Che colore ha l’amore?

12 giugno 2019 ore 09:37 segnala

Vi ricordate quando si andava all’asilo? Che tempi ingenui, che tempi visti in bianco e nero; almeno per coloro i quali come me, da vetuste persone, se li ricordano nonostante il grembiulino fosse di colore blu.
Per noi maschietti, infatti, credo che il blu sia stato il primo colore da mettere bene a fuoco nell’ambito della crescita. Un colore costante … che pure le bambine, con il loro grembiulino bianco, avevano come colore da osservare in mezzo a tutte quelle immagini, appunto come dicevo, in bianco e nero (oggi, nel ricordarle, pure ingiallite dal tempo passato).

Quali altri colori sono sopraggiunti in seguito? Bè, questo della scala cromatica è demandata ognuna alle proprie esperienze …. quelle che abbiamo avuto nella crescita con la vita, insomma. Dal canto mio, il nero, per farvi qualche esempio, l’ho conosciuto con la dipartita di mio padre. Tutto ad un tratto mi sono trovato a rivestire il ruolo del capofamiglia. Capite? Io che mi sento ancora un eterno bambino. Il viola, invece, l’ho conosciuto dal cane di una mia ex. Un’avventuretta che stava prendendo sempre più corpo e consistenza. Se non ci fosse stato il suo alano, infatti, sono convinto che con lei avrei messo finalmente su famiglia. Oggi sarei stato di sicuro un’altra persona.

Ebbene … in quelle poche occasioni in cui si mangiava con i suoi genitori … nella cucina in cui ampia di sua era apparecchiata con tutte le libagioni più ghiotte (erano originari del meridione) … vi era la costante presenza di quel “canone” educatamente accucciato in posizione eretta tra i commensali. Si spostava attorno alla tavola di tanto in tanto, con fare smanioso, senza un programma apparente: una volta stava tra me e ciò che sarebbe stato il mio futuro suocero … un’altra tra me e la mia “amata” … una volta ancora te lo trovavi di fronte tra i due commensali dirimpettai ed una volta successiva tornava da dove era partito; ma lui … onnipresente … se ne stava peggio di come starebbe una suocera calabrese oggi a controllare sua figlia.

Fu in quelle singole occasioni che ebbi a capire, quindi, cosa fosse il viola, di colore. Con la sua beata espressione da bambinone, quel cane, infatti, respirava a bocca aperta con un ritmo incalzante di fiatella. Quasi ti trasmetteva ansia, devo dire; … e non era quella già trasmessa dalla sua mole (che, tra l’altro, accanto di fauci se ne stava beato in attesa di un cenno di qualcuno) … ma era per via di quell’ossessivo respiro che emetteva a più non posso nel circondario del tavolino. Nel mentre assaporavo il mio roast beef dal piatto … cercavo di ignorare con tutte le forze quel respiro invadente ed inquietante.

Questo, senza successo … giacchè malauguratamente la mia mente si attivò nel delineare la sua fiatella con un colore viola da associare. Più respirava in quella maniera, più si spostava per respirare altrove nel tavolino in cui presiedeva … e più a saturazione di viola si portava l’intera cucina. Se provavo ad alzare gli occhi per dar un’occhiata agli altri lì presenti … tra una fitta nube viola appariva la cera ancor più violacea di costoro. Sembrava un film dell’orrore.

La mia non sarà stata differente da immaginare … e così … una volta mangiati il dolce e accommiatatomi educatamente con la famiglia … ho potuto raggiungere la strada … come la raggiungerebbe un malato d’asma … che piegato su se stesso … comincia ad ansimare a più non posso credendo di starsi a salvare agendo con qualche colpo di tosse ben da assestare. Devo dire che funzionò, tale piano. Mi salvai anche nel rompere la relazione con la mia “amata” … ponendo una sciocca scusa che neanche tanto era bugiarda: ovvero quella in cui stavo frequentando un’altra … che mi piaceva maggiormente per come baciava.

Lo so, può apparire puerile, come scusa, ma ha funzionato a dovere. Mi lasciò definitivamente … lei e il suo cane. Del resto, mi sarebbe dispiaciuto descriverle quel mondo in cui stava nel suo ambiente … tinto di quello schifoso colore che è il viola. A chi piace il viola, del resto? Non si meritava un simile dispiacere nel farla apprendere come invece appariva agli altri. Era bella, era sensibile, ma era inesorabilmente violacea … ormai agli occhi della mente mia ovviamente. Decisamente meglio un “avanti un’altra”.

Il giallo, manco a dirlo, è la prima estate torrida che si è vissuti. Quel colore abbinato al frinire della cicala … io l’ho scoperto pienamente proprio quando con il solleone … si cercava di ottenere riparo rifugiandosi sotto le fronde di un albero folto di fogliame. L’ombra, il grigio più assoluto, l’ombra che se vai a cercarla è per via del fatto che non puoi beneficiare della tua. Che goduria … che sono quei colori (il giallo e il grigio) se poi vissuti altrove … tipo il giallo rappresentato dalla sabbia del celeste mare con abbinato un fitto di tessuto ombrellone cui rifugiarsi sotto.

Pian pianino, dal bianco e nero in cui vivevamo da piccini … la scala cromatica prendeva sempre più consistenza. Di rosso … se ne vedeva in giro inflazionato a dismisura (dalle fragole, al primo morso sul cocomero) … ma quello che posso dire io nell’averlo fissato nella mia mente … è quello delle mestruazioni. Un forte odore di ferro … (simile alla ferraglia arrugginita, per intenderci, che trasale in certe cantine ammuffite) … da associare a quel rosso intenso che si scuriva con il tempo. Da lì ho capito che ad ogni colore si abbina spesso un sapore … un odore … o un rumore, come appunto il frinire della cicala citate prima. Se volete un consiglio (e mi rivolgo ai maschietti), qualora foste raffreddati di naso … non fate mai all’amore al buio se il rosso non vi piace di gusto. Non esiste solo il cocomero; infatti, ho potuto imparare da quella scala cromatica di cui stavo crescendo nell’apprendimento che ne esistono tanti.

Sul marrone vorrei saltare il passo di riportare quale sia stata l’esperienza mia. Non per pudicizia, mi raccomando … ma per vergogna. Fisso quel colore, infatti, alla vergogna (nonché al suo tanfo) che provavo nel far scoprire da bambino che me l’ero fatta sotto nelle mutande. A quegli anni (credo 5/6) nessuno più se la faceva sotto come il sottoscritto … (mi facevano presente). Ed io a testa china dalla vergogna. In diverse volte, purtroppo, mi trovai in quella incresciosa situazione … e, vi assicuro, non è una cosa da andarci fiero … solo per aver scoperto cosa sia veramente il colore marrone da fissare nella propria mente. Non so dire se vivevo un disagio da bambino o se lo sfintere mi si doveva ancora formare in maniera definitiva per il suo funzionamento … ma so solo dire che la vergogna (e la puzza) era tanta. Ma andiamo avanti, non vorrei apparirvi patetico nel giustificarmi.

Inutile dirvi che crescendo non ho mai avuto ulteriori dispiaceri. Io sospetto di essere tra i pochi che indossano mutande bianche davanti e bianche dietro. Ve l’ho detto, ci tengo all’igiene. Ma con questo non voglio, per carità colpevolizzare coloro i quali girano con mutande indossate di color giallognolo davanti (quasi paglierino) e marroncino di dietro … quasi fosse una sindone del “bucio” del sedere (o un selfie di antica memoria di un peto). Sarebbe come colpevolizzare me quando ero piccino.

Passerò quindi al verde, se non vi dispiace. Il verde l’ho potuto fissare con il colore dell’erba che ti macchiava il jeans appena stirato e lavato per esser mandato a scuola lindo, pulito e profumato come si doveva. A casa … certi sganassoni uscivano fuori … che qui i colori non centrano nulla (si vedevano infatti solamente stelle). Ci si accorgeva se avevo marinato la scuola dalle macchie che i jeans riportavano sul tessuto a mo’ di tradimento. “Te lo do io il ruolo di terzino, se non vai a studiare” … era la velata minaccia che mia madre faceva sempre seguire ad ogni scoperta. E’ che dalla mia mole costituzionale … ero fatto apposta per contrastare avversari occasionali; e lanciarmi con agilità inaudita, a piedi uniti sul pallone tenuto in gioco da un avversario (come si vedono nelle partite vere con Sebino Nela o ancora peggio con Benetti), … non mi incuteva terrore. Da blu che erano quei jeans, diventavano verdini di erba fresca dei giardini.

Il mondo è fatto di colori … e sempre di più li acquisiremo con le esperienze a cui saremo sottoposti con la crescita. Noi viviamo, infatti, in perenne crescita … senza accorgercene. E molti colori, ancora, non li abbiamo conosciuti. Per rendervi consapevoli di quanto sto dicendo mi basterebbe chiedervi una cosa ben precisa: sapreste dare un colore all’amore? Eppure siete stati anche voi proliferi di atteggiamenti sessuali (spero), nella vostra vita passata.

E se lo sapete, ditemi ditemi, a quale aroma e a quale odore lo associate? Non ditemi al pelo del cane che casualmente vi è rimasto in bocca nel mentre … eccetera eccetera … su quel divano pieno zeppo di peli, germi e piattole (tante volte aveste avuto il cane … nei paraggi). Non sarebbe carina la vostra esperienza in merito … e se fosse stata tale … non vi sembra sia accostabile al marrone. Allora, se me lo permettete, sono stato più fortunato io con il marrone; almeno era il mio (puzze incluse).
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