AMORI PERDUTI

06 maggio 2019 ore 09:56 segnala


Stavo girando per i vari blog, e come sempre mi sono reso conto di quanti di questi pensieri, di questi testi, siano dedicati all'amore, quasi sempre a causa di esperienze fallimentari e delusioni che lasciano cicatrici. Di contro, guardando in giro per la piattaforma, tanti profili femminili che magari nemmeno scrivono blog ma lasciano spazio con le loro foto a ricevere commenti, e qui tutto uno scoppiettare, un fuoco di artificio di commenti maschili che mi fanno pensare che o ci sia una dilagante perversione nel commentare con epiteti degni di miss mondo anche la persona meno confacente a questo titolo - il che dimostrerebbe quanti affamati girano, pronti a gettare la rete sperando qualcosa ci finisca dentro - o ci sia un numero impressionante di maschi solitari, privi di qualsiasi affetto che gli faccia compagnia e che stiano quindi tentandole tutte. Pensate che queste mie idee siano offensive? Ma per favore, quanti di voi - centinaia, me li ricordo e come - non hanno fatto altro che etichettare certi personaggi con la vecchia frase "mortidifiga", peraltro volgarissima, quindi non venitemi a moraleggiare. Cerchiamo se possibile invece, e magari anche facendoci un mea culpa, di capire come mai tutto questo bisogno, questo desiderio di amore, di amare, resti inappagato, deluso, svilito. Quanti amori abbiamo avuto il piacere di vivere? Molte, moltissime le avventure, di certo, ma il "vero amore" potrà essere capitato una volta, due, tre ai più fortunati e guarda caso, rarissimo è il caso che quel vero amore si sia tramutato nella scelta di una vita, quella che con il matrimonio ha sancito un punto fermo, la chiusura della porta a tutte le avventure boccaccesche per coronare definitivamente quella favola rosa, Come mai, perchè ce lo siamo fatto sfuggire, abbiamo forse tentennato - troppo giovani ed incoscienti - nel prendere decisioni mature, abbiamo forse voltato lo sguardo verso qualcun altro che al momento ci offriva una immagine diversa, un profumo migliore, un idea di sesso più bizzarra? Abbiamo lasciato che la fiducia diventasse polvere da soffiare via, e l'abbiamo vista andarsene, guarda un po', magari con uno uguale a noi, ma più intelligente, più "grande" nei modi e nel carattere? Chi sa, certo, può anche essere che la colpa della fine del rapporto sia venuta dall'altra parte, che si sia annoiata, che abbia voluto più di quel che potevamo dare, che anche lei abbia visto spuntare una occasione migliore. Fatto sta che l'amore se ne va, e spesso lascia ferite tali da non far venire più la voglia di riprovarci, salvo poi arrivare ad una età dove la solitudine si affaccia alla porta più spesso del portalettere, e non è bella a vedersi. Come fare, ad una certa età, a trovare un compagno, una compagna senza intaccare il senso del ridicolo, non esistono più i tempi degli attempati azzimati playboy, ora a rimorchiare in giro ci stanno i ragazzini e i maniaci, soluzioni come i centri di incontro hanno costi che non tutti vogliono sobbarcarsi e si finisce nel web a lasciare commenti mielosi e poetici a chiunque lasci una fotografia. Sarebbe bello se tutti fossero sentimentalmente liberi e onesti, se tutte rispondessero con grazia e simpatia, se gli anni potessero essere cancellati da un refolo di emozione che riporti alla giovinezza, sarebbe una gran cosa poter dimenticare gli amori perduti, per dedicarsi ai nuovi amori. Ma il concetto stesso di amore si è diluito, strapazzato, ha perso di significato in una corsa al prendere tutto quel che si può, subito e senza remore. Forse è vero, come scriveva giorni fa una blogger, che è l'Amore perduto, quello che non ritorna, quello che se ne è andato dicendoti "ti ho amato, ti amo e ti amerò per sempre" ben sapendo di mentire, solo questo è l'Amore che resta eterno. Quello che non abbiamo più. Quello che continuiamo a dipingere come un affresco nel nostro cuore sapendo che tanto non ci leggerà mai, non la incontreremo mai, e in verità non ricorda assolutamente chi siamo. Là dove c'è la pura disperazione, là il sentimento va glorificandosi e si fa immortale. Tutto il resto è solo un illusione che aiuta a passare il tempo.
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LO SAI COS'E' UN' ARANCIA ?

04 maggio 2019 ore 19:10 segnala


Cosa è un'arancia? Domanda stupidissima a tutta prima, ma mettetevi nei panni - che so - di una persona che non ha mai letto un libro, che non ha il televisore, che non conosce internet. Una persona, in definitiva, che si trova davanti per la prima volta un'arancia: questa specie di uomo delle caverne, probabilmente irsuto, certamente illetterato e solitamente coperto da pelli di animali (erbivori o carnivori non importa) si troverà davanti ad un'arancia e cosa succede? Cosa penserà? Cos'è 'sta cosa? Cosa rotonda, sì. Cosa di colore brillante. Tocchiamola un po', mhhh, abbastanza morbida. Be', carina. Poi la posa per terra e se ne andrà, in caccia di saporiti conigli o in fuga da un insistente velociraptor. E l'arancia resta lì, abbandonata sul sentiero. Così, il nostro cavernicolo ha perso per sempre, o fino alla prossima arancia che cascherà in terra, la possibilità di allargare i propri orizzonti, la propria mente. Ha perso la capacità di ragionare, fantastico vero? Perchè poteva star lì a guardarla, a immaginare cosa diavolo fosse, a che servisse, ma soprattutto a come fosse fatta. Perchè diciamo la verità, voi lo sapete bene, cosa è un'arancia, sarà colpa della deriva dei continenti, della memoria dell'acqua, dei ricordi primigenei che scorrono tra le nostre sinapsi da eoni facendoci sfuggire qualsiasi cosa abbia l'aspetto di un velociraptor (o di un esattore delle tasse) e facendoci sbavare davanti a qualsiasi cibo gradevole (o esponente dell'altro sesso, egualmente gradevole, e qualcuno anche se non è proprio gradevole, basta che respiri). Ma lui non lo sapeva, ha visto solo una cosa rotonda, non ha pensato a vedere come fosse dentro, se fosse integra, ammaccata, ammuffita, dolce, aspra, piena di un enorme nocciolo oppure di tanti spicchi, e di che colore fossero, e che sapore avessero, e che effetto avrebbe avuto mangiarla. O tirarla in faccia al velociraptor. O giocarci a pallone. Non lo ha fatto e resterà un cavernicolo, precludendosi avanzamenti mentali, nuove possibilità gastronomiche e gradini evolutivi. Avrebbe potuto conoscere qualcosa di nuovo, sperimentare, goderne, apprezzare: ha preferito lasciarla lì. Certo, non era il Monolite Nero di Arthur C.Clarke e Stanley Kubrick, e magari il nostro cavernicolo non ha - dai, guardatelo bene, perdeteci un po' di tempo, fateci caso...- veramente pelli di animale addosso. Oh no, mi sembra proprio che invece porti dei calzoni con la piega, ohh, ha anche una cravatta, e gira in una città... Che strano! Dovrebbe allora ben sapere cosa farci di un'arancia, giusto? Ma no, lui l'arancia l'ha vista, e l'ha lasciata lì. Non ha pensato a tutto il mondo che c'era dentro quell'arancia, agli infiniti significati che conteneva, a tutte le strade che poteva aprirgli. Ecco, lo vedo, lo vedete? Si allontana contento, peccato non ci sia davvero un velociraptor nelle vicinanze. Una storia buffa, questa qui? Forse sì, forse no. Forse ve la ricorderete mentre starete seduti/e davanti alle vostre tastiere, con la pagina del vostro blog davanti, a pensare a cosa scriverci. Perchè le arance siete voi e di cavernicoli ce ne stanno pure troppi...
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04/05/2019 19:10:20
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DESAPARECIDOS

03 maggio 2019 ore 10:40 segnala


Ritornare a scrivere qui dentro è stata, ed è tutt'ora, una specie di prova di forza con me stesso dopo tutto questo tempo. Grazie al cielo ho ancora qualcosa da dire e la voglia - non il tempo - di farlo , ma il tornare mi ha portato anche ad andare in giro nei vari blog, ritrovando nomi ben noti all'epoca e moltissimi altri che non conoscevo. Tra i vecchi amici, o diciamo meglio followers che di amici potrei dire di averne avuti davvero un numero ristretto, con i quali ci si frequentava assiduamente, quotidianamente, tra questi dunque, nel ripassare da loro, lasciando like o commenti, pochissimi sono stati quelli che hanno dato un segno di vita, e immagino che questa sia la prova che non hanno interesse a tornare a leggermi. Fa niente, non muoio per questo, ma quello che mi ha lasciato davvero - potrà sembrare una esagerazione ma non lo è - sconvolto è stato vedere come moltissimi dei vecchi nomi, quelli che hanno creato un epoca gloriosa in Chatta, un vortice scoppiettante di post, dibattiti, ragionamenti, anche liti e a volte anche pesantissime, questi nomi/nick appaiono fermi, congelati, dimenticati come se i loro reali proprietari improvvisamente, in un lasso di tempo di un paio d'anni, intorno al 2015 più che altro, abbiano in massa deciso di abdicare, di emigrare, di sparire lasciando dietro di sè - quando non si sono cancellati (qualcuno/a tornando con nuovi nick, ma pochi in verità)- come un sedimento bituminoso che un giorno avrebbe potuto offrire carburante ai nuovi lettori casuali che nei loro blog fossero incappati. Eppure quante bellissime cose scrissero, quanti racconti, ricordo certe anziane poetesse dal gusto raffinato, certi blogger arguti e sarcastici, una sterminata messe i cui frutti gratuitamente coglievamo ogni giorno, per divertirci, per rilassarci, per risparmiare sugli oscar Mondadori perchè no!, e che meraviglia era. Ancora oggi, vedo che sono parecchi i blog attivi ma sono tutte cose diverse, ancora appare qualche racconto, ancora appaiono informazioni, ed è bello, confortante poterne approfittare. Ma sembra, nei loro casi, quasi un ritornare ai primordi di Chatta, quando anche io magari mettevo fino a tre o quattro post al giorno ma piccoli, personalissimi, magari solo in forma di saluto ai lettori, post che avevano senso solo per chi se li scriveva addosso. Una specie di radio libera, dove tutti facevano la loro telefonata, chi per mettere solo una dedica, chi per dire la sua - e lo so bene, avendo fatto il dj in giovane età, che cosa voleva dire all'epoca. Chi sa cosa è successo, quale gioia sarebbe ritrovarli ad uno ad uno e chiedere, come stai, come mai te ne sei andato, perchè non ci regali ancora un poco la tua voce? Che senso struggente di mancanza, quella profonda malinconia al ripensare a cose perdute anche se non sempre erano piacevoli. Dove siete, amici miei? Cosa mai capitò in quegli anni? A chi sussurrate all'orecchio, su quali pagine scrivete i vostri pensieri adesso. Oro, tonnellate d'oro precipitato in fondo alle grotte dei nani, senza più potervi attingere; tutti quei volti che ebbi l'idea di salvare e mettere nella colonna del mio blog, con quale commozione ancora vi guardo mentre la vecchiaia piano piano mi trascolora i sentimenti diversi che provavo verso ognuno/a di voi, mentre lentamente i nomi, quelli veri e sì, persino i nick, cadono fuori dalla mia mente come gocce di pioggia d'autunno. Tornate, se siete ancora qui, tornate se mi leggete, basterebbe un "ciao" per non farmi sentire un animale in via d'estinzione che guarda indietro verso il deserto e non vede più i propri compagni. Tornate e scrivete ancora qualcosa sui vostri bei blog, un ultimo regalo, una scintilla per illuminare il buio che sempre più ci circonda. Vi abbraccio tutti.
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CORTESIE

30 aprile 2019 ore 10:10 segnala


Ritornando in questo mondo, a volte formato da campi fioriti e a volte disseminato di mine interrate, mi sono dilungato a leggere quanti più blog e commenti potevo - non tanto la famigerata bacheca che se ne è parlato sin troppo. E, non c'era da aspettarsi niente di meno, ho trovato buone cose, ottime cose e anche un diluvio di pressapochismo e cattiveria gratuita, spesso derivata da profonda ignoranza - intesa come la non conoscenza delle cose. Ma soprattutto ho dovuto constatare quanto sia andato a farsi friggere il galateo, quel bon ton di cui tutti vorrebbero usufruire e che quasi nessuno invece offre a chi ospita, sia nella propria casa che sulle proprie pagine di blog. Non si spiegherebbe altrimenti perchè in tanti fanno sfoggio di eloquenza intavolando lunghissimi commenti o post con i quali perorano sì le proprie idee - cosa assolutamente legittima - ma senza tenere in conto non dico il diritto degli altri alle proprie ma neanche il garbo dovuto nel proporle. E' una gran cosa avere delle opinioni, delle convinzioni, una fede in qualcosa, che sia la squadra del cuore o il Grande Spaghetto Cosmico o il candidato elettorale ma parlare, straparlare contro gli altri lo trovo disdicevole. Chi mi conosce, o ha avuto la bontà e la pazienza di leggermi in questi lunghi anni sa come ho sempre cercato di rendermi disponibile ad allargare le mie vedute, ad accogliere e dare spazio al pensiero altrui e questo mi ha regalato una innegabile crescita interiore, allontanandomi da vedute ristrette e faziose verso una sorta di minuscola universalità dove tutti con i loro pro e contro hanno i loro spazi. Ma mi turba non vedere diffondersi questa specie di filosofia, vedo invece montare a ondate ricorrenti ed esponenziali odio su odio, insoddisfazione, sentimenti di ripulsa e di rivalsa, incanalati non verso i vertici del potere costituito - da sempre radici di ogni casino che ci capita - ma contro i nemici che lo stesso ci foraggia a piene mani. Una volta sono i vaccini, una volta sono gli estremisti politici, una volta sono gli immigrati, un altra fedeli di religioni diverse da quella - ormai non più da un pezzo - di Stato, fino ad arrivare a chi vorrebbe situazioni come (mi sono state riportate persino con dei video da gente del posto con cui ho avuto a lavorare) certe nazioni dell'Europa dell'est dove stanno ammazzando qualsiasi cane e gatto trovato in strada e dove sembra sia diventata legge l'obbligo di tenere gli animali segregati in casa. Cose da delirio puro, che non trovano alcuna giustificazione se non in vaghe interpretazioni di chi sa quale codice primitivo o falso allarmismo sanitario. Mi è capitato di vedere interviste su Youtube ad un certo politico quotidianamente alla ribalta nelle quali tacciava di delinquenza e invitava alla cacciata - senza operare alcun distinguo - una intera comunità religiosa. Comunità che, faccio presente, in Italia consta di oltre due milioni di italiani senza contare tutti quelli stranieri. Che se si mettessero a marciare sulla sede del governo gli farebbero passare certe fantasie, che cominciano con sparate di questo tipo puramente elettorale e finiscono con l'introdurre non la TAV ma i carri bestiame diretti ai forni. Sparate miserabili di chi apre bocca senza minimamente aver letto alcunchè su certi credi religiosi, che se lo facessero intanto si vergognerebbero (se fossero ancora esseri umani) e poi non dico che prenderebbero in considerazione l'idea di convertirsi ma certo avrebbero più rispetto in chi crede nella stessa cosa a cui dicono di credere di loro, solo in maniera più rigida e concreta. Ma tant'è e ritornando al concetto di base del post mi auguro, seriamente, che chiunque scriva e quindi offra ad altri qualche minuto di lettura, lo faccia in maniera corretta, onesta, rispettosa degli altri. Che si chieda un attimo, in coscienza, ma sto parlando con questo/a, so veramente cosa sto dicendo? Potrei offenderlo? Sto facendo battute che invece lo stanno ferendo e a cui per buona grazia non mi sta rispondendo con sano "vaffa" ma se lo tiene per sè, pensando che forse io che scrivo un giorno potrei essere nella stessa condizione? Magari sto facendo orrende battute sui negri e chi mi sta rispondendo magari è un nero e non lo so? Perchè, perchè non pensate un attimo prima di partire in quarta? Credo che la verità sia soltanto che ognuno si senta legittimato a far quello che vuole a casa sua, e sin che si sta in democrazia questo è cosa buona e giusta, e ovviamente vedendo il blog come la propria casa virtuale ci scrive quel che vuole. Ma fin che lo si fa a finestre chiuse è lecito, aprirle sbandierando certe miserie personalissime oltre a creare profondo imbarazzo in chi casualmente le vede dimostra anche la pochezza di chi lo fa. A meno che certi spiriti polemici non amino a tal punto l'esibizionismo da fare di tutto pur che se ne parli. Ma questi, in internet, rasentano la qualifica di troll, se qualcuno se ne fosse scordate. Quindi, e siccome sapete bene che potrei andare avanti all'infinito e non mi pare il caso di annoiarvi, vi lascio con la preghiera, che vorrei diventasse corale, virale perfino, unico buon contagio, ritornate ad essere cortesi, ad usare linguaggi forbiti, a pensare a chi vi sta dinnanzi prima di dire cose che potrebbero offenderlo. C'è così tanta gente ancora dotata di sensibilità, non prendiamola - metaforicamente, virtualmente - a calci. Anche perchè, ma questo non andrebbe ricordato, andrebbe soltanto scoperto a proprie spese, dall'altra parte anzichè trovare chi ingoia i rospi o porge l'altra guancia, potrebbe anche capitare di trovare qualche bestia rabbiosa. E Dio ve ne scampi.
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AIUTIAMO FUCHSIA

27 aprile 2019 ore 12:44 segnala


Per una volta, e mi vorrete perdonare per questo, non scrivo un post su argomenti miei o di attualità o chi sa cosa altro. Scrivo invece per un motivo molto importante, da anni sono amico di questa ragazza inglese, che venne anche a trovare me e la mia famiglia anni fa, sobbarcandosi un viaggio abbastanza complesso visto che sta in carrozzina a rotelle. Venne, Fuchsia, accompagnata da una sua amica olandese per visitare la capitale perchè è sempre stata appassionata dalla storia dell'antica Roma e per altri motivi più personali sui quali non mi dilungo. Fuchsia, una volta agente di polizia subì un aggressione - un tentato omicidio a dirla tutta - e questo le provocò pesanti danni alla spina dorsale; inoltre con gli anni ha continuato a svilupparsi una rara malattia genetica che distrugge i tessuti del corpo e che non le consente un futuro. Fuchsia è una ragazza che ha combattuto moltissimo per resistere ed andare avanti, crea e cuce vestiti di epoca vittoriana e dell'antica Roma, molto richiesti sia in ambito cinematografico che dagli appassionati. Inoltre fa parte dell'agenzia di modelle disabili Zebedee con la quale ha fatto molti stage fotografici comparendo anche su riviste. Ora, il problema è questo, la sedia a rotelle che ha non gli è più sufficiente, il fisico non ce la fa e quindi Fuchsia ha cominciato a cercare sedie motorizzate, che però sono troppo imponenti e non entrano nella macchina che ha e che gli è necessaria per spostarsi, portare i suoi vestiti, partecipare alle sessioni fotografiche, andare ai provini per teatri e film televisivi ai quali ha già partecipato varie volte. Finalmente è comparsa una possibilità, una sorta di motorizzazione della sedia che ha, ma questo ha purtroppo un costo che da sola non è in grado di affrontare. perciò Fuchsia si è affidata alla grande piattaforma di gofundme per creare una raccolta fondi e, miracolosamente nell'arco di un paio di settimane ha già raccolto circa 1825 sterline su 4500 che le occorrono. Quindi la preghiera che vi rivolgo è, se potete, fate una donazione anche piccola, e se proprio non potete almeno condividete il più possibile la sua raccolta fondi sui social che frequentate, qui, o su facebook o altrove. Sarà sempre un aiuto che si rivelerà utilissimo per consentirle di vivere gli anni che le restano in maniera più umana e con meno sofferenza. Vi lascio qui il link alla sua campagna di raccolta e vi ringrazio tutti a suo nome. Grazie.


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L'UNICO AMORE

12 aprile 2019 ore 09:26 segnala


L'unico amore, quella passione ribollente, che mai mi ha abbandonato nella vita, lo ammetto, ed è sempre stato ampiamente ripagante quanto meno se rapportato agli amori sentimentali con ragazze o donne che ho conosciuto in questi lunghi anni, è e resta quello per la letteratura. Ma letteratura tutta, non solo quella "alta" o quella modaiola. Da maniaco bibliofilo ho accumulato oltre diecimila libri e chi sa quanti altri mi sono passati per le mani finendo rivenduti; ricordo ad esempio quando partii per Siena per regalare alla mia Contrada un lascito di circa cinquecento libri così che li potessero leggere nelle loro sale. E ancora ricordo l'unico libro che mai abbia fatto le corse a rivendere senza neppure averlo finito, tanto mi era risultato insopportabile (badate, io sono uno che legge da Stephen King all'Ariosto, quindi veramente di tutto), fu un libro di Galasso "Le nozze di Cadmio e Armonia", acquistato ahimè spinto dalle critiche e recensioni favorevoli. Mai più, da allora ho sempre cercato di scegliere e questo mi ha portato a formare collezioni di grande valore, dato che certosinamente andavo rovistando tra librerie dell'usato e antiquari, componendo quindi clamorose collezioni di Tolkien, Mishima, Celine, Huysmans (del quale, giusto per dire, la ricerca de "Le folle di Lourdes" mi è durata anni), D'Annunzio e tanti altri. Tra questi con orgoglio so che spiccano i moltissimi libri che amo definire degli Umoristi Italiani del Novecento, perle rare che si riescono a trovare - per alcuni autori - solo in economiche ristampe ma manchevoli nei listini di infiniti titoli. E mi è doveroso ricordare Marchesi, Mondaini, Metz, Mosca, Manzoni, Campanile e Guareschi. Di Giovannino esistono moltissime ristampe quindi è tuttora alquanto facile per l'appassionato avvicinarsi all'inventore di Peppone e Don Camillo, ma per gli altri - fatto salvo Campanile che viene ancora ristampato - bisogna lottare con denti e unghie per trovare libri d'epoca. Ne parlavo questi giorni appunto con gli amici di " progetto.mondopiccolo ", un gruppo su Instagram di appassionati di Guareschi che si chiedevano se veramente avevo i libri del Carletto Manzoni di cui favoleggiavo.


Carletto Manzoni, 16 aprile 1909-16 maggio 1975, fu uno dei più fini autori satirici che abbia attraversato il nostro paese, collaborando al mitico IL BERTOLDO di Guareschi, insieme a Giovannino e a tutte quelle belle penne i cui nomi citavo poc'anzi. I suoi racconti vanno dall'umorismo puro al demenziale, passando per la satira arguta ma salace, e alla strepitosa presa in giro dei gialli americani che nel dopoguerra la Mondadori aveva imposto nelle edicole. Manzoni si immedesimava a tal punto che è facile ricordarlo col baffetto, la pipa e il cane esattamente come il suo personaggio Chico Pipa - investigatore privato - e Scarpa il cane da fiuto che lo aiuta. Se si va a guardare Wikipedia si trovano citati meno di venti titoli, il che dimostra che la sua scheda è quanto meno poco accurata, considerato che la mia collezione, parte della quale vedete nelle foto, è di ventitrè titoli, quasi tutti datati tra il 1955 e il 1964 quindi prime edizioni, cosa che - quando se la sono trovata davanti visivamente - ha fatto cascare le braccia agli amici guareschiani che non sono mai riusciti a mettere le mani su così tanti libri del Manzoni. C'è poco da fare, veramente l'amore per la lettura sa dare grandi soddisfazioni se lo si coltiva attentamente, prova ne è il mio vizio di creare collegamenti tra i libri, non ricercando unicamente titoli particolari ma sceverando dettagli che finiscono per formare quell'aura leggendaria che sempre ammanta le bizzarre scoperte del bibliofilo. Un esempio, nel celebre libro horror PASQUA NERA di James Blish c'è una scena in cui un demone femmina si presenta ad uno dei clienti del mago Theron Ware per sedurlo come succubo: questa donna bellissima ha al collo un pendente a forma di goccia con inciso "Cazotte". Nel libro nulla viene spiegato al riguardo ed il lettore facilmente ci scivola sopra come un dettaglio di poca importanza; qui invece il demone della curiosità che da sempre attanaglia il bibliofilo lo spinge sull'usta a cercare di saperne di più. Proprio questo mi portò, anni dopo e alla fine di bizzarre ricerche, a scoprire che veniva citato Cazotte, un antico scrittore francese autore de "Il diavolo in amore", storia simile di possessione erotica. Riuscii con grande soddisfazione a trovarne una copia ristampata da Franco Maria Ricci nella collana La biblioteca di Babele ma non posso non rimpiangere la ghiotta occasione che mi sfuggì dalle mani - tradotto in italiano volgare non mi bastarono i soldi - quando da un antiquario trovai la prima edizione italiana dell'ottocento ricca di illustrazioni. Ecco, queste sono - anche se non si riesce poi ad averle concretamente tra le mani nelle proprie collezioni - quelle cose che a chi come me è divorato da tale passione diventano racconti da narrare intorno al fuoco, quegli incontri rarissimi con certe arabe fenici che hanno illuminato un giorno i nostri sentieri per svolazzarsene allegre nelle biblioteche di chi sa chi altro. E potrei parlarne all'infinito ma la dimostrazione del mio essere, la più tangibile, è proprio quella che avete sotto gli occhi, quando non leggo scrivo, in un eterno circolo vizioso benché il piacere fisico dei fogli di carta, magari pesanti e dai contorni grezzi come un secolo fa, o fragili e ingialliti da maneggiare con amorevole attenzione sia ben lungi da quello della semplice, rapida, lettura nel web, che par di stare in una grande piazza rumorosa a tentare di afferrare qualche discorso la cui interezza sfugge e il cui ricordo non si mantiene. La carta, sì, l'inchiostro e i minimi solchi lasciati dai piombi tipografici... lasciatemi chiudere con una battuta ironica che forse sarebbe piaciuta alla buonanima di Paolo Poli. " se non avessi più la carta, non riuscirei nemmeno più ad andare in bagno..."
E buona lettura a tutti.

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INTERVISTA A IL CANTASTORIE

04 aprile 2019 ore 10:10 segnala


Sono convinto, al di là di qualsiasi fede religiosa uno possa avere, che da qualche parte dell'universo, che so, in un buco nero o semplicemente nell'armadio di casa, o dietro lo spiraglio di una dimensione parallela, ci sia il Fato in agguato che se ne sta a rimescolare le sue carte, a tirare i dadi o chi sa cosa altro. Non si spiegherebbe altrimenti la bizzarra avventura capitata poche sere fa: mi trovavo alla stazione e, nello spazio dedicato ai viaggiatori in attesa, c'é un pianoforte messo a disposizione del pubblico affinchè possa esercitarsi se è un novizio o fare una prova di bravura se è un provetto musicista. C'era appunto, in quell'ora tarda, un giovane intento a suonare con grazia e ho trascorso piacevoli momenti nell'osservarlo poi, mentre stava andandosene, ho notato che aveva lasciato sul pianoforte un cd musicale. Incuriosito ho guardato e c'era un foglietto d'accompagno che lo definiva un "cd giramondo" da ascoltare e lasciare altrove perchè altri potessero usufruirne, sulla voga esplosa anni fa di quei libri che ogni tanto trovate sugli autobus o sulle panchine, che si possono prendere a patto che prima di lasciarli ci si scriva data e luogo così che diventi una vera cronistoria del loro viaggio. Prima che se ne andasse verso chi sa quale città, su quale treno non l'ho saputo, mi è venuta voglia di scambiare qualche parola con lui così, superato l'imbarazzo iniziale e considerato che appunto quel briccone del Fato aveva voluto che si incrociassero i sentieri di due artisti - lui della musica, io dell'inchiostro scritto e disegnato - ne è venuta fuori questa intervista che mi fa piacere di condividere con voi lettori, e scommetto che saranno pochi quelli che già lo conoscono ( a tal fine vi consiglio vivamente di cercarlo su Youtube dove potrete ascoltare due suoi videoclip, se non vi capitasse mai di trovare uno dei suoi cd vagabondi).




In un panorama musicale sempre più dominato da realtà tipo rapper, che pure in alcuni casi tentano di mandare dei messaggi al pubblico, come si inserisce una entità decisamente controcorrente, direi persino fuori epoca, come IL CANTASTORIE?


- È sotto gli occhi di tutti che in generale da diverso tempo ormai, mancano dei veri talenti che determinano e che non sono determinati. Per talento io intendo un qualcosa che non per forza sia sulla cresta dell'onda, anzi. Spesso oramai il talento e sacrificato ai numeri, a quello che piace, ai soldi. Se muove soldi vale, altrimenti non vale niente.
Secondo me spesso è l'opposto invece.
Poi il vero talento può fiorire con calma e nel tempo. Prendiamo l'esempio di Van Gogh lui dipingeva per le generazioni future, "quelli che verranno", diceva. Incredibile non trovi?
Ci sono persone straordinarie che vedono molto più in là del presente, vedono nell'eternità, e su quella di basano e spesso queste persone non sono mai al pari con i tempi in cui vivono.
Essere fuori epoca è un complimento per il Cantastorie, difatti la sua figura esisteva nel medioevo dove un uomo girava per le piazze a raccontare storie. Oggi queste figure non esistono più, quindi Il Cantastorie può essere due cose: o ampiamente passato nel tempo o incredibilmente avanti, perché ad oggi unico nel suo genere.
Il tempo è ciclico e chi pensa alla buona musica oggi cerca spesso nel passato. Ma ho fiducia perché tutto si ripete ed è inevitabile che prima i poi i Cantastorie ritornino.
Sinceramente non è importante per me, non cerco il successo e il tempo risponderà, anche se non ci sarò più, il tempo risponderà.
Oggi Il Cantastorie lo collocherei più o meno così: è una poesia, un sogno o la parola mai detta che trova la forza di uscire.
Quando le persone cantano assieme a te sollevano un pochino i loro pesi e si liberano, perché Il Cantastorie conta e spera di dare voce a chi non ha voce ed è una grande forma d'arte mettere a disposizione quello che fai, non per mostrarti o per creare il tormentone estivo, ma per aiutare a ritrovarsi.
Il cantante canta ma Il Cantastorie racconta, lo ripeto sempre.
Purtroppo oggi, in generale non se ne trovano molti che sanno usare la musica, ci sono ottimi musicisti, tecnici e istruiti, delle belle rime, dei bei ragazzi, dei bei tatuaggi ma rari sono i Cantastorie.


E' evidente che la nascita del CANTASTORIE risponde esattamente al bisogno profondo di un artista: ti ha creato problemi, nel sociale, il presentarsi in una linea che dagli antichi Troubadores sfocia fino ai Branduardi e Battiato, ma che sembra destinata ad un pubblico di nicchia?


- Hai detto bene! Sì, è proprio il bisogno profondo di un artista ma non solo. Come dicevo prima è il bisogno di molte persone in realtà, è la voce di molti cuori che ha questo bisogno, che sì, se paragonata alla maggioranza, ovviamente sembra una piccola nicchia. Ma vedi, credo che nel piccolo e nel raro, stia proprio il vero valore. Tanto più difficile è il trovare qualcosa, e tanto più è di valore. E questo non lo insegna qualche maestro spirituale ma l'economia moderna.
Se pensiamo a Battiato dato me lo hai menzionato, lui ha fatto un qualcosa di straordinario, qualcosa che sembrava destinato a pochi invece oggi è amato da grandi e meno grandi. È entrato nell'eternità come il Van Gogh menzionato poco fa e lo ha fatto fregandosene di quello che sembrava contemporaneo a quel tempo. Lui è un artista che ha determinato me non è stato determinato, riprendendo il discorso di prima.
Poi per continuare la risposta dico sì, ovviamente restare fedeli alla voce del cuore crea qualche problema. Tutti noi accettiamo dei compromessi per vivere tranquilli, tutti abbiamo una zona comfort dalla quale fatichiamo ad uscire. Spesso però la voce del cuore sta fuori dalla zona comfort, perché quella voce sei tu, ma la zona comfort invece è imposta da qualcun'altro.



Molte delle canzoni presenti nell'album LA VOCE DEL CUORE danno voce a forti connotazioni filosofiche, puoi parlarcene, magari descrivendo il perchè di tali scelte?


- La musica può essere un mezzo frivolo, ma usata con sapienza può trasformarsi in un grandissimo mezzo di comunicazione. Io ci provo, mi impegno e mi impegnerò perché so che responsabilità può avere un vero artista. La giusta musica e giusta parola può essere utile anche a qualcuno che sta cercando di cambiare vita, può aiutare in un percorso di guarigione psicofisica e non lo dico di certo io, sarebbe interessante aprire un capitolo per parlare delle nuove scoperte della medicina. A Roma per esempio alcuni medici di fama internazionale lavorano con delle frequenze, e con le vibrazioni. C'è una clinica apposta. È incredibile vero?
Potrei elencare tutti gli esperimenti della risonanza e della memoria dell'acqua per dare ancora più significato a quello che è il potere della musica, ma per chi cerca le risposte saranno assicurate. Quindi cercate se volete.
Io penso quindi che unire ad un semplice suono le giuste parole, può avere, e ne ho avuto l'esperienza, un grande beneficio nella totalità dell'individuo.
Come hai sentito, uso anche dei mantra nelle mie canzoni ogni tanto, che venivano usati nel passato, ma anche oggi, proprio per calmare la mente. Il mantra è associato al brano non in maniera casuale ma c'è sempre un motivo.
In generale non voglio dare grossi stimoli alla mia stessa mente né a quella di chi ascolta, siamo così tanto stimolati già dalla società, dalla pubblicità, dalla scuola, che anzi voglio cercare di calmarla, calmarla così tanto da arrivare a noi stessi. Al silenzio.
Ed è possibile arrivare al silenzio tramite ad un suono o ad una frase? Assolutamente si.
Credo che la dualità non esita. Ma che esista un unicità che non puoi vivisezionare. E quando capisci che non esiste bianco contro nero ma è grazie al bianco che esiste il nero, capisci che è grazie al suono che esiste il silenzio.
Siamo indivisibili. Vorrei ricordarmelo e ricordarlo sempre.




Diversamente dal continuo presentarsi in pubblico di ogni personaggio, al solo scopo di richiamare il maggior numero di fans - e con tutti gli inconvenienti che crea tale sovraesposizione - il CANTASTORIE ha scelto una forma di privacy, un aura di riservatezza che può da un lato aumentare l'interesse dall'altro finire per diminuire il seguito di un pubblico ormai ammaestrato a privilegiare solo l'apparenza. Quanto di questo è studiato e quanto invece corrisponde semplicemente ad un tuo stile di vita?


- Il Cantastorie non ama mettersi in mostra, fa l'opposto.
Anche perché come dicevo prima non è necessario, ripeto Il Cantastorie non è una persona ma un idea.
In un mondo dove si vuole solo apparire Il Cantastorie ama il mistero perché spinge ad usare tutti i sensi e non solo la vista.
La mia persona è stata per diverso tempo in prima fila, quasi per tutta la vita direi, ho prodotto diversa roba a nome mio che ovviamente qui non promuoverò, ma poi ho capito che questa voce, è veramente qualcosa di così autentico che io non posso mostrarlo al pubblico, perché non sono io in quanto individuo. Al massimo sono un antenna che capta dei segnali così precisi e tenta con i mezzi che ha di decifrarli ed esporli. Questo processo è così autentico che qualsiasi tentativo di descriverlo finirebbe per allontanare le persone da quello che realmente Il Cantastorie vuole comunicare.
Non ho mai e poi mai fatto una cosa così. Ci ho sempre messo la faccia, non ho paura, anche se non ho mai nemmeno fatto un CD da solista, primo suonavo tutt'altro, ma per vari motivi ho ritenuto giusto farlo. Questa volta avendo lavorato un pochino sul mio ego però, ho capito di mettermi da parte e lasciare spazio alla voce del cuore.
Se questa scelta mi costerà degli ascolti?! Beh è un sacrificio che son proprio pronto ad affrontare, la vivo come una selezione naturale, so che chi guarda l'apparenza "non andrà d'accordo" con la figura del Cantastorie.
Ma va bene così, è giusto così. Insomma, son certo che stare in disparte è un Arte!


Il CANTASTORIE oltre alle canzoni ha creato anche dei libri, vuoi presentarceli, rivelando anche le loro radici e lo scopo che si prefiggono.



- Come dicevo poco fa ho fatto altre cose oltre la musica, anzi, oltre il Cantastorie, ma quello ero io e non userò il Cantastorie per promuovere la mia persona.
Mi son divertito a promuovere e lavorare in tutta Italia, conoscendo persone fantastiche che stanno guidando moltissime altre persone verso una nuova consapevolezza.
Oggi, il mio scopo e diverso.
Possiamo però parlare dei progetti futuri che interessano Il Cantastorie. Lui scrive poesie, dipinge, suona, eppure lui non è un poeta, non è un pittore, né un cantante, piuttosto si lascia guidare dal momento.
È vero sto lavorando ad un libro che uscirà a nome del Cantastorie e basta. Autore: Cantastorie, stop. Niente indizi, niente di niente. Il Cantastorie sarà più che sufficiente. Sarà un libro che guiderà il lettore attraverso alcuni viaggi che realmente Il Cantastorie ha fatto e fa tutt'oggi nell'anonimato, tra le piazze, ma anche tra le montagne o attraverso il mare, leggendo la natura e gli occhi delle persone che ignare gli passano davanti. Sarà un viaggio oltre il suono, poiché oltre... Beh, oltre c'è una sacralità che non può essere compresa con il pensiero, c'è quella voce che può essere udita al di sopra dei rumori che sovrastano tutto il resto, perfino se non grida, anche se è solo un bisbiglio, quel sussurro che senti prima di nascere e probabilmente prima di morire.
Il Cantastorie non si può definire come musica scrittura od altro, ed è proprio questa la sua forza in un modo che cerca a tutti i costi di darti un etichetta.




Ascoltando LA VOCE DEL CUORE è inevitabile riandare con la memoria al glorioso progressive italiano di molti anni fa, per questo inizialmente definivo controcorrente il CANTASTORIE, la parte di pubblico più giovane che non ha una formazione musical-culturale dell'epoca potrà restarne stupita, gli ascoltatori di un altra generazione invece ritroveranno quelle sonorità meravigliose che credevano perdute. Resterai su questo sentiero o prevedi di voler sperimentare anche altre correnti musicali?


- Concordo con la tua descrizione e sinceramente è quello che spero. Spero di portare freschezza ai più giovani e spero di riportare alla mente alle generazioni più mature certe sonorità dimenticate.
Spero di commuovere e commuovermi.
Questo spero.
Sperimentare assolutamente sì ma senza uscire dal binario che Il Cantastorie ha costruito. Lo scopo è sempre quello che abbiamo menzionato poco fa, riassumendolo direi: La voce del cuore.
Qualsiasi cosa si faccia, se guidata da una qualità che si trova oltre la mente pensante acquista a sua volta un linguaggio universale che parla a prescindere dallo stile musicale, nel cuore di tutti e alla stessa maniera.
E non importa se ci vorranno vite, Il Cantastorie non morirà mai, resterà sempre in silenzio, in disparte, nel posto di chi non vuole disturbare, il proprio cuore.
Basta solo ascoltare.
Vi abbraccio.



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« immagine » Sono convinto, al di là di qualsiasi fede religiosa uno possa avere, che da qualche parte dell'universo, che so, in un buco nero o semplicemente nell'armadio di casa, o dietro lo spiraglio di una dimensione parallela, ci sia il Fato in agguato che se ne sta a rimescolare le sue carte...
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MOMO

06 marzo 2019 ore 08:24 segnala


Che le vaste praterie del web fossero in realtà un campo minato dovrebbero essersene accorti anche i sassi, quello che stupisce - o forse non poi troppo data la velocità con la quale il pubblico assorbe qualsiasi cosa vi trova - è la facilità con cui ad ondate cicliche si avventano sui cervelli per lo più giovani nuovi miti e leggende metropolitane. MOMO è a buon diritto una di queste, la meno nota ancora in Italia, ma una delle più pericolose, che nell'arco di meno di quattro anni ha seguito tutta la naturale evoluzione, decadenza e trasformazione propria di una reale specie vivente. Nel 2016 l'artista giapponese Aisawa (Keisuke Aiso) realizzò una scultura a forma di arpia ma platealmente derivata dalla protagonista della serie horror cinematografica "The Ring" e la espose presso la Vanilla Gallery di Tokio, fin qui nulla di particolare visto che Aisawa lavora per l'industria degli effetti speciali cinematografici, se non che a metà del 2016 una sua foto apparve su Instagram per opera del nick nanaakooo, Ora, sappiamo tutti che Instagram è l'ultima frontiera del web, alla quale stanno accedendo tutti i transfughi delusi dalle piattaforme di blog, ed è il terreno più fertile - trattando unicamente di immagini - per la creazione e diffusione dei famigerati meme. I meme, è bene ricordarlo, sono le prese in giro, le messe in ridicolo di qualsiasi cosa vada di moda, dai personaggi pubblici, agli spettacoli, a foto di persone con qualche difetto o atteggiamento bizzarro rubate nei vari profili. Spesso e volentieri appaiono meme bellissimi, con battute intelligenti e argute, altre volte si scade nel trash o nell'incomprensibile - per chi non sia un giovane meno che diciottenne dotato di linguaggio e mentalità appartenente a subculture loro proprie, che riderebbero di qualsiasi assurdità che a noi poveri vecchi risulta inintelligibile. MOMO, come è stata denominata la figura mostruosa della foto, ha subito spopolato e si è procurata un altissimo seguito di creatori di meme ma ai primi del 2018, in Spagna, avviene la prima trasformazione di MOMO che da fotografia più o meno inquietante va a confluire nell'immaginario relativo al ciclo di "The Ring" e muta in leggenda metropolitana, diffondendosi la voce su tutti i social che un particolare numero stesse chiamando gli utenti di Whatsapp facendo comparire la foto di MOMO e lanciando maledizioni. Come se ci fosse stata una chiamata alle armi, immediatamente tutti cominciarono a inviarsi messaggi finti a nome di MOMO imbastendo una clamorosa catena di Sant'Antonio e la iniziale scherzosità della cosa poteva anche passare se non fosse che in questa corrente era finito per spuntare qualcosa di veramente pericoloso. Si scoprì, a metà del 2018, in Argentina che il suicidio di un minorenne era legato ad un video da lui realizzato dove si uccideva per partecipare alla MOMO CHALLENGE, epigono della tristemente famosa BLUE WHALE CHALLENGE che sta ancora mietendo vittime, una specie di ring del quale non si intravvedono i limiti nel quale si muovono sobillatori che cinicamente spingono a suicidarsi ragazzini già tormentati da questo tarlo ed in cerca di una giustificazione che possa glorificarne la fine portandola all'attenzione dei media. All'inizio del 2019 dalla Scozia hanno cominciato a pervenire notizie che hackers avevano inserito messaggi e immagini relativi alla MOMO CHALLENGE in programmi per bambini come Peppa Pig e giochi on line come Fortnite, entrambi dal vastissimo seguito. Dopo che video relativi alla situazione MOMO erano apparsi su Youtube destando allarme, i responsabili di Youtube negarono ogni addebito e responsabilità dicendo di non aver trovato niente di censurabile, ma sappiamo bene tutti come questi confini morali e censorii siano estremamente discutibili, se è vero ad esempio che su Instagram non accettano segnalazioni in merito a, e quindi si può, oltraggiare una religione ma non mostrare un capezzolo di un quadro di Michelangelo, o pubblicare foto in atteggiamento osceno di minori ad uso dei criptopedofili purchè non sia visibile alcun organo genitale. Mentre tutto questo caos mediatico sembrava fuori controllo, Aisawa pochi giorni fa, sentendosi responsabile in parte della situazione MOMO ha pubblicamente dichiarato che la statua è stata distrutta e ha rassicurato tutti i bambini che l'essere mostruoso non potrà più minacciarli in alcun modo: e per un qualche strano rigurgito di coscienza a livello internazionale gli utenti di internet hanno iniziato a girare il timone per contrastare il fenomeno, usando Photoshop e Instagram e veicolando via Whatsapp centinaia di meme di MOMO, sempre più ridicoli e comici, ma anche dedicati al pubblico femminile di giovane età, usando la mostruosa MOMO imbellita a dimostrare che si può essere belle anche con dei difetti. e tutta questa controrivoluzione, francamente inaspettata visti i tempi, non potrà che fare del bene nel tentativo di riparare i disastri che MOMO ha prodotto fino ad oggi. Sulla piattaforma Instagram italiana corre intanto l' hashtag MOMO CHALLANGE (non CHALLENGE) dove quasi duecentomila igers hanno riversato le loro idee e i loro fotomontaggi.





N.B. le foto sono state prese dal web, non conoscendone gli Autori, se richiesto verranno rimosse o accreditate ai rispettivi aventi diritto.
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« immagine » Che le vaste praterie del web fossero in realtà un campo minato dovrebbero essersene accorti anche i sassi, quello che stupisce - o forse non poi troppo data la velocità con la quale il pubblico assorbe qualsiasi cosa vi trova - è la facilità con cui ad ondate cicliche si avventano s...
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FIGLI DELLO STESSO DIO

01 marzo 2019 ore 10:07 segnala


Uno dei miei peccati - ahimè, probabilmente l'unico di cui mai riuscirò a pentirmi, e sicuramente il più inviso ai tanti che hanno avuto l'occasione di conoscermi nel web - è quello d'essere un uomo di cultura, non detto in maniera vanagloriosa, ma come definizione pura e semplice di una persona che possiede oltre diecimila libri e ancora continua a comprarne, posseduta dal vezzoso demone della letteratura. Letteratura d'ogni sorta, dal giallo al romantico, dalle biografie alla filosofia,dal dramma all'umoristico. Va da sè che per questa mia colpa, col passare degli anni, ampliandosi sempre più le mie vedute ed il mio modo di intendere le cose, mi sia diventato naturale l'esaminare l'altro da me, l'analizzarlo, pesarlo, valutarlo e scientemente deciderne o meno l'accettazione. Ma alla fine dei conti mi accorgo che finisco per accettare molto più di quanto potevo aver preventivato, segno che le mie vedute sono diventate amplissime o forse, ma non sono io a dovermi giudicare, sono diventato un tantinello più saggio di quanto fossi in gioventù. Ed essendo circondato da stimoli d'ogni genere provenienti dai media assimilo, assimilo e certe volte non ne posso più. Non voglio qui fare il panegirico di certi Soloni dediti a cavalcare le necessità primordiali della folla in quanto tale, indirizzandola a sfogarsi contro chiunque sia diverso, voglio dire che ci si aspetterebbe che, nel futuro di quello che doveva essere il migliore dei mondi possibili, il cervello della gente si fosse sviluppato non nella capacità di farsi manovrare ma nella capacità di raggiungere una serena conoscenza delle diversità, nella loro valutazione sul proprio tessuto morale e nel cercare di apprezzare, sostanzialmente e non solo a colpi di slogan,quanto di positivo l'Altro abbia da offrire. Negli anni si sono accettate modifiche alla moralità di ampiezza impensabile fino a sessanta anni fa, ma se si scava, la necessità di sfogare ansie, angosce, odio vero e proprio ribolle sempre sotto il sottile strato di belletto imposto dalle convenzioni. Prova ne sia il successo di film del genere di "The Purge" che sotto la facciata della denuncia sociale finiscono unicamente per stimolare osceni pruriti mortiferi. E siccome un popolo ormai ridotto a gregge esistente solo per foraggiare col proprio sudore e santo guadagno una classe dirigente che si clona all'infinito cambiando colori, titoli, denominazioni ma pur sempre autorigenerantesi al solo scopo di inghiottire tutto quello che può, peggio di un tumore, quel popolo dicevo si vede costretto ad incanalare le frustrazioni e il bisogno di vendetta contro qualcosa. Mai sia che bastino gli accoltellamenti negli stadi, tutto viene pilotato magistralmente ma, e qui è la cosa sorprendente, ciclicamente contro qualcuno diverso dall'altro a causa del mutare del politicamente corretto. C'è qualcuno di voi che, dopo decenni di bombardamento mediatico, realmente si azzarderebbe ad additare gli Ebrei come, che so, una genia di strozzini dediti all'usura (tanto per citare uno dei clichè più triti e infamanti)? Assolutamente no, anche se sotto sotto - e lo sento, fin troppo spesso, in certe chiacchiere a mezza voce stando in giro - di sicuro ci sta chi lo pensa o quanto meno è pronto a considerarli tutti di tal fatta. Così come la gente di colore, di cui si potrebbe parlare per ore, senza pensare che mentre da noi si chiamano neri e negri è una definizione inaccettabile, in America l'uso di black viene fatto dai razzisti - nel linguaggio comune - mentre nigger equivale a fratello. Assurdità linguistiche.Finendo per dimenticare, travolti dalla smania di apparire democratici a tutti i costi o razzisti senza ritegno, che qui non esiste il problema del colore, non è che un nero valga meno di un pellerossa, o di un cinese. Sempre esseri umani sono. Quello su cui si dovrebbe puntare l'occhio è sull'onestà degli esseri umani, sulla loro capacità di vivere bene con gli altri, senza recare danno legale o morale alle società in cui si vive, siano esse le proprie o diverse per scelta o necessità.A questo punto, specialmente in un paese come il nostro, cosa resta da attaccare, schernire, offendere? Su chi disegnare vignette oscene dalle quali, se si trattasse di un Ebreo, la gente si ritrarrebbe, mentre con loro se la gode? E' sin troppo ovvio, i Musulmani: e la tragedia di fondo è che tutto questo è dovuto ad un ignoranza coltivata e mantenuta in essere dai poteri, sia politici che mediatici. Alzi un dito chi sa qualcosa dell'Islam. Ne vedo pochi, davvero troppo pochi. Ma delle efferatezze dell'Isis ne sono al corrente tutti, e ritorniamo al discorso di prima, se pure qualcuno di una determinata etnia o credo religioso si sia macchiato del peccato di usura, questo sarebbe motivo per condannarli tutti? Per disegnare stelle di Davide sui negozi (ricordo che fino a qualche tempo fa ancora ce ne stava una sulla serranda di un negozio a Ponte Milvio, mantenuta lì dal proprietario a perenne memoria degli imbecilli che l'avevano fatta)? Per farli salire su carri bestiame? Siamo seri... Ma rimpinzarsi di luoghi comuni islamofobi va più che bene, offendere una religione che conta quasi due miliardi di persone va benissimo. Non confondiamo gli scellerati che si son fatti riempire i loro poveri cervelli da predicatori che con la vera religione hanno nulla a che fare, alla sola ricerca del dominio - loro - e della strage chi vi aderisce. Nel Corano è esplicitamente vietato, parola di Dio, non regola enunciata da un qualsivoglia santone, il togliere la vita a qualcuno a meno che non si sia in guerra e si venga attaccati, quindi per difendersi. Se si uccide si va all'inferno, non nella gloria del paradiso. Cosa valida anche nella Bibbia, d'altronde, e questo perchè? Semplicemente perchè il Corano è una sorta di seguito a quanto Dio ha espresso nella Torah prima e nella Bibbia poi, e per tutti, Ebrei, Cristiani, Musulmani valgono gli stessi comandamenti, tutti pregano lo stesso Dio pur se con nomi diversi, tutti sono figli dello stesso Creatore al quale votano obbedienza. Una cosa, per far capire quanto si venga pilotati dai titoli dei giornali e quanto la gente non abbia conoscenza della realtà dei fatti: sapete la vera ragione perchè un vero Musulmano si sente offeso nel vedere un crocefisso? Quasi tutti risponderebbero che è dovuto alla loro intenzione di sfidare la religione altrui. Bene, niente di più sbagliato: come i Cristiani credono nell'assunzione della Madonna in cielo, quindi che sia stata preservata dalla morte e corruzione fisica, così i Musulmani - sempre seguendo quanto narrato da Dio al profeta Mohammed (non dimentichiamo che la scrittura del Corano e il concreto svilupparsi dell'Islam datano intorno al 1400 d.C.)- non accettano che Gesù, l'uomo dei miracoli, il profeta che tornerà per combattere l'antiCristo e dare il via al giorno del giudizio, quindi enormemente valutato dai Musulmani e certamente non schernito nè offeso da loro, non accettano dicevo che sia potuto morire sulla croce ma credono che Dio abbia ingannato i soldati facendoglielo credere mentre Gesù veniva assunto direttamente in cielo. Per questo il vedere Gesù coperto di piaghe in croce è intollerabile per un vero Musulmano. Ma questo non lo spiega nessuno, è troppo bello avere l'occasione di additare come oscurantista tribale una madre Musulmana che non vuole che i suoi figli vedano una rappresentazione simile in una scuola. E se ne potrebbe discutere all'infinito, cosa fattibile comunque tra persone a conoscenza delle cose, quindi che abbiano almeno avuto modo di parlare con un Musulmano o abbiano letto il Corano, e tenendo sempre ben presente che resta incancrenito nella natura umana il desiderio di prevaricare e far valere le proprie ragioni - o meglio, idee, che siano giuste o sbagliate poco importa - su quelle degli altri. Ed è probabilmente la ragione per cui non si dovrebbe mai discutere di politica, di religione, di calcio (e una volta avrei aggiunto anche di corna, se la morale comune non si fosse così allentata nel tempo)con nessuno, cosa che, come vedete, ho fatto invece e sin troppo dilungandomi nel tentativo di invitare chiunque avesse la ventura di leggermi a non giudicare gli altri per una questione religiosa o di colore, ma solo sul comportamento senza dimenticare quante migliaia di farabutti e delinquenti ci sono, bianchi, italiani e battezzati Cattolici...
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« immagine » Uno dei miei peccati - ahimè, probabilmente l'unico di cui mai riuscirò a pentirmi, e sicuramente il più inviso ai tanti che hanno avuto l'occasione di conoscermi nel web - è quello d'essere un uomo di cultura, non detto in maniera vanagloriosa, ma come definizione pura e semplice di...
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TYREKE the artslayer

27 febbraio 2019 ore 09:32 segnala


Da vecchio artista e illustratore quale sono sempre stato, mi fa sempre piacere seguire i giovani che entrano in questo campo e vederne i progressi. Da anni sto su Instagram e lì ho incontrato un ragazzo della Florida, Tyreke, che sta spingendo molto per sviluppare la propria visione artistica, usando vari media, Tyreke è ancora molto giovane, vent'anni, ma è già riuscito a ricevere una menzione d'onore ad una esposizione, e a pubblicare i suoi lavori su Instagram con una calorosa accoglienza del pubblico che lo segue. E' stato bello vedere il mutamento dai suoi primi lavori fino a questi giorni, esercitandosi continuamente sui volti e la struttura umana, seguendo l'antico consiglio del copiare i fumetti e le fotografie. O si fa così, o si va ad una scuola d'arte che però ha sempre il rischio di far sviluppare nell'allievo non il suo proprio stile ma quello che gli viene insegnato. Tyreke sta producendo al momento un gran numero di illustrazioni, affascinato dal fantastico e dal cinema horror, e potrebbe anche succedere che riesca a inserirsi prima o poi in qualche casa editrice. Sempre gentilissimo, mi ha spedito due dei suoi lavori ispirati ad Alice di L.Carroll, ben sapendo che ne sono un collezionista. In uno, la celebre eroina del film Disney e nell'altro un bizzarro ritratto del sottoscritto con il Gatto del Cheshire. Ovviamente, anche il mio gatto ha apprezzato.Facciamo quindi i nostri migliori auguri a questo ragazzo per la sua arte e chi vuole lo segua su Instagram : https://www.instagram.com/tyreke_the_artslayer/?hl=it




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« immagine » Da vecchio artista e illustratore quale sono sempre stato, mi fa sempre piacere seguire i giovani che entrano in questo campo e vederne i progressi. Da anni sto su Instagram e lì ho incontrato un ragazzo della Florida, Tyreke, che sta spingendo molto per sviluppare la propria visione...
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