Com'era la storiella del dito e della luna?

25 maggio 2017 ore 15:08 segnala
L'ISIS, ok; l'estremismo islamico e va bene; la paura di tutto ciò che è diverso da noi, che poi è un misto di razzismo e xenofobia e passi. Però voglio ricordarvi che solo qualche giorno fa è stato Donald Trump, non Osama Bin Laden o Saddam Hussein, a firmare un contratto da 110 miliardi di dollari, un'enormità, per la vendita di armi all'Arabia Saudita, quell'orribile monarchia che tutti sappiamo essere il principale finanziatore dell'ISIS. Perciò, quando piangiamo i nostri morti occidentali e, come è successo l'altra sera a Manchester, i nostri bambini caduti per mano del terrorismo, quando giustamente la rabbia verso gli esecutori materiali ci pervade fino a farci riesumare le improbabili citazioni di una Oriana Fallaci ormai delirante, ricordiamoci di chi ha armato e continua ad armare quei pazzi assassini. Perchè all'origine di tutti i mali del mondo, da almeno un secolo in qua, c'è sempre lui, lo zio Sam. Sono gli americani ad avere davvero le mani sporche di sangue: una volta quello vietnamita, un'altra quello delle vittime di qualche dittatura fascista disseminata qua e là per il mondo, un'altra per la menzogniera ricerca di presunte armi di distruzione di massa e oggi per finanziare (mica tanto) indirettamente il terrorismo che poi colpisce direttamente noi. E un'altra cosa: mi addolora apprendere dei ragazzini trucidati a Manchester. Ma sono ragazzini anche quelli che finiscono ogni giorno in bocca ai pesci del Mediterraneo, o quelli che muoiono a grappoli sotto le bombe (di chi?) in Siria o nello Yemen. Com'era la storiella del dito e della luna? Il dito è il pazzo attentatore suicida, la luna sono loro: gli Stati Uniti d'America.
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L'ISIS, ok; l'estremismo islamico e va bene; la paura di tutto ciò che è diverso da noi, che poi è un misto di razzismo e xenofobia e passi. Però voglio ricordarvi che solo qualche giorno fa è stato Donald Trump, non Osama Bin Laden o Saddam Hussein, a firmare un contratto da 110 miliardi di...
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Perdono

23 maggio 2017 ore 10:58 segnala
Ognuno di noi ha cicatrici sull’anima. Alcune piccole, di memorie passate, che col tempo ci hanno fatto diventare ciò che siamo. Altre, invece, ancora profonde, che non smettono di sanguinare. Sgorgano dolore quando ci trovano indifesi e spudoratamente ignorano gli sforzi che facciamo per dimenticare. Un amore finito, le incomprensioni in famiglia, un’amicizia perduta o questioni lavorative. Può essere tutto.

Vediamo intorno a noi tante persone che vanno avanti col respiro strozzato. Come se non ci fosse una via di uscita. Non vogliamo in alcun modo minimizzare il peso del dolore, solo pensiamo che ci sia un’altra strada. Si chiama: PERDONO. Mica facile, direte voi… E, infatti, non lo è.

Lui sicuramente non so se ha perdonato coloro che gli hanno portato via un pezzo di vita,colui che ha servito lo stato e per il quale ha dato la vita...

Errare' Umano..perdonare e' divino! esattamente questa frase ci fa capire che perdonare non e' di noi esseri terreni,perdonare e' difficile quando Dio ci dice non uccidere,non rubare,non essere ingordo,non invidiare tutti difetti dell'essere umano ma non di chi nella notte dei tempi e' nato e morto per i nostri peccati..Oggi nuova strage addebitata ai terroristi ...OGGI 25 anni per ricordare La strage di Capaci..
Non e' da noi perdonare dichiara Emanuele schifani figlio di vito schifani,possiamo solo seguire la legalita' come mi ha impartito mia mamma Io che non ho potuto godermi il mio PAPA' ma ne ho seguito le sue Orme ...io che lottero' sempre !
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Ognuno di noi ha cicatrici sull’anima. Alcune piccole, di memorie passate, che col tempo ci hanno fatto diventare ciò che siamo. Altre, invece, ancora profonde, che non smettono di sanguinare. Sgorgano dolore quando ci trovano indifesi e spudoratamente ignorano gli sforzi che facciamo per...
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Punto e virgola

19 maggio 2017 ore 14:37 segnala
"Sei un codardo", disse il Punto al Punto e virgola. "Ah com'è facile non prender mai decisioni. Sai, ci vuole coraggio a porre fine a qualcosa!"
"E cosa ti fa credere che io non ne sia capace?"
"Quella tua minuscola virgola sotto al punto. E' indecisione, è insicurezza, è timore. Come una porta lasciata socchiusa".
"E cosa c'è di male in una porta socchiusa?"
"E' una scelta molto comoda. Oppure una non scelta".
"Quindi tu sei una porta chiusa".
"Esatto. Io sono la fine e l'inizio di qualcosa di completamente nuovo", si vantò il Punto.
"Significa che volti definitivamente le spalle al passato?
"Sì, sempre e per sempre".
"Si può ricominciare anche senza sbattere la porta in faccia al passato", gli fece notare il Punto e virgola. "Sai, anche porre definitivamente fine a qualcosa, a volte, è una scelta comoda."
"Stai giocando con le parole!"

"Si chiama rispetto, signor Punto e a capo. Anche le parole hanno un'anima. Il mio punto, quello che vedi in alto, è la fine della mia fiducia e della mia amicizia. Può essere anche la fine di un amore. Succede. Si cambia, ci si allontana, ci si perde. A volte senza un motivo. Ma la virgola, quella che ti infastidisce tanto, non è vigliaccheria o indecisione. E' la lacrima che verso ogni volta che scelgo di lasciarmi alle spalle il passato. Sta lì a ricordarmi che la fine di qualcosa fa sempre male. A me e all'amico che ho perso, a me e alla donna che ho amato, a ciò che un tempo ero e ciò che sono diventato ora, anche quando è la sola cosa giusta da fare. Quella minuscola lacrima è il legame invisibile con un mondo che non mi appartiene più, ma che porterò dentro il mio cuore tutta la vita."
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"Sei un codardo", disse il Punto al Punto e virgola. "Ah com'è facile non prender mai decisioni. Sai, ci vuole coraggio a porre fine a qualcosa!" "E cosa ti fa credere che io non ne sia capace?" "Quella tua minuscola virgola sotto al punto. E' indecisione, è insicurezza, è timore. Come una porta...
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Eric Levi (Era)........ameno e i cataristi

16 maggio 2017 ore 15:21 segnala
Il catarismo fu un'eresia diffusasi principalmente nel sud della Francia del XII secolo. Il catarismo è una credenza derivata dalla gnosi, una dottrina esoterica molto antica. Secondo questi culti il mondo sarebbe stato creato per errore da un Dio malvagio, il demiurgo, corrispondente al Dio cristiano (o in alcuni casi solo dell'Antico Testamento). Bene e male sono compresi in una visione dualistica, perciò posti sullo stesso piano, necessari l'uno all'altro anche se contrapposti (nel cristianesimo invece Dio, sommo bene, condanna il male).


https://youtu.be/RkZkekS8NQU
La materia viene vista come qualcosa di malvagio, perché incatena l'anima in questo mondo imperfetto. Ecco perché per gli gnostici la procreazione è un male, perché perpetua questo mondo del demiurgo. Alcune sette gnostiche come quella cainita esaltavano perciò tutti i personaggi che nella Bibbia si opponevano al disegno di Dio (Caino, il serpente, Giuda, ecc.). Detto per inciso, i famosi vangeli apocrifi sono vangeli gnostici, scritti un paio di secoli dopo i vangeli canonici.

Anche i catari, per non perpetuare la vita in questo mondo materiale, infatti vietarono il matrimonio e consigliavano di non avere figli. Puoi immaginare come le autorità politiche e non solo la chiesa fossero spaventate dalla diffusione di un pensiero così aberrante, che avrebbe portato all'autoestinzione di intere regioni. Ecco il motivo della repressione.

Lo gnostico deve raggiungere l'illuminazione, aiutato dalla Sophia, la conoscenza e non attraverso la religione organizzata. Alla fine arriva a comprendere di avere una scintilla divina, fuoriuscita dalla divinità originaria, identificata con l'Uno o secondo altre correnti, con Lucifero.

Si tratta di dottrine riemerse più volte nel corso della storia sotto varie forme (alchimia, teosofia, new age). Satana è molto astuto e con queste idee è riuscito a mascherarsi: sono forme di "satanismo colto", celato dietro principi, teorie, linguaggi e metafore assai complessi.
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Il catarismo fu un'eresia diffusasi principalmente nel sud della Francia del XII secolo. Il catarismo è una credenza derivata dalla gnosi, una dottrina esoterica molto antica. Secondo questi culti il mondo sarebbe stato creato per errore da un Dio malvagio, il demiurgo, corrispondente al Dio...
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La forza di non arrendersi

15 maggio 2017 ore 15:23 segnala
La tenacia è una parola che deriva dal latino e significa qualcosa “che tiene”, che non si spezza, che tiene attaccati. È una qualità che manifesta una notevole resistenza alle sollecitazioni. E’ sinonimo di determinazione, perseveranza ed è legata all’idea di non arrendersi.

Niente al mondo può sostituire la tenacia.
Il talento non può farlo; non c’è niente di più comune di uomini pieni di talento ma privi di successo. Il genio non può farlo, il genio incompreso è quasi proverbiale. L’istruzione non può farlo, il mondo è pieno di derelitti istruiti. La tenacia e la determinazione invece sono onnipotenti.

"Se ti dicono che solo uno su mille ce la fa, tu sentiti quell’uno e comportati di conseguenza. E se anche ti dicessero che hai solo una probabilità su un milione, tu considerati quella probabilità. La tenacia vince sempre

La perseveranza è la costanza del proseguire sulla via intrapresa non arrendendosi di fronte agli ostacoli o difficoltà che puoi incontrare sul tuo cammino. E’ la capacità di continuare a provarci, nonostante i fallimenti che si possono incontrare, la qualità che separa i vincitori dai perdenti sia nello sport che nella vita.

Christopher Reeve è stato un esempio mostruoso di perseveranza.

Subì tutte le problematiche legate all’essere immobilizzati a letto, tra cui infezioni, lesioni cutanee e intestinali, problemi alla vescica, fratture e polmonite. Fu ricoverato ben 13 volte nei primi due anni dopo il suo incidente. Malgrado tutto decise di allenare il suo corpo attraverso l’esercizio, in modo che se un giorno si fosse trovata una cura si sarebbe stato in condizioni abbastanza buone per riceverla.

Per ben 5 lunghissimi anni Christopher ha seguito la sua estenuante attività di recupero nonostante non ci fosse il benché minimo segno di miglioramento..

Ha dovuto cedere venendo a mancare il 10 ottobre 2004 ma ha lottato tanto!
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La tenacia è una parola che deriva dal latino e significa qualcosa “che tiene”, che non si spezza, che tiene attaccati. È una qualità che manifesta una notevole resistenza alle sollecitazioni. E’ sinonimo di determinazione, perseveranza ed è legata all’idea di non arrendersi. Niente al mondo può...
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Gli eroi veri "nascosti" nel commissario Maltese

12 maggio 2017 ore 17:07 segnala
Il commissario Dario Maltese non è esistito nella realtà, la storia è ambientata negli Anni Settanta a Trapani e girata tra Latina, Trapani e Palermo. Ma è una storia che cita, che allude. Sono gli anni che precedono il Maxiprocesso di Palermo. Prima di quel momento, destinato a scrivere cinque anni dopo per la prima volta l’organizzazione cosa nostra nel codice penale, della mafia si diceva: “Non esiste”.
Dario Maltese vive questo contesto e non per caso porta baffi neri: sono in omaggio a Ninni Cassarà, capo della sezione investigativa della mobile di Palermo, collaboratore strettissimo, al fianco ad altri poliziotti come Giuseppe Montana e Saverio Antiochia, dei magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Era il 6 agosto 1985 quando il commissario Antonino Cassarà (detto Ninni) fu ucciso sotto casa, in viale Croce Rossa a Palermo, da un commando mafioso che sparò 200 colpi di kalashnikov. Fu colpito anche l'agente Roberto Antiochia, 23 anni, rientrato dalle ferie per stare vicino al suo capo. Cassarà, aveva 38 anni, quando spirò sulle scale del palazzo tra le braccia della moglie Laura.

"Cassarà sognava una Palermo libera dalla criminalità e dalla mafia: ce l'ha messa tutta, ma ci ha lasciato la pelle", racconta Margherita Pluchino.

Cassarà, racconta ancora l'ex poliziotta, "era capace di coinvolgere tutto il personale, dava fiducia a tutti e la sua squadra funzionava alla perfezione: ognuno si sentiva responsabile del compito che gli veniva affidato. Aveva una grande capacità organizzativa. Lavorava senza orari ed era capace di scendere in piazza per i suoi uomini in qualunque momento, supportandoli. Non scaricava mai nessuna responsabilità assumendosele in prima persona e questo per noi che lavoravamo con lui era tanto".


Dopo l'assassinio del commissario Beppe Montana, ucciso dalla mafia il 28 luglio del 1985, ci fu un'accelerazione degli accadimenti. "Ero rientrata dalle ferie di corsa a Palermo - ricorda Pluchino -. C'era l'inferno in quei giorni. Cassarà viveva in un isolamento totale", abbandonato anche da "funzionari e colleghi". Solo questione di tempo poi l'agguato che lasciò una scia di sangue in viale Croce Rossa a Palermo.

"Senza il suo lavoro sfociato nel famoso rapporto dei 161+1, che rivelò la struttura dei mandamenti mafiosi, non ci sarebbero state tutte le indagini successive che portarono Giovanni Falcone e Paolo Borsellino a istruire il maxiprocesso contro Cosa Nostra - dice ancora Pluchino -. Quel rapporto fu una base (e un metodo) indispensabile e insostituibile per le investigazioni che inchiodarono oltre 400 persone per reati di mafia". Da non dimenticare "l'intuizione che ebbe con le indagini che seguivano la 'via di soldi' inaugurata proprio con l'amico e collega Falcone", aggiunge Pluchino ricordando l'eccezionalità del suo lavoro.
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Il commissario Dario Maltese non è esistito nella realtà, la storia è ambientata negli Anni Settanta a Trapani e girata tra Latina, Trapani e Palermo. Ma è una storia che cita, che allude. Sono gli anni che precedono il Maxiprocesso di Palermo. Prima di quel momento, destinato a scrivere cinque...
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Marta Russo

10 maggio 2017 ore 15:38 segnala
“Vent’anni senza mia sorella, una morte assurda ma giustizia è fatta”

9 maggio 1997...20 anni sono passati dall'omicidio marta russo.
A vent’anni dal delitto, la sorella di Marta, Tiziana Russo, rompe il silenzio con un libro sulla vicenda. Il titolo è Marta Russo: Vent’anni senza te, e come ha spiegato l’Associazione Marta Russo, il libro, a cui seguirà una più corposa pubblicazione, tende a definire un inedito punto di vista sul caso: “Con questo primo scritto e il successivo, Tiziana Russo rompe il proprio silenzio per opporsi a chi, in tutti questi anni, ha portato avanti la tesi degli innocentisti che in modo spregiudicato continuano a difendere due pregiudicati condannati in ben cinque gradi di giudizio”.


Un modo di ristabilire l’ordine in una storia quasi impossibile da comprendere, pagine attraverso cui raccontare e spiegare chi era Marta Russo, in uscita proprio nel ventesimo anniversario dell’uccisione della studentessa.
E le parole di Tiziana Russo saranno il metro per misurare questo dramma, il mezzo con cui restituire a sua sorella “l’umanità che nel corso degli anni le è stata tolta dal suo ruolo di icona e falso mistero criminale”.
Nel giorno del ricordo di Marta Russo, Tiziana ha deciso di parlare di quella “morte assurda” per cui afferma: “Giustizia è fatta“

Delle tesi innocentiste nei confronti dei due ricercatori condannati con sentenza definitiva
nel 2003 Tiziana non vuol parlare. E nemmeno delle piste alternative che ciclicamente rispuntano. "Quel che conta, per noi, è il lavoro dell'associazione creata per mia sorella che porta avanti la cultura della donazione degli organi ". Grazie al cuore e ad altri organi di Marta, quel giorno, si salvarono 6 persone. "Nonostante tutto quello che è successo - conclude Tiziana Russo - penso che in questo modo mia sorella sia riuscita a vincere la morte".

Ancora questo delitto ha del mistero dopo 20 anni!
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“Vent’anni senza mia sorella, una morte assurda ma giustizia è fatta” 9 maggio 1997...20 anni sono passati dall'omicidio marta russo. A vent’anni dal delitto, la sorella di Marta, Tiziana Russo, rompe il silenzio con un libro sulla vicenda. Il titolo è Marta Russo: Vent’anni senza te, e come ha...
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Il gioco della superbia

09 maggio 2017 ore 12:47 segnala
Potere, imposizione,
far fare agli altri ciò che vuoi,
ingannarli con intelligenti mosse di un abile giocatore di scacchi,
manovrarli come Mangiafuoco con i suoi burattini,
annientarli come Attila con i suoi nemici,
questa è la vibrazione della superbia
sorretta dal desiderio bastardo di aver sempre ragione.
In ogni discussione, in ogni relazione, in ogni disputa,
la superbia cova sotto la cenere
si maschera,
con l’insegnamento, con l’esperienza, col consiglio da dare all’amico, con le direttive di un genitore premuroso,
viene sorretta dalle paure,
la paura di lasciarsi andare, la paura della novità, la paura della diversità, la paura di dire sia fatta la tua volontà.

È una brutta bestia da scovare,
ci vuole tempo,
pazienza,
e un acuto spirito di osservazione,
una dedizione assidua per trovare i suoi travestimenti tante volte non basta, la forza di cui è dotata è superiore e tu puoi solo star lì ad osservare e sentire la sua manifestazione.

Quando non si appaga del suo operato
si traveste di vittimismo
Trovando le giuste e perfette scuse
per non ammettere il suo imbroglio
la mente è il suo più grande alleato
insieme formano una coppia potentissima
forse è lì che la frase
“la mente è l’uccisore del reale”
trova il suo significato
solo quando la volontà superiore rende il pensiero
libero, si può aprire la lotta contro la superbia
è li che la belva viene a poco a poco domata
è lì che si trasforma in volontà di essere quello che sei
e non quel qualcosa di più che un tempo credevi e ambivi essere.
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Potere, imposizione, far fare agli altri ciò che vuoi, ingannarli con intelligenti mosse di un abile giocatore di scacchi, manovrarli come Mangiafuoco con i suoi burattini, annientarli come Attila con i suoi nemici, questa è la vibrazione della superbia sorretta dal desiderio bastardo di aver...
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Vite spezzate

05 maggio 2017 ore 17:14 segnala
Ti venderemo al miglior offerente e farai esattamente quello che lui vuole che tu faccia. Non mi importa chi sei, di chi sei figlio o figlia, padre o madre, fratello o sorella… Tu e il tuo corpo siete, a partire da adesso, marionette del male e con te faremo quello che vogliamo. Sarà devastante per te, ma io diventerò ricco, e questo è tutto ciò che mi sta a cuore. Da adesso agirai ai miei ordini.

Non ti presenterò nemmeno al tuo nuovo padrone, obbedirai e basta. Se vuole che ti spogli, ti spoglierai; se vuole obbligarti ad avere relazioni sessuali, acconsentirai; se vuole che lavori nei campi o in qualsiasi altro settore, lo farai; e non protesterai perché questo è l’unico modo in cui otterrai una razione di zuppa che ti faccia stare in vita.


La cosa migliore per te è non pensare, perché non esistono vie di scampo e arriverai a sentire che sei nato per essere umiliato. Ad alcuni dei tuoi compratori importerà il colore della tua pelle, ad altri il colore dei tuoi capelli, ad altri la tua costituzione fisica, il suo sesso e/o la tua età. In ogni caso sarai derubato della tua identità, tu non sei più nulla, solo mercanzia. Dì addio alla tua libertà.

Forse non hai mai conosciuto un’altra vita e fin dalla tua infanzia sei passato di mercato in mercato, attanagliato da occhi che ti osservano come se avessi un codice a barre. Da quando ti abbiamo catturato, avrai notato che siete in molti e tutti di diverse dimensioni, ordini e condizioni. Il piacere dei nostri clienti risiede nella varietà.


Osserva bene queste persone perché è probabile che domani alcuni di voi non saranno più qui. Osservale bene perché adesso ti spiegherò cosa aspetta a coloro che sopravvivranno…

La metà di voi sarà violentata e torturata con violenza, altri di voi saranno terrorizzati con le minacce più crudeli e vi rinchiuderanno in piccole stanze allo scopo di farvi del male; lavorerete inoltre dall’alba al tramonto, tutti i giorni della settimana, nelle condizioni più dure che possiate immaginare. Non sognatevi di riposare, perché il riposo non è cosa per voi.

È probabile che vi facciano del male, che amputino parti del vostro corpo, vi colpiscano con durezza e che desideriate suicidarvi. Non potrete contare su nessun tipo di cure mediche, non sarebbe per noi conveniente; inoltre, il nostro scopo è guadagnare denaro, non importa che le vostre vite siano in gioco.

Vivrete con il terrore che suppone ogni minuto di questa vita. Sarete marionette mutilate, pupazzi rotti dalla tratta degli schiavi, che non fu mai abolita. Viviamo del male che vi facciamo e non paghiamo pegno.

Io ti condanno ad una vita di sofferenze, a non essere libero, ad essere torturato e sfruttato e farò in modo che la tua condanna sia perpetua. Abbiamo nemici duri, a volte ci indeboliscono e riuscite a liberarti, ma la nostra forza resiste ancora.”

E adesso ci rivolgiamo a voi, che leggete queste parole, con l’intenzione di dirvi che anche voi potreste essere tramutati in marionette del male. I vostri fratelli, figli, amici o voi stessi e il resto della vostra famiglia potrebbero essere vittime della tratta degli esseri umani. Nella realtà, quest’orrore colpisce e martirizza persone in modo causale, e salgono a 27 milioni le persone che lo subiscono ogni giorno sulla propria pelle.

Impariamo a chiamare la prostituzione, la schiavitù del lavoro e lo sfruttamento sessuale con il loro nome e ad essere coscienti di questa realtà. Alziamo le nostre voci attraverso le loro gole soffocate, i loro corpi maltrattati e le loro anime tormentate. Lottiamo da fuori, da dove troviamo i mezzi per farlo, e proteggiamo i più vulnerabili dal destino di essere catturati dalle mafie e dai demoni che lucrano con la vita altrui.
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Ti venderemo al miglior offerente e farai esattamente quello che lui vuole che tu faccia. Non mi importa chi sei, di chi sei figlio o figlia, padre o madre, fratello o sorella… Tu e il tuo corpo siete, a partire da adesso, marionette del male e con te faremo quello che vogliamo. Sarà devastante per...
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05/05/2017 17:14:26
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Si muore ancora di... vergogna!!!

04 maggio 2017 ore 14:44 segnala
Un ragazzino di 15 anni si è tolto la vita perché veniva deriso e chiamato gay attraverso Facebook in un gruppo creato contro di lui.
La strana idea che molta gente ha della libertà è alquanto bizzarra. Nascondendosi dietro l'anonimato, sfogando sugli altri i propri malumori, vantando una finta forza, dietro la debolezza di chi non dice nulla quando può guardarti in faccia.
A essere stronzi o fastidiosi ci riescono tutti, provare a imbruttire la vita agli altri è piuttosto facile. La scelta contraria è molto più complessa, difficile, coraggiosa. Da una parte del mondo c'è chi prova a costruire la sua vita senza dar fastidio agli altri e dall'altra chi ha per fine la demolizione delle vite degli altri.

Si parla e straparla di libertà ma quanti non ne hanno mai probabilmente conosciuto il vero significato? Prendersi il diritto di infastidire gli altri non è affatto libertà. La violenza verbale non è libertà. È essere schiavi di scelte mai fatte. È essere arrabbiati per lo stare nella propria pelle, probabilmente, prendendosela con qualcuno più fragile.
La vera libertà è essere padroni dei propri desideri. Screditare le vite degli altri anziché costruire la propria vita, per qualsiasi ragione, lascia intuire che non si abbia qualcosa di sé di così bello da valorizzare.
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Un ragazzino di 15 anni si è tolto la vita perché veniva deriso e chiamato gay attraverso Facebook in un gruppo creato contro di lui. La strana idea che molta gente ha della libertà è alquanto bizzarra. Nascondendosi dietro l'anonimato, sfogando sugli altri i propri malumori, vantando una finta...
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