25 NOVEMBRE,Giornata mondiale contro la violenza sulle donne

19 novembre 2013 ore 11:42 segnala
25 NOVEMBRE, Giornata mondiale contro la violenza sulle donne: iniziative dei Comitati SE NON ORA QUANDO in giro per l’Italia

Snoq Cuneo:
Aderiamo allo Sciopero delle donne (www.scioperodelledonne.it) per protesta verso la cultura della violenza.
Se non ora quando Cuneo promuove l'adesione allo sciopero attraverso un flashmob itinerante per il centro cittadino. L'appuntamento è alle ore 18 in Corso Nizza angolo Corso Dante, per un percorso di flashmob itineranti tra Corso Nizza e Via Roma.

Snoq Torino:
22 novembre Stop al femminicidio presso Sel - via Cervino Torino
Incontro con la parlamentare Celeste Costantino e le associazioni:
Donne per la difesa della società civile, Se non ora quando, Le Bloomers, Rete delle donne per la Rivoluzione Gentile.
23 novembre: Se Non Ora Quando - Torino, nell'ambito del Tavolo per le Madri di Ciudad Juárez , di cui SNOQ Torino, fa parte, sarà presente all'iniziativa:
Mai più sola
Scarpe rosse nelle vetrine del Centro commerciale Ipercoop di via Livorno accompagnate da letture sul femminicidio (Area Centrale).
24 novembre: Se non Ora Quando parteciperà, con altre associazioni locali all'iniziativa:
'la violenza: dal trauma alla trasformAzione' presso la Casa di Quartiere di San Salvario - via Morgari 14 - Torino
TAVOLA ROTONDA - DIBATTITO sulle possibilità e i percorsi di trasformAzione, con:
Ilda Curti, Assessore Pari Opportunità,
Laura Onofri, Consigliera Comunale e Referente torinese del comitato Se Non Ora Quando
Roberto Poggi, dell’Associazione Cerchio degli Uomini
Alessio Miceli, dell’Associazione Maschile Plurale
Loredana Borinato, Isp. Capo del Corpo Polizia Municipale di Torino Servizio Sicurezza Urbana - Nucleo di Prossimità
24 novembre: alla Biblioteca di Airasca (Torino) alle ore 16 insieme con le associazioni Svolta Donna, AnLib, Coordinamento Donne ValPellice, Casa Betania, Il Cerchio degli Uomini e Uomini in Cammino,
Cinzia Ballesio di Snoq Torino nell'ambito dell'iniziativa dedicata alla giornata della violenza contro le donne, presenterà il progetto Potere alla parola
25 novembre al Comune Chieri (Torino) ore 21 Cinzia Ballesio di Snoq Torino presenterà il Progetto Potere alla Parola.
25 novembre Sereno Regis via Garibaldi 13 - Torino alle ore 21 da " Dispari a pari confronto per una comunicazione non violenta tra generi", fra gli altri interventi per Se Non Ora Quando interverrà la giornalista Milena Boccadoro e sarà proiettato il video di Cristina Comencini "L'amavo più della sua vita".


Snoq Biella:
Le Associazioni VocidiDONNE, Non Sei Sola, Donne Nuove e Senonoraquando celebrano insieme la giornata mondiale per l'eliminazione della violenza sulle donne e Vi invitano:
Lunedì 25 novembre 2013 ore 21 al cinema Verdi di Candelo alla proiezione del film
“E ORA DOVE ANDIAMO?" regia di Nadine Labaki
Giovedì 28 novembre 2013 Incontro/dibattito ore 21 al Teatro Sociale “PUOI SEMPRE FARE QUALCOSA” con interventi
Psicologa Simona Ramella Paia, Giornalista Giusi Fasano, Presidente ASS. NON SEI SOLA Ilaria Sala, con letture da “Questo non è amore”
Sabato 30 novembre 2013 Presso spazio interno della COOP installazione SCARPE ROSSE Contro il femminicidio


Snoq Ancona 13 febbraio:
In collaborazione con la Consigliera di Parità e con altre associazioni tra cui Terza Via, saremo in piazza con una consueta fiaccolata che culminerà per l'occasione con una serie di letture.
Inoltre chiederemo al comune di Ancona una assunzione di responsabilità nei confronti della violenza di genere invitando lo a voler esporre per in periodo di tempo illimitato il nostro striscione "basta femminicidi" sulla balconata sovrastante l'ingresso principale.
Stiamo anche lavorando per lanciare all'interno delle scuole, una serie di incontri sul tema della violenza di genere, che vengano "inaugurati" il 25 per essere sviluppati però da qui sino all'8 marzo(e oltre) con argomenti cardine differenti a seconda del grado della scuola.


Snoq Osimo:
Snoq Osimo ha organizzato per lunedì 25 novembre un incontro con tutte le scuole di Osimo e dei dintorni, con la Consigliera di Parità Pina Ferraro Fazio e con l’Amministrazione Comunale dal titolo “Riconoscere gli indicatori della violenza di genere”. Un convegno aperto a tutta la cittadinanza per comprendere meglio la genesi del fenomeno, le strategie e gli strumenti da utilizzare per riconoscere le varie rappresentazioni delle discriminazioni di genere e della violenza contro le donne.


Snoq Firenze:
23 novembre ore 9.00 presso Palazzo Vecchio. NO AL FEMMINICIDIO, IL VOLONTARIATO FIORENTINO CONTRO L A VIOLENZA SULLE DONNE. Interverremo con altre associazioni al convegno, che esaminerà il coinvolgimento del volontariato sul territorio contro la violenza di genere.
24 novembre ore 18.00 palestra di San Niccolò – Per l’eliminazione di ogni violenza contro le donne: riflessione a più linguaggi.
25 novembre aderiamo allo Sciopero delle donne e invitiamo tutte e tute a esporre un segno, un filo rosso, una spilla o un drappo alla finestra. Inoltre parteciperemo dalle 11.00 alle 12.00 all’iniziativa SCARPE ROSSE promossa dallo SPI CGIL in p.za Santa Croce, leggendo dei brani ed elencando le donne vittime di femminicidio del 2013.
Snoq Firenze leggerà i nomi delle donne vittime di femminicidio del 2013.
All’iniziativa hanno aderito anche Artemisia, Libera Toscana, Libere Tutte, Coordinamento contro la violenza e sessismo, Intersexioni, Coordinamento difesa 194.
25 novembre alle ore 17 alla Biblioteca di Scandicci: “CON NUOVI OCCHI” incontro aperto sul tema della violenza di genere e su come questo tema può essere affrontato con i giovani e gli adolescenti. SNOQ Firenze parlerà del concorso sugli stereotipi che presenteremo il 10 dicembre per il secondo anno (in collaborazione con SNOQ Napoli).


Snoq Livorno:
23 novembre l’appuntamento è con “Il Battello Rosa contro la violenza”, che salperà dagli Scali degli Avvalorati (di fronte alla Fortezza Nuova), alle ore 11, per un inedito giro lungo i Fossi di Livorno.
Le/i partecipanti saranno intrattenute/i con canti, letture, riflessioni e digressioni sul tema. Paola Pasqui, nota cabarettista livornese, condurrà questo strano viaggio, proponendo la sua “particolare visione del problema” nel corso di due soste (presso gli scali del Mercato Centrale e di Piazza Cavour), dove reciterà due brevi monologhi.
25 novembre, in Piazza Attias, è in programma l’evento “Voci contro la Violenza”. A partire dalle ore 18, donne, uomini, ragazze e ragazzi si alterneranno in un reading in piazza per dire no a qualsiasi forma di violenza e sopraffazione.


Rete 13 febbraio Pistoia:
Per il 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne, lanciamo un appello: CERCHIAMO DONNE E UOMINI INTREPIDI E INSONNI PER LA NOTTE TRA IL 24 E IL 25 NOVEMBRE. Chi fosse interessata/o ci contatti.


Snoq Venezia:
24 novembre presidio presso la stazione ferroviaria S. Lucia di Venezia dalle ore 12.00 alle ore 15.30 con esposizione sui gradini della stazione di un paio di scarpe rosse per ogni donna uccisa dall’inizio dell’anno.
Dalle ore 15.00 alle 15.30 flash mob: leggeremo i nomi delle donne uccise per dare la nostra voce alle donne che voce non hanno più, collocheremo sui gradini un cartello con il nome di ogni donna e un paio di scarpe rosse.
Aderiscono per ora alla nostra iniziativa la CGIL , lo SPI di Venezia, Assessorato cittadinanza delle donne e Culture delle differenze e il Centro donna
25 novembre Il Consiglio Comunale convocato il 25 novembre alle ore 15.00 a Ca’ Farsetti dedicherà il primo punto all’o.d.g. al tema della violenza di genere. Saremo presenti in sede consiliare per manifestare il nostro impegno su questo tema. L’appuntamento è alle ore 14.00 davanti al municipio per un presidio in cui porteremo dei cartelli che ognuna di noi è invitata a produrre sul tema del femminicidio e delle scarpe rosse.


Snoq Pordenone:
29 novembre – in collaborazione con Cinemazero: CGIL – CISL –UIL – Spi-CGIL – Fnp-CISL – Uilp-Uil Pordenone - Consigliera di Parità Provincia Pordenone – Commissione Pari Opportunità Comune Pordenone – Movimento Se Non Ora Quando Pordenone – Associazione Voce Donna-Centro Antiviolenza Pordenone – Associazione Culturale “Le Tre Lune” – Rappresentanza Sindacale Unitaria Provincia Pordenone
Ore 9.15 /12.15 - Aula Magna – Liceo Scientifico Grigoletti
“Ragazzi e ragazze nel Friuli-Venezia-Giulia: rapporti di genere, esperienze e percezioni di violenza”
Incontro con le studentesse e gli studenti delle scuole superiori. Relatrice: Lucia Beltramini (Psicologa e dottore di ricerca presso la facoltà di Psicologia dell'Università di Trieste)

Snoq Padova:
Sabato 23 novembre ore 11.30 lungo via Roma
Flash mob NO alla VIOLENZA sulle DONNE.

Snoq San Donà di Piave:
Organizza insieme ad altre associazioni (IN)VISIBILI SMPRE
24 novembre Ore 15.00, p.za Indipendenza, l’iniziativa vede coinvolta tutta la cittadinanza in un grande evento che durerà tutto il pomeriggio dl 24 novembre. All'interno della manifestazione (vi allego le locandine) ci sarà un momento solo di SNOQ durante il quale ricorderemo le donne uccise per femminicidio quest'anno.


Snoq Barletta:
“Storie di donne e anche la mia” un monologo teatrale sul tema della violenza, scritto, diretto e interpretato da un'attrice/autrice attirice, Michela Diviccaro. E' una vicenda autobiografica. L’iniziativa sarà in un quartiere molto popoloso e non centrale di Barletta, 24 novembre ore 19.30 Chiesa di SS.Trinità.


Snoq Napoli:
Aderiamo all’iniziativa dello “Sciopero delle donne” (www.scioperodelledonne.it) attraverso l’azione di divulgazione in città delle azioni proposte e attraverso la richiesta al Comune di esporre per quella giornata un drappo rosso sull’edificio comunale.
- il 19 Novembre Laboratorio sulla violenza di genere presso l’Istituto Pansini
- il 25 Novembre la mattina saremo presso l’istituto psicopedagogico Mazzini incontro/scambio con le studentesse e gli studenti degli Istituti Villari e Pansini per un reading ed un flash-mob ; presso l’Antisala dei Baroni del Maschio Angioino intervento Snoq su DL Sicurezza/Violenza sulle donne nella giornata di studio del Comune di Napoli “Mai più violenza contro le donne” indetta dalla Consulta delle Elette, con la partecipazione delle consigliere e delle associazioni femminili; il pomeriggio nella galleria Principe Umberto Reading teatralizzato curato da Fabrizio Miano con brani da “Ferite a Morte” di Serena Dandini con la partecipazione di 50 allieve/i del Liceo Villari
-il 28 Novembre presso il liceo Pansini Laboratorio sull’Educazione di genere
- OBR Napoli Sabato 23 Novembre durante la partita Napoli Parma sarà esposto uno striscione sulla Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne. In tribuna stampa sarà distribuito una brochure a riguardo ai giornalisti.


Snoq Salerno:
25 novembre ore 21.00 Una performance organizzata al Teatro Ghirelli di Salerno dal titolo INCANCELLABILI, che presenterà un monologo sull'infibulazione e uno sulle donne sfregiate con l'acido. Segue la testimonianza diretta di una donna salernitana sfregiata con l'acido dal marito.


Snoq Catania:
Le Voltapagina, SNOQ CT, Udi Catania, AssociazioneSen Licodia, Arcigay Catania, Associazione Antimafia Rita Atria, Associazione Casablanca, la Ragna-tela, COPE, ASIFI, OpenMind GLBT Catania, CGIL Catania, ANPI Catania aderiscono allo Lo Sciopero Delle Donne. Il 25 novembre è anche la giornata in cui, a Catania, inizia il processo d'appello per il femminicido di Stefania Noce. Le manifestazioni inizieranno al mattino con un sit-in al tribunale di Catania dalle 9:00 alle 12:00 indosseremo tutt* qualcosa di rosso, ogni associazione o singolo è naturalmente liber* di esporre striscioni e/o manifesti.
Snoq Reggio Calabria:
25 novembre – Giornata internazionale contro la violenza sulle donne”. Aderiamo allo SCIOPERO DELLE DONNE e lavoreremo all'interno del “coordinamento 25 novembre-Reggio Calabria” insieme a Arcigay “I due Mari” Reggio Calabria, associazione “Jineca-percorsi femminili”, associazione “Il Bak” associazione “Snap”,centro antiviolenza "Margherita",Energia Pulita,comitato provinciale FIPAV Reggio Calabria. Incontreremo nei giorni precedenti le scuole e le atlete della pallavolo.
24 novembre saremo sulle scale del teatro Cilea con un presidio informativo dove distribuiremo nastri rossi. Il 25 sempre davanti al Cilea ci sarà un flash mob e dopo tutte e tutti in piazza Italia addobbata di drappi rossi dove i ragazzi dell'accademia delle belle arti produrranno un lavoro sul tema, il centro studi danza riproporrà l”one billion rising”, musicisti attori e semplici cittadine e cittadine si esprimeranno in modo libero per dire BASTA ALLA VIOLENZA SULLE DONNE IN OGNI SUA DECLINAZIONE indossando qualcosa di rosso. Sempre in piazza chiederemo l'adesione delle cittadine e dei cittadini alle richieste del nostro documento politico che presenteremo alle istituzioni locali Tantissime le adesioni per i drappi rossi e i 15 minuti di astensione lavorativa.


Snoq Roma:
Aderiamo allo Sciopero delle donne del 25 novembre con:
"DONNE IN PIAZZA"
La violenza ci costa...la vita
PIAZZA DEL CAMPIDOGLIO dalle ore 17.00 alle ore 19.00
Indossiamo guanti rossi, o una maglia, un foulard o un nastro rosso.
Sulla scalinata centinaia di scarpe rosse saranno in memoria di tutte coloro che quelle scarpe, purtroppo, non indossano più. E ancora un filo rosso di pensieri: chi vorrà, potrà attaccare sui fili rossi che legheranno la piazza, un biglietto con una propria riflessione, un messaggio, un nome...


Snoq Factory (Roma):
UN LUNEDI' DA LEONESSE
Il 25 novembre di “Se non ora quando Factory” a La Pelanda di Roma (Macro Testaccio) dalle 21,30.
Con: LUNETTA SAVINO, LIDIA RAVERA, FRANCESCA REGGIANI, FRANCA VALERI, VIRGINIA RAFFAELE, EMANUELA GRIMALDA, DIANA TEJERA, PILAR, LOOP LOONA, THE SESSION VOICES, ASHAI LOMBARDO AROP, LOREDANA LIPPERINI...e tante altre artiste.
"Per combattere la violenza contro le donne servono tante cose, ma una è decisiva: che le donne, a tutte le età, non si sentano insignificanti, deboli, vittime. Che abbiano abbastanza fiducia in se stesse per avere il coraggio di sottrarsi a relazioni che potrebbero metterle in pericolo, e la forza di scegliere la vita che desiderano. Che la loro vita, la loro cultura e il loro immaginario siano pieni di storie di donne da cui prendere slancio, e di figure femminili su cui arrampicarsi allegramente per crescere nella stima di sé.
Per questo il 25 novembre vi invitiamo ad una festa. Si proprio una festa, per celebrare la forza delle donne, per ridere insieme, pensare, ballare e cantare."


Snoq Cerveteri:
25 novembre
Ore 9.30 le donne di Senonoraquando-Cerveteri appenderanno alla finestra del Palazzo Comunale di Cerveteri un drappo rosso.
Ore 10/13 raccolta delle scarpe e verniciatura presso l'Istituto Statale d'Istruzione Superiore"E.Mattei"
Ore 10/16 raccolta delle scarpe e verniciatura Piazza Aldo Moro (a cura di Dimensione Danza Duemila)
Ore 10.15/30 Sciopero per dire mai più alla Violenza contro le donne.
Ore 11/13:50 inizio corso di Educazione Sentimentale nelle quinte classi dell'Istituto d'Istruzione Superiore "E.Mattei"
Ore 16.30 installazione Scarpe Rosse scalinata piazza Aldo Moro Piazza S.Maria ( a cura di Dimensione Donna Duemila)
Ore 17 flash mob Piazza Santa Maria (a cura di Dimensione Donna duemila).
Ore 17.30 spettacolo musicale.
Ore 18.00 proiezione WE WANT SEX sala Ruspoli, p.za Santa Maria, segue dibattito “Da oggi cambiamo rotta”


Snoq Cagliari:
Aderiamo allo Sciopero delle Donne per fermare la cultura della violenza contro le donne.
L’Associazione SNOQ-Cagliari, insieme alla CGIL Cagliari e alla UIL Sardegna e in collaborazione con la Commissione Pari Opportunità di Cagliari e con l'Assessorato con delega Pari Opportunità Comune di Cagliari, partecipano con fermezza all’iniziativa a livello nazionale dello “Sciopero delle donne”.
Ci riuniamo per un breve percorso nelle strade di Cagliari (da Piazza Garibaldi al Bastione ore 18.00) indossando un capo di vestiario rosso e portando al collo un paio di scarpe rosse.
Al Bastione, chi vuole depositerà le scarpe rosse e potrà ascoltare letture dal testo "Ferite a morte" di Serena Dandini.


Snoq Tigullio:
Snoq Tigullio con il Comune di Lavagna organizza per il 21 novembre CREDEVO…immagini, musica, letture contro la violenza sulle donne.


Snoq Genova:
22novembre presso Palazzo Ducale ore 10.00, in collaborazione con il Comune di Genova presenta: L’AMAVO PIU’ DELLA SUA VITA, di Cristina Comencini.


Snoq Priverno:
FEMINEUS (gruppo di associazioni composto da Pro loco Priverno, Nova Quadrivium, Se Non Ora Quando Priverno, Viale del Cinema, A Portata di Mamma, Sistema Museo in collaborazione con il Comune di Priverno e il Museo Archeologico di Priverno) ha organizzato una serie d’eventi a partire dal 23 novembre, tra cui conferenze, mostre, tavole rotonde e proiezioni di film, tesi ad enfatizzare le tante forme di violenza praticate contro le donne e gli sforzi compiuti nel mondo, in Italia e nella realtà privernate per prevenirne la diffusione.
Gli eventi commemorativi avranno inizio il 23 novembre e termineranno il 1 dicembre e verranno dislocati tra la Piazza del Comune di Priverno, la sala delle cerimonie, i portici comunali e Palazzo Antonelli sede del Museo Archeologico.


Snoq Chieti:
il 23 novembre sosteniamo, attraverso il Tavolo di lavoro Chieti Più Al Femminile di cui facciamo parte, l'iniziativa del Centro Antiviolenza Coop Alpha, NO 363 ALLA VIOLENZA, ore 15.30 presso Confcommercio.


Snoq Teramo:
Nella mattinata del 25 novembre collaboriamo all’iniziativa, organizzata dalla Commissione Pari Opportunità della Provincia di Teramo e dalla Consigliera di Parità Provinciale, che vede coinvolte diverse scuole della città nell’attività di sensibilizzazione sul tema della violenza contro le donne; verrà proiettato il film “Ti do i miei occhi” di Iciar Bollain, interverrà una rappresentante del centro antiviolenza “La Fenice” ed è previsto un dibattito. Nel pomeriggio del 25 novembre il Comitato parteciperà all’iniziativa organizzata dalla Commissione Pari Opportunità del Comune di Giulianova (Teramo) che prevede un corteo, una fiaccolata e della musica nella giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Inoltre, nei giorni passati, siamo state coinvolte, in occasioni di assemblee di istituto presso scuole del territorio provinciale in dibattiti con studenti e studentesse sul tema del femminicidio e sui gravi fatti riguardanti lo sfruttamento sessuale delle 2 adolescenti di Roma venuto alla luce giorni fa.


Snoq Lodi:
25 novembre WALK AGAINST THE VIOLENCE WAV Una "camminata" per le principali vie centrali della città, lettura di brani sul femminicidio, nomi delle vittime nel 2013, posa scarpe rosse in piazza della Vittoria. Mobilitata tutta la città, comprese associazioni sportive specialmente maschili. Comune in prima linea.
Inoltre il 25 novembre ci sarà un Consiglio Comunale Straordinario dedicato alla Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne.


Snoq Mantova:
Aderisce con convinzione allo Sciopero delle Donne e rilanciamo con ancora più fermezza l'appello allo Sciopero delle donne per il 25 novembre prossimo, convinte che solo un'azione forte possa indurre il nostro Paese a una riflessione seria sulla violenza contro le donne.


Snoq Brescia:
TIASPETTIAMO LUNEDI 25 NOVEMBRE ORE 17-19 SOTTO LA LOGGIA per riflettere, parlare, ascoltare, cantare insieme, fare proposte.
L’HO UCCISA PERCHE’ L’AMAVO. FALSO!
La violenza sulle donne è una forma insopportabile di violenza perché distrugge la parola come condizione fondamentale del rapporto tra i sessi.
Se non ora quando? – Comitato di Brescia
Aderiscono all’iniziativa : Casa delle donne di Brescia, Maschile Plurale, Il Cerchio degli uomini, Colori e Sapori, Camera del lavoro di Brescia, Donne SPI CGIL9988888, Funzione Pubblica CGIL


Snoq Cesano Maderno (Monza-Brianza):
SeNonOraQuando? – Cesano Maderno promuove:
sabato 23/domenica 24/lunedì 25 “scarpe rosse” nel cortile del Palazzo Arese Borromeo + progetto espositivo di Silvia Vincenti “Il pensiero addosso”.
domenica 24 h.16.20 letture e poesie a cura del Laboratorio Teatrale “Il nodo nell’albero”.
domenica 24 h.17.20 “Tea in rosa”.
domenica 24 h.18.00 Marina Calloni, sociologa e scrittrice nonché Ambasciatrice Italiana della Fondazione “Global Foundation for the Elimination of Domestic Violence”, presenta il Progetto Scotland e il suo ultimo libro “Il male che si deve raccontare”.
Rete donne Cremona/Snoq:
domenica 24 novembre ore 18.30 arci via speciano: “CATTIVE RAGAZZE” stereotipi femminili e donne vere nei linguaggi narrativi di oggi, incontro con Elena Orlandi (editor, redattrice “lo spazio bianco.
lunedì 25 novembre tutto il giorno: sciopero delle donne. un drappo alla finestra, un nastro o qualcosa di rosso indosso per dire no alla violenza.
ReteDonne SeNonOraQuando Cremona aderisce alla campagna “posto occupato”


Snoq Pioltello:
L’assessorato alle pari opportunità in collaborazione con SNOQ Pioltello (Se Non Ora Quando?) hanno organizzato vari appuntamenti in Novembre in occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne tra i quali:
- 26 novembre, ore 21, “PAURA DENTRO CASA: VIOLENZA E RISCATTO”
Incontro con Marina Calloni, Università Milano Bicocca, coautrice con Simonetta Agnello Hornby del libro “Il male che si deve raccontare” e Giorgia Serughetti (Snoq Factory)
SALA EVENTI DELLA BIBLIOTECA COMUNALE
- 29 novembre, ore 21, “IO PERCHE’ GLIEL’HO LASCIATO FARE”, storie di soprusi e negazioni nel quotidiano delle donne. Spettacolo Teatrale – Compagnia Teatro D’Oltreconfine presso Palazzo Comunale


Snoq Varese:
sabato 23 novembre dalle 15 alle 19 in piazza del Podestà Varese
NON ESISTE CHI PICCHIA E UCCIDE PER AMORE
Aderiscono all’iniziativa: AIDDA, Albero di Antonia, Amico Fragile, Anpi Sezione Varese, Banca
del Tempo Gallarate, Banca del Tempo Varese, Cast, CGIL, CISL-LAGHI, UIL, Cooperativa
Aquilone, Coordinamento Donne Acli, Coordinamento Donne PD, Coordinamento Donne PDL,
Coordinamento Donne SEL, Donna Sicura, Donne in Nero, FIDAPA, Fondazione Felicita Morandi,
Il Passo, Ordine dei Medici, SNOQ Varese, UISP, Universauser.
Con il Patrocinio di: Provincia di Varese, Consigliera di Parità e Consulta Femminile Provinciale.
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25 NOVEMBRE, Giornata mondiale contro la violenza sulle donne: iniziative dei Comitati SE NON ORA QUANDO in giro per l’Italia Snoq Cuneo: Aderiamo allo Sciopero delle donne (www.scioperodelledonne.it) per protesta verso la cultura della violenza. Se non ora quando Cuneo promuove l'adesione allo...
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19/11/2013 11:42:28
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La settimana delle donne...

19 novembre 2013 ore 11:40 segnala
Se è vero che la violenza sulle donne non si può ridurre solo al femminicidio, è altrettanto vero che la cultura della non violenza si può apprendere sin dall'infanzia, all'interno delle famiglie, a scuola, in città.

Con questo intento nasce la manifestazione "Generare culture nonviolente", in programma a Bari dal 18 al 25 novembre, con l'obiettivo di racchiudere in una settimana di eventi, anni di lavoro quotidiano, ascolto costante e percorsi al fianco delle donne contro discriminazione e sopraffazione. La kermesse è stata promossa dall'Assessorato al Welfare del Comune di Bari e dal Garante Regionale dei Diritti dei Minori delConsiglio Regionale della Puglia, in occasione della Giornata Mondiale contro la Violenza sulle donne che si celebra il 25 novembre.

Un puzzle di quasi 50 eventi che per sette giorni porteranno in ogni angolo della città laboratori creativi, mostre fotografiche, spettacoli teatrali, reading con letture di genere e seminari, creando una sorta di rete ideale in grado di unire in un unico scopo ognuna delle 70 associazioni coinvolte, tutte impegnate a promuovere e sensibilizzare la condivisione di una cultura non violenta.

"Questa manifestazione è espressione di una importante co-progettazione dell'intervento", ha spiegato ieri mattina in conferenza stampa Francesca Bottalico, responsabile del Centro famiglia Japigiafondazione Giovanni Paolo II onlus, "volevamo creare un unico luogo di incontro tra tutte le realtà coinvolte: dalle associazioni di volontariato, a quelle artistiche e culturali, sino ai centri di ascolto, per stimolareuna riflessione culturale rivolta soprattutto agli adolescenti, attori principali del cambiamento". L'evento, realizzato in collaborazione con la commissione Pari Opportunità del Comune di Bari, la commissione Servizi sociali, il Centro Antiviolenza "La luna nel pozzo", i Centri di Ascolto delle Famiglie, i Centri Aperti Polivalenti per Minori, istituti scolastici e associazioni cittadine, prenderà il via domani mattina alle 10,30 con l'inaugurazione nel pronto soccorso del Policlinico di Bari di una "stanza rosa" che verrà intitolata ad Anna Costanzo, vittima barese di femminicidio, e sarà destinata alla presa in carico delle vittime di violenza attraverso l'attivazione di un codice di emergenza specifico.

"L'esperienza di donne che hanno subito violenza, pagandola con la vita come Anna, ci spinge a riflettere e cercare soluzioni", ha sottolineato l'assessore al Welfare del Comune di Bari, Ludovico Abbaticchio, "serve una nuova cultura della sessualità fatta di corsi, insegnamenti nelle scuole, leggi contro il femminicidio ma anche progetti educativi". Al ricordo di un'altra vittima, Pippa Bacca, sarà invece dedicata l'installazione itinerante di abiti da sposa dal titolo "Spose di pace" (Piazza Umberto-25 novembre dalle 17 alle 19). Spazio anche alla cooperazione con gli uomini uniti nell'associazione nazionale "Maschile Plurale" e "Gruppo uomini in gioco Bari" che daranno vita ad un laboratorio di sensibilizzazione dal titolo "Parla con lui" in cui verrà proiettato un video documentario della regista Elisabetta Francia per dialogare con adolescenti della violenza di genere.

La sette giorni si concluderà con il grande corteo finale del 25 novembre (partenza alle17da piazza Umberto), in cui cittadinanza e associazioni sfileranno insieme con indumenti rossi per le strade della città, e si chiuderà alle 21 nell'Officina degli Esordi con la proiezione, alla presenza del regista, del cortometraggio "Ammore" di Paolo Sassanelli, un reading in musica con letture tratte da Nessuna più, Ferite a morte e Malamore "Storie di donne che avrebbero voluto vivere" con Teresa Ludovico, Cristian Di Domenico e il maestro Roberto Ottaviano, il reading "Diecigennaio" con Daniela Baldassarra e la proiezione del video "LegAMI" a cura dell'Istituto Comprensivo N. Zingarelli.

GLI APPUNTAMENTI

Lunedì 18 novembre
ORE 10:30
Inaugurazione
Intitolazione della Stanza Rosa “Anna Costanzo” per la presa in carico delle vittime di violenza attraverso l’attivazione di un codice di emergenza specifico
Pronto Soccorso Policlinico di Bari

Giovedì 21 novembre
ORE 18:00
“Dalla parte delle bambine”
Lettura ad alta voce di testi per la valorizzazione delle differenze di genere e delle pari opportunità
Biblioteca Centro Futura Parco 2 Giugno

Venerdì 22 novembre
ORE 15:30 - 18:00
“Una diversa tela”
Ragazze e ragazzi sperimentano e raccontano la “diversità” con parole, colori, forme, per costruire una grande tela condivisa
Cap San Nicola/Murat Strada del Carmine, 11

Sabato 23 novembre
ORE 15:30 - 18:00
“Colpo d’Occhio”
Creazione e montaggio di un cortometraggio per adolescenti a cura di Daniele Trevisi con proiezione finale del video prodotto
Cap Poggiofranco Via Carrante

Sabato 23 novembre
ORE 18:00
“Leggiamo la violenza”
Flash mob di teatro giornale, con lettura di articoli di giornale inerenti la violenza sulle donne lesbiche
Arciles.bari@libero.it Via Sparano

Lunedì 25 novembre
ORE 18:00
“Il silenzio delle sirene”
Messa in scena dello spettacolo omonimo interamente ideato e realizzato dai professori e studenti del Liceo scentifico “A.Scacchi” di Bari
Circolo Unione Corso Cavour

21 - 22 - 25 novembre
ORE 09:00 - 18:00
“Donna è Lavoro”
Installazione mostra fotografica
Sala Consiliare Via Capruzzi
ORE 09:00 - 12:00
“Rosso come il sangue”
L’iniziativa prevede un’installazione artistica di scarpe contro la violenza sulle donne
Cap San Paolo / Stanic Via Marche, 5

L'orgasmo, questo sconosciuto...

15 novembre 2013 ore 15:04 segnala
L’orgasmo, questo sconosciuto
Perché le donne non sanno chiedere?

di Elvira Serra


La parità tra uomo e donna a letto è ancora lontana. Se è vero che oggi ci sentiamo libere di invitare un uomo a uscire a cena, non lo siamo nel chiedergli quelle attenzioni che renderebbero il dopocena altrettanto piacevole per noi, oltre che per lui.

La denuncia arriva dal New York Times, che in un articolo molto ampio che potete leggere qui, mette a confronto una serie di studi molto accurati sulla sessualità, arrivando alla stessa conclusione: nei rapporti occasionali le donne provano meno piacere rispetto agli uomini. In particolare, una ricerca condotta per cinque anni su 24 mila studenti di ventuno college da Paula England, sociologa della New York University, mostra come nel corso dell’ultimo rapporto occasionale solo il 40% delle donne abbia raggiunto l’orgasmo, mentre gli uomini sono stati l’80 per cento.

Come mai?

Rispondere che siamo diversi è fin troppo facile. E forse non è neppure il caso di tirare in ballo il mai troppo citato saggio anni Settanta di Carla Lonzi, Donna clitoridea e donna vaginale (Distinzione tra donna per sé e donna per l’uomo): andiamo oltre le rivendicazioni femministe, per un momento. Al netto di un sano rapporto con il partner (cioè dettato da rispetto, passione, condivisione, e non dunque di sudditanza psicologica e, anche, sessuale), una donna fa parte di una categoria o dell’altra (il più delle volte è del primo tipo). Da lì non si fugge, e non è mai un problema.

Il problema evidenziato dal New York Times, semmai, è che la donna non chiede al partner di essere appagata. Le testimonianze raccolte raccontano di ragazze che restano a guardare fisse il soffitto mentre i loro nuovi partner russano della grossa già da un pezzo, senza essersi curati minimamente delle loro esigenze, né aver fatto finta di volerlo fare.

Duvan Giraldo, 26 anni, tecnico dei computer, ha ammesso candidamente:


«Soddisfare la mia partner è sempre la mia missione. Ma diciamo che non ce la metto proprio tutta quando si tratta di una donna di cui mi importa poco».

Peccato che Duvan non abbia mai avuto le stesse remore a raggiungere il suo, di orgasmo.

È più interessante osservare che tutta questa proclamata emancipazione femminile non abbia una corrispondenza sotto le lenzuola. Certo, i dati del New York Times assicurano che poi, durante una relazione duratura, l’orgasmo venga raggiunto da tre donne su quattro, quindi c’è speranza che l’esperienza insegni qualche cosa.

Ma il punto, qui, non è sentirsi libere di replicare le prodezze cinematografiche di Meg Ryan in Harry ti presento Sally, come è appena successo nel flash mob al Katz’s Deli di Manhattan (non perdetevi il labiale di un inserviente che dice: Oh My God). Ma sentirsi libere di chiedere, di pretendere, anche, senza farsi fermare da insensati sensi di colpa. E, soprattutto, conta conoscere se stesse, prima di tutto, il proprio corpo, i propri tempi.

Un libro illuminante, a questo proposito, è il saggio della scrittrice spagnola Sylvia De Béjar Il piacere è tutto mio (Tea). La prima edizione originale è di ormai oltre dieci anni fa, ma non ha perso la sua attualità (e utilità). Una cosa nel testo, più di tutte, dovrebbe ispirarci: a letto (o anche fuori dal letto) la telepatia non funziona, meglio essere chiari, senza aver paura di essere didascalici. L’autrice scrive:


«La tua vita sessuale ti appartiene e, per quanto riguarda il tuo corpo e il tuo piacere, solamente tu hai la possibilità di: Tentare e sbagliare. Tentare e fare centro. Chiedere. Non chiedere. Andare con uno, una, vari o nessuno. Godere. Soffrire. Ridere. Piangere».

Una bella responsabilità. Ma vale la pena di assumersela. O no?

Affido ad una coppia gay!!!

15 novembre 2013 ore 15:00 segnala
Il Tribunale dei minori di Bologna
affida una bimba a una coppia gay

12:51 - L'adozione no, perché la legge lo vieta; ma a Bologna il Tribunale di minori ha affidato una bimba di tre anni a una coppia gay. Sono due uomini di mezza età che convivono da tempo, lavorano e hanno un buon reddito, e la piccola è loro affezionata tanto da chiamarli "zii" benché non vi siano rapporti di parentela. Il giudice ha così deciso per il sì all'affido dopo il parere favorevole dei Servizi sociali.

All'affido, riferisce il Corriere della Sera, si era invece opposta la Procura del capoluogo emiliano, che aveva ritenuto i due non all'altezza del compito. E che ora, dopo la decisione del giudice, potrebbe decidere di impugnare il provvedimento.

Il tribunale, presieduto dal giudice Giuseppe Spadaro, ha invece ritenuto che nulla impedisse ai due gay di potersi occupare della piccola: la legge esclude le coppie non sposate solo per quanto riguarda le adozioni, mentre per l'affido temporaneo (che non recide il legame con i genitori naturale) la legislazione è molto meno stringente. Tanto che è previsto che possa essere utilizzata non solo per le coppie tradizionali ma anche per una "comunità di tipo familiare" o persino per un single.

Del resto, a gennaio, era stata addirittura la Cassazione a sancire il diritto di una coppia gay a ottenere in affido un minore, in quanto "sostenere che sia dannoso per l'equilibrato sviluppo del bambino il fatto di vivere in una famiglia incentrata su una coppia omosessuale è un mero pregiudizio".

Tenta di uccidere la moglie DANDOLE FUOCO...

22 ottobre 2013 ore 14:49 segnala
VENEZIA - E' in gravi condizioni al centro grandi ustioni dell'ospedale di Padova una donna straniera di 35 anni alla quale il marito domenica sera, al culmine di un litigio nel loro laboratorio calzaturiero, ha spruzzato del mastice sul volto, appiccando poi il fuoco. Il fatto è avvenuto a Vigonovo, in provincia di Venezia. L'uomo, 47 anni, è fuggito ed è ora ricercato dai carabinieri per tentato omicidio.

La donna, che conduce con il marito il tomaificio, è stata soccorsa da alcuni parenti che hanno udito le sue urla disperate. Proprio la natura del mastice industriale, una sostanza usata per incollare le scarpe, ha reso difficile domare le fiamme sul corpo della donna, che è giunta all'ospedale di Padova in condizioni molto serie, con ustioni estese oltre che al volto anche al busto. Ora è in prognosi riservata.

LE VIOLENZE TACIUTE della Repubblica Democratica del Congo

22 ottobre 2013 ore 14:24 segnala
"Ho 29 anni," inizia Nadine .. "Vengo dal villaggio di Nindja. Siccome la zona non era sicura, abbiamo passato molte notti nascondendoci nella boscaglia. I soldati ci hanno trovati lì. Hanno ucciso il nostro capo villaggio e i suoi figli. Eravamo 50 donne. Ero con i miei tre figli e mio fratello maggiore a cui i soldati hanno ordinato di fare sesso con me. Si e' rifiutato e gli hanno tagliato la testa col machete "
Il corpo di Nadine comincia a tremare. Stento a credere che queste parole provengano da una donna che è ancora in vita, che respira. Racconta che uno dei soldati l'ha costretta a bere la sua urina e mangiare le sue feci, i soldati hanno ucciso 10 dei suoi amici e poi hanno ucciso i suoi figli: i suoi due bambini di 4 e 2 anni e la bambina piu' piccola di 1 anno.
"Hanno gettato il corpo della mia bambina sul pavimento come spazzatura", dice Nadine. "Uno dopo l'altro, mi hanno violentata. La mia vagina e l'ano sono stati strappati."
Nadine si aggrappa alla mia mano come se stesse annegando in uno tsunami di ricordi. Anche se è distrutta, è chiaro che ha bisogno di raccontare questa storia, lei mi chiede ascoltare quello che ha da dire. Chiude gli occhi e dice qualcosa che faccio fatica ad ascoltare: "Uno dei soldati ha squarciato il ventre a una donna incinta," dice. "Era un bambino a termine e lo hanno ucciso. L'hanno cucinato e siamo stati costretti a mangiarlo. "

Questa testimonianza, tra molte altre e' stata raccolta da Eve Ensler nel 2010 durante il suo viaggio nella RDC.
Ci sono centinaia di migliaia di donne, bambine e bambini congolesi a cui hanno strappato, profanato, distrutto il corpo e la mente. Essi continuano a vivere un trauma che non ha nome, perché sanno che i loro torturatori restano a piede libero e ancora vagano nei territori in cui le vittime vivono.

Almeno 40 donne ogni giorno vengono violentate nel Nord-Kivu. Stima riportata da France 24 nell'ultimo articolo del 16 ottobre scorso in cui informa di una nuova recrudescenza della violenza nella RDC.
In RDC avviene più di uno stupro ogni ora, secondo un rapporto pubblicato la scorsa settimana dal Ministro del Genere, Famiglia e bambini della RDC. La provincia di Nord Kivu è la più colpita e ha identificato 4689 casi di violenza sessuale nel 2011, 7075 nel 2012: un aumento drammatico. Quest'anno, 3.172 casi sono stati registrati nel primo semestre.
I casi di stupro sono aumentati in modo esponenziale nel Nord Kivu, negli ultimi anni, riflettendo l'incertezza in cui è la provincia della Repubblica Democratica del Congo, dove i gruppi armati terrorizzano la popolazione. Le donne vittime di stupro che sopravvivono sono spesso respinte, non solo dalla società, ma anche dalle loro famiglie.

Lo stupro e' diventata un'arma di guerra e devastazione per piegare una intera popolazione, inoltre c'e' da notare che queste atrocità vengono compiute laddove i depositi minerali sono sempre nelle vicinanze, questi atti barbarici sono in realtà un'arma di guerra. Siamo testimoni di un genocidio, un olocausto con l'utilizzo di tecniche di sterminio di una nazione in modo da avere il sopravvento sulle ricchezze di questa nazione.

Vergogna alla Comunità internazionale, perché assiste in silenzio questo genocidio.

E mentre le autorità militari congolesi diffondono con clamore raffiche di dispacci sui successi conseguiti contro la famigerata milizia ribelle hutu – le cosiddette Forze Democratiche per la Liberazione del Ruanda (Fdlr) – con l’intento di far credere che la situazione sia ormai sotto controllo, la realtà è assai diversa dalla propaganda. Il business minerario infatti fomenta a dismisura la sporulazione di nuovi gruppi armati, al punto che non passa settimana senza che venga annunciata la nascita di una nuova formazione. Ma il dato forse più inquietante riguarda lo sfruttamento illegale delle risorse del Kivu che, secondo autorevoli fonti della società civile, avviene con la connivenza tra il regime ruandese e le Fdlr. Benché queste due entità siano ufficialmente antagoniste, gran parte della cassiterite e del coltan estratti nei siti minerari controllati dalle Fdlr ed esportati dal Kivu transitano 'curiosamente' - è proprio il caso di dirlo - per Kigali.

Alcuni osservatori ritengono che la presenza delle Fdlr nel Kivu sia usata dal regime di Kigali come pretesto per intervenire, direttamente o indirettamente, nel Kivu stesso e mantenerlo, militarmente e politicamente, sotto il suo controllo per poter continuare a usufruire degli enormi benefici derivanti dall’attività commerciale delle risorse minerarie congolesi. Ecco perché non ci sarebbe affatto da stupirsi se un giorno si venisse a sapere che le violenze ora attribuite a 'presunti Fdlr' fossero volute e pianificate dal governo ruandese, con il medesimo obiettivo. D’altronde l’esercito congolese ha nel proprio organico, in seguito all’accordo di pace tra le parti, una presenza cospicua di militari provenienti dalla milizia filoruandese del Cndp (il Congresso Nazionale per la Difesa del Popolo). Nel frattempo, la Monuc, la forza di peacekeeping delle Nazioni Unite, s’è risolta in un clamoroso 'fiasco'. Stando ad un rapporto ufficiale che sarà discusso in una prossima riunione del Consiglio di Sicurezza, la Monuc sarebbe stata incapace di contrastare le Fdlr che godrebbero dell’appoggio di una rete di finanziamento non solo in Africa ma anche in Europa e nel Nord America. Sempre in questo rapporto Onu si fanno i nomi di due missionari saveriani accusati d’essere finanziatori della guerriglia. Notizie come queste amareggiano perché le testimonianze che vengono dalle loro comunità cristiane indicano l’esatto contrario. La questione di fondo invece, troppo spesso sottaciuta dai media, è che la popolazione del Kivu sta subendo un’occupazione militare occulta a seguito delle mire espansionistiche dei paesi limitrofi, in particolare il Rwanda e l’Uganda, coinvolti nello sfruttamento illegale delle risorse minerarie congolesi tra cui figurano anche oro, petrolio e gas metano, diamanti, rame e coltan. Si tratta di un minerale indispensabile per l’industria high-tech, di cui il Congo possiede l’80% delle riserve mondiali. A causa dell’estrazione del coltan le popolazioni locali hanno visto espropriate le loro terre. Gli introiti delle attività hanno finanziato la guerra civile, gli impatti ambientali sono stati gravissimi ed i diritti presenti e futuri della popolazione continuano ad essere violati.

Vergogna alla Comunità internazionale, perché assiste in silenzio questo genocidio.

Vogliamo solo ricordare un'ultima cosa: ogni volta che si utilizza il cellulare, ogni volta che si accende il computer ogni volta che i nostri bambini giocano con i loro giochi video, ogni volta che acquistiamo gioielli in oro o diamanti, ogni volta che prendiamo l'aereo, ogni volta che accendiamo il nostro bel tv a schermo piatto gigante, ... e non facciamo nulla per porre fine a questa tragedia siamo COMPLICI di questo massacro.

Manifestazione del 19o

22 ottobre 2013 ore 13:50 segnala
La criminalizzazione preventiva del 19 ottobre ha raggiunto picchi estremi...

Un corteo che faceva paura, che doveva fare paura, ha visto commentatori da salotto e giornalisti che frequentano le sale stampa delle questure scatenati nella rappresnetazione di una giornata che doveva ancora incominciare.

Nei giorni scorsi avevamo ribadito in più occasioni che il corteo non era un corteo notav perchè ci sembrava, come poi è stato, riduttivo rispetto a quella forza sociale che il #19o è stato in grado di dimostrare nei fatti.

Su questo facciamo volentieri a meno del comunicato dei parlamentari m5s che speriamo, solo presi dal panico pre-giornata che ha travolto molti, si sono lasciati andare ad affermazioni che da queste parti non abbiamo mai fatto.

Per l’informazione con il sangue alla bocca, la giornata era presentata come “notav” perchè nel lessico dell’emergenza, l’etichetta nostra ora ha soppiantato black block e noglobal, e quindi è stata abusata oltre ogni modo. Abbiamo ribadito la nostra posizione per correttezza nei giorni scorsi, e per proseguire la battaglia con i media mainstream che ieri hanno perso l’ennesima occasione per portare un pò di dignità e indipendenza al loro lavoro.

Diciamo questo non per la quantità o meno di scontri che ci sono stati a Roma, ma perchè il cammino del 19 ottobre è quanto di meglio ci si poteva aspettare di questi tempi. Mentre scriviamo, migliaia di occupanti di case, migranti, giovani sono ancora accampati a Porta Pia e proprio come avviene da noi, sono in assemblea rilanciando le lotte sui territori per il diritto all’abitare, per costruire un futuro per tutti e tutte.
La manifestazione di ieri ha fatto quello che aveva detto, ha assediato i palazzi del potere e ha portato avanti con determinazione un percorso che è terminato con la breccia di Porta Pia. 100.000 partecipanti, veri, di quelli che le lotte le fanno veramente non si sono lasciati spaventare dal mantra dei giornali e delle questure e sono andati fino in fondo. Come noi ci viene da dire, meglio di noi speriamo, perchè per noi la Valle va in città ogni qualvolta nascono nuove speranze, nuovi percorsi collettivi di lotta che mettano in discussione tutto quello che genera il “sistema tav”.

Diamo ragione a Enzo Foschi, esponente di spicco del Pd romano, e capo segreteria del sindaco di Roma Marino: «I veri Bleck block sono tutti quei giornalisti infiltrati nel corteo…delusi dal fatto che non scorra sangue…».

Oggi leggiamo gli eleogi alla questura ma ci chiediamo cosa ci sia da elogiare, visto che hanno permesso persino ai fascisti di Casa Pound una sortita. Gli elogi arrivano dai giornalisti che hanno sempre qualcosa da guadagnare dal rapporto con gli uffici stampa, come ad esempio Carlo Bonini, che per vendere copie e pellicole del libro/film Acab, è sempre pronto a fare una sviolinata al digos o al ros di turno. Non ci dimentichiamo di lui quando s’inventò l’intervista del “black Block” che si allenava in Vallle di Susa, poi andava ad Atene e poi si eserciava a Roma. Un esempio di come il confine tra informazione e propaganda sia veramente labile.

Ieri l’informazione mainstream ha perso ancora un’occasione: l’occasione d’imparare qualcosa dai movimenti reali, di provare a raccontare le lotte per quello che sono, provare a dire la verità ogni tanto, dimenticandosi di chi gli versa lo stipendio. Speranze inutili lo sappiamo, Repubblica oggi è il “partito della stabilità” per eccellenza e qui da noi è il partito dell’alta velocità.

Cari professionisti dell’informazione, ieri avete perso.

Cari compagni/e e amici in piazza nel #19o, invece abbiamo vinto un pezzo di quella scommessa.

A Sarà dura!

"Ti fanno sentire un'assassina"

22 ottobre 2013 ore 13:44 segnala
Quella che segue è un'altra testimonianza in prima persona inviata all'Espresso, dopo quelle di Sara e dell'infermiera che lavora in un reparto di obiettori. Un'altra storia che racconta come, ogni giorno, la salute delle donne, la loro possibilità di scegliere, sia calpestata. In tutta Italia.

Quando mi sono accorta di essere incinta non ci potevo credere, ero stata attentissima, usato precauzioni che non hanno evidentemente funzionato. Ho visto il tipo solo quella volta: un rapporto totalmente occasionale. Subito dopo aver fatto il test, ho deciso che l'unica cosa sensata, viste le condizioni, fosse l'interruzione di gravidanza. Ed è iniziato il calvario, perché non posso credere che quella che dovrebbe essere una mia scelta, e in quanto tale dovrebbe essere libera e consapevole, diventi una tortura, una pratica infinita.

Per prima cosa mi rivolgo a un consultorio familiare qui a Sassari. Non esiste un'accettazione e vengo chiamata a turno da tutte le infermiere per sapere cosa faccio li, in barba alla tutela della privacy in un momento cosi delicato. Dopo circa 3 ore in compagnia di gestanti, neonati e bambini di tutte le età, finalmente vengo chiamata dalla ginecologa, la quale mi chiede il perché della scelta e mi rilascia un foglio dicendomi di andare a cercare un'ostetrica all'ospedale per fare l'ecografia e iniziare le pratiche... come? Io? Da sola? Ma non ho idea di cosa fare... aiuto! Mi sono rivolta al consultorio proprio per avere un sostegno, magari psicologico, e invece vengo buttata in mezzo alla strada.

Riesco, non si sa come, a fare un'ecografia e confermare la gravidanza. Ora devo firmare delle cose, ma chi se ne occupa (due persone in tutto l'ospedale... e suppongo in tutta Sassari), non c'è... «Torna domani. Ma non ti vedo proprio convinta... magari aspettiamo un paio di settimane». Come? Ma perché? Io sono convinta, piango perché mi dispiace, piango perché ho voluto vederlo o vederla durante l'ecografia ed è stata una botta di amore immenso che scelgo, dolorosamente di terminare. Piango perché a 33 anni, con laurea, master esperienza all'estero, guadagno 500 euro, e lo Stato non da un centesimo a chi sceglie di fare un figlio da sola. Piango perché trovo che sia un'ingiustizia profonda, dolorosa, ma sì, sono convinta di farlo.

Bene, siamo al quarto giorno dalla scoperta, firmo la liberatoria, e mi si danno una serie di esami da fare. Elettrocardiogramma, analisi del sangue e colloquio con anestesisti. Mi si dice: «Entro una settimana, al colloquio con gli anestesisti devi avere tutti gli esami altrimenti salta l'intervento». Esami che vengono fatti in condizione di pre-ricovero, ma, ancora una volta, completamente sola.

Mi rendo conto che le umiliazioni non sono finite. Per riuscire a catturare l'attenzione di chi mi dovrebbe aiutare faccio vedere il foglio. Lei guarda con sguardo di finta "complicità" e, sbandierando il mio foglio saltella da un tavolo all'altro. Devo tornare l'indomani, presto e aspettare... bene, un'altro giorno di lavoro perso, non che mi interessi particolarmente, ma devo giustificarmi con la capa.

Il giorno dopo ho l'esame, ma anche altri sguardi di compassione forzati, di gente che ha scelto il mestiere di medico perché ama la vita.... Amano farli nascere i bambini...

Il giorno dell'intervento appuntamento davanti alla sala parto, ma manca il gruppo sanguigno, bisogna cercarlo. Io cerco di spiegare che c'è stato un errore causato da loro, ma che comunque l'ho fatto e il risultato è in reparto. Inoltre cerco anche di spiegare che conosco perfettamente il mio gruppo sanguigno da quando ho imparato a leggere, ma non serve. Bisogna averlo dal laboratorio. Ok, non impazzisco. Sono ricoverata, è fatta. Voglio solo allontanarmi dalla sala parto. Dormo. E dormo tutta la mattina e tutto il pomeriggio, anche dopo l'intervento.

L'intervento è andato bene. In camera sono con una ragazza e il suo compagno. Hanno già un bimbo piccolo, e non riescono ad averne un'altro. Arrivano le mie amiche, meno male esistono loro! Mi portano delle paste al cioccolato e un cappuccino. Piango rido e mangio.

Sono passati cinque mesi, ogni tanto penso che dovrei essere incinta di sette. Ma penso anche che meno male ho trovato la forza di farlo. L'ho trovata io, con le mie risorse, col mio carattere, le mie amiche che mi hanno supportato, perché se fosse stato per lo Stato del quale sono obbligata ad essere cittadina, no non l'avrei fatto. Non sono una persona crudele, né irresponsabile, ma hanno cercato di farmi sentire così.

Mi chiedo come faccia una ragazza, magari di 20 anni a far rispettare una sua scelta, un suo diritto. E rimango veramente interdetta dall'ipocrisia sulla quale si regge l'Italia. Tutti in prima fila a "proteggere la vita", ma ovviamente lo Stato laico, tutela, per modo di dire, solo le famiglie tradizionali e solo fino a quando si nasce. Perché poi t'arrangi. Non ho trovato nessuna forma di supporto economico, nemmeno il nido gratuito. E questo avrebbe voluto dire scendere a compromessi. Far decidere della mia vita ad altre persone, i miei genitori, che nel momento in cui campano me e mio figlio ovviamente si sentirebbero anche di mettere bocca su quello che faccio e come lo faccio. La mia famiglia è composta da persone meravigliose, ma non è quello che voglio, e lo Stato che tutto prende e niente da non capisce, non percepisce il malessere.

Ringrazio anche le due dottoresse, coraggiose e denigrate, che nonostante tutto hanno cercato di starmi vicino, ma non possono! Si opera solo 2 giorni a settimana, immaginate la lista d'attesa. Non c'è un supporto psicologico, ma sono convinta che sia una strategia di controllo. Ti devi sentire un'assassina, devi stare male dopo...

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Franca, stuprata da 5 “amici” tutti a piede libero!

22 ottobre 2013 ore 13:40 segnala
Violentata ad una festa tra amici da un branco di 5 ragazzi tra cui un minorenne. E’ la cronaca di questi giorni che porta all’ennesimo episodio di violenza contro le donne che si mescola tra i tanti di femminicidio e l’orrore che molte donne in Italia subiscono tra le mura domestiche, private della libertà da parte di compagni e mariti violenti.

Franca (nome di fantasia evocativo), sedici anni, è stata indotta a bere dell’alcool in una festa e sarebbe stata trascinata in una stanza, dove un gruppo di cinque ragazzi la violentavano a turno aiutati da un altro che faceva da “palo”. Alla festa partecipavano una ventina di persone tra cui altre studentesse. A stupire è stato l’atteggiamento omertoso degli altri partecipanti e degli stupratori che dopo lo stupro si sono comportati come nulla fosse e si sono vantati con gli altri di aver costretto la ragazzina agli abusi schernendola pure della violenza subita, come se fosse colpevole di quanto accaduto.

E’ la cronaca di un Paese dove il corpo femminile è considerato come una proprietà, dove la sessualità di noi donne non appartiene a noi ma alla comunità, da qui nascono le numerose violenze che subiamo nel quotidiano. Un episodio che dimostra che la violenza di genere non ha nazionalità e classe sociale e non avviene solo in contesti di degrado.

Sono Centotredici finora le donne uccise da mariti e compagni, donne che hanno subito botte, stalking e violenze in famiglie normalissime, senza avere giustizia. Donne che non sono state credute nemmeno da chi doveva proteggerle, dalle forze dell’ordine, come la signora che a Linea Gialla (La7) la quale raccontava che aver subito anni di botte e maltrattamenti annotati nel suo diario e testimoniati dai suoi lividi e le sue denunce non è bastato per essere creduta, e non solo, le sono stati tolti pure i figli dai servizi sociali e affidati al suo carnefice. Nemmeno i numerosi episodi di stalking e perfino aggressioni da parte dei fratelli dell’ex marito che si sono protratti anche dopo la separazione.

Storie così sono all’ordine del giorno. Uomini assolti malgrado le testimonianze, come la signora che ha messo la telecamera in cucina per filmare suo marito che ogni giorno metteva un po’ di acido nel bicchiere della moglie per avvelenarla. Ma nemmeno questo è bastato per condannare il marito per tentato omicidio. Infatti è stato assolto. A piede libero come il gruppetto di giovanotti che a Modena hanno violentato a turno Franca. A piede libero come Francesco Tuccia, militare incaricato proprio per la sicurezza tanto ostentata dal Governo, a febbraio del 2012 violentò e quasi uccise Rosa e che ora anche se condannato ai domiciliari a 7 anni può usufruire dei permessi per uscire e andare a lavorare.

Non è un problema di giustizia. In Italia esiste una ben precisa “gerarchia dei reati” , dove perfino un furtarello viene considerato più grave e condannato per via direttissima. Esiste l’omerta’ dei testimoni che va ad impedire che un reo venga condannato e a minare la credibilita’ della vittima, scoraggiandone la denuncia. Possibile che nessun* si sia mess* dalla parte di Franca?

Non riesco a comprendere come la vittima, alla quale va la mia solidarietà, abbia avuto il coraggio di denunciare questi ragazzi in un sistema come il nostro dove se sei italiano e di buona famiglia non vedrai nemmeno un giorno di galera.

Le cronache annunciano, infatti, che il branco è ancora a piede libero da agosto, mese in cui si è consumata la violenza. Niente custodia cautelare. In pratica Franca continuerà a vederli ogni giorno poiché i cinque sono tutti suoi compagni di classe. Un episodio gravissimo che non solo porterà la ragazza a gravi sofferenze psicologiche e ad abbandonare la scuola per non vederli più ma rischierà di esporla a ulteriori violenze, minacce, ritorsioni come accade alle donne che hanno tentato invano a denunciare i propri compagni e mariti e malgrado questo se li sono trovati di nuovo sotto lo stesso tetto a subire ulteriori violenze.

Questo episodio meritava la custodia cautelare dato il loro legame con la vittima. Ma li hanno lasciati liberi come se si trattasse di accuse infondate. Perchè non aveva segni sufficienti per dimostrare che è stata stuprata?

Diceva la grande Franca Rame “Ancora oggi, proprio per l’imbecille mentalità corrente, una donna convince veramente di aver subito violenza carnale contro la sua volontà, se ha la “fortuna” di presentarsi alle autorità competenti pestata e sanguinante, se si presenta morta è meglio! Un cadavere con segni di stupro e sevizie dà più garanzie”.

Stessa cosa per il femminicidio, quando le forze dell’ordine agiscono quando ormai è troppo tardi, ovvero quando la donna è già morta ammazzata. Come se le donne non fossero credute.

Questa inadempienza ha dato una lezione precisa. Prendete chiunque possieda un “taglio” in mezzo alle gambe e violentatela. Per l’opinione pubblica resterà lei l’istigatrice, come migliaia di commenti che si sono riversati la stessa sera alla festa e su Facebook contro di lei, come è accaduto anni fa ad una quindicenne a Montalto di Castro.

La cronaca e in particolare repubblichina, annuncia che i ragazzotti rischiano dai 6 ai 12 anni di carcere, anni che non faranno mai tra l’altro, e descrivendoli come delle vittime, come se lo stupro fosse un atto che non merita di essere punito a dovere.

Questo episodio, invece, rappresenta una gravissima violazione dei diritti umani, una sorta di licenza allo stupro, l’ennesimo atto che porta ad accrescere la cultura dello stupro, dove violentare una donna non è riconosciuto come un reato ma come un normale rapporto sessuale di cui vantarsene, come è accaduto quel giorno alla festa, dove la vittima appariva agli occhi di stupratori e altri partecipanti come una sorta di puttana che ha istigato il carnefice. Chissà per quanto tempo ancora potranno vantarsi con gli amici della loro nefanda azione su una ragazza di sedici anni. Chissà come verrà trattata Franca al processo, sempre se ce ne sarà qualcuno.

A Franca alla quale va tutta la nostra solidarietà auguriamo di non subire la violenza che ha subito Marinella a causa di un contesto oppressivo e maschilista perpetrato dallo stato italiano che permette, ogni due giorni, di mettere a segno una strage sistematica di donne e ragazze.

In un paese che punisce realmente episodi simili, che insegna già dalle scuole che la sessualità femminile non fa parte della comunità e che il sesso è un rapporto consensuale da ambo le parti, uno nemmeno ci penserebbe a violentare una donna.

Lo stupro è un esercizio di potere non un atto di libidine. E chi la compie lo sa benissimo. La consapevolezza dei giovani sull’uso di questo potere è dimostrata dal tweet che in questi giorni è stato lanciato da un ragazzo di Iglesias contro un gruppo di paesane che manifestavano contro la violenza di genere.

Colpisce l’età del ragazzino e significa che la violenza sulle donne sta crescendo esponenzialmente nelle nuove generazioni ed è una prova di quanto è forte più che mai la disparità di potere tra uomo e donna. Un sedicenne che grida senza pudore allo stupro, impavido dalla critiche perché è consapevole delle ricompense sociali che riceverà dall’opinione pubblica, di una maggioranza che ancora oggi è reazionaria verso la lotta delle violenze e delle discriminazioni che subiscono le donne nel quotidiano ma anche verso chi si impegna a lottare, visto come un nemico che vuole mettere le mani sul potere patriarcale che relega le donne in una posizione subalterna, dove la violenza è un mezzo per controllarci.

Un ragazzino coetaneo di Franca è l’ennesimo esempio della condizione femminile delle donne in Italia oppresse ogni giorno da un’onda di violenza maschile impunità. Offese, molestate, picchiate, stuprate e uccise in quanto donne.

Ogni violenza contro le donne è un atto che colpisce la nostra libertà e preoccupa che uno stupro non venga punito. Ciò significa che la nostra libertà sessuale non conta e può dare un cattivo segnale, percependo l’azione come un fatto poco grave o addirittura giustificabile. Oppure può contribuire a percepire il nostro corpo come un oggetto.

Fate girare questo post affinché episodi come quello che si è consumato pochi giorni fa a Modena venga punito, affinchè non accada come a Montalto di Castro, il cui sindaco, Salvatore Carai che pagò l’avvocato difensore agli stupratori, dichiarò: “Lo stupro esiste solo se commesso dai cittadini rumeni…Dalle nostre parti le uniche bestie sono gli immigrati rumeni. Loro sì che lo stupro l’hanno nel sangue”.

Ma quanti episodi simili finiscono con l’assoluzione o col rilascio del carnefice?

Troppi. Ma chi si occupa di fornire i dati?

Nessuno. L’Italia ha buone leggi ma mancano gli strumenti, culturali e sociali, per prevenire e affrontare le violenze. Molti paesi europei hanno un osservatorio dove vengono raccolti i dati delle violenze contro le donne. Sia le forze dell’ordine, che i tribunali, che il personale ospedaliero è formato e collabora per fornire questi dati. L’Italia non ha rispettato le richieste dell’Onu e della convenzione di Istanbul; così non solo non abbiamo dei dati istituzionali e veritieri sul numero di donne che subiscono violenza o che sono state uccise (solo i blog si occupano a raccogliere questi ultimi), ma ciò è perfino pericoloso perché non sappiamo nemmeno come vanno a finire le denunce e le condanne.

Tutto questo pone le donne al rischio di vittimizzazione o rivittimizzazione perché le espone a subire altre violenze reiterate nel tempo, molto spesso fino alla morte della vittima. Oppure rappresenta una sorta di “censura” verso un fenomeno che andrebbe discusso e affrontato, ma non come un’emergenza, ma come un problema culturale. Non invochiamo solo leggi sicure ma esse sono importanti per tenere lontani i carnefici dalle loro vittime, sopratutto quando con esse hanno dei legami.

Certo la cultura è fondamentale, perché il nostro paese non investe nulla per prevenire la violenza di genere a partire dalle cause, dalla radice. A nessuno viene insegnato che la donna non è un oggetto, anzi, i giovani di oggi stanno crescendo bombardati da messaggi che veicolano tale idea e che spesso è la causa degli stupri compiuti dagli adolescenti. Un ragazzino o una ragazzina cosa può imparare seguendo un programma dove un concorrente scarta la sua corteggiata perché lo ha baciato subito?

A nessuno viene insegnato che la libertà sessuale delle donne va rispettata, anzi, l’offesa più comune che ancora oggi viene fatta ad una donna è darle della puttana, andando a colpire la propria onorabilità sessuale, anche in caso di stupro.

Ed è fondamentalmente per questo che le vittime di stupro non denunciano e quelle che lo fanno subiscono dileggio e persecuzioni come Marinella, come Annamaria e come Franca alle quali esprimiamo la nostra piena solidarietà.

La moralità sessuale che diventa un presupposto per esercitare controllo sui nostri corpi e per sottrarli dalla nostra autodeterminazione e darli in pasto alla comunità che ne dispone come vuole come è accaduto al corpo di Franca.

Lo stupro non va minimizzato. Se lo Stato lo minimizza significa che lo ritiene ancora un mezzo di controllo legittimo verso le donne. Chiediamo alla Ministra della Giustizia di prendere atto di questo triste episodio e di applicare la custodia cautelare agli aggressori di Franca.

Mettete dei sorrisi sulle vostre facce!!

22 ottobre 2013 ore 13:38 segnala
Il principio fondamentale del movimento progressista in tutto il mondo è che solo attraverso la lotta pacifica si ottiene la pace. E solo attraverso l’iniziativa gioiosa si ottiene la gioia. Mai prima d’ora centinaia di milioni di persone avevano affermato tutti assieme che il fine non giustifica i mezzi. Il Nuovo Movimento Progressista Mondiale può essere identificato col rifiuto collettivo della violenza, della sopraffazione, dell’ingiustizia, della cultura del consumismo, del culto dei soldi, del disprezzo dei sentimenti, dell’apparenza, della falsità, della negazione delle emozioni, dei sentimenti, dei desideri, dell’espressione artistica e libera della propria individualità.

Ma per le persone che stanno costruendo il mondo nuovo non è importante tanto quel che rifiutano quanto quel che desiderano: un senso della collettività umana basato sull’amore, il rispetto e la comprensione, la cooperazione come strumento per risolvere i conflitti e soddisfare i bisogni materiali, l’empatia con la natura, l’arte come diritto in quanto cibo per l’anima, la valorizzazione della diversità, il senso del comico e del ridicolo come maestri spirituali, l’ascolto di sé e degli altri come mezzo per crescere. Ma anche la declamazione di questi principi positivi non riesce a descrivere fino in fondo l’essenza di questo movimento.

Niente, infatti, rappresenta quel che pensiamo e facciamo quanto la qualità della nostra lotta. L’aspetto più stupefacente di questo movimento è il fatto che in tutto il mondo, attraverso i canali più disparati si sia svolto un dibattito durato 20 anni, informale e caotico, che ha coinvolto milioni di persone e che alla fine ha dato come frutto una precisa strategia d’azione. Oggi, centinaia di milioni di persone stanno seguendo un principio ferreo nel concepire e realizzare le loro iniziative. Un principio non scritto, ma approvato in mille modi da milioni di assemblee, gruppi, collettivi, cerchi intorno al fuoco, concerti rock, mercati dell’usato e del biologico.

Una linea d’azione semplice che possiamo riassumere in una frase: Saremo pacifici, saremo allegri, ci dedicheremo a costruire pezzi di futuro e lo faremo con gentilezza, mireremo a risultati piccoli e immediati e dopo ogni risultato festeggeremo e grideremo più forte: ‘La gioia sta arrivando!’ Questo il principio. I modi di realizzarlo sono infiniti e ogni giorno nuovi. Ma, in ogni caso, l’azione di questi gruppi indipendenti e caotici non ricorda in nessun modo la pratica politichese delle vecchie riunioni socialiste e comuniste. Un esempio per tutti: il gruppo Transition Town (città in transizione) è stato fondato da un professore di scienze naturali e uno di economia inglesi. È un gruppo dedito allo studio di problemi complessi come il picco del petrolio e i cambiamenti economici che una società rispettosa dell’ambiente comporta. Ma per statuto si impegnano a non fare mai una riunione senza che ci sia di mezzo anche una festa. Discutere senza festeggiare è triste e non riuscirai a costruire una società allegra con un metodo noioso. L’altra particolarità di questo gruppo è che per entrare devi aver già realizzato nella tua città un’esperienza che abbia portato a risparmiare i consumi di petrolio, socializzare l’economia locale, valorizzare le fonti rinnovabili di energia.

Il programma di questo gruppo non è formato da dichiarazioni di principio e da progetti per il futuro è invece la somma di tutte le esperienze che hanno funzionato generando un piccolo passo in più verso un’economia sostenibile. La teoria è l’insieme delle buone pratiche. Non importa se sei andato a parlare ai bambini di un asilo o hai organizzato una festa da ballo con gli anziani, hai costruito un impianto eolico o una cooperativa di riciclaggio. Qualunque cosa tu abbia fatto va bene se ha funzionato. Siamo di fronte a una totale inversione rispetto al paradigma teoria/azione vetero comunista. Questa logica coinvolge tutto il movimento che si autodefinisce e traccia i suoi confini ideologici secondo lo stesso principio del risultato pratico. Questo stato di cose, questa grande agitazione e passione collettiva, ha dato vita a una quantità incredibile di settori di iniziativa e di modalità di azione pur mantenevo rigidamente il movimento lungo una strada coerente e condivisa. Il che su piano della teoria della comunicazione è un miracolo incredibile!

Un milione di gruppi e associazioni lavorano costituendo una colossale rete sinergica che raccoglie i contributi di contadini cooperativi, permaculturali biologici, mercanti equi, poeti, idraulici solari, commercialisti etici, ingegneri a basso consumo, clown shamani da ospedale, organizzatori di gruppi di acquisto e di baratto, giardinieri guerriglieri e guerrigliere dell’uncinetto, amanti di ogni sorta di creatura vivente, vegetariani, veterinari olistici, ricercatori, operai del ricilo, buddisti, costruttori di eco case, webmaster solidali, costruttori di reti aziendali socialmente impegnati, difensori del territorio, musulmani, massaggiatori, cantanti, abbracciatori gratuiti, performer, animatori di flash mob, cristiani, economisti indipendenti, professori universitari, indiani Seminole, ex schiavi brasiliani Kalunga, induisti, onlus, volontari, artisti digitali, tecnici pacifisti, omosessuali buongustai, scambiatori di case, praticanti del car sharing, assicuratori non violenti, terapisti transessuali, seguaci di Zoroastro, trapezisti con la rete, donne manager, puericoltori, padri, madri, sorelle e amanti.

E tutta questa gente coopera in modo confusionario ed estremamente efficiente per produrre il bene più prezioso del mondo, un prodotto di una qualità superiore: un modo di vivere in armonia in questo paradiso verde e blu. Un prodotto che non ha paragoni sul mercato delle vite grigie e senza sogni. Un prodotto che puoi stare certo andrà a ruba. Perché oltretutto è gratis. Basta che te lo fai da te. Trovi le istruzioni e i tutor per realizzarlo sul Web.

Ps. Nel prossimo articolo ti racconterò di un movimento senza capi né Messia a causa di una smodata passione per la scienza.

Articolo di Jacopo Fo | 21 ottobre 2013