AMORE PER SEMPRE

12 marzo 2015 ore 14:23 segnala



L'uomo che viveva nell'appartamento 4B non viveva lì. Nel senso che sì, ci viveva, ma non apparteneva a questi tempi. Decisamente fuori luogo e fuori tempo massimo, avrebbe desiderato calpestare i giardini imperiali dell'Austria Felix, avrebbe voluto mangiare datteri insieme al governatore della Libia, avrebbe voluto... così tante cose che la matassa dei suoi desideri aveva raggiunto proporzioni pericolose. Julio Bernani si guardò allo specchio, aveva appena finito di radersi lasciando intatta la barba a pizzo in stile Italo Balbo: si concesse una frizione con l'antico dopobarba di famiglia, usato da generazioni, la colonia Atkinson Lavender. Julio amava poco gli incroci, le mescolanze, i profumi modaioli che cominciamo con una nota e finiscono con varietà incomprensibili di aromi. Restava graniticamente ancorato all'idea di una sola fragranza, che fosse riconoscibile durante tutto l'arco della giornata, appunto la vecchia lavanda inglese. Si spazzolò meticolosamente i capelli, ancora folti se si pensa che aveva quasi sessant'anni, e argentati: da qualche mese li stava lasciando allungare, un vezzo che in gioventù non aveva preso in considerazione, ma trovava divertente sentirseli scendere nel colletto. Dopo aver bevuto il caffè tornò a sedersi alla scrivania, davanti al computer, e si concesse una pausa di riflessione. Aveva passato la vita nel mondo dell'arte, allestendo mostre e partecipando ad eventi, collettive, personali: aveva ottenuto riconoscimenti, titoli e ammirazione generale. Poi, col tempo e complice un matrimonio con la persona meno interessata a questo suo modo di vivere, era sprofondato nell'inanità, nella perdita di ispirazione, abbandonando il fertile terreno nel quale aveva seminato e dal quale erano cresciuti i frutti della sua fama. Nell'ultimo periodo della sua vita, Julio aveva ritrovato slancio nello scrivere, collaborando ad un gran numero di pubblicazioni e passando senza soluzioni di continuità dal saggio archeologico alla satira politica, dal racconto dell'orrore alle favole per bambini. Scriveva dappertutto e, da quando si era calato in internet, prediligeva quello spiraglio su una vita moderna che non aveva mai accettato. Bisogna comprendere che Bernani era afflitto da un morbo, contagioso ed inguaribile, che aveva contratto da piccolo e che aveva sempre coltivato come una pianta, lasciandosene sedurre e possedere. Era afflitto dal vizio di leggere, leggeva in continuazione, preferiva girare con un vecchio paio di pantaloni militari comprati ad un mercatino ma non sopportava di farsi mancare l'acquisto di un libro. Aveva accumulato, in ogni spazio della sua casa, almeno seimila volumi di ogni genere, e più del doppio ne aveva letti e poi rivenduti negli anni, finendo per considerarsi una via di mezzo tra un accumulatore di memorie ed un riciclatore di sapienza. Mescolava ai discorsi continue citazioni, passando da Cesare a Shakespeare, mentre tutto intorno la società moderna ribolliva di nuovi vocaboli e abbandonava al suo destino negletto la vecchia lingua patria. Julio si era sempre più trincerato in una solitudine psicologica, affondando i suoi desideri in un mondo inventato derivante dalle mille letture fatte. Sempre giocando con le sue elucubrazioni mentali, arredava la casa con folti tappeti, pelli di tigre e zagaglie alle pareti ricoperte di legni odorosi di canfora e resine, nascondeva la luce del sole con pesanti tende di broccato, ammorbidiva l'atmosfera con abat-jour decò a mosaico francese. Mobili bassi in legno di rosa ed encausti di madreperle, volumi antichi e pregiate rilegature sparse in ogni angolo, la camera da letto priva di porta che mostrava un enorme letto sovrastato da soffici piumini e lenzuola di seta nera lucide. Statue in bronzo, orpelli, cineserie, bric-a-brac, ricordi e memorie di giri attorno al globo, su ogni mensola e vetrina. Ecco. Questo era il covo, il nido, il rifugio che Julio immaginava, celando agli occhi della realtà il ben più squallido arredamento da casa popolare, e l'epoca nella quale più si sentiva a suo agio, qualcosa che andava dalla fine dell'ottocento ai primi decenni del novecento. Anche dal punto di vista delle frequentazioni femminili, era sempre stato bloccato dalla letteratura, perchè si era lasciato a tal punto affascinare dalla Alice di Carroll, che non era mai riuscito a desiderare di più di quella simbolica figura di donna-bambina, qualcosa che non esistendo poteva amare sicuramente, non correndo rischio alcuno di imbattersi in lei. D'altronde, Alice rappresentava compiutamente il mondo della fantasia, quindi era decisamente il suo simbolo preferito, e tale era rimasto. Borbottando come sempre contro un mondo che non riconosceva più, Julio riprese a scrivere sulle sue pagine web: scriveva, scriveva, in continuazione. Non aveva ben chiaro il perchè, era forse solo il demone della parola scritta che lo possedeva. Scorrevano dalle sue dita, trasformate in impulsi elettronici, valanghe di testi e con gli anni aveva sedimentato intorno a sé un vasto pubblico al quale sentiva di dover rispetto e al quale non voleva fare mancare quel quasi quotidiano appuntamento. Improvvisamente, scorse l'arrivo di un messaggio. Lo aprì e restò sorpreso, forse anche interdetto: una lettrice, che non aveva mai incrociato in precedenza, gli scriveva. E con quali parole, quali apprezzamenti... Non passò che poco tempo e già Bernani si era lasciato irretire in un piacevole gorgo di emozioni. Da quanti secoli non respirava? Se ne accorse solo in quei momenti. Da quanto non scambiava emozioni con qualcuna, qualcosa di reale, che non vivesse solo nella sua immaginazione? Fu come aprire una valvola di sfogo, e si accorse con stupore che erano passate ore, e ancora continuavano a scriversi. Anche lei gli apparve sconcertata, stupita, di quella subitanea familiarità, imprevista, magari desiderata, ché altrimenti non lo avrebbe cercato tra le pieghe di quella community. Eppure, gli apparve chiaro che era come se due frammenti di qualcosa, che si era spezzato così tanto tempo prima, si fossero ritrovati. Lei gli offriva l'apertura mentale che da troppo aveva delegato ai soli ricordi di cose scritte da altri ormai scomparsi. Una fonte di ispirazione, questo desiderava. Ora, inaspettatamente, gli era capitata come un regalo del destino.

Julio e T si scrivevano da giorni e la loro relazione era diventata qualcosa di necessario, di vitale persino. Pur avendo, e rispettando la privacy delle rispettive esistenze, avevano costruito una seconda vita parallela, nella quale più nulla esisteva se non loro. Lui dal canto suo aveva trovato un nuovo spirito creativo e mille idee gli affollavano la mente: si era calato nei panni di Pigmalione e intendeva costruire intorno a lei un immaginario castello di apparenze, che la rendesse il più possibile simile al concetto che aveva della donna in quanto tale. T lo assecondava con garbo, ammaliata da quel turbine artistico per lei completamente nuovo e lasciava che lui la immaginasse in sembianze antiche. Passarono i giorni, le notti, la loro corrispondenza assommava ormai a centinaia di pagine. Julio adorava questo, gli riportava alla mente l'epistolario del D'Annunzio con Barbara, un volume straziante di passione perduta sotto i colpi della morale sociale e della piatta quotidianità. Così, per ineluttabilità, un accenno dopo l'altro, i loro discorsi giunsero al punto che un incontro era necessario. Julio temeva di poter essere una delusione per T, la differenza tra l'esprimere sé stessi scrivendone e rendersi tangibili, lo preoccupava. Sarebbe stato all'altezza? E lei, avrebbe guastato tutto con qualche frase inopportuna, con qualche uscita che l'avrebbe ridotta normale come tutte? Sarebbe stata capace di essere quel sogno che insieme avevano costruito, alimentato, giorno e notte dopo notte? La prospettiva lo inquietava al punto tale da fargli pensare se non sarebbe stato meglio evitare poi, alla fine, concluse che no, dovevano assolutamente incontrarsi. E il giorno dopo, all'ora stabilita, finalmente si ritrovarono e, come entrambi speravano senza averlo confessato, fu senza una parola. Julio osservò a lungo T, così totalmente diversa da quel che aveva sempre desiderato, eppure così simile al mondo che lui aveva dentro. Una donna, non un esile diafana ninfa delle favole, ma una di quelle antiche divinità muliebri che avrebbero fatto tremare i polsi a Zeus. Una donna che emanava un profondo erotismo nelle movenze feline, nel modo con cui viveva la sua carnalità, e nei cui occhi Julio sentiva che sarebbe potuto annegare. Si avvicinò a lei, gli occhi fissi l'uno nell'altra, si abbracciarono, si studiarono, unirono le loro labbra. E fu un bacio lungo, calmo, appassionato, profondo. Fu come doveva essere. Fu come volevano che fosse. Finirono a casa di lui e in quel momento non pensarono più a tutto quello che avevano inventato di sé, ma solo a prendersi e a darsi. Julio rimase sconcertato: il profumo di T, così penetrante, era pura vaniglia. Come aveva immaginato, T, che quello fosse proprio l'unico profumo capace di scatenare in lui il desiderio? Erano in tale sintonia, da essere diventati ognuno il desiderio dell'altro? T non parlava, sorrideva, ansimava, le mani alla ricerca del suo corpo. Julio si lasciò andare, le tolse i vestiti in fretta, non voleva perdere un attimo e restò affascinato dalla sua pelle. Liscia ovunque, una statua, una divinità , un rincorrersi di curve non interrotte da nulla che non fosse il luccicare della sua carnagione: vacillò di fronte ad un simile sfoggio di bellezza. Aveva perduto il cuore nelle parole di T, ora sapeva che si sarebbe perso definitivamente in lei. Fecero l'amore a lungo, prima con foga, poi ancora con calma, scoprendosi, provando i limiti, sorpassandoli, senza remore, senza pudore, senza freni, offrendosi un tale piacere da dimenticare il mondo esterno.

Scese lenta la notte, colorando di riflessi rossi le cime dei palazzi, trascinando con sé vaghe ombre, di momento in momento più cupe. Il silenzio avviluppava i loro corpi, mollemente abbandonati sul letto. Si tenevano per mano, appagati, respirando piano. Julio si volse verso T:
- Grazie.
- Perchè mi ringrazi?
- Per avermi fatto ritrovare tutta questa bellezza.
- La mia bellezza?
- Certo, e dell'averti avuto. Non posso saziarmi di te. Mi fai esplodere la mente.
- Povero caro...Sono così tanto per te?
- Non hai neanche idea di cosa significhi la tua presenza, mi sei entrata dentro come una droga. Non posso fare a meno di te. Lo devo ammettere.
- Mi ami?
- Ti amo? Credo di averlo fatto da sempre, ancora prima di conoscerti. E spero di farlo per sempre. Prima eri solo una idea, ora sei una Dea.
- Lo sono? Per te? O pensi che lo sia per tutti?
- Perchè per tutti, T?
- Perchè una Dea è eterna, ubiqua, e soprattutto di tutti.
- Non mi piace molto l'idea di dividerti con altri, sai...
- Ma se davvero fossi una Dea, non potrebbe essere altrimenti.
- Vuoi che dica che non lo sei, così non dovrò pensare che tu possa essere anche di altri? Posso essere un severo padrone, e molto geloso.
- No. Voglio che tu sia convinto di ciò che credi che io sia.
- Il mio amore?
- Quel che può renderti eterno.
- La fama, sì, solo quella è eterna. Tu, tu mi ispirerai racconti, libri, quadri, ogni forma di arte e anche quelle ancora da scoprire! E il mio nome sarà sulla bocca di tutti. E la tua immagine nella loro memoria.
- Anche il tuo pubblico potrebbe essere eterno, sai. Se solo lo volessi. Lo... vorresti?
- Ma sì, certo. Basta parlare ora, vieni qui, dammi ancora il sapore della tua carne.

Nessuno aveva notizie di Julio Bernani. Inutilmente i suoi lettori tempestarono le pagine dei suoi blog, la sua casella di posta, lo cercarono nei forum, sui social. Quei pochi amici che lo conoscevano andarono infine a suonare a casa sua e, non ricevendo risposta, si insospettirono. Sbirciando da una finestra scorsero Julio disteso nudo, sul letto, solo. Poi, furono solo le solite pratiche della polizia e del medico legale. Infarto, dissero. Normale, alla sua età. Triste , pensarono i suoi ammiratori, quando la notizia fece il giro del web. E nello spazio di un paio di mesi, Julio Bernani venne accantonato e dimenticato da tutti. Da tutti... ma non dal suo vero pubblico. Il pubblico dei Ricordati, i defunti ai quali i viventi ancora rendono omaggio. Il gioioso, eterno paradiso della Fiesta Grande, dove Julio dipinge, scrive e narra per tutti loro che sempre, e per sempre, lo inneggiano e gli decretano gloria. Julio è felice e non potrebbe essere altrimenti, in quella terra di gioia, al fianco di Santa Muerte, la Dea Meravigliosa...




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« immagine » L'uomo che viveva nell'appartamento 4B non viveva lì. Nel senso che sì, ci viveva, ma non apparteneva a questi tempi. Decisamente fuori luogo e fuori tempo massimo, avrebbe desiderato calpestare i giardini imperiali dell'Austria Felix, avrebbe voluto mangiare datteri insieme al gove...
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12/03/2015 14:23:10
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Commenti

  1. Cicala.SRsiciliana 12 marzo 2015 ore 15:15
    I tuoi racconti Marco, tutti uno più bello dell’altro, li ho sempre divorati per la loro bellezza. Ma questo si differenzia da tutti gli altri, mai che io ricordi, hai scritto un post sull’amore, un amore grande e passionale come questo. Jo, grande artista, con il cuore spento per una vita monotona con un matrimonio finito e senza amore, perde la voglia di scrivere, di estrinsecare la sua creatività. Poi incontra in rete T, una donna che risveglia in lui, l’amore e i sensi e che gli restituisce la voglia di vivere e di creare. Jo è finalmente vivo, felice, attivo, desideroso di dare. Ma quella malattia contratta da giovane, è, per l’artista, fatale. Lo condurrà a morire da solo, portando con sé, nel paradiso degli artisti, la sua musa ispiratrice. Quanta bellezza trovo in questa pagina che mi ha commossa, in questo capolavoro che vede come protagonista L’AMORE…peccato che sia finito, che sia stata una sola puntata, io ne avrei letto un libro intero, un caro abbraccio, Rita
  2. patty1953 12 marzo 2015 ore 15:24
    Bel racconto Crena, "cosa ti può rendere eterno? la Fama" ...nulla di più effimero di questa........Il popolo dei ricordati, di coloro che continuano a vivere grazie al cuore e all'amore di chi è rimasto.....questo è quello che capiterà a tutti noi, qua dentro e fuori di qua, solo coloro che ci hanno amato ci ricorderanno e finchè loro vivranno la nostra "fama" esisterà.......meditate gente meditate direi. Ciao Crena
  3. crenabog 12 marzo 2015 ore 16:04
    X Cicala.SRsiciliana lo scrittore trova in rete la sua Musa ispiratrice e quando finalmente il loro rapporto diventa reale si scopre che lei è realmente una Dea venuta a prenderlo per regnare insieme per sempre. Come nelle leggende dell'antichità quando gli dei trasformavano gli eroi e i poeti in costellazioni... Spero che a T piacerà. Un abbraccio, Rita.
  4. crenabog 12 marzo 2015 ore 16:09
    X patty1953 vero e proprio il contrasto tra la vanità della fama e pure la sua eternità trova il punto di incontro nell'atto d'amore tra un semplice umano e la dea della Morte (positiva, perché il re degli inferi e' Xibalba). Solo tra i Ricordati si può vivere per sempre. Un caro saluto.
  5. Cicala.SRsiciliana 12 marzo 2015 ore 16:26
    è un misto di leggenda e realtà, vero.Rimane comunque una bellissima storia d'amore, ciao Marco
  6. crenabog 12 marzo 2015 ore 17:04
    Grazie Rita felice che ti sia piaciuta!
  7. Cicala.SRsiciliana 12 marzo 2015 ore 18:05
    Sai Marco cosa mi ha fregato e che non mi perdono, il fatto che jo era vittima di una malattia, per cui ho attribuito a questa la causa della sua morte....mannaggia... certo che mi è piaciuta mi è saputa di poco...
  8. Dr.Pentothal 12 marzo 2015 ore 18:36
    Oddio Marco....fa che io possa razionalizzare, piano, le immense emozioni che sei capace di fare uscire da quella tastiera. Immagino una gabbia stipata di emozioni che premono contro il catenaccio che li racchiude e poi....ad un certo punto, come una montagna partorisce il suo fiume, tutto esplode e ti ritrovi coinvolto sotto una pioggia pulita di emozioni allo stato puro che anche se dopo un po, quando chiudi il blog, evaporano nell'etere del tuo senrtire, potrai ritrovarle all'occorrenza in quei cassetti remoti che hai gelosamente chiusi dentro il tuo cuore, la cui chiave la custodisce l'anima. Di solito io...enchantè lo scrivo ad una donna....stavolta il destinatario è questo post. Amen!
    Ti saluto semplicemente con "Ciao Marco". Qualunque cosa direi oltre potrebbe minare la bellezza del post e quindi....me ne sto in silenzio!
    Alla prossima....amico mio.
  9. graffiteorici 12 marzo 2015 ore 19:25
    .l´ho lettotto dún fiato...e per certi versi, mi ci sono ritrovata.
    Una storia d´meravigliosa.
  10. graffiteorici 12 marzo 2015 ore 19:27
    la mia tastiera fa le bize sta sera...
    Ripeto: una storia d´amore meravigliosa,!
  11. crenabog 12 marzo 2015 ore 19:32
    x Cicala.SRsiciliana, lo so, a volte sono un poco complicato nello scrivere e vi creo qualche equivoco. Julio era malato sì, ma del vizio di leggere e si era formato una cultura mostruosa, che lo aveva poi portato a sviluppare una grande fantasia e la capacità di immaginare di vivere in un mondo tutto suo, dove le donne sono tutte Theda Bara, Pina Menichelli, Mata Hari... le divine del cinema muto, quelle virago dannunziane consunte dai sensi esacerbati, opulente, sontuose, dalle grandi occhiaie scure in fondo alle quali brillavano diamanti azzurri. Donne disposte ad attendere nel boudoir aggrappate a tendaggi pesanti, mentre il loro uomo, forse in maniera bohemienne, vagava in vicoli e sogni. ah, che tempi, che vite travolgentemente diverse dalle nostre. Julio era pronto, sì, ad essere preso sotto l'ala protettrice di Santa Muerte la Divina, signora dell'aldilà, che ne esalta la furia creatrice rendendolo immortale nei propri dominii. mh. bello, eh? a me piace parecchio eheheh! ciao Rita, abbracci
  12. crenabog 12 marzo 2015 ore 19:33
    x graffiteorici, sapessi quanto mi ci ritrovo io... ahhhh! Santa, vieni, una volta per tutte... serena serata a te, graffietti!
  13. tr.illina 12 marzo 2015 ore 19:33
    Meraviglioso racconto, uscito dalla penna , pur virtuale, di un autentico talento letterario. Ho trovato riscontri nei primi decenni del 900 italiano...Gadda, ma senza eccessi di commistioni linguistiche; Flaiano, ma senza eccesso di paradossi. Buzzati, ("un amore") per come nobilmente sai trattare la materia erotica, senza annacquarla. E, in più, un valore spirituale assai alto, vocato dalla figura della dea, fattasi realmente tale, come generosa messaggera del trapasso. Da brividi. Sarà per l'iniziale T della dedica, che mi sento quasi la protagonista della vicenda. Grazie Crena
  14. graffiteorici 12 marzo 2015 ore 19:34
    ... :-) anche a te Marco, dolce serata.
  15. crenabog 12 marzo 2015 ore 19:40
    x Dr.Pentothal, grazie di cuore, amico mio. Come al solito, anche a te come a tutti consiglio di leggere sempre i vari commenti perchè di certo ci trovate qualcosa di più, qualche spiegazione, qualche off topic, insomma quei quid utili forse, ma interessanti certamente. cose come lo scoprire che quello è (più o meno) il mio secondo nome e ritrovare tutto il vostro vecchio amico scrittore che, una volta ancora, si è ritratto. di T non faccio accenno, le Muse non hanno bisogno di essere reali. e ti dico anche che il racconto, come lo avevo pensato e come doveva essere, avrebbe dovuto avere un carattere ancora più decadente ed uno stile linguistico prettamente dannunziano, quindi tante parole perdute rispetto ai giorni nostri. alla fine ho optato per un racconto normale, per farlo apprezzare da tutti - spero. però mi resta quella punta di rimpianto per come avrei potuto scriverlo. magari ne farò altri sul genere. dipenderà da tante cose, ovviamente. ma son comunque ben lieto che abbia incontrato il tuo favore e che abbia donato anche a te quelle emozioni che volevo trasmettere. un abbraccio, Marco, ci ritroviamo domattina se mi riesce.
  16. Cicala.SRsiciliana 12 marzo 2015 ore 19:43
    "Bisogna comprendere che Bernani era afflitto da un morbo, contagioso ed inguaribile, che aveva contratto da piccolo e che aveva sempre coltivato come una pianta".....l'errore è mio Marco non mi scusare, dopo la frase tra virgolette, scrivi esplicitamente che la sua malattia era la lettura....devo stare più attenta, accidenti a me...
  17. crenabog 12 marzo 2015 ore 19:44
    x tr.illina, grazie di cuore, sono felice, seriamente felice, di averti fatto sognare e di averti donato questo mio atto di sottomissione alla Dea. è tipico di un artista che si rispetti, egli non può desiderare di meno e sognare di più. e ti dirò, il tapis che lo ispira è più che altro "Il piacere" del Vate, del quale conservo sedimenti emotivi profondi e che ho cercato, in modo alquanto modesto, di far rivivere. Baci.
  18. crenabog 12 marzo 2015 ore 19:45
    Cicala.SRsiciliana, e di che, non ti creare problemi, serve anche per poi parlarne tra noi, no? anche qui è il bello.
  19. Cicala.SRsiciliana 12 marzo 2015 ore 19:47
    insomma.....
  20. giusi62 12 marzo 2015 ore 21:01
    molto bella....ed emozionante e come dice
    rita io ne avrei letta ancora altri di questi,
    racconti visto che sull'amore di solito
    non sono i tuoi generi.
  21. Il.soleinunderground 12 marzo 2015 ore 23:30
    Però a me dovete togliere un dubbio lacerante quasi....una storia del genere non è così dissimile dalla realtà...fatta eccezione che trovo impossibile ma potrebbe essere un mio problema che per quanto una conoscenza virtuale e telefonica ed epistolare possa far innamorare...ma io non riuscirei a baciare uno sconosciuto conosciuto in poche ore...ma sono strana io?? Ho capito di non essere adatta a questo genere di incontri...non è pensabile baciare uno conosciuto dopo pochi minuti...figuriamoci il resto...non è moralismo...per me è sano rapporto con la realtà...comunque beato chi ci riesce...
  22. dolcecarrie 12 marzo 2015 ore 23:54
    Bel post, bel racconto con finale inaspettato :-)
  23. crenabog 13 marzo 2015 ore 09:25
    x giusi62, hai ragione, quando ho cominciato a scriverlo, in modo alquanto irruento - normale, se si è sotto l'influsso della Dea - ho visto che stava venendo molto lungo e decisamente meritava di essere diviso in puntate. ne sarebbe venuta fuori una storia più complessa ma molto diversa e mi spiego meglio: se lo avessi fatto in capitoli sarebbe diventato un romanzo d'amore, bello magari, ma non troppo confacente al mio modo di scrivere. perchè volevo chiuderlo con un classico finale a sorpresa, sullo stile, che so - forse lo ricordate, era davvero buffo - di "Pollo alla Diavola", e un finale a sorpresa non andava bene per un romanzo a puntate tutto incentrato solo sul romanticismo. quindi magari è stato meglio così. un caro saluto.
  24. crenabog 13 marzo 2015 ore 09:27
    x dolcecarrie, anche per te - che ringrazio - vale la spiegazione di come sia uscito fuori il finale della storia, che ho scritto qui sopra a giusi62. ciao!
  25. crenabog 13 marzo 2015 ore 09:36
    x Il.soleinunderground, capisco bene le tue lecite perplessità, ma voglio approfittare di questo commento per narrarti una storia vera, successa trentacinque anni fa. ero su un autobus quando vidi una ragazza bellissima, la più bella che avessi mai visto. iniziammo a fissarci, lei sorrideva, io non sapevo se ridere o cosa fare, decisi di avvicinarmi a lei, magari di scendere insieme - avevo già passato la mia fermata - e provare magari ad attaccare discorso. per non sembrare eccessivo le passai davanti quando la vidi raggiungere l'uscita e scesi. mi girai e lei invece era rimasta sopra, mi sorrise e alzò la mano a salutarmi. rimasi lì come un ebete. da allora, per un mese, passai tutti i giorni a quella fermata sperando di rivederla ma non successe. il giorno che avevo deciso di smetterla, e mi stavo allontanando dalla fermata, la vidi scendere dall'autobus. andammo uno incontro all'altra e ci abbracciammo e baciammo come se fosse stata la cosa più naturale del mondo. furono mesi insieme che passammo annebbiati da un amore totalmente folle poi, per un insieme di motivi, ci lasciammo. più avanti ci risentimmo e continuammo una relazione saltuaria, anche dopo che lei si sposò con un altro. per poi definitivamente perderci. da allora non è passato un solo giorno della mia vita che io non l'abbia pensata e rimpianta. quindi sì, è rarissimo, ma può succedere. succede. tutto sta a vedere come poi prosegue. può restare un sogno, può diventare una realtà che dura anni, può rivelarsi solo una illusione. però, perchè privarsi della possibilità - rarissima - di godere di un momento simile? ecco. e spero che una cosa del genere possa accadere a tutti, almeno una volta nella vita. un caro saluto
  26. julia.pink 13 marzo 2015 ore 10:25
    Bellissimo questo racconto Marco, e diverso dal tuo genere, a differenza di Rita io ho apprezzato che sia stato solo una puntata , essendo come sai una gran curiosa :) Buona giornata
  27. crenabog 13 marzo 2015 ore 10:37
    x julia.pink, eh, lo so, e come te tanti altri, ecco perchè doverosamente l'ho condensato. anche se, specialmente nel caso delle favole, è capitato che man mano che andavo avanti con le puntate i lettori mi chiedessero di più, ancora di più, sembrava che non volessero che finisse mai. infatti certe favole son durate fino a dieci puntate, praticamente dei veri romanzi. felice giornata, julia
  28. Odirke 13 marzo 2015 ore 14:00
    Poliedrico e geniale.

    Semper Fidelis
  29. crenabog 13 marzo 2015 ore 14:04
    x Odirke , sono un birbone inaspettato. o un ovetto kinder, dolce, rotondo - ahah! - e con sempre una sorpresa dentro. abbracci
  30. Il.soleinunderground 13 marzo 2015 ore 14:28
    Nn mi è mai successo e mai mi accadrà. ..sono sicura...io credo nellamore che cresce piano piano che entra in punta di piedi...quello che non ti volta le spalle alla prima lite o alla prima difficoltà...nn credo in queste passioni fugaci e momentanee...credo nella solidità...quando anche dopo anni aspetti solo il suo buongiorno...e la sera a cena è una festa perché sei con lui e non ti annoia mai...questo mi ha dato un amore lungo 10 anni...questo era amore...e mi ha corteggiato per un anno prima di metterci insieme...altro che toccata e fuga...ognuno poi è fatto a modo suo...sono troppo diffidente per una cosa del genere....
  31. giusi62 13 marzo 2015 ore 14:36
    Che bella storia Marco ti è capitato,
    ma non capitano a tutti ...magari.
    Un forte abbraccio
  32. crenabog 13 marzo 2015 ore 15:04
    x Il.soleinunderground, va bene, l'importante è essere sicuri di quel che si vuole. così, se anche dovesse capitare, uno nemmeno proverebbe a vedere se funziona, ma tant'è.
  33. crenabog 13 marzo 2015 ore 15:05
    x giusi62, già, è quel che penso debba essere il famoso "amore a prima vista", di cui tutti parlano ma che nessuno trova mai. abbracci cari
  34. Il.soleinunderground 13 marzo 2015 ore 16:05
    Comunque dimenticavo il post è stupendo....
  35. MorganaMagoo 13 marzo 2015 ore 17:34
    dall'inizio, leggendo... non mi sarei mai aspettata un finale così tragico.
    ma questo racconto è particolare proprio per questo....
    bellissimo. ciao Crena...
  36. crenabog 13 marzo 2015 ore 18:39
    X il.soleinunderground davvero gentile grazie!
  37. crenabog 13 marzo 2015 ore 18:41
    X MorganaMagoo eh sai non ho saputo rinunciare a condirlo con il mio solito pizzico di follia... Grazie anche a te!
  38. loredana1954 13 marzo 2015 ore 19:29
    crenabog bellissimo racconto il tuo complimenti. Buonaserata
  39. crenabog 13 marzo 2015 ore 19:48
    x loredana1954, felicissimo che ti sia piaciuto, serena sera a te!
  40. Spiritwalker 14 marzo 2015 ore 10:54
    Crena, all'inizio ho creduto fosse "strettamente" autobiografico. Man mano ho capito che ci hai messo molto di "tuo" e della tua fantasia....il finale? Non mi potevo aspettare di meglio da te...;-)
    Grande Crena...sono d'accordo con gli altri: dovresti cimentarti di più sulle storie d'amore :-) Complimenti! Bellissima!!!
    Credo che T ne sarà molto lusingata...
    Buon weekend, abbraccio
  41. tina67 14 marzo 2015 ore 11:38
    bellissimo racconto! sembra quasi un pochino autobiografico. i sogni del Giovane Crena.

    :bye

    Annette
  42. crenabog 14 marzo 2015 ore 12:14
    X Spirirwalker grazie ci proverò visto che è un tipo di racconto che piace molto. Vedremo! E si direi che a T sia piaciuto... Abbracci e, come vedi, anche se è un"romance" e' comunque misterico, quasi iniziatico.
  43. crenabog 14 marzo 2015 ore 12:15
    X tina67, in effetti è piuttosto autobiografico... Eheh un caro saluto!
  44. p.arnassius2 16 marzo 2015 ore 07:23
    Bella storia d'Amore.....finalmente!!!! Questo è un genere che a me piace, sn na romanticona....purtroppo!!!
    Buon inizio settimana Marco...:)
  45. crenabog 16 marzo 2015 ore 08:46
    X p.arnassius2 contento di averti fatto leggere qualcosa che ti e' piaciuto! Io scrivo storie del genere molto raramente... Ma e' venuta bene, si! Felice settimana a te.
  46. c.ioccolatino111 16 marzo 2015 ore 17:41
    Che emozione, che magone ! Julio ha fatto l'amore con la "splendida" Morte, la quale, in cambio, gli ha dato la fama...l'immortalità.
    Bellissimo e struggente il racconto. :rosa
  47. p.arnassius2 16 marzo 2015 ore 18:19
    Infatti Marco...quelle che abitualmente scrivi, sono belle per carità e anche molto ben scritte...ma io sn un po per altro genere! Cmq è sempre un piacere leggerti, era da un po che mancavo! Un'abbraccio...
  48. crenabog 16 marzo 2015 ore 18:33
    x c.ioccolatino111, esattamente, direi che il succo è quello. grazie!
  49. 1.Zingara 17 marzo 2015 ore 08:36
    Sai chi mi ha fatto ricordare questo post? Ad Adriano "Cosillo"
  50. crenabog 17 marzo 2015 ore 08:49
    X 1.Zingara, come mai, aveva scritto anche lui un racconto simile? O lo ritrovi nel personaggio?
  51. 1.Zingara 17 marzo 2015 ore 09:06
    Si,nel personaggio.lo conoscevo come blogger,una persona molto schietta.L'ho cercato ma non l'ho trovato.In un primo momento ho pensato ad una cancellazione del nick ma poi leggendo serenella21 ho saputo che era scomparso ..Non l'ho dimenticato.
  52. crenabog 17 marzo 2015 ore 09:27
    x 1.Zingara, ah capisco. non ci siamo frequentati moltissimo, e anche io seppi che ci aveva lasciato dalle notizie apparse nei vari blog. è sempre triste quando qualcuno che si conosce passa dall'altra parte.
  53. salyma 18 marzo 2015 ore 15:32
    Sembra o forse lo è un racconto autobiografico, conoscendo il tuo grande amore per la lettura per l'arte e anche per una donna, quella che spesso citi nei tuoi racconti.
    Non voglio pensare al finale che pur se bello preferisco pensare a quei ricordi che ancora ci tengono in vita.
  54. crenabog 18 marzo 2015 ore 15:42
    X salyma, si. Sembra tante cose ma in finale e' solo un racconto e parla di cose che la gente non le vivrà mai realmente. Saluti cari
  55. Drazy 31 marzo 2015 ore 14:57
    ....bello
  56. crenabog 31 marzo 2015 ore 15:00
    x Drazy, grazie!

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