primavera

04 aprile 2010 ore 21:25 segnala

torna la primavera con la voglia di luce e d'aria aperta

voglia di vivere intensamente

scalare l'erba d'un prato fiorito

sfiorare un fiore baciato dal sole

odore di luna la sera in terrazza

sapore di sole al mattino nell'alba

armonia di profumi nei boschi

vapori di rugiada

gocce d'acqua

si muovono nel vento

io sono viva!

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torna la primavera con la voglia di luce e d'aria aperta voglia di vivere intensamente scalare l'erba d'un prato fiorito sfiorare un fiore baciato dal sole odore di luna la sera in terrazza sapore di sole al mattino nell'alba armonia di profumi nei boschi vapori di rugiada gocce d'acqua si muovono...
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Lussuria

24 febbraio 2010 ore 12:28 segnala
L’ultimo incontro è stato veramente speciale.

Non sono mai stata così bene con te.

Ci penso e ci ripenso. E mi ricopro di brividi. E rivivo ogni attimo. Ogni particolare. Sei stato magnifico. Come non mai...

Giochi proibiti

11 febbraio 2010 ore 16:23 segnala
Giochi proibiti di un tempo che fu.

Ero la vittima predestinata nei giochi tra compagne.

Nemmeno tentavo di difendermi.

Cos’è rimasto?

Vaghe sensazioni…e il ricordo di un profumo particolare, molto particolare usato da un’amica…

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Giochi proibiti di un tempo che fu. Ero la vittima predestinata nei giochi tra compagne. Nemmeno tentavo di difendermi. Cos’è rimasto? Vaghe sensazioni…e il ricordo di un profumo particolare, molto particolare usato da un’amica…
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Andromeda

02 febbraio 2010 ore 13:31 segnala
Io sono Andromeda. Mio padre mi ha tradita. Per salvare il suo popolo mi ha detto. Sarò sacrificata. È necessario. Mi fa una carezza che forse è l’ultima. Mi consegna ai suoi uomini. Mi tengono ferma per le braccia e

mi portano alla spiaggia del mare. Mi spogliano. Sento freddo. Mi spingono. Mi stendonono nuda sulla dura roccia. Si impossessano delle mie braccia e delle mie gambe e mi incatenano polsi e caviglie. Mi abbandonano così inerme al mostro che dovrà venire. L’onda lambisce il mio corpo nudo. Mi ricopro di brividi. Le catene mi fanno male. Mi sento tutta indolenzita. Scruto il mare e l’orizzonte. Ma il mostro non appare. Sono stanca. Mi abbandono. Vorrei farmi scivolare nell’acqua marina ma le catene trattengono il mio corpo legato alla roccia. Chiudo gli occhi abbagliati dal sole. Il vento accarezza il mio corpo nudo. Mi assopisco in un dormiveglia senza tempo.

Sento una voce. Riapro gli occhi e lo vedo. È bellissimo. Saprò dopo che Pérseo si chiama. Mi parla. Io non rispondo. Credeva ch’io fossi una statua di marmo mi dice. Mi sfiora la pelle con le sue mani. I seni mi tocca. Ora sa che non sono di marmo. Mi interroga. Tutto di me vorrebbe sapere. Mi guarda tutta nuda. Vorrei ripararmi da quello sguardo. Mi coprirei il viso con le mani. Ma le catene implacabili mi tengono inchiodata alla roccia. Lui mi accarezza tutta. Sa che non posso difendermi. Mi bacia. Mi desidera mi dice. Allora gli dico del mostro. Non temere mi dice. Poi mi libera le caviglie dai ceppi. Mi solleva le gambe. Mi costringe ad aprirmi. Mi tiene sollevata per le cosce mentre ho le braccia ancora legate. Mi prende. Lo sento dentro di me. La sua bocca sul mio petto. Mi abbandono completamente. Non temo più il mostro che verrà. Non più morte ma vita mi aspetta.

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Io sono Andromeda. Mio padre mi ha tradita. Per salvare il suo popolo mi ha detto. Sarò sacrificata. È necessario. Mi fa una carezza che forse è l’ultima. Mi consegna ai suoi uomini. Mi tengono ferma per le braccia e mi portano alla spiaggia del mare. Mi spogliano. Sento freddo. Mi spingono. Mi... (continua)
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Dafne

19 gennaio 2010 ore 22:55 segnala
Nell'umidore del selvaggio suolo
i piedi farsi radiche contorte
ella sente e da lor sorgere un tronco
che le gambe su fino alle cosce
include e della pelle scorza fa
e dov'è il fiore di verginità
un nodo inviolabile compone.

 

"O Apollo" geme tal novo dolore
"prendimi! Dov'è dunque il tuo disio?
O Febo, non sei tu figlio di Giove?
Arco-d'-argento, non sei dunque un dio?
Prendimi, strappami alla terra atroce
che mi prende e beve il sangue mio!
Tutto furente m'hai perseguitata
ed or più non mi vuoi? Me sciagurata!
Salva mio grembo per lo tuo desio!

 

Gabriele D’Annunzio, Alcyone, L’Oleandro

 

Apollo mi insegue. Mi vuole. Non voglio aspettarlo. Ho paura. E fuggo lontano lontano nel bosco. Se poi mi prende lo so io che cosa mi fa. Un po' sono tentata. Un poco temo. Non ho mai subìto un maschio. Ma che mi succede? 

Perché all’improvviso la corsa mia si frena? Non è stanchezza. Lo sento. È qualcosa di strano che mi prende qui. Che sale dal basso. E rigide sono le gambe. Più non posso fuggire. E le ginocchia non posso piegare. Son dure. Bloccate. Tra poco non posso neppure parlare. Perché non mi raggiunge adesso il dio? Non mi voleva? Era tanto focoso. Mi strapperebbe al legno che mi invade. Mi prende tutta. E sale sale sale. Più muovermi non posso. E dov’è Apollo? Se fosse qui mi salverebbe dal maleficio di questo bosco che mi cattura e un albero mi fa diventare. Oh se mi avesse raggiunta e poi presa! Del tutto mi avrebbe spogliata e poi stesa già tutta nuda sull’erba. Su di me si sarebbe lasciato cadere. Mi avrebbe preso e legato le mani coi miei capelli alle radici di un tronco. E tutto nudo mi avrebbe cavalcata. E baciata sul collo e poi sul seno. Il seno tutto mi avrebbe succhiato. Sul ventre m’avrebbe baciata. Le ginocchia mi avrebbe forzato. E tra le cosce lo avrei poi sentito e tutta mi avrebbe riempita. Mi avrebbe tenuta abbrancata ansando sul mio petto. E salva sarei. E forse la madre di un dio sarei diventata. Non posso più parlare. Non ho voce. Io sono Dafne. O meglio lo fui.

Amore estremo

05 gennaio 2010 ore 14:17 segnala

"La donna è come il fuoco

non si sazia"

Sono Pasife. Aspetto il toro bianco. Bello e robusto. Da poco è il mio amore. Discende il sole dal cielo di Creta. Sono impaziente. Non tarderà. Lo voglio. Lo attendo. Sorge la luna. Lo sento arrivare. Mi cerca. Mi vuole. Mi trova. Mi afferra. Mi stringe. Mi strappa la veste di dosso. Mi piega. Mi spinge nuda in un fosso del prato. Mi schiena nel fango. Mi stende. Mi inchioda. Non posso scappare. Mi apre. Tra le ginocchia lo accolgo e lo stringo. Mi prende. Mi munge. Mi tira l'anima fuori dal petto. Si gode il mio corpo. Non molla. Si sazia. Mi sazia. Mi sento piena e completa con lui. Non c'è confronto con Minosse no. E' solo un uomo anche se è un re. Non mi accontento più di così poco. Voglio l'amore estremo. Voglio tutto. 

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"La donna è come il fuoco non si sazia" Sono Pasife. Aspetto il toro bianco. Bello e robusto. Da poco è il mio amore. Discende il sole dal cielo di Creta. Sono impaziente. Non tarderà. Lo voglio. Lo attendo. Sorge la luna. Lo sento arrivare. Mi cerca. Mi vuole. Mi trova. Mi afferra. Mi...
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La regola e l’eccezione

21 dicembre 2009 ore 10:13 segnala
Normalità è mero dato statistico.

Viene considerato “normale” ciò che avviene nella maggioranza dei casi.

E questa è la “regola”.

Le minoranze costituiscono le “eccezioni”.

È solo questione di numeri.

La donna e il serpente

21 dicembre 2009 ore 09:52 segnala
Difficile il rapporto col serpente.

Sin dalle origini fu delicato.

Odio ed amore misto ad insidia.

Simbolo di dolore e di lussuria.

Fu con la donna rapporto speciale.

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Difficile il rapporto col serpente. Sin dalle origini fu delicato. Odio ed amore misto ad insidia. Simbolo di dolore e di lussuria. Fu con la donna rapporto speciale.
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Odi profanum vulgus

20 dicembre 2009 ore 15:32 segnala

La diversità è tale solo per chi non comprende. La gente comune giudica solo ciò che non riesce a capire. E il giudizio è condanna. Condanna di giudici ipocriti e ottusi che non comprendono la bellezza né l'amore né l'amore della bellezza né la bellezza dell'amore.

Salambò

17 dicembre 2009 ore 17:45 segnala
Io sono Salambò la principessa. Amilcare mio padre. Son sola nella sala semibuia. Dalla finestra dischiusa i suoni di Cartagine. La gente. Dietro la porta comincia a suonare il suo kinnor il suonatore chiamato apposta. E col suo suono risveglia il pitone. Lascia la cesta e striscia. Si erige innanzi a me.

E fisso gli occhi miei sul mio serpente. Mi guarda. Lo sollevo con le mani e lo indosso sulle mie spalle come una sciarpa viva. Sulla mia nuca poggia adesso il corpo del mio pitone sacro alla dea. La testa e la coda scendono ai lati e sfiorano la terra. Si muove. Si avvolge lentamente intorno a me. Mi spoglia dei miei veli. Mi serra alla vita. Mi stringe sotto il seno. Lo aiuto a passare fin sotto le mie ascelle, sotto le braccia, tra le ginocchia lo prendo e lo tengo. Lo stringo e lui stringe me, mi toglie il respiro con tutto il suo peso. Piego la schiena mi sento mancare. Si piegano le gambe a poco a poco. Mi costringe. Mi lascio cadere sul pavimento adorno di mosaici variegati come la pelle di quel pitone che mi sovrasta e mi stende supina e accosta la sua testa alla mia bocca sfiorandomi le labbra col suo freddo. Sento la coda, mi batte sul fianco. La musica finisce. Allenta piano piano le sue spire. Mi libera. Scivola  sul mio corpo e si ritira fin dentro la sua cesta. Respiro.