75 anni e un giorno........non chiedo scusa ma rispettiamoci

08 dicembre 2016 ore 11:55 segnala
come Obama ad iroschima eshinzo Abe a Pearl habour......Onore alle vittime e rispetto tra noi!


Dopo 75 anni per la prima volta un premier giapponese a Pearl Harbor. Abe : "Ma non chiederò scusa" E' l'alba del 7 dicembre 1941 e il Giappone infligge un duro colpo agli Stati Uniti. Con l'apertura dello scacchiere del Pacifico, la Seconda guerra diventa realmente 'Mondiale'.


'Tora, tora, tora': a questo grido di battaglia due successive ondate di bombardieri e aerosiluranti giapponesi attaccano, senza preavviso, la flotta americana ormeggiata nella baia di Pearl Harbor nelle isole Haway. E' l'alba del 7 dicembre 1941 e l'impero del Sol levante infligge un duro colpo agli Stati Uniti. Con l'apertura dello scacchiere del Pacifico, la Seconda guerra diventa realmente 'Mondiale'. Il primo ministro giapponese Shinzo Abe onorerà i morti di Pearl Harbor, ma non chiederà scusa per l'attacco a sorpresa sferrato dal Giappone agli Usa il 7 dicembre 1941. Lo ha annunciato un portavoce del governo di Tokyo a proposito della prima visita di un premier nipponico sulle isole. L'annuncio era stato dato ieri dallo stesso Abe: "Mi recherò a Pearl Harbor", ha dichiarato alla stampa. La visita avverrà in occasione di un viaggio alle Hawaii per colloqui con il presidente americano Barack Obama tra il 26 e il 27 dicembre. La decisione, inoltre, arriva dopo la storica visita di Obama che a maggio si è recato a Hiroshima e dopo il primo incontro con il presidente eletto Donald Trump. Abe, infatti, è stato il primo leader mondiale a incontrare il miliardario dopo la vittoria alle presidenziali Usa. "L'obiettivo di questa visita è di commemorare le vittime del conflitto, non di chiedere scusa", ha dichiarato il capo di gabinetto di Abe, Yoshihide Suga. "La visita sarà un'opportunità per dimostrare alle future generazioni la nostra volontà irremovibile di non ripetere gli orrori e le sofferenze della guerra e nello stesso tempo un'opportunità per mostrare la riconciliazione tra Giappone e Stati Uniti". -


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come Obama ad iroschima eshinzo Abe a Pearl habour......Onore alle vittime e rispetto tra noi! http://funkyimg.com/view/2kF5W Dopo 75 anni per la prima volta un premier giapponese a Pearl Harbor. Abe : "Ma non chiederò scusa" E' l'alba del 7 dicembre 1941 e il Giappone infligge un duro colpo agli...
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Lecchini, adulatori, lustrascarpe o semplicemente poveri inf

06 dicembre 2016 ore 16:13 segnala
«L’adulazione non viene mai dalle anime grandi, è appannaggio degli spiriti piccini, che riescono a rimpicciolirsi ancor più per meglio entrare nella sfera vitale delle persone intorno a cui gravitano».
Honoré de Balzac


Ovviamente, così come accade con l’invidia nessuno degli affetti da questa insolita forma di “aggregazione sociale” ammetterà mai di aver adulato il capetto o il politico di turno per ottenere una promozione, un favore o una medaglietta di cartone.
I lecchini sono i primi a parlare di “meritocrazia”, di sfaticati che sono solamente “invidiosi” dell’eventuale incarico da loro avuto, nonostante chi li conosce bene sia pienamente consapevole del modo in cui tale carica è stata ottenuta.
Dante relegava all’Inferno proprio i cosiddetti adulatori, nella II Bolgia dell’VIII Cerchio, completamente immersi negli escrementi per aver adulato i potenti per fini personali.



Dare loro importanza servirebbe solamente a metterli in rilievo. Ed in evidenza bisogna solo mettere i grandi, di certo non quei moscerini noiosi che ti ronzano intorno e cercano il modo di farti crollare.
A schiantarsi, presto o tardi, saranno loro stessi, dato che, non spiccando di intelligenza, sono costretti a leccare per potersela cavare. Basta sedersi sulla riva del fiume ed aspettare con pazienza il loro primo passo falso: la maschera cadrà miseramente e voi vi sarete goduti il carnevale senza nemmeno pagare il biglietto.

Citando il poeta e scrittore Charles Bukowski: «La gente è il più grande spettacolo del mondo. E non si paga il biglietto».
Questo pensiero dovremmo sempre tenerlo bene in mente.
Di seguito alcune citazioni sugli adulatori, i ruffiani, i tirapiedi o lecchini, come ognuno di noi preferisce chiamarli.
Io preferisco chiamarli semplicemente esseri inutili, così come quei capi che adorano essere adulati

C'é un'infelice ovunque vai,
voglio allargare il giro dei clienti miei.
Io vendo desideri e speranze in confezione spray...

Seguimi io sono la notte,il mistero l'ambiguitá...
Io creo gli incontri io sono la sorte, quell'attimo di vanitá.
Incredibile se vuoi, seguimi e non ti pentirai.
Sono io la chiave dei tuoi problemi,
guarisco i tuoi mali, vedrai....

Mi vendo... la grinta che non hai!
In cambio del tuo inferno... Ti dó due ali sai...
Mi vendo... un'altra identitá!
Ti dó quello che il mondo...Distratto non ti dá.
E lo vendo eh già...A buon prezzo si sa...
Ho smarrito un giorno il mio circo,
ma il circo vive senza di me.
Non é l'anima tua che io cerco... Io sono solo piú di te.
Nell'arco di una luna io... Faró di te un baro oppure un re.
Sono io la chiave dei tuoi problemi,
guarisco i tuoi mali, vedrai...

Mi vendo... la grinta che non hai!
In cambio del tuo inferno... Ti dò due ali sai...
No no no...Mi vendo... Na na na la mia felicità!
Ti dó quello che il mondo,Distratto non ti dá....
Io mi vendo eh già...A buon prezzo si sà...
Mollalo!
Mi vendo!
Mi vendo... la grinta che non hai!
In cambio del tuo inferno... Ti dò due ali sai...
No no no no no...Ti vendo... un'altra identità!
Ti dó quello che il mondo...Distratto non ti dá....

dal web
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«L’adulazione non viene mai dalle anime grandi, è appannaggio degli spiriti piccini, che riescono a rimpicciolirsi ancor più per meglio entrare nella sfera vitale delle persone intorno a cui gravitano». Honoré de Balzac http://funkyimg.com/view/2kyZG Ovviamente, così come accade con l’invidia...
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Qualcuno volo' sul nido del Cuculo..similitudine Saronno

05 dicembre 2016 ore 16:22 segnala


Qualcuno volò sul nido del cuculo“, scritto da Ken Kesey e pubblicato nel 1962, si può considerare uno dei migliori romanzi americani degli anni sessanta.





“Qualcuno volò sul nido del cuculo” è noto in tutto il mondo grazie alla superba trasposizione cinematografica effettuata da Miloš Forman.
Il film ottiene cinque premi Oscar tra cui il premio come miglior attore protagonista a Jack Nicholson.
Il romanzo merita di essere letto perché ancora oggi il messaggio che emerge è estremamente attuale e non si limita ad una critica spietata nei confronti della psichiatria che, come tutte le istituzioni create dall’uomo, non può essere considerata infallibile visto che focalizza la sua attenzione sul concetto astratto di “normalità”. Ma ciò che rende estremamente attuale la lettura di questo romanzo è l’uso metaforico attuato dallo scrittore, attraverso la descrizione degli eventi accaduti nell’istituto psichiatrico in cui il romanzo è ambientato, per denunciare il sistema brutale creato dagli stessi uomini.
Un sistema che impedisce, a chi non riesce ad integrarvisi, di vivere liberamente. Nel romanzo, infatti, emerge anche una feroce critica nei confronti della società.

Ma perché proprio il cuculo?
L’uccello in questione non costruisce il proprio nido e depone le uova nel nido di altri uccelli. Quando l’uovo si schiude, il piccolo del cuculo si sbarazza degli altri nuovi nati e ne prende il posto.
E proprio in uno di questi nidi, il reparto ospedaliero psichiatrico dell’Oregon, l’autore ambienta il suo romanzo.


Il sistema contro cui si scaglia Kesey è simboleggiato nel romanzo da Miss Ratched, la capoinfermiera sorridente e inflessibile, perfetta rappresentazione di un matriarcato mitico e oppressivo. La donna domina tutti i pazienti del reparto che le è stato affidato sfruttando con freddezza e cinismo la loro paura del mondo esterno; non pochi sono infatti i ricoverati che hanno deciso di autorecludersi per l’incapacità di sopportare le pressioni esercitate da una società che li vorrebbe uguali agli altri. Molti pazienti, invece, sono vittime di reclusioni chieste dalle famiglie d’origine non in grado di aiutarli e terrorizzati dalla loro diversità.
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http://funkyimg.com/view/2kwfA « video » Qualcuno volò sul nido del cuculo“, scritto da Ken Kesey e pubblicato nel 1962, si può considerare uno dei migliori romanzi americani degli anni sessanta. http://funkyimg.com/view/2kwg5 http://funkyimg.com/view/2kwfB “Qualcuno volò sul nido del cuculo”...
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Dove dormono i bambini?

04 dicembre 2016 ore 16:08 segnala
Dopo aver visto queste foto, ritenete ancora che la storia dell’uomo sia cambiata?

La serie di foto pubblicate da Wennman, e di cui mi auguro una massiccia diffusione in tutto il mondo, recano un titolo che dovrebbe rimandare ad uno dei momenti più rassicuranti e confortevoli della nostra esistenza: “Dove dormono i bambini“.


Ma di quel momento magico in cui immaginiamo dei bambini che si adagiano serenamente su comodi guanciali non vi è alcuna traccia nei dolorosi scatti del fotografo che s’impegna anche a farci conoscere le storie dei piccoli immortalati costretti a lasciare la propria terra.
Sebbene è una realtà che molti di noi hanno già intuito da tempo, il vederla catturata dentro una foto rende inammissibile il nostro girare il viso da un’altra parte ed il fingere che vada tutto bene.












Vi prego di rileggere il componimento di Primo Levi, “Se questo è un uomo“. Sebbene sia stato scritto per ricordare l’atroce sterminio degli ebrei, in un mondo in cui ancora predominano egoismo e indifferenza, è tristemente attuale e induce a fermarsi a riflettere sulle tragedie in corso. In fondo si tratta di una poesia che lancia un messaggio eterno diretto a tutti coloro talmente presuntuosi da ritenersi con la coscienza tranquilla e che esistono (questo è il termine più appropriato) senza mai scaldarsi più di tanto o prendere posizione di fronte ad un’ingiustizia; tiepidi come le loro case e le loro relazioni con il mondo.











Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfascia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.
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Dopo aver visto queste foto, ritenete ancora che la storia dell’uomo sia cambiata? « video » La serie di foto pubblicate da Wennman, e di cui mi auguro una massiccia diffusione in tutto il mondo, recano un titolo che dovrebbe rimandare ad uno dei momenti più rassicuranti e confortevoli della...
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Cuba non e' solo Fidel ma anche mambo

30 novembre 2016 ore 17:08 segnala
Il nome derivia da una divinita cubana in particolare al dio della guerra.In onore a questa divinità si eseguivano danze religiose eseguite molto probabilmente dai maschi di capi tribù. Si pensa che la terminologia del Mambo non sia usata per caratterizzare un ballo proprio ma una tipologia di danze di ispirazione religiosa, soprattutto appartenente a pratiche Voodoo dove tale musica serviva a mettere in relazione i danzatori con le divinità. Da qui si fa largo due ipotesi per il termine mambo:

1) Il termine appartiene al linguaggio rituale voodoo di Haiti (il mambo è quella particolare musica religiosa che consente, attraverso la danza, di conversare con le divinità)

2) Il termine appartiene ad un antico dialetto cubano denominato nanigo (mambo è usato per
identificare sia la musica che il relativo ballo)

Di sicuro con il passar del tempo il termine Mambo si identifico come genere musicale e il relativo ballo con riferimento al ballo folkloristico del popolo cubano. Così la danza perdendo un po’ della sua origine religiosa rigida si evolse in una miscela ricca di fantasia musicale mescolando danzon e son a ritmi più frenetici e allegri, mescolandosi successivamente ancor più con il jazz.

Secondo Oscar Hijuelos (Mambo Kings play songs of love, MONDADORI) il mambo è nato dalla voglia degli schiavi di 'scatenarsi' nel vero senso della parola: una volta liberi dalle catene, essi inventarono il più frenetico dei balli, dopo anni di costrizioni, durante i quali dovettero ripiegare su danze "statiche" quali rumba e merengue. La teoria e l'ipotesi di Hjuelos sono affascinanti: nelle vene degli schiavi africani costretti a lavorare, incatenati, nei campi di canna da zucchero scorrevano sangue e musica. Con le catene ai piedi inventarono:

il merengue, il cui passo fondamentale consisteva nel trasferire il peso del corpo da un piede all'altro, anche restando allo stesso posto.


la rumba, che nella sua originaria impostazione si basava unicamente sui movimenti di oscillazione dei fianchi.
Quando finalmente si liberarono delle catene, inventarono il mambo.


Così dall’evoluzione di nuovi strumenti e da l’introduzione di motivi sincopati nella parte finale del danzòn nacque il Mambo.
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Il nome derivia da una divinita cubana in particolare al dio della guerra.In onore a questa divinità si eseguivano danze religiose eseguite molto probabilmente dai maschi di capi tribù. Si pensa che la terminologia del Mambo non sia usata per caratterizzare un ballo proprio ma una tipologia di...
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la societa' dei like

28 novembre 2016 ore 16:11 segnala
Siamo la società in cui se sei su un autobus e ci sono due posti, uno isolato e uno affianco ad un’altra persona, ti metti in quello da solo, con due cuffie nelle orecchie. La società in cui contano di più i "Mi piace” su Facebook che le relazioni vere. La società in cui l’affetto che provi per una persona è dimostrato in base a come l’hai salvato in rubrica, o da quanti cuori mandi nei messaggi. La società in cui basta che uno sia diverso, anche solo nel più piccolo particolare, per essere attaccato e deriso. La società in cui più sei stronzo più sei figo. La società dei falsi moralisti, dei ruffiani, delle foto e delle amicizie-flash. La società che urla aiuto, ma si zittisce da sola con le proprie azioni. La società che discrimina quelli che non la pensano come te, e che poi ti ricorda che siamo tutti liberi. La società in cui se insulti sei il meglio. Quella delle bestemmie, delle false promesse, dei "Ti amo” lasciati al vento. Delle ragazze con 3 kg di trucco e di quelli che ti dicono che siamo belle anche così. Di chi cerca la ragazza seria e poi va con la prima troia che passa. Che ama per gioco, per noia. La società dei messaggi da far venire il diabete, tra persone che si vomitano le peggio cattiverie alle spalle. Delle doppie facce e dei lunatici. Dell’autolesionismo e dell’alcool. Dei tredicenni che fumano e dei sedicenni che muoiono per overdose. La società che ti dice di distinguerti dalla massa, e che ha individui tutti uguali. Dove parliamo tanto e agiamo poco. Dove la gente parla per dar fiato alla bocca, e non sa. La società che tutto sommato ignora la realtà. Siamo la società più avanzata, che sta arretrando sempre di più. La società che si dispera per uno schermo del cellulare rotto, e che quando distrugge il prossimo nemmeno se ne accorge.

dal web
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Siamo la società in cui se sei su un autobus e ci sono due posti, uno isolato e uno affianco ad un’altra persona, ti metti in quello da solo, con due cuffie nelle orecchie. La società in cui contano di più i "Mi piace” su Facebook che le relazioni vere. La società in cui l’affetto che provi per una...
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La storia di Kyro e di Amanda

25 novembre 2016 ore 14:17 segnala
La storia di Amanda Trop e del suo husky è davvero incredibile. Amanda è una giovane donna, bella, intelligente e piena di speranze per il futuro, ma l’uomo con il quale, fin da adolescente, aveva iniziato una relazione, nel tempo aveva rivelato il suo lato più oscuro, si era rivelato un violento, trasformando la sua vita in vero e proprio incubo.

Per anni ha sfogato la sua rabbia su di lei, infliggendole ogni tipo di violenza, e come capita spesso anche ad altre donne purtroppo, Amanda perde ogni speranza di scappare dal suo aguzzino, e non solo, si è vista costretta ad allontanarsi da tutti i suoi cari, rimanendo sola ed incompresa.

Per fortuna un evento fortuito le ha salvato la vita, e cioè quando iniziò a prendersi cura di una cucciolata di husky abbandonati: con uno di loro in particolare si instaurò un legame speciale, tanto da decidere di adottarlo.

Amanda piena d’entusiasmo porta il cane a casa e inizia ad accudirlo e a riversare su di lui tutto l’amore di cui è capace. Purtroppo non aveva fatto i conti con il suo violento compagno che iniziò a picchiare anche l’animale.

Veder picchiare il suo dolce Kiro le dà la forza, questa volta, di non restare a guardare.

Per anni Amanda è stata vittima della sua relazione violenta. Il compagno controllava ogni sua azione e la picchiava di continuo.


Come accade di frequente nei casi di violenza domestica, le donne hanno paura di parlare con altre persone della loro situazione o di lasciare il compagno.





Amanda adottò Kiro, un cucciolo di husky: lui era la sua unica ragione di vita, la faceva sorridere e si sentiva al sicuro in sua compagnia.


Amanda non avrebbe mai pensato che il cane le avrebbe dato la forza di reagire: quando il compagno rivolse la sua violenza sul cane, Amanda se ne andò definitivamente.


Ovviamente portò via con sé Kyro: i due, finalmente liberi, iniziarono un viaggio nel nord-ovest del Pacifico. Grazie a questa esperienza, Amanda riscoprì la sua passione e il suo talento per la fotografia.
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La storia di Amanda Trop e del suo husky è davvero incredibile. Amanda è una giovane donna, bella, intelligente e piena di speranze per il futuro, ma l’uomo con il quale, fin da adolescente, aveva iniziato una relazione, nel tempo aveva rivelato il suo lato più oscuro, si era rivelato un violento,...
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La Leggenda di Santa Lucia

22 novembre 2016 ore 16:48 segnala


La leggenda vuole che la Santa, originaria di Siracusa, fu accecata perchè essendosi convertita dal paganesimo al cristianesimo, non volle sposare l’uomo che i suoi genitori le volevano imporre.
Lei visse tra il 283 e il 304 dopo Cristo, decise di dedicare la sua vita al Signore e per questo fu perseguitata, mutilata e uccisa.
Da allora divenne la Santa protettrice degli occhi e della vista e si dice che l’inizio del suo martirio fu proprio il 13 dicembre, la leggenda la vuole sopra un asinello a distribuire i doni ai bambini buoni.
Un po’ come Babbo Natale, non a caso chi festeggia Santa Lucia ha un detto: “la notte di S.Lucia è la più lunga che ci sia”, proprio per l’attesa dei bimbi.
Il culto di Santa Lucia parte da Venezia dove riposano le sue spoglie e arriva in molte parti d’Italia e d’Europa.
I bambini in questa sera vanno a letto presto, lasciano latte e biscotti per la santa e fieno e carote per attirare l’asinello davanti alle porte di casa, e in alcuni paesi nei giorni antecedenti l’avvento di santa Lucia, un uomo passa per le strade suonando un campanello.
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Anche in Svezia e Danimarca il culto della santa è molto presente, la tradizione vuole che la figlia maggiore indossi una tunica bianca e una sciarpa rossa in vita, con il capo coronato da un intreccio di rami e sette candeline, si svegli alle 4 del mattino e porti caffè, latte e dolci ai familiari ancora a letto.
Mentre i maschi di famiglia è tradizione che indossino grandi cappelli di carta e portino lunghi bastoni con stelline.
I ragazzi e le ragazze passano di casa in casa a portare le canzoni tradizionali della festa.
Un altro modo di festeggiare in questo periodo così magico dell’anno, gioia e amore, festa e armonia. Non perdiamo queste tradizioni che fanno parte della nostra cultura e sono parte della nostra storia.
Ecco una modo carino per raccontare la storia di Santa Lucia ai bambini:
“C’era una volta una fanciulla di nome Lucia. Era così innamorata della vita e dei bambini che decise di andare per il mondo a donare giochi e pensieri d’amore a tutti i piccini. Un giorno partì con il suo asinello che decise di seguirla in questo meraviglioso viaggio. La dolce fanciulla voleva far felici tutti i bambini del mondo e con tanta pazienza andò per le case a raccogliere tutte le letterine scritte dai bimbi per lei. Il momento che più amava era proprio leggere tutti quei foglietti colorati e pieni d’amore. I bambini l’amavano e per darle un pò di riposo nel suo viaggio le facevano trovare insieme alla letterina dell’acqua, dei mandarini e carote per il suo asinello. Santa Lucia raccoglieva ogni letterina di ogni bambino di ogni casa del mondo, le leggeva una ad una e costruiva con le sue mani il gioco richiesto. La notte del 13 dicembre iniziava il suo lungo viaggio e solo quando finiva di consegnare l’ultimo gioco si ritirava a riposare soddisfatta e felice”.
Bambini scegliete pochi giochi, uno solo, perchè Santa Lucia deve fare il giro di tutti i bambini del mondo e ne deve costruire tanti e le sue braccia sono ormai tanto vecchie…
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I PUPI

20 novembre 2016 ore 16:28 segnala
I Pupi Siciliani




Il teatro di Pupi, tradizione scenica ottocentesca riportata agli antichi splendori da Mimmo Cuticchio. Il pupo è antichissimo. Se ne trovano tracce addirittura nel Simposio di Senofonte, circa 2400 anni fa. Si chiamava “Neurospata”, una parola greca che indicava l’equivalente della marionetta.. Nei secoli si sono susseguite notizie diverse sui pupi, ma è solo nell’800 che viene documentata la loro nascita ufficiale. Nel periodo romantico si riscoprono i grandi poemi della letteratura cavalleresca, trame intessute di amori, inganni, incantesimi e duelli. E la storia dei Paladini di Francia divenne la bibbia dei pupari. Le marionette iniziano ad essere rivestite con lucenti armature e nascono i “cuntisti”, narratori professionisti del ciclo carolingio che si tramandavano per tradizione orale, da maestro ad allievo, le storie di Orlando. Ancora oggi non si può lasciare Palermo senza essere andati, almeno una volta, al Teatro dei Pupi Santa Rosalia, creato da Mimmo Cuticchio nel 1973 nel quartiere dell’Olivella, di fronte al Teatro Massimo. In seguito, nel 1995, l’artista Siciliano vi ha aggiunto anche un laboratorio, in cui numerosi artisti si dedicano alla costruzione degli stessi fantocci. Dallo sbalzo del metallo alla pittura, dalla scultura ai costumi, all’intaglio ligneo utilizzato per realizzare le teste, il laboratorio è un esposizione permanente su questa forma di artigianato artistico, sui testi e sui programmi degli spettacoli, punto di riferimento per scolaresche, turisti e cittadini che prima di entrare in teatro vogliono capire qualcosa in più su questo genere di rappresentazione. In anni in cui molti giovani cambiavano mestiere e la tradizioni sembravano non interessare nessuno, la scelta di Cuticchio di aprire un teatro dedicato alla rappresentazione pupara appariva a molti anacronista. Da allora, invece, l’artista siciliano ha creato una scuola d’arte, arricchendo il piccolo teatro di tutto il necessario: palcoscenico, proscenio, sipario, quinte, deposito per i fondali dipinti su tela (più di 100), scenari ed effetti speciali che includono pioggia in scena, nebbia, fumo e altri incantesimi, mentre il sonoro è assicurato da un pianino a cilindro. Il repertorio, portato in tournée in tutto il mondo, e formato da decine di titoli: Dall’arrivo di Angelica a Parigi a Cagliostro, dalla saga dei paladini alla passione di Cristo. A Palermo si trova anche il muso internazionale delle Marionette che raccoglie la più vasta collezione di pupi siciliani.
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«Il nostro Paese non sa guarire dai propri piccoli difetti,

18 novembre 2016 ore 16:16 segnala
Luciano Ligabue firma il suo undicesimo album di inediti, Made in Italy. «È una lunga appassionata lettera d’amore frustrato, una lettera sentimentale di uno che ama il proprio Paese e non ne può più dei suoi mali e difetti», ci racconta il Liga. Si tratta del suo primo «concept album» e racconta di un uomo, Riko (l’alter ego del rocker), e del suo paese attraverso quattordici, nuove tracce. Un viaggio tra il passato nostalgico e il presente fatto di precariato, «favole dimenticate» e «quindici minuti di popolarità», tra il ricordo di quella manganellata presa da un poliziotto ragazzino durante una manifestazione, al treno dell’oggi che «non è mai una volta in orario».

Dopo aver festeggiato 25 anni di carriera con due concerti (a Campovolo nel 2015 e a Monza nel 2016) il Liga è pronto a voltare pagina con questo disco. «Credo di essere di fronte a una nuova partenza», ci dice, «questo è un album con molte differenze rispetto al passato, già il fatto che sia un concept lo rende diverso dagli altri, ho utilizzato molti generi musicali ed è trainato da un altro me (Riko ndr). E poi ha un’energia speciale perché è nato come un’urgenza: è stato scritto in pochi giorni. Credo si tratti di qualcosa di importante, dopodiché sarà il futuro a dirlo».

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Luciano Ligabue firma il suo undicesimo album di inediti, Made in Italy. «È una lunga appassionata lettera d’amore frustrato, una lettera sentimentale di uno che ama il proprio Paese e non ne può più dei suoi mali e difetti», ci racconta il Liga. Si tratta del suo primo «concept album» e racconta...
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18/11/2016 16:16:15
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