poter affermare di essere vivi. Persone come noi. Tutti respirano, non solo gli umani.

    Ciao Moscan e grazie!
  8. CavaliereArcano 22 maggio 2017 ore 12:37
    La consapevolezza di essere ostaggi può essere il primo passo verso la libertà, l'importante è che la consapevolezza non muti in utopia e si perda, invece di evolvere in qualcosa di profondo che ci spinga a modificare le nostre azioni quotidiane, anche le più semplici.

    Ciao Comandante, grazie.
  9. Alisia4ever 02 luglio 2017 ore 12:53
    premesso che non sono vegetariana, voglio dire che la soppressione dell'animale di cui ci nutriamo, per quanto barbara,non è la cosa peggiore. in natura tutti gli animali cacciano (ad eccezione degli erbivori), quindi nella catena alimentare, ogni animale può essere cibo per un altro (anche l'uomo che attraversa un fiume può diventare cibo per i coccodrilli, l'omo che attraversa la foresta può diventare cibo per per i leoni...). la differenza è nel fatto che gli animali cacciano prede libere (come l'uomo faceva nella preistoria), mentre noi li teniamo prigionieri dalla nascita tra torture e sofferenze inutilmente atroci.in tutto questo la religione gioca un suo ruolo, determinando l'aumento delle uccisioni in alcuni periodi dell'anno. inoltre c'è chi ancora crede che mangiare pesce significhi essere vegano, come se il pesce non fosse carne di un animale. crediamo di essere superiori, in realtà non siamo meglio (per certi aspetti siamo molto peggio) degli altri animali
  10. CavaliereArcano 08 luglio 2017 ore 01:17
    Nonostante io sia vegano e consideri l'essere umano per ciò che è, un Primate frugivoro, condivido la tua analisi, catena alimentare a parte, nella sua totalità.
    Approfitto della tua giusta osservazione riguardo ai pesci per riportare il pensiero di Franco Libero Manco relativo all'olocausto muto.

    Grazie Alisia, un saluto.

    La morte del pesce è tra le più atroci che si possano immaginare, sia che vengano uccisi con la fiocina, l’arpione, il coltello o per asfissia nelle reti. In qualunque modo avvenga, per opera dell’uomo, è un fatto ingiusto e crudele.
    Le convulsioni delle creature intrappolate a centinaia, che disperatamente cercano di riconquistare il loro ambiente vitale, sono la più palese manifestazione di dolore. L’orrore che suscitano le mattanze delle tonnare, l’enorme chiazza di sangue che, come una profanazione della vita, macchia l’azzurro intenso del mare, fa vergognare di appartenere alla specie umana.
    Che dire degli animali dotati di zampe che se non sono immobilizzati, quando vengono immersi ancora vivi nell’acqua bollente, che entra negli occhi ed in ogni altra cavità, oppure arrostiti sulla piastra, schizzano via come saette?
    E i pesci uccisi per congelamento? E quelli spasimanti in pochi centimetri di acqua nei mercati perché la gentile signora, o signore, possa deliziarsi il palato con il corpo di un animale appena eviscerato da vivo? Non è forse raccapricciante l’idea degli acquari nei ristoranti dove il cliente sceglie quale pesce farsi cucinare al momento, decidendo vita o morte e sofferenza per una splendida creatura?
    Per non parlare della pesca sportiva, vero e proprio passatempo per gente stupida, insensibile e crudele. L’amo che viene estratto dalla bocca del pesce, che si contorce dallo spasimo, lacera anche parte della testa ed è paragonabile ad un arpione conficcato nella bocca di un uomo che viene brutalmente estratto, fracassandogli le mandibole, la fronte ed il cervello. Per poi somministrargli, con un po' d’acqua, pochi grammi di ossigeno per prolungare il più possibile la sua vita e quindi la sua agonia.
    Eppure i pesci non sono creature meno sensibili o meno intelligenti degli animali terricoli. Sono dotati di sistema nervoso e quindi capaci come noi di percepire il dolore. Il polpo, ad esempio, ha un cervello molto sviluppato e l’intelligenza del delfino supera quella del cane e in moltissime circostanze ha salvato l’uomo da morte sicura, spesso da un attacco da parte di squali. Il pesce è dotato di percezioni sofisticatissime (altro che radar) oltre che di quegli strumenti naturali che rendono capace il suo corpo di estrarre dall’acqua l’ossigeno di cui ha bisogno per vivere. Ragiona, sente, vede, dorme, gioca, ha paura e quindi si nasconde. Se un qualsiasi essere vivente non fosse in grado di accusare il dolore, se non avesse paura della morte si autodistruggerebbe e nulla esisterebbe nel Cosmo. Il dolore, infatti, è ciò che ci accomuna tutti, è come una lancia puntata dietro la schiena di ogni creatura, che la sprona ad avanzare sulla via dell’evoluzione, acquisendo esperienza, memorizzando il pericolo e aguzzando l’astuzia in modo da sfuggire al predatore.
    L’agilità e la velocità con le quali si muove un pesce nel suo ambiente naturale hanno qualcosa di affascinante e di prodigioso. La perfezione dei suoi occhi in grado di percepire chiaramente nell’acqua, la complessità delle sue branchie e dei suoi sensori ricettivi ed elaborativi, la squisita geometria delle sue squame, la gamma pressoché sconfinata dei suoi colori sgargianti vengono per sempre annientate quando viene privato dell’unica sua ricchezza, la vita.

    "Se noi umani potessimo udire il grido di dolore dei pesci agonizzanti nelle reti, un uragano di terrore coprirebbe la faccia della terra e nessuno più oserebbe uccidere o mangiare le creature del mare."
  11. s.hela 10 settembre 2017 ore 11:32
    Ogni creatura piccola o grande che sia , di terra o di mare , umana o animale , se viene catturata e poi torturata , per finire uccisa con l'atrocità di una lenta agonia ...se pensassimo a tutto questo non ci sarebbe la "violenza" .
    Gli animali nel caso specifico del mare non chiedono di essere presi nelle reti , loro popolano l'immensita' dei mari , e si nutrono per la sopravvivenza , noi umani li catturiamo per i nostri beceri scopi . E' triste tutto cio' , nessuno vorrebbe vedere tanta atrocita' , tanta cattiveria , ma finche' l'Uomo inquinera' l'aria , i mari , la terra purtroppo sarà sempre peggio ...

    Un saluto
    Giulia
  12. CavaliereArcano 10 settembre 2017 ore 21:06
    Il peggio è ora, per gli esseri umani e gli animali più indifesi, l'inferno è qui. Molti conoscono l'orrore, ma continuano imperterriti a torturare e uccidere, mandanti, complici o aguzzini, non fa differenza. Altri, come il grande Maiorca, aprono occhi e cuore e cambiano rotta.

    Enzo Maiorca, armato di fiocina inseguiva una cernia per ucciderla. Il pesce impaurito si nascose in un anfratto tra gli scogli nel quale lui infilò una mano per catturarlo. Stringendolo, sentì le forti pulsazioni del suo cuore che sembrava scoppiare dal terrore. A quel punto lo lasciò andare e divenne un convinto animalista.

    Ciao Giulia, grazie.
  13. Hamsho 06 ottobre 2017 ore 11:40
    A te, con questo ciao, il mio pensiero.
  14. CavaliereArcano 06 ottobre 2017 ore 21:48
    Grazie per essere passato qui, in questo luogo dimenticato pure da me ;)

    Ciao Hamsho.
  15. Luce0scura 16 ottobre 2017 ore 22:28
    "La gente è terrorizzata dall’idea di essere liberata. Si aggrappa alle proprie catene. Si oppone a chiunque tenti di distruggere quelle catene. È la sua sicurezza."

    In queste poche parole di Jim Morrison, purtroppo, è racchiusa tutta l'essenza di questa triste umanità... Ormai ci siamo rassegnati, più che a vivere, ad esistere... Ed i risultati, oggi, sono sotto i nostri occhi....

    Ti auguro una buona serata.. ;-)
  16. CavaliereArcano 19 ottobre 2017 ore 19:52
    Purtroppo quelle catene ormai stritolano il pianeta e ogni forma di vita, non si tratta più di sicurezza, ma di prevaricazione, sfruttamento, ingordigia, ignoranza. Specismo e antropocentrismo hanno fatto più vittime di tutte le religioni messe insieme, possiamo ancora salvare e salvarci? Se saremo in grado di liberare cuore e intelletto dalle catene che ci siamo creati e da quelle imposte allora si, ma quanta strada abbiamo ancora da fare.

    Ciao Luce0scura e grazie.

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