Dopo ti chiamo Dopo lo faccio Dopo lo dico Dopo io cambio

18 novembre 2017 ore 16:58 segnala
Il tempo non si trattiene, la vita è un compito da fare che ci portiamo a casa. Quando uno guarda sono già le sei del pomeriggio, quando uno guarda è già venerdì, quando uno guarda è già finito il mese, quando uno guarda è già finito l’anno, quando uno guarda sono già passati 50 o 60 anni, quando uno guarda si accorge di aver perso un amico, quando uno guarda perde l’amore della propria vita e diventa tardi per tornare indietro… Non smettere di fare qualcosa che ti piace per mancanza di tempo, non smettere di avere qualcuno accanto a te o di goderti la solitudine. Perché i tuoi figli subito non saranno più tuoi e dovrai fare qualcosa con questo tempo che resta. In quanto l’unica cosa che ci mancherà sarà lo spazio che solo si può godere con gli amici di sempre, quel tempo che purtroppo non torna più.

Prova ad eliminare il dopo:

Dopo ti chiamo
Dopo lo faccio
Dopo lo dico
Dopo io cambio

Ci penso dopo
Lasciamo tutto per dopo come se il dopo fosse meglio perché non capiamo che dopo il caffè si raffredda, dopo la priorità cambia, dopo l’incanto si perde, dopo presto si trasforma in tardi, dopo la malinconia passa, dopo le cose cambiano, dopo i figli crescono, dopo la gente invecchia, dopo le promesse si dimenticano, dopo il giorno è notte, dopo la vita finisce… Non lasciare niente per dopo perché nell’attesa del dopo puoi perdere i migliori momenti, le migliori esperienze, i migliori amici, i migliori amori… Ricordati che il dopo può essere tardi, il giorno è oggi, non siamo più nell’età per posticipare le cose, magari avrai tempo per leggere e dopo condividere questo messaggio, o altrimenti… lascialo per “dopo”.
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Il tempo non si trattiene, la vita è un compito da fare che ci portiamo a casa. Quando uno guarda sono già le sei del pomeriggio, quando uno guarda è già venerdì, quando uno guarda è già finito il mese, quando uno guarda è già finito l’anno, quando uno guarda sono già passati 50 o 60 anni, quando...
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Nassyria..........per non dimenticare..sono tutti senza colp

12 novembre 2017 ore 11:37 segnala
Nassiriya, 12 Novembre 2003, ore 10.40 - Per non dimenticare
14 anni fa un’autocisterna con a bordo una bomba, forzò l’entrata della base Maestrale, presidiata dai Carabinieri italiani del MSU. L’esplosione uccise 19 italiani. Fu il più grave attacco subito dall’esercito italiano dalla fine della Seconda guerra mondiale.



Le onoreficenze non bastano...Lo stato non ha ancora assolto alla cosa piu' importante ..sapere il perche' sono tutti senza colpe



Caro Presidente della Repubblica,
Sono reduce della Strage di Nasiriyah del 12 novembre 2003.
Le motivazioni che mi spingono a scriverLe sono tante e ormai legate nel tempo soprattutto a questioni di giustizia e verità. Dopo 14 anni non si è ancora celebrato alcun procedimento penale per strage e credo che solo questo possa bastare a motivare questa lettera con cui mi permetto di rubarLe qualche minuto del Suo prezioso tempo per chiederLe un incontro personale e privato.
Il mio primo pensiero corre oggi al giorno della strage quando ero morto per tutti. Lo leggevo nelle lacrime e negli sguardi dei colleghi che non riuscivano a guardarmi negli occhi. Persino i medici non avevano il coraggio di dirmi che stavo morendo. Ho passato quasi cinque anni da allora e per molti giorni alla settimana in ospedale. In molti ospedali italiani; e per quanto la cosa possa lasciare molti indifferenti, anche quando tutto è perfettamente fermo e vuoto, persino di notte nel deserto l’attentato è ancora li, nelle mie orecchie. Mentre dormo. Mentre tento di vivere una vita normale che normale non lo è più. Mentre la notte digrigno i denti fino a farli spaccare, mangiandomi le gengive, tentando di divorare l’ingiustizia di una teocratica assoluzione di uno stato che storicamente non è mai colpevole di nulla grazie all’esercizio democratico del facile abuso delle gerarchie e degli stretti vincoli nei rapporti gerarchici dell’esercizio deviato del potere che si assottiglia sempre più verso forme di eversione legale.
In tutto questo tempo nonostante ci siano stati più di 19 morti e 140 feriti, nessuna responsabilità è stata addebitata ad alcuno. Sono tutti senza colpa.

Allora, credo, questa storia prima di essere dello stato-nazione-patria, prima di poter essere scritta sui libri, diventa soltanto la storia umana della mia vita privata. Un comune incidente sul lavoro e non al servizio del paese. Perché a Nasiriyah c’ero con la mia vita, il mio sangue, il mio dovere fatto fino in fondo. Perché al di là di questa bella analisi socio-politica, se lo stato non dimostra di esserne degno, la mia storia deve rispettosamente appartenere solo a me e non all’indegna collettività.

Da tempo Riccardo Saccotelli ha lasciato l’Arma e vive tra Andria e Gorizia da dove continua a portare instancabilmente all’attenzione dell’opinione pubblica, questa surreale ma drammatica vicenda umana, e soprattutto, una inquietante rappresentazione della realtà delle nostre Istituzioni della cui correttezza e credibilità pare sia rimasto ben poco.

Riccardo Sacottelli
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Nassiriya, 12 Novembre 2003, ore 10.40 - Per non dimenticare 14 anni fa un’autocisterna con a bordo una bomba, forzò l’entrata della base Maestrale, presidiata dai Carabinieri italiani del MSU. L’esplosione uccise 19 italiani. Fu il più grave attacco subito dall’esercito italiano dalla fine della...
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L'AMICO O L'AMICA GIUSTA?

05 novembre 2017 ore 16:06 segnala
L'amicizia è un amore bianco, simile in ogni aspetto all'amore di coppia, pertanto, l'amico o l'amica giusta dovrebbe in primis amarci e rispettarci. L'amico/a giusta non ti giudica, non pretende, non ti assilla con egoistiche richieste di come devi o non devi comportarti affinché il vostro rapporto sia soddisfacente. L'amicizia è un valore aggiunto alla nostra vita e andrebbe preso come dono prezioso e non come tutta una serie di diritti e doveri da espletare in virtù di chissà quali assurde pretese. Se vuoi bene ad un'amico non gli chiedi di cambiare e modellare i suoi comportamenti a seconda di come tu vedi la vita. Amicizia è viversi in assoluta libertà donandosi la gioia di condividere un pezzo di strada assieme. Nel momento in cui, in amicizia, cominciano richieste, rimproveri, pretese di dimostrazione del rapporto in essere con chissà quali grandi prove, non è più amicizia ma un egoistico atto di pretesa di esser circuiti avvalendosi della propria prepotenza di volere le cose secondo la propria visione delle cose. Amicizia è libertà di sorridere in due, ma senza mai incanalare il sorriso nei rigagnoli del proprio egoismo.
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L'amicizia è un amore bianco, simile in ogni aspetto all'amore di coppia, pertanto, l'amico o l'amica giusta dovrebbe in primis amarci e rispettarci. L'amico/a giusta non ti giudica, non pretende, non ti assilla con egoistiche richieste di come devi o non devi comportarti affinché il vostro...
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Fantasmi a Milano

30 ottobre 2017 ore 15:02 segnala
Fantasmi a Milano
Può sembrare strano che una città frenetica e pragmatica come Milano abbia tra le sue vie e i suoi palazzi qualche fantasma. Eppure è così! Si narrano storie del passato che hanno lasciato il loro strascico anche nel presente: persone infelici, morte in modo violento, non ancora in pace vagano per la città. Forse vogliono comunicarci qualcosa, forse desiderano essere aiutate a sparire...chi lo sa?
Il fantasma più famoso è Carlina, che vive nel Duomo.

Si narra che anche il Duomo di Milano abbia il suo fantasma che vaga sconsolato. E' capitato a diversi fotografi di scattare una foto a una coppia di sposi dopo la cerimonia nuziale, sulla porta del Duomo di Milano e successivamente scorgere dietro di loro una donna sconosciuta vestita di nero.
Questa misteriosa figura sembra essere il fantasma di una certa Carlina, vissuta a Schignano, vicino a Como, dove era in voga l'antica usanza di far vestire le spose a lutto, completamente avvolte nella seta nera, per ingannare gli uomini del feudatario del luogo che si arrogava il famigerato jus primae noctis (il diritto di consumare la prima notte di nozze con le giovani appena sposate).
In una fredda e nebbiosa giornata di ottobre Carlina si sposò con il suo Renzino avvolta nel suo abito nero e partirono per Milano per il viaggio di nozze; decisero di salire sul Duomo di Milano dove tra le guglie ammantate dalla nebbia spuntavano via via le statue di drago che cominciarono ad inquietare la povera Carlina che portava nel cuore la colpa di essersi concessa ad un giovane straniero biondo poco tempo prima delle nozze, rimanendo incinta.

Carlina decise di non dire nulla al futuro sposo e di fargli credere che quel figlio fosse suo, ma quel luogo suggestivo e silenzioso vicino al cielo dove nella foschia comparivano sagome inquietanti spaventarono a tal punto la novella sposa che lasciò la mano del giovane sposo e cominciò a correre tra le statue urlando angosciata del peso che portava in grembo.
Ad un tratto il marito la vide cadere nel vuoto poi sparire inghiottita dalle guglie del Duomo. La leggenda racconta che il suo corpo fu cercato in lungo e in largo ma non venne mai trovato.
Ad oggi sono molte le testimonianze che raccontano di un’inquietante figura vestita di nero con gli occhi bianchi che appare nelle foto alle spalle dei novelli sposi che escono dal Duomo di Milano quasi ad augurare un matrimonio felice e sereno come lei non ha potuto avere.
Si narra che anche il Duomo di Milano abbia il suo fantasma che vaga sconsolato. E' capitato a diversi fotografi di scattare una foto a una coppia di sposi dopo la cerimonia nuziale, sulla porta del Duomo di Milano e successivamente scorgere dietro di loro una donna sconosciuta vestita di nero.
Questa misteriosa figura sembra essere il fantasma di una certa Carlina, vissuta a Schignano, vicino a Como, dove era in voga l'antica usanza di far vestire le spose a lutto, completamente avvolte nella seta nera, per ingannare gli uomini del feudatario del luogo che si arrogava il famigerato jus primae noctis (il diritto di consumare la prima notte di nozze con le giovani appena sposate).
In una fredda e nebbiosa giornata di ottobre Carlina si sposò con il suo Renzino avvolta nel suo abito nero e partirono per Milano per il viaggio di nozze; decisero di salire sul Duomo di Milano dove tra le guglie ammantate dalla nebbia spuntavano via via le statue di drago che cominciarono ad inquietare la povera Carlina che portava nel cuore la colpa di essersi concessa ad un giovane straniero biondo poco tempo prima delle nozze, rimanendo incinta.




Carlina decise di non dire nulla al futuro sposo e di fargli credere che quel figlio fosse suo, ma quel luogo suggestivo e silenzioso vicino al cielo dove nella foschia comparivano sagome inquietanti spaventarono a tal punto la novella sposa che lasciò la mano del giovane sposo e cominciò a correre tra le statue urlando angosciata del peso che portava in grembo.
Ad un tratto il marito la vide cadere nel vuoto poi sparire inghiottita dalle guglie del Duomo. La leggenda racconta che il suo corpo fu cercato in lungo e in largo ma non venne mai trovato.
Ad oggi sono molte le testimonianze che raccontano di un’inquietante figura vestita di nero con gli occhi bianchi che appare nelle foto alle spalle dei novelli sposi che escono dal Duomo di Milano quasi ad augurare un matrimonio felice e sereno come lei non ha potuto avere.

Oltre che dalla Carlina, Milano sembra abitata da tanti altri personaggi interessanti. Leggo qui:http://www.extremamente.it/2012/01/09/altro-che-la-scozia-milano-pullula-di-fantasmi/
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Fantasmi a Milano Può sembrare strano che una città frenetica e pragmatica come Milano abbia tra le sue vie e i suoi palazzi qualche fantasma. Eppure è così! Si narrano storie del passato che hanno lasciato il loro strascico anche nel presente: persone infelici, morte in modo violento, non ancora...
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Il lato oscuro dell’amore

25 ottobre 2017 ore 14:30 segnala
L’amore è il significato del nostro esistere: è la fiamma della vita in sè, è l’amore il vero alimento.

Nell’abbraccio amoroso si prende coscienza di sé, forse per la prima volta: “Lui/lei mi ama. Dunque io esisto!”



In amore dobbiamo imparare a essere liberi e donare libertà, e così coglierne il senso. Non ridurre l’altra persona a un oggetto e neppure vendersi in nome dell’amore. Aprirsi quindi alla libertà nella quale l’amore può esistere e fiorire.



“Perchè l’amore come vi incorona, così vi mette in croce.

E come vi fa fiorire, così vi poterà. “

Kahlil Gibran, Il profeta

L’amore non è solo uno stato di grazia una felicità estatica, è anche un’esperienza piena di tormento. Chi si apre all’amore vero e profondo, si apre anche alla sofferenza, ma quanti si chiudono all’amore per non soffrire, si chiudono alla felicità. L’obiettivo è non farsi spaventare dale turbolenze, non cambiare rotta, non tentare altrove: procedere invece con costanza e avere fiducia nella forza dell’amore.



Vivere il lato oscuro dell’amore, vivere momenti di gelosia e disperazione, permette con assoluta certezza di vedere e comprendere ciò che nell’altro amavamo.

Se il sorgere dell’amore può essere paragonato all’esplodere di mille soli, è ovvio che la perdita sia presentita come l’oscurità di mille notti.



La maestosa, regale, splendida Era, che i romani conoscono come Giunone, consorte di Zeus (Giove) era la dea del matrimonio, divinità suprema dell’Olimpo, regnava sui cieli e la terra. Fu riverita e oltraggiata, onorata e umiliata. Possiede attributi positivi e negativi molto marcati e l’archetipo rappresenta una forza di potente intensità nella personalità di una donna, nella gioia e nel dolore.

La donna Era, quando è insicura, è molto esposta alla gelosia.

Basta la minima provocazione a farle sospettare l’infedeltà e se il marito la trascura si sente umiliata e poco considerata.

La donna Era deve decidere continuamente di chi fidarsi, del marito o della Era sospettosa che è dentro di lei, ma per crescere deve opporsi alla dea e credere che il marito è dalla sua parte e le è fedele. Può trasformare il fuoco delle emozioni e canalizzare i sentimenti negativi con lavori creativi di qualsiasi tipo, mentale o manuale, per sublimare la rabbia.

E la sublimazione è molto più salutare che permettere a questo sentimento di autoalimentarsi e quindi di distruggerla.



Holly é il Fiore di Bach indicato per coloro che soffrono di gelosia, invidia, rabbia, odio o desiderio di vendetta. La qualità positiva che sviluppa questo rimedio è l’amore e l’apertura di cuore, come diceva Bach, “Holly apre il nostro cuore e ci rende un tutt’uno con l’amore divino”.

La descrizione del Dr Bach:

“Per chi a volte viene assalito da pensieri come la gelosia, l’invidia, la vendetta, il sospetto. Per tutte le forme di risentimento. Queste persone possono soffrire molto nel proprio intimo e spesso senza che ci sia una causa reale della loro infelicità.”

“Per la maggioranza degli esseri umani la felicità consiste nell’essere amati. E’ vero che a loro volta acconsentono ad amare un po’, ma credono che sia più importante essere amati. La riprova è questa: perché soffrono tanto quando scoprono che colui o colei che amano non contraccambia il loro amore, oppure non lo ricambia così intensamente come vorrebbero? Per essere felici, aspettano che giunga dall’esterno. Se non viene o se viene loro tolto, si sentono come privati e non credono più al proprio potere, alla propria forza di amare, perché hanno bisogno di ricevere l’amore dall’esterno, attraverso qualcuno. In realtà, per trovare la pace e la gioia non bisogna aspettare che l’amore ci venga dato dagli altri, ma dobbiamo imparare a contare principalmente sul nostro amore, in quanto la sua sorgente è dentro di noi ed è inesauribile.” Omraam Mikhaël Aïvanhov
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L’amore è il significato del nostro esistere: è la fiamma della vita in sè, è l’amore il vero alimento. Nell’abbraccio amoroso si prende coscienza di sé, forse per la prima volta: “Lui/lei mi ama. Dunque io esisto!” In amore dobbiamo imparare a essere liberi e donare libertà, e così coglierne...
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Fatti amare o odiare ma abbi il coraggio di essere te stess

18 ottobre 2017 ore 17:25 segnala


Non mi piacciono i compromessi, non mi sono mai piaciuti e non mi piace trascorrere del tempo con chi sa solo parlare e non fa nulla per comprendere, con chi sa solo criticare perché è più facile distruggere ciò che gli altri creano piuttosto che sforzarsi di collaborare alla costruzione.
Non mi piacciono le persone che fanno del cinismo la loro filosofia di vita, né chi chiede e continua a chiedere e non è disposto a donare nemmeno un minuto del suo tempo. Non vado d’accordo con l’arroganza e la prepotenza, né con le persone presuntuose che si autocelebrano. Non riesco a stare vicino a chi si mette un gradino più su degli altri sentendosi autorizzato a giudicare e a criticare l’operato di chi, umilmente e con tenacia, fa il proprio lavoro. Non sono disposta a passare il mio tempo con il “colto, istruito” che si sente superiore: sapere qualcosa in più degli altri non significa essere migliori. Non riuscirò mai a comprendere chi si pone rigidamente su una posizione e non accetta il punto di vista degli altri o la possibilità di guardare, almeno per un attimo, da una prospettiva diversa da quella cui è abituato.
Amo stare con le persone semplici, che umilmente rendono migliore il mondo e non si rendono nemmeno conto di essere persone speciali. Amo le critiche “amorevoli” e costruttive. Amo chi incoraggia e sprona coloro che provano a realizzare imprese che possono apparire impossibili a tutti, ma non a chi ci crede. Adoro le persone allegre, sorridenti e positive anche quando vivono momenti di grande difficoltà. Non riesco a convivere con i portatori di invidie e gelosie: esse oscurano la vista e rendono poco obiettivo chi ne è affetto. Non sopporto i falsi elogi e le ipocrisie: meglio il silenzio che un finto complimento.
Alessia S. Lorenzi
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http://funkyimg.com/view/2yrUH Non mi piacciono i compromessi, non mi sono mai piaciuti e non mi piace trascorrere del tempo con chi sa solo parlare e non fa nulla per comprendere, con chi sa solo criticare perché è più facile distruggere ciò che gli altri creano piuttosto che sforzarsi di...
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“The Sound of Silence”, una visione infranta.

16 ottobre 2017 ore 16:05 segnala
Ciao, oscurità, vecchia amica
sono qui per parlarti di nuovo
perché una visione arrivando dolcemente
ha lasciato i suoi semi mentre dormivo
e la visione
che si è fissata nella mia mente
rimane ancora
dentro il suono del silenzio…”

La canzone esce negli Stati Uniti il 10 marzo del 1964.
Si dice sia stata composta in sei mesi.
Una riga al giorno.
Una riga al giorno per comporre una poesia indimenticabile di cui ancora molti non hanno compreso il significato.
E forse non lo vogliono nemmeno conoscere.
In fondo i capolavori, si dice, che debbano essere contemplati e mai spiegati.
Spiegare una poesia potrebbe svuotarne la sua intima voce.


Ascoltando con attenzione le parole, senza lasciarsi travolgere solo dalla dolcezza incantevole della musica, il messaggio principale lanciato da Paul Simon sembra essere la difficoltà dell’uomo a comunicare con i propri simili.
I testi racchiudono luce artificiale e oscurità.
Niente stelle, né luna.
Nessuna traccia della natura.

In sogni senza riposo io camminai da solo
in strade strette acciottolate
nell’alone di luce di un lampione
sentii il mio colletto freddo ed umido
quando i miei occhi furono abbagliati
dal lampo di una luce al neon
che spezzò la notte
e intaccò il suono del silenzio.


E nella luce fredda io vidi
diecimila persone, forse più.
Persone che parlavano senza dire nulla
persone che ascoltavano senza capire
persone che scrivevano canzoni che le voci non potevano cantare assieme
e nessuno osava
disturbare il suono del silenzio.

Molto toccante la versione di Nouela della suddetta canzone; scene di amara solitudine tratte da film di elevato spessore accompagnano le note di una delle canzoni più struggenti del secolo scorso.
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Ciao, oscurità, vecchia amica sono qui per parlarti di nuovo perché una visione arrivando dolcemente ha lasciato i suoi semi mentre dormivo e la visione che si è fissata nella mia mente rimane ancora dentro il suono del silenzio…” La canzone esce negli Stati Uniti il 10 marzo del 1964. Si dice...
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GLI "ALTRI"....

08 ottobre 2017 ore 10:57 segnala
GLI "ALTRI"....
Spesso, quando si parla di argomenti di attualità, di situazione politica, di crisi economica, di violenza o altro, ci si scorda di essere parte integrante di questa società che tanto critichiamo e di cui tanto ci scandalizziamo. Ognuno di noi dovrebbe sentirsi “responsabile” di ogni furto, di ogni stupro, di ogni frode ai danni dei cittadini o dello Stato. Ognuno dovrebbe sentirsi, quindi, non solo offeso e indignato, ma “autorizzato” ad agire, dovrebbe sentirsi colpito e invitato a contribuire al miglioramento della società stessa. Perché dalle piccole cose si costruiscono le grandi, dai piccoli gesti, nascono le grandi azioni. Non sentiamoci solo in diritto di “parlare”.
Facile condannare un atteggiamento, facile puntare il dito, a volte senza nemmeno conoscere i fatti, perché è più semplice giudicare che comprendere. Più semplice condannare che rimboccarsi le maniche e darsi da fare per contribuire a invertire la rotta.
Non diamo sempre la colpa a “gli altri”.
“Gli altri” sbagliano, “gli altri” rubano, “gli altri”, “gli altri”....sempre colpa de “gli altri”....
A volte, per capire cosa sia più giusto fare sarebbe bene ricordare che, a volte, anche noi siamo “gli altri”, anche noi siamo quegli "altri" e non ce ne rendiamo conto. Solo dopo aver compreso ciò, si può esprimere un’opinione, si può porre in essere un’azione che serva a qualcosa...il “parlare” e basta non produce nulla, le” chiacchiere da bar” servono solo a....nulla. Sono come le bolle di sapone...
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GLI "ALTRI".... Spesso, quando si parla di argomenti di attualità, di situazione politica, di crisi economica, di violenza o altro, ci si scorda di essere parte integrante di questa società che tanto critichiamo e di cui tanto ci scandalizziamo. Ognuno di noi dovrebbe sentirsi “responsabile” di...
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la marionetta

29 settembre 2017 ore 16:10 segnala
Se per un istante Dio si dimenticherà che
sono una marionetta di stoffa e
mi regalerà un poco di vita, probabilmente non
direi tutto quello che penso,
ma in definitiva penserei tutto quello che dico.
Darei valore alle cose, non per quello che valgono,
ma per quello che significano.
Dormirei poco, sognerei di più,
capisco che per ogni minuto che chiudiamo gli
occhi, perdiamo sessanta secondi di luce.
Andrei avanti quando gli altri si fermano,
starei sveglio quando gli altri dormono,
ascolterei quando gli altri parlano e
come gusterei un buon gelato al cioccolato!!
Se Dio mi regalasse un poco di vita,
vestirei semplicemente,
mi sdraierei al sole lasciando scoperto non solamente
il mio corpo ma anche la mia anima.
Dio mio, se io avessi un cuore, scriverei
il mio odio sul ghiaccio e
aspetterei che si sciogliesse al sole.
Dipingerei con un sogno di Van Gogh
sopra le stelle un poema di Benedetti
e una canzone di Serrat sarebbe la serenata
che offrirei alla luna.
Innaffierei con le mie lacrime le rose,
per sentire il dolore delle loro spine
e il carnoso bacio dei loro petali...
Dio mio, se io avessi un poco di vita...
Non lascerei passare un solo giorno
senza dire alle persone che amo,
che le amo. Convincerei tutti gli uomini e le donne
che sono i miei favoriti e
vivrei innamorato dell'amore.
Agli uomini proverei
quanto sbagliano al pensare
che smettono di innamorarsi
quando invecchiano, senza sapere
che invecchiano quando smettono di innamorarsi.
A un bambino gli darei le ali,
ma lascerei che imparasse a volare da solo.
Agli anziani insegnerei
che la morte non arriva con la vecchiaia
ma con la dimenticanza.
Tante cose ho imparato da voi, gli Uomini!
Ho imparato che tutto il mondo ama vivere
sulla cima della montagna,
senza sapere che la vera felicità
sta nel risalire la scarpata.
Ho imparato che
quando un neonato stringe con il suo piccolo pugno,
per la prima volta, il dito di suo padre,
lo tiene stretto per sempre.
Ho imparato che un uomo
ha il diritto di guardarne un altro
dall'alto al basso solamente
quando deve aiutarlo ad alzarsi.
Sono tante le cose
che ho potuto imparare da voi,
ma realmente,
non mi serviranno a molto,
perché quando mi metteranno
dentro quella valigia,
infelicemente starò morendo.

(Gabriel Garcia Marquez, La marionetta)
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Se per un istante Dio si dimenticherà che sono una marionetta di stoffa e mi regalerà un poco di vita, probabilmente non direi tutto quello che penso, ma in definitiva penserei tutto quello che dico. Darei valore alle cose, non per quello che valgono, ma per quello che significano. Dormirei poco,...
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L'utilità di un sasso

25 settembre 2017 ore 16:36 segnala
C'era una volta un uccellino che volava su un campo innevato. Era un inverno freddissimo. L'uccellino aveva le zampette ricoperte di neve e cercava un posto su cui appoggiarsi. Dall'alto della sua visuale sembrava che ogni cosa fosse ricoperta di neve. L'uccellino scese un poco più in basso e si accorse che c'era una pietra che era priva di neve. Allora si avvicinò e chiese al sasso:

- Scusami, sono infreddolito e ho le zampette piene di neve, posso posarmi su di te per qualche istante?

Il sasso lo guardò e subito disse:

- Ma certo!

L'uccellino si posò, si asciugò le zampette e dopo qualche minuto riprese il suo viaggio.

Nel ripartire disse alla pietra:

- Grazie, sei stato veramente gentile, eri l'unico su cui potevo appoggiarmi. Ti sarò sempre debitore.

E il sasso rispose:

- Grazie a te! Ora non mi chiederò più qual è il mio ruolo nel mondo.

Morale: non sempre abbiamo chiaro il nostro obiettivo e quale sia la nostra missione nel mondo che ci circonda; ma se prestiamo attenzione alle piccole cose che ci accadono intorno, con gratitudine e umiltà, potremo scoprire qual è il ruolo che la vita ci riserva
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C'era una volta un uccellino che volava su un campo innevato. Era un inverno freddissimo. L'uccellino aveva le zampette ricoperte di neve e cercava un posto su cui appoggiarsi. Dall'alto della sua visuale sembrava che ogni cosa fosse ricoperta di neve. L'uccellino scese un poco più in basso e si...
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