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12 agosto 2010 ore 11:35 segnala
Ieri mi son sdoppiata.E' come se avessi preso una sedia, seduta di fronte a me stessa e osservata.Lo spettacolo che mi si è presentato non è stato dei migliori : una landa desolata, un campo di grano completamente bruciato. La mia anima era lì completamente nuda ai miei occhi, e non c'era traccia di alcun sentimento tranne che una dolorosissima tristezza. Mi son chiesta perchè e forse l'ho intuito, ma non ho avuto alcuna forza per tirarmene fuori. Ho subito passivamente quest'assenza, l'ennesima...questo essermi privata di quella gioia che ultimamente di tanto in tanto si è affacciata sulla mia anima facendomi finalmente sorridere col volto rivolto al cielo, coi capelli buttati di colpo all'indietro .
Nessun sentimento no, nessuno.
E ho avuto paura di me stessa.
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Il sogno

06 agosto 2010 ore 21:46 segnala

Chiusa nella fortezza dei miei silenzi,
ho creduto che tali restassero i miei giorni
sino all'ultimo.
Credevo che il "giusto" adesso fosse questo;
questo battito regolare,
queste ore fatte in serie,
queste parole scandite senza intonazione,
questi sussulti soffocati ad ogni ricordo.
Poi,  guardando oltre al mio recinto di rovi,
ho trovato i tuoi  occhi ad attendere i miei :
e adesso che sei qui prendimi per mano
e portami con te.










Il colore del dolore

22 luglio 2010 ore 15:27 segnala
Che colore è il dolore? E' rosso sangue per le ferite riportate o è nero come il buio in cui si sprofonda? E' viola come i paramenti sacri nel periodo di quaresima a simboleggiare il lutto di una perdita, o è bianco come la contemporanea rinascita  contrapposta alla morte interiore?E poi dipende dal tipo di dolore o da chi lo prova? 
Chissà in questo triste arcobaleno dove si colloca il dolore più "usuale", quello cioè procurato da un essere umano all'altro.
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Che colore è il dolore? E' rosso sangue per le ferite riportate o è nero come il buio in cui si sprofonda? E' viola come i paramenti sacri nel periodo di quaresima a simboleggiare il lutto di una...
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Alla finestra

17 luglio 2010 ore 15:30 segnala
Piove.Marta ha il naso appiccicato alla finestra, il vetro è opaco del suo respiro e oltre c'è solo acqua; acqua e le fronde del salice che si agitano come la chioma di una bella donna in un gesto di sensuale vanità.
La pioggia le mette tristezza da sempre,la immobilizza davanti ai suoi pensieri, facendo sì che sia costretta ad ascoltare questa assordante solitudine.
E la solitudine è il limbo dei ricordi, il silenzio di ciò che non è più ma la cui forza evocativa è ancora così potente, da penetrarle l'anima come lama affilata.
-Sono stata felice e questo basta, sì lo sono stata davvero e in tanti sconoscono questo "qualcosa" che è a metà tra una dolce alchimia e uno stato di grazia- e mentre pensa ciò si sente un'ingrata, ingrata e irriconoscente, capricciosa come una bambina che punta i piedi per riavere ancora la sua bella bambola ormai rotta.
Ha smesso di piovere.
Marta apre la finestra e guarda il cielo in una tacita preghiera:- Almeno adesso insegnami a vivere...

17 giugno 1986

17 giugno 2010 ore 10:16 segnala
Ciao papà,oggi sono 24 anni, ma stamani ho ancora pianto , perchè il tempo attenua ma non cancella.Le persone importanti e i grandi amori, lasciano sempre segni indelebili del loro passaggio nella nostra vita.
Un forte abbraccio ovunque tu sia.


Coraggio o viltà?

12 giugno 2010 ore 15:06 segnala
Quando non si ha il coraggio di scalare una montagna, bisognerebbe fermarsi alle sue pendici e non provare neanche a salire qualche metro. Se si conosce la propria paura di rotolare giù è da folli avventurarsi trascinando magari qualche compagno/a di cordata.A volte però lo spettacolo è così bello che ci si mette in gioco anche contro se stessi, si cerca di andare più su che si può per poi arrendersi di fronte alla paura di far del male a chi ci sta accompagnando .
Spesso è più importante il bene di chi ci sta a cuore che regalarsi  una escursione per guardare almeno un'ultima volta il cielo da vicino.

La colpa

02 maggio 2010 ore 17:42 segnala
L'adultera si trascina a capo chino verso il banco degli imputati. Al suo fianco la difesa Avv. Cuore, alla parte opposta dell'aula il pubblico ministero Avv.Ragione, di fronte a lei il Giudice Coscienza.Il suo ingresso ha suscitato un brusio sordo tra la folla che si ammassa per vederla in viso. Durante tutta l'udienza ascolta silenziosa sempre con lo sguardo basso sulla punta dei suoi sandali neri, guarda le sue unghie smaltate di bianco madreperla e la mente le ricopre i piedi di sabbia calda, e le parole degli avvocati diventano risa lontane, nomi chiamati,calde labbra che sfiorano le sue e  le imprigionano in baci interminabili a cui lei non può e non vuole sottrarsi. Quanto ti ho amato e quanto ti amo-pensa - poi rivede i suoi sandali neri. L'Avv. Cuore la invita ad alzarsi prendendola dolcemente per un braccio:è il momento della sentenza.Per la prima volta da quando è in quell'aula, alza il volto e il suo sguardo viene catturato dagli occhi glaciali del giudice Coscienza che così sentenzia: " In nome del popolo , visti gli articoli  1 e 17 del codice di moralità comune,questa corte condanna l'imputata ad anni indefiniti di sensi di colpa da espiare presso il proprio domicilio. L'udienza è tolta."Il brusio riprende mentre lei si allontana.
Sono passati tanti anni da allora , anni vissuti scontando la sua pena implacabile  che , alternandosi ai ricordi , l'hanno strappata alla vita forse con notevole anticipo.Di tanto in tanto una mano anonima , depone una rosa bianca su quel marmo senza foto e senza iscrizioni.Il vento e la pioggia cadono incuranti su quelle rose che velocemente si sfaldano lasciando che i petali si disperdano;ma alcuni rimangono e si pongono in sequenza tale da formare quasi un'incisione "Fu sempre fedele all'amore".


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L'adultera si trascina a capo chino verso il banco degli imputati. Al suo fianco la difesa Avv. Cuore, alla parte opposta dell'aula il pubblico ministero Avv.Ragione, di fronte a lei il Giudice...
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Il silenzio degli amanti

08 aprile 2010 ore 08:42 segnala
L'amore non tace.

E se i suoi silenzi

sono tali di parole,

loquaci sono gli occhi

di chi ama.

Perchè la luce non mente,

e in essi si addensano

eserciti di stelle

come di notti inclini ai naviganti.

E quando

anche l'ultima stella

lascia il posto alle tenebre,

qualcosa rimane;

sordo, flebile

un ultimo bagliore

nella spinosa memoria.

Parole..

22 marzo 2010 ore 09:46 segnala
E' l'alba.

Suoni e colori ancora attutiti e sbiaditi da una notte che si allontana.

In questo silenzio è facile far scivolare i pensieri, quasi fossero perle su drappi di seta..si rincorrono confusi poi lentamente prendono forma e consistenza. Mi chiedo perchè ,pur parlando la stessa lingua,c'è un enorme incompatibilità tra il resto del mondo e me.Ho come l'impressione che ognuno di noi dia un senso personale alle parole, come se secoli di studi sulla lingua italiana siano serviti a ben poco. Parole ...parole.... a volte solo unione di lettere buttate lì giusto per imbastire una conversazione..ma il senso? Quanto sarebbe più saggio un sano e liberamente interpretabile silenzio...

Suoni e colori prendono vita,la città si sta risvegliando.

Prendo il mio caffè e mi accingo ad iniziare la mia giornata, ma non posso esimermi dal chiedermi quante parole vuote dovrò ascoltare anche oggi...

 


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E' l'alba.Suoni e colori ancora attutiti e sbiaditi da una notte che si allontana.In questo silenzio è facile far scivolare i pensieri, quasi fossero perle su drappi di seta..si rincorrono confusi...
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Ogni stagione ha i suoi colori.

11 marzo 2010 ore 09:09 segnala
Poichè tutto nasce ed ha una sua fine, nulla di ciò che è terreno, ha vita eterna.

Ma tutto ciò che è terreno, subisce nel corso della vita delle trasformazioni che finiscono col mutare anche tutto ciò ad esso collegato. La metamorfosi non risparmia noi umani, che dibattendoci tra mille quotidianità più o meno complesse, mutiamo nel corso degli anni il nostro "sentire" e il nostro conseguente approccio con la vita e con gli altri. Cosicchè da amici presenti diventiamo anime solitarie, da amanti instancabili e passionali  ci ritroviamo ad essere compagni di cammino, a volte anche tristi e distratti. Mutiamo noi e mutano i nostri sentimenti, le nostre emozioni e a volte anche il nostro credo. Più semplicemente qualcuno direbbe che "si cresce", ma poichè per me la "crescita" è sinonimo di "elevazione", non mi trovo d'accordo su tale definizione. Direi piuttosto che è più consono " invecchiamento", e  tale vocabolo non è poi quest'immagine catastrofica.. siamo esseri umani e come tali soggetti alle trasformazioni del tempo; gli occhi perdono lucentezza, il colore dei capelli sbiadisce, la pelle viene  incisa da piccole o grandi rughe, e così tali rughe si depositano anche su quello che impropriamente chiamiamo cuore, quel "qualcosa" cioè ove custodiamo i nostri sentimenti e che finiscono col risentire del già citato invecchiamento, che non vuol dire assenza, che non vuol dire fine assoluta ma mutazione .A chi non piacerebbe restare giovani? In quanti ricorrono a molteplici interventi per rallentare l'avanzamento del ciclo della vita? Sinceramente il tempo che passa non è piacevole neanche per me, e cerco di "beffarlo" con piccolissimi rimedi che la cosmesi ci mette a disposizione :una tinta ai capelli, rimmel alle ciglia, rossetto e via. Ma non chiedetemi di fare un lifting al cuore! Ogni cosa ha un suo tempo,ogni stagione i suoi colori, e credo che   l'importante sia imparare ad accettare e ad amare le nostre rughe sotto al fard ed anche quelle più profonde... sì..quelle lì.. quelle che ti trasformano da amica presente in anima solitaria.