L'UNICO AMORE

12 aprile 2019 ore 09:26 segnala


L'unico amore, quella passione ribollente, che mai mi ha abbandonato nella vita, lo ammetto, ed è sempre stato ampiamente ripagante quanto meno se rapportato agli amori sentimentali con ragazze o donne che ho conosciuto in questi lunghi anni, è e resta quello per la letteratura. Ma letteratura tutta, non solo quella "alta" o quella modaiola. Da maniaco bibliofilo ho accumulato oltre diecimila libri e chi sa quanti altri mi sono passati per le mani finendo rivenduti; ricordo ad esempio quando partii per Siena per regalare alla mia Contrada un lascito di circa cinquecento libri così che li potessero leggere nelle loro sale. E ancora ricordo l'unico libro che mai abbia fatto le corse a rivendere senza neppure averlo finito, tanto mi era risultato insopportabile (badate, io sono uno che legge da Stephen King all'Ariosto, quindi veramente di tutto), fu un libro di Galasso "Le nozze di Cadmio e Armonia", acquistato ahimè spinto dalle critiche e recensioni favorevoli. Mai più, da allora ho sempre cercato di scegliere e questo mi ha portato a formare collezioni di grande valore, dato che certosinamente andavo rovistando tra librerie dell'usato e antiquari, componendo quindi clamorose collezioni di Tolkien, Mishima, Celine, Huysmans (del quale, giusto per dire, la ricerca de "Le folle di Lourdes" mi è durata anni), D'Annunzio e tanti altri. Tra questi con orgoglio so che spiccano i moltissimi libri che amo definire degli Umoristi Italiani del Novecento, perle rare che si riescono a trovare - per alcuni autori - solo in economiche ristampe ma manchevoli nei listini di infiniti titoli. E mi è doveroso ricordare Marchesi, Mondaini, Metz, Mosca, Manzoni, Campanile e Guareschi. Di Giovannino esistono moltissime ristampe quindi è tuttora alquanto facile per l'appassionato avvicinarsi all'inventore di Peppone e Don Camillo, ma per gli altri - fatto salvo Campanile che viene ancora ristampato - bisogna lottare con denti e unghie per trovare libri d'epoca. Ne parlavo questi giorni appunto con gli amici di " progetto.mondopiccolo ", un gruppo su Instagram di appassionati di Guareschi che si chiedevano se veramente avevo i libri del Carletto Manzoni di cui favoleggiavo.


Carletto Manzoni, 16 aprile 1909-16 maggio 1975, fu uno dei più fini autori satirici che abbia attraversato il nostro paese, collaborando al mitico IL BERTOLDO di Guareschi, insieme a Giovannino e a tutte quelle belle penne i cui nomi citavo poc'anzi. I suoi racconti vanno dall'umorismo puro al demenziale, passando per la satira arguta ma salace, e alla strepitosa presa in giro dei gialli americani che nel dopoguerra la Mondadori aveva imposto nelle edicole. Manzoni si immedesimava a tal punto che è facile ricordarlo col baffetto, la pipa e il cane esattamente come il suo personaggio Chico Pipa - investigatore privato - e Scarpa il cane da fiuto che lo aiuta. Se si va a guardare Wikipedia si trovano citati meno di venti titoli, il che dimostra che la sua scheda è quanto meno poco accurata, considerato che la mia collezione, parte della quale vedete nelle foto, è di ventitrè titoli, quasi tutti datati tra il 1955 e il 1964 quindi prime edizioni, cosa che - quando se la sono trovata davanti visivamente - ha fatto cascare le braccia agli amici guareschiani che non sono mai riusciti a mettere le mani su così tanti libri del Manzoni. C'è poco da fare, veramente l'amore per la lettura sa dare grandi soddisfazioni se lo si coltiva attentamente, prova ne è il mio vizio di creare collegamenti tra i libri, non ricercando unicamente titoli particolari ma sceverando dettagli che finiscono per formare quell'aura leggendaria che sempre ammanta le bizzarre scoperte del bibliofilo. Un esempio, nel celebre libro horror PASQUA NERA di James Blish c'è una scena in cui un demone femmina si presenta ad uno dei clienti del mago Theron Ware per sedurlo come succubo: questa donna bellissima ha al collo un pendente a forma di goccia con inciso "Cazotte". Nel libro nulla viene spiegato al riguardo ed il lettore facilmente ci scivola sopra come un dettaglio di poca importanza; qui invece il demone della curiosità che da sempre attanaglia il bibliofilo lo spinge sull'usta a cercare di saperne di più. Proprio questo mi portò, anni dopo e alla fine di bizzarre ricerche, a scoprire che veniva citato Cazotte, un antico scrittore francese autore de "Il diavolo in amore", storia simile di possessione erotica. Riuscii con grande soddisfazione a trovarne una copia ristampata da Franco Maria Ricci nella collana La biblioteca di Babele ma non posso non rimpiangere la ghiotta occasione che mi sfuggì dalle mani - tradotto in italiano volgare non mi bastarono i soldi - quando da un antiquario trovai la prima edizione italiana dell'ottocento ricca di illustrazioni. Ecco, queste sono - anche se non si riesce poi ad averle concretamente tra le mani nelle proprie collezioni - quelle cose che a chi come me è divorato da tale passione diventano racconti da narrare intorno al fuoco, quegli incontri rarissimi con certe arabe fenici che hanno illuminato un giorno i nostri sentieri per svolazzarsene allegre nelle biblioteche di chi sa chi altro. E potrei parlarne all'infinito ma la dimostrazione del mio essere, la più tangibile, è proprio quella che avete sotto gli occhi, quando non leggo scrivo, in un eterno circolo vizioso benché il piacere fisico dei fogli di carta, magari pesanti e dai contorni grezzi come un secolo fa, o fragili e ingialliti da maneggiare con amorevole attenzione sia ben lungi da quello della semplice, rapida, lettura nel web, che par di stare in una grande piazza rumorosa a tentare di afferrare qualche discorso la cui interezza sfugge e il cui ricordo non si mantiene. La carta, sì, l'inchiostro e i minimi solchi lasciati dai piombi tipografici... lasciatemi chiudere con una battuta ironica che forse sarebbe piaciuta alla buonanima di Paolo Poli. " se non avessi più la carta, non riuscirei nemmeno più ad andare in bagno..."
E buona lettura a tutti.

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INTERVISTA A IL CANTASTORIE

04 aprile 2019 ore 10:10 segnala


Sono convinto, al di là di qualsiasi fede religiosa uno possa avere, che da qualche parte dell'universo, che so, in un buco nero o semplicemente nell'armadio di casa, o dietro lo spiraglio di una dimensione parallela, ci sia il Fato in agguato che se ne sta a rimescolare le sue carte, a tirare i dadi o chi sa cosa altro. Non si spiegherebbe altrimenti la bizzarra avventura capitata poche sere fa: mi trovavo alla stazione e, nello spazio dedicato ai viaggiatori in attesa, c'é un pianoforte messo a disposizione del pubblico affinchè possa esercitarsi se è un novizio o fare una prova di bravura se è un provetto musicista. C'era appunto, in quell'ora tarda, un giovane intento a suonare con grazia e ho trascorso piacevoli momenti nell'osservarlo poi, mentre stava andandosene, ho notato che aveva lasciato sul pianoforte un cd musicale. Incuriosito ho guardato e c'era un foglietto d'accompagno che lo definiva un "cd giramondo" da ascoltare e lasciare altrove perchè altri potessero usufruirne, sulla voga esplosa anni fa di quei libri che ogni tanto trovate sugli autobus o sulle panchine, che si possono prendere a patto che prima di lasciarli ci si scriva data e luogo così che diventi una vera cronistoria del loro viaggio. Prima che se ne andasse verso chi sa quale città, su quale treno non l'ho saputo, mi è venuta voglia di scambiare qualche parola con lui così, superato l'imbarazzo iniziale e considerato che appunto quel briccone del Fato aveva voluto che si incrociassero i sentieri di due artisti - lui della musica, io dell'inchiostro scritto e disegnato - ne è venuta fuori questa intervista che mi fa piacere di condividere con voi lettori, e scommetto che saranno pochi quelli che già lo conoscono ( a tal fine vi consiglio vivamente di cercarlo su Youtube dove potrete ascoltare due suoi videoclip, se non vi capitasse mai di trovare uno dei suoi cd vagabondi).




In un panorama musicale sempre più dominato da realtà tipo rapper, che pure in alcuni casi tentano di mandare dei messaggi al pubblico, come si inserisce una entità decisamente controcorrente, direi persino fuori epoca, come IL CANTASTORIE?


- È sotto gli occhi di tutti che in generale da diverso tempo ormai, mancano dei veri talenti che determinano e che non sono determinati. Per talento io intendo un qualcosa che non per forza sia sulla cresta dell'onda, anzi. Spesso oramai il talento e sacrificato ai numeri, a quello che piace, ai soldi. Se muove soldi vale, altrimenti non vale niente.
Secondo me spesso è l'opposto invece.
Poi il vero talento può fiorire con calma e nel tempo. Prendiamo l'esempio di Van Gogh lui dipingeva per le generazioni future, "quelli che verranno", diceva. Incredibile non trovi?
Ci sono persone straordinarie che vedono molto più in là del presente, vedono nell'eternità, e su quella di basano e spesso queste persone non sono mai al pari con i tempi in cui vivono.
Essere fuori epoca è un complimento per il Cantastorie, difatti la sua figura esisteva nel medioevo dove un uomo girava per le piazze a raccontare storie. Oggi queste figure non esistono più, quindi Il Cantastorie può essere due cose: o ampiamente passato nel tempo o incredibilmente avanti, perché ad oggi unico nel suo genere.
Il tempo è ciclico e chi pensa alla buona musica oggi cerca spesso nel passato. Ma ho fiducia perché tutto si ripete ed è inevitabile che prima i poi i Cantastorie ritornino.
Sinceramente non è importante per me, non cerco il successo e il tempo risponderà, anche se non ci sarò più, il tempo risponderà.
Oggi Il Cantastorie lo collocherei più o meno così: è una poesia, un sogno o la parola mai detta che trova la forza di uscire.
Quando le persone cantano assieme a te sollevano un pochino i loro pesi e si liberano, perché Il Cantastorie conta e spera di dare voce a chi non ha voce ed è una grande forma d'arte mettere a disposizione quello che fai, non per mostrarti o per creare il tormentone estivo, ma per aiutare a ritrovarsi.
Il cantante canta ma Il Cantastorie racconta, lo ripeto sempre.
Purtroppo oggi, in generale non se ne trovano molti che sanno usare la musica, ci sono ottimi musicisti, tecnici e istruiti, delle belle rime, dei bei ragazzi, dei bei tatuaggi ma rari sono i Cantastorie.


E' evidente che la nascita del CANTASTORIE risponde esattamente al bisogno profondo di un artista: ti ha creato problemi, nel sociale, il presentarsi in una linea che dagli antichi Troubadores sfocia fino ai Branduardi e Battiato, ma che sembra destinata ad un pubblico di nicchia?


- Hai detto bene! Sì, è proprio il bisogno profondo di un artista ma non solo. Come dicevo prima è il bisogno di molte persone in realtà, è la voce di molti cuori che ha questo bisogno, che sì, se paragonata alla maggioranza, ovviamente sembra una piccola nicchia. Ma vedi, credo che nel piccolo e nel raro, stia proprio il vero valore. Tanto più difficile è il trovare qualcosa, e tanto più è di valore. E questo non lo insegna qualche maestro spirituale ma l'economia moderna.
Se pensiamo a Battiato dato me lo hai menzionato, lui ha fatto un qualcosa di straordinario, qualcosa che sembrava destinato a pochi invece oggi è amato da grandi e meno grandi. È entrato nell'eternità come il Van Gogh menzionato poco fa e lo ha fatto fregandosene di quello che sembrava contemporaneo a quel tempo. Lui è un artista che ha determinato me non è stato determinato, riprendendo il discorso di prima.
Poi per continuare la risposta dico sì, ovviamente restare fedeli alla voce del cuore crea qualche problema. Tutti noi accettiamo dei compromessi per vivere tranquilli, tutti abbiamo una zona comfort dalla quale fatichiamo ad uscire. Spesso però la voce del cuore sta fuori dalla zona comfort, perché quella voce sei tu, ma la zona comfort invece è imposta da qualcun'altro.



Molte delle canzoni presenti nell'album LA VOCE DEL CUORE danno voce a forti connotazioni filosofiche, puoi parlarcene, magari descrivendo il perchè di tali scelte?


- La musica può essere un mezzo frivolo, ma usata con sapienza può trasformarsi in un grandissimo mezzo di comunicazione. Io ci provo, mi impegno e mi impegnerò perché so che responsabilità può avere un vero artista. La giusta musica e giusta parola può essere utile anche a qualcuno che sta cercando di cambiare vita, può aiutare in un percorso di guarigione psicofisica e non lo dico di certo io, sarebbe interessante aprire un capitolo per parlare delle nuove scoperte della medicina. A Roma per esempio alcuni medici di fama internazionale lavorano con delle frequenze, e con le vibrazioni. C'è una clinica apposta. È incredibile vero?
Potrei elencare tutti gli esperimenti della risonanza e della memoria dell'acqua per dare ancora più significato a quello che è il potere della musica, ma per chi cerca le risposte saranno assicurate. Quindi cercate se volete.
Io penso quindi che unire ad un semplice suono le giuste parole, può avere, e ne ho avuto l'esperienza, un grande beneficio nella totalità dell'individuo.
Come hai sentito, uso anche dei mantra nelle mie canzoni ogni tanto, che venivano usati nel passato, ma anche oggi, proprio per calmare la mente. Il mantra è associato al brano non in maniera casuale ma c'è sempre un motivo.
In generale non voglio dare grossi stimoli alla mia stessa mente né a quella di chi ascolta, siamo così tanto stimolati già dalla società, dalla pubblicità, dalla scuola, che anzi voglio cercare di calmarla, calmarla così tanto da arrivare a noi stessi. Al silenzio.
Ed è possibile arrivare al silenzio tramite ad un suono o ad una frase? Assolutamente si.
Credo che la dualità non esita. Ma che esista un unicità che non puoi vivisezionare. E quando capisci che non esiste bianco contro nero ma è grazie al bianco che esiste il nero, capisci che è grazie al suono che esiste il silenzio.
Siamo indivisibili. Vorrei ricordarmelo e ricordarlo sempre.




Diversamente dal continuo presentarsi in pubblico di ogni personaggio, al solo scopo di richiamare il maggior numero di fans - e con tutti gli inconvenienti che crea tale sovraesposizione - il CANTASTORIE ha scelto una forma di privacy, un aura di riservatezza che può da un lato aumentare l'interesse dall'altro finire per diminuire il seguito di un pubblico ormai ammaestrato a privilegiare solo l'apparenza. Quanto di questo è studiato e quanto invece corrisponde semplicemente ad un tuo stile di vita?


- Il Cantastorie non ama mettersi in mostra, fa l'opposto.
Anche perché come dicevo prima non è necessario, ripeto Il Cantastorie non è una persona ma un idea.
In un mondo dove si vuole solo apparire Il Cantastorie ama il mistero perché spinge ad usare tutti i sensi e non solo la vista.
La mia persona è stata per diverso tempo in prima fila, quasi per tutta la vita direi, ho prodotto diversa roba a nome mio che ovviamente qui non promuoverò, ma poi ho capito che questa voce, è veramente qualcosa di così autentico che io non posso mostrarlo al pubblico, perché non sono io in quanto individuo. Al massimo sono un antenna che capta dei segnali così precisi e tenta con i mezzi che ha di decifrarli ed esporli. Questo processo è così autentico che qualsiasi tentativo di descriverlo finirebbe per allontanare le persone da quello che realmente Il Cantastorie vuole comunicare.
Non ho mai e poi mai fatto una cosa così. Ci ho sempre messo la faccia, non ho paura, anche se non ho mai nemmeno fatto un CD da solista, primo suonavo tutt'altro, ma per vari motivi ho ritenuto giusto farlo. Questa volta avendo lavorato un pochino sul mio ego però, ho capito di mettermi da parte e lasciare spazio alla voce del cuore.
Se questa scelta mi costerà degli ascolti?! Beh è un sacrificio che son proprio pronto ad affrontare, la vivo come una selezione naturale, so che chi guarda l'apparenza "non andrà d'accordo" con la figura del Cantastorie.
Ma va bene così, è giusto così. Insomma, son certo che stare in disparte è un Arte!


Il CANTASTORIE oltre alle canzoni ha creato anche dei libri, vuoi presentarceli, rivelando anche le loro radici e lo scopo che si prefiggono.



- Come dicevo poco fa ho fatto altre cose oltre la musica, anzi, oltre il Cantastorie, ma quello ero io e non userò il Cantastorie per promuovere la mia persona.
Mi son divertito a promuovere e lavorare in tutta Italia, conoscendo persone fantastiche che stanno guidando moltissime altre persone verso una nuova consapevolezza.
Oggi, il mio scopo e diverso.
Possiamo però parlare dei progetti futuri che interessano Il Cantastorie. Lui scrive poesie, dipinge, suona, eppure lui non è un poeta, non è un pittore, né un cantante, piuttosto si lascia guidare dal momento.
È vero sto lavorando ad un libro che uscirà a nome del Cantastorie e basta. Autore: Cantastorie, stop. Niente indizi, niente di niente. Il Cantastorie sarà più che sufficiente. Sarà un libro che guiderà il lettore attraverso alcuni viaggi che realmente Il Cantastorie ha fatto e fa tutt'oggi nell'anonimato, tra le piazze, ma anche tra le montagne o attraverso il mare, leggendo la natura e gli occhi delle persone che ignare gli passano davanti. Sarà un viaggio oltre il suono, poiché oltre... Beh, oltre c'è una sacralità che non può essere compresa con il pensiero, c'è quella voce che può essere udita al di sopra dei rumori che sovrastano tutto il resto, perfino se non grida, anche se è solo un bisbiglio, quel sussurro che senti prima di nascere e probabilmente prima di morire.
Il Cantastorie non si può definire come musica scrittura od altro, ed è proprio questa la sua forza in un modo che cerca a tutti i costi di darti un etichetta.




Ascoltando LA VOCE DEL CUORE è inevitabile riandare con la memoria al glorioso progressive italiano di molti anni fa, per questo inizialmente definivo controcorrente il CANTASTORIE, la parte di pubblico più giovane che non ha una formazione musical-culturale dell'epoca potrà restarne stupita, gli ascoltatori di un altra generazione invece ritroveranno quelle sonorità meravigliose che credevano perdute. Resterai su questo sentiero o prevedi di voler sperimentare anche altre correnti musicali?


- Concordo con la tua descrizione e sinceramente è quello che spero. Spero di portare freschezza ai più giovani e spero di riportare alla mente alle generazioni più mature certe sonorità dimenticate.
Spero di commuovere e commuovermi.
Questo spero.
Sperimentare assolutamente sì ma senza uscire dal binario che Il Cantastorie ha costruito. Lo scopo è sempre quello che abbiamo menzionato poco fa, riassumendolo direi: La voce del cuore.
Qualsiasi cosa si faccia, se guidata da una qualità che si trova oltre la mente pensante acquista a sua volta un linguaggio universale che parla a prescindere dallo stile musicale, nel cuore di tutti e alla stessa maniera.
E non importa se ci vorranno vite, Il Cantastorie non morirà mai, resterà sempre in silenzio, in disparte, nel posto di chi non vuole disturbare, il proprio cuore.
Basta solo ascoltare.
Vi abbraccio.



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« immagine » Sono convinto, al di là di qualsiasi fede religiosa uno possa avere, che da qualche parte dell'universo, che so, in un buco nero o semplicemente nell'armadio di casa, o dietro lo spiraglio di una dimensione parallela, ci sia il Fato in agguato che se ne sta a rimescolare le sue carte...
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MOMO

06 marzo 2019 ore 08:24 segnala


Che le vaste praterie del web fossero in realtà un campo minato dovrebbero essersene accorti anche i sassi, quello che stupisce - o forse non poi troppo data la velocità con la quale il pubblico assorbe qualsiasi cosa vi trova - è la facilità con cui ad ondate cicliche si avventano sui cervelli per lo più giovani nuovi miti e leggende metropolitane. MOMO è a buon diritto una di queste, la meno nota ancora in Italia, ma una delle più pericolose, che nell'arco di meno di quattro anni ha seguito tutta la naturale evoluzione, decadenza e trasformazione propria di una reale specie vivente. Nel 2016 l'artista giapponese Aisawa (Keisuke Aiso) realizzò una scultura a forma di arpia ma platealmente derivata dalla protagonista della serie horror cinematografica "The Ring" e la espose presso la Vanilla Gallery di Tokio, fin qui nulla di particolare visto che Aisawa lavora per l'industria degli effetti speciali cinematografici, se non che a metà del 2016 una sua foto apparve su Instagram per opera del nick nanaakooo, Ora, sappiamo tutti che Instagram è l'ultima frontiera del web, alla quale stanno accedendo tutti i transfughi delusi dalle piattaforme di blog, ed è il terreno più fertile - trattando unicamente di immagini - per la creazione e diffusione dei famigerati meme. I meme, è bene ricordarlo, sono le prese in giro, le messe in ridicolo di qualsiasi cosa vada di moda, dai personaggi pubblici, agli spettacoli, a foto di persone con qualche difetto o atteggiamento bizzarro rubate nei vari profili. Spesso e volentieri appaiono meme bellissimi, con battute intelligenti e argute, altre volte si scade nel trash o nell'incomprensibile - per chi non sia un giovane meno che diciottenne dotato di linguaggio e mentalità appartenente a subculture loro proprie, che riderebbero di qualsiasi assurdità che a noi poveri vecchi risulta inintelligibile. MOMO, come è stata denominata la figura mostruosa della foto, ha subito spopolato e si è procurata un altissimo seguito di creatori di meme ma ai primi del 2018, in Spagna, avviene la prima trasformazione di MOMO che da fotografia più o meno inquietante va a confluire nell'immaginario relativo al ciclo di "The Ring" e muta in leggenda metropolitana, diffondendosi la voce su tutti i social che un particolare numero stesse chiamando gli utenti di Whatsapp facendo comparire la foto di MOMO e lanciando maledizioni. Come se ci fosse stata una chiamata alle armi, immediatamente tutti cominciarono a inviarsi messaggi finti a nome di MOMO imbastendo una clamorosa catena di Sant'Antonio e la iniziale scherzosità della cosa poteva anche passare se non fosse che in questa corrente era finito per spuntare qualcosa di veramente pericoloso. Si scoprì, a metà del 2018, in Argentina che il suicidio di un minorenne era legato ad un video da lui realizzato dove si uccideva per partecipare alla MOMO CHALLENGE, epigono della tristemente famosa BLUE WHALE CHALLENGE che sta ancora mietendo vittime, una specie di ring del quale non si intravvedono i limiti nel quale si muovono sobillatori che cinicamente spingono a suicidarsi ragazzini già tormentati da questo tarlo ed in cerca di una giustificazione che possa glorificarne la fine portandola all'attenzione dei media. All'inizio del 2019 dalla Scozia hanno cominciato a pervenire notizie che hackers avevano inserito messaggi e immagini relativi alla MOMO CHALLENGE in programmi per bambini come Peppa Pig e giochi on line come Fortnite, entrambi dal vastissimo seguito. Dopo che video relativi alla situazione MOMO erano apparsi su Youtube destando allarme, i responsabili di Youtube negarono ogni addebito e responsabilità dicendo di non aver trovato niente di censurabile, ma sappiamo bene tutti come questi confini morali e censorii siano estremamente discutibili, se è vero ad esempio che su Instagram non accettano segnalazioni in merito a, e quindi si può, oltraggiare una religione ma non mostrare un capezzolo di un quadro di Michelangelo, o pubblicare foto in atteggiamento osceno di minori ad uso dei criptopedofili purchè non sia visibile alcun organo genitale. Mentre tutto questo caos mediatico sembrava fuori controllo, Aisawa pochi giorni fa, sentendosi responsabile in parte della situazione MOMO ha pubblicamente dichiarato che la statua è stata distrutta e ha rassicurato tutti i bambini che l'essere mostruoso non potrà più minacciarli in alcun modo: e per un qualche strano rigurgito di coscienza a livello internazionale gli utenti di internet hanno iniziato a girare il timone per contrastare il fenomeno, usando Photoshop e Instagram e veicolando via Whatsapp centinaia di meme di MOMO, sempre più ridicoli e comici, ma anche dedicati al pubblico femminile di giovane età, usando la mostruosa MOMO imbellita a dimostrare che si può essere belle anche con dei difetti. e tutta questa controrivoluzione, francamente inaspettata visti i tempi, non potrà che fare del bene nel tentativo di riparare i disastri che MOMO ha prodotto fino ad oggi. Sulla piattaforma Instagram italiana corre intanto l' hashtag MOMO CHALLANGE (non CHALLENGE) dove quasi duecentomila igers hanno riversato le loro idee e i loro fotomontaggi.





N.B. le foto sono state prese dal web, non conoscendone gli Autori, se richiesto verranno rimosse o accreditate ai rispettivi aventi diritto.
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« immagine » Che le vaste praterie del web fossero in realtà un campo minato dovrebbero essersene accorti anche i sassi, quello che stupisce - o forse non poi troppo data la velocità con la quale il pubblico assorbe qualsiasi cosa vi trova - è la facilità con cui ad ondate cicliche si avventano s...
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06/03/2019 08:24:27
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FIGLI DELLO STESSO DIO

01 marzo 2019 ore 10:07 segnala


Uno dei miei peccati - ahimè, probabilmente l'unico di cui mai riuscirò a pentirmi, e sicuramente il più inviso ai tanti che hanno avuto l'occasione di conoscermi nel web - è quello d'essere un uomo di cultura, non detto in maniera vanagloriosa, ma come definizione pura e semplice di una persona che possiede oltre diecimila libri e ancora continua a comprarne, posseduta dal vezzoso demone della letteratura. Letteratura d'ogni sorta, dal giallo al romantico, dalle biografie alla filosofia,dal dramma all'umoristico. Va da sè che per questa mia colpa, col passare degli anni, ampliandosi sempre più le mie vedute ed il mio modo di intendere le cose, mi sia diventato naturale l'esaminare l'altro da me, l'analizzarlo, pesarlo, valutarlo e scientemente deciderne o meno l'accettazione. Ma alla fine dei conti mi accorgo che finisco per accettare molto più di quanto potevo aver preventivato, segno che le mie vedute sono diventate amplissime o forse, ma non sono io a dovermi giudicare, sono diventato un tantinello più saggio di quanto fossi in gioventù. Ed essendo circondato da stimoli d'ogni genere provenienti dai media assimilo, assimilo e certe volte non ne posso più. Non voglio qui fare il panegirico di certi Soloni dediti a cavalcare le necessità primordiali della folla in quanto tale, indirizzandola a sfogarsi contro chiunque sia diverso, voglio dire che ci si aspetterebbe che, nel futuro di quello che doveva essere il migliore dei mondi possibili, il cervello della gente si fosse sviluppato non nella capacità di farsi manovrare ma nella capacità di raggiungere una serena conoscenza delle diversità, nella loro valutazione sul proprio tessuto morale e nel cercare di apprezzare, sostanzialmente e non solo a colpi di slogan,quanto di positivo l'Altro abbia da offrire. Negli anni si sono accettate modifiche alla moralità di ampiezza impensabile fino a sessanta anni fa, ma se si scava, la necessità di sfogare ansie, angosce, odio vero e proprio ribolle sempre sotto il sottile strato di belletto imposto dalle convenzioni. Prova ne sia il successo di film del genere di "The Purge" che sotto la facciata della denuncia sociale finiscono unicamente per stimolare osceni pruriti mortiferi. E siccome un popolo ormai ridotto a gregge esistente solo per foraggiare col proprio sudore e santo guadagno una classe dirigente che si clona all'infinito cambiando colori, titoli, denominazioni ma pur sempre autorigenerantesi al solo scopo di inghiottire tutto quello che può, peggio di un tumore, quel popolo dicevo si vede costretto ad incanalare le frustrazioni e il bisogno di vendetta contro qualcosa. Mai sia che bastino gli accoltellamenti negli stadi, tutto viene pilotato magistralmente ma, e qui è la cosa sorprendente, ciclicamente contro qualcuno diverso dall'altro a causa del mutare del politicamente corretto. C'è qualcuno di voi che, dopo decenni di bombardamento mediatico, realmente si azzarderebbe ad additare gli Ebrei come, che so, una genia di strozzini dediti all'usura (tanto per citare uno dei clichè più triti e infamanti)? Assolutamente no, anche se sotto sotto - e lo sento, fin troppo spesso, in certe chiacchiere a mezza voce stando in giro - di sicuro ci sta chi lo pensa o quanto meno è pronto a considerarli tutti di tal fatta. Così come la gente di colore, di cui si potrebbe parlare per ore, senza pensare che mentre da noi si chiamano neri e negri è una definizione inaccettabile, in America l'uso di black viene fatto dai razzisti - nel linguaggio comune - mentre nigger equivale a fratello. Assurdità linguistiche.Finendo per dimenticare, travolti dalla smania di apparire democratici a tutti i costi o razzisti senza ritegno, che qui non esiste il problema del colore, non è che un nero valga meno di un pellerossa, o di un cinese. Sempre esseri umani sono. Quello su cui si dovrebbe puntare l'occhio è sull'onestà degli esseri umani, sulla loro capacità di vivere bene con gli altri, senza recare danno legale o morale alle società in cui si vive, siano esse le proprie o diverse per scelta o necessità.A questo punto, specialmente in un paese come il nostro, cosa resta da attaccare, schernire, offendere? Su chi disegnare vignette oscene dalle quali, se si trattasse di un Ebreo, la gente si ritrarrebbe, mentre con loro se la gode? E' sin troppo ovvio, i Musulmani: e la tragedia di fondo è che tutto questo è dovuto ad un ignoranza coltivata e mantenuta in essere dai poteri, sia politici che mediatici. Alzi un dito chi sa qualcosa dell'Islam. Ne vedo pochi, davvero troppo pochi. Ma delle efferatezze dell'Isis ne sono al corrente tutti, e ritorniamo al discorso di prima, se pure qualcuno di una determinata etnia o credo religioso si sia macchiato del peccato di usura, questo sarebbe motivo per condannarli tutti? Per disegnare stelle di Davide sui negozi (ricordo che fino a qualche tempo fa ancora ce ne stava una sulla serranda di un negozio a Ponte Milvio, mantenuta lì dal proprietario a perenne memoria degli imbecilli che l'avevano fatta)? Per farli salire su carri bestiame? Siamo seri... Ma rimpinzarsi di luoghi comuni islamofobi va più che bene, offendere una religione che conta quasi due miliardi di persone va benissimo. Non confondiamo gli scellerati che si son fatti riempire i loro poveri cervelli da predicatori che con la vera religione hanno nulla a che fare, alla sola ricerca del dominio - loro - e della strage chi vi aderisce. Nel Corano è esplicitamente vietato, parola di Dio, non regola enunciata da un qualsivoglia santone, il togliere la vita a qualcuno a meno che non si sia in guerra e si venga attaccati, quindi per difendersi. Se si uccide si va all'inferno, non nella gloria del paradiso. Cosa valida anche nella Bibbia, d'altronde, e questo perchè? Semplicemente perchè il Corano è una sorta di seguito a quanto Dio ha espresso nella Torah prima e nella Bibbia poi, e per tutti, Ebrei, Cristiani, Musulmani valgono gli stessi comandamenti, tutti pregano lo stesso Dio pur se con nomi diversi, tutti sono figli dello stesso Creatore al quale votano obbedienza. Una cosa, per far capire quanto si venga pilotati dai titoli dei giornali e quanto la gente non abbia conoscenza della realtà dei fatti: sapete la vera ragione perchè un vero Musulmano si sente offeso nel vedere un crocefisso? Quasi tutti risponderebbero che è dovuto alla loro intenzione di sfidare la religione altrui. Bene, niente di più sbagliato: come i Cristiani credono nell'assunzione della Madonna in cielo, quindi che sia stata preservata dalla morte e corruzione fisica, così i Musulmani - sempre seguendo quanto narrato da Dio al profeta Mohammed (non dimentichiamo che la scrittura del Corano e il concreto svilupparsi dell'Islam datano intorno al 1400 d.C.)- non accettano che Gesù, l'uomo dei miracoli, il profeta che tornerà per combattere l'antiCristo e dare il via al giorno del giudizio, quindi enormemente valutato dai Musulmani e certamente non schernito nè offeso da loro, non accettano dicevo che sia potuto morire sulla croce ma credono che Dio abbia ingannato i soldati facendoglielo credere mentre Gesù veniva assunto direttamente in cielo. Per questo il vedere Gesù coperto di piaghe in croce è intollerabile per un vero Musulmano. Ma questo non lo spiega nessuno, è troppo bello avere l'occasione di additare come oscurantista tribale una madre Musulmana che non vuole che i suoi figli vedano una rappresentazione simile in una scuola. E se ne potrebbe discutere all'infinito, cosa fattibile comunque tra persone a conoscenza delle cose, quindi che abbiano almeno avuto modo di parlare con un Musulmano o abbiano letto il Corano, e tenendo sempre ben presente che resta incancrenito nella natura umana il desiderio di prevaricare e far valere le proprie ragioni - o meglio, idee, che siano giuste o sbagliate poco importa - su quelle degli altri. Ed è probabilmente la ragione per cui non si dovrebbe mai discutere di politica, di religione, di calcio (e una volta avrei aggiunto anche di corna, se la morale comune non si fosse così allentata nel tempo)con nessuno, cosa che, come vedete, ho fatto invece e sin troppo dilungandomi nel tentativo di invitare chiunque avesse la ventura di leggermi a non giudicare gli altri per una questione religiosa o di colore, ma solo sul comportamento senza dimenticare quante migliaia di farabutti e delinquenti ci sono, bianchi, italiani e battezzati Cattolici...
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« immagine » Uno dei miei peccati - ahimè, probabilmente l'unico di cui mai riuscirò a pentirmi, e sicuramente il più inviso ai tanti che hanno avuto l'occasione di conoscermi nel web - è quello d'essere un uomo di cultura, non detto in maniera vanagloriosa, ma come definizione pura e semplice di...
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TYREKE the artslayer

27 febbraio 2019 ore 09:32 segnala


Da vecchio artista e illustratore quale sono sempre stato, mi fa sempre piacere seguire i giovani che entrano in questo campo e vederne i progressi. Da anni sto su Instagram e lì ho incontrato un ragazzo della Florida, Tyreke, che sta spingendo molto per sviluppare la propria visione artistica, usando vari media, Tyreke è ancora molto giovane, vent'anni, ma è già riuscito a ricevere una menzione d'onore ad una esposizione, e a pubblicare i suoi lavori su Instagram con una calorosa accoglienza del pubblico che lo segue. E' stato bello vedere il mutamento dai suoi primi lavori fino a questi giorni, esercitandosi continuamente sui volti e la struttura umana, seguendo l'antico consiglio del copiare i fumetti e le fotografie. O si fa così, o si va ad una scuola d'arte che però ha sempre il rischio di far sviluppare nell'allievo non il suo proprio stile ma quello che gli viene insegnato. Tyreke sta producendo al momento un gran numero di illustrazioni, affascinato dal fantastico e dal cinema horror, e potrebbe anche succedere che riesca a inserirsi prima o poi in qualche casa editrice. Sempre gentilissimo, mi ha spedito due dei suoi lavori ispirati ad Alice di L.Carroll, ben sapendo che ne sono un collezionista. In uno, la celebre eroina del film Disney e nell'altro un bizzarro ritratto del sottoscritto con il Gatto del Cheshire. Ovviamente, anche il mio gatto ha apprezzato.Facciamo quindi i nostri migliori auguri a questo ragazzo per la sua arte e chi vuole lo segua su Instagram : https://www.instagram.com/tyreke_the_artslayer/?hl=it




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« immagine » Da vecchio artista e illustratore quale sono sempre stato, mi fa sempre piacere seguire i giovani che entrano in questo campo e vederne i progressi. Da anni sto su Instagram e lì ho incontrato un ragazzo della Florida, Tyreke, che sta spingendo molto per sviluppare la propria visione...
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VITA COL GATTO

06 febbraio 2019 ore 09:27 segnala

La scelta di un animale domestico è raramente dovuta al caso, tranne quando si tratti di incoscienti regali o di manie modaiole. Per la maggior parte delle volte decidere di adottare una bestiola corrisponde a bisogni profondi e a lunghe valutazioni, e ovviamente è stato lo stesso anche per noi: considerati i nostri orari familiari allucinanti, un cane non avrebbe potuto affrontare una giornata fatta di lunghe ore di


solitudine nè si poteva rischiare che il suo abbaiare creasse problemi nel palazzo, quindi il gatto. Ma anche qui, fermiamoci a ragionare un attimo, perchè si prende un animale? Perchè si desidera dare e ricevere affetto e compagnia - benchè la maggior parte dei gatti non siano propriamente animali paragonabili alla capacità di socializzare di un cane, troppo indipendenti per non dire menefreghisti - che sarebbe soltanto una convinzione errata. Il gatto, va da sè,è un animale che ama stare per conto suo, fare le sue scelte, andare dove gli pare, e chi lo ha ben capito si comporta di conseguenza.


A queste considerazioni ho sommato molte altre variabili: anzitutto diversi anni fa lavorai in un deposito museale dove viveva una classica gatta romana, che non dava confidenza a nessuno ma che in poco tempo mi si era legata al punto da venirmi a dormire sulle gambe durante le ore di sorveglianza ai monitor e, non avendola più potuta vedere, mi mancava davvero tanto - tenete a mente che prima di lei non avevo mai avuto rapporti con gatti di alcun tipo. In ultimo desideravo trovare un surrogato affettivo per mia moglie che aveva avuto parecchie traversie ospedaliere e quello poteva essere la giusta valvola di sfogo, un apporto di allegria in famiglia.


Il passo seguente fu la ricerca sul web tra le varie razze domestiche quale potesse essere la più confacente alle nostre esigenze, trovare un allevatore - un simpatico amico toscano con il quale ho intrattenuto una lunghissima conversazione epistolare su tutte le necessità e le esigenze della bestiola, fino ad attenderne la nascita e a riceverlo. La mia scelta è caduta sul British Shorthair, il classico tradizionale gatto inglese dalle origini antichissime, robusto, tranquillo, giocherellone e che ha rivelato un carattere incredibile. Benchè desideri passare il tempo come gli pare, dormendo sulla poltrona o nascosto da qualche parte, ha subito preso l'abitudine a seguirci passo passo e a fermarsi nella camera dove stiamo. Magari senza farsi coccolare, ma semplicemente per assicurarsi che uno di noi stia vicino a lui.


Il British perde pochissimo pelo, essendo folto e corto, e in nove mesi di vita non ha mai lasciato in giro i classici boli di palle di pelo; anche vero che spesso lo spazzolo ma ha una perdita di pelo davvero minima. La classica corporatura del British è robusta, quasi tozza, ma con una sua dolce eleganza, il testone dalla perenne espressione flemmatica - ben diverso dai gatti che vedrete in tante foto, sorridenti, buffi, quasi finti! - rendono i gatti British bizzarramente simili a dei cloni nati dal British Primigenio. Provate a guardare sotto British Shorthair su Instagram, ne troverete a centinaia, sembrano tutti gemelli. La crescita di un British è inizialmente notevole, il tenero batuffolo che avevamo preso a tre mesi è diventato un gattone di cinque chili (il padre ne pesava quasi dieci) che quando decide di saltarti sulla pancia mentre sei a letto si fa notare davvero...


Moon, questo è il nome del nostro gatto, ama rincorrere una semplice pallina di carta stagnola che gli ho fatto, fino a prenderla, tirarla in giro con le zampe e riportarcela esattamente come farebbe un cane, comportamento che ammetto di non aver mai visto in un gatto. Molto tranquillo aspetta che ritorni la mattina guardando dalla finestra, si piazza dietro la porta e miagola fino a che non vado a dormire, perchè lui subito salta sul letto e mi dorme sulle gambe. Pensata intelligente è stata quella di mettere dei fermi alle porte - i classici ganci d'ottone che si usavano per chiuderle - così da chiuderle lasciando uno spazio da cui può passare per andarsene a giocare o mangiare mentre dormo senza che la porta gli si chiuda sulla coda incidentalmente.


Per quanto riguarda l'alimentazione, mentre da piccolino mangiava unicamente pollo e tacchino in morbido patè, verso i sei mesi ha cominciato a preferire il tonno e ora mangia solo quello, tonno con riso, tonno con patata dolce, tonno con acciughine che è il suo preferito. La scelta del cibo è vastissima nei negozi ben forniti, ma non si deve badare eccessivamente al centesimo risparmiato, bisogna leggere attentamente le percentuali contenute in carni, umidità, additivi vitaminici eccetera. Tra le tante che abbiamo provato alla fine ci siamo stabilizzati sui prodotti della Almo, che risulta oggettivamente sia la migliore come contenuto sia la più gradita da Moon. Da piccolo inoltre gli davamo anche il latte di capra perchè il latte normale lo manda in diarrea e gli fa malissimo, come a quasi tutti i tipi di gatti, e mai capirò - visto che me lo hanno confermato veterinari e allevatori - perchè si continuino a fare vedere film con gatti che si saziano di latte. Poi quando stanno male la cinepresa non c'è...


Con il tempo, ma dall'inizio a dire il vero, Moon si è conquistato il nostro affetto e ci ha regalato sorprese e gioia, diventando parte integrante della famiglia. Pulito, ordinato, ha da subito fatto le sue necessità nella lettiera senza fare danni in giro. Certo, ama farsi le unghie sul tappeto, oltre che sui suoi spazi per grattarsi, ma è un tappeto vecchio e non me ne curo granchè. Ora si avvicina il momento della sterilizzazione, consigliata da tutti sia per risolvere i problemi di fughe e intemperanze - non dimenticando che stiamo in una zona quasi di campagna con vari gatti di strada ululanti da mattina a sera - sia per evitargli problemi di salute nel tempo, e ammetto che la cosa mi angoscia parecchio, benchè sembri essere una operazione di poco conto e di limitato impatto sull'animale mi fa stare sulle spine. Speriamo che il suo carattere non cambi troppo e possa accettare questa nuova situazione. Quindi, riassumendo anche se ci sarebbe da raccontare ancora così tanto di lui e sulla sua razza, consiglio a chiunque voglia adottare un gatto/a per compagno di vita di valutare bene la razza dei British Shorthair, ne ricaverete una enorme soddisfazione che vi ripagherà di ogni centesimo che spenderete per lui, o lei.

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RUGGINE

25 gennaio 2019 ore 10:36 segnala


Il sapore del Natale ormai passato si trascina lentamente, diffondendo quell'amaro che già nascondeva, a ricordare quanto di illusorio, di costruito dagli altri, vi sia in quasi ogni manifestazione dei nostri comportamenti e arriva al cuore, spazzando via, come una scopa di saggina in mano ad un implacabile netturbino, quella leggera mano di romantica vernice che l'occasione annuale vi aveva depositato. Forse solo l'infanzia ha ancora ragione di credere, o meglio sarebbe dire godere, in tali celebrazioni, perché è l'età dell'innocenza e quell'innocenza andrebbe protetta come un tesoro, fonte miracolosa di una formazione interiore dell'animo, sin troppo labile e facile a distruggersi. Non solo dalla stolta frenesia degli adulti a ricordare loro che nulla di tutto questo esiste, spinti dalla voglia di addobbarsi della gratitudine per i regali fatti, ma ancor di più dalla corsa al consumo che vede i negozi chiamare al Natale anche tre mesi in anticipo. Quale aspettativa, quale sorpresa potrebbe ancora sussistere, quando anche il più puro dei piccoli istintivamente vede tutto questo solo ed unicamente come una celebrazione del regalo? Celebrazione dell'egoismo, questo è diventata, e con sé fonte di aspettative, mai del tutto risolte. Portati a chiedere, a volere, e destinati ad autogratificarsi comprando per sé quel che si sa non ci verrà donato da chi, intorno, è troppo a sua volta preso a non immedesimarsi, a non sprecare tempo e cuore per l'altro ma solo rapido, inutile, insensibile denaro.Così anche questo passa, come un fuoco d'artificio, un lungo lampo d'attesa, una troppo rapida esplosione, ed infine il ricadere della cenere. E ogni altra cosa, nella vita, non è che la stantìa ripetizione dello stesso rito, le unioni affettive, le nascite dei figli, la stessa vita in toto, eccola lì, nella sua glaciale semplicità , fatta di illusioni, attesa, ricevimento e delusione.Quanta filosofia sprecata, quanta ricerca del chi siamo, dove andiamo e via dicendo, Secoli di ragionamenti hanno affinato un unica arma, quella che pungola al far girare i soldi, puro materialismo fine a sè e sceverato di ogni afflato sentimentale, orbato dai significati più o meno religiosi che siffatte occasioni nascondono, ma non solo d'essi che troppo riduttivo sarebbe, tutto viene intaccato da quella consunzione, quel male sottile che è il primo regalo che ci viene fatto al concepimento. La consapevolezza della caducità e la certezza della morte. Forse, solo accettandolo e vivendolo ogni giorno e ogni momento, c'è la possibilità di un riscatto, di una vita onorevole, che abbia un significato, che crei dei lasciti, che non sia solo un vorticoso niente in attesa del nulla. Fossimo anche fatti del metallo più temprato capiremo un giorno che la vita è una ruggine, che non prove chiede a chi la vive, ma una completa e autentica rovina.
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« immagine » Il sapore del Natale ormai passato si trascina lentamente, diffondendo quell'amaro che già nascondeva, a ricordare quanto di illusorio, di costruito dagli altri, vi sia in quasi ogni manifestazione dei nostri comportamenti e arriva al cuore, spazzando via, come una scopa di saggina i...
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FRANCO NERI

28 luglio 2017 ore 15:52 segnala


Nell'ambito della rassegna estiva PORTA DI ROMA LIVE quest'anno si sono alternati sia comici che cantanti, con la usuale ampia presenza di pubblico, dovuta sia alla gratuità dell'evento sia alla particolarità di essere allocata in uno dei più frequentati centri commerciali della Capitale. Tra i comici e cabarettisti è spiccata la presenza di Franco Neri, popolarissimo a Zelig e molto amato dal pubblico degli spettatori televisivi. Franco Neri ha giocato la carta delle radici familiari, intavolando uno show poco più lungo di un ora sulle proprie origini torinesi e sulla famiglia calabrese, quindi duettando in solitaria tra i tic dei nordici e i vizi della bassa Italia, esponendo con grande vis comica tutti gli aspetti della nascita e crescita di un ragazzino in un ambiente duale e bizzarro di tal fatta. Contrariamente a quanto avvenuto con De Piscopo, non è stato possibile registrare tutto lo show dato che - e lo noterete all'inizio del filmato - Neri si è subito dimostrato insofferente nei confronti dei fans che con videocamere o cellulari cercavano di portarsi a casa un ricordo della serata, cosa che non è stata molto apprezzata dal pubblico. Comunque seguite il filmato e potrete godervi qualche momento con il montaggio di tre spezzoni dello show. Buona visione e un saluto a tutti i Franco, oh Franco che mi leggono...


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« immagine » Nell'ambito della rassegna estiva PORTA DI ROMA LIVE quest'anno si sono alternati sia comici che cantanti, con la usuale ampia presenza di pubblico, dovuta sia alla gratuità dell'evento sia alla particolarità di essere allocata in uno dei più frequentati centri commerciali della Capi...
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TULLIO DE PISCOPO IN CONCERTO

25 luglio 2017 ore 08:05 segnala


Per la rassegna estiva PORTA DI ROMA LIVE, si è tenuto domenica sera il concerto di Tullio de Piscopo, il celebre percussionista partenopeo, che con i suoi settantun'anni ha oltrepassato la clamorosa cifra di mezzo secolo di attività nel panorama musicale. Nella sua carriera de Piscopo ha spaziato praticamente ovunque, prediligendo il funky e il jazz, il soul e il blues senza tralasciare partecipazioni eccellenti a progetti di altri musicisti e band. Il live proposto all'arena-terrazza di Porta di Roma ha visto il radunarsi di un pubblico smisurato, già presente dal sound check e che lo ha seguito sin quasi alla mezzanotte. La cavalcata musicale è stata caleidoscopica, toccando - e modificando, creando, facendo proprie - canzoni anche di altri nomi del panorama jazz e soul, arrivando a rendere omaggio addirittura a Renato Carosone con "Guaglione" e " 'o Sarracino", ripescando sonorità e temi orientaleggianti, virando di bordo con i suoi cavalli di battaglia; spiccava "Andamento lento" ovviamente, omaggi anche a Pino Daniele, brevi siparietti di dialogo con il pubblico - pubblico in gran misura napoletano, felice di esserlo e vociante nel renderne partecipi tutti gli altri ascoltatori - tra l'umoristico ed il commovente. E ancora inedite fusioni con colonne sonore e la marcia dei Blues Brothers fino ad elencare tre bis, l'ultimo dei quali quasi un inedito perché fu presentato al concorso dell'Accademia di Francia e gli valse il primo premio, un assolo scatenato alla batteria che in ultimo si coniuga micidiale con le note di "O Fortuna" dai Carmina Burana. Un occasione rara, lontana dai teatri e dagli stadi, più umana forse, ma che ha permesso di realizzare la registrazione dell'intero concerto, che idealmente dedichiamo ai nostri lettori e cari amici partenopei in special modo, certi che lo gradiranno particolarmente, e naturalmente a tutti gli altri che vorranno clikkare qui sotto e godersi lo show, prima che Youtube lo faccia sparire per ovvi motivi.


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« immagine » Per la rassegna estiva PORTA DI ROMA LIVE, si è tenuto domenica sera il concerto di Tullio de Piscopo, il celebre percussionista partenopeo, che con i suoi settantun'anni ha oltrepassato la clamorosa cifra di mezzo secolo di attività nel panorama musicale. Nella sua carriera de Pisco...
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MAURIZIO MATTIOLI

21 luglio 2017 ore 12:06 segnala

Per la rassegna di spettacoli estivi gratuiti presso l'arena del centro commerciale Porta di Roma si è tenuto, il 6 luglio scorso, lo show di Maurizio Mattioli, il popolarissimo attore comico che ha al suo attivo un impressionante curriculum tra esibizioni televisive, teatrali e cinematografiche, senza dimenticare anche i tanti doppiaggi. Preceduto e supportato sulla scena dal valido Marko Tana, che ha fatto da spalla perfetta al quasi settantenne attore, Mattioli ha proposto vari sketch e molte canzoni, tra cui questa: "Io non piango", omaggio a Franco Califano.


Quasi in apertura dello show invece, Mattioli ha ricordato la sua passata esperienza teatrale nel mitico musical "Rugantino" cantando una delle arie più famose della canzone popolare, "Roma nun fa' la stupida stasera" .


Spaziando tra battute e generi musicali, Mattioli ha anche ricordato Louis Armstrong con una romantica versione di "What a wonderful world",


Il finale dello show ha visto Mattioli e Marko Tana scendere tra il pubblico, parlare delle prospettive giovanili e dell'emigrazione e riproporre la vecchia ma sempre amata canzone di Jimmy Fontana, " Che sarà " , chiudendo infine lo spettacolo con un ultima battuta a sorpresa.


Godetevi le riprese, certo amatoriali ma venute bene, e divertitevi quanto ci siamo divertiti noi!
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« immagine » Per la rassegna di spettacoli estivi gratuiti presso l'arena del centro commerciale Porta di Roma si è tenuto, il 6 luglio scorso, lo show di Maurizio Mattioli, il popolarissimo attore comico che ha al suo attivo un impressionante curriculum tra esibizioni televisive, teatrali e cinem...
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