ESSERE O NON ESSERE

01 luglio 2019 ore 19:56 segnala


La giocosa battuta che infioretta la foto del mio grooooosso gatto era relativa al fare più sport, magari in modo bizzarro e scherzoso, così da mantenere una certa forma fisica se non ideale quanto meno più tonica. La metto qui a corollario di questo post, primo perchè mi piace vedere il mio gatto - ahah - poi perchè reduce dalla lettura di un altro scritto qui su Chatta che si riferiva al fatto che sin troppo spesso ci costringiamo a cambiare per far contento qualcuno o qualcuna, fisicamente intendo, ovviamente, che di cambiare mentalità a quello di solito ci si arriva dopo un eventuale matrimonio quando non c'è più via di fuga. E dunque ragioniamo un attimo, seriamente, ci siamo chi sa come riusciti a mettere col bellone o la bellona di turno e cominciamo ad andare in paranoia, guarderà quella più magra? preferirà quello con la tartaruga? se hai due spalle così larghe oltre a fare ombra emani anche più feromoni? e il decolletè non lo vogliamo considerare? (sì, capisco che se avessi scritto tette avreste capito subito ma sono un gentilhomo e quindi non lo scrivo) Così, giù a fare quattrocento torsioni addominali al giorno ma si sa che la tartaruga è un animale lento e ad arrivarci sulla pancia ci mette gli anni; giù a telefonare a cliniche specialistiche per avere informazioni sulle punturine di silicone (ma poi non prendete gli aerei, a meno che non vogliate produrre effetti terroristici); giù a comprare creme miracolose, trattamenti d'urto, idratanti, rimpolpanti, anti di ogni tipo. E dopo essere arrivate a quaranta chili di peso, essere entrate dentro i jeans trovati nella scatola dei ricordi del liceo, esservi stirate le rughe con le mollette dietro i capelli, eccovi dunque a telefonare al bellone la cui segreteria vi informerà che è scappato con una contorsionista dell'est probabilmente contagiosa e sicuramente minorenne. O tu, ecco, sì, proprio tu che stai leggendo in canottiera e mutandoni - con quaranta gradi sei ampiamente scusato - e che speravi in un post di quelli che ti spiegano come diventare Schwarzenegger in dieci giorni spalmandoti gli anabolizzanti sotto le ascelle - ma guardati, non ti preferisci così, paffuto, amabile, gioiosamente menefreghista? Magari stempiato e virilmente senza sentire il bisogno di farti il riportino? Con quel lardello che tanto "uomo de panza, uomo de sostanza"? Sei più sincero, più naturale, più onesto! Non ti sbragherai sei mesi dopo esserti sposato, sei già sbragato adesso! Come con le macchine usate anche per noi dovrebbe vigere la clausola "visto e piaciuto" che implica il fatto che qualsiasi difetto dopo venga fuori doveva essere già tenuto in considerazione. Quindi se lei non è totalmente depilata, se lui non è asciutto fino alle cartilagini, se lei non è bionda dappertutto, se a lui crescono i peli nelle orecchie...e chi se ne frega! Vivete come siete, godetevela questa vita, che non è facendo un tuffo nella polla del plasma che diventerete Monica Bellucci o Johnny Depp! E la prova costume lasciatela a chi non ha altri pensieri, voi pensate alla cassa integrazione, alla rata del mutuo, alla revisione dell'auto, fatevi una forma di pane casareccio con dentro una frittata di cipolle e avanti così, che da qualche parte, tra gli ombrelloni della spiaggia libera, una donzella che ama mangiare teste d'aglio, che porta occhiali esagonali anni settanta e che come eau de parfum usa il ragù di salsiccia la potrete sempre trovare!
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LA SPALLA

26 giugno 2019 ore 19:45 segnala


Ho cercato di spiegarlo tante volte, e probabilmente non ce ne sarebbe davvero bisogno, ma credo non faccia male, visto che ultimamente diversi nick qui dentro mi hanno dato prova di non aver capito bene. E dunque, di che volevo parlare, della spalla appunto o meglio, dell'essere una spalla. Nulla di melodrammatico del tipo sarò la spalla su cui potrai piangere, oh be', ma sì, mai negato a qualche amico/a di potersi sfogare con me, anzi fa bene, e quindi perchè no, ma è una spalla diversa quella in questione, anzi è la SPALLA, quella che rende celebri i comici, quella che dà l'avvio ai tempi comici. E' sempre stato uno dei miei vizi più innocenti e preferiti, la incapacità a fermarsi quando mi si presentava l'occasione, nel sentire qualcuno dire qualcosa, o nel leggere qualcosa nelle vostre bacheche, e nei post quando era ora di lasciare un commento: e mai mi sono fermato anzi, mi ci sono tuffato con tutte le scarpe, sempre infiorettando le cose altrui con qualche battuta, di solito che prendeva principalmente in giro me stesso, o che a volte poteva essere così astrusa, così complicata, così debitrice di qualche citazione letteraria o cinematografica da risultare incomprensibile ai più. E guarda un po', questi son sempre quelli che - forse poveri di vis comica o arrivati al punto che nemmeno Bombolo e Cannavale riuscirebbero a farli ridere - finivano per prendersela a male, iniziando discussioni o litigi, facendoli rimbalzare qua e là tra i loro accoliti, sperando di riuscire ad alzare polveroni per sommergere il vostro amabile umorista e levarselo dai piedi. Perchè per chi non sa più ridere, sentire l'allegria degli altri è una malattia contagiosa, pericolosissima, paragonabile che so, alle pulci sui topi durante la Peste Nera o altre malattie fantasiosamente trasmissibili dai nostri amici pelosi. Così, quei piccoli regali, quelle alzate degli angoli delle labbra, quei sorrisi strappati a malavoglia, cose per le quali siamo capaci di spendere cifre esose a teatro o al cinema e qui invece donavo senza chiedere nulla in cambio, sono diventati per alcuni nick la scusa , o il pretesto, per sonore arrabbiature. E qualcuno/a è arrivato anche a bloccarmi - lasciando che me ne accorgessi soltanto quando mi soffermavo nei loro blog per commentare benevolmente qualche loro scritto - lasciandomi perplesso e dimostrando al pubblico non la mia dabbenaggine ma la loro pochezza. Un comico - e quanti qui dentro cercano di esserlo macinando ad ogni piè sospinto frasi comiche nelle loro bacheche - ha un valore aggiunto proprio nel momento in cui la SPALLA si precipita ad aumentare l'effetto con una risposta a tono. E se a dire battute - magari copiandole dal web - sono capaci in tanti, quanti hanno la capacità di assumersi il compito, come lo definiva Fellini, del fucinatore di ilarità, del raccontatore di scempiaggini, di quello che si rende buffo e ridicolo per far sorridere? Pochi, vero? E allora, quei pochi, perchè li trattate così? Se non volete, o non siete capaci, di essergli riconoscenti, almeno dategli una risata in cambio. La SPALLA solo questo vuole, per credere di aver fatto la cosa giusta. Ridete, ogni tanto, che il carrozzone sta sempre qua, ma il clown se si stufa e si azzitta poi vi lascerà da soli a piangere...
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AISHAH, uno storico equivoco

23 giugno 2019 ore 14:03 segnala


Finalmente, dopo due giorni di prove, tagli, rimaneggiamenti e modifiche, l'articolo di cui vi avevo tanto parlato è finalmente uscito. Come dite? Non lo vedete? Ovvio, col cavolo che è uscito qui, sulla ruota della fortuna di Chatta esce soltanto Homer e il suo stupido server. Ragion per cui, in dieci minuti, il tempo di ricostruirlo tutto come era in origine, con simboli grafici, scritte in arabo e quanto altro sembra essere impossibile da mettere qui, con le relative immagini, e fregandomene della lunghezza, del peso o dell'argomento, in dieci minuti dicevo me lo sono postato nel mio altro blog. E vi invito a venire a leggervelo qui, basta fare un clik e capirete perchè ritenevo che fosse un post importante. Vi aspetto:






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« immagine » Finalmente, dopo due giorni di prove, tagli, rimaneggiamenti e modifiche, l'articolo di cui vi avevo tanto parlato è finalmente uscito. Come dite? Non lo vedete? Ovvio, col cavolo che è uscito qui, sulla ruota della fortuna di Chatta esce soltanto Homer e il suo stupido server. Ragio...
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RINGRAZIAMENTI

22 giugno 2019 ore 17:09 segnala


Si ringrazia sentitamente lo "stupido server" per aver reso impossibile pubblicare un articolo di importanza e di portata tale che avrebbe meritato non di apparire qui, in mezzo ad un esercito di sfaccendati alle prese con le loro bacheche, ma di essere dato alle stampe e ad un editoria molto più lungimirante. Grazie ancora, continuate a foraggiarvi con le solite scempiaggini e lasciate la cultura negli scarichi del web. Suddividerlo in tre o quattro puntate avrebbe comportato la totale incomprensibilità dell'articolo, quindi inutile stare a perdere tempo.
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« immagine » Si ringrazia sentitamente lo "stupido server" per aver reso impossibile pubblicare un articolo di importanza e di portata tale che avrebbe meritato non di apparire qui, in mezzo ad un esercito di sfaccendati alle prese con le loro bacheche, ma di essere dato alle stampe e ad un edito...
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PROFUMI E SAPORI

17 giugno 2019 ore 10:18 segnala


Si può cercare di vivere in qualsiasi modo decidiamo, ponendo paletti e regole alle nostre esistenze per dargli un ordine, ordine inventato da altri ma al quale ci piace uniformarci, perché ci fa stare a nostro agio, probabilmente per via del fatto che collima in tutto o in parte con un qualche nostro personale retaggio. Ma c'è qualcosa al quale non possiamo sfuggire, e anche questo è inevitabilmente legato al nostro tessuto intimo, agli arzigogoli della mente, a vaghi ricordi o a potenti sensazioni che albergano nel nostro essere: ovviamente parlo dei profumi e dei sapori che ci smuovono, con i loro effluvi, verso scelte ponderate o meno e con risultati che a volte ci confortano. Profumi dunque, ognuno di noi, di voi lettori, ha le sue preferenze che non saranno del tutto ragionate ma istintive. Così come non posso dimenticare la caccia che diedi ad un sottile ricordo di infanzia, per anni ed anni, tentando di riandare con la mente a quegli anni così piccoli, analizzando quel profumo o forse era un sapore, vago, di cioccolato e noccioline che mi assillava scoprendo poi per puro caso come si fossero mescolati in modo anomalo i vari ricordi infantili. I sapori infatti provenivano da una associazione mentale, bambino piccolo andavo con mia madre per un viottolo di campagna che ci conduceva ad una sorta di dispensa dove compravamo qualcosa da mangiare, pane, uova, latte e c'erano delle piccole tavolette di cioccolato che mi comprava per premio, proprio quel sapore che mi scivolava tra lingua e palato mentre, grande ormai, tentavo di ricordare il vero profumo; ed ecco che tutto si risolse quando, abitando in una metropoli, mi trovai a camminare a fianco ad una gigantesca siepe di gelsomino, finendo inondato dai ricordi più cari e comprendendo che quello, e non altro, era il profumo che cercavo, grandi cespugli di gelsomino che lambivano il sentiero campestre nel quale passeggiavamo mano nella mano. Ecco cos'era. Gelsomino che ancora oggi mi vedi tuffare la faccia in ogni tuo cespuglio per tornare bambino, per sentire il cuore battere ancora. E sapori inusitati, che ho cercato di diffondere raccontandoli ogni volta che potevo, sperando che la loro memoria non andasse perduta, certo non come quel sapor di ipecacuana cantato dal Gozzano, bensì il gelato di vaniglia e limone favoleggiato da Ray Bradbury, nel quale incappai durante una delle mie letture, così magistralmente narrato, da far venire voglia di gustarlo subito e da lì la ricerca, nelle gelaterie, della mescola perfetta, prove su prove, mai neanche avvicinandomi a quella specie di ambrosia che il buon Ray intendeva propagare, fin che riuscii a trovare una gelateria dove facevano la crema con la vaniglia bourbon del Madagascar, piena, corposa, gialla di uova vere ma non con il gusto pesante dell'uovo bensì con quell'aroma esotico proprio della bacca di vaniglia, ed un sorbetto di limone siciliano che iniziai a miscelare trovando alla fine la corretta proporzione, tre parti di crema di vaniglia e una parte di limone, assolutamente non in cono ma in coppetta, e mescolata a lungo con il cucchiaino ed ecco il sapore favoloso, quello che ti può riportare a luoghi inaspettati della mente ed è - ci credereste? - esattamente come quello delle leggendarie caramelle Rossana. E l'amore? L'amore ha forse un sapore, un profumo? Quante donne hanno lasciato una traccia in questa vita e i loro profumi chi li ricorda più? Forse uno, forse due, forse Fidji di Laroche che copriva la pelle della ragazza con cui passai tutta la giovinezza, allora addirittura in pasta, in una minuscola confezione dorata a forma di rana, quanta bizzarria, o forse quel che combinasti tu, tu che mi leggi, che mi hai sempre letto e non lo hai mai ammesso, ma che lo so bene, era l'unico modo che avevi per conoscere tutto di me: sapevi bene come muoverti nella mia mente, eterna bambina, figlia, sorella, tutto quel che volevi essere per me, tu che hai attraversato più di quarant'anni della mia vita, tornando, e tornando, e tornando ancora ogni volta che uno spiraglio si apriva nella mia corazza. Tu, che ogni mio gusto - e veramente intendo tutti - sapevi e manovravi ed io mi lasciavo fluire nelle vene quel tuo diabolico essere, quella mia oscura controparte pronta ad apparire esattamente come desideravo... mai trovato donna come te, di un abilità sopraffina, rapida ad apparirmi e fulminea a scomparire. Che profumo avevi tu? Il profumo che volevo io, non il tuo, non quel che mettevi per gli altri, ma puntualmente quello che sapevi mi avrebbe fatto capitolare, quella vaniglia inebriante che mi faceva perdere il controllo, subito, senza se e senza ma, non potevo non essere tuo. Dove sei, adesso, con chi sei adesso? Staremo ancora una volta insieme, prima di scomparire nel nulla? E che sapore , che profumo lasceremo dietro di noi, la mia pelle che sa di zafferano, il mio profumo di lavanda classico ed inevitabilmente signorile? La tua scia di vaniglia irresistibile? Siamo ricordi che si assommano ad altri ricordi, siamo fogli bianchi sui quali una mano ignota scrive partiture fatte da odorosi contrappunti. Nulla più.
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« immagine » Si può cercare di vivere in qualsiasi modo decidiamo, ponendo paletti e regole alle nostre esistenze per dargli un ordine, ordine inventato da altri ma al quale ci piace uniformarci, perché ci fa stare a nostro agio, probabilmente per via del fatto che collima in tutto o in parte con...
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L'ODIO

14 giugno 2019 ore 09:40 segnala


Il protagonista di questo post non è ovviamente il povero Moon, dal cui sguardo sembrerebbe pure trapelare un istinto omicida pronto a scatenare l'inferno se entro qualche minuto non gli riempio la ciotola di tonno, ma siccome mi fa da testimonial ci sta bene con l'argomento. Che, è bene chiarirlo, non è dei più leggeri e deriva da una notizia sentita l'altro giorno alla radio: è stato condotto uno studio tramite una lunga ricerca sui social, principalmente Twitter, attento a tutti i messaggi che portavano discriminazioni, minacce, insulti, in poche parole, appunto, l'odio. Ricerca durata parecchio e su un campione vastissimo trasversale a tutti i livelli, di età, culturale, regionale e tenendo conto anche del fatto che Twitter permette la tracciabilità dei messaggi, che sono quindi stati tutti registrati e tenuti come prove. La percentuale più larga di soggetti sui quali si riversa l'odio italico porta alla luce una problematica di cui andrò a parlare tra poco, dopo aver detto che il 57% del totale che si vuole colpire sono musulmani, ebrei e migranti in generale. Poi, ma a distanza prima le donne e poi gli omosessuali. Frange limitate di odiatori si lanciano invece contro partiti politici, ideologie varie e squadre calcistiche. Dunque, considerato quello che vediamo quando esplode la rabbia in cortei antagonisti di qualsiasi colore ci sarebbe stato da aspettarsi che la furia italiana fosse contro governanti e politici ingrassati dal nostro sangue, sudore e lacrimanti buste paga. O nel vedere migliaia di tifosi promettersi di accoltellarsi sugli spalti e farlo poi per davvero quando si incontrano una volta usciti dagli stadi saremmo stati portati a credere i tifosi essere la parte più esagitata di questa onda lunga malintenzionata. Invece no, sembra essere la maggioranza silenziosa la prima radice dalla quale sorge la mala pianta eppure, anche questo non è del tutto vero, infatti la ricerca condotta riporta anche un altro dato interessante, i messaggi che foraggiano il malcontento e cavalcano l'imbecillità generale scatenando l'odio sono riconducibili ad una percentuale che va sempre più restringendosi numericamente ma che aumenta sempre più il numero dei suoi messaggi ed interventi. Come se - per assurdo - esistesse da qualche parte,e questo farebbe sorridere la buonanima di H.P.Lovecraft che li aveva sempre preconizzati nei suoi racconti , una cerchia ristretta di Antichi Dei provenienti da galassie estranee dediti al male. Fino a giungere alla Mente Suprema, bavosa e strisciante, dalla quale nere ondate di fiele scivolano a corrompere ogni cosa. A ragionarci sopra sembra dunque che tutte queste campagne di odio verso qualcuno abbiano dei rubinetti dai quali fuoriescono, e constatando la percentuale impressionante di etnie e fedi religiose che le subiscono, e quanto limitato sia invece il malcontento verso la classe politica, potremmo anche farci venire qualche dubbio sulle sorgenti dalle quali tutto parte. La cosa che va presa in esame, e che invece ritengo importante, è questa: al di là di quei soggetti che esteriorizzano la loro provenienza o appartenenza ad un ben riconducibile gruppo, come per dire ebrei con barbe a ricciolo, cernecchi e cappellone in testa, o musulmani in camicione bianco, kippà in testa e barba, o altre etnie facilmente riconoscibili per atteggiamenti o modi particolari, la maggior parte di tutte queste persone, bersagli designati, NON è riconoscibile. Sono normalissimi esseri umani, come me e come voi, vanno al lavoro, prendono l'autobus, mettono i jeans e una camicia, magari hanno la barba ma è oramai così sdoganata e alla moda che almeno il sessanta per cento dei maschi se l'è lasciata crescere. Mettono profumi come noi, leggono giornali come noi. E siccome i tempi di Adolf Hitler sono finiti da cent'anni anche se qualcuno pretende che esista ancora lui e tutti i suoi, semplicemente perchè fa un gran comodo distrarre l'attenzione da ben altre cose, i suoi tempi dicevo sono ampiamente finiti e nessuno gira con il pigiama a righe o la stella di Davide appesa al bavero, nè gli omosessuali vanno in giro col triangolo rosa - magari con l'arcobaleno sì ma triangoli rosa li ho visti solo nei cinegiornali d'epoca. Dunque, voi che odiate, che sputate livore contro queste normalissime persone, che ne sapete di chi avete a fianco? E' forse solo per questo che approfittate del web, lanciate il sasso, nascondete la faccia e vi godete le onde che si allargano. Perchè per strada, magari, con qualcuno di loro ci avete parlato, magari ci avete mangiato insieme (non del maiale, ovviamente), ci lavorate pure e forse è qualcuno dei vostri amici. Che se ne sta zitto e per vivere in pace ingoia rospi enormi mentre sarebbe così tentato di sputarvi in faccia. Forse va in giro a fare danni? No. Ha mai cercato di tagliarvi la testa? No. Forse vi ha cercato di convertire? Ah no, certo, quelli sono i Testimoni di Geova ma quelli li si piglia solo per i fondelli nelle barzellette, come alle forze dell'ordine, non sono oggetti di campagne d'odio. E poi le altre categorie, ovviamente queste sono più riconoscibili, le donne che diamine, ovviamente va fatta di tutta l'erba un fascio, beninteso tranne madri, sorelle, forse mogli, siamo pur sempre in Italia. E gli omosessuali, e qui l'immaginario collettivo degli odiatori pensa a soggetti che ballano nudi per strada truccati e con oggetti bizzarri infilati in posti ancor più bizzarri, senza pensare che ce ne sono invece moltissimi altri che sono normalissimi al vedersi, che so, il postino? Quello che ti porta la pizza? Il prete che ti confessa la domenica? Il tuo capoufficio? Dunque, con quale faccia, al di là della dimostrata totale perdita di umanità, con quale faccia si va spargendo odio, che comprenderei se fosse rivolto verso criminali e delinquenti, spacciatori, rapitori, stupratori, di ogni età, nazione. religione. Certo, sarebbe pienamente comprensibile e anche giustificabile ma non andrebbe combattuto con messaggini, tweets, posts e altre cose inutili, ma con un ferreo uso delle forze dell'ordine. Però fa più fico scrivere sui muri A.C.A.B. piuttosto che "mafiosi fottetevi" o "spacciatori vi ammazziamo". Come vedete, tutto non quadra, tutto non torna e l'unico risultato innegabile è che oramai questo popolo è un immenso burattino manovrato da un nugolo di squallidi soggetti che crea campagne a tavolino; e mi ricorda tanto l'epoca delle bombe, dove pattuglie di idealisti devastavano il paese senza rendersi conto di essere manovrate da infiltrati di frange di certi servizi... Quindi, prima di odiare, pensate a chi avete vicino, a come vive, a come si comporta, e pensate "e se anche lui/lei fosse...?" Con che coraggio, davanti, gli esternereste tutto il vostro odio per qualcuno? E chiudo dicendo che, a questo punto, non è il caso che le paranoie, le depressioni, le amarezze che la vita vi ha regalato le andiate a sfogare contro chi pensate che, pur riconoscibile a prima vista, non possa farvi nulla, come i gatti e i cani. Quelli, azzannano, mica stanno a pensarci su troppo...
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FEMMINICIDI

11 giugno 2019 ore 10:18 segnala


Si è parlato talmente tante volte di questo argomento che mi illudevo si fosse se non giunti ad una sua drastica limitazione, quanto meno ad un risveglio generalizzato delle coscienze che avrebbe portato alla fine di barbarie del genere. Mi rendo conto però che è evidente che una cosa simile è talmente radicata nell'animo umano da sembrare inestirpabile. Ed è uno stillicidio quotidiano, non se ne vede la fine. Diciamo subito che si dovrebbe parlare di assassinio, perchè anche dire omicidio sa di uccisione del maschio e, benchè accada e ultimamente anche diverse volte, pure non sarà mai alla pari con il numero di donne che vengono soppresse. Allora mettiamola sotto un altro punto di vista - visto che stavolta non faccio l'avvocato del diavolo ma cerco di esaminare la cosa dal punto di vista dell'uomo - magari l'uomo perde il lume della ragione mentre la donna invece non uccide brutalmente ma sa benissimo essere capace di ammazzarti dentro goccia a goccia, giorno per giorno fino a sfinirti e provocare reazioni esagerate. L'uomo, essendo quasi sempre più pratico, più materialista, finisce per considerare una relazione non come la costruzione di un cammino insieme fatto di liti-affetto-condivisione-comprensione-soluzione dei problemi, ma come una "cosa", un bene personale, alla stregua del "mi stanno rubando la macchina e io sparo". Ovvio che scoprire un tradimento lo porterà a ragionare allo stesso modo, e quasi mai andrà a ricercare le cause. Perchè la donna lo ha tradito? Perchè ha costruito una storia con un altro e improvvisamente ti si presenta e ti dice "ti lascio"? Motivi ce ne possono essere mille, spesso è colpa dell'insensibilità del maschio, di un calo della tensione emotiva ed erotica nella coppia, dovuta a stanchezze, stress, delusioni delle aspettative; e ci si allontana. Una coppia intelligente correrebbe ai ripari , parlerebbe PRIMA di combinare i casini, tenterebbe opzioni, possibilità, magari anche solo per dimostrare serietà e coerenza e mettendo prima di tutto la salute mentale dei figli. Figli che invece diventano merce di scambio o di ricatto, quando non addirittura vittime casuali ed innocenti di chi per vendicarsi invece di sparare al coniuge gli ammazza la prole. Che, per assurdo, potrebbe forse essere comprensibile solo se avesse scoperto che i figli non sono suoi, visto che si presume che chi mette al mondo - e chi ha partecipato col suo seme - dei figli dovrebbe sottostare ad un istinto paterno/materno così forte da tendere naturalmente anche all'estremo sacrificio per proteggerli. Quindi ne deriva che c'è, dietro a questi fatti di cronaca, tutto un rovinìo psicologico dei valori fondanti della società, il vedere l'altro/a come un oggetto di proprietà, il non avere nessuno stimolo protettivo, non sapere più cosa siano i valori etici e morali. Poi magari vedi migliaia di persone andare a battersi il petto davanti ai confessori e pentirsi, e dopo che hanno fatto l'atto di presenza sono di nuovo pronti a trasformarsi in bestie. Casi recenti ci hanno mostrato uomini accanirsi contro le compagne per liberarsene volendo andare con altre donne - e torniamo al punto che una coppia seria non dovrebbe neanche prendere in considerazione una cosa simile ma dovrebbe risolverlo tra le sue quattro mura - o uomini che uccidono per pura gelosia all'atto di separarsi e ritorniamo al movimento dell'animo talmente ancestrale da non poterlo estirpare. Se non con una maturità, una potente presa di coscienza del proprio e dell'altrui valore (qui mi viene da pensare al mio post sul dolore insito nell'atto di uccidere, che se lo si sentisse empaticamente non si riuscirebbe nemmeno a pensare di poterlo commettere) e di quanto sia folle rubare la vita. Perchè se rubi dei soldi a qualcuno, quel qualcuno potrà magari riguadagnarli ma se gli rubi la vita non la riavrà mai più, con buona pace dei resurrezionisti. Come poter evitare di trovarsi davanti al drammatico epilogo di una situazione tesa all'inverosimile? Pensarci prima? Scegliere un compagno adeguato, che dia delle sicurezze, certezze? Impossibile, chiunque, dal più mite agnello al più ricco menefreghista, potrà sempre cascare nella diabolica trappola della perdita del controllo. Ognuno ha i suoi limiti, quei reticolati che sotto una spinta troppo forte finiscono per spezzarsi. Perciò dubito che possano esistere regole non scritte da seguire, che assicurino una vita in comune scevra da problemi talmente gravi da condurre ad un assassinio. Vero anche che certa gente, vittime nate, gli assassini se li vanno a cercare, sono le donne con l'istinto della crocerossina "oh sì, è un delinquente ma lo amo tanto e lo salverò da questa vita" e si ritrovano con un coltello nella schiena. O le troppo ingenue che vogliono credere a qualsiasi panzana l'uomo gli racconti, magari sospettando ma occhio non vede e cuore non duole, e così lasciano che il rapporto si corrompa fino a che lui non decide di andarsene e se lei non è d'accordo su tutto se ne libera. E naturalmente quelle che citavo all'inizio, quelle che come la ruggine hanno dentro di loro l'innato istinto a massacrare l'uomo con cui stanno, tarpandogli le ali, modificandolo, pretendendo, annullandone lo spirito, e poi dopo averlo ridotto ad uno zerbino scappano con il primo bruto manesco che gli capita tra le gambe, e queste sono quelle mine vaganti fatte di metallo che la calamita del maschio vendicativo se la cercano ogni giorno della loro vita. Quindi, dopo aver visto così tanti aspetti, e non essendo uno psicologo mille altri non ne ho presi in esame anche se ce ne sarebbero e se ne può discutere all'infinito, cosa dire oltre al dispiacere nel vedere cose simili accadere di continuo? Come porvi rimedio? Consigliare alle donne di non baciare - o accoppiarsi - con un rospo come quello della foto, perchè non sarà mai un principe ma solo un animale bavoso e repellente? Consigliarle di portarsi in borsetta se non lo spray antiaggressione almeno una ben più classica lama libera da barbiere? O parlare, parlare, parlare all'infinito con chi si è scelto per capirlo, per risolvere e se del caso, una volta capito l'aria che tira, fuggire il più lontano possibile ma non dopo mesi di litigi e quando oramai lui aspetta sotto casa con la pistola, ma subito, quando appare chiaro l'inevitabile, cercando rifugio da parenti o amiche, e andando a parlare anche con le forze dell'ordine? Prevenire, non potendo curare, a volte aiuta a sopravvivere. Ognuno ha la sua opinione in merito e dicendole, confrontandoci, magari non troveremo una soluzione miracolosa ma almeno potremo dare qualche consiglio o un sostegno. Agite, usando il cervello, e sempre per tempo.
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RIEMPIRE IL BUCO

07 giugno 2019 ore 09:53 segnala


Titolo che potrebbe risultare alquanto fuorviante, ma siccome trattasi di un post stringato (come non sono mai i mocassini) e rapidissimo, visto che Moon sta rotolandosi sul tappeto in preda alla disperazione perchè ancora non siamo andati a dormire, quindi comprenderete che certi impegni orari vanno rispettati, insomma dicevo riempire un buco. Oh, per carità, non cominciate a mandare segnalazioni allo staff che prima di tutto tanto non vi si fila per niente, poi le mie sciocchezzuole non sono certamente al livello di qualche celebrato pornografo di Chatta che in ogni suo post sbrodola oscenità e descrizioni di rara e finissima volgarità, quindi tornando a raffica direi che no, è inutile che vi aggiriate nel post cercando modalità tantriche dell'accoppiamento con enumerazioni e specifiche delle cose da fare. Non sono uso a certi buchi, ahimè, avendo passato l'età dello spasso e raggiunto l'età dello scasso. Sempre sperando che nessuno venga a scassare, nè i cosiddetti, nè il portone blondato, nè le grate in acciaio che circondano il mio alveo. Anche perchè oltre a me e al gatto non troverebbero granchè di valore, quindi che vadano a fare scassi in altri buchi. Oh giusto, allora vi sembra chiaro che il titolo si riferisse al buon Moon che dalla foto sembra voler riempire il buco dello scarico del bidet, (già, perchè lui al contrario di certi francesi, sa cosa è e come si usa, anche se essendo privo di pollici opponibili non riesce ad aprire i rubinetti e tanto meno ad adoperare la mia carta di credito altrimenti Amazon mi avrebbe già consegnato quintali di tonno) ed invece sono nuovamente spiacente di dover spiegare che no, il titolo non c'entra nulla anche con Moon che però siccome è il mio gatto ed è comunque un bel gatto, ci sta bene come il prezzemolo in qualsiasi post risultando tra l'altro anche molto utile, visto che sembra fungere da repellente verso tutti quei lettori e scrittori che non amano le bestiole per vari motivi. Curiosamente infatti, anche i più accaniti frequentatori del blog da quando compare lui scompaiono loro. Figurarsi se avessi messo foto di Salvini si sarebbe creato il vuoto cosmico. Meglio Moon, che tra l'altro fa meno danni e promette meno balle. Dunque, siccome bontà vostra fino a qui ci siete arrivati, come non ricompensarvi svelandovi l'ennesimo mistero celato nelle profezie date ai pastorelli, la soluzione all'enigma lasciato dai marziani dopo aver costruito le piramidi, il cartiglio disvelato che in sè racchiude illuminazioni massoniche del più alto grado, insomma cosa vuol dire il titolo del post. Ma veramente non vi era venuto il dubbio che significasse che volevo riempire il buco di questa mattina nella pagina dei blog, visto che non ci sta scrivendo nessuno? Ecco qui, buco tappato, post pubblicato...

:micio
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EID AL-FITR

06 giugno 2019 ore 10:30 segnala


La festa dell'Ei al-Fitr è la seconda festa più importante nel mondo islamico, definendo in tal modo l'intera Ummah ovvero la comunità dei fedeli musulmani, e giunge alla fine del Ramadan, il mese durante il quale viene seguito un assoluto digiuno (ovviamente non per trenta giorni come qualcuno ancora sembra credere ma dall'alba al tramonto) dal bere, mangiare, fumare, compiere atti sessuali e anche solo commettere tutte quelle azioni considerate illecite nell'Islam come sparlare, cedere alla rabbia, persino gettare immondizia in terra. Il mese di Ramadan è quello in cui si prega non soltanto le cinque preghiere quotidiane ma anche altre, allo scopo di pentirsi per ogni peccato commesso ed ottenere - se Dio vuole - la liberazione dal peso delle colpe. Va infatti ricordato, ai tanti che non hanno la più pallida idea - tranne le scempiaggini razziste che forniscono i politici - di come funzioni la religione islamica, che non esiste la figura di un uomo che faccia da tramite con Dio, niente preti, clero e cose del genere ma unicamente il fedele che quotidianamente, in ogni ora della sua vita, è a contatto con la presenza divina e ai suoi dettami uniforma tutto il suo comportamento. Gli imam sono dei grandi studiosi dell'Islam che hanno il ruolo di insegnanti e tengono il sermone durante la preghiera in moschea, ma non esiste il concetto di confessore. Quindi il grande sacrificio che il fedele fa durante il Ramadan ha lo scopo di mostrare la propria sottomissione a Dio, d'altro canto anche nell'ebraismo e nel cristianesimo il digiuno è prescritto, benchè nel cattolicesimo sia andato perduto, diluito in quello che era il mangiare di magro al venerdì e fare dei digiuni durante determinate giornate di festa. Finito quindi il mese di Ramadan il mondo islamico celebra l'Eid al-Fitr con alcuni giorni di vera festa da svolgersi nell'intimità della famiglia o nelle moschee con gli altri fedeli, si mangiano cibi e dolci tradizionali, ci si scambia regali, ci si augura che Allah abbia positivamente accettato gli sforzi, le preghiere e le buone intenzioni. Uno dei cinque pilastri dell'Islam, ovvero le regole su cui si dipana e si basa la religione musulmana, è l'elemosina, che può essere data durante tutto l'anno, nella misura in cui uno può e si sente, senza mai esagerare e assolutamente senza ostentazioni. Durante il tempo dell'Eid al-Fitr questa forma di aiuto per i fratelli in difficoltà riceve un forte nuovo impulso, la Zakat - si chiama così - viene calcolata sulla ricchezza posseduta e comunque solo oltre un minimo che uno possiede, per non gravare su chi non può, d'altronde siccome non parliamo di un prelievo forzato come quello che lo Stato ci impone ficcando le mani dentro le nostre buste paga, l'elemosina nell'Islam resta un problema di coscienza personale ed ognuno è invitato comunque a farla. Oltre alla donazione in soldi esiste anche un altro modo di fare l'elemosina, che è quello di portare ad un povero o ad una famiglia bisognosa, un certo quantitativo di beni alimentari, solitamente quantificati sia in misura che in qualità secondo regole prestabilite ma comunque portare quello che si può va bene, alla fine è Allah che giudica l'atto che il fedele compie. Oltre all'elemosina (in soldi o in cibo) è bene anche ricordare che l'aiuto - in termini di supporto morale o in qualsiasi altro modo che possa lenire le sofferenze dell'altro - quando è dato col cuore ha tutto un peso diverso dal semplice automatico ricordarsi di fare un versamento annuale. Nella immagine che correda questo articolo mi vedete in compagnia di Turè, un fratello invalido e sfortunato che vive la sua vita per strada alla mercè dei passanti, lo conosco da molto tempo e quando riesco a trovarlo è sempre un piacere parlare insieme. Con questa immagine di noi due seduti in terra vicino ad un portone come suo solito , mentre festeggiamo l'Eid al-Fitr , desidero testimoniare quanta gente bisognosa ci sia in giro, quanto male hanno subito e quanto gliene viene fatto con l'indifferenza e la repulsione, e quanto possiamo alleviare se pure momentaneamente le loro pene dedicandogli quel che possiamo, fosse anche poco, ma facendolo con il cuore. Ne viene bene a loro e a noi.
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PER INTERPOSTA PERSONA

05 giugno 2019 ore 09:25 segnala


Ci sono, tra le mille notizie dalle quali siamo bombardati ogni giorno, quelle che inevitabilmente portano a discussioni, confronti, dichiarazioni personali, finanche liti e spesso accese. Ma è fisiologico che sia così data la natura umana che ci rende tutti uguali ma diversi, e quindi mi rendo conto che il post di oggi potrà vedere qualcuno d'accordo e molti altri in disaccordo. Non importa, prima di tutto perché va da sé che qui io scriva le mie riflessioni e poi perché il dialogo resta sempre il miglior cemento per costruire, se poi si facciano dei muri o delle scuole questa è un altra faccenda. Il punto in questione di oggi è la decisione di una minorenne di richiedere e ricorrere all'eutanasia, a seguito di una vita psicologicamente segnata da uno stupro e altre nefandezze del genere in ancor più giovane età. Decisione che non potendo essere attuata nel suo paese l'ha vista rivolgersi ad una clinica straniera dove il governo ammette cose del genere, con il beneplacito addirittura della famiglia. E fin qui la notizia, scarna e cruda quanto si vuole. Ora, considerato che nella mia religione - che si basa unicamente sulla parola e quindi gli ordinamenti direttamente lasciati da Dio - è assolutamente vietato fare del male a sé stessi (quindi uccidersi, in qualsiasi modo) ed è anche vietato espressamente uccidere altri (così come nei dieci comandamenti) tranne che per propria difesa o se si è in guerra (come anche indicato nella Bibbia) è implicito che accettiamo l'idea basilare che da Dio veniamo e a Lui torniamo ed a Lui dovremo rendere conto, visto che non siamo né i creatori di noi stessi né i padroni di noi stessi. Siamo in debito per la carne e per come gestiamo la nostra vita, rendendocene responsabili. Ma essere responsabili di quel che facciamo al nostro corpo non può implicare anche il darci la morte altrimenti cozzerebbe con quanto ordinatoci. E qui finiamo su un altro lato della questione, ammettendo - se si ha una visione atea di come vivere - che si decida di farla finita, empaticamente mettendomi in quei panni (per puro ragionare) posso ancora arrivare a concepire che l'eutanasia venga richiesta da chi è stremato da un male incurabile le cui sofferenze lo stanno lentamente privando di ogni dignità umana (ma anche in tal caso sarei obbligato a ricordare la lunga agonia di mio padre alleviata solo dai farmaci forniti da medici incapaci di trovare altre soluzioni, e che mai chiese di porre fine al dolore facendosi uccidere) e che è impossibilitato, sia perché in coma o perché inabile ai movimenti, a chiudere la questione in altro modo. Solo ed unicamente in un caso del genere potrei arrivare a prendere in considerazione questo atto di pietà - se vogliamo definirlo così, e sempre ripeto in un ottica areligiosa - ma nel caso in questione, che ci ha fornito lo spunto per discutere qui di questa spinosa questione, non riesco assolutamente ad ammetterlo. Ed è facilmente spiegabile, se una persona, come talmente tante malauguratamente capita che ce ne siano al mondo, non è più in grado di reggere alle ondate brutali che la vita gli ha sbattuto contro prende il coraggio che gli è rimasto e si uccide d'impeto impiccandosi, concedendosi un ultimo momento di riflessione tagliandosi le vene in una vasca o preferendo la fuga onirica imbottendosi di narcotici. O in mille altri modi. Dato che in fondo un atto del genere rientra in uno scenario da ultima sfida al destino, nel riappropriarsi di quella libertà che era stata negata, per quanto sbagliato sia, per quanto condannabile sia. Ma persone simili o provano un odio profondo verso chi li ha creati e quindi compiono questo atto anche in dispregio a Lui o considerano la vita solo come un mero accadimento fisiologico che non ha un senso di inizio né una speranza per il futuro quindi le danno un valore del tutto limitato. Ad ogni modo, chi non è impedito da malattie invalidanti, da paralisi, da coma o altro - come nei molti casi a cui abbiamo assistito nei mesi scorsi e che puntualmente hanno diviso l'opinione pubblica - ma è una persona talmente capace di intendere e volere da arrivare a non trarre alcun beneficio da cure psichiatriche eppure da formulare ricerche per cliniche appropriate, fare richieste in merito, combattere anche contro tribunali fino ad arrivare dove vogliono, in questo caso tutto va a nascondersi sotto il manto pesante e deprimente della vigliaccheria, il delegare alla interposta persona di cui il titolo del post la decisione di uccidere. Come milioni di peccatori che ad ogni funzione religiosa vanno a lavarsi la coscienza da un sacerdote - del quale non sanno se ha messo incinta qualcuna, se è un pedofilo, se ha frequentazioni omosessuali (scelte personali ma che comunque invalidano i sacramenti, se ci si vuole attenere alle norme religiose) - che dopo aver ascoltato benedice e manda a casa come nuovi. Si delega ad un medico la propria morte, invece di farla finita da soli, come se questo potesse scaricare la colpa su qualcun altro, come se non si fosse più responsabili di niente, un comportamento che non trova alcuna giustificazione, almeno da parte mia. E non entro minimamente nella mente o nel cuore di un medico delegato a questo genere di cose, troppo grande è il vuoto che vedo dentro questa gente, Facessero pure, loro con il loro operato, chi gli si dà come un animale da portare consenziente al macello e chi li ammette e supporta. Ma soprattutto preghino, se ancora sanno cosa vuol dire, che nessuno dall'altra parte gli chieda conto di quel che fanno.
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« immagine » Ci sono, tra le mille notizie dalle quali siamo bombardati ogni giorno, quelle che inevitabilmente portano a discussioni, confronti, dichiarazioni personali, finanche liti e spesso accese. Ma è fisiologico che sia così data la natura umana che ci rende tutti uguali ma diversi, e quin...
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