Siamo soli e lo sapete

30 maggio 2019 ore 10:07 segnala

La propria solitudine spesso è quella interiore; puoi stare pure in mezzo a mille persone (come avviene spesso) a raccontar barzellette … e ridere di queste adottando lo stesso cinismo richiesto nel capirle … che se apri gli occhi della mente capirai quanto solitudine ti rimane da gustarti. La maggior parte di noi crede di essere inserito in una comunità che vale; … invece … puzza … è logora … è falsa (per non dire ipocrita) … e ti condanna al pianto interiore.

Ti credo che c’è per consolarsi amaramente chi ricorre al sotterfugio dell’amore meretricio offerto con il “guanto” incluso nel prezzo … o chi ricorre all’adozione di un cane/gatto da amare nonostante le malattie che questi possono trasmettere (e per giunta senza guanto incluso) siano dietro l’angolo della propria casa … o addirittura chi si inietta nel cervello droghe o psicofarmaci capaci di gestire per il meglio il proprio benessere. Ognuno tiene il suo modo per sentirsi veramente vivo in un mondo dove gli affetti veri si sono mandati a benedire altrove … nel regno dei morti.

Io di tutto ciò che di palliativo esiste per attenuare il male … ho adottato il bere; birra, vino e grappe … per non citare tutto ciò che inebria … a cui ricorrere per meglio ragionare … e il giorno dopo, con una stirata e una lavata capaci di rimetterti a nuovo, si ricomincia nella pantomima delle barzellette da raccontare od ascoltare tra la gente. E sono pure fortunato perché un angolo del “paradiso” da ritagliarmi per l’occasione … lo tengo in uno sperduto luogo cui rifugiarmi apparentemente con il solito sorriso.

E bere … bere a perdifiato nel mentre si corre sui prati del buon vino … possibilmente rosso (ma anche il Tavernello mi starebbe bene) … capace questo di farti immaginare di stare a nuotare divertito tra le ortiche … nel mentre sai che nella città tutto questo non ti è permesso farlo … per fermarsi, ormai esausto, come esausta ti appare anche la bottiglia di tre quarti, inginocchiato e distrutto per sfogare il proprio pianto. Finalmente distrutto. Umano. Da “garibaldino” o da “bersagliere” … ad affranto … il passo è breve, se ci si sa muovere nella giusta direzione.

“Piangi, piangi, che ti fa bene” … sentiresti dire … se ci fosse una fatina dai capelli turchini a supportarti. Invece … manco una mano a sorreggerti la fronte … nel mentre vomiti l’anima tua lisa dalle esperienze vissute negli anni. Chi non si butterebbe a terra acquisendo una posa da morto ammazzato per disperazione? Rannicchiandosi chiudendosi a riccio per difesa. Chi si accorgerebbe che la pozza di sangue manca a ridosso? Chi sarebbe colui o colei che si interesserebbe della tua sorte … se accanto, di lì a poco, sbocciando un fiore attirerebbe la sua attenzione? E ci si muore (o almeno si crede di farlo), spegnendosi un poco alla volta in totale silenzio (neppure il soffio del vento sulle fronde d’olivo si riesce più a percepire come piacevole rumore da ascoltare); abbandonato laddove nemmeno un trafiletto sulle pagine di cronaca nera locale riporti qual è stato l’ultimo lento respiro effettuato.

Nato nell’anonimato, cresciuto nel suo destino e morto ancora più solo … nonostante ci fosse stata la presenza di un buon vino a tener compagnia in questo uliveto sacro … mi ritrovo finalmente solo … senza ipocrisie, senza falsi pudori, senza le solite piattole che stanno in agguato nelle case altrove. L’unica piacevole consolazione è quella di stare in ottima compagnia. Dal mio passato, ho saputo escogitare il mio presente … per ciò che nel futuro sarebbe stato. Sapete? … Ho dato un nome ad ogni albero presente su questo terreno mio. Ogni ulivo, quindi, nel passeggiargli accanto lo chiamo in maniera confidenziale.

C’è quello che si chiama Pasqualino … quello che si chiama Vincenzo … quello che si chiama Caterina … e quello dal doppio nome tipo Gianni e Franco. Sono tanti … sono una trentina. Tutti a me molto familiari … per come da piccino insieme a loro vivevo spensierato e felice di essere accompagnato da tanta gente sorridente. Se ne sono tutti andati … tranne qualche spiccio testimone che oggi appare triste pure lui … per come lo hanno lasciato solo ignobilmente.

Oggi … quegli affetti mancanti … stanno lì a rappresentare il loro mutismo. Si parla, si … ma a senso unico. A me basta interpretare le loro assenti risposte … con quel mio ebete sorriso da ostentare all’occasione … che solamente quelli che hanno il cane o il gatto in casa sanno assumere con il loro dialogare. Si “nome” … come vuoi: … ti è piaciuta la pappa del concime che ti ho dato lo scorso mese? E le fronde potate secondo il taglio moderno che ho visto dal barbiere? … ti sono piaciute per come te l’ho lasciate? Che bei doni di frutto che mi dai; sembrano le 20 mila lire di una volta intese per andarmi a comprare il gelato. Per quelli del cane e del gatto … sono le feci ad esser considerati frutti, invece (ma questo è un mio personalissimo pensiero al pensiero mio; non fateci caso).

“Vorrei abbracciarti anche adesso che sono steso” … direi all’albero più prossimo che mi troverei di fianco … “ma sempre più mi rimane difficile farlo” … aggiungerei quasi vergognandomi. Sempre più forze mi servono per affermare quanto bene nella vita voglio agli altri … e sempre meno vino ci vuole per fermarmi dagli intenti. Si crolla … e si medita vedendo il filo d’erba di traverso una volta caduto a peso morto sulla terra. Che belli che sono i fili d’erba … e che bello tutto ciò che appare da questa insolita visuale terrena. Mette serenità e pace con se stessi … specialmente quando si socchiudono gli occhi per inalare questi ultimi ricordi misti a quelli vecchi che ti passano per la mente. Tutti sorridenti … tutti felici e allegri … veramente.

Di queste mie pratiche bucoliche alla ricerca di desolata consolazione, ricordo che una volta … nottetempo … mi servì un’intera corsa attorno al campo … prima di vedermi accasciare beatamente all’insegna dell’abbandono più estremo. Anche i cinghiali, in quella occasione, mi hanno evitato … e anche le volpi intuiscono che io non sia come mi descrivo … una brava persona. Cosa si deve fare per difendersi dai pericoli? Nessuno mai me lo ha insegnato … giacchè, insegnante di mio, me lo sono imparato a mie spese.

Vivo sorridente e sorridente sto in mezzo a milioni di persone che in altrettanta maniera di sicuro si sentono sole. Non si capirebbe altrimenti come si avrebbe bisogno di ulivi e di cani (o gatti) … per consolarsi nei momenti più tristi; e di vino (se non addirittura, per altri individui, di droghe pesanti)… di cui ne sono ghiotto ultimamente … a tal punto di preferirlo alla sempre amata birra. Se si cambia nella vita … sospetto che lo si faccia peggiorando, purtroppo. Beati coloro che sono rimasti loro stessi … che non si accorgeranno mai quanta solitudine esprimono con il loro sentirsi brava gente … solo perché vanno a dormire con i cani o aprono le scatolette ai loro gatti in nome dell’altruismo e della bontà d’animo da ostentare nel mentre si disprezza l’umana specie: quella che, loro malgrado, gli appartiene.

Solo voi alberi, al momento opportuno, mi date fiducia e speranza di potervi utilizzare come casa, rifugio riparo … qualora dovessi vedermela brutta nell’essere attaccato da chi mi vuole male nella vita; una sorta degli “animalacci” di cui parlavo prima (cinghiali e volpi) pieni di pulci, zecche e rabbia contagiosi all’inverosimile. Solo voi alberi, amici miei, che mi avete sopportato in ogni occasione, sapete comprendere il motivo del perché l’intero giro, correndo a malapena e con agilità perduta, mi fa fermare vinto e affranto dal dover portare almeno a termine la missione mia: ovvero il giro completo dell’intero campo senza emettere un grido di allarme … un urlo di dolore … con la mia rabbia trattenuta da anni da gestire in totale intimo silenzio.

Al mattino seguente … come nulla fosse accaduto … non si presenteranno gratificazioni o frustrazioni di sorta legate alla riuscita o meno del giro da farsi. Come dicevo prima, ci si ricompone e si prova fronte specchio il solito sorriso da ostentare; quel giro di “vita” a cui ogni essere umano è soggetto tutti i giorni che campa … per convincere se stesso e chi si vuole bene … che ancora la vita, e quindi amore, c’è nella propria anima. Però, da terra, dove siamo stati tutti sbattuti (ognuno con i propri limiti), abbraccerei il fusto di un albero a me più prossimo in questo momento … spostandomi con estremo sforzo in sua direzione anche strisciando, all’occorrenza; invece … non conosco nemmeno il suo nome e anonimi siamo noi tutti in mezzo a tanta gente.

Dalle parti mie, nell’uliveto di cui dispongo, almeno questo non accade … anche se già alla quarta parte del giro del campo da farsi di corsa a perdifiato …crollo inesorabilmente; … e con me crolla a terra pure la bottiglia vuota tenuta in mano per convincermi sin dal nastro di partenza fosse questa la mia gasolina di riserva. Finirà che andrò in pasto ai cani ... che i loro ex padroni, nell’amore che gli avranno fatto credere esistere in noi umani, li hanno resi randagi e malvagi verso le persone deboli. Eppure ero quasi arrivato all’albero Nando … il mio preferito … dal quale avrei immaginato di ricevere una carezza. Così non è stato. Amen.
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« immagine » La propria solitudine spesso è quella interiore; puoi stare pure in mezzo a mille persone (come avviene spesso) a raccontar barzellette … e ridere di queste adottando lo stesso cinismo richiesto nel capirle … che se apri gli occhi della mente capirai quanto solitudine ti rimane da gus...
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30/05/2019 10:07:48
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Commenti

  1. crenabog 30 maggio 2019 ore 10:16
    bene, molto bucolico, direi perfino Gozzaniano se volessimo citare il famoso "resto-supino nel trifoglio-e vedo un quadrifoglio-che non raccoglierò" , un insieme emotivamente intimo che lascia ai lettori una tua apertura affatto diversa dai consueti post, anche se per tua natura hai finito per autocitarti inserendo le solite bestiole. quindi direi che pur non essendo concorde su certi punti, ho apprezzato lo sforzo liberatorio. un caro saluto.
  2. freepause 30 maggio 2019 ore 12:53
    Se ti senti solo con te stesso forse dovresti porti un' unica domanda: "Da cosa fuggo?" ;-)
  3. ceravamotantoamatti 30 maggio 2019 ore 13:26
    @freepause Chi non se la porrebbe ... guardando il proprio passato? Ognuno tiene il suo ... ma non tutti si fanno un cane o un gatto per consolazione. C'è chi è più altamente esigente ... o si rammarica in cuor suo nella maniera che hai letto nel post odierno. Si va avanti a tratti ... come, del resto, avanti vanno tutti quelli che soffrono di bipolarismo. E la pet terapy, quel disturbo, glielo cronicizza, a mio avviso. :) Ciao e bentornato.
  4. LINTERDIT 30 maggio 2019 ore 21:25
    un buon primitivo di manduria , mi piace tanto cucinare per i miei amici
    credo che la buona cucina e la cordialita' siano il modo piu' bello di vivere l'amiczia o un momento spensierato di essa ....poi ci sono gli abbracci si ..quelli dei quali hai bisogno perche' riempono l'anima.....non e' solo la solitudine che ci porta a prenderci cura di un piccolo amico ,cane o gatto ....ad esempio io hosempre avuto anche un coniglio nano ....
    forse hai ragione su un punto ,pensandoci bene alcune persone hanno troppo amore dentro da esplodere ...e devono poterlo donare a qualcuno
  5. ceravamotantoamatti 30 maggio 2019 ore 21:38
    @LINTERDIT Per come la vedo io ... cani, gatti, conigli o altro ... non fanno che allontanare nel tempo quella voglia di amare che dici ... permettendo al contempo di far scappare chi il vero amore sa individuarlo altrove.
    E' notorio, infatti, come anche da vecchi, voi, sapreste amare un cane da tenere al guinzaglio, un gatto da tenere rinchiuso, un pappagalletto da tenere al trespolo ... mentre è notorio, invece, che chi trova un suo simile ... gioiscono insieme fino alla fine. Bisognerebbe sempre cercarsi ... proprio per quella fonte inesauribile che abbiamo nell'amare. Non trovandoli ... a te il tuo cane o gatto ... a me i miei alberi. Entrambi con i rubinetti chiusi ... perchè quelli che teniamo aperti ... sono dei palliativi. Questo vorrei insegnare alla gente: la fuga dallo stare soli. Invece ... (ciao, bentornata).
  6. LINTERDIT 30 maggio 2019 ore 21:42
    la gente delude ....forse hai scavato abbastanza dentro per scoprire questa mia paura ...
  7. ceravamotantoamatti 30 maggio 2019 ore 22:02
    @LINTERDIT ... La gente siamo noi pure; ma non tutta è uguale. Basta sapersi scegliere ... nel cercarla. Un animale ... invece ... qualsiasi esso fosse ... andrebbe bene. Mi rendo conto che è più facile ... ed immediato.

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