Dafne

19 gennaio 2010 ore 22:55 segnala
Nell'umidore del selvaggio suolo
i piedi farsi radiche contorte
ella sente e da lor sorgere un tronco
che le gambe su fino alle cosce
include e della pelle scorza fa
e dov'è il fiore di verginità
un nodo inviolabile compone.

 

"O Apollo" geme tal novo dolore
"prendimi! Dov'è dunque il tuo disio?
O Febo, non sei tu figlio di Giove?
Arco-d'-argento, non sei dunque un dio?
Prendimi, strappami alla terra atroce
che mi prende e beve il sangue mio!
Tutto furente m'hai perseguitata
ed or più non mi vuoi? Me sciagurata!
Salva mio grembo per lo tuo desio!

 

Gabriele D’Annunzio, Alcyone, L’Oleandro

 

Apollo mi insegue. Mi vuole. Non voglio aspettarlo. Ho paura. E fuggo lontano lontano nel bosco. Se poi mi prende lo so io che cosa mi fa. Un po' sono tentata. Un poco temo. Non ho mai subìto un maschio. Ma che mi succede? 

Perché all’improvviso la corsa mia si frena? Non è stanchezza. Lo sento. È qualcosa di strano che mi prende qui. Che sale dal basso. E rigide sono le gambe. Più non posso fuggire. E le ginocchia non posso piegare. Son dure. Bloccate. Tra poco non posso neppure parlare. Perché non mi raggiunge adesso il dio? Non mi voleva? Era tanto focoso. Mi strapperebbe al legno che mi invade. Mi prende tutta. E sale sale sale. Più muovermi non posso. E dov’è Apollo? Se fosse qui mi salverebbe dal maleficio di questo bosco che mi cattura e un albero mi fa diventare. Oh se mi avesse raggiunta e poi presa! Del tutto mi avrebbe spogliata e poi stesa già tutta nuda sull’erba. Su di me si sarebbe lasciato cadere. Mi avrebbe preso e legato le mani coi miei capelli alle radici di un tronco. E tutto nudo mi avrebbe cavalcata. E baciata sul collo e poi sul seno. Il seno tutto mi avrebbe succhiato. Sul ventre m’avrebbe baciata. Le ginocchia mi avrebbe forzato. E tra le cosce lo avrei poi sentito e tutta mi avrebbe riempita. Mi avrebbe tenuta abbrancata ansando sul mio petto. E salva sarei. E forse la madre di un dio sarei diventata. Non posso più parlare. Non ho voce. Io sono Dafne. O meglio lo fui.

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Nell'umidore del selvaggio suoloi piedi farsi radiche contorteella sente e da lor sorgere un troncoche le gambe su fino alle cosceinclude e della pelle scorza fae dov'è il fiore di verginitàun nodo inviolabile compone.   "O Apollo" geme tal novo dolore"prendimi! Dov'è dunque il tuo disio?O...
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19/01/2010 22:55:59
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Commenti

  1. fata1 21 gennaio 2010 ore 11:38

    Il Vate...

    :rosa

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