Pino Daniele, l’anima giovanile di Napoli

18 gennaio 2017 ore 17:53 segnala
Napule è mille culure
Napule è mille paure
Napule è a voce de’ criature
Che saglie chianu chianu
E tu sai ca’ nun si sulo…


Pino Daniele, uno dei più grandi e innovatori cantautori italiani, è riuscito a fondere nelle sue indimenticabili canzoni diversi generi musicali creando così uno stile inconfondibile, un nuovo sound napoletano che sposa le melodie mediterranee con le sonorità blues, jazz, soul e rock.
pino daniele 5Primo dei sei figli di un modesto lavoratore portuale, nasce il 19 marzo del 1955 a Napoli, in un vicolo a ridosso del monastero di Santa Chiara. A causa delle difficili condizioni economiche dei genitori si trasferisce da bambino a casa di due sue anziane zie che gli offrono una sistemazione dignitosa in un appartamento vicino la casa della sua famiglia. Studia ragioneria ed impara a suonare la chitarra da autodidatta. Cresciuto nel periodo della contestazione giovanile sessantottina, risentirà dell’influenza di quegli anni irripetibili di speranze e amarezze ben evidenti nelle sue prime produzioni musicali.
Si iscrive all’Orientale di Napoli, ma ben presto, consapevole della sua vera vocazione, decide di intraprendere un percorso artistico proprio nella stessa Napoli, città in pieno fermento musicale che si muove sullo sfondo del sassofono di James Senese che “porta le cicatrici della gioia e del dolore della vita.”
Ed anche le canzoni di Pino Daniele, la cui attività artistica muove i primi passi in un periodo storico in cui i testi non sono secondari alla musica e le parole si liberano in una vibrante poesia di sogni e impegno sociale, ci immergono già dal suo primo album “Terra mia” (1977) in quella saudade in cui sembra schiudersi un messaggio di speranza che nella canzone “Napule è“, viene affidata al canto delle “criature” napoletane.
Napule è a voce de’ criature
che saglie chianu chianu
e tu sai ca‘ nun si sulo…
La rivoluzione artistica attuata da Pino Daniele della tradizionale canzone napoletana, melodica e sognante, si può cogliere nel suo realismo di cantautore impegnato nel sociale che mostra la Napoli priva di retorica, piena di contrasti sociali in cui emerge l’inquietudine di un uomo che “ieri si era incazzato ed oggi è vero…e vuole di più…”

Figura di capitale importanza nel pop degli anni Ottanta, Daniele ha, tra i molti meriti, quello di aver saputo esprimere la musicalità napoletana sgombrando il campo da ogni folklore formato cartolina. Con rigore e passione, senza rinnegare le proprie radici, ma anzi esaltandole in una fantasmagoria di stili e di suggestioni, è riuscito a fare di Napoli un ideale cosmopolita, un luogo sospeso tra America e Arabia, verso l’Europa e oltre le acque tropicali. Soul mediterraneo e salsa cubana, spleen borbonico e blues d’importazione, nella sua musica vive la sintesi di un patrimonio di suoni immenso, di colori che prima di lui nessuno era riuscito ad accostare, in Italia, con tanta naturalezza»

E nel riascoltare le sue canzoni si avverte ancora oggi il grido giovanile di una generazione che aveva cercato di cambiare pacificamente il mondo senza raggiungere quell’obiettivo. Ma nonostante quel fallimento, le parole e la musica create da Pino Daniele riescono a trasportarci dolcemente in quegli anni lasciandoci per un po’ dimenticare una quotidianità dominata dall’adorazione del dio denaro e del consumismo.
Pino Daniele è quarant’anni di musica che è riuscita a conciliare la tradizione napoletana a suggestioni di respiro internazionale.
Quarant’anni di memorabili collaborazioni.
Quarant’anni di dolcezza malinconica rassicurante anche sotto quella pioggia che deve cagnà l’aria.
Pino Daniele è la maschera triste e gioiosa di Napoli…e forse di un po’ tutti noi.
Si spegne il 4 gennaio del 2015 a Roma, stroncato da un infarto, ad appena cinquantanove anni.
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Napule è mille culure Napule è mille paure Napule è a voce de’ criature Che saglie chianu chianu E tu sai ca’ nun si sulo… « video » http://funkyimg.com/view/2nzK7 Pino Daniele, uno dei più grandi e innovatori cantautori italiani, è riuscito a fondere nelle sue indimenticabili canzoni diversi...
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18/01/2017 17:53:31
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Un indimenticabile Italiano

16 gennaio 2017 ore 15:13 segnala
“PER EDUARDO ERA L’EREDE, PER RISI UN ‘OROLOGIAIO’. CON BEVILACQUA FINÌ A BOTTE. E AD ARCORE BERLUSCONI MI CHIESE: “SIGNORA, SA CHI È GUCCI?



Saturnino Manfredi nasce il 22 marzo 1921 nella campagna ciociara di Castro dei Volsci, ma Nino Manfredi, uno dei giganti del cinema italiano del Novecento, nasce veramente nel 1945 a Roma quando si laurea in giurisprudenza con una tesi in diritto penale mai discussa in sede d’esame. “Signori professori – prende la parola di fronte alla commissione – io vi giuro, l’avvocato non lo farò mai”. “E allora perché si starebbe laureando in giurisprudenza? Che cosa vuole fare?”. “Frequento l’accademia nazionale di arte drammatica, ho sempre voluto fare l’attore”. “E adesso sta lavorando a qualcosa in particolare?”. “Arlecchino servitore di due padroni, di Carlo Goldoni”.


In quanto appartenente al mondo dei genitori è stato attore di teatro. Per i baby boomers è stato un attore di cinema e di televisione. Sul piccolo schermo si è diviso in tre: ha fatto il presentatore, l’attore di sceneggiati e di fiction, il testimonial pubblicitario. Cantava anche, Manfredi. Canzoni nella lingua sua, metà fra ciociaro e romanesco. Per questo Giovannini e Garinei – i mostri sacri della rivista italiana – lo chiamarono per Rugantino, tragicommedia d’amore e di morte nella Roma dei Papi, che in questi giorni viene ricordata a New York con una grande mostra.

Manfredi era difficile perderlo di vista: salvo gli ultimi anni – in cui la salute non volle assisterlo – c’era sempre, o per una cosa o per l’altra. La sera per la pubblicità del caffè – «più lo mandi giù e più ti tira su»; «il caffè è un piacere. Se non è bbòno, che piacere è» – o come ospite in prima o seconda serata, rigorosamente “in Missoni”. O come destinatario di un premio cinematografico (ne ha presi tantissimi, fra cui una Palma d’Oro a Cannes per il film opera prima Per grazia ricevuta). Dopo cena, oltre a presentare la leggendaria Canzonissima del 1959 con Paolo Panelli e Delia Scala (regia di Antonello Falqui, coreografie di don Lurio) in cui lanciò uno dei primi tormentoni televisivi («Fusse ca fusse la vorta bbòna») vestendo i panni di un barista di Ceccano (paese della natia Ciociaria), fu Geppetto nel Pinocchio di Comencini (forse il miglior Pinocchio portato sullo schermo)

Manfredi in realtà si chiamava Saturnino. Che fa rima con "contadino", (o "burino" come lui stesso si definiva).La sua fu un infanzia di campagna. Era nato nel 1921 in Ciociaria, a Castro dei Volsci, tra i campi coltivati tra mille stenti dal nonno che portava il suo stesso nome dal sapore arcaico e rituale .Nino durante l'infanzia conosce la povertà e poi la malattia. Prima lo colpisce una grave forma di enterocolite, poi la difterite. Ma soprattutto fu la tubercolosi a inchiodarlo dai 15 ai 18 anni al sanatorio Forlanini, dove sarà dimesso dai medici con una prognosi infausta. Ma lui no, sopravviverà. La "sua" Grazia l'aveva già ricevuta. Si chiamava intelligenza nella sua forma più conclamata. Acuta, spontanea, tenace. Per tutta risposta ai tentativi della morte di portarselo via, Nino sviluppa una capacità all'adattamento e al dolore che tradurrà in una puntigliosa precisione sul lavoro e in una grande sicurezza in sé stesso.

Un'ictus ce lo ha portato via il 4 giugno 2004
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“PER EDUARDO ERA L’EREDE, PER RISI UN ‘OROLOGIAIO’. CON BEVILACQUA FINÌ A BOTTE. E AD ARCORE BERLUSCONI MI CHIESE: “SIGNORA, SA CHI È GUCCI? http://funkyimg.com/view/2nuk2 « video » Saturnino Manfredi nasce il 22 marzo 1921 nella campagna ciociara di Castro dei Volsci, ma Nino Manfredi, uno dei...
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La leggenda degli occhi verdi.

14 gennaio 2017 ore 15:10 segnala
C’è una leggenda dietro a bellissimi occhi verdi che solo poche persone possono vantare di avere. Diversi studi hanno fornito prove sul fatto che sembra esista una stretta correlazione tra il colore dell’iride, e particolari predisposizioni caratteriali e comportamentali.

Le persone con gli occhi verdi spesso tendono ad avere i bordi di una sfumatura di un azzurro o nocciola molto particolare. Sono persone generose ed altruiste… sempre disposte a correre in aiuto di chi ne ha bisogno, il loro aiuto è quasi sempre incondizionato. Sono anche persone molto permalose, soprattutto se qualcosa le tocca da vicino: quindi…fate attenzione a ciò che dite, e a come vi ponete con loro. Le donne con gli occhi verdi, sono spesso gelose del proprio partner e spesso anche molto pignole e puntigliose…però in amore sanno donare tutto se stesse.




L’uomo invece solitamente è vanitoso, gli piace mettersi in mostra: ma non per sentirsi superiore, solo perché gli piace farsi fare graditi complimenti, in compenso sono persone intelligenti e dolci. In amore sono fortunati perché sono dei provocatori e seduttori nati.

Un giorno un giovane cacciatore giunse alle rive del Lago della Ninfa. Stanco, si sedette per rinfrescarsi il volto con l’acqua, quand’ecco un’apparizione incredibile affascinò la sua vista. Sull’altra riva del lago era apparsa una fanciulla incredibilmente bella, che guardò il cacciatore fissandolo con i suoi occhi stranamente verdi. Il ragazzo ne rimase sconcertato e l’amore divampò in lui immediatamente. La giovane guardò ancora il cacciatore, rise e si allontanò, scomparendo rapidamente. Allora egli la rincorse affannosamente, in vano inseguimento. Ai carbonai che incontrava chiedeva notizie. “E’ la ninfa che si pettina al sole” rispondevano i carbonai, “una creatura malefica. Guai a chi si innamora di lei: è perduto!”. Così dicevano i carbonai, ma il giovane non credette loro. Ritornò il giorno successivo al lago, ed ecco che ancora la creatura meravigliosa gli apparve sull’altra sponda. Così accadde per vari giorni; ma una volta il giovane, non sopportando più quel gioco crudele, le urlò il suo amore. Essa allora lo guardò a lungo con i suoi occhi verdi trasparenti e gettò sul lago per magia un iridescente ponte di cristallo, indirizzando al giovane un canto dolcissimo. Il cacciatore si lanciò incontro alla bella ed era già a metà del ponte, quando questo si dissolse ed il promesso bacio della fanciulla ebbe il sapore delle gelide acque del lago. La morte del giovane riportò il silenzio sugli alti prati dominati da aspre montagne. I carbonai commentarono variamente l’accaduto. Alcuni dissero che la ninfa, per punizione, era stata tramutata in dura roccia. Altri invece affermarono che la fanciulla si pentì e, disperata, volle affidarsi all’innamorato nello stesso abbraccio di morte: si tuffò, anch’essa nelle acque ghiacciate e morì. Da allora avviene, talvolta, che si possano vedere sulla superficie del lago, fluttuare due nuvolette vicine.
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C’è una leggenda dietro a bellissimi occhi verdi che solo poche persone possono vantare di avere. Diversi studi hanno fornito prove sul fatto che sembra esista una stretta correlazione tra il colore dell’iride, e particolari predisposizioni caratteriali e comportamentali. Le persone con gli occhi...
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MENTIRE A SÉ STESSI – LA FALSA IMMAGINE DI SÈ

12 gennaio 2017 ore 17:38 segnala
Mentire a sé stessi serve a creare una falsa immagine di sé, con il fine di creare una personalità distorta in grado di nascondere nella realtà le azioni corrotte di un individuo.
Tutti gli esseri umani vestono una personalità per interagire con le altre persone e con il mondo.
Più un uomo è ipocrita con sé stesso più la sua immagine di sé sarà falsata, al contrario se sarà onesto, riuscirà a realizzarsi come individuo e a portare il suo contributo all’umanità.
L’onestà con se stesso porta l’individuo a superare i suoi limiti e a crescere, manifestando così tutto il suo essere nel mondo.



In sintesi, il dialogo interiore è quella “voce” che parla nella testa a ogni uomo tutti i giorni, incessantemente.
Un uomo consapevole sa che non è i suoi pensieri, ed è in grado di spegnere quel dialogo durante la giornata provando a utilizzare al suo posto il pensiero, osservandolo per scovarne i punti deboli.
Questo dialogo, crea la considerazione interna ed esterna dell’uomo ed è la parte umana più facilmente manipolabile, da sé stesso (paradosso) e dagli altri.
Identificandosi in quel dialogo l’uomo incarna quella voce.

Scena tratta dal film Revolver di Guy Ritchie nella quale Mr Green (Jason Statham) comprende di non essere “la voce” nella sua testa rimanendo vittima del suo “gioco”.

Nei casi più gravi é necessario all’uomo mentire a sé stesso per non vedere l’orrore della realtà.

– Un esempio pratico è la violenza sulle donne che spesso danno la colpa a loro stesse per giustificare le azioni violente dei loro partner.
In questo caso vi è una totale incapacità d’amarsi e quindi emerge lo stato d’inferiorità nel non riuscire a comprendere l’altro (l’oggetto amato dal quale non ci si vuole separare).

– Nel caso del tradimento continuo di amicizie, amori o di un qualsiasi altro rapporto vi è una dinamica interna contraria.
L’individuo manipola i fatti attraverso il dialogo interiore, giustificandoli e colpevolizzando le persone ferite che si ribellano all’ingiustizia subita, pensando di non essere capito.

– La falsa personalità più pericolosa è quella utilizzata dal manipolatore che riesce a instillare negli altri una visione alterata e distorta del suo agire.
Purtroppo l’uomo è troppo abituato a credere alle parole delle persone senza analizzarne i fatti.
Un abile manipolatore si mostrerà amorevole, compassionevole e generoso ma il suo agire sarà meschino e senza pietà nei confronti delle sue vittime, le quali subiranno ogni tipo di torto fino a quando non prenderanno coscienza delle sue false sembianze.
In questo caso la falsa immagine di sé viene instillata nella mente degli altri con la funzione di coprire la vera identità del manipolatore.
Manipolatore




Essere onesto con sé stesso è il primo passo di un uomo consapevole verso la riconquista della propria integrità psico-fisico-spirituale.
Questo è il punto di partenza per un essere umano in evoluzione.
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Mentire a sé stessi serve a creare una falsa immagine di sé, con il fine di creare una personalità distorta in grado di nascondere nella realtà le azioni corrotte di un individuo. Tutti gli esseri umani vestono una personalità per interagire con le altre persone e con il mondo. Più un uomo è...
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La musica non muore. Non scompare.

10 gennaio 2017 ore 15:42 segnala
La musica non muore. Non scompare. Non passa a miglior vita. Vola alta in cielo, sì, e ci porta con sé


La morte ci fa paura. Siamo nel 2017 e su questo nulla è ancora cambiato. La morte ci fa paura e per questo cerchiamo di fronteggiarla come possiamo. Con la scienza, sicuramente, ma anche con le parole. Sì, cercando di darle un senso, e di ammansirla, di smussarne le asperità con termini che la rendano innocua, meno capace di farci star male. Non è un caso che difficilmente diciamo di qualcuno che è morto. Ricorriamo a perifrasi, a concetti cristallizzati in giochi lessicali preconfezionati: “è mancato”, “se n’è andato”, “è passato a miglior vita”, “è salito in cielo”.

Ecco, ricordando David Bowie a un anno dalla sua morte non si può non partire da qui. Dal fatto che mai come nel caso di David Bowie, artista immenso che è morto il 10 gennaio del 2016, esattamente due giorni dopo aver consegnato al mondo quel capolavoro di Blackstar, suo ultimo album considerato a ragione un vero e proprio testamento artistico, mai come nel caso di David Bowie, dicevamo, dire “è salito al cielo” potrebbe suonare pertinente. Non per questioni meramente religiose, è chiaro il riferimento alla collocazione alta, iconograficamente, del Paradiso, in quell’espressione, quanto un posizionamento a metà strada tra l’astrale e l’astratto cui la sua musica ambiva e ambisce. David Bowie ha spesso giocato con le stelle, nelle sue canzoni, nel suo multiforme immaginario, nei riferimenti alti di cui ha infarcito le sue canzoni, quelle fortunatamente rimaste nel pianeta Terra insieme a noi.
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La musica non muore. Non scompare. Non passa a miglior vita. Vola alta in cielo, sì, e ci porta con sé http://funkyimg.com/view/2nexh La morte ci fa paura. Siamo nel 2017 e su questo nulla è ancora cambiato. La morte ci fa paura e per questo cerchiamo di fronteggiarla come possiamo. Con la...
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To:Aleppo from :the indifferent world

09 gennaio 2017 ore 14:31 segnala
C’è un forte rumore di niente, di gente che parla ma non vede.
Non vede il dolore dell’altro, non sente le grida né il pianto.
C’è un forte rumore di niente, di gente che gira lo sguardo, infastidita dai problemi non suoi.
C’è un forte rumore di niente, di gente che ride su lacrime bollenti.
C’è un forte rumore di niente, di un mondo che gratta dal vaso quell’ultimo pezzo di anima, che ormai, morente, svanisce.
C’è un forte rumore di niente, quando piano e senza rumore, gli invisibili scivolano via per sempre.
C’è un forte rumore di niente se ormai nulla più ha valore, nemmeno la rabbia s’accende, soltanto sconforto e orrore.
C’è un forte rumore di niente se ormai non serve più nemmeno morire.
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C’è un forte rumore di niente, di gente che parla ma non vede. Non vede il dolore dell’altro, non sente le grida né il pianto. C’è un forte rumore di niente, di gente che gira lo sguardo, infastidita dai problemi non suoi. C’è un forte rumore di niente, di gente che ride su lacrime bollenti. C’è un...
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Il fascino silenzioso dell’inverno

07 gennaio 2017 ore 15:21 segnala
Tutte le stagioni hanno un proprio fascino di rinnovamento, ma, per chi ama rintanarsi, l’inverno è la stagione ideale per godersi la casa e osservare quel paesaggio brumoso dai colori sfumati.
Il freddo consente di apprezzare i sapori intensi e il tepore.

È pioggia e neve che rallentano per un po’ il mondo e rendono il paesaggio surreale.
Sprofondare in una malinconia solitaria inspirando il profumo del freddo pungente che infiamma le guance.
E chiudere la porta guardando il gelido mondo da dentro.
Da casa.
E la casa appare ancora più bella.
Calda e profumata di dolci appena sfornati.
Si trascorre molto più tempo a casa e aumenta il desiderio d’intimità.
È romanticismo, quiete e…silenzio.
Pura poesia.
Buon inverno…:)

Fin da piccolo pensavo che la brina fosse polvere magica che il vento regalava all’inverno o per renderlo più bello, dolce e meraviglioso. Quando quella polvere magica copre ogni cosa, so che la natura non lascia nulla al caso. Stephen Littleword
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Tutte le stagioni hanno un proprio fascino di rinnovamento, ma, per chi ama rintanarsi, l’inverno è la stagione ideale per godersi la casa e osservare quel paesaggio brumoso dai colori sfumati. Il freddo consente di apprezzare i sapori intensi e il tepore. http://funkyimg.com/view/2n7Qk È pioggia e...
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Succede che...

05 gennaio 2017 ore 15:16 segnala


Succede che ti ritrovi buttata in mezzo alla mischia della vita, una strada scoscesa, un cammino impervio.

Succede che ti ritrovi a combattere nella rissa del mondo, con il dovere di essere qualcuno e comportarti bene, diventare forte, determinata, e dimostrare a tutti che lo sei veramente, sempre e comunque...
ti vogliono senza paure, senza incertezze, senza esitazioni e senza macchie. Piena di doti, qualità e virtù.

Succede che le persone che hai intorno pretendano sempre di sapere cos'è bene per te e cosa invece non lo è, cosa puoi fare e cosa assolutamente non ti puoi permettere.

Succede che ognuno di loro abbia la sua verità assoluta e si senta in diritto di giudicare ogni stramaledetta cosa che fai, giusta o sbagliata che sia, oppure che non fai…

Non sono ammessi sbagli, errori, debolezze, difetti, cedimenti, ca**ate. NO.

Ma succede che la tua vita, quella che TU senti davvero tua, sia fatta in un modo che solo TU conosci...

Succede che devi essere più forte della tua stessa forza, che devi trovare più coraggio di quanto te ne sia concesso.

Succede che hai bisogno di qualcuno che sappia ascoltarti, capirti, qualcuno che non ti punti il dito contro, qualcuno che non ti dica che non vali un ca**o solo perché hai cercato conforto e affetto quando ne avevi bisogno, qualcuno che non ti lasci solo con tutti i tuoi guai quando le cose diventano un po’ più difficili, qualcuno che capisca e comprenda ogni tuo gesto anche il più sconsiderato, folle, impulsivo, insensato… qualcuno che ti conosca prima ancora di dirgli qualunque cosa di te...qualcuno con cui non c’è bisogno mai di giustificarsi, qualcuno che se ne infischi di quello che pensa la gente che non riesce a guardare nell’anima delle persone, qualcuno che ti somiglia molto… qualcuno che sa come ti senti… qualcuno con cui fare semplicemente “due chiacchiere”...

Succede che il destino ha molta più fantasia di te...
Succede che ci si mette di mezzo la scintillanza...
Succede che improvvisamente ti ritrovi quel qualcuno a bussare alla tua porta inchiodata dal tempo, dai guai, dai dolori e dalle delusioni...
Succede che...
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http://funkyimg.com/view/2n2AY Succede che ti ritrovi buttata in mezzo alla mischia della vita, una strada scoscesa, un cammino impervio. Succede che ti ritrovi a combattere nella rissa del mondo, con il dovere di essere qualcuno e comportarti bene, diventare forte, determinata, e dimostrare a...
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Gocce nell’oceano

03 gennaio 2017 ore 14:58 segnala
«Quello che noi facciamo è solo una goccia nell‘oceano, ma se non lo facessimo l’oceano avrebbe una goccia in meno».
Madre Teresa di Calcutta


Il 2016 è stato l’anno più caldo della storia, degli attentati terroristici più feroci, delle vittime dell’immigrazione in mare, della tragedia consumatasi in silenzio ad Aleppo e della profonda crisi delle democrazie occidentali con conseguente crescita di scaltri populisti senza scrupoli che approfittano della disperazione e dell’insicurezza delle masse per affermare il proprio potere. Da qualche ora è giunta pure la notizia dell’ennesima carneficina ad Istanbul. Non promette proprio bene l’anno appena cominciato. Eppure, anche se il nostro pianeta sembra essere irrimediabilmente compromesso dall’acuirsi di odi razziali e tragedie di ogni sorta che vedono la maggioranza dell’umanità chiudersi nel proprio egoismo e indifferenza, non bisogna dimenticare l’esistenza di alcune persone che con le loro azioni hanno recato un piccolo contributo per rendere il mondo un luogo un po’ più bello

In un’Aleppo devastata dalla guerra e assurta a simbolo dell’indifferenza del mondo, molti sono stati i suoi abitanti in fuga. Ma un uomo, pur avendo la possibilità di andar via e lasciare quell’inferno che si consumava dinnanzi ai suoi occhi, giorno dopo giorno, ha deciso di restare. Soprannominato “Il gattaro di Aleppo“, Mohammad Alaa Aljaleel aiuta ogni giorno il suo popolo martoriato e sfama i randagi che affollano quel che resta della sua città

Il campione del mondo di pugilato Manny Pacquiao ha fatto costruire mille case per i poveri delle Filippine.
Un poliziotto albanese sorprende dei bambini ospedalizzati vestendosi da supereroe

Questo ed altro vogliamo per questo nuovo Capitolo della vita che inizia nel 2017 e per il tempo a venire!
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«Quello che noi facciamo è solo una goccia nell‘oceano, ma se non lo facessimo l’oceano avrebbe una goccia in meno». Madre Teresa di Calcutta Il 2016 è stato l’anno più caldo della storia, degli attentati terroristici più feroci, delle vittime dell’immigrazione in mare, della tragedia consumatasi...
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Un'altro anno se ne va

30 dicembre 2016 ore 17:16 segnala
Un'altro anno se ne va' ormai siamo agli sgoccioli e come miglior omaggio lo dedico a lui uno dei grandi che ci ha lasciato con questo 2016



IL DUCA BIANCO

Fra il calore di un sogno e il freddo di un'illusione,
tra fantasia e realtà, tra gioie e dolori
si dissolve un anno e si compone un altro.
Tra promesse fatte e solo alcune mantenute,
note stonate di dolore e melodie d'amore
hanno composto la sinfonia di un anno appena passato.
Fra stenti e abbondanza, fra ricchezza e povertà,
fra note di pace e rumore di guerra,
tutto si è svolto e, a volte si è capovolto.
Chi é senza lavoro, cerca di sopravvivere
tra terremoti e alluvioni,
c'è chi si è rialzato, chi ha raccolto brandelli
chi ha avuto tutto e chi è rimasto con niente.
Così come sempre tra l'indifferenza
di molta gente, dei politici, del potere
di chi avrebbe potuto fare e non ha fatto niente.
Tra angoscia e speranza si è scritto il 2016,
si è concluso per molti disperatamente.
A questi "violentati" dal dolore
e a chi combatte il "suo tempo"
per sorridere ancora,
a questi guerrieri addolorati
in cerca di pace e di un sorriso,
auguro di rialzarsi vincitori.
Contro il tempo, il dolore e l'avversità
e che il potere venga usato finalmente per la Pace,
che tutti possano vestirsi con un po' di felicità.
Questo è il mio augurio per il 2017.
Cheyenne:51
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Un'altro anno se ne va' ormai siamo agli sgoccioli e come miglior omaggio lo dedico a lui uno dei grandi che ci ha lasciato con questo 2016 http://funkyimg.com/view/2mNVY http://funkyimg.com/view/2mNWa « video » IL DUCA BIANCO http://funkyimg.com/view/2mNW8 Fra il calore di un sogno e il freddo...
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30/12/2016 17:16:16
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