Una ragione, una stagione o per sempre

02 maggio 2017 ore 15:47 segnala
"Alcune persone entrano nella tua vita per una ragione, altre per una stagione, altre per sempre ". Ma MAI per caso, mai...



Alcune persone sono solo di passaggio, delle meteore, delle comparse, appaiono all’improvviso e altrettanto improvvisamente scompaiono.
A volte è facile scordarle, altre volte... decisamente meno!
Alcune persone entrano nella tua vita con prepotenza, facendo un gran trambusto..
e la vita te la sconvolgono, te la devastano completamente. E poi ne escono.
Con l’anima pulita.
Serrando dall’esterno porte e finestre per non rientrare… oppure scappando dalla finestra.. come dei ladri.. correndo via veloci e senza mai voltarsi indietro…

Alcune persone entrano nella tua vita senza bussare e chiedere il permesso…

Alcune persone invece entrano nella tua vita in punta di piedi...
magari dalla porta di servizio, di rimbalzo, ma inaspettatamente vanno ad occupare “quella parte del cuore dove ci sono le cose più buone, quella simile a una credenza dei dolci dove c'è la Nutella, i biscotti, le merendine, la marmellata; quell'angolo di cuore dove quando uno ci entra, succeda quel che succeda, da lì non uscirà mai”

Sono persone che ti completano, persone che ti sembra di conoscere da sempre.
Anime affini, che vanno a riempire quel vuoto che si era formato dentro di te, nella tua anima.

Alcune restano, altre se ne vanno.
Alcune le ritrovi, altre le perdi per sempre, ma tutte, lasciano un solco profondo nel tuo cuore chi con dolcezza, chi con dolore...

Grazie per essere entrato nella mia vita... per una ragione, per una stagione o per sempre!
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"Alcune persone entrano nella tua vita per una ragione, altre per una stagione, altre per sempre ". Ma MAI per caso, mai... « video » Alcune persone sono solo di passaggio, delle meteore, delle comparse, appaiono all’improvviso e altrettanto improvvisamente scompaiono. A volte è facile...
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la bellissima principessa Sicilia

30 aprile 2017 ore 16:41 segnala
Tanto tempo fa, sulle coste del Mediterraneo, ad una bellissima piccola principessa di nome Sicilia, figlia di un re del Libano, un oracolo predisse che se avesse voluto sopravvivere al quindicesimo compleanno, avrebbe dovuto abbandonare il suo paese, la sua casa, da sola e in barca. Se non lo avesse fatto, sarebbe stata divorata da un mostro famelico, di nome Levante.



Il re e la regina, disperati, aspettarono il compimento dei quindici anni della loro piccola principessa, la misero su una barca e piangendo tutte le loro lacrime, la spinsero al largo. La nostra giovane Sicilia, passò tre lunghissimi mesi in mare, senza più cibo ne acqua, nello sconforto più totale, iniziò a pensare alla morte, desiderando morire piuttosto che continuare una vita di solitudine e stenti. In preda a questi tristi pensieri la giovane principessa non si accorse che i venti, avevano spinto la sua barca verso una spiaggia assolata.eraclea
Davanti ai suoi occhi, apparve un paesaggio meraviglioso, una terra carica di fiori e di frutti che sembrava brillare di colori e profumi mai visti e mai sentiti prima. Sicilia bevve e mangiò fino a saziarsi, poi iniziò a guardarsi intorno, in cerca di qualche altro essere vivente, quella terra le sembrava deserta. In preda alla paura di una nuova solitudine iniziò a piangere e a gridare, forte, sempre più forte. Richiamato dal pianto e dalle grida, apparve davanti agli occhi della nostra fanciulla, un bel ragazzo, che le spiegò perchè quella terra era senza uomini. Da tempo, infatti, gli antichi abitanti erano tutti stati uccisi dalla peste. Gli dei o il destino avevano deciso di riportare su quella bella isola, una razza più forte e gentile. I due ragazzi furono i prescelti.

Così l’isola è stata ribattezzata con il nome di colei che ha portato in grembo le prime, nuove, future generazioni.
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Tanto tempo fa, sulle coste del Mediterraneo, ad una bellissima piccola principessa di nome Sicilia, figlia di un re del Libano, un oracolo predisse che se avesse voluto sopravvivere al quindicesimo compleanno, avrebbe dovuto abbandonare il suo paese, la sua casa, da sola e in barca. Se non lo...
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Gli invisibili........... siamo tutti figli dello stesso Dio

28 aprile 2017 ore 16:49 segnala
A prescindere da quello che in italia e nel resto dell'europa accade che leggi sbagliate fanno arrivare per ingordigia di soldi cani e porci ho letto questo pezzo e mi sono conprenetrata un po e ve lo voglio far leggere anche solo per condividerlo

Gli invisibili



Un esercito silente, con urla strazianti trattenuti nel cuore.
Uomini, donne e bambini, che scappano dalle guerre per un posto migliore. Spogliati di tutto, tranne che della loro dignità, caricano su barconi di fortuna l'unica cosa che gli resta, la speranza di approdare in un luogo migliore, una terra che li accolga e li protegga dal male.
Quando va bene, sbarcano infreddoliti, stanchi e affamati, quando va male, finiscono in mare annegati tra le onde impugnando ancora la speranza di farcela.
Sfuggono ai tiranni, alle guerre, alla fame e tant'altro. Eppure, hanno negli occhi una ricchezza indescrivibile. Sorridono per poco, pregano e ringraziano Dio per avergli fatto salva la vita.
Alcuni scappano e si rifugiano nelle nostre campagne. Vivono in casolari abbandonati, senz'acqua e senza luce. Si scaldano con indumenti di fortuna e, per pochi euro, qualcuno senza cuore, li sfrutta nei campi.
Gli invisibili, popoli derubati della loro patria, che arrivano da noi e ci chiedono aiuto.
A mani giunte, chiedono un pezzo di pane, un riparo, e cibo per i loro bimbi.
Anime innocenti trascinate alla deriva dalla nefandezza di altri uomini.
Giovani donne sfruttate sui marciapiedi e deturpate nell'anima da carcerieri senza scrupoli che fanno di loro schiave del sesso. Anime macchiate di ogni delitto per mano di altri uomini.
Gli invisibili, son tali agli occhi di chi non li vuole vedere, eppure, siamo tutti figli dello stesso Dio, ma forse, qualcuno lo dimentica.
Impotente e indignata, osservo la mano dell'uomo che stermina suo fratello..


Come tutta questa gente ci sono senza tetto ci sono persone indigenti ci sono tanti invisibili anche in italia e nel resto del mondo e a tal proposito vi propongo questo trailer
Una travolgente storia di vita di strada con una straordinaria interpretazione di Richard Gere.

George è un senzatetto nella Manhattan di questi ultimi anni. Come molti altri uomini che avevano tutto, anche lui si è ritrovato, quasi improvvisamente, a vagabondare sui marciapiedi in cerca di cibo, di un riparo o di aiuto. Anche Maggie, la figlia che ha lasciato nelle mani della nonna materna, non vuole più aver nulla a che fare con lui. Gli Invisibili è una lente di ingrandimento sulla vita di George, sul suo pregrinare, sui suoi incontri con altri vagabondi.
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A prescindere da quello che in italia e nel resto dell'europa accade che leggi sbagliate fanno arrivare per ingordigia di soldi cani e porci ho letto questo pezzo e mi sono conprenetrata un po e ve lo voglio far leggere anche solo per condividerlo Gli...
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La mela del peccato

27 aprile 2017 ore 16:43 segnala
Chi di voi non ha mai addentato il frutto del peccato, "scagli la prima mela".
Tutti, indistintamente, ci lasciamo tentare dal gusto forte e proibito di una qualche tentazione.


Li chiamano peccati capitali: accidia, avarizia, ira, gola, invidia, superbia e lussuria.
Tutti conosciamo i sette vizi, pochi, coloro che ammettono d'esser stati peccatori macchiandosi con qualcuno di essi.
I perbenisti, additano gli altri d'esser peccatori e si professano "beati", scevri d'ogni peccato, francamente, mi viene letteralmente da ridere!
Sono la prima a dire che, sicuramente, ho peccato passando in tutti e sette i vizi capitali, magari più volte in qualcuno piuttosto che in un altro, ma lungi da me l'idea di professarmi "santa" in terra.
Andando avanti sulla scia della "mela del peccato", intesa come tentazione, arriviamo a toccare ogni ambito; l'erba del vicino, la donna del tuo amico, e via discorrendo, chi più ne sa, più ne elenchi.
Per quanto uno voglia condurre una vita ineccepibile, almeno una volta, nell'arco dell'intero vissuto, addenta la mela del peccato. Poco importa quale che sia il vizio addentato, il dato significativo è che l'essere umano pecca e basta.
Non venitemi a dire che mai nella vita avete peccato perché vi rido in faccia!
Conclusione?
Dovremmo sempre avere l'onestà intellettuale di ammettere che siamo uomini e non macchine e che, in qualche modo, tutti incespichiamo nel fatidico "morso del peccato".
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Chi di voi non ha mai addentato il frutto del peccato, "scagli la prima mela". Tutti, indistintamente, ci lasciamo tentare dal gusto forte e proibito di una qualche tentazione. http://funkyimg.com/view/2skQB Li chiamano peccati capitali: accidia, avarizia, ira, gola, invidia, superbia e...
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Parlare a vanvera

25 aprile 2017 ore 17:04 segnala
Parlare a vanvera significa, in italiano, parlare senza riflettere e senza stare attenti a quanto si dice. Il termine vanvera non esiste in italiano come sostantivo ma solo in quanto parte della locuzione avverbiale sopraccitata e si lega, di volta in volta, a un verbo che si può riferire ai contesti più vari, oltre ai più usati dire e fare: si può, quindi, cucinare a vanvera, vestire a vanvera, studiare a vanvera, ecc.
Vanvera è un'onomatopea romanza, variante con consonante sonora di fànfera, che deriva dalla stessa sequenza imitativa di fànfano, fanfara e fanfarone. Si potrebbe, dunque, ipotizzare una retroformazione da fanfarone, con spostamento d’accento e alterazione fonetica della sillaba centrale.

Varie frasi ci fanno capire che parlare a vanvera e' un nostro dislivello,una nostra mancanza di rispetto verso gli altri.



Orbene, in questi giorni, abbiamo letto di due politici che, senza pensarci troppo, le hanno sparate grosse, parlando a vanvera.
Il primo è un politico italiano del PD, attualmente governatore della Regione Campania: Vincenzo De Luca, il quale ha definito “chiattona“, e cioè grassa, in dialetto napoletano, Valeria Ciarambino, capogruppo del Movimento 5 Stelle in Consiglio regionale.
Il governatore campano non è di certo nuovo a uscite del genere. In passato si era rivolto con toni pesanti a Rosi Bindi: "Un'infame, da ucciderla", e alla sindaca di Roma Virginia Raggi, definendola come "Bambolina imbambolata".

La seconda è la signora Begoña Villacís, avvocatessa, capogruppo di C's (Ciudadanos) della Regione di Madrid.
La signora Villacís ha affermato in un tweet: "Non esiste, in inglese o in francese, un equivalente al detto "más vale lo malo conocido". La Spagna non avanzerà ancorata "en el malo conocido" (la traduzione è nostra).
Gli utenti di Twitter si sono scatenati e hanno segnalato alla Villacís che, sia inglese che in francese, vi sono locuzioni equivalenti a "más vale lo malo conocido".
In inglese, si potrebbe dire "better the devil you know than the devil you don't", e in francese "mieux vaut un mal connu qu'un bonheur incertain".
In italiano si potrebbe dire "chi lascia la strada vecchia per la nuova, sa quel che lascia, e non sa quel che trova...".

Ma non aveva detto Socrate che l'ignoranza è l'origine di tutti i mali?
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Parlare a vanvera significa, in italiano, parlare senza riflettere e senza stare attenti a quanto si dice. Il termine vanvera non esiste in italiano come sostantivo ma solo in quanto parte della locuzione avverbiale sopraccitata e si lega, di volta in volta, a un verbo che si può riferire ai...
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Che a tenere dentro le parole, io potrei impazzire.

22 aprile 2017 ore 15:05 segnala
Non conosco omissione di emozione.
Non so cosa significhi nascondere un impeto di rabbia, di gelosia, di gioia o di delusione.
Manifesto sempre tutto.
Sempre e a qualunque costo.
Non conosco orgoglio e non ne faccio uso.
Non tollero le strategie e non le metto in atto.
Chi mi conosce nella vita di tutti i giorni sa che da me non arriveranno mai colpi bassi.
Non soltanto perché mi fanno schifo, ma perché sono abituata a dire sempre tutto e a non avere portavoce.
Che dire tutto non significa dover essere per forza aggressivi.
Qualche volta può significare anche soltanto avere il coraggio dei propri pensieri ed esprimerli con decisione, senza necessariamente diventare irrispettosi.
Chi dice tutto, non ha mai parole che avanzano.
Ecco, di me posso svelare questo.
Non ho mai parole che mi restano incastrate nella lingua.
O peggio, nel cuore.
Che a tenere dentro le parole, io potrei impazzire.
Ecco perché quando smetto di parlare, smetto per davvero.
Non è che fingo per vedere l'effetto che fa sull'altro.
Di barare non me ne importa niente, non me n'è mai importato.
E quando pare che non me ne freghi un cazzo, vuol dire che non me ne frega proprio un cazzo.
Io sono esattamente quello che si vede.
Facciamocene una ragione di questo.
Esiste gente che non finge.

Serena Santorelli
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Non conosco omissione di emozione. Non so cosa significhi nascondere un impeto di rabbia, di gelosia, di gioia o di delusione. Manifesto sempre tutto. Sempre e a qualunque costo. Non conosco orgoglio e non ne faccio uso. Non tollero le strategie e non le metto in atto. Chi mi conosce nella vita di...
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Il Galateo del Vaffanculo

19 aprile 2017 ore 14:55 segnala
Il Galateo del Vaffanculo

Il Vaffanculo non è un semplice insulto,e non è nemmeno una maledizione: è la liberazione dall’oppressione, è un gesto sincero e terapeutico che è forse più utile di anni di psicoterapia.
Il Vaffanculo è sempre un’occasione di confronto, con il prossimo e soprattutto con se stessi, ecco a voi il teorema del vaffanculo.
Il Vaffanculo non deve avere timori reverenziali di sorta, il vaffanculo non deve subire il potere perché è libero, anarchico e non teme le gerarchie. Che tu sia un re, un papa o un megadirettore…se a fanculo ti mandano, a fanculo devi andare.
Il Vaffanculo non teme nemmeno la morte: anche quando a morire è una carogna, nel momento in cui passa a miglior vita, anche il peggior bastardo viene chiamato COMUNQUE ,"Buonanima". Niente di più ipocrita, perché la morte non santifica e non rende migliori: se meritavi dei vaffanculo da vivo, continuerai a meritarli anche dopo morto.
Il Vaffanculo è per tutte le stagioni della vita: dalla culla alla tomba, un vaffanculo, per qualche motivo, te lo meriti sempre e per sempre…nessuno si senta al sicuro, mai.
Ci sono Vaffanculo che celano amori profondi ed inconfessati….
e ci sono "Ti amo" che celano dei Vaffanculo.
La tensione erotica che c’è in un vaffanculo detto, anche ridendo,
tra un uomo ed una donna vale più di 1000 frasi da baci perugina.
Il Vaffanculo è democratico, è reciproco come un "69": ricevi quello che dai e dai quello che ricevi.
Infine vi dico che mandare a fanculo qualcuno, e soprattutto se stessi,
signori e signore, è veramente un’arte sopraffina..ed il gioco più raffinato è quello di mandare a fanculo qualcuno, senza che questi nemmeno se ne renda conto…sapeste quanti Vaffanculo, si possono dire con il sorriso ed un’impeccabile savoir-faire..e quelli, amici miei, son i Vaffanculo migliori.
Ora scusatemi, miei pazienti lettori…ma è tempo, per me, di andare…
Dove???
A fanculo, of course…

(I deliri di Carlotta Zanitti, dal web)
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Il Galateo del Vaffanculo http://funkyimg.com/view/2rWc2 Il Vaffanculo non è un semplice insulto,e non è nemmeno una maledizione: è la liberazione dall’oppressione, è un gesto sincero e terapeutico che è forse più utile di anni di psicoterapia. Il Vaffanculo è sempre un’occasione di confronto, con...
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Pensieri vanno e vengono, la vita e' cosi'..."

18 aprile 2017 ore 16:09 segnala
“Minuetto , cantata da Mia Martini. Ho sempre amato moltissimo questa canzone. La grande Mia è assolutamente da ascoltare, nella magnifica interpretazione di questa bella canzone, scritta su misura per lei, per la sua non facile vita sentimentale. Il cantautore Franco Califano, detto il Califfo, scrisse il testo di questa bella canzone dopo che decine di parolieri ci si erano arrovellati senza concludere nulla. La musica di Baldan Bembo, geniale, era troppo articolata e sembrava del tutto inadatta a ospitare delle parole. Quando alla fine si rivolsero a Califano, lui prima di cominciare a scrivere parlò a lungo con Mia Martini, le fece delle domande su come fosse la sua vita sentimentale in quel periodo. Dopo di questo, in sole 3 ore Califano scrisse di getto il testo di questo capolavoro della canzone italiana. Lui stesso raccontò che Mia Martini, quando la cantò davanti a lui la prima volta lo fece piangendo di commozione. Mitico Califfo, mitica Mimì.” Cit

Minuetto
Cantata da Mia Martini

Compositori: Musica: DARIO BALDAN BEMBO, Parole: FRANCO CALIFANO

"E' un'incognita ogni sera mia...
Un'attesa, pari a un'agonia. Troppe volte vorrei dirti: no
E poi ti vedo e tanta forza non ce l'ho
Il mio cuore si ribella a te, ma il mio corpo no
Le mani tue, strumenti su di me,
che dirigi da maestro esperto quale sei...
E vieni a casa mia, quando vuoi, nelle notti piu' che mai,
dormi qui, te ne vai, sono sempre fatti tuoi.
Tanto sai che quassù male che ti vada avrai
tutta me, se ti andrà per una notte...
E cresce sempre più la solitudine,
nei grandi vuoti che mi lasci tu!
Rinnegare una passione no,
ma non posso dirti sempre si' e sentirmi piccola cosi'
tutte le volte che mi trovo qui di fronte a te.
Troppo cara la felicita' per la mia ingenuità.
Continuo ad aspettarti nelle sere per elemosinare amore...
So - no sempre tua, quando vuoi, nelle notti più che mai,
dormi qui, te ne vai, sono sempre fatti tuoi.
Tanto sai che quassù male che ti vada avrai
tutta me, se ti andrà, per una notte... sono tua...
... la notte a casa mia, sono tua, sono mille volte tua...
E la vita sta passando su noi, di orizzonti non ne vedo mai!
Ne approfitta il tempo e ruba come hai fatto tu,
il resto di una gioventù che ormai non ho più...
E continuo sulla stessa via, sempre ubriaca di malinconia,
ora ammetto che la colpa forse e' solo mia,
avrei dovuto perderti, invece ti ho cercato.
Minuetto suona per noi, la mia mente non si ferma mai.
Io non so l'amore vero che sorriso ha...
Pensieri vanno e vengono, la vita e' cosi'..."
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“Minuetto , cantata da Mia Martini. Ho sempre amato moltissimo questa canzone. La grande Mia è assolutamente da ascoltare, nella magnifica interpretazione di questa bella canzone, scritta su misura per lei, per la sua non facile vita sentimentale. Il cantautore Franco Califano, detto il Califfo,...
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Cuore

12 aprile 2017 ore 17:48 segnala
Cambio umore
A seconda dei battiti del cuore, lento sono triste,
Veloce sono allegra,
Alternato sorrido,
Con leggera palpitazione sono ansiosa,
Il cuore, quel bellissimo organo color rosso fuoco,
Con quella forma che
Usiamo ogni volta che
Vogliamo esprimere il nostro amore vero per qualcuno
A cui non possiamo rinunciare,
Il cuore,
La parte più importante
Nella nostra vita,
Senza di lui siamo morti,
Eppure,
Lo usiamo ogni volta
Ogni giorno
Lo chiamiamo a rapporto
Per ogni decisione
Per ogni sogno
In ogni pensiero,
Usalo . . Non permettere che
Rimanga solo un organo,
Indispensabile ma inutile,
Più amore . . Più vita.
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Cambio umore A seconda dei battiti del cuore, lento sono triste, Veloce sono allegra, Alternato sorrido, Con leggera palpitazione sono ansiosa, Il cuore, quel bellissimo organo color rosso fuoco, Con quella forma che Usiamo ogni volta che Vogliamo esprimere il nostro amore vero per qualcuno A cui...
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La morte dell’anima ........un solo nome DEPRESSIONE

08 aprile 2017 ore 17:41 segnala
La morte dell’anima è subdola, strisciante …diventa triste piegarsi e ripiegarsi su se stessi ed ammettere che non riesci a sentire più niente.
Dolore, Amore, Gioia, Sofferenza… nulla, non senti più nulla. Solo un grande vuoto che ti risucchia, senza una mano che ti possa aiutare, a volte c’è ma non la vedi più altre non c’è …
Una pena, una spina troppo grande e profonda …che ti fa sentire solo il suono cupo di una vita amara, spesa a vuoto.

Non è “visibile” a volte, nemmeno a noi stessi ….e cresce e svuota e uccide.

La vita è bloccata, soffocata da una gabbia troppo grande, crudele e silenziosa.

La colpa, secondo gli esperti, è da attribuire alle condizioni di elevato stress e frenesia caratteristici dell’era moderna e della società odierna. Corse contro il tempo, crisi economica, lavoro, assenza di valori un’immensa solitudine che si innesca in maniera tacita nell’animo e che, piano piano, prende il sopravvento.

Quello della depressione è un tema che spesso rimane nell’ombra, ingiustificato escluso agli occhi della società, abituata a ritmi così serrati che non lasciano nemmeno il tempo di un respiro, alla visione di scomode realtà.

Anche perché realtà amare non sono accettate dalla società moderna, troppo presa dalla facilità, dalla superficialità di un gossip o di un incontro sportivo di cui parlare il giorno dopo. Si cerca di non pensare, di stare leggeri, di fingere che tutto vada per il meglio.

Si chiudono gli occhi per comodità, in una spietata gara sul chi è più indifferente.
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La morte dell’anima è subdola, strisciante …diventa triste piegarsi e ripiegarsi su se stessi ed ammettere che non riesci a sentire più niente. Dolore, Amore, Gioia, Sofferenza… nulla, non senti più nulla. Solo un grande vuoto che ti risucchia, senza una mano che ti possa aiutare, a volte c’è ma...
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