Che a tenere dentro le parole, io potrei impazzire.

22 aprile 2017 ore 15:05 segnala
Non conosco omissione di emozione.
Non so cosa significhi nascondere un impeto di rabbia, di gelosia, di gioia o di delusione.
Manifesto sempre tutto.
Sempre e a qualunque costo.
Non conosco orgoglio e non ne faccio uso.
Non tollero le strategie e non le metto in atto.
Chi mi conosce nella vita di tutti i giorni sa che da me non arriveranno mai colpi bassi.
Non soltanto perché mi fanno schifo, ma perché sono abituata a dire sempre tutto e a non avere portavoce.
Che dire tutto non significa dover essere per forza aggressivi.
Qualche volta può significare anche soltanto avere il coraggio dei propri pensieri ed esprimerli con decisione, senza necessariamente diventare irrispettosi.
Chi dice tutto, non ha mai parole che avanzano.
Ecco, di me posso svelare questo.
Non ho mai parole che mi restano incastrate nella lingua.
O peggio, nel cuore.
Che a tenere dentro le parole, io potrei impazzire.
Ecco perché quando smetto di parlare, smetto per davvero.
Non è che fingo per vedere l'effetto che fa sull'altro.
Di barare non me ne importa niente, non me n'è mai importato.
E quando pare che non me ne freghi un cazzo, vuol dire che non me ne frega proprio un cazzo.
Io sono esattamente quello che si vede.
Facciamocene una ragione di questo.
Esiste gente che non finge.

Serena Santorelli
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Non conosco omissione di emozione. Non so cosa significhi nascondere un impeto di rabbia, di gelosia, di gioia o di delusione. Manifesto sempre tutto. Sempre e a qualunque costo. Non conosco orgoglio e non ne faccio uso. Non tollero le strategie e non le metto in atto. Chi mi conosce nella vita di...
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Il Galateo del Vaffanculo

19 aprile 2017 ore 14:55 segnala
Il Galateo del Vaffanculo

Il Vaffanculo non è un semplice insulto,e non è nemmeno una maledizione: è la liberazione dall’oppressione, è un gesto sincero e terapeutico che è forse più utile di anni di psicoterapia.
Il Vaffanculo è sempre un’occasione di confronto, con il prossimo e soprattutto con se stessi, ecco a voi il teorema del vaffanculo.
Il Vaffanculo non deve avere timori reverenziali di sorta, il vaffanculo non deve subire il potere perché è libero, anarchico e non teme le gerarchie. Che tu sia un re, un papa o un megadirettore…se a fanculo ti mandano, a fanculo devi andare.
Il Vaffanculo non teme nemmeno la morte: anche quando a morire è una carogna, nel momento in cui passa a miglior vita, anche il peggior bastardo viene chiamato COMUNQUE ,"Buonanima". Niente di più ipocrita, perché la morte non santifica e non rende migliori: se meritavi dei vaffanculo da vivo, continuerai a meritarli anche dopo morto.
Il Vaffanculo è per tutte le stagioni della vita: dalla culla alla tomba, un vaffanculo, per qualche motivo, te lo meriti sempre e per sempre…nessuno si senta al sicuro, mai.
Ci sono Vaffanculo che celano amori profondi ed inconfessati….
e ci sono "Ti amo" che celano dei Vaffanculo.
La tensione erotica che c’è in un vaffanculo detto, anche ridendo,
tra un uomo ed una donna vale più di 1000 frasi da baci perugina.
Il Vaffanculo è democratico, è reciproco come un "69": ricevi quello che dai e dai quello che ricevi.
Infine vi dico che mandare a fanculo qualcuno, e soprattutto se stessi,
signori e signore, è veramente un’arte sopraffina..ed il gioco più raffinato è quello di mandare a fanculo qualcuno, senza che questi nemmeno se ne renda conto…sapeste quanti Vaffanculo, si possono dire con il sorriso ed un’impeccabile savoir-faire..e quelli, amici miei, son i Vaffanculo migliori.
Ora scusatemi, miei pazienti lettori…ma è tempo, per me, di andare…
Dove???
A fanculo, of course…

(I deliri di Carlotta Zanitti, dal web)
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Il Galateo del Vaffanculo http://funkyimg.com/view/2rWc2 Il Vaffanculo non è un semplice insulto,e non è nemmeno una maledizione: è la liberazione dall’oppressione, è un gesto sincero e terapeutico che è forse più utile di anni di psicoterapia. Il Vaffanculo è sempre un’occasione di confronto, con...
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Pensieri vanno e vengono, la vita e' cosi'..."

18 aprile 2017 ore 16:09 segnala
“Minuetto , cantata da Mia Martini. Ho sempre amato moltissimo questa canzone. La grande Mia è assolutamente da ascoltare, nella magnifica interpretazione di questa bella canzone, scritta su misura per lei, per la sua non facile vita sentimentale. Il cantautore Franco Califano, detto il Califfo, scrisse il testo di questa bella canzone dopo che decine di parolieri ci si erano arrovellati senza concludere nulla. La musica di Baldan Bembo, geniale, era troppo articolata e sembrava del tutto inadatta a ospitare delle parole. Quando alla fine si rivolsero a Califano, lui prima di cominciare a scrivere parlò a lungo con Mia Martini, le fece delle domande su come fosse la sua vita sentimentale in quel periodo. Dopo di questo, in sole 3 ore Califano scrisse di getto il testo di questo capolavoro della canzone italiana. Lui stesso raccontò che Mia Martini, quando la cantò davanti a lui la prima volta lo fece piangendo di commozione. Mitico Califfo, mitica Mimì.” Cit

Minuetto
Cantata da Mia Martini

Compositori: Musica: DARIO BALDAN BEMBO, Parole: FRANCO CALIFANO

"E' un'incognita ogni sera mia...
Un'attesa, pari a un'agonia. Troppe volte vorrei dirti: no
E poi ti vedo e tanta forza non ce l'ho
Il mio cuore si ribella a te, ma il mio corpo no
Le mani tue, strumenti su di me,
che dirigi da maestro esperto quale sei...
E vieni a casa mia, quando vuoi, nelle notti piu' che mai,
dormi qui, te ne vai, sono sempre fatti tuoi.
Tanto sai che quassù male che ti vada avrai
tutta me, se ti andrà per una notte...
E cresce sempre più la solitudine,
nei grandi vuoti che mi lasci tu!
Rinnegare una passione no,
ma non posso dirti sempre si' e sentirmi piccola cosi'
tutte le volte che mi trovo qui di fronte a te.
Troppo cara la felicita' per la mia ingenuità.
Continuo ad aspettarti nelle sere per elemosinare amore...
So - no sempre tua, quando vuoi, nelle notti più che mai,
dormi qui, te ne vai, sono sempre fatti tuoi.
Tanto sai che quassù male che ti vada avrai
tutta me, se ti andrà, per una notte... sono tua...
... la notte a casa mia, sono tua, sono mille volte tua...
E la vita sta passando su noi, di orizzonti non ne vedo mai!
Ne approfitta il tempo e ruba come hai fatto tu,
il resto di una gioventù che ormai non ho più...
E continuo sulla stessa via, sempre ubriaca di malinconia,
ora ammetto che la colpa forse e' solo mia,
avrei dovuto perderti, invece ti ho cercato.
Minuetto suona per noi, la mia mente non si ferma mai.
Io non so l'amore vero che sorriso ha...
Pensieri vanno e vengono, la vita e' cosi'..."
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“Minuetto , cantata da Mia Martini. Ho sempre amato moltissimo questa canzone. La grande Mia è assolutamente da ascoltare, nella magnifica interpretazione di questa bella canzone, scritta su misura per lei, per la sua non facile vita sentimentale. Il cantautore Franco Califano, detto il Califfo,...
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Cuore

12 aprile 2017 ore 17:48 segnala
Cambio umore
A seconda dei battiti del cuore, lento sono triste,
Veloce sono allegra,
Alternato sorrido,
Con leggera palpitazione sono ansiosa,
Il cuore, quel bellissimo organo color rosso fuoco,
Con quella forma che
Usiamo ogni volta che
Vogliamo esprimere il nostro amore vero per qualcuno
A cui non possiamo rinunciare,
Il cuore,
La parte più importante
Nella nostra vita,
Senza di lui siamo morti,
Eppure,
Lo usiamo ogni volta
Ogni giorno
Lo chiamiamo a rapporto
Per ogni decisione
Per ogni sogno
In ogni pensiero,
Usalo . . Non permettere che
Rimanga solo un organo,
Indispensabile ma inutile,
Più amore . . Più vita.
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Cambio umore A seconda dei battiti del cuore, lento sono triste, Veloce sono allegra, Alternato sorrido, Con leggera palpitazione sono ansiosa, Il cuore, quel bellissimo organo color rosso fuoco, Con quella forma che Usiamo ogni volta che Vogliamo esprimere il nostro amore vero per qualcuno A cui...
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La morte dell’anima ........un solo nome DEPRESSIONE

08 aprile 2017 ore 17:41 segnala
La morte dell’anima è subdola, strisciante …diventa triste piegarsi e ripiegarsi su se stessi ed ammettere che non riesci a sentire più niente.
Dolore, Amore, Gioia, Sofferenza… nulla, non senti più nulla. Solo un grande vuoto che ti risucchia, senza una mano che ti possa aiutare, a volte c’è ma non la vedi più altre non c’è …
Una pena, una spina troppo grande e profonda …che ti fa sentire solo il suono cupo di una vita amara, spesa a vuoto.

Non è “visibile” a volte, nemmeno a noi stessi ….e cresce e svuota e uccide.

La vita è bloccata, soffocata da una gabbia troppo grande, crudele e silenziosa.

La colpa, secondo gli esperti, è da attribuire alle condizioni di elevato stress e frenesia caratteristici dell’era moderna e della società odierna. Corse contro il tempo, crisi economica, lavoro, assenza di valori un’immensa solitudine che si innesca in maniera tacita nell’animo e che, piano piano, prende il sopravvento.

Quello della depressione è un tema che spesso rimane nell’ombra, ingiustificato escluso agli occhi della società, abituata a ritmi così serrati che non lasciano nemmeno il tempo di un respiro, alla visione di scomode realtà.

Anche perché realtà amare non sono accettate dalla società moderna, troppo presa dalla facilità, dalla superficialità di un gossip o di un incontro sportivo di cui parlare il giorno dopo. Si cerca di non pensare, di stare leggeri, di fingere che tutto vada per il meglio.

Si chiudono gli occhi per comodità, in una spietata gara sul chi è più indifferente.
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La morte dell’anima è subdola, strisciante …diventa triste piegarsi e ripiegarsi su se stessi ed ammettere che non riesci a sentire più niente. Dolore, Amore, Gioia, Sofferenza… nulla, non senti più nulla. Solo un grande vuoto che ti risucchia, senza una mano che ti possa aiutare, a volte c’è ma...
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un cognome ingombrante

06 aprile 2017 ore 17:14 segnala
Un cognome ingombrante, un peso per lei che immaginava una vita normale, lontana da vicende di ‘ndrine, di malavita e criminalità. Sarebbe stato questo malessere, secondo quanto riportato da "Il Fatto Quotidiano", ad avere soffocato la voglia di vivere di Maria Rita Lo Giudice, nipote del boss e pentito Nino, che domenica mattina alle sei e cinquanta si è affacciata dal balcone al secondo piano della sua abitazione di Reggio Calabria, ha guardato giù, e poi si è lanciata nel vuoto. Maria Rita aveva appena 25 anni. Bella, bellissima nei suoi sorrisi appena accennati e nei lineamenti tipicamente mediterranei.

A dicembre si era laureata in Economia a pieni voti e si era poi iscritta al corso di laurea magistrale. Poco più di un mese fa aveva visitato Francoforte e Bruxelles con i colleghi dell’università. Una vita normale la sua, almeno in apparenza. Perché, quel giro di usura, estorsioni, omicidi e pentiti che le fluttuava attorno le faceva sentire il peso della vergogna e dell’inadeguatezza. Il padre Giovanni era da tempo in carcere come esponente della cosca Lo Giudice, lo zio Nino è un collaboratore di giustizia.

Lei a differenza di tanti altri non trovava successo,fama e soldi per il suo cognome ma un vestito cucito addosso per forza e portato come un collante da non poter scollare......

Quando i figli pagano gli errori dei genitori ma non sempre li accettano e lei non accettava!

R.I.P. maria rita ora quest'abito non lo porterai piu'liberando l'anima...
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Un cognome ingombrante, un peso per lei che immaginava una vita normale, lontana da vicende di ‘ndrine, di malavita e criminalità. Sarebbe stato questo malessere, secondo quanto riportato da "Il Fatto Quotidiano", ad avere soffocato la voglia di vivere di Maria Rita Lo Giudice, nipote del boss e...
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Ivan Slavinsky - Realismo fantastico

02 aprile 2017 ore 16:13 segnala
Realismo fantastico è il genere di Ivan Slavinsky. L'essenza di questo genere è la nuova realtà, che l'artista passa attraverso gli enigmi e le metafore , sono i tratti distintivi della pittura metamorfico- allegorica: complesse composizioni artistiche e ricche tavolozze di colori. Slavinsky dipinge le classiche nature morte, ritratti nello spirito dell' Impressionismo dipinti di cavalieri medievali e dipinti surrealisti e paesaggi urbani.



Ivan Slavinsky è nato 26 aprile, 1968 a Leningrado. Suo padre - Dmitry Oboznenko, era pittore di battaglie e sua madre - Galina Patrabolova,anche lei un'artista. Ivan ha cominciato a dipingere con 5 anni di professionalità era la scuola d'arte presso l'Accademia di Belle Arti.


La prima mostra di Ivan Slavinsky a San Pietroburgo ha avuto luogo nella galleria "Associazione degli artisti liberi" nel 1991. Il pittore poco a poco ha cominciato ad acquisire fama a San Pietroburgo. Ci sono stati inviti in galleria a Mosca. Più tardi, nel 1993, Ivan Slavinsky andò in Francia, dove ha vissuto e lavorato sui contratti in gallerie europee per dieci anni. Durante questo periodo ha tenuto mostre personali in Lussemburgo, Dublino (Irlanda), Stoccolma (Svezia), Marsiglia, Parigi (Francia) e in altre città.

Nel 1997 Ivan Slavinsky è membro dell'Unione Russa degli Artisti. Nel 2009 Ivan Slavinsky diventato un artista-curatore della carità evento d'arte "ABC", che si tiene ogni anno come parte della "Fiera di Natale" a San Pietroburgo.
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Realismo fantastico è il genere di Ivan Slavinsky. L'essenza di questo genere è la nuova realtà, che l'artista passa attraverso gli enigmi e le metafore , sono i tratti distintivi della pittura metamorfico- allegorica: complesse composizioni artistiche e ricche tavolozze di colori. Slavinsky...
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Mine Vaganti

31 marzo 2017 ore 18:10 segnala
"Non farti mai dire dagli altri chi devi amare e chi devi odiare. Sbaglia per conto tuo, sempre".

Ho sempre apprezzato questo regista fin dal film che considero tutt oggi il suo "lavoro" più' riuscito ( le fate ignoranti ) per la sua capacità di trattare con leggerezza ma allo stesso tempo con una grande umanità e poesia varie tematiche. Mi piace molto il modo in cui mette sulla scena gli attori, le pause volute e l intensità negli sguardi che lasciano nello spettatore la libertà di interpretare e di lasciarsi trasportare a pieno dalle emozioni che le sue pellicole offrono.

Nei suoi film c è sempre un fulcro, un avvenimeto particolare, o una frase dalla quale si snodano tutte le varie vicende. Nelle "fate ignoranti", ad esempio, fu il quadro ritrovato da Margherita Buy, con tanto di dedica, a permetterle poi di scoprire la seconda vita del marito fatta di persone considerate da molti ai margini della società ma che Ferzan descrive in tutta il loro dolore e la loro fragilità. Questo film inoltre ti fa riflettere sulla tanto discussa famiglia allargata, sul vero significato dell amicizia, dell amore, della solidarietà. Stessa cosa accade in "Saturno contro", "la finestra di fronte" ( straordinaria l interpretazione di Massimo Girotti ) e anche in questo pellicola dove già dal titolo si possono capire molte cose.
"Mine vaganti" in realtà siamo un po' tutti noi: divisi fra cio che è giusto e cio che è sbagliato, combattuti nel seguire o meno i consigli degli altri, con la paura che le nostre scelte deludano chi ci sta accanto... Le nostre famiglie, i nostri amici le nostre idee!
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"Non farti mai dire dagli altri chi devi amare e chi devi odiare. Sbaglia per conto tuo, sempre". http://funkyimg.com/view/2r7Uu Ho sempre apprezzato questo regista fin dal film che considero tutt oggi il suo "lavoro" più' riuscito ( le fate ignoranti ) per la sua capacità di trattare con...
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Cuccioli

29 marzo 2017 ore 16:52 segnala
Cuccioli

E' di questi giorni la diffusione delle conclusioni a cui sono pervenuti alcuni recenti studi di settore : in Italia sono in forte calo le nascite di bambini , così come è diminuito il numero delle donne in età fertile. In altre parole, il nostro è destinato a diventare un Paese di vecchi.

Gli esperti dicono che le ragioni principali per cui oggi le giovani coppie, e non solo da noi, rinunciano ad avere figli sono la crisi economica e l'incertezza del futuro; forse è davvero così.

Non tocca a me giudicare le scelte di altri, giuste o sbagliate che siano; tuttavia mi riempie di tristezza il pensiero che in un mondo futuro possano mancare immagini così.

Grazie Nicholas

27 marzo 2017 ore 14:46 segnala
Un'abbraccio commosso e speciale quello tra Maria pia Pedala' ricevente il fegato del piccolo nicolas green e Reginald padre del piccolo nicolas morto nella sparatoria sulla salerno reggio -calabria..

La tragedia di Nicholas colpì molto la società italiana e segnò una svolta importante nelle donazione degli organi nel nostro Paese, tanto da poter parlare di un 'effetto Nicholas'. Accanto a Mr Green c'è Maria Pia Pedalà, una donna siciliana da venti anni vive grazie al fegato di Nicholas. "Avevo 19 anni quando ho fatto il trapianto - racconta all'Adnkronos - e quando mi hanno detto di Nicholas, ho subito pensato che dovevamo crescere insieme e lo stiamo facendo. A lui e ai suoi genitori devo tutto, devo la vita". Maria Pia era in coma epatico quando ha ricevuto il fegato di Nicholas. Con Green si sono incontrati la prima volta due mesi dopo il trapianto e da allora continuano a restare in contatto tramite mail e a vedersi quando possibile.

"Ogni volta che vado a trovare Nicholas gli dico sempre si chiudono gli occhi, ma si aprono le menti delle persone" ha aggiunto Mr Green sottolineando

di "non aver mai dato la colpa all'Italia" per quanto accaduto. Anzi, dice, "abbiamo sempre sentito quanto l'affetto delle persone e quanto ci erano vicine". A Nicholas oggi è stata anche intitolata la palestra dell'Istituto comprensivo Atria di Palermo. "Ci sono più di 100 strutture pubbliche che sono state dedicate a mio figlio, anche un ponte a Genova - ricorda - E' un altro modo in cui l'Italia ci dimostra il suo affetto".

". Oggi la donna ha 40 anni e due figli, uno dei quali porta proprio il nome di Nicholas.

Il cippo consiste in sette lastre di marmo "cipollino" opportunamente incollate e fissate fra loro in modo da costituire un unico elemento. Su un lato le parti finali delle lastre sono lavorate al grezzo in modo da dare l'idea di un elemento spezzato naturalmente e simboleggiando, così, la vita interrotta del piccolo Nicholas. Nel prospetto anteriore il motivo scultoreo si diparte da più semicerchi concentrici che si allungano in due bracci separati. Allo sguardo del visitatore, incise una su ciascuna delle sette riseghe, si leggono le sette pa-role che compongono la frase "aveva una vita ne ha donate sette". La riproposizione simbolica del numero sette sta a rappresentare la nuova speranza di vita donata da Nicholas ad altrettante persone.
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Un'abbraccio commosso e speciale quello tra Maria pia Pedala' ricevente il fegato del piccolo nicolas green e Reginald padre del piccolo nicolas morto nella sparatoria sulla salerno reggio -calabria.. http://funkyimg.com/view/2qSmQ La tragedia di Nicholas colpì molto la società italiana e segnò...
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