Gli eroi veri "nascosti" nel commissario Maltese

12 maggio 2017 ore 17:07 segnala
Il commissario Dario Maltese non è esistito nella realtà, la storia è ambientata negli Anni Settanta a Trapani e girata tra Latina, Trapani e Palermo. Ma è una storia che cita, che allude. Sono gli anni che precedono il Maxiprocesso di Palermo. Prima di quel momento, destinato a scrivere cinque anni dopo per la prima volta l’organizzazione cosa nostra nel codice penale, della mafia si diceva: “Non esiste”.
Dario Maltese vive questo contesto e non per caso porta baffi neri: sono in omaggio a Ninni Cassarà, capo della sezione investigativa della mobile di Palermo, collaboratore strettissimo, al fianco ad altri poliziotti come Giuseppe Montana e Saverio Antiochia, dei magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Era il 6 agosto 1985 quando il commissario Antonino Cassarà (detto Ninni) fu ucciso sotto casa, in viale Croce Rossa a Palermo, da un commando mafioso che sparò 200 colpi di kalashnikov. Fu colpito anche l'agente Roberto Antiochia, 23 anni, rientrato dalle ferie per stare vicino al suo capo. Cassarà, aveva 38 anni, quando spirò sulle scale del palazzo tra le braccia della moglie Laura.

"Cassarà sognava una Palermo libera dalla criminalità e dalla mafia: ce l'ha messa tutta, ma ci ha lasciato la pelle", racconta Margherita Pluchino.

Cassarà, racconta ancora l'ex poliziotta, "era capace di coinvolgere tutto il personale, dava fiducia a tutti e la sua squadra funzionava alla perfezione: ognuno si sentiva responsabile del compito che gli veniva affidato. Aveva una grande capacità organizzativa. Lavorava senza orari ed era capace di scendere in piazza per i suoi uomini in qualunque momento, supportandoli. Non scaricava mai nessuna responsabilità assumendosele in prima persona e questo per noi che lavoravamo con lui era tanto".


Dopo l'assassinio del commissario Beppe Montana, ucciso dalla mafia il 28 luglio del 1985, ci fu un'accelerazione degli accadimenti. "Ero rientrata dalle ferie di corsa a Palermo - ricorda Pluchino -. C'era l'inferno in quei giorni. Cassarà viveva in un isolamento totale", abbandonato anche da "funzionari e colleghi". Solo questione di tempo poi l'agguato che lasciò una scia di sangue in viale Croce Rossa a Palermo.

"Senza il suo lavoro sfociato nel famoso rapporto dei 161+1, che rivelò la struttura dei mandamenti mafiosi, non ci sarebbero state tutte le indagini successive che portarono Giovanni Falcone e Paolo Borsellino a istruire il maxiprocesso contro Cosa Nostra - dice ancora Pluchino -. Quel rapporto fu una base (e un metodo) indispensabile e insostituibile per le investigazioni che inchiodarono oltre 400 persone per reati di mafia". Da non dimenticare "l'intuizione che ebbe con le indagini che seguivano la 'via di soldi' inaugurata proprio con l'amico e collega Falcone", aggiunge Pluchino ricordando l'eccezionalità del suo lavoro.
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Il commissario Dario Maltese non è esistito nella realtà, la storia è ambientata negli Anni Settanta a Trapani e girata tra Latina, Trapani e Palermo. Ma è una storia che cita, che allude. Sono gli anni che precedono il Maxiprocesso di Palermo. Prima di quel momento, destinato a scrivere cinque...
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