La persona importante si sente pure se sparisce.

17 luglio 2019 ore 22:16 segnala

Lo accennai che ti avrei scritto "due righe" capaci queste di distinguerti dalla massa ... e così è ... se leggi. Molte donne si sono accostate al sottoscritto considerandomi un cane a cui mettere il collare ... ma tu, che ne so, il collare sembra lo consideri come fosse un orpello cui farne a meno; una sorta del guinzaglio e della museruola che in molte vorrebbero poter raggiungere come espediente per tacitare gli uomini che ancora sanno il fatto loro. Chissenefrega del sessantottismo, del femminismo becero e delle "morte" d'anima che vorrebbero morte tutte le anime delle donne del mondo per far dispetto a noi maschietti. Come sollazzo: il cane (o gatto). Tu sei diversa, lo sento.

Ti chiamerò “sogno”, per quanto bella appari alla mia mente. Non importa se magari nella realtà tu possa essere brutta o “scarrafone”; … importa che agli occhi della mia mente tu sia profumata, allettante … una giovane promessa insomma, così come sempre mi sei apparsa … che all’insegna dell’amicizia pura, sia pur virtuale, tu possa confermare l’idea che il mio intuito non poteva sbagliare. Anche al buio più cupo ho bisogno di veder spiragli di luce … e tu sei il sole pieno: abbagliante, caloroso, bello ... in mezzo a tanta nefandezza (pure coi pitoni, talune persone).

Per tale motivo ti metterò questo nome: sogno. Un nome che lo vorrebbero pronunciare tutti quelli appartenenti all’umana specie per viverselo come meglio si deve … ma che non potendolo fare si fanno il cane o il gatto con tutto ciò che da questi animali, vivendoseli umanizzandoli all’inverosimile, potrebbe scaturire. Invece … c'è ancora chi in questa unica vita che ci appartiene … neanche un secondo si vuole perdere per stare in sintonia con gente a cui si percepisce vi sia una sacra umana empatia. Un vero sogno non lo si può perdere ... ma gustarselo.

Io, si (lo ammetto), mi sento estremamente empatico con il tuo essere; ed anche se hai il cane in casa … magari pieno di peli, di bava, di puzze e di piattole … per me fa lo stesso: empaticamente sento quanto preziosa tu sia non solo per lui. Esisto anche io … che magari anni luce di distanza da qualche parte del globo … ti penso, desidero il tuo sorriso, i tuoi pensieri e tutto il mondo che ti rende una bella persona agli occhi del mondo intero. Non che le altre persone facciano schifo, per carità … ma è che tu, rispetto agli altri, mi hai saputo raccogliere a terra con il cucchiaino (almeno questa immagine mi sono fatto). Delicatamente … sia pur similmente a come certe donne, nei giardini, imbustano le deiezioni canine per essere gettate in un secchione. No … io non sono una merda … e il secchione tuo è la tua anima, la tua mente, il tuo spirito … sui quali sospirarci ogni qual volta ti abbia a pensare sa di pulito.

Non solo tu, quindi, sei una persona speciale, bella, solare … (d’accordo, ne esistono tante in giro) … ma qui dentro … poche ce ne sono per davvero. Sono speciale io che non manco mai di essere come punto di riferimento qualora servissi da valvola di sfogo per eventuali tuoi problemi da affrontare … e lo saranno di certo pure i tuoi amici … alla stessa stregua di come lo sono i miei, che di tanto in tanto li frequento, assolvendo allo scopo di non farti mai sentire di stare solo come un cane … (o, per talune persone, solo con il cane … e basta). Esserci ed aver la consapevolezza tale … è la migliore cosa possa capitare a chiunque. Se non mi credi chiedi ad un cattolico … che sapendo dell’esistenza del suo Dio vive beato con il sorriso sereno impresso in viso. Lui ti dirà: esiste. Tu esisti per me, invece; e lo dico pure io con il sorriso.

Tutti dovremmo essere speciali gli uni per gli altri … e invece i “sogni“ sono solamente coloro i quali sanno distinguere il piacere dal peccato. Piacere è una carezza da dare al gatto, al cane (e magari pure senza dopo lavarsi le mani) … il peccato, invece, è mandare a quel paese l’umana specie … come spesso avviene in quelle persone che hanno del demoniaco per come si comportano scegliendo il cane anziché il proprio simile. Tu persona speciale, io pure … e lo stesso tante altre ancora (menomale). Se il nostro fiuto non dovesse sbagliare … i sogni potranno volteggiare in aria manco fossero degli angeli.

Ma come ci potremmo mai distinguere tra noi che siamo si pochi ma comunque molto simili? Semplice: dandoci dei nomignoli extra. So benissimo qual è il tuo nick … ma se dovessi dire “ciao sogno mio” … potrebbero girarsi in tanti (chi non ambisce, del resto, a diventare sogno per qualcun altro?). Lo stesso dicasi per la mia persona, qualora pure tu abbia a vivere lo stesso sentimento di empatia nei miei confronti; … pronunciare la parola “sogno” volta ai miei riguardi (qualora ne sapessi ricoprire il ruolo), potrebbero far girare uomini a te vicini di comunicazione virtuale facendoli credere che tu a loro intendevi come tale. Un distinguo, quindi, va escogitato.

E allora la proposta mia, se non ti dovesse dispiacere. Dunque: se tu sei “Sogno” … giusto per distinguerci dagli altri … io potrei essere chiamato “Desto”. Cosa ne pensi? Sogno o son Desto? Ovvio che se tu sei Sogno ... per esclusione io sono l'altro che ho detto. Sogno e Desto, devi ammetterlo, sono molto calzanti con le nostre rispettive persone Ai giorni d’oggi, che ci conosciamo da diverso tempo, infatti quasi non conosciamo nemmeno i nostri veri nomi. Nulla di importante, per carità; almeno a me … basta l’idea che tu esista. Se poi ti chiami in un modo e sei invece nominata in altra maniera … poco importa: per me sogno sei e sogno rimarrai.

Tutto il resto è contingente. Però … anche te … in qualche maniera dovrai pur chiamarmi. Non è per caso vero che si dice spesso “Sogno o son Desto”? Per esclusione, se tu sei il “Sogno” vero… eccomi qua ben definito alla tua mente … io sono Desto. Per esclusione. Se posso confessare una personalissima opinione … a me è andata male. Che cacchio di nome “Desto”; con questo nome non ci chiamano nemmeno i cani … ma va bene lo stesso … pur di viverti quel poco che vorrai concedermi.
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Che vi sono mancato?

12 luglio 2019 ore 12:38 segnala

Bentrovati (a voi due palle di fiore per presente).
Chi in un modo chi in altra maniera, qui dentro, siamo tutti da considerarci dei pensatori. Pensatori che interagiscono tra loro o che in solitario cammino vanno avanti per la loro strada. Ognuno è detentore della propria esclusiva verità. Come raggiungerla adattandola a comune denominatore per far si che questa venisse accettata da tutti noi? Semplice: parlandone; parlandoci … ascoltando, ascoltandoci. Chiunque dovrebbe dire la sua … anche se chi c’è non ascolta. Ascolteranno gli altri.

E’ sotto gli occhi di chiunque i vari tentativi, estremi tra loro, che si perpetuano a discapito degli uni sugli altri. Come risposta, da parte dei più, vi è sempre l’insolenza o l’indignazione (a seconda dei casi); ma mai il dialogo costruttivo di portare ad erudizione l’altro (tranne, ovviamente, in casi singoli riscontrati in chi tale capacità ce l’ha in senso innato). La mancanza di dialogo, quindi, porta a sviluppare una profonda avversione nei confronti dell’altro. Il suicidio del pensare comune, il suicidio della propria mente … accettando l’idea di riscontrare il nulla, il vuoto, l’inesistente tutto intorno come imposizione.

Nell’era moderna, chi non avrebbe timore di accettare tutto questo? E altra domanda: chi, della elevata capacità di potersi esprimere, grazie alla propria condizione di poterlo fare in quanto appartenenti all’umana specie (quella che dovrebbe saper ragionare), sa farne a meno dei propri simili sostituendoli magari con altra appartenente al mondo animale? La mia risposta: di sicuro coloro i quali si rifugiano in cucce e tane di animali portandoli seco ovunque e nelle proprie case … imponendo i rischi che stanno sempre in agguato a chiunque li frequenti in famiglia, in amicizia o in ogni ambito.

Chi all’apice dell’evoluzione (con l’avvento di internet) scientemente regredisce fino a credere di tornarsene ai tempi del cannibalismo tribale esistito nell’era preistorica? Molti … e sempre in gran numero maggiore. Tatuaggi e piercing sulla pelle, come anticamente si marchiavano gli animali in segno di possesso o di governo; cibo culturalmente ignorato, dal punto di vista igienico, da condividere nelle stesse cucine usate a mo’ di trogoli o ciotole; vestiario che ha dell’inaudito, se si pensa all’eleganza perduta, per quanto sciatto e trash si è raggiunto negli anni. A mio modesto avviso, è tutto un caos inserito con vasellina nella società in cui viviamo.

In questo sistema, non a caso, in gran parte del mondo abbiamo governanti che hanno dell’incredibile per come agiscono e per come si presentano. E’ la risposta politica (sbagliata) che si è dato pensando fossero rimasti come sopravvissuti a questo genere di indecenza. Guardate per esempio in America, con il suo presidente … o guardate in Corea del Nord, con l’altro … quanto strano fa vederli all’apice di un potere. Viviamo nel parossismo più assoluto … dove per apparire normali devi passare per inadatto.

I disadattati non sono più, quindi, i tatuati, i “piercingati” o gli “accucciati” che dormono con cani, gatti o criceti … (per non dir topi) … ma quelli che li si vogliono far apparire buffoni nel vivere “normali”. Buffoni che apparentemente tengono i fili delle proprie marionette nel mentre si pensa erroneamente che i fili, loro, non ce li hanno. Una sorta del Berlusca che si convertì, con lo stile di vita da adottare, alla pecorella da allattare con il biberon tenuto vistosamente in mano … o al suo cane da ostentare in ogni dove confidando di trovar proselitismo di voto tra la gente dotata di animale in casa. Inadatto prima … inadatto dopo, a mio avviso, con la complicità delle figure inadatte mondiali che indirettamente lo facevano passare per normale, e quindi votabile.

Se fossi stato un legislatore, fascista oppure comunista, avrei imposto che al voto ci potevano andare esclusivamente coloro i quali non si erano tacciati nella vita di incoscienti nonché irresponsabili atteggiamenti deleteri per la società intera. Se sono tatuati, “piercingati” o “accucciati” nella vita, perché costoro dovrebbero votare, così destabilizzando il buon vivere comune che si auspica doverlo raggiungere nel mondo intero? Fateci caso, nemmeno tra loro si votano … quasi a voler affermare che c’è bisogno di normalità … piuttosto che di gente apparentemente disadattata. Altrimenti saremmo pieni di governanti tatuati, “piercingati” … anche se la strada è proprio quella … se si pensa che esistono già “accucciati” degni di nota.

Non è certo con il concedere l’accesso negli ospedali al cane o gatto in nome della Pet Terapy che politicamente si risolverebbero i mali del mondo. Leucemie, autismo, sla, alzheimer, parkinson e via di seguito … potrebbero provenire proprio da comportamenti negligenti imposti nella società intera; invece … in difesa dei “valori” che i tatuati, i “piercingati” e gli “accucciati” hanno … si pensa di votare il primo buffoncello passi per la selezione ritenendolo idoneo ad una reggenza? Come Presidente non sarebbe più valido uno scienziato, un medico, un biologo o altri capaci di far capire veramente come le cose stanno … o andrebbero a finire? Molte malattie potrebbero sparire.

Un buffoncello, su spinta popolare, sarebbe pure capace di dichiarare una guerra alla Cina solamente perché da quelle parti si mangiano carne di cane. E’ come se dalla Corea del Nord (o altro paese) provenisse una dichiarazione di guerra perché … che ne so … usiamo l’incenso nelle Chiese … o noi uomini prendiamo il sole in topless. Si tratta di cultura … e la cultura, se sbagliata, la si contrasta solamente con il dialogo, appunto (quello che qui manca, figuratevi altrove), non con le imposizioni.

Per molti di voi, infatti, non è passato inosservato la censura che ho dovuto subire per esporre il mio pensiero. Ad ogni parola pubblicata in bacheca … “zac” … partiva la censura. Non si sa ancora se per indignazione o per capriccio della “graduata” di questa comunità … ma si sa solamente che per sopruso o indignazione ha agito secondo il proprio principio: detenere il potere da manifestare a suo insindacabile piacimento. Quello di scegliere chi far parlare e chi no. Divertente, visto quanto si è fatta conoscere dal sottoscritto come una che sta al posto sbagliato. Una sorta dello Schettino famoso per quella nave da crociera che speronò la costa frastagliata del Giglio.

Quale stima e fiducia si potrebbe dare a quell’uomo se irresponsabilmente di sotterfugio porta avanti la sua politica sbagliata al timone della nave? Menomale che, invece, c’è stata Wasting. Lei si che sa ascoltare, meditare e agire per il meglio di tutti … e mai per il suo tornaconto personale. Se sto ancora qui dentro a ragionare con voi … lo devo in gran parte a lei … che non mi ha bannato (o censurato) per quello che solitamente ho l’ardire di esprimere con il mio pensiero. No. Del resto, non vi sono i presupposti legati al regolamento di Chatta. Qualora ci dovessero essere … sarò io stesso che presenterò il mio collo per essere, a ragione, ghigliottinato. Ma un boia, di ruolo, non può mai vivere di capriccio; per tale motivo ho combattuto, sia pur simpaticamente, contro l’ignobile comportamento di quella tipa (collega a Wasting, per l’appunto).

Comunque, se sono rimasto qui, è anche grazie ad un’amica che qui dentro viene spesso in sordina a trovarmi. Lei mi ha convinto nel continuare a comunicare le mie idee da pubblicare per il gusto di chi vorrà leggermi; mi ha convinto inoltrando una promessa a cui non si poteva assolutamente dir di no: quella di ricevere da lei stessa un paio di carezze di attenzione che di tanto in tanto sarebbero sopraggiunte per alleviarmi il morale (ebbene si, soffro di solitudine). Non farò il suo nome … ma sul prossimo post, per gratitudine, la vorrei innalzare a parole come solamente D’annunzio riusciva a farlo per la sua Eleonora Duse (o almeno ci proverò … giacchè passare da vate a “vater” il rischio è grande).

Comunque, per tornare alla mia disavventura, cadendo sotto lo sguardo vigile di “graduati censori” del posto è stato naturale che, tra questi, qualcuno mi vedesse come uno che aveva “germi del pensiero” da contrastare assolutamente. Infatti, non in linea con il proprio pensiero … la capricciosa, per zittirmi, … avrà agito come un comunista fa con il suo antagonista politico … oppure come il fascista fa con il suo. Mai nessun dialogo avverrebbe tra due persone mature che sanno parlare delle loro idee se una delle due è impossibilita giacchè incapace a farlo. Quel “Zac”, quindi, per ben 2 volte (a raffica) mi si è presentato senza ritegno. Eppure in bacheca non dicevo nulla di estremo; attenendomi al regolamento, stavo scrivendo nella maniera più scontata a farlo. Capriccio … o indispettimento … vallo a capire.

Idee contro capricci o contro indignazione … se la storia dei peli, della bava e dei batteri presenti negli orifizi degli animali abbiano dato fastidio da ascoltare come sospetti di plausibili fonti di malattie serie. Menomale che altri, invece, mi hanno dato lustro autorevole, con le loro silenti visite, quasi ad innalzarmi tacitamente al ruolo di Gran Maestro (questo si evince dal contavisite presente nel blog stesso). Almeno questo è un mio sospetto; altrimenti perché non chiudermi la bocca a tempo debito? E’ che l’umiltà di ammettere la propria capacità di non sapere, come del resto faceva Socrate nei suoi dialoghi, pochi ce l’hanno. Se gli animali, per come vengono trattati oggi, possano essere veicolo di malattie … lo potremmo sapere solamente grazie al dialogo; non grazie all’inganno … o al sopruso bellamente dichiarato della censura da applicare.

Se si facesse uno studio analitico di quel che accade nel proprio circondario affettivo (famiglia, amici e conoscenti) … potremmo venire alla conclusione che magari il sospetto mio sia vero … scoprendo che come comune denominatore, ognuno tra i malati seri presenti appunto nel nostro entourage affettivo, si possa ricondurre il tutto a stili di vita sbagliati per l’igiene. Si potrebbe correre ai ripari per tempo suggerendo, per esempio, equi comportamenti nel relazionarci con i nostri beniamini a 4 zampe; amandoli lo stesso.

La conoscenza (la verità), se cercata, va alimentata con il sapere morale che spontaneamente fuoriesce dai costruttivi dialoghi vissuti … e non con le censure o con le sopraffazioni culturali da farsi dettate dagli usi e costumi attuali in detenzione a talune persone che intenzionalmente non vogliono parlare o sentir parlare di cose che non aggradano il loro spirito pur di rimanere nella pura ignoranza da imporre a chiunque. Un Medioevo culturale. Questo è da considerarsi fascismo o comunismo … e nel mondo politico sociale c’è un mare di cultura da analizzare proprio per attingerci una morale al buon vivere meglio, se ne fossimo capaci.

Quindi, per concludere, chi se la sente di parlare di pandemie e di nefandezze? Se credete potremmo partire da me medesimo … qualora voi lo intendiate per tale … ma vi prego … fate attenzione ai vostri comportamenti quotidiani, se avete animali in casa a stretto giro d’igiene, perché qualcuno deve pur erudirvi sui fatti. Non si può fare il vago o esimersi dall’avere eventuali sensi di colpa in futuro. La vita è sacra e va sempre difesa … non con la censura. Infine, l’avete letto il mio primo post scritto qui dentro? L’avete capito il senso? Ciao.

P.S. Scusate, dello Staff, ma come mai la fotografia presente nella mia galleria (laddove mi si vede sornione al mare di Ischia) non mi concedete l'ok per pubblicarla come avatar della mia scheda? Eppure mi riconosce in tutti i lineamenti. Oppure è opera della solita tipa che vuole impoverire questo posto del dialogo costruttivo da farsi? Levatele le "pistole" (o le manette) ... che a mio modesto avviso ... potrebbe far solo danni.
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« immagine » Bentrovati (a voi due palle di fiore per presente). Chi in un modo chi in altra maniera, qui dentro, siamo tutti da considerarci dei pensatori. Pensatori che interagiscono tra loro o che in solitario cammino vanno avanti per la loro strada. Ognuno è detentore della propria esclusiva ...
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Chi troia un amico troia un tesoro

26 giugno 2019 ore 11:16 segnala

A volte si fa fatica a svegliarsi; quasi come non ci si fosse svegliati con il piede giusto … o che si sospetta non ci sia un altro domani nella vita. Tutto si trascina, tutto sembra di altra dimensione spazio-temporale … nel mentre magari raggiungiamo ad occhi socchiusi il bagno come automi per assolvere alle nostre funzioni igieniche mattutine. Anche lo spazzolino da usare raggiunge un movimento meccanicamente lento nella nostra bocca guardandoci con occhi di triglia allo specchio … e vestirsi logora ancora maggiormente quel poco di idee chiare che abbiamo davanti all’armadio per scegliere gli indumenti giusti ed uscire di casa finalmente di tutto punto.

Quale pantalone mettere … di che colore abbinare la camicia; … e le scarpe, già … le scarpe, quale indosserò per la giornata odierna? Queste ed altre domande simili, in quei frangenti, sopraggiungono a noi stessi a mo’ di interrogatorio nel mentre ancora si sta dormienti di cervello nonostante fossimo in procinto di prepararci. Tutto appare diverso … faticoso … in salita.

Ricordo avevo una mini Mk2 da ragazzo; la lucetta della riserva appariva spesso accesa. Mancava di benzina … o per meglio dire … di soldi per metterla … ma si girava lo stesso convinti che tra gli amici da frequentare … qualcuno di loro avrebbe fatto uscire una banconota da mille misere Lire per rifornire finalmente di quel poco il serbatoio che languiva energia. In alternativa, tra questi amici, sarebbe uscita fuori una mano volontaria da usare per spingere l’auto in un vicino stallo di parcheggio per riprenderla successivamente avendo avuto cura ovviamente di portarsi al seguito una tanica di benzina. Che tempi. Si viveva bene anche prendendo in gruppo l’autobus che ci avrebbe portato tutti quanti in discoteca. E quanta energia disponevamo nel vivere apparentemente spensieratamente … o, per meglio dire, con una buona dose di menefreghismo per ogni cosa.

Ebbene, svegliarsi alla maniera sopra descritta, era come quando la propria auto cominciava a “tossicchiare” di carburatore per mancanza di materia prima: appunto, la benzina. Nelle discese si va ancora; … ma nelle salite … l’auto, tentennando di andatura, si ferma inesorabilmente. Bene. Questo avviene in me in quelle singole occasioni in cui ci si sente “svuotati” di entusiasmo: fa sentire il proprio serbatoio esausto di energia. Ma come ci si carica e come ci si svuota di tale carica da procurarsi per il proprio sostentamento?

Avete presente un vampiro? Questi notoriamente ha bisogno di un collo per attingere la sua linfa vitale di cui ne ha estremo bisogno; se fossi io un vampiro … cercherei un collo possibilmente pulito … di un individuo che non abbia gatti o cani che a leccate siano passate a rassegna sull’intero corpo del suo padrone; altrimenti, sai che schifo. Un succhia energia a tradimento, quindi … dove il collo, se sporco, era solo per il fatto che il vampiro stesso deteneva un cane o un gatto nella propria casa. Avere un cane o un gatto in casa, quindi, fa pensare che faccia ricaricare d’energia il proprio benessere. Mi chiedo infatti se mai costoro (i padroni degli animali) vivano momenti scarichi simili a quelli che ho vissuto io stamattina.

Stamattina, svegliandomi, tutto mi è rimasto difficile “vivere”. Eppure non ho abusato di vino e birra la notte prima. A ragion del mio ragionamento sopra riportato mi porgo quindi questo quesito: avessi pure io bisogno di un cane … o di un gatto … da “smungerlo” a dovere per ricaricarmi nel momento del bisogno? Una sorta della tecnica Reike conosciuta da ragazzo … laddove io quando mi accostai per curiosare su questa disciplina orientale mi ritrovai avvinghiato sessualmente con la tipa che si offrì per mostrarmi tale dottrina. Ne uscii completamente esausto … peggio di come ne sarei uscito fosse stata una ninfomane. Oddio, iniziò il tutto nella maniera più “pulita” … ignorando il fatto che a quei tempi l’esuberanza della mia persona godeva altro che di un motore Mini Mk2 … ma di una Porsche bella e buona … con il pieno perennemente fatto … per poi trovarmi a finire, dopo aver praticato quella tecnica orientale, nello spingermi faticosamente fino al raggiungimento del posto più desiderato: il parcheggio rappresentato dal mio letto.

La trasmigrazione di energia per mezzo di un “non contatto” … tra i nostri due corpi che quasi si sfioravano … infatti … finì in tutt’altra maniera (anzi che non è rimasta gravida); altrochè uno scambio di energie per trovarsi meglio equilibrati nella vita, come a detta sua sarebbe avvenuto. A me parve piuttosto “lei vampiro ed io il suo cane (o gatto)”. Ma posso farmi mai un cane o un gatto … per sentirmi appagato alla mattina nel mentre magari mi lavo i denti con lo spazzolino … solo perché ho bisogno di trarre energia da chi mai potrebbe obiettare di suo nel mentre scodinzola ancora oppure comincia a strusciarsi nel fare le fusa? No di certo. Io non so approfittarmi in nome del puro egoismo da soddisfare, e così … ci sono giorni in cui si cerca di trarre linfa vitale laddove si trova messa a disposizione un po’ in giro: l’interazione con altri individui … anch’essi bisognosi di ricarica vitale.

Ritengo l’amicizia il più nobile sentimento esistente nella vita. Come si potrebbe obiettare, non è invece l’amore tra due individui (come spesso si pensa); tra loro, uno dei due, infatti, ha sempre la peggio … in quello svuotamento che avviene in natura. Nell’amicizia vera … nello scambio energetico puro … si equilibrano veramente le parti. Giocano alla pari, quindi. Se a tradire l’amore è una sciocchezza (inteso come cosa facile a farsi) … nell’amicizia vera è quasi impossibile che ciò avvenga. Se avviene … non era vera, quell’amicizia a cui mi riferivo … e qualora lo fosse stata si è perso, come dice un adagio in merito, un tesoro inestimabile. Ci si impoverisce, quindi … e ci si annienta man mano … rischiando di approdare nel baratro della depressione più totale. Questo, a mio modesto avviso.

E’ il caso mio, forse, in cui amici di vecchia data … cominciano a sparire nel quotidiano. Chi sposati e “allontanati” per miglior convenienza … chi partiti all’estero a cercare fortune mai realizzati in patria … chi ammalato gravemente … e chi morto (porco cane; scusate lo sfogo animalista) per qualche malattia magari trasmessa proprio dal suo cane o gatto. Insomma … nel crescere e nell’andare avanti nella vita, di amicizia, si vive sempre più nella penuria. Ma posso farmi mai il cane o il gatto … ammettendo l’incapacità nostra (umana) di saperci scambiare linfa vitale sana, idonea, speciale?

C’è chi lo fa (farsi l’animale in casa) e quindi si ricarica … e c’è chi come me si rivolge ad una ghiaccia bottiglia di birra da scolarsi in tutta fretta (o vino rosso, che mi piace pure altrettanto freddo) per darsi una bella ricaricata. Tanto l’epilogo è lo stesso del gattaro o del cagnaro (mi raccomando, termini usati con l’accezione positiva): ci si carica nel mentre li si frequenta … e ci si trova scaricati il giorno dopo; come il giorno prima, del resto … ma almeno, da me, rimane odore di birra (o vino) che non mi infastidisce poi così tanto …e non di pelo di animale o puzza di urina felino.

E’ inutile dirvi che è l’amicizia ciò di cui avremmo bisogno, vero?. Amicizia vera … non surrogata; altrimenti ci sposeremmo o adotteremmo cani e gatti tutti quanti … e la cosa non è normale. C’è qualcosa che non va … e non è la mia testa piena di effluvi alcolici … ma è in quella degli altri. Lo dico sempre, infatti, che l’amicizia è sacra; “chi troia un amico troia un tesoro”, insomma (o qualcosa del genere). E non ditemi che non sapreste cosa farci con un’amicizia, vi prego. Tornate in voi quanto prima. Il mondo … non è stato fatto per abbaiare (secondo il mio modesto punto di vista).
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« immagine » A volte si fa fatica a svegliarsi; quasi come non ci si fosse svegliati con il piede giusto … o che si sospetta non ci sia un altro domani nella vita. Tutto si trascina, tutto sembra di altra dimensione spazio-temporale … nel mentre magari raggiungiamo ad occhi socchiusi il bagno come...
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La Roma: Regina indiscussa (o no?)

19 giugno 2019 ore 12:33 segnala

La storia di Totti, il gladiatore dell’era moderna, la conoscete? Un ragazzetto “de Roma bella” che alle origini della sua carriera si inventò un tiro al rigore denominato cucchiaio, per quanto questo somigliava all’appoggio del calcio da assestare ad un pallone; … quasi sembrava venisse raccolto delicatamente dal collo del piede … per essere scagliato brutalmente laddove andava di sicuro in rete. Grande “er piccoletto”. E grande lo è diventato a tutti gli effetti.

Non c’era maglietta romanista venduta in corposa consistenza con impresso il suo numero (il 10) e il suo nome che lo si leggeva con nitidezza anche dagli spalti più in alto. Pubblicità, belle donne, anzi … bella una … giacchè seriamente ha portato avanti il suo matrimonio (al contrario di altri illustri giocatori) nonostante qualche briciolo di pettegolezzo lo abbia visto protagonista con una ex bella bionda di nome Flavia (ora credo se la faccia con i cagnolini). Oltre tutto, vi è stato anche il tentativo di offuscarlo come mito nascente pure con libri e libri di barzellette in cui lo si vedeva come protagonista. Del resto, quelle sui “caramba” erano ormai tramontate. Dalla sua, comunque, in tutta risposta, vi erano la simpatia, il sorriso sornione e le corse per il campo con quel ciuccio da farsi, che simulava ficcandosi il pollice in bocca ogni qual volta segnava uno spettacolare gol agli avversari.

Come avviene anche per le più passionali coppie, qualche defaillance nella sua carriera c’è stata. Non è per caso vero che degli uomini, provetti amatori a letto, possono fare cilecca in una prestazione “amorosa” da doversi fare … senza che questo possa intaccare minimamente la propria reputazione costruita magari sul “tre volte senza mai togliere”? Così è stato per lui. Ricordo, infatti, di una “scatarrata” sputata in faccia ad un avversario in un momento di stizza personale. Chiese scusa umilmente, si … e credo ancora oggi se ne avrà a vergognarsi … ma il “pupone” è il pupone. E a lui tutto si perdona.

Un inciampo sulla sua carriera, quindi; nel mentre in parallelo la carriera della sua bella moglie andava a gonfie vele … sia dal punto di vista professionale (conduttrice di format televisivi estremamente popolari) e sia da quello familiare … dove la si è vista sfornare ”pupini” degni di nota. Che notevole famiglia. Avranno pure il cane (sospetto) … che a bava, peli e orifizi non ci fa più caso nessuno, purtroppo (ma questo è altro discorso).

Caso ce l’hanno fatto, invece, i milioni di spettatori quando chiamato “finalmente” in nazionale … quel pupone dal cucchiaio d’oro … segnò solo un gol (credo contro l’Australia, se non ricordo male ad inizio campionato) bruciando ogni aspettativa di chiunque lo avesse osannato. Anche se quel mondiale del 2006 lo ha vinto l’Italia, da lui ci si aspettava veramente tanto. Però, il pupone è il pupone … e a lui tutto gli è permesso.

Non a caso (insieme ad altro illustre, De Rossi), è diventato un’icona, una bandiera, un punto di riferimento per tutta la squadra romanista. Da pulcino a gallo il passo è stato breve. E lo sa gente tipo Spalletti, Capello e tanti altri … che come Baldini (il più alto dirigente in carica nell’A.S. Roma) hanno dovuto aver a che fare trattandolo a dovere: chi con i guanti, chi con tigna. E come è andata a finire? Con il pensionamento di Totti (e De Rossi, che ha seguito la stessa strategia di “dismissionamento”)… sia pur notevolmente ritardato per l’aspetto anagrafico. Totti (come per De Rossi … con l’appoggio del pubblico romanista) … avrebbe voluto giocare all’infinito; quasi aspettandosi una riconoscenza per tutto quello che ha dato (emozione e soldi) in giro per gli stadi. Ma così non è stato (almeno dalle sue dichiarazioni in tribuna stampa).

In effetti, il pupone, ha dato molto. Una su tutte è stata la fiducia manifestata anche laddove nel frattempo si presentavano “querelle” da spogliatoio in rivolta. Poteva andarsene (scappando dai compagni di squadra e da tutta la società sportiva) voltando le spalle per denaro e per altrettanta popolarità da ricercare altrove … ma non lo ha mai fatto; forse perché quella romana … trasmette un tifo adrenalinico che ti rende dipendente moralmente a tutti gli effetti. La Roma, infatti, ha beneficiato sempre della fedeltà del suo combattente migliore. Poteva andarsene a giocare nel campionato spagnolo (l’eccellenza in Europa) … o in quello Americano … o in oriente, come spesso fanno ex stelle del campionato nostrano (vedi Schillaci e Zola) … o addirittura in qualche campionato di Zulù con un ingaggio contrattuale stratosferico … invece … no … dal campo, dalla panchina, dallo spogliatoio e, in qualche occasione, dagli spalti dello stadio in cui si trovava … rimaneva sempre coerente con le sue idee. Prima viene la Roma … e poi, al limite, altro.

“Mi ami, cara?”. “Certo che ti amo, caro!” … e così l’idilliaco rapporto lo si portava avanti a suon di conferme contrattuali. Ovviamente fino a che al “mi ami, cara” … la risposta è stata “aspetta, parliamone”. Cosa direste al vostro partner di vita se ricevereste inaspettatamente tale camuffata obiezione? Di certo, approfondireste l’argomento; … e così è stato, credo, per Totti … dove le mille lusinghe, i mille ammiccamenti che riceveva … altro non erano che strategie per “tirare avanti”. E quanto è durato, poveraccio … poveraccia. A me, da bravo romanista (sia pur non incallito come appaiono incalliti certi burini che ne fanno il tifo), Totti mi fa tenerezza. E’ come un bimbo che scopre in età adulta … che ciò che era sua madre altro non era che la sua matrigna.

Per carità, una matrigna è altrettanto brava … se sa porsi nel miglior modo possibile … ma una mamma … che ne so … darebbe pure il sedere (è un modo di dire, sia intesi) pur di far felice il proprio figlio. Il sedere, la matrigna Roma, col cavolo che glielo ha voluto concedere. Voi lo dareste via per soddisfare eventuali capricci di chi è stato cresciuto nella soddisfazione dei propri bisogni? Facciamo un esempio: se vostro figlio a 14 anni volesse un motorino, il migliore in circolazione, voi glielo comprereste? E se a 16 anni volesse la migliore moto esista? Idem? E se a 18 anni volesse … che ne so … una Jaguar oppure ciò che sta al top in quel momento … cosa fareste per vostro figlio? Non gliela comprereste convinti di fargli del bene? In fondo, per ogni mamma, il proprio figlio è visto come un bambino; un bambino che ai tempi dello zucchero filato lo si rendeva felice acquistandoglielo …ed oggi che è diventato con la crescita un bambinone … ancora meglio lo si vuole vederlo sorridere.

E se ciò non dovesse accadere? Si, dico: se il bambinone, nella crescita, dovesse fare le bizze o i capricci … cosa fareste per evitare malesseri da spogliatoi, panchine e da spalti vissuti tra le file dei facinorosi tifosi di ogni stirpe? Non comprereste il giocattolo che reclama avere? Sono sicuro, sia pur aveste il sospetto di aver costruito un mostro, che voi glielo comprereste adottando il solito sorriso strategico per acquietarlo. Ecco, per tornare a parlare di Totti … secondo me … il “mostro” … da quel “pupone” che era … è cresciuto in lui all’inverosimile. Oggi è quasi diventato un caso nazionale.

Infatti, in famiglia (ovvero nell’A.S. Roma nella quale è cresciuto fino ad invecchiarsi) è proprio giunto il momento di accomiatarsi. Lo ha fatto gente come Zoff, come Buffon, come, pensate un po’, Diego Armando Maradona; … è toccato pure a lui … ovvero a Totti (e De Rossi). Simpaticamente già mi vedo la sua espressione in viso nel mentre pronuncia il seguente profondo concetto: “ma de che”. Invece, gli è toccato. Lui pure è umano.

Nel mondo reale … ho visto molte prime donne non voler ammettere di essere invecchiate. Molte di loro, addirittura, si sono date all’arte del meretricio … truccandosi, paonazze in viso, con rossetti forti e ciglia finte da sbattere ogni due nanosecondi per mezzo delle palpebre. Orribili … che nemmeno per 6 euro e mezzo … uno rimane tentato di andarci. Nel mondo reale c’è pure di peggio: uno l’ho citato prima … caduto in disgrazie con la cocaina; un altro, pace all’anima sua, è venuto a mancare ricorrendo al suicidio. Un orrore … per un grande giocatore come “Dibba”. Totti, invece, e buon per lui se ci dovesse riuscire, punta in alto; ancora di più di quell’alto punto raggiunto dal dirigente Baldini … a Londra.

Fortunatamente non tutti fanno la fine peggiore. Ci sono giocatori che alla Platinì (sia pur è di questi giorni l’accusa che lo vede nei panni di corrotto per affari legati quando era in Uefa … che, tra l’altro, si è manifestata essere una bufala) o Bruno Conti (ve lo ricordate?) che nella stessa Roma ricopre un ruolo di dirigente … si sono saputi distinguere egregiamente nel ruolo di ex calciatori. E’ come se Spartaco (il famigerato gladiatore del magnate Gneo Cornelio Lentulo Batiato), nell’epoca imperiale, anziché capeggiare una rivolta contro il suo “datore” di lavoro si fosse accontentato di dirigere … che ne so … il traffico stradale su Piazza Venezia … o a Campo dei fiori, qui a Roma. Tutto avrebbe preso altra storia. Non era da lui (Spartaco) e non è da Totti.

La storia di Totti, invece, è quasi da considerarsi omogenea con la sua carriera. Da bravo Spartaco moderno … il suo voler insorgere contro quei, considerati da lui, “contentini” … che madre Roma gli prospettava … non ha fatto altro che portarlo ad affrontare una bega bella e buona come si deve. Una sorta di quella che affrontò Spalletti ai tempi della sua panchina … o altre beghe del passato … in cui da Anzalone a Sensi, come presidenti, si sono affrontate nel migliore dei modi. A quei tempi pure la Roma si piegò a varie nefaste vicissitudini … ma ben presto risorse da quello che venne definito per descriverla in modo dispregiativo con il termine “rometta”. Rometta un corno … con l’avvento di Totti e altri gladiatori.

Sapete come risorse, infatti, fino a raggiungere i suoi alti lustri fasti? Semplice: rinnovando di giovani talenti la squadra da mettere in campo. Una sorta della rottamazione proposta in politica da Renzi … che poi in politica non ha avuto alcun seguito. Il seguito lo ha avuto, invece, nell’ambiente sportivo della Roma. E’ da quella filosofia che uscirono fuori dei talenti giovanissimi (tipo Totti e De Rossi) da far giocare come titolari … portando così a far abbandonare il campo a gente valorosa a livello del principe Giannini. Insomma … fuoriclasse che subentravano ad altri fuoriclasse … con lo scopo unico di migliorare le posizioni in classifica.

Io ballo. Sono un ottimo ballerino … ma è notorio il fatto che chi sa ballare non è detto che sappia pure insegnare la sua arte. Così è per ogni professione. Un avvocato illustre non è detto che sappia insegnare ciò di cui gli viene spontaneo fare nelle sue arringhe; uno che ha tosato sempre da se il suo cane … non è detto che sappia fare pure il barbiere nella vita; e così, via dicendo, un bravo e talentuoso giocatore di pallone … non è detto che sappia fare il norcino (l’affetta mortadella) o il dirigente in una società quotata in borsa.

Sono troppo delicati, infatti, quegli ambienti. Ci vuole rigore, serietà matura, e affidabilità … appunto lealtà … nel rispondere commisuratamente alle esigenze del tuo datore di lavoro; spesso, pure sapendo far quadrato al momento opportuno. Con Totti, tutto questo, forse perché lui si aspettava altro affinchè si ritenesse soddisfatto, non è avvenuto. Almeno questo traspare da quello che lui va in giro parlando di Pallotta (proprietà), Baldini (dirigente supremo) e altri illustri “professori” presenti nel suo ambiente. Ad onor del vero, c’è da dire che pure loro non saprebbero giocare a calcio … ma a dirigere una società quotata in borsa … sono dei veri talenti. Talenti alla stessa stregua di come talento è stato Totti.

La Roma vive non solo di entusiasmi, ma anche di profitti. Lo stadio gli sta a cuore, nella sua nuova realizzazione a Tor di Valle o a Fiumicino, ma ci sono vincoli che i dirigenti stessi sapranno, ne sono certo, superare con estrema abilità. Oddio, io sono contrario alla realizzazione di un nuovo stadio … ma mi rendo conto che i potenti, quel che prospettano, fanno. E, secondo me, lo stadio si farà; con o senza Totti tra le fila dei dirigenti.

Per tornare a parlare di Spartaco … Totti, infatti, a mio modesto avviso di simpatizzante della Roma, è visto come un uomo che attenta alla corona del suo “Regno”. Un attacco alla Regina … dove per motto, la Regina cita “la Roma o la si ama o la si odia”. “Spartaco”, il grande gladiatore “de nojartri” dove si colloca? Tra gli amanti o tra chi si taccia di “femminicidio”? Per questo motivo spero che Totti abbia a ricredersi. Se veramente l’ha amata, come afferma in ogni intervista, perché apparire come se si fosse munito di bottiglietta d’acido al fine di tentare di deturparne la bellezza di quel sentimento che è il tifo?

Romanisti incalliti potrebbero essere pronti ad affiancarlo nella sua “lotta”, che non è quella in cui nell’ambiente girano interessi stratosferici alla faccia della fame del mondo, no … ma è quella in cui si appare più in appetito per saziarsi meglio all’insegna del motto “cogli l’attimo sfuggente”. Bene. Per me … quell’attimo gli è già sfuggito di mano al “pupone” bello; e di questo me ne dispiaccio … perché come Dibba, Bruno Conti, il principe e tanti altri … Totti è un’icona … con o senza cicatrici sul passato. Ma la Regina è un’altra … e pure lei va salvaguardata.
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« immagine » La storia di Totti, il gladiatore dell’era moderna, la conoscete? Un ragazzetto “de Roma bella” che alle origini della sua carriera si inventò un tiro al rigore denominato cucchiaio, per quanto questo somigliava all’appoggio del calcio da assestare ad un pallone; questo … quasi sembra...
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19/06/2019 12:33:07
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“il più peggio, il più peggiore”, insomma

14 giugno 2019 ore 11:45 segnala

Questo è un post in cui esprimo le mie scuse a chiunque qui dentro mi abbia anche minimamente trattato. Mi scuso, si signori/e, per il mio modo di porgermi schiettamente. Mi scuso se sono fatto così … apparentemente cinico e amaro nel dialogare. E’ che vorrei trovarmi nella condizione di essere l’esatto opposto … ma ogni qual volta provi a stringere amicizia (che sia con donna, con uomo o con trans) … ecco che il risentimento altrui spunta fuori per un nonnulla. Non sono il peggio, vi assicuro.

L’ultima “toccata e fuga” … è stata quella con la bionda di qui dentro. Dai, non fate finta di non conoscerla: è quella di Torino … amabile nel sorriso e ferrea di comportamento. Sto parlando di gattamannara (spero non dia fastidio se la taggo; in caso contrario mi avvisasse che ne rimuovo subito l’indirizzo). La conobbi alle mie prime armi qui su chatta (oltre due anni fa). Arrivai pure a dedicarle una favoletta che improntai al volo per dedicargliela (chissà se se la ricorderà) … e ci scambiammo di tanto in tanto qualche messaggio occasionalmente alle tematiche trattate dai nostri post. Poi sparì per molto tempo … per “riagganciarla” recentemente con una dedica speciale da inoltrarle. Questa:


Le volli trasmettere, a mo’ di alibi, quella canzone affinchè potesse in qualche modo giustificarmi sul mio continuo ripetermi. Ci tenevo. Per molti … sono diventato un disco rotto … che si incanta sulla sua puntina nel ripetere lo stesso concetto che dico da sempre … ovvero … che i cani e i gatti tenuti in casa come li si tengono oggi … potrebbero (ho detto potrebbero) procurare serie malattie che mai penseremmo di ricondurle a loro nel momento in cui esplodono. Alludevo a leucemie, autismo, alzheimer, parkinson, cancro e quant’altro (sul diabete non sono sicuro) … così inflazionati oggi nel loro male … da far pensare che forse non risiede nel buco d’ozono la causa di queste malattie … ma negli usi e costumi moderni che vedono promiscuità d’igiene ovunque; pure negli ospedali, tra poco.

In tutta sincerità, con quella canzone, speravo riuscisse a capire che già dagli anni 80 c’era qualcosa che non andava con il nostro relazionarci con i cani e i gatti (e se ascoltate bene il testo capirete bene cosa Califano voleva dire). Pensate, qui dentro, ho incontrato gente che nel mentre mi inveiva contro mi urlava pure che odiava l’umana specie … solo perché avevo l’ardire di esternare tale mio pensiero. Ma vi pare? Ebbene, “la gatta”, indignata mi ha “accannato” (mollato) nel discorso piacevole che si stava portando avanti in un post della sua bacheca; … quasi disturbata, devo aggiungere … se non addirittura risentita.

A me dispiace essere emarginato o considerato come un pazzo (o “er peggio”) … ma volevo evidenziare che qui dentro nessuno è un pazzo in quel che fa: si è consapevoli … come lo sono quelli che a casa dormono e mangiano con i gatti e cani (fregandosene del giudizio, o per meglio dire, dell’opinione degli altri). Come consapevoli si è in molti. Guardate “7x7”, per esempio, o il “Fuggitivo”, Landrovalle … o ancora meglio il “troione” e tanti altri ancora … come spesso si vedono emarginati e derisi da molti. Tutti molto famosi ormai, i sopracitati si esprimono ognuno per la propria peculiarità che si addice. Sono loro … sono univocamente genuini.

In quel che dicono, pongono le basi per essere “raccattati” o “cestinati”. Si sentirebbero di certo snaturati se dovessero comportarsi come cagnolini … che a comando gli si dice loro “questo lo puoi dire … e quest’altro non lo puoi fare”. Dei veri talenti nella comunicazione (visto che sono diventati famosi) … che diventerebbero degli eunuchi (giusto per parafrasare, sia intesi) in quello che verrebbe concesso/obbligato loro nel poter dire e fare. E di che dovrebbero parlare di broccoletti, se questo genere di imposizione arrivasse a buon fine? Certo che no. Del resto, esprimono delle sacrosante opinioni personali.

Come di broccoletti non parlo io se mi si vuole incaprettare in un imposizione altrui da dover seguire. Alludo, ad esempio, a quella brava persona di crenabog … e con lui tanti dei suoi amici che sono arrivato pure con loro a scambiarci qualche parola. Mi scuso con tutti costoro se ho dovuto fare buon viso a cattivo gioco nel tirarmi indietro di trentadue passi (per dire un’enormità). E’ che parlare con loro, avendone conosciuto il modo di ragionare rappresentato in toto sui loro blog, era come toccare i fili dell’alta tensione qualora avessi accennato a determinati argomenti. Tutto era così altamente condizionante (almeno questo è stata la mia sensazione).

No, per carità, non alludo solo ai cani e ai gatti … ma alla eventuale stirpe, religione, cibo, modus operandi, cultura nonché stili di vita che pubblicamente trattavano. Sapere quanto si andava a leggere, difatti, mi induceva spontaneamente a rimanere zitto in silenzio … nel sospettare che potesse ledersi la loro ostentata sensibilità qualora avessi proferito opinione. Commentare i loro post oppure crearne di nuovi miei … dopo diverse eleganti avvisaglie percepite come “avvertimenti” mi faceva sentire più eunuco di quello che sono solito nel trattare l’argomento cani e gatti con la “gattamortara” (mi si passi questa battuta, giacchè mi ha fatto intendere che il nostro spontaneo dialogo è finito). Ho quindi preferito andare per la mia strada (e per tale motivo, me ne scuso) … continuando ad incontrare capre e cavoli con cui trattare libere argomentazioni. Non avrei voluto la minima intenzione, infatti, di offenderli inconsapevolmente per quello di cui mi trovavo a trattare io con i miei ragionamenti.

Non farlo, sarebbe apparsa una condotta ancora più ortodossa di quel “netiquette” in voga tanti e tanti anni fa su internet. Si percepiva ne seguissero i dettami. Eppure … di solito non dico parolacce, non offendo nessuno e sto attento anche nel ragionare. Esprimo solamente i miei concetti … che credo siano liberi di essere espressi. Pena per tanta mia onta? Essere “consapevole” di perdere ipotetiche amicizie … nonché di perdere ipotetiche amanti (addirittura si; non si esclude niente). Anche con Crenabog … che si stava intuendo stesse nascendo un’amicizia spontanea … si è delineato, sia pur con nobile tatto, un aut aut in quel che si ragionava.

Credo che si riferisse alla sfera sensibile che ognuno di noi ha di suo. Ovvero: taluni argomenti, sia pur trattati urbanamente, non dovevano avvenire. Punto. E quando lo si sapeva, questo? Quando te lo dicevano “loro”. Ri-punto. Ma quella sfera di cui parlavamo prima, e scusate se lo porgo come una domanda retorica, ce l’ho anche io? Lo chiedo per far capire che a certi argomenti trattati da loro io li accettavo come loro personalissime opinioni … e non come dei dettami da seguire in maniera subdola. Rispettandoli … avrei accettato anche il fatto che mi dessero del malato mentale … o dell’igienista. “Non è così, vi assicuro” … mi sarebbe bastato evidenziare … mantenendo quel dialogo … quell’amicizia da coltivare. Invece. Spariti; spariti con tutte le scarpe. Ed io da loro, idem. Che peccato.

Mi avrebbe fatto sentire diversamente da quelli che ho citato prima (7x7, il troione, il Fuggitivo, Landrovalle etc. etc), se avessi accondisceso a tale richiesta … facendomi vivere una frustrazione tale degna del peggiore individuo sulla terra. In realtà, non lo sono. Al limite … sono il penultimo … ma mai ultimo. Del resto, sin da quando ho frequentato le scuole … a me bastava arrivare per penultimo per ritenermi un sopravvissuto da apprezzare. A me c’era chi stava peggio, del resto. Se veramente siamo tutti ambiziosi su questa terra … questa mia … era modesta … giacchè avevo la meglio su quello arrivato dopo di me; era a lui che si lanciavano gli strali dell’indignazione a mo’ di branco (poveraccio). Tutto il resto è noia (per rimanere in tema Califano).

E noia mi sopraggiunge quando mi si induce a chiudere la bocca sia pur con grazia. Non vorrei apparirvi strafottente ed arrogante (per carità, non lo sono) … ma il mio modo di agire è per pura sopravvivenza della mia specie … … del mio intelletto, del mio modo di sentirmi libero sia pur in mezzo a tante libertà camuffate per tali. Nel chiedere scusa, quindi, provo pure a chiedere, a chiunque ci stia leggendo, chi di tutto “l’Ambaradan” di chatta ritenete essere il peggiore … ovvero l’ultimo della eventuale lista. Lo chiedo ai lettori più audaci, più schietti e più sinceri nel dialogare … consapevoli di stare a dire una loro verità che non per forza deve apparire come verità assoluta.

Che ne so, “Marilyn Monroe è la più bella” … potrebbe asserire qualcuno; se un “uomosessuale” dovesse dire che non è vero … ma che invece è Rock Hudson … chi dei due starebbe a dire la verità? Sono opinioni personali (vanno accettate per tali) … e se qualcuno si risente del giudizio dell’altro … non è corretto. Aver timore di esternare le proprie idee … è come aver timore di salvare l’umana specie. Io, infatti, mettendo in guardia la gente per taluni atteggiamenti che hanno del negligente (vedi infatti come oggi si tengono i cani e i gatti umanizzandoli a dovere) … potrei inconsapevolmente stare a salvare delle vite (quelle che si contaminerebbero se non messe in guardia con l’igiene promiscuo da condannare); … sia pur, ovviamente, consapevolmente stia facendo la figura di “quell’uomosessuale” nell’esternare la sua verità (o di quell’altra persona che apprezzava quella gran bella icona di bellezza che è appunto la Marilyn Monroe).

A tal riguardo (sull’icona di bellezza), e ci tengo ad evidenziarlo, tra tante amicizie con cui qui ho tentato di stringere il cerchio … una apparentemente mi è rimasta ancora cara. No, non alludo a chi nel blog mi ha “sverginato” di commento (luce.20001) … che è sparita da quel dì, come sanno fare solo quegli uomini che una volta che hanno assaggiato e consumato l’ambita preda si dileguano … ma alludo alla bella Sophiè (DonnasSofia) … che se fossimo stati nella stessa classe, all’asilo, ben volentieri le avrei chiesto se si voleva fidanzare con il sottoscritto (andando manina nella manina per la classe intera). Qui, ovviamente in maniera virtuale … e senza alcun peccato veniale. In modo pulito, quindi, come puliti sono sempre i miei ragionamenti. E’ che sono timido, purtroppo.

Dai, allora … tra tutti i personaggi di chatta … chi ritenete essere il peggiore? … o “il più peggio, il più peggiore”, insomma? Ne avrete visti in molti. Chi, dunque? Abbiate un filo di coraggio in quello che esternate. Non aspettate gente come me per sentirvi coraggiosi nel mandarmi a “fanciullo” qualora non vi garbino i miei ragionamenti. Ci sono pure gli altri. Sarebbe irrispettoso non tenerli in considerazione. Quindi … vai … provate a liberare la vostra mente dalle solite gabbie ortodosse.
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« immagine » Questo è un post in cui esprimo le mie scuse a chiunque qui dentro mi abbia anche minimamente trattato. Mi scuso, si signori/e, per il mio modo di porgermi schiettamente. Mi scuso se sono fatto così … apparentemente cinico e amaro nel dialogare. E’ che vorrei trovarmi nella condizione...
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14/06/2019 11:45:45
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Che colore ha l’amore?

12 giugno 2019 ore 09:37 segnala

Vi ricordate quando si andava all’asilo? Che tempi ingenui, che tempi visti in bianco e nero; almeno per coloro i quali come me, da vetuste persone, se li ricordano nonostante il grembiulino fosse di colore blu.
Per noi maschietti, infatti, credo che il blu sia stato il primo colore da mettere bene a fuoco nell’ambito della crescita. Un colore costante … che pure le bambine, con il loro grembiulino bianco, avevano come colore da osservare in mezzo a tutte quelle immagini, appunto come dicevo, in bianco e nero (oggi, nel ricordarle, pure ingiallite dal tempo passato).

Quali altri colori sono sopraggiunti in seguito? Bè, questo della scala cromatica è demandata ognuna alle proprie esperienze …. quelle che abbiamo avuto nella crescita con la vita, insomma. Dal canto mio, il nero, per farvi qualche esempio, l’ho conosciuto con la dipartita di mio padre. Tutto ad un tratto mi sono trovato a rivestire il ruolo del capofamiglia. Capite? Io che mi sento ancora un eterno bambino. Il viola, invece, l’ho conosciuto dal cane di una mia ex. Un’avventuretta che stava prendendo sempre più corpo e consistenza. Se non ci fosse stato il suo alano, infatti, sono convinto che con lei avrei messo finalmente su famiglia. Oggi sarei stato di sicuro un’altra persona.

Ebbene … in quelle poche occasioni in cui si mangiava con i suoi genitori … nella cucina in cui ampia di sua era apparecchiata con tutte le libagioni più ghiotte (erano originari del meridione) … vi era la costante presenza di quel “canone” educatamente accucciato in posizione eretta tra i commensali. Si spostava attorno alla tavola di tanto in tanto, con fare smanioso, senza un programma apparente: una volta stava tra me e ciò che sarebbe stato il mio futuro suocero … un’altra tra me e la mia “amata” … una volta ancora te lo trovavi di fronte tra i due commensali dirimpettai ed una volta successiva tornava da dove era partito; ma lui … onnipresente … se ne stava peggio di come starebbe una suocera calabrese oggi a controllare sua figlia.

Fu in quelle singole occasioni che ebbi a capire, quindi, cosa fosse il viola, di colore. Con la sua beata espressione da bambinone, quel cane, infatti, respirava a bocca aperta con un ritmo incalzante di fiatella. Quasi ti trasmetteva ansia, devo dire; … e non era quella già trasmessa dalla sua mole (che, tra l’altro, accanto di fauci se ne stava beato in attesa di un cenno di qualcuno) … ma era per via di quell’ossessivo respiro che emetteva a più non posso nel circondario del tavolino. Nel mentre assaporavo il mio roast beef dal piatto … cercavo di ignorare con tutte le forze quel respiro invadente ed inquietante.

Questo, senza successo … giacchè malauguratamente la mia mente si attivò nel delineare la sua fiatella con un colore viola da associare. Più respirava in quella maniera, più si spostava per respirare altrove nel tavolino in cui presiedeva … e più a saturazione di viola si portava l’intera cucina. Se provavo ad alzare gli occhi per dar un’occhiata agli altri lì presenti … tra una fitta nube viola appariva la cera ancor più violacea di costoro. Sembrava un film dell’orrore.

La mia non sarà stata differente da immaginare … e così … una volta mangiati il dolce e accommiatatomi educatamente con la famiglia … ho potuto raggiungere la strada … come la raggiungerebbe un malato d’asma … che piegato su se stesso … comincia ad ansimare a più non posso credendo di starsi a salvare agendo con qualche colpo di tosse ben da assestare. Devo dire che funzionò, tale piano. Mi salvai anche nel rompere la relazione con la mia “amata” … ponendo una sciocca scusa che neanche tanto era bugiarda: ovvero quella in cui stavo frequentando un’altra … che mi piaceva maggiormente per come baciava.

Lo so, può apparire puerile, come scusa, ma ha funzionato a dovere. Mi lasciò definitivamente … lei e il suo cane. Del resto, mi sarebbe dispiaciuto descriverle quel mondo in cui stava nel suo ambiente … tinto di quello schifoso colore che è il viola. A chi piace il viola, del resto? Non si meritava un simile dispiacere nel farla apprendere come invece appariva agli altri. Era bella, era sensibile, ma era inesorabilmente violacea … ormai agli occhi della mente mia ovviamente. Decisamente meglio un “avanti un’altra”.

Il giallo, manco a dirlo, è la prima estate torrida che si è vissuti. Quel colore abbinato al frinire della cicala … io l’ho scoperto pienamente proprio quando con il solleone … si cercava di ottenere riparo rifugiandosi sotto le fronde di un albero folto di fogliame. L’ombra, il grigio più assoluto, l’ombra che se vai a cercarla è per via del fatto che non puoi beneficiare della tua. Che goduria … che sono quei colori (il giallo e il grigio) se poi vissuti altrove … tipo il giallo rappresentato dalla sabbia del celeste mare con abbinato un fitto di tessuto ombrellone cui rifugiarsi sotto.

Pian pianino, dal bianco e nero in cui vivevamo da piccini … la scala cromatica prendeva sempre più consistenza. Di rosso … se ne vedeva in giro inflazionato a dismisura (dalle fragole, al primo morso sul cocomero) … ma quello che posso dire io nell’averlo fissato nella mia mente … è quello delle mestruazioni. Un forte odore di ferro … (simile alla ferraglia arrugginita, per intenderci, che trasale in certe cantine ammuffite) … da associare a quel rosso intenso che si scuriva con il tempo. Da lì ho capito che ad ogni colore si abbina spesso un sapore … un odore … o un rumore, come appunto il frinire della cicala citate prima. Se volete un consiglio (e mi rivolgo ai maschietti), qualora foste raffreddati di naso … non fate mai all’amore al buio se il rosso non vi piace di gusto. Non esiste solo il cocomero; infatti, ho potuto imparare da quella scala cromatica di cui stavo crescendo nell’apprendimento che ne esistono tanti.

Sul marrone vorrei saltare il passo di riportare quale sia stata l’esperienza mia. Non per pudicizia, mi raccomando … ma per vergogna. Fisso quel colore, infatti, alla vergogna (nonché al suo tanfo) che provavo nel far scoprire da bambino che me l’ero fatta sotto nelle mutande. A quegli anni (credo 5/6) nessuno più se la faceva sotto come il sottoscritto … (mi facevano presente). Ed io a testa china dalla vergogna. In diverse volte, purtroppo, mi trovai in quella incresciosa situazione … e, vi assicuro, non è una cosa da andarci fiero … solo per aver scoperto cosa sia veramente il colore marrone da fissare nella propria mente. Non so dire se vivevo un disagio da bambino o se lo sfintere mi si doveva ancora formare in maniera definitiva per il suo funzionamento … ma so solo dire che la vergogna (e la puzza) era tanta. Ma andiamo avanti, non vorrei apparirvi patetico nel giustificarmi.

Inutile dirvi che crescendo non ho mai avuto ulteriori dispiaceri. Io sospetto di essere tra i pochi che indossano mutande bianche davanti e bianche dietro. Ve l’ho detto, ci tengo all’igiene. Ma con questo non voglio, per carità colpevolizzare coloro i quali girano con mutande indossate di color giallognolo davanti (quasi paglierino) e marroncino di dietro … quasi fosse una sindone del “bucio” del sedere (o un selfie di antica memoria di un peto). Sarebbe come colpevolizzare me quando ero piccino.

Passerò quindi al verde, se non vi dispiace. Il verde l’ho potuto fissare con il colore dell’erba che ti macchiava il jeans appena stirato e lavato per esser mandato a scuola lindo, pulito e profumato come si doveva. A casa … certi sganassoni uscivano fuori … che qui i colori non c'entrano nulla (si vedevano infatti solamente stelle). Ci si accorgeva se avevo marinato la scuola dalle macchie che i jeans riportavano sul tessuto a mo’ di tradimento. “Te lo do io il ruolo di terzino, se non vai a studiare” … era la velata minaccia che mia madre faceva sempre seguire ad ogni scoperta. E’ che dalla mia mole costituzionale … ero fatto apposta per contrastare avversari occasionali; e lanciarmi con agilità inaudita, a piedi uniti sul pallone tenuto in gioco da un avversario (come si vedono nelle partite vere con Sebino Nela o ancora peggio con Benetti), … non mi incuteva terrore. Da blu che erano quei jeans, diventavano verdini di erba fresca dei giardini.

Il mondo è fatto di colori … e sempre di più li acquisiremo con le esperienze a cui saremo sottoposti con la crescita. Noi viviamo, infatti, in perenne crescita … senza accorgercene. E molti colori, ancora, non li abbiamo conosciuti. Per rendervi consapevoli di quanto sto dicendo mi basterebbe chiedervi una cosa ben precisa: sapreste dare un colore all’amore? Eppure siete stati anche voi proliferi di atteggiamenti sessuali (spero), nella vostra vita passata.

E se lo sapete, ditemi ditemi, a quale aroma e a quale odore lo associate? Non ditemi al pelo del cane che casualmente vi è rimasto in bocca nel mentre … eccetera eccetera … su quel divano pieno zeppo di peli, germi e piattole (tante volte aveste avuto il cane … nei paraggi). Non sarebbe carina la vostra esperienza in merito … e se fosse stata tale … non vi sembra sia accostabile al marrone? Allora, se me lo permettete, sono stato più fortunato io con il marrone; almeno era il mio (puzze incluse).
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« immagine » Vi ricordate quando si andava all’asilo? Che tempi ingenui, che tempi visti in bianco e nero; almeno per coloro i quali come me, da vetuste persone, se li ricordano nonostante il grembiulino fosse di colore blu. Per noi maschietti, infatti, credo che il blu sia stato il primo colore d...
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12/06/2019 09:37:13
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Datemi un titolo

10 giugno 2019 ore 08:59 segnala

Gradirei non essere contattato dall’aldilà. Quindi … donne maggiori o uguali a 103 anni … nessuna seduta spiritica ormai può più sdoganarvi. Del resto, ci potevate pensare meglio nel passato per venirmi a conoscere. Ormai è tardi! Peggio per voi. E’ inutile che insistiate. Sciò, sciò … via … o “vaderetrosatana” … se volete fare ai vostri anni ancora le ammiccanti, discinte e calanti “bellezze” di bretella, tra l’altro ancora, con calze a rete e giarrettiera. Ripeto: non mi interessate.

Ma che fate? Che avete capito? Oooohhhh!!! Siiiii, ancoraaaaa … (che siete: … una vera goduria). Non capisco come vi possano bistrattare nella vita; si leggono infatti veti e divieti rivolti a voi (oltre che ad altre determinate persone) … sapessero quanto voi sapreste ancora dare. Siete e vi trasformate, come tutto qui dentro, in una continua tentazione. Ma come fate?

Comunque, non per giustificarmi, ma per “retro” (in quel “vaderetrosatana” a voi detto) intendevo andate via … appunto, non mi interessate. Invece, che sorpresa; ai miei 102 anni ho scoperto il piacere. Grazie … e sappiate che sarete sempre le benvenute … anche se “venute” lo siete già state nel “bip” mio.

Qualcuna che ci legge sa dirmi come si fa a spurgarsi in maniera efficiente? Per favore … sono profano in queste attitudini e non vorrei rischiare di rimanere “incinto”. Aver a che fare con il diavolo … del resto … questo e altro può capitare. Ma lui ha fatto lo gnorri, vestito da vecchia; quando l’ho invitato ad andare via … si è indirizzato in quel “retro” citato prima colpendomi alle spalle per rendermi indifeso peggio di una donna (che ancora brucia, quel “retro” come fosse stata una vera e propria eresia … o una eccezionale purga con dosi massicce). FINE. Se c’è una morale … a voi esternarla.

Comunque … questa storiella inventata con la più becera fantasia e a malapena raccontata in sunto (mi hanno detto, del resto, che sono logorroico) … quale titolo le avreste dato? Il titolo che avrei potuto dare io sarebbe stato: “Omosessualità latente” … oppure “Schizofrenia inaudita” … oppure ancora “Ero vergine, mannaggia”.
Il vostro titolo, invece? Dai, scomponetevi. Sbottonatevi. Aho! Ma che avete capito? “Sbottonatevi” è un modo di dire … come dire “vaderetrosatana” alla tentazione più assoluta. Cedere alla tentazione … si rischia di prendersela dritto in quel posto.

Piuttosto: si era capito che quelle donne a cui mi riferivo con la fantasia erano delle vecchie trans … ancora attive? E infine … se mai ce ne fossero di trans che mi leggono qui dentro … qual è il vostro metodo per “corrompere” le vostre prede? Lo adotterei io, per le donne vere; qua, queste, sembrano tutti degli uomini incalliti ... per come si comportano e per come hanno perso la loro femminilità. Pensate hanno pure chiazze di tatuaggi sparsi un po’ ovunque … su bicipiti torniti e mani nerborute. E c’hanno pure il cane (o gatto) a far loro compagnia con tutto ciò che comporta (piattole, bava, peli e germi vari … che portano di sicuro a serie malattie da affrontare un giorno). Almeno … suppongo … al di là della storiella mia … il trans userà il preservativo, spero.
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« immagine » Gradirei non essere contattato dall’aldilà. Quindi … donne maggiori o uguali a 103 anni … nessuna seduta spiritica ormai può più sdoganarvi. Del resto, ci potevate pensare meglio nel passato per venirmi a conoscere. Ormai è tardi! Peggio per voi. E’ inutile che insistiate. Sciò, sciò ...
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10/06/2019 08:59:49
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Le donne, queste sante

07 giugno 2019 ore 12:04 segnala

Vengono chiamate truffe romantiche, e ultimamente la trasmissione “Chi l’ha visto” ne sta sempre più evidenziando i loschi contorni che da sempre esistono e da sempre sono esistiti. Volenti o nolenti, poi, con l’avvento dell’era moderna (il web) questo fenomeno si è maggiormente acutizzato. Con internet (e le sue pagine da sfogliare per navigare meglio con la fantasia) ogni desiderio … ogni sensazione bramosa … si amplificano fino a poterne raggiungere l’obiettivo.

Una sorta di come il “cliente”, con la sua auto, a rassegna passa davanti un viale di lucciole volteggianti in modo annoiato la loro borsetta. A quella più “intrigante”, fermandosi già con il finestrino aperto lato passeggero, la fatidica parolina magica da inoltrare: “quanto”. E ascoltata la cifra data in tutta risposta … forse giusto per credere di intrattenersi in un dialogo intellettuale … continuare la conversazione con un … “si, ma con il guanto oppure senza?” … come a prevederne la possibilità di poter scegliere se fare all’amore sul sedile da sbracare sia da farlo con oppure senza. Pura incoscienza.

Lo sanno tutti che fare all’amore con degli sconosciuti porta a rischi inauditi. La gonorrea, la sifilide e le creste di gallo … sono il miglior dei mali che ti possano capitare assecondando il desiderio di unirsi con dei perfetti sconosciuti. Il peggiore dei mali, invece: l’aids. Orrore. Una vita condannata alla stessa stregua di chiunque abbia contratto altre malattie serie, sia pur non trasmissibili per “via venerea” ma per altro … tipo i cani e i gatti che, secondo un mio sospetto, possono trasmettere malattie serie all’umana specie (ma questo è altro argomento, che se volete approfondirne di più vi basterebbe leggere qualche post pubblicato in questo blog che parla di Sla, di autismo, di Alzheimer, leucemie e tanto altro).

Ebbene, dicevo, sulla trasmissione di “Chi l’ha visto”, donne di una certa cultura e di anni avanzati (non quindi delle sprovvedute verginelle) le si sono viste innamorate perse di coloro i quali a rassegna si erano volteggiate le pagine di belloni individui da scegliere tra tanti. Ce ne sono a bizzeffe di fotografie di questi bellocci individui messe a disposizione … e quasi tutti si presentavano con un invito all’amicizia più pura … con il manifestato obiettivo finale del matrimonio da viversi all’insegna del “e tutti vissero felici e contenti”. Che impostori; … e che innocenti … quelli ignari che hanno scoperto che la propria fotografia è stata sottratta e clonata per “opere missionarie” di questo tipo. Si, perché, si sa … la donna è facile corromperla.

Ora, a queste signore avrei voluto porgere qualche riflessione … (anziché vederle vittime di raggiri come vittime di raggiro sono spesso gli uomini quando incontrano donne che tentano di farli innamorare di loro già munite di carte bollate, avvocati ed organizzazioni volte a difendere la donna in quanto tale solo per sottrarre ricchezze e proprietà al malcapitato di turno): … mi sarebbe infatti piaciuto sapere se la fatidica domanda del …”aho! Quanto vuoi” sia stata espressa al belloccio di turno prescelto grazie alla sua recita.

Di pari passi infatti le due situazioni viaggiano, a mio modesto avviso,: la prima, che vede gli uomini trasformati in Mr Hide, frequentare i viali costellati di fuochi accesi per attirare l’attenzione di chi pur su un’autovettura utilitaria si sente padrone di chiunque avrebbe potuto pagare … e la seconda, che vede “anzianotte” e per niente bellocce (almeno questo ho visto in quelle poche interviste ho potuto seguire su quella trasmissione) frequentare sogni che le avrebbero potute portare veramente a gustarsi la vita come meglio si poteva. Invece … tutto ha un prezzo.

Donne comuni, donne apparentemente serie, donne cui nessun alibi potrebbe smussarle … che cadono inesorabilmente come pere cotte davanti a situazioni che hanno dell’incredibile possano accadere veramente. Fanno bene a farsi i cani e i gatti, talune donne … anziché rischiare. Invece … quelle altre donne … umane a tutti gli effetti … come umani sono gli uomini … (pure se qualche volta vengono etichettati disprezzatamente con l’acronimo “mdf”; e qui dentro su chatta ne dovreste sapere qualcosa). Insomma, donne che ragionano, donne che si fanno grandi della loro purezza, donna che votano e che nemmeno tra loro, spesso, concedono il proprio suffragio elettorale (ci sarà un perché); di cosa ci si sorprende, allora? Gli errori esistono.

Nella trasmissione si mettevano in guardia le donne che potevano cadere nel tranello della truffa cosiddetta romantica. Sapete quanti tentativi su Chatta si presentano quotidianamente nel bussare alle porte della scheda della persona “sfogliata” ritenuta aggraziata o cesso? Milioni (credo) se si considerano pure quei fenomeni di adescamento messi in atto con la speranza di “corrompere” l’ignara persona: per gli uomini … foto ritraenti un paio di zinne da mostrare messe in scollature audaci … e per le donne … foto di membri di organi genitali maschili più o meno di ragguardevoli dimensioni. Come a dire che esiste un luogo comune.

Un pescatore, se vuole pescare il suo pesce, ha bisogno di una canna, un amo e un verme. Eccoli lì presenti in ogni situazione. E’ il laghetto, il fiume o il mare, però, da saper scegliere … altrimenti è troppo facile cadere nell’errore. Paradossalmente si potrebbe errare anche nell’escludere o nell’accettare quello che vistosamente presentava i 23 cm in foto. Una truffa pure quella … qualora avessero scoperto che si trattava di appena 15 cm (poco più o poco meno).

Truffate, quelle signore, a tutti gli effetti: da chi? Da bimbetti, adolescenti ancora, che dalla profonda Africa contattavano mattina e sera donne da “corrompere”. Capito? Bastava copiare dal web una foto di qualche belloccio sparso nel mondo intero e inviarla a mo’ di sogno alla “tardona” di turno … per far credere che al posto del cane o del gatto adottati con la consapevolezza di stare in compagnia ci possa essere stata l’idea di accompagnarsi con un “fighetto” … spesso imprenditore o un graduato ufficiale di stazza in Afganistan o in Siria. Guarda caso … il “Aho! Quanto voi” … si mal celava nella richiesta di denaro per un inconveniente da affrontare: il figlio del belloccio da operare d’urgenza, il figlio da inviare in Italia in attesa del matrimonio da farsi … insomma il figlio da salvare … (come se a far breccia sull’animo della donna bastasse commuoverla nel mentre si prospettavano cose romantiche e audaci).

Ma cosa sono le “cose audaci” che si intendono oltre il matrimonio? Bè! Chiunque è stato sposato sa a cosa mi riferisco: sono quelle posizioni più o meno ardite che sul letto di casa o altrove si fanno per giocare al sesso. E voi donne, di “Chi l’ha visto”, fareste sesso audace e, perché no, estremo … con dei perfetti sconosciuti che avete scelto tra tanti che vi si sono presentati nella vostra vita? Se, putacaso, voi aveste dei nickname da “Mistress Hyde” che bazzicano dei social tipo il nostro … non avreste facilmente etichettati con l’epiteto “MortiDiFica” coloro i quali sfacciatamente ci stavano a provare peggio dei mandrilloni … in attesa della “botta” giusta? Lo chiederei alle signore intervistate su Rai 3 (giusto per sapere come meglio ragionate).

Aggiungerei pure che la truffa alla quale vi sentite vittime a tutti gli effetti … la incontrereste ovunque; alla questua di un mendicante, che se claudica vistosamente è ancora meglio; … alle selezioni di un concorso a premi, che se sapete un concorrente essere orfano oppure sofferente di qualche cosa di dichiarato non vi farebbe altro che portarvi a indicarlo come vincitore indipendentemente dalla bravura espressa; … al “bambinetto zinghero”, che dopo aver rapinato e vessato qualcuno, dall’alto dei suoi 15/16 anni, vi porta a dire “poverino, va aiutato”; alle donazioni per chissà quale immotivata sensibile occasione fraudolenta dovesse celarsi in associazioni che si spacciano illegalmente per “benefiche”; … e tante altre situazioni in cui incappate facilmente con il vostro solito pietismo incallito.

Secondo me, non fate altro che incrementare il fenomeno dal punto di vista del “buonista” di turno … e non da quello “cattivista” che spesso si taccia solo l’uomo nell’andare a mignotte (scusate il termine) … perché le vostre “mignotte” (“ariscusate” il termine) … altro non sono che modi falsi di porgersi per attrarre benefici personali: i vostri. Quasi sembra che li imbocchiate con il cucchiaino … queste situazioni da doversi presentare (e pure senza il famoso guanto citato prima, sospetto … presumibilmente pensando non essendoci avvezze all’uso).

Quelli che vi chiedevano 20/30 mila euro, dopo mesi e mesi di buone parole intrallazzate via social, altro non erano che dei negretti (accezione positiva del termine, mi raccomando) che dall’Africa vi stavano letteralmente prendendo per i fondelli. Perché mai escludete che qui dentro (sui social) a prendervi per i fondelli siano sempre e solo quelli che disprezzate dando loro il termine offensivo di “mdf”? Non è giusto; non vi è giustizia. Ipoteticamente potrebbe essere l’errore di cui parlavo prima.

Piuttosto: chi avete votato nelle ultime elezioni europee? Ma il voto dovrebbero concedervelo … qualora una di voi dovrebbe presentarsi come politico? Sai che casino uscirebbe fuori? Io, di certo, non vi voterei mai. Scusate la franchezza. Belle, brave e buone qui dentro (o davanti a chi vi si presenta) … e l’esatto contrario con chi si cela: “a zozze (una battuta ironica, sia intesi; non leggeteci un’offesa … altrimenti avrei citato l’acronimo “MdC) ”, ma chi volete prendere in giro. Ciao.
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« immagine » Vengono chiamate truffe romantiche, e ultimamente la trasmissione “Chi l’ha visto” ne sta sempre più evidenziando i loschi contorni che da sempre esistono e da sempre sono esistiti. Volenti o nolenti, poi, con l’avvento dell’era moderna (il web) questo fenomeno si è maggiormente acuti...
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07/06/2019 12:04:46
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Il fumo veramente fa male?

03 giugno 2019 ore 16:17 segnala
E’ sempre più invivibile la nostra società moderna; in essa siamo purtroppo noi tutti costretti a conviverci. Mai una gentilezza, mai un sorriso … che ti faccia, almeno un poco, tornare nostalgicamente a quelli che furono i vecchi bei tempi. Ci si salutava cordialmente, ma spesso (per chi lo aveva in capo) togliendosi il cappello; non soddisfatti di tale gentilezza … ci si augurava una buona giornata salutando oltretutto i “pupi” nell’eventualità si sapesse li avessero, questi, in famiglia di chi si incontrava. Guardandosi attorno, oggi, si scimmiotta solamente il verso per emulare parte delle buone maniere dei vecchi tempi; (a proposito, vi ho detto buongiorno? Scusate, me ne stavo dimenticando).

Invece, cosa accade oggi? Guinzagli da tenere svogliati al seguito, passivi atteggiamenti “vojeuristici” dei padroni nei confronti di chi defeca a quattro zampe sui marciapiedi, tristi espressioni in viso dovuti pure alla stanchezza del logorio della vita moderna, consapevolezza amara di chi sa che solo con gli animali ci si sente appagati e soddisfatti … e mille altri motivi che di certo non portano all’esultanza, se si pensa al fatto che si sta facendo dei badanti a tutti gli effetti. Questo, oggi, è il genere di persone che si incontrano nei giardinetti, sui marciapiedi, nei bar, nei ristoranti … insomma un po’ ovunque. Si, la cosa grave è che in loro compagnia si possono trovare pure carrozzini di bambini a cui legare il guinzaglio per non far scappare via il proprio cane nella passeggiata salutare da farsi. Bambini che purtroppo potrebbero ammalarsi un giorno proprio per quella coatta vicinanza di vita mantenuta con l’animale stesso anzichè con l’ossigeno puro. Tutto inquinato.

Se fai presente ai genitori quest’aspetto sono pure pronti ad aggredirti verbalmente; come se prospettare vite “perse” che solitamente si vedono in giro … faccia piacere al sottoscritto o a chi come me ragiona e tace). Autistici, cerebrolesi carrozzati, malati di ogni sorta (Sla, parckinson, leucemie … tanto ancora … e Dio solo cos’altro) … vittime, secondo il mio pensare, della negligenza, dell’ignoranza o, addirittura dell’egoismo dei padroni degli animali tenuti in casa. Ti credo che non hanno da sorridere affatto. Come potrebbero, del resto, se pure loro sospettano che eventuali amici e conoscenti (nonchè parenti muniti di bon senso) li evitano accuratamente?

Hanno preparato con le loro manine una lasagna da farcire in ogni salsa? Hanno cucinato un dolce elaborato da offrire con molto gusto e piacevole passione? Hanno fatto una semplice insalata? Sfido chiunque, munito appunto di buon senso, ad accettare l’invito a cena … dove magari galeotta potrebbe essere quella specifica sera a tavola nel contrarre una malattia grave da scoprire anni luce più tardi. Quando mai si potrebbe ricondurre la causa del male contratto a quella cena organizzata alla meglio in peggio … dove il cane o il gatto girovagavano per cucine, divani pieni di pelo e camere da letto?

A loro … come nulla fosse stato … imperterriti a passare le giornate con quel solito spento entusiasmo con accanto il cane o il gatto da accarezzare … ai familiari, amici o conoscenti … invece … ad ammalarsi per non ledere la loro sensibilità nel sentirsi rifiutare l’invito a cena in mezzo a così tati germi, virus e peli … da trovare di sicuro pure nelle pietanze. Ti credo che le buone maniere si sono andate a farsi benedire; non esistono più per mera sopravvivenza.

Avviene la stessa cosa di quel che avviene spesso nei confronti del fumatore incallito. Ti invita a cena? Con una scusa: “no, grazie”. Perché mai, verrebbe da chiedersi? Ovvio … per paura di ammalarsi ai polmoni e di puzzare non di cane o gatto come nell’esempio di prima … ma di fumo. Ci si ammala e ci si puzza, quindi? Perché mai non si dovrebbe aver timore di ammalarsi e di puzzare alla stessa stregua se si dovessero frequentare case in cui l’animale vive da nababbo? Come il fumatore non fa più caso ai suoi rischi … perché mai ci dovrebbe fare caso il possessore di animali relativamente ai rischi pronunciati per l’animale, quindi?

Se poi ad ammalarsi sono figli, consorti, zii, cugini e nonni … oppure amici od occasionali conoscenti invitati a cena per stringere una nuova amicizia … l’importante è avere il gatto e il cane che ti sappia sempre consolare; del resto, come solamente una sigaretta sa tenerti compagnia nel miglior modo possibile nei momenti down (e lo dico da accanito ex fumatore che sono stato). Non è tanto difficile da capire il fatto che le buone creanze, l’educazione, il volersi bene a tutti i costi sono andati a farsi friggere.

Un fumatore non lo troverete mai predisposto per il bene. Una sorta del divieto di fumare che hanno imposto negli ospedali di recente adozione (credo anni 70/80). Oggi, negli anni 2018/19, si cerca di non vietare l’accesso a cani e a gatti negli ospedali (Pet Terapy) nonostante si pretende che gli ospedali debbano funzionare nel migliore dei modi.

E’ come dire … si al fumo e sti cavoli che qualcuno possa ammalarsi … o anche dire si alle lasagne farcite di funghi e besciamella … e sti cavoli se qualche pelo, germe o piattola vadano in bocca all’occasionale sprovveduto ospite che ci è cascato (sottinteso … all’invito a cena da accettare). Se aveva accettato l’invito magari era solo volto a non offendere il detentore di animali in casa tenuti in promiscuità d’igiene. Se invece l’invito viene fatto a chi ha pure lui gli animali … avete fatto bene; tanto pelo più pelo meno … che differenza fa?
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« immagine » E’ sempre più invivibile la nostra società moderna; in essa siamo purtroppo noi tutti costretti a conviverci. Mai una gentilezza, mai un sorriso … che ti faccia, almeno un poco, tornare nostalgicamente a quelli che furono i vecchi bei tempi. Ci si salutava cordialmente, ma spesso (per ...
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Siamo soli e lo sapete

30 maggio 2019 ore 10:07 segnala

La propria solitudine spesso è quella interiore; puoi stare pure in mezzo a mille persone (come avviene spesso) a raccontar barzellette … e ridere di queste adottando lo stesso cinismo richiesto nel capirle … che se apri gli occhi della mente capirai quanto solitudine ti rimane da gustarti. La maggior parte di noi crede di essere inserito in una comunità che vale; … invece … puzza … è logora … è falsa (per non dire ipocrita) … e ti condanna al pianto interiore.

Ti credo che c’è per consolarsi amaramente chi ricorre al sotterfugio dell’amore meretricio offerto con il “guanto” incluso nel prezzo … o chi ricorre all’adozione di un cane/gatto da amare nonostante le malattie che questi possono trasmettere (e per giunta senza guanto incluso) siano dietro l’angolo della propria casa … o addirittura chi si inietta nel cervello droghe o psicofarmaci capaci di gestire per il meglio il proprio benessere. Ognuno tiene il suo modo per sentirsi veramente vivo in un mondo dove gli affetti veri si sono mandati a benedire altrove … nel regno dei morti.

Io di tutto ciò che di palliativo esiste per attenuare il male … ho adottato il bere; birra, vino e grappe … per non citare tutto ciò che inebria … a cui ricorrere per meglio ragionare … e il giorno dopo, con una stirata e una lavata capaci di rimetterti a nuovo, si ricomincia nella pantomima delle barzellette da raccontare od ascoltare tra la gente. E sono pure fortunato perché un angolo del “paradiso” da ritagliarmi per l’occasione … lo tengo in uno sperduto luogo cui rifugiarmi apparentemente con il solito sorriso.

E bere … bere a perdifiato nel mentre si corre sui prati del buon vino … possibilmente rosso (ma anche il Tavernello mi starebbe bene) … capace questo di farti immaginare di stare a nuotare divertito tra le ortiche … nel mentre sai che nella città tutto questo non ti è permesso farlo … per fermarsi, ormai esausto, come esausta ti appare anche la bottiglia di tre quarti, inginocchiato e distrutto per sfogare il proprio pianto. Finalmente distrutto. Umano. Da “garibaldino” o da “bersagliere” … ad affranto … il passo è breve, se ci si sa muovere nella giusta direzione.

“Piangi, piangi, che ti fa bene” … sentiresti dire … se ci fosse una fatina dai capelli turchini a supportarti. Invece … manco una mano a sorreggerti la fronte … nel mentre vomiti l’anima tua lisa dalle esperienze vissute negli anni. Chi non si butterebbe a terra acquisendo una posa da morto ammazzato per disperazione? Rannicchiandosi chiudendosi a riccio per difesa. Chi si accorgerebbe che la pozza di sangue manca a ridosso? Chi sarebbe colui o colei che si interesserebbe della tua sorte … se accanto, di lì a poco, sbocciando un fiore attirerebbe la sua attenzione? E ci si muore (o almeno si crede di farlo), spegnendosi un poco alla volta in totale silenzio (neppure il soffio del vento sulle fronde d’olivo si riesce più a percepire come piacevole rumore da ascoltare); abbandonato laddove nemmeno un trafiletto sulle pagine di cronaca nera locale riporti qual è stato l’ultimo lento respiro effettuato.

Nato nell’anonimato, cresciuto nel suo destino e morto ancora più solo … nonostante ci fosse stata la presenza di un buon vino a tener compagnia in questo uliveto sacro … mi ritrovo finalmente solo … senza ipocrisie, senza falsi pudori, senza le solite piattole che stanno in agguato nelle case altrove. L’unica piacevole consolazione è quella di stare in ottima compagnia. Dal mio passato, ho saputo escogitare il mio presente … per ciò che nel futuro sarebbe stato. Sapete? … Ho dato un nome ad ogni albero presente su questo terreno mio. Ogni ulivo, quindi, nel passeggiargli accanto lo chiamo in maniera confidenziale.

C’è quello che si chiama Pasqualino … quello che si chiama Vincenzo … quello che si chiama Caterina … e quello dal doppio nome tipo Gianni e Franco. Sono tanti … sono una trentina. Tutti a me molto familiari … per come da piccino insieme a loro vivevo spensierato e felice di essere accompagnato da tanta gente sorridente. Se ne sono tutti andati … tranne qualche spiccio testimone che oggi appare triste pure lui … per come lo hanno lasciato solo ignobilmente.

Oggi … quegli affetti mancanti … stanno lì a rappresentare il loro mutismo. Si parla, si … ma a senso unico. A me basta interpretare le loro assenti risposte … con quel mio ebete sorriso da ostentare all’occasione … che solamente quelli che hanno il cane o il gatto in casa sanno assumere con il loro dialogare. Si “nome” … come vuoi: … ti è piaciuta la pappa del concime che ti ho dato lo scorso mese? E le fronde potate secondo il taglio moderno che ho visto dal barbiere? … ti sono piaciute per come te l’ho lasciate? Che bei doni di frutto che mi dai; sembrano le 20 mila lire di una volta intese per andarmi a comprare il gelato. Per quelli del cane e del gatto … sono le feci ad esser considerati frutti, invece (ma questo è un mio personalissimo pensiero al pensiero mio; non fateci caso).

“Vorrei abbracciarti anche adesso che sono steso” … direi all’albero più prossimo che mi troverei di fianco … “ma sempre più mi rimane difficile farlo” … aggiungerei quasi vergognandomi. Sempre più forze mi servono per affermare quanto bene nella vita voglio agli altri … e sempre meno vino ci vuole per fermarmi dagli intenti. Si crolla … e si medita vedendo il filo d’erba di traverso una volta caduto a peso morto sulla terra. Che belli che sono i fili d’erba … e che bello tutto ciò che appare da questa insolita visuale terrena. Mette serenità e pace con se stessi … specialmente quando si socchiudono gli occhi per inalare questi ultimi ricordi misti a quelli vecchi che ti passano per la mente. Tutti sorridenti … tutti felici e allegri … veramente.

Di queste mie pratiche bucoliche alla ricerca di desolata consolazione, ricordo che una volta … nottetempo … mi servì un’intera corsa attorno al campo … prima di vedermi accasciare beatamente all’insegna dell’abbandono più estremo. Anche i cinghiali, in quella occasione, mi hanno evitato … e anche le volpi intuiscono che io non sia come mi descrivo … una brava persona. Cosa si deve fare per difendersi dai pericoli? Nessuno mai me lo ha insegnato … giacchè, insegnante di mio, me lo sono imparato a mie spese.

Vivo sorridente e sorridente sto in mezzo a milioni di persone che in altrettanta maniera di sicuro si sentono sole. Non si capirebbe altrimenti come si avrebbe bisogno di ulivi e di cani (o gatti) … per consolarsi nei momenti più tristi; e di vino (se non addirittura, per altri individui, di droghe pesanti)… di cui ne sono ghiotto ultimamente … a tal punto di preferirlo alla sempre amata birra. Se si cambia nella vita … sospetto che lo si faccia peggiorando, purtroppo. Beati coloro che sono rimasti loro stessi … che non si accorgeranno mai quanta solitudine esprimono con il loro sentirsi brava gente … solo perché vanno a dormire con i cani o aprono le scatolette ai loro gatti in nome dell’altruismo e della bontà d’animo da ostentare nel mentre si disprezza l’umana specie: quella che, loro malgrado, gli appartiene.

Solo voi alberi, al momento opportuno, mi date fiducia e speranza di potervi utilizzare come casa, rifugio riparo … qualora dovessi vedermela brutta nell’essere attaccato da chi mi vuole male nella vita; una sorta degli “animalacci” di cui parlavo prima (cinghiali e volpi) pieni di pulci, zecche e rabbia contagiosi all’inverosimile. Solo voi alberi, amici miei, che mi avete sopportato in ogni occasione, sapete comprendere il motivo del perché l’intero giro, correndo a malapena e con agilità perduta, mi fa fermare vinto e affranto dal dover portare almeno a termine la missione mia: ovvero il giro completo dell’intero campo senza emettere un grido di allarme … un urlo di dolore … con la mia rabbia trattenuta da anni da gestire in totale intimo silenzio.

Al mattino seguente … come nulla fosse accaduto … non si presenteranno gratificazioni o frustrazioni di sorta legate alla riuscita o meno del giro da farsi. Come dicevo prima, ci si ricompone e si prova fronte specchio il solito sorriso da ostentare; quel giro di “vita” a cui ogni essere umano è soggetto tutti i giorni che campa … per convincere se stesso e chi si vuole bene … che ancora la vita, e quindi amore, c’è nella propria anima. Però, da terra, dove siamo stati tutti sbattuti (ognuno con i propri limiti), abbraccerei il fusto di un albero a me più prossimo in questo momento … spostandomi con estremo sforzo in sua direzione anche strisciando, all’occorrenza; invece … non conosco nemmeno il suo nome e anonimi siamo noi tutti in mezzo a tanta gente.

Dalle parti mie, nell’uliveto di cui dispongo, almeno questo non accade … anche se già alla quarta parte del giro del campo da farsi di corsa a perdifiato …crollo inesorabilmente; … e con me crolla a terra pure la bottiglia vuota tenuta in mano per convincermi sin dal nastro di partenza fosse questa la mia gasolina di riserva. Finirà che andrò in pasto ai cani ... che i loro ex padroni, nell’amore che gli avranno fatto credere esistere in noi umani, li hanno resi randagi e malvagi verso le persone deboli. Eppure ero quasi arrivato all’albero Nando … il mio preferito … dal quale avrei immaginato di ricevere una carezza. Così non è stato. Amen.
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« immagine » La propria solitudine spesso è quella interiore; puoi stare pure in mezzo a mille persone (come avviene spesso) a raccontar barzellette … e ridere di queste adottando lo stesso cinismo richiesto nel capirle … che se apri gli occhi della mente capirai quanto solitudine ti rimane da gus...
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30/05/2019 10:07:48
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