LA VALANGA ED IL SERPENTE

02 settembre 2019 ore 11:40 segnala


"Dammi tutto!" , dice il nostro testimonial preferito, ovviamente riferendosi a barattoli di tonno, visto che Moon è di gusti semplici e non ha grandi problemi. Gli esseri umani invece di desideri ne hanno tanti, di fissazioni pure e finiscono per crearsi situazioni oggettivamente negative, soprattutto per propria colpa, che se ne rendano conto o meno. Anche se sospetto che il più delle volte se ne rendono conto parecchio ma ci provano lo stesso, chi sa, forse è una specie di istinto suicida latente. Ad ogni modo, iniziamo - voi, probabilmente, visto che con i miei turni non so cosa voglia dire la parola weekend - questa settimana con un paio di storielline: c'era una volta un contadinello che viveva in montagna, era molto solitario e non aveva amici o amiche con cui divertirsi, perciò aveva preso l'abitudine ad andare sul ciglio di un burrone a giocare con l'eco. Si sedeva lì e strillava a più non posso: prima strillò il suo nome, poi quello di altre persone inventate, poi annoiato iniziò a strillare storie sempre più articolate e complesse ma sempre inventate di sana pianta. E così passò l'estate, e le cicale finirono di frinire; passò lieve l'autunno, con le sue pioggerelle che lentamente scendevano nei torrenti montani; venne infine l'inverno, prima secco e freddo, poi nevoso ma sempre, sempre il contadinello se ne andava sul ciglio a strillare le sue storie sperando che l'eco un giorno o l'altro gli desse una risposta diversa dalle sue stesse parole. Così, strilla oggi e strilla domani, arrivò - come era ovvio che succedesse - il giorno in cui tutte le vibrazioni che aveva provocato con i suoi strilli si unirono insieme in una poderosa fenditura e il costone roccioso della montagna rovinò sul contadinello portandolo con sè nell'ultimo volo dal ciglio del burrone. Qualcuno, quando è ubriaco, racconta di averlo sentito continuare a strillare invano anche mentre cadeva... E veniamo ad un altra edificante storiellina, che in origine era una delle più gettonate barzellette da caserma ma che mantiene sempre una sua valenza morale. C'era una volta un esploratore che, insieme ad altri suoi colleghi più o meno addestrati, si era inoltrato nella giungla alla ricerca di sentieri e villaggi ancora mai trovati. Durante una cena intorno al fuoco gli avevano raccomandato una sola cosa, di prestare la massima attenzione al tremendo serpente Piro-Piro, interamente giallo e con righe nere circolari, voracissimo, rapidissimo e normalmente letale. Mentre l'esploratore mostrava tutti i segni della sua preoccupazione, gli anziani del gruppo gli dissero che c'era un unico sistema per affrontare il serpente, fissarlo con fermezza e cacciargli velocemente le dita negli occhi. Perplesso, l'uomo si distese sul suo sacco vicino al fuoco scrutando con timore i cespugli e cercò di dormire. Durante la notte tutti furono svegliati da urla e trambusto, scattarono in piedi e alla luce del falò trovarono l'uomo in terra, sanguinante e con i vestiti a brandelli. Subito gli chiesero cosa fosse successo, e lui:" Mi ero addormentato quando ho sentito un fruscìo, mi sono alzato e ho visto spuntare da un cespuglio il serpente Piro-Piro! Chiaramente ho fatto come mi avevate detto, mi sono lanciato in avanti a dita tese per cacciargli gli occhi... be', avete mai provato a ficcare due dita nel culo di una tigre? " Ecco qui, anche per oggi avete le vostre perle di saggezza su cui meditare, un esercizio di logica e di pensiero che sicuramente potrà farvi bene, ma se ormai siete stati decerebrati dalla visione di programmi televisivi , di quelli dove alla minima domanda si chiede subito l'aiutino, allora tanto vale che la morale ve la dica io: primo, piantatela di gridare cazzate, che prima o poi la valanga vi arriva in testa. Secondo, occhio a stuzzicare le tigri, possono essere molto più feroci di quanto si creda, e sanno starsene in attesa tra i cespugli anche a lungo...
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02/09/2019 11:40:03
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FACILI ILLUSIONI

18 agosto 2019 ore 08:13 segnala


Bambini lo siamo stati tutti, anche Moon che fa da testimonial inconsapevole. E ognuno di noi chi sa cosa pensava, cosa credeva, quali sogni ha avuto. La maggior parte, sempre che abbiano avuto la possibilità di vivere in un ambiente familiare sereno, avrà costruito i suoi castelli in aria, probabilmente seguendo l'esempio dei genitori nel pensare alla vita che avrebbe dovuto percorrere. E poi, quando gli anni cominciano a srotolarsi in avanti, quando le rughe cominciano ad aggrappartisi addosso, ti ritrovi a fare i conti con la realtà, con l'infinita carogneria del prossimo, con la diffusa imbecillità, con quel che tocca, tanto per dire, inghiottire. Come diceva Dante? E tu vedrai sì quanto sa di sale lo pane altrui, ah, magnifica sintesi della dipendenza, laddove vanno a infrangersi i sogni di libertà, di autorealizzazione. E puntualmente, demoralizzati e delusi, ci si rivolge con lo sguardo alle illusioni, tante, che ce le vengono a fornire quotidianamente nel dichiarato intento di ridurci a larve decerebrate incapaci di costruire se stessi ma tendenti solo al famoso "aiutino". Pur vero è che questo è un retaggio di infantilismo, quando dipendevamo dai genitori i quali, probabilmente sempre pronti ad aiutarci, sorreggerci ed accontentarci invece di darci due sberle, una valigia di cartone, un mandolino e spedirci a lavorare in una miniera di carbone ci forgiarono, per troppo e malriposto amore, incapaci ed imbelli. Gli esempi pubblici e televisivi ci mostrano falangi di personaggi che nella vita ambiscono a lisciarsi le sopracciglia, oliarsi gli addominali e stare seduti su un trono di cartapesta. O a partecipare a quiz milionari, a fare figure che farebbero vergognare anche un pluriomicida col pelo sullo stomaco nella speranza di portarsi a casa, con quattro domandine ed un sorriso a denti sbiancati, fior di soldi. E gli psycozombie delle slot, delle videolotterie, dei grattaevinci, vaganti da un bar all'altro a comprare con soldi veri dei pezzi di carta disegnati dal valore meno di zero solo perchè "uno ha vinto centinaia di milioni". Sorretti anche da leggendari racconti secolari su favoleggiate invocazioni diaboliche, capaci di regalare vite lussuose in cambio di qualcosa che nemmeno crediamo che esista (ah, al diavolo ci credi e all'anima no?) e alzi la mano chi, almeno una volta nella vita, non ha pensato ad una cosa del genere. Tutti con le mani in tasca, vero? Tranquilli, ce le ho anche io, viva la sincerità. Ma di tutto questo illudersi, di tutto questo semplicistico, sfaticato e defatigante voler credere che qualcosa cambierà, che la botta di fortuna arriverà, che qualcuno ci darà - magari con una raccolta fondi su internet - e s'ha da ridere, visto che associazioni che fanno questo ce ne sono, salvo scoprire che alla fine decurtano pesantemente quel che vi viene donato per coprire le loro spese, e te lo dicono all'atto di darti la valuta...- cosa resta all'atto pratico? Un clamoroso, gigantesco nulla, quindi cosa vi aggrappate a fare, a quel salvagente immaginario, a quella tavola di legno, la nave è affondata se pure ha mai navigato, e i sogni, si sa, muoiono all'alba. Inutile stare a guardare chi ha di più, chi sta meglio, chi ha quel che vorreste. Lasciate perdere, sono solo costruzioni mentali, tutto quel che vi siete costruiti - la vostra vita, l'insieme dei ricordi, la fama, la casa, la famiglia, tutto insomma - è venuto perchè doveva venire e non sarebbe cambiato di un millimetro qualsiasi cosa vi foste ingegnati a fare. Quel che doveva essere è, ma al tempo stesso non invidiate nessuno. Il punto fermo, ineluttabile e basilare, resta lo stesso, e non cambia per nessuno. Alla fine, finiamo tutti.
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18/08/2019 08:13:12
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DA UN ALTRA TERRA

06 agosto 2019 ore 09:50 segnala


Basta. Me ne vado. Stavolta forse ci riesco davvero. Qui non è più possibile andare avanti, troppa fame, troppa disperazione, ogni volta che riesco a trovare un lavoro o sono cose per miserabili o sono cose abbiette. Ci avevo creduto, quando me ne parlavano, quando guardavamo i programmi televisivi nei bar, tutta quella roba, tutta quella vita. Sembrava così facile poterla vivere, averne anche io un pezzetto. Ogni volta che ti giravi intorno non sapevi se chi ti stava a fianco era una spia, o un altro disperato come te, o qualcuno pronto a venderti, e allora dai, tanto vale che mi venda, pensavo e così ho fatto, ho fatto di tutto, per davvero, e Dio mi perdoni se nella sua clemenza vorrà farlo, ma alla fine quello che ero riuscito a mettere da parte sarebbe bastato a far vivere una famiglia per un anno. O magari a comprarmici un appartamento piccolo, e certamente non in centro città, ma almeno... E invece no, che me lo sono voluto giocare sulla ruota di una fortuna che fortuna poi non era, non c'era nè il caso, nè la sorte a comandare il gioco. Era un gioco talmente vecchio che avremmo dovuto impararlo tutti ma sapete come vanno queste cose, più dentro di te sai che finirà male più ti finisci per voler illudere che a te non capiterà. Così, insieme a tanti altri, tutti in fila per salire su quella che a fatica si poteva definire un mezzo di trasporto ma in fondo, mica saranno migliaia i chilometri, mica ci sono le tempeste, e Dio ci aiuta, sì, ci aiuta sempre, anche quando non lo fa, avrà i suoi motivi, ti sta preparando qualcosa di meglio. Di meglio di quel gommone dove oltre a prendere i nostri soldi hanno stuprato le donne, hanno buttato a mare i vecchi e ci hanno frustato e minacciato con i coltelli (certo, credevate davvero che lo sfregio che ho in faccia fosse il frutto di una qualche rissa tra bande? chi pensate che io sia?) e poi, ma guarda, davvero la luce nella notte di una motovedetta? E ora? Ma era già previsto, nel buio ci seguiva un altro gommone e sul quale sono saliti quelli che ci dovevano portare, dopo aver bucato il gommone e vi saluto a tutti. E mentre i troppo piccoli affogavano, mentre madri e padri urlavano cercandoli nel buio, mentre tutti nuotavamo non sapendo se scappare indietro, se scappare avanti, se galleggiare sperando che ci prendessero o chi sa cosa altro, dalla motovedetta hanno cominciato a tirare su la gente. Io sono giovane, so nuotare bene, tanto valeva provarci, mi sono allontanato e quando la barca è ripartita ho visto la direzione delle luci e seguendo quelle e le stelle ho nuotato, e nuotato, e nuotato. Grazie a Dio il tempo era buono e il mare calmo e terra l'ho toccata. Poi è stata tutta una fuga, strade, vicoli, la fame dentro a roderti, la paura come compagna. Una città, un altra città, qui alla fine, dove altri come me mi hanno visto e compreso. Ho pregato insieme ai fratelli, abbiamo cercato lavoro insieme, nei campi, a raccogliere verdure e frutta, e poi finiva e si ricominciava, e c'era sempre qualcuno che ti veniva a dire, mettiti su quel marciapiede, spazza e chiedi soldi che la gente si impietosisce, ma io non volevo venire a chiedere l'elemosina, volevo vivere una vita con dignità, non per arricchirmi ma per fuggire da quel che c'era dall'altra parte. Che i vostri telegiornali non ve le dicono le cose. E non le vedrete mai con i vostri occhi e meno che mai le vivrete sulla vostra pelle, che non sopravvivreste neanche due giorni. Noi ci abbiamo fatto il callo da centinaia d'anni, ma scamparla non sembra mai possibile. Ci si prova. Ci ho provato anche io. E poi ti ritrovi a dormire su un cartone per terra alla stazione, con un sacco con i pochi vestiti che hai avuto da qualche gruppo di benefattori che gira per pulirsi le coscienze dando agli altri quello che trovano o che non vogliono loro. E da mangiare sempre di meno, e poi qualcuno che ti dà un cartone di vino che costa poco, ma noi non beviamo però... però come ti scaldi, come dimentichi per qualche ora la miseria eterna che ti ha inseguito sin dal tuo paese e dalla quale non riesci a fuggire? Così, dopo aver bevuto, la rabbia si fa strada e si diventa cattivi, verso sè stessi, che chi ha un animo si vergogna e invece di commiserarsi passa a prendersela con tutti. Le liti, l'invidia nel vedere chi passa e ha tanto più di te. Si diventa brutti dentro, e più vai avanti e peggio diventa. A commettere sbagli ci vuole un attimo, hai voglia a dire non volevo, non credevo, non pensavo che sarebbe finita così. Allora fai il barbone, chiedi i soldi alla gente, e magari nascondi pure la tua fede, che chissà, gli fa schifo a quelli che pregano - sì, forse, magari una volta alla settimana seppure - lo stesso Dio che preghi tu, e non una volta alla settimana come loro ma cinque volte al giorno, e pensano che sei lurido ma nessuno pensa che prima di pregare ti devi lavare e quindi ti lavi molto più di loro. Gli fai paura. Certo, se tra tanti ci sono i delinquenti ovvio che siamo tutti delinquenti. Ma io volevo solo starmene zitto, e buono, e lavorare senza dare fastidio a nessuno, e guadagnarmi il pane come dovrebbero poter fare tutti gli esseri umani del mondo. Perchè, non siamo tutti uguali? Se ci offendete non piangiamo come voi? Se ci ferite non sanguiniamo come voi? Che dici, è Shakespeare? Ma cosa credi, che dove vivevo pascolassi le pecore? Vivessi nelle grotte? Di cosa hai paura, che sia un terrorista o che sia un uomo come te, con la cultura che hai te, e la sfortuna che non hai te e che ti terrorizza pensare che potrebbe capitarti? Giri la faccia per non vederti in uno specchio? Fai pure. Io del vostro odio non ne posso più. Ho buone gambe, camminerò. Su qualche treno riuscirò a salire e alla costa riuscirò a tornare. Me ne vado, tranquilli, non mi vedrete ancora per molto. E se Dio vuole, e se il mare sarà mosso abbastanza, non mi vedrà più nessuno.
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LA MATERIA DEL TEMPO

01 agosto 2019 ore 09:56 segnala


Si può citare Einstein quanto si vuole, si può anche seguire i voli pindarici dei poeti o le elucubrazioni dei liberi pensatori. Ma si sa che ci sono cose, a questo mondo, che hanno confini talmente labili nel campo del ragionamento - che so, la fede religiosa, la luce e i suoi perchè, se i marziani ci siano o meno e se stiamo cercando rogna continuando a mandare messaggi verso le nebulose più nebulose, cose così insomma - che a volerne parlare si rischia di sbattere realmente il muso. Circa la luce mi rendo conto di aver già fatto, ed era il 2012 addirittura, un altro di quei post che ritengo ancora geniali, nel senso che - come per CANNIBALI INVOLONTARI - nascevano da una intuizione, vaga, sottile eppure rivelatoria, una di quelle cose su cui mai ci si sofferma tanto fanno parte della nostra vita. Era questo IL PESO DELLA LUCE e pure nella sua lievità resta una delle tante perle perdute del mio forziere. Quindi, come in quel bel post, in questo mi viene da tentare di comprendere come si possa materializzare il concetto stesso del Tempo: non è forse una definizione, una cosa che sappiamo esserci ma sulla quale non abbiamo, al contrario di persone e cose, alcuna possibilità di dominio? Indubbiamente, è la risposta che viene spontanea alle labbra, di che sostanza può mai essere composto? Che peso, che forma ha? Ce l'ha, invece, una forma, perchè no? Immaginatevi un gigantesco elastico, una fettuccia di gomma - puro caucciù sudamericano, mi raccomando, se facciamo le cose facciamole bene - che Qualcuno ha inchiodato, laggiù, verso l'infinito ed oltre, e l'altro capo tirato fino allo spasimo per chilometri (il tempo, lo spazio, l'energia...vedete che riusciamo a ficcarci dentro anche il vecchio Einstein) e messo ben stretto intorno alle paffute manine di quel roseo (o nero, o giallo o quel che è tanto siamo tutti esseri umani) pargoletto che si agita nella culla guardando in giro se trova una tetta da poppare (senza sapere che questo desiderio lo accompagnerà tutta la vita, finendo per farlo diventare un lubrico frequentatore di bacheche e di profili femminili fake). Oh il caro piccino, eccolo che agguanta il morbido elastico... e inizia a sfrecciare a più non posso in avanti. Caspita, se è felice! Voglio diventare grande così posso chiedere i regali a Babbo Natale! Voglio diventare grande così posso picchiare gli altri bambini che mi rubano la merenda! Voglio diventare grande così mi trovo la ragazza! Voglio diventare grande così guido la macchina! Voglio diventare grande così mi trovo un lavoro e non devo più chiedere soldi a mio padre che me lo fa pesare perchè non ha una lira! Voglio diventare grande così apro un mutuo, compro casa e mi sposo! Voglio diventare grande così posso viaggiare con mia moglie dove voglio! Voglio diventare grande così posso insegnare a mio figlio cosa è la vita! Voglio diventare grande così me ne vado in pensione e mi riposo! Voglio diventare che. Ormai non puoi diventare niente. Niente altro. La velocità del tempo non si scandisce in secondi, minuti, ore, giorni, anni ma in speranze, sogni, illusioni, disperazioni, perdite, felicità e tragedie. Quel Tempo che appariva così leggero, tanto da non passarti neanche per la testa, quel Tempo il cui peso non hai mai sentito fino a che Lui ha deciso di farsi sentire, quella cosa che credevi immateriale e che invece della sua materia componeva, plasmava, mutava tutta la tua esistenza, una ruga qua, una cicatrice là e le lacrime poi? Oh sì, che quelle le nascondiamo ma non mancano mai. Ecco, anche quelle, chi ha detto che siano gocce di soluzione salina? A volte sono singhiozzi soffocati in un cuscino, a volte sono gocce di sangue intorno alla lama di un rasoio, a volte sono righe di inchiostro che urliamo verso chi forse nemmeno sta a sentirci. E il Tempo le mescola alla sua chimica alchemica, quella che ci illudevamo potesse darci l'Homunculus degli stregoni e invece si preparava a darci l'Opera al Nero, la trasmutazione non del piombo in oro, non dell'uomo nel superuomo, tanto meno la "trovatura" per dirla in siciliano, il raggiungere un inaspettato tesoro. Ma quale tesoro. Eccolo, silenzioso, impalpabile eppure pesantissimo, svolgere, dipanare tutto il suo sudario e avvolgere questa interminabile teoria di momenti, abbassandoci la testa e lo spirito sempre un po' di più. Quale scherno mirabile, essere governati, comandati, spinti verso la fine da qualcosa che non c'è, che non possiamo toccare. Mi direte, eppure le lancette che girano le vedo, i granelli di sabbia nella clessidra scendono. Non è forse quello il Tempo? No; anche quelle sono nostre sovrastrutture immaginarie, sono altre illusioni, come se per ricevere un miracolo andassimo ad elargire una mazzetta ad una divinità, pensiamo che funzioni ma non è così. Possiamo fermare le lancette di un orologio - oh, reverendo Dodgson, so bene che pontificasti che anche un orologio fermo ha ragione due volte al giorno ma anche tu il Tempo non riuscisti a fermarlo. Non invecchiò, forse, la tua Alice? - ma questo non impedirà al Tempo di schiacciarci. Quindi il postulato diventa semplice, e incontrovertibile: anche se qualcosa non la riesci a vedere non è detto che non esista, e solo vedendola puoi sapere cosa stia facendo. Il paradosso del gatto di Schrödinger ? Sì, direi che ci siamo: e ora abbiamo visto come il Tempo si sia depositato, con tutte le sue conseguenze, sulle nostre vite, storpiandole, cambiandole, rigirandole secondo piani suoi personalissimi - se lo volessimo identificare come entità fornita di poteri di scelta e di pianificazione, ma siccome anche questa ci appare come una cosa totalmente improbabile, a livello direi del credere al Grande Spaghetto Cosmico Pastafariano, allora crogioliamoci nel pensare al Tempo come ad una delle altre sostanze di cui è composto tutto, o forse solo i sogni ( per citare IL FALCONE MALTESE ) - e ammettetelo, non ve lo sentite tutto sgocciolante addosso, non vi manca leggermente il respiro? Quell'ansia, quella fatica del vivere, non sono le rate insolute del mutuo, è il soffio del Tempo che vi sta mandando uno dei suoi baci. O forse siamo noi stessi il Tempo? E' forse nascosto nella nostra obsolescenza programmata il segreto della sua materialità? La sua tangibilità sono le nostre cellule che corrono, proliferano e si autodistruggono? Chi può dirlo, quando apri la diga di un ragionamento non solo un fiume maestoso può scaturire ma anche mille rivoli. Uno potrebbe essere questo, e forse è l'unico che ci lascia con meno amaro in bocca, perchè ci offre ancora il piacere del pensare di essere noi dominatori di noi stessi. Come per Dio, se un Dio non c'è allora posso fare tutto: e se il Tempo non esiste, ma è solo una convenzione, uno stato evolutivo del mio essere, e non posso ritornare giovane , come posso dimostrare la mia suprema volontà nel comandare questo mutamento? Qui viene la beffa, l'unica risposta è il suicidio.


(Tranquilli, Moon decisamente non è il Gatto di Schrödinger)
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30 luglio 2019 ore 10:53 segnala


Ultimamente ne ho sentita una nuova che mi ha lasciato parecchio perplesso, magari sarà arrivata anche a voi, già da tempo si vociferava sulla possibilità di mettere oltre ai like, i dislike, specialmente su Facebook la questione era parecchio dibattuta. Ora, ragionandoci sopra da utenti, e non da proprietari di immense industrie della manipolazione dei trends e dei pensieri come Facebook e Instagram, non possiamo non ammettere che chi scrive o comunque posta pensieri, foto, parole, articoli, recensioni lo fa lavorandoci sopra intellettualmente (certo, si sa, anche diecimila scimmie con diecimila macchine da scrivere dopo diecimila anni a batterci sopra riuscirebbero a produrre uno dei capolavori di Shakespeare, almeno secondo le solite teorie dei soliti americani) ma noi che scimmie non siamo,( o almeno che ci siamo evolute al punto da contagiare con peli, salive e deiezioni sì, ma consapevolmente e non come cani e gatti e magari pappagallini verdi, scoiattoli e armadilli) dicevo, abbiamo dentro di noi sempre accesa la fiamma del desiderio di vedere se non riconosciuto quanto meno apprezzato quel che produciamo. Fosse pure un pupazzo di legno che se si eccita gli si allunga il naso, sempre di manifattura artigianale parliamo, che andrebbe decorosamente protetta e valorizzata dall'Onu, dall'Unesco, da quel che vi pare, alla stregua dei lepidotteri del Madagascar o delle colline del Chianti quando non gli grandina addosso. Va be', torniamo a noi, detto che l'idea di far mettere i dislike agli utenti sarebbe stata una pistola carica puntata addosso a chiunque non avesse il cuore di Re Riccardo e le rughe di Clint Eastwood, quindi legalmente incapace di sopportare di essere sommerso da palate di liquame riverso allegramente da haters professionisti e sparlatori seriali, alla fine ne venne fuori un nulla di fatto e la gente normale, tirato un sospiro di sollievo potè continuare a fare le proprie necessità sui social. Ma evidentemente a qualche bello spirito tutto questo non è bastato, gli esperti del marketing amanti delle leggi dei grandi numeri, quelli che ti dò sei milioni di indirizzi web e tu mi smazzetti, così lanci prodotti mirati verso chiunque (tipo a me, che mi si aprono ovunque vada pubblicità relative a qualsiasi cosa abbia comprato nell'ultimo anno, ieri perfino la proposta di un disco di Bocelli del quale non sentivo nessuna necessità e che si è scoperto essere stato sentito da mio figlio su Spotify...)insomma questi esperti hanno deciso che mettere i like vada definito fare "vanity making" cioè auto incensarsi e godersela grazie all'apprezzamento del pubblico. Mai sia! ma ti pare che ci meritiamo che qualcuno ci dica bravo? Appunto, e quindi, dopo aver deciso che il mainstream delle vendite non passa attraverso coloro che dimostrano di ricevere, che so, cento, mille like sotto un post scoppiettante, intelligente, arguto, deliziosamente carogna ma quanto meno di forte caratura ed indubbio valore letterario (ahahah praticamente i miei , giusto per modestia e buffoneria) ma passa soltanto attraverso il numero di condivisioni (e che cacchio, ma chi mai condivide un post di un altro in un suo blog, diciamo qui, certo su Facebook sì, prova ne sia che nei gruppi, nei club, nelle consorterie di qualsiasi tipo vige la regola che tutti i membri appena appare un post debbano mettere il like e condividerlo nei loro profili, cosa che ovviamente lo fa rimbalzare e diventare virale (ecco, questa sembra essere la parola magica, sia per chi deve vendere prodotti sia per chi deve vendere allarmismo sanitario) e dunque, non essendo possibile far mettere i dislike per non lasciare le porte dei tentati suicidi a tanti giovani dal polso debole e l'animo emotivo, e non essendo interessati a vedere i like (voglio vedere come ci rimarranno certi gioiosi soggetti che seguo - solo perchè mi seguono - su Instagram che hanno diecimila followers e ricevono seimila like ogni volta che postano un selfie della loro faccia con un qualche paesaggio anonimo dietro, e che ancora non sono riuscito a capire se li pagano o se si sono iscritti agli Illuminati della Loggia Massonica Russa che da mesi insiste perchè diventi un membro promettendomi onori, donne meravigliose, montagne di soldi e l'accesso alle stanze dei bottoni della Casa Bianca e del Cremlino) hanno finito per inventarsi la soluzione definitiva, quelle cose drastiche che a Goebbels avrebbero solleticato la fantasia. Un algoritmo, un applicazione o chi sa cos'altro, ancora non ho capito bene, che non fa vedere i like che ti arrivano. Avete capito bene, almeno voi? Pensate, vi fate un mazzo tanto - detto alla romana - per scrivere un articolo come questo, la cui texture sottilmente umoristica, ricca di riferimenti e citazioni, avrebbe fatto rotolare dalle risate Marcello Marchesi, vi arrivano diciamo un centinaio di like e VOI NON LO SAPRETE! anzi, vi apparirà soltanto il numero di quelli mandati dai vostri amici! quindi, ti arrivano cento like da tutti gli utenti di Chatta che leggono e tu hai - oh poverino! - soltanto tre, quattro amici perchè magari sei grasso, o hai i capelli bianchi, o sei di qualche regione invisa ad altre, o magari hai un gatto come il testimonial della foto che fa da cappello o preghi Dio cinque volte al giorno come di prammatica, bene, ti appariranno solo i like che lasceranno loro. E, badate, solo se avrete dato l'autorizzazione a vederli! Tipo qui, che ogni due minuti appare un pulsante da clikkare con scritto ACCETTO e ancora sto in paranoia perchè non so se mi ritroverò un giorno a dare l'assenso per essere imbarcato insieme a Ben Hur come rematore su una trireme. Quindi tutti voi, allegri compagni della foresta di Nottingham (pluviale, in questi giorni) che insieme al sottoscritto vi rimboccate le maniche per fornire agli avidi lettori il meglio dei vostri parti mentali, sappiate che tra un po' vi ritroverete a guardare la pagina e a dire; "Ma che cavolo, non è piaciuto a nessuno? Non lo ha letto nessuno?" Bene, non fatevene un cruccio, tanto al Nuovo Ordine Mondiale non c'è verso di fare fronte, almeno finchè non arriverà Godzilla a dare una bella tosata a tutta questa genìa di devastati mentali che ci guidano e comandano. Piuttosto, invece di dire "Ho tre like sotto il post", dite "Il numero di quelli che mi hanno letto è TOT!" e questo sicuramente vi potrà lasciare piacevolmente stupiti. Così come resto io ogni volta che controllo e vede, tanto per dire che il post precedente a questo ha già fatto quasi duecentocinquanta visite, e quelli che vengono da fuori Chatta non sono contati, ricordatevelo, quindi saranno sempre di più, perciò puntate a quello se volete un briciolo di gratificazione. E direi che quelli che in totale hanno ancora pochissimi visitatori ma hanno scritto cose ben degne se lo meriterebbero. Naturalmente, date sempre il meglio, partite dall'assunto che "il cliente ha sempre ragione" e fate finta di voler leggere voi stessi quel che state scrivendo. Vi soddisfa? Perfetto, al diavolo i soloni del marketing, i bachecari bestemmiatori e gli ossessionati compulsivi armati di un unico argomento. Come si diceva nella Comune di Parigi? La fantasia al potere! Diamoci dentro e al diavolo il marketing...




(nella foto, gli sfacciati autori del post)
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CANNIBALI INVOLONTARI REBOOT

27 luglio 2019 ore 20:04 segnala


Incredibile come siano potuti passare già dieci anni... ma tant'è, erano tempi eroici, tempi in cui non un post al giorno ma anche di più, scrivevo in questo mio blog, cortile dove radunare begli spiriti e gang di devastati mentali, palestra d'ardimento letterario (tanto per citare Grunf e il Gruppo TNT) e baretto di periferia dove tirar tardi tra una scemenza, uno scherzo e una battuta cinica. Lo ammetto, mi mancano quei tempi, quella leggerezza del vivere che mi lasciava il tempo e la voglia di scrivere a raffica, cosa che potendo farei anche adesso dato che è ben nota la mia abitudine a iniziare parlando di qualcosa e poi scivolare a valanga tra mille rivoli di pensieri. Ma comunque, in questi lunghi anni, oltre alla mia lunghissima saga del Narratore poi parzialmente confluita nel mio altro blog dedicato solo ad essa, e le due serie : ALLA RICERCA DEL TEMPO PERDUTO che fu il lascito per mio figlio, e la scoppiettante LA STORIA DEL MONDO che fu un vero fuoco di artificio di prese per i fondelli attraverso i secoli, ci sono stati molti post - sia di racconti che di attualità, ai quali sono particolarmente legato perchè li ritengo davvero ben scritti e di valore a prescindere, come quelli che erano presenti anche nella TOP 100 , come "PEDOFILIA NASCOSTA" e "TERRE LONTANE". Ultimamente in Chatta ci si è imbattuti non dico quotidianamente ma quasi, in lunghe, interminabili discussioni su un argomento salutistico, reiterato sino allo sfinimento, nel tentativo di far sentire in colpa chiunque non si sia dichiarato platealmente d'accordo , come se si fosse complici di supposte probabili mortali epidemie. O roba del genere. In questa girandola di illazioni basate su convincimenti personali e avvisi di pericolo lanciati ad ogni pie' sospinto, si sono ritrovati coinvolti anche diversi miei amici e lettori, e non si può dire che sia stata una cosa simile al dialogo costruttivo, no, spesso e volentieri si è tentato di esporli all'indice pubblico, magari pure con sondaggi ad arte. Bene. Come diceva Rhett Butler, francamente me ne infischio, ad ognuno la sua vita e che se la goda come vuole, ma ecco ritornare pressante, proprio perché fu una geniale intuizione, questo mio antico post del 17 aprile 2009: una di quelle scintille che ti aprono la porta ad un mondo di paura proprio perché certe cose non le avresti mai pensate, e qui non ci sono link a riviste mediche che spieghino come se in età infantile cammini su marciapiedi mal frequentati da esseri viventi non appartenenti alla razza umana poi quarant'anni dopo forse probabilmente magari se ti dice male ti verrà un devastante cancro ai testicoli e finirai a cantare nel coro della cappella pontificia o roba del genere. No. Qui c'è qualcosa che parte da un intuizione terrificante e sfocia in una condanna dell'intolleranza razziale - se lo si legge bene - ma che comunque contiene una innegabile verità che, se ci si sofferma sopra, o ci si cuce le labbra e ci si infila due filtri nelle narici, oppure si tira avanti pregando il Creatore clemente e misericordioso e confidando negli anticorpi che ci fornisce sin dalle prime poppate del latte materno. Quindi, eccovelo, rileggetevelo e poi, quando cercano di terrorizzarvi con altri argomenti, ricordatevi che comunque a tutti, nessuno escluso, tocca respirare. E prima di fare testamento accarezzate il gatto , che più male di questo non vi farà.

CANNIBALI INVOLONTARI

17 aprile 2009


" A volte capita che il cervello se ne vada per conto suo e si metta a ragionare non più sui massimi sistemi ma su cose talmente improbabili che se non fossero vere ci sarebbe solo da riderci sopra. Ricordate il romanticismo di quei raggi di sole che, solitari, in una stanza buia fendono l'oscurità rivelando ai nostri occhi meravigliati tutto quel dolce vorticare di impalpabile pulviscolo? Una danza fatata di polveri antiche, che pensiamo sappiano di libri vetusti o antiche vestigia. Magari fosse solo così. Adesso andate in bagno, aprite la vostra camicia, alzate la vostra canottiera e datevi una gioiosa passatina sulla pancia...ed eccolo lì, che se ne va danzando per l'aere, il componente all'ottanta per cento del pulviscolo che alligna nell'aria. Siamo noi. I nostri corpi che giornalmente si squamano e consumano, rilasciano microscopiche forfori e macerie organiche, cellule morte. Quando, dopo una corsetta, vi fermate a riempirvi i polmoni d'aria, ragionate un po' su cosa state mandando giù. Per la gioia dei vegetariani inflessibili e per lo spasimo dei vegan, notoriamente ancora più drastici. Ci mangiamo a vicenda, lentamente, giorno per giorno. E cinicamente, vien da ridere a pensare a quegli intransigenti che non toccherebbero quelli che definiscono negri. Ma aspirarlo un poco alla volta, ogni giorno, sì però. E chi si porta le salviette chimiche nei bagni per paura di prendersi l'Aids? Dovrebbe girare con un filtro per il microparticolato in bocca...Pensateci, la prossima volta che guarderete quel fatato, sottilissimo pulviscolo che danza nell'aria, guardatelo con occhi diversi e non fatevi prendere dal vomito...anzi, siate positivi, pensate a quanto risparmiate sulla spesa in macelleria e respirate! Anche adesso, su, un bel respiro profondo...Buon appetito! "
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CAMILLERI IL GIORNO DOPO

18 luglio 2019 ore 09:56 segnala


Camilleri il giorno dopo, tempo di fare qualche personale riflessione, tempo di vedere come la gente di Chatta si sia mossa in tal senso, con solo rari post - ricordo altre morti e infiniti lai di utenti in lutto di sentimenti - e qualche bacheca ambivalente, ondeggiante tra chi ha tenuto a dimostrare il suo dispiacere per la perdita e chi ha beffeggiato gli altri dallo scranno della propria subcultura ( leggo gnente e so' felice) ma non si può obbligare estimatori di Kinsella, Volo o altra roba a leggere anche degli Autori. Viviamo in un mondo libero dove i libri non si bruciano più, dicono. Certo non la pensava così l'esplicito nick che ha scritto nella mia bacheca invitando ad usare quei libri per farne un falò. Grazie per la democratica esibizione di intelligenza e di rispetto, sia per me che scrivevo mostrando quanti libri di Camilleri avessi, che per lo stesso autore. E qualche considerazione mia su quei libri, intanto resta implicito con quanta insopportazione io abbia letto tutte le sue sparate politiche - sanno tutti a quale corrente ideologica io appartenga, e definirla un utopia estrema è un eufemismo gentile - che mi ricordavano quell'orrendo pamphlet ideologico anti monarchico che forma la parte centrale de "La filosofia nel boudoir", scaltramente veicolato dal marchese de Sade sotto le spoglie di un romanzo erotico, così come non ho mai ingoiato il suo voler infilare di forza nei testi prese per i fondelli contro i carabinieri solo a volte bilanciate da loro corretti interventi nelle indagini, o le aringhe avvelenate contro Berlusconi quando era al governo o Salvini adesso come se solo il comunismo fosse il miracoloso toccasana per qualsiasi cosa, roba che poteva credere giusto lui che in quell'area aveva da sempre trovato accoglienza, onori, gloria e soldi. Ma, a parte queste mie critiche laterali, non è possibile non riconoscere la qualità nello scrivere, l'immaginazione, l'abilità nel creare trame. E chi lo taccia di pochezza dovrebbe ricordare che Simenon, immensa stella delle Pleiadi francesi, si faceva un punto d'onore di avere - e usare - un lessico di solo trecento parole. Camilleri resta un autore che ha saputo gestire oculatamente la sua prolificita', aiutato indubbiamente da una casa editrice che non ha pubblicato il ciclo di Montalbano in maniera cronologica ma secondo le loro imperscrutabili necessità, prova ne sia "Il cuoco dell'Alcyon" uscito recentemente e rivelatosi il classico "fondo del barile" visto che è una sceneggiatura di oltre dieci anni fa per un film mai fatto dalla RAI, o "Michelino" l'astuto conclusivo libro di Montalbano secretato per essere edito postumo e che ci auguriamo stia al livello dei suoi migliori. Vedremo, siccome in Italia il ferro lo si batte sempre quando è caldo, se non lo hanno già stampato ci vorrà poco. Tornando a noi, mi resta il piacere provato nel seguire il crescere di tutti i personaggi del ciclo, la sua evoluzione e perché no, il piacere di averlo conosciuto e di essermi fatto autografare un congruo numero di copie che immagino toccheranno cifre ragguardevoli negli anni a venire, il che dimostra due cose, lui è stato un grande Autore e io sono ancora e sempre un esperto in survival. Finirei questo pezzo, faticosamente scritto dal cellulare perché il PC è in assistenza, con qualche pizzico ironico, derivato da battute scambiate con altri amici bloggers : se è vero che il fumo uccide allora il giorno che mettessero la sua foto sui pacchetti le vendite andrebbero alle stelle, considerato quanto fumava e l'età raggiunta, e sempre che qualche spirito pienamente convinto delle proprie tesi non voglia chiedere un autopsia al fine di accertare se aveva in casa - invece di dare la colpa alla obsolescenza programmata o alla nicotina e al catrame - un mortale venefico gatto o se mai i suoi polmoni avessero risentito di qualche pelo felino tragicamente catturato e portato in casa dal colpevole condizionatore dell'aria. D'altronde, come si evince dalla prova fotografica a corredo del post, anche io - essendo un cultore di Yukio Mishima - potrei nutrire insani stimoli suicidi, solo che non avendo una katana per un rapido seppuku imitero' Ian Potocki, non limando quotidianamente un proiettile ma accarezzando quotidianamente il mio gatto...
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ESSERE O NON ESSERE

01 luglio 2019 ore 19:56 segnala


La giocosa battuta che infioretta la foto del mio grooooosso gatto era relativa al fare più sport, magari in modo bizzarro e scherzoso, così da mantenere una certa forma fisica se non ideale quanto meno più tonica. La metto qui a corollario di questo post, primo perchè mi piace vedere il mio gatto - ahah - poi perchè reduce dalla lettura di un altro scritto qui su Chatta che si riferiva al fatto che sin troppo spesso ci costringiamo a cambiare per far contento qualcuno o qualcuna, fisicamente intendo, ovviamente, che di cambiare mentalità a quello di solito ci si arriva dopo un eventuale matrimonio quando non c'è più via di fuga. E dunque ragioniamo un attimo, seriamente, ci siamo chi sa come riusciti a mettere col bellone o la bellona di turno e cominciamo ad andare in paranoia, guarderà quella più magra? preferirà quello con la tartaruga? se hai due spalle così larghe oltre a fare ombra emani anche più feromoni? e il decolletè non lo vogliamo considerare? (sì, capisco che se avessi scritto tette avreste capito subito ma sono un gentilhomo e quindi non lo scrivo) Così, giù a fare quattrocento torsioni addominali al giorno ma si sa che la tartaruga è un animale lento e ad arrivarci sulla pancia ci mette gli anni; giù a telefonare a cliniche specialistiche per avere informazioni sulle punturine di silicone (ma poi non prendete gli aerei, a meno che non vogliate produrre effetti terroristici); giù a comprare creme miracolose, trattamenti d'urto, idratanti, rimpolpanti, anti di ogni tipo. E dopo essere arrivate a quaranta chili di peso, essere entrate dentro i jeans trovati nella scatola dei ricordi del liceo, esservi stirate le rughe con le mollette dietro i capelli, eccovi dunque a telefonare al bellone la cui segreteria vi informerà che è scappato con una contorsionista dell'est probabilmente contagiosa e sicuramente minorenne. O tu, ecco, sì, proprio tu che stai leggendo in canottiera e mutandoni - con quaranta gradi sei ampiamente scusato - e che speravi in un post di quelli che ti spiegano come diventare Schwarzenegger in dieci giorni spalmandoti gli anabolizzanti sotto le ascelle - ma guardati, non ti preferisci così, paffuto, amabile, gioiosamente menefreghista? Magari stempiato e virilmente senza sentire il bisogno di farti il riportino? Con quel lardello che tanto "uomo de panza, uomo de sostanza"? Sei più sincero, più naturale, più onesto! Non ti sbragherai sei mesi dopo esserti sposato, sei già sbragato adesso! Come con le macchine usate anche per noi dovrebbe vigere la clausola "visto e piaciuto" che implica il fatto che qualsiasi difetto dopo venga fuori doveva essere già tenuto in considerazione. Quindi se lei non è totalmente depilata, se lui non è asciutto fino alle cartilagini, se lei non è bionda dappertutto, se a lui crescono i peli nelle orecchie...e chi se ne frega! Vivete come siete, godetevela questa vita, che non è facendo un tuffo nella polla del plasma che diventerete Monica Bellucci o Johnny Depp! E la prova costume lasciatela a chi non ha altri pensieri, voi pensate alla cassa integrazione, alla rata del mutuo, alla revisione dell'auto, fatevi una forma di pane casareccio con dentro una frittata di cipolle e avanti così, che da qualche parte, tra gli ombrelloni della spiaggia libera, una donzella che ama mangiare teste d'aglio, che porta occhiali esagonali anni settanta e che come eau de parfum usa il ragù di salsiccia la potrete sempre trovare!
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LA SPALLA

26 giugno 2019 ore 19:45 segnala


Ho cercato di spiegarlo tante volte, e probabilmente non ce ne sarebbe davvero bisogno, ma credo non faccia male, visto che ultimamente diversi nick qui dentro mi hanno dato prova di non aver capito bene. E dunque, di che volevo parlare, della spalla appunto o meglio, dell'essere una spalla. Nulla di melodrammatico del tipo sarò la spalla su cui potrai piangere, oh be', ma sì, mai negato a qualche amico/a di potersi sfogare con me, anzi fa bene, e quindi perchè no, ma è una spalla diversa quella in questione, anzi è la SPALLA, quella che rende celebri i comici, quella che dà l'avvio ai tempi comici. E' sempre stato uno dei miei vizi più innocenti e preferiti, la incapacità a fermarsi quando mi si presentava l'occasione, nel sentire qualcuno dire qualcosa, o nel leggere qualcosa nelle vostre bacheche, e nei post quando era ora di lasciare un commento: e mai mi sono fermato anzi, mi ci sono tuffato con tutte le scarpe, sempre infiorettando le cose altrui con qualche battuta, di solito che prendeva principalmente in giro me stesso, o che a volte poteva essere così astrusa, così complicata, così debitrice di qualche citazione letteraria o cinematografica da risultare incomprensibile ai più. E guarda un po', questi son sempre quelli che - forse poveri di vis comica o arrivati al punto che nemmeno Bombolo e Cannavale riuscirebbero a farli ridere - finivano per prendersela a male, iniziando discussioni o litigi, facendoli rimbalzare qua e là tra i loro accoliti, sperando di riuscire ad alzare polveroni per sommergere il vostro amabile umorista e levarselo dai piedi. Perchè per chi non sa più ridere, sentire l'allegria degli altri è una malattia contagiosa, pericolosissima, paragonabile che so, alle pulci sui topi durante la Peste Nera o altre malattie fantasiosamente trasmissibili dai nostri amici pelosi. Così, quei piccoli regali, quelle alzate degli angoli delle labbra, quei sorrisi strappati a malavoglia, cose per le quali siamo capaci di spendere cifre esose a teatro o al cinema e qui invece donavo senza chiedere nulla in cambio, sono diventati per alcuni nick la scusa , o il pretesto, per sonore arrabbiature. E qualcuno/a è arrivato anche a bloccarmi - lasciando che me ne accorgessi soltanto quando mi soffermavo nei loro blog per commentare benevolmente qualche loro scritto - lasciandomi perplesso e dimostrando al pubblico non la mia dabbenaggine ma la loro pochezza. Un comico - e quanti qui dentro cercano di esserlo macinando ad ogni piè sospinto frasi comiche nelle loro bacheche - ha un valore aggiunto proprio nel momento in cui la SPALLA si precipita ad aumentare l'effetto con una risposta a tono. E se a dire battute - magari copiandole dal web - sono capaci in tanti, quanti hanno la capacità di assumersi il compito, come lo definiva Fellini, del fucinatore di ilarità, del raccontatore di scempiaggini, di quello che si rende buffo e ridicolo per far sorridere? Pochi, vero? E allora, quei pochi, perchè li trattate così? Se non volete, o non siete capaci, di essergli riconoscenti, almeno dategli una risata in cambio. La SPALLA solo questo vuole, per credere di aver fatto la cosa giusta. Ridete, ogni tanto, che il carrozzone sta sempre qua, ma il clown se si stufa e si azzitta poi vi lascerà da soli a piangere...
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« immagine » Ho cercato di spiegarlo tante volte, e probabilmente non ce ne sarebbe davvero bisogno, ma credo non faccia male, visto che ultimamente diversi nick qui dentro mi hanno dato prova di non aver capito bene. E dunque, di che volevo parlare, della spalla appunto o meglio, dell'essere una...
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AISHAH, uno storico equivoco

23 giugno 2019 ore 14:03 segnala


Finalmente, dopo due giorni di prove, tagli, rimaneggiamenti e modifiche, l'articolo di cui vi avevo tanto parlato è finalmente uscito. Come dite? Non lo vedete? Ovvio, col cavolo che è uscito qui, sulla ruota della fortuna di Chatta esce soltanto Homer e il suo stupido server. Ragion per cui, in dieci minuti, il tempo di ricostruirlo tutto come era in origine, con simboli grafici, scritte in arabo e quanto altro sembra essere impossibile da mettere qui, con le relative immagini, e fregandomene della lunghezza, del peso o dell'argomento, in dieci minuti dicevo me lo sono postato nel mio altro blog. E vi invito a venire a leggervelo qui, basta fare un clik e capirete perchè ritenevo che fosse un post importante. Vi aspetto:






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« immagine » Finalmente, dopo due giorni di prove, tagli, rimaneggiamenti e modifiche, l'articolo di cui vi avevo tanto parlato è finalmente uscito. Come dite? Non lo vedete? Ovvio, col cavolo che è uscito qui, sulla ruota della fortuna di Chatta esce soltanto Homer e il suo stupido server. Ragio...
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