Il Mio Compleanno

12 gennaio 2017 ore 08:19 segnala




Sono nata a Roma nella vecchia periferia nel quartiere Prenestino, in un monolocale che cadeva a pezzi e l'umidità la faceva da padrona. Il Prenestino era una delle zone più malfamate di Roma. La gente per vivere era disposta a tutto, anche a prostituirsi. Roma, la città eterna, luogo di storia e leggenda e luminosa meta di coloro che nel mondo decantano questo luogo come baciato dagli dèi. Questo quartiere rappresenta la parte più oscura di Roma. Angoli indescrivibili e luoghi sconosciuti in cui ci si può anche perdere approdando a punti di non ritorno o connotano. L'oscurità ha mani molto forti, ed è proprio tra quell’oscurità che il destino volle che io venissi catapultata sulla strada della vita, con il minimo di possibilità di risoluzione positiva che un essere vivente potesse avere. E se è vero che le risorse per la sopravvivenza sono innate in ogni essere, io ne sono la prova vivente. Il vecchio Prenestino ha sfumature che solo chi vi è nato e cresciuto può discriminare. Le persone che provengono da altre zone più luminose ed altolocate, non possono comprendere il degrado sociale che lo contraddistingue. Io non posso sapere se i ricchi si siano mai chiesti come vivano i poveri; se si siano mai fatti un esame di coscienza nel vedere occhi affamati, che nascondono una luce irriverente, un tacito bisogno di aiuto. Se si siano mai chiesti come sia possibile vivere in tali condizioni e a quali compromessi essi siano costretti a sottostare, per poter arrivare al giorno dopo ancora vivi… Ricordo di aver assistito ad un infelice scenario, una scena che mi colpì molto, avevo due anni, non ero abbastanza grande da potermi affacciare alla finestra, spesso mi mettevo sotto la finestra della camera da letto, vi era una fessura, con un occhietto guardavo le persone che transitavano sotto la mia abitazione. Un giorno mi capitò di vedere due bambini giocare in strada con la palla nel momento in cui passavano delle persone allungavano la manina per chiedere le elemosina. Passarono in quel momento due signori ben vestiti che guardarono i bambini come schifati e proseguirono per la loro meta, incuranti degli occhi pieni di lacrime e di umiliazioni continue a cui i due fanciulli troppo spesso erano sottoposti, da un destino che non avevano mai scelto. Continuai a guardare quei due signori fin là dove il mio sguardo dalla fessura poté arrivare. La miseria e la povertà, sono sempre esistite sin dai tempi più remoti. La povertà di cui narro era una condizione di vita senza stile, piena di sofferenza e di solitudine ed era palese che le persone bisognose, venivano quasi sempre emarginate dalla società. Durante il decorso della mia vita, qualcuno mi disse che nel periodo ottocentesco, il modo di pensare era molto diverso da quello che ricordo io: i poveri venivano aiutati di più e volontariamente. Adesso ci sono le mense, gli ostelli per dare un tetto a coloro che non hanno una casa, alcune strutture ospedaliere, le cooperative o alcuni centri sanitari, hanno degli operatori di strada, il loro compito è quello di togliere dalla strada i senzatetto e di aiutare i tossicodipendenti. Una forma di solidarietà è quella di confortarli con degli abiti, talvolta nuovi, spesso dismessi o con un po’ di cibo. Le persone altolocate, invece, il più delle volte aiutano i bisognosi solo per avere più notorietà. Dovrebbero farlo con il cuore, sentirsi felici di avere la possibilità di farlo; gioire quando un bimbo o un adulto senza scarpe, piange di gioia per avere ricevuto cinque monete al posto di una. Ho sempre pensato e continuo a pensare che vi è una linea di confine e di differenza tra le persone povere e quelle “non povere”. L'episodio cui facevo riferimento prima, mi ha lasciato un segno indelebile nell’anima, che ancora oggi, ripensandoci, mi addolora. Prima ho scritto il termine “oscurità”. L’oscurità che intendo io, non è solo il luogo dove sono nata, ma la povertà in sé, la povertà che attanaglia, che divora giorno dopo giorno le persone bisognose, come un cane randagio affamato che si aggira tra gli spazi aperti e non, alla ricerca continua di cibo. E’ ovvio che non appena esso ha la possibilità di mangiare, divora quanto gli è stato dato in un sol boccone. Anche i cani che vivono in strada sono come gli esseri umani che purtroppo non hanno avuto la gioia di nascere in un posto migliore. Tutto questo le persone ricche non riescono a comprenderlo, in quanto vivono nel lusso e nei loro agi, non curanti di come possano vivere gli animali abbandonati e le persone che non hanno nulla con cui potersi sfamare. Anche la donna che mise al mondo me e i miei fratelli apparteneva al mondo della povertà. Era di Caserta, si chiamava Maria, fu cresciuta in un collegio dove non le fu impartita nessuna istruzione e all'età di diciotto anni, i suoi genitori la “misero” in mano ad un uomo in via di separazione da sua moglie e che aveva già tre figlie. Ricordo ancora una carezza che mi fece; avvertii una strana sensazione: da quella carezza capii in qualche modo il suo stato d’animo e l'incertezza che per tutta la vita l'aveva accompagnata sin dall'infanzia e la dura vita che dovette affrontare all'interno di quell’Istituto. L'Amore è un concetto di coloro che vivono senza una spada di Damocle sulla testa dalla mattina alla sera, immaginando come sia romantico e spensierato il periodo della giovinezza. Maria però conobbe qualcosa di diverso, “un Amore a contratto” con un uomo, ne buono né cattivo, ma che forse era la scelta migliore, secondo l’agire di coloro che scelsero per lei… Si chiamava Armando, aveva i capelli molto scuri e ondulati, come la criniera di un cavallo alla mostra equina, di professione faceva il tassista, motivo questo che gli permetteva di recarsi quasi tutte le sere a trovare mia madre. Iniziò così la loro convivenza. Stettero insieme per qualche anno, dopo di che Armando se ne andò lasciandola sola con il fardello dei figli che generò, quelli che poi divennero i miei fratelli di mezzo sangue. Dopo qualche anno, in una sera non tanto calda, Maria si sentiva piena di energia, decise di fare una passeggiata con mia sorella maggiore nel passeggino, per le strade di Roma. Alcune di queste strade erano ghiaiose in quanto conducevano per i giardini pubblici. Stava mettendo a dura prova le scarpette di cuoio regalatele da una vicina di casa. Indossava una gonna molto lunga e per osservare la posizione dei suoi piedi, dovette sollevarla un po’ chinando il capo affinché ammirasse bene. Mentre camminava i suoi lunghi capelli rossi, venivano leggermente mossi da una tiepida brezza, le ondeggiavano davanti al viso, celando la fronte imperlata di un leggero velo di sudore. Come per un gesto istintivo, alzò nuovamente il capo e fu allora che capì di essere arrivata al Quirinale. Era stanca per la lunga camminata, si mise seduta sul bordo di una grande fontana, l'acqua zampillava felicemente accolta e raccolta nel suo nido di cemento. Maria guardò mia sorella con lo sguardo che solo una madre è capace di fare, facendole una carezza su un piedino. Ad un certo punto intravide la sagoma di una persona che si avvicinava verso di lei. Scostò con rapida eleganza le ciocche di capelli dagli occhi e la visione di quell'uomo le apparve chiara, riuscendo da quella distanza a scorgere alcuni particolari come l'andatura decisa, la divisa che indossava, la sua altezza, il suo portamento elegante… Era un uomo affascinante, indossava la divisa con fierezza, ma i suoi occhi emanavano un velo di tristezza. Mia madre emise un profondo respiro e per non apparire barcollante su quella strada ghiaiosa, unì le mani in grembo, cercando di assumere un'espressione il più possibile serena, seppure il viso dalle gote arrossate ne tradisse quel considerevole sforzo compiuto sino a quel momento. Un grillo cantava ai piedi della grande quercia non molto distante da lei e costeggiava il muro di cinta del giardino pubblico. Quel frinire era così musicale e soave che induceva una sorta di richiamo verso pensieri più luminosi e sereni. L'uomo che via via si avvicinava sempre più al posto in cui lei si era fermata e si avvide ben presto della ragazza dall'abito blu scuro, rimase immobile. Piegò appena il capo di lato, fermandosi ad una decina di metri, consentendo meglio quella prospettiva che quella sera di inoltrata primavera una diversa tonalità di suoni e di sapori. Egli si avvicinò ancora e a distanza adeguata per un saluto la cui modularità della voce non imponesse un urlare sgraziato per farsi sentire, afferrò lentamente il cappello d’ordinanza con la mano sinistra e con un gesto aggraziato ed intriso di velata esperienza, fece compiere un semicerchio al braccio esibendo quel cavalleresco e rispettoso saluto alla ragazza che in quell'attimo sorrise, mentre gli occhi le brillavano d'orgoglio dinanzi a quel fare elegante e nobile... Si presentarono, parlarono fino a notte inoltrata, il tempo sembrava non passare mai. Maria si avvide del ritardo. Si alzò dal bordo della fontana di gran carriera, ma lui con un gesto galante, la fermò sfiorandola ad un braccio. Si offrì di accompagnarla, motivando la sua offerta: poteva essere pericoloso oltre che indecoroso per una donna andare in giro a sera inoltrata per le strade di Roma. Mia madre accettò e fu così che egli l'accompagnò fin sotto casa, chiedendole se fosse possibile poter avere modo di rivederla anche nei giorni a seguire. Mia madre acconsentì a quel suo desiderio: gli parve un brav'uomo. Da lì nacque una storia che durò tre anni e da quella storia nacqui io. Sono nata nel reparto maternità nell’Ospedale San Giovanni in Roma in una uggiosa giornata invernale, precisamente il 13 ottobre del 1974, mentre fuori faceva molto freddo. Ero la bambina più grande del reparto, pesavo infatti ben cinque chilogrammi. Un'infermiera, dopo avermi agghindata, mi portò in giro per il reparto, mostrandomi con orgoglio ai medici e alle neo mamme. Purtroppo nacqui un po’ scura di pelle, poiché mia madre, non essendo abbiente e non avendo molto da mangiare, si era nutrita per gran parte del periodo della gravidanza con bucce di fave cotte, assieme a pezzi di sale grosso ed altre piccole cose. Mio padre si chiamava Vincenzo e decise di darmi il nome di Alessandra. Maria era molto ingenua; cresciuta nella sua ignoranza non si accorgeva se le persone erano buone o cattive perché era nobile d'animo e tendeva sempre a dare fiducia al prossimo, nonostante le sofferenze vissute. Per sbarcare il lunario e per guadagnare qualcosa lei lavava, cuciva e stirava le divise dei colleghi di mio padre, in tal modo riusciva a racimolare circa sessanta mila lire al mese: soldi che servivano tutti per comprare degli alimenti essenziali, di prima necessità. Non ho molti ricordi di mio padre, in quanto non lo vedevo spesso, poiché veniva di tanto in tanto e rimaneva poco con noi in casa. Ho però un momento vivido di lui, quando ad esempio, mi prese in braccio per l’ultima volta, poi sparì e non lo vidi più. Un giorno, credo sia stato nel periodo estivo in quanto sentivo molto caldo, Maria, mia madre, andò in cerca di cibo, bussando di porta in porta, con sé portò tre dei miei fratelli ed io rimasi sola, dato che i miei fratelli maggiori erano fuori per lavoro. Sicuramente pensava di assentarsi per poco tempo. Quando tornarono a casa, mi trovarono con la testolina incastrata nel lettino di legno fatto a sbarre; ero diventata cianotica in viso, ma non ricordo di essere stata portata in ospedale, in quanto lei non aveva un mezzo per portarmi… per mia fortuna però, una volta liberata da quella posizione, stetti meglio. Il mio spavento scomparve quasi subito, ma non di certo per Maria, poveretta. Questi ricordi, ripensandoci, mi fanno stare molto male. Ho imparato a camminare da sola… quando cadevo non avevo nessuno che mi coccolava e mi rialzava, non ho avuto un giocattolo ne il ciuccio e né vestitini miei, ma quelli dismessi dei miei fratelli, ricordo che mi succhiavo l’alluce del piede per addormentarmi. Da allora, da quando imparai a camminare, di tempo ne è trascorso. Adesso vi sono le cadute del vivere, ma ora, segue il mio veloce rialzarsi, perché la mia forza me la sono formata da sempre.

Autrice: Alessandra Higher
Roma: 12/01/2017
Ore: 06:00

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Sono nata a Roma nella vecchia periferia nel quartiere Prenestino, in un monolocale che cadeva a pezzi e l'umidità la faceva da padrona. Il Prenestino era una delle zone più malfamate di Roma. La gente per vivere era disposta a tutto, anche a prostituirsi. Roma, la città eterna, luogo di storia e...
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12/01/2017 08:19:48
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Piove...

04 gennaio 2017 ore 17:31 segnala




E' notte, non riesco a dormire. I pensieri oscuri sono avvolti nella nebbia fitta come se stessero in un'immensa pianura deserta, vorrebbero uscire fuori, esplodere, con il tentativo di farmi ricordare tutto quello che ho faticosamente messo in disparte nel turbinio del mio passato. Mi tormentano. Mi alzo dal letto, infilo ai piedi i calzini e le pantofole e mi avvicino alla finestra della camera da letto. Sta piovendo. Il rumore del ticchettio delle gocce di pioggia battono sui vetri come se volessero bussare ed entrare nella mia casa. Scivolano lentamente, osservo la loro direzione, danzano fino al momento in cui la loro danza finisce... Tutto questo interiormente mi fa sentire un pizzico di romanticismo, di sensualità, la sensazione di umido e bagnato mi fa inumidire le labbra con la lingua. Penso a quanto possa essere importante, in quanto disseta la Terra del nostro bellissimo Pianeta, con essa le foglie s'imperlano e su di esse sono poggiate le goccioline che illuminate e baciate dal calore del sole, sembrano essere perle marine, quelle che vi sono nelle grosse conchiglie in fondo al Regno del mare. La pioggia è la rinascita di tutta la vegetazione. E' vita. Con il suo passare accarezza e schiaffeggia gli alberi, i prati, facendo confondere il colore del mio viso e quello di tutte le persone che camminano per strada con gli ombrelli colorati. Può nascondere le lacrime, in quanto quando piove il viso rigandosi si mescolano con le gocce di pioggia. E' bellissimo ascoltare il suono di Madre Natura, guardare, osservare, il luccichio dei lampioni e attendere le gocce cadere sull'asfalto formando delle piccole pozze d'acqua ed infine delle grosse o piccole pozzanghere. La pioggia non è mai la stessa, può scendere violentemente accompagnata dal potente e maestoso vento, oppure lentamente seguendo il ritmo melodico e melanconico di un carillon... Tuttavia, a volte mi rende triste. I miei occhi sono intrisi di lacrime, lucidi, brillano come le stelle luminose che danzano nel vasto spazio dell'universo, rigando i muri della mia prigione interiore, non vedo niente, prendo un cleenex, li asciugo ripensando ai fatti accaduti nel periodo in cui ero adolescente e durante il mio decorso storico ho dovuto spegnere tantissime emozioni, per non dover soffrire ancora. Nonostante il blocco emozionale, queste vogliono esplodere nell'ascoltare ogni piccola vibrazione del mio cuore. Dentro di me sento suonare le parole di questo post, in quanto i sentimenti seppur contrastanti vorrebbero essere incise sul mio blog o sul mio Diario personale. Quando avrà smesso di piovere, arriverà il vento. Non vedo l'ora. Porterà via questi pensieri maledetti e queste parole scritte, ma di certo non poterà mai via il mio essere e la mia essenza di donna che Amerò finché avrò l'ultimo respiro.

Autrice: Alessandra Higher
Ore: 17:30
Roma, 04/01/2017

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E' notte, non riesco a dormire. I pensieri oscuri sono avvolti nella nebbia fitta come se stessero in un'immensa pianura deserta, vorrebbero uscire fuori, esplodere, con il tentativo di farmi ricordare tutto quello che ho faticosamente messo in disparte nel turbinio del mio passato. Mi tormentano....
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Il Lamento

16 dicembre 2016 ore 18:02 segnala


Impera al mondo la Tangent Story
i popoli di tasse sono pieni
le umane bestie che fecer tanti cori
vi sono ancora e son come licheni.

La rabbia delle guerre ci da atto
di vite umane perse inutilmente
il male in questa forma è già contratto
è questo il risultato della gente.

Le anime innocenti e vegetanti
all'orizzonte guardan con tristezza
e mentre questi son sempre più tanti
attiva e forte nasce la durezza.

Alligna il male nell'uomo cuore
La gente impazza e la battaglia infuria
quest'epoca civile che ora muore
ci lascia in abbondanza solo incuria.

Il nonno delle favole è già andato
e mentre il bene piccolo s'affaccia
un altro umano fa di se il suo fato
i luoghi della terra son di caccia.

Inversa e stridula canta la speranza
che funge da pontile tra gli umani
il suo percorso s'è fatto con costanza
può far brillare il sole di domani.

Autrice: Alessandra Higher
Ore: 16:25
Roma, 16/12/2016

Vento...

23 giugno 2016 ore 04:02 segnala


Ssss... Sssss... Ssss...
Passa il vento per le strade,
un vento caldo, deciso,
fa morire le foglie,
le piante e la vegetazione...
Quando è freddo borbotta,
andando sui tetti delle case
toccando i comignoli dei camini.
D'un tratto ricade sulle piazze
e viuzze e su strade,
arruffa le piume degli uccellini
e coglie l'occasione
di rubar i berrettini ai bambini.
Gira, fischiando tra le scuole,
vorrebbe studiare
ma non ha libri
né un cappellino in testa;
Cerca fiori da odorare,
le viole sono i fiori che preferisce
alitando nei giardini e nel boschetto.
E' quasi mattina si vedono i monti
color verde smeraldo,
sembran toccare
l'azzurro cielo maestoso,
gli alberi cantano a festa
al suo sibilo,
sussurra dolci suoni
d'acqua piovana,
la primavera è andata,
è giunta l'estate,
tutto muore intorno a noi.
Nel suo passar canta
una dolce preghiera:
- "che gli umani siano in pace.
L'odio, l'avidità, l'egoismo,
devon esser spazzate via,
le guerre son violente, cruente,
portatrici di morte."
Nessuno ascolta il gigante...
Il mondo è ormai cadente.


Autrice: Alessandra Higher
Ore: 03:00
Roma, 23/06/2016


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« immagine » « immagine » Ssss... Sssss... Ssss... Passa il vento per le strade, un vento caldo, deciso, fa morire le foglie, le piante e la vegetazione... Quando è freddo borbotta, andando sui tetti delle case toccando i comignoli dei camini. D'un tratto ricade sulle piazze e viuzze e su...
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Alba E' Appena...

21 maggio 2016 ore 17:52 segnala


Alba è appena,
sto uscendo di casa
per andar al bar,
dimenticata lo scorso
giorno, di comperare
il latte.
Vi entro dentro,
i suoi vapori son
meravigliosi.
Il nasin mio,
non può far a meno
di sentir gli odori:
cornetti caldi
farciti con la crema,
panna e al cioccolato,
le bombe zuccherate
ripiene di marmellata,
ciambelloni al cioccolato,
al limone e al rum,
il tè caldo con una
scorza di limone
poggiato sul piattino,
il caffè bollente,
il cappuccino caldo
con l'aggiunta di cacao,
i tramezzini con verdure
e affettati riscaldati
sulla piastra...
Emanano odori da far
venire un languorino
allo stomachino.
Credo sia questa
la gioia, di ogni cliente,
aver la possibilità
di scegliere come far
colazione o uno spuntino
nel tardo mattino,
oppure nel pomeriggio.
Nelle porte e nelle finestre
del bar, vi sono
delle goccioline che,
lascian la scia
del loro cammin,
sembra quasi brina.
Son sintomi della
calura ambientale
e freddura autunnale.
L'autunno da due mesi
doveva esser cominciato,
invece, è alle porte appena...
Sarà più lungo degli anni
scorsi, o più breve.
Mi vengono i brividi.
Poggio una mano
nel marmo bancone,
pago il latte,
prendo il resto,
'Arrivederci, buona giornata',
gli dico all'omino del bar,
'Grazie, anche a te'
mi rispose...
Ritorno a casa,
freddo era quel marmo,
il gelo vi è nel sangue mio.
Anche gli occhi sembran
esser rinfrescati.
Prendo un bicchiere,
vi pongo dentro il latte,
ne bevo un lungo sorso,
dei bei baffi bianchi
son apparsi sulle
labbra mie...
Il polso mio
seppur fa freddo, è fermo,
solo nei denti miei
vi è un tremotìo,
ma tu, non dirmi
ora, che nasce il nuovo
giorno, che non verrai da me.
Ti sto aspettando
e l'attesa per me
è come la morte...


Autrice: Alessandra Higher
Roma, 07-11-2013
Ore: 05:50

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« immagine » Alba è appena, sto uscendo di casa per andar al bar, dimenticata lo scorso giorno, di comperare il latte. Vi entro dentro, i suoi vapori son meravigliosi. Il nasin mio, non può far a meno di sentir gli odori: cornetti caldi farciti con la crema, panna e al cioccolato, le bombe zuc...
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Un giorno di pioggia...

10 maggio 2016 ore 15:47 segnala


Che bello,
ieri notte ha piovuto,
ci sono stati i lampi,
i tuoni,
non ho avuto freddo,
ero nel mio letto
con la finestra della camera aperta,
ho sentito l'odore della strada bagnata,
ascoltavo l'ululato del vento,
raccontava tutto quello che aveva visto
e udito durante il suo viaggio nel mondo,
cercando di spazzare via
tutte le brutture
fatte da noi esseri umani.
Il suo malcontento era grande
nel vedere le tante sopraffazioni,
la povertà,
albeggiante e tramontante
in molti paesi di alcune Nazioni immense.
L'uomo è avido e livido d'invidia
con chi ha più di lui,
non si accontenta di quello che ha,
vuole sempre di più,
sfruttando le persone bisognose di aiuto:
italiani e stranieri...
Queste sono desiderose di un aiuto sincero,
non quello su cui ci si può mangiare sopra.


Autrice: Alessandra Higher
Roma, 10-05-2016
Ore: 15:37


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Che bello, ieri notte ha piovuto, ci sono stati i lampi, i tuoni, non ho avuto freddo, ero nel mio letto con la finestra della camera aperta, ho sentito l'odore della strada bagnata, ascoltavo l'ululato del vento, raccontava tutto quello che aveva visto e udito durante il suo viaggio nel...
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Il Nome Lo Ha

29 aprile 2016 ore 15:29 segnala


Il nome lo ha,
non voglio chiamarlo Amore
questo che provo per te,
non voglio che il mio cuor
attende invano...
come è successo con altri
nell'udir i miei canti,
se Amore non è...
è pur vero
che tutto quello che vi è al mondo vive
nulla m'interessa come di te,
la tua sorte non m'affidi,
so che mi vuoi e non me lo dici,
oh povera o poca, sia
ma nulla al mondo
mi è più caro di te,
e anch'esso...
il nome lo ha.


Autrice: Alessandra Higher
Roma, 31-10-2013
Ore: 04:30

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« immagine » Il nome lo ha, non voglio chiamarlo Amore questo che provo per te, non voglio che il mio cuor attende invano... come è successo con altri nell'udir i miei canti, se Amore non è... è pur vero che tutto quello che vi è al mondo vive nulla m'interessa come di te, la tua sorte non m'affi...
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Il Tramontar E Albeggiar...

04 gennaio 2016 ore 16:19 segnala


In questa notte guardinga
le campagne vicino
l'abitazione mia
son d'argento,
l'acqua piovana v'è riflessa.
Le ombre lontane fingon
tranquille, i rami, le siepi,
sembran voler arrivar
al confin del ciel.
Il mondo si colora
quando scende la luna,
le ombre spariscon,
l'oscurità giunge imbruna
sul Monte Artemisio.
La notte è cieca,
sta cantando,
non v'è nessuna melodia.
La luna danza e fa da duce,
saluta i contadin
che si alzan presto al mattin,
si dilegua lentamente,
le speranze son lontane,
la natura abbandonata
s'appoggia, sembra morta,
invece v'è vita...
Cerca la luna un punto
ove riposar,
per far spazio al sol
nascente.
Appare lassù nella sua
giovinezza, tante son le
pene, per i contadin,
con lui tutto nasce,
tutto germoglia.
E' discreto, e...
quando fa caldo,
gli animali vengon
sentenziati a morte.
Magari, il percorso
del nostro cammin
di vita, durasse più
a lungo.
I mali, quanti ve ne sono,
quello più brutto è la
vecchiezza, le pene
quindi, son maggior.
Il sole folgora con le sue
possenti fiamme
tutto ciò che incontra.
Dopo tutto, mortale è la
vita, sparisce la giovinezza,
non si colora più...
Per tutti gli Dei
dateci degna sepoltura...


Autrice: Alessandra Higher
Roma: 09-11-2013
Ore: 17:06


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« immagine » In questa notte guardinga le campagne vicino l'abitazione mia son d'argento, l'acqua piovana v'è riflessa. Le ombre lontane fingon tranquille, i rami, le siepi, sembran voler arrivar al confin del ciel. Il mondo si colora quando scende la luna, le ombre spariscon, l'oscurità giunge ...
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04/01/2016 16:19:06
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I Pensieri

25 novembre 2015 ore 09:17 segnala


Tanti sono i pensieri
alcuni di essi non li ricordiam
soli ed uniti vanno contro il mar...
Il mare ha una voce
di una grandezza infinita,
unica e libera,
nemico innocente dei ricordi,
rapidissimo a cancellare
le dolci tracce
di un pensiero fedele.
Sempre presente,
nel vigile pensiero tormentato.
I pensieri si riversan sulla sabbia
che si muove leggera
come polvere di stelle.
Echi brevi
prolungati nel tempo
senza voce,
ed echi degli addii
che sembran
per un istante esser felici.

Autrice: Alessandra Higher
Roma, 14-10-2013
Ore: 14:40

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« immagine » Tanti sono i pensieri alcuni di essi non li ricordiam soli ed uniti vanno contro il mar... Il mare ha una voce di una grandezza infinita, unica e libera, nemico innocente dei ricordi, rapidissimo a cancellare le dolci tracce di un pensiero fedele. Sempre presente, nel vigile pens...
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25/11/2015 09:17:47
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Pensiero Diurno

14 luglio 2015 ore 20:06 segnala
Non ho più la pazienza di una volta, non perchè sia cambiata caratterialmente, non tollero più determinate cose. Sono arrivata ad un punto in cui il tempo è prezioso e non voglio perderlo con quello che mi fa soffrire o mi spezza il cuore. Non gradisco le critiche scritte o dette da chi non mi conosce personalmente, il cinismo o richieste di qualsiasi natura. Non ho più voglia di compiacere a chi non ha nessun interesse di conoscermi per come sono realmente, oppure a chi non mi aggrada. Di Amare chi non ha mai saputo apprezzarmi o chi per paure o insicurezza personale ha paura di Amarmi. Il sorriso è un dono prezioso per chi lo da e per chi lo riceve, arricchisce l'animo del ricevente e del donante, ma non voglio più sorridere a chi non mi sorride. I minuti si contano sulla punta delle dita, per tanto non mi presto a scendere di livello mentale e comportamentale con chi mente o vuole manipolare il suo prossimo. Non mi abbasserò più con persone: boriose, spocchiose, piene di presunzione, disoneste ed ipocrite. I pettegolezzi li lascio a chi non ha un cazzo da fare tutto il giorno, il loro tempo viene impiegato male, in quanto sparlano su persone che non conoscono o che conoscono. I conflitti interiori sono un loro problema, per quel che mi riguarda non ne ho nemmeno uno. Non voglio più confrontarmi con chi non è in grado di scrivere o dire una frase che abbia un senso logico o con chi è mentalmente instabile. Leggo molto la Psicologia, questo non siglifica che ho una specializzazione per fargli la terapia singola o quella di gruppo. L'Amicizia è molto importante, tanto quanto l'Amore, ma non mi piace la slealtà, il tradimento, il non essere coerenti, l'essere contraddittori, la non curanza di chi soffre a causa della maleducazione e dell'ignoranza, s'intenda non quella intellettuale. E' vero apparteniamo tutti alla stessa razza, ossia quella dell'essere umano, siamo distinti, unici al mondo, aggiungo... "per fortuna". La mia famiglia mi ha insegnato i valori ed i principi fondamentali che continuerò a seguire finchè avrò l'ultimo respiro, lottando sempre per quello in cui credo. Ho detto.

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Non ho più la pazienza di una volta, non perchè sia cambiata caratterialmente, non tollero più determinate cose. Sono arrivata ad un punto in cui il tempo è prezioso e non voglio perderlo con quello che mi fa soffrire o mi spezza il cuore. Non gradisco le critiche scritte o dette da chi non mi...
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14/07/2015 20:06:18
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