FIGLI DELLO STESSO DIO

01 marzo 2019 ore 10:07 segnala


Uno dei miei peccati - ahimè, probabilmente l'unico di cui mai riuscirò a pentirmi, e sicuramente il più inviso ai tanti che hanno avuto l'occasione di conoscermi nel web - è quello d'essere un uomo di cultura, non detto in maniera vanagloriosa, ma come definizione pura e semplice di una persona che possiede oltre diecimila libri e ancora continua a comprarne, posseduta dal vezzoso demone della letteratura. Letteratura d'ogni sorta, dal giallo al romantico, dalle biografie alla filosofia,dal dramma all'umoristico. Va da sè che per questa mia colpa, col passare degli anni, ampliandosi sempre più le mie vedute ed il mio modo di intendere le cose, mi sia diventato naturale l'esaminare l'altro da me, l'analizzarlo, pesarlo, valutarlo e scientemente deciderne o meno l'accettazione. Ma alla fine dei conti mi accorgo che finisco per accettare molto più di quanto potevo aver preventivato, segno che le mie vedute sono diventate amplissime o forse, ma non sono io a dovermi giudicare, sono diventato un tantinello più saggio di quanto fossi in gioventù. Ed essendo circondato da stimoli d'ogni genere provenienti dai media assimilo, assimilo e certe volte non ne posso più. Non voglio qui fare il panegirico di certi Soloni dediti a cavalcare le necessità primordiali della folla in quanto tale, indirizzandola a sfogarsi contro chiunque sia diverso, voglio dire che ci si aspetterebbe che, nel futuro di quello che doveva essere il migliore dei mondi possibili, il cervello della gente si fosse sviluppato non nella capacità di farsi manovrare ma nella capacità di raggiungere una serena conoscenza delle diversità, nella loro valutazione sul proprio tessuto morale e nel cercare di apprezzare, sostanzialmente e non solo a colpi di slogan,quanto di positivo l'Altro abbia da offrire. Negli anni si sono accettate modifiche alla moralità di ampiezza impensabile fino a sessanta anni fa, ma se si scava, la necessità di sfogare ansie, angosce, odio vero e proprio ribolle sempre sotto il sottile strato di belletto imposto dalle convenzioni. Prova ne sia il successo di film del genere di "The Purge" che sotto la facciata della denuncia sociale finiscono unicamente per stimolare osceni pruriti mortiferi. E siccome un popolo ormai ridotto a gregge esistente solo per foraggiare col proprio sudore e santo guadagno una classe dirigente che si clona all'infinito cambiando colori, titoli, denominazioni ma pur sempre autorigenerantesi al solo scopo di inghiottire tutto quello che può, peggio di un tumore, quel popolo dicevo si vede costretto ad incanalare le frustrazioni e il bisogno di vendetta contro qualcosa. Mai sia che bastino gli accoltellamenti negli stadi, tutto viene pilotato magistralmente ma, e qui è la cosa sorprendente, ciclicamente contro qualcuno diverso dall'altro a causa del mutare del politicamente corretto. C'è qualcuno di voi che, dopo decenni di bombardamento mediatico, realmente si azzarderebbe ad additare gli Ebrei come, che so, una genia di strozzini dediti all'usura (tanto per citare uno dei clichè più triti e infamanti)? Assolutamente no, anche se sotto sotto - e lo sento, fin troppo spesso, in certe chiacchiere a mezza voce stando in giro - di sicuro ci sta chi lo pensa o quanto meno è pronto a considerarli tutti di tal fatta. Così come la gente di colore, di cui si potrebbe parlare per ore, senza pensare che mentre da noi si chiamano neri e negri è una definizione inaccettabile, in America l'uso di black viene fatto dai razzisti - nel linguaggio comune - mentre nigger equivale a fratello. Assurdità linguistiche.Finendo per dimenticare, travolti dalla smania di apparire democratici a tutti i costi o razzisti senza ritegno, che qui non esiste il problema del colore, non è che un nero valga meno di un pellerossa, o di un cinese. Sempre esseri umani sono. Quello su cui si dovrebbe puntare l'occhio è sull'onestà degli esseri umani, sulla loro capacità di vivere bene con gli altri, senza recare danno legale o morale alle società in cui si vive, siano esse le proprie o diverse per scelta o necessità.A questo punto, specialmente in un paese come il nostro, cosa resta da attaccare, schernire, offendere? Su chi disegnare vignette oscene dalle quali, se si trattasse di un Ebreo, la gente si ritrarrebbe, mentre con loro se la gode? E' sin troppo ovvio, i Musulmani: e la tragedia di fondo è che tutto questo è dovuto ad un ignoranza coltivata e mantenuta in essere dai poteri, sia politici che mediatici. Alzi un dito chi sa qualcosa dell'Islam. Ne vedo pochi, davvero troppo pochi. Ma delle efferatezze dell'Isis ne sono al corrente tutti, e ritorniamo al discorso di prima, se pure qualcuno di una determinata etnia o credo religioso si sia macchiato del peccato di usura, questo sarebbe motivo per condannarli tutti? Per disegnare stelle di Davide sui negozi (ricordo che fino a qualche tempo fa ancora ce ne stava una sulla serranda di un negozio a Ponte Milvio, mantenuta lì dal proprietario a perenne memoria degli imbecilli che l'avevano fatta)? Per farli salire su carri bestiame? Siamo seri... Ma rimpinzarsi di luoghi comuni islamofobi va più che bene, offendere una religione che conta quasi due miliardi di persone va benissimo. Non confondiamo gli scellerati che si son fatti riempire i loro poveri cervelli da predicatori che con la vera religione hanno nulla a che fare, alla sola ricerca del dominio - loro - e della strage chi vi aderisce. Nel Corano è esplicitamente vietato, parola di Dio, non regola enunciata da un qualsivoglia santone, il togliere la vita a qualcuno a meno che non si sia in guerra e si venga attaccati, quindi per difendersi. Se si uccide si va all'inferno, non nella gloria del paradiso. Cosa valida anche nella Bibbia, d'altronde, e questo perchè? Semplicemente perchè il Corano è una sorta di seguito a quanto Dio ha espresso nella Torah prima e nella Bibbia poi, e per tutti, Ebrei, Cristiani, Musulmani valgono gli stessi comandamenti, tutti pregano lo stesso Dio pur se con nomi diversi, tutti sono figli dello stesso Creatore al quale votano obbedienza. Una cosa, per far capire quanto si venga pilotati dai titoli dei giornali e quanto la gente non abbia conoscenza della realtà dei fatti: sapete la vera ragione perchè un vero Musulmano si sente offeso nel vedere un crocefisso? Quasi tutti risponderebbero che è dovuto alla loro intenzione di sfidare la religione altrui. Bene, niente di più sbagliato: come i Cristiani credono nell'assunzione della Madonna in cielo, quindi che sia stata preservata dalla morte e corruzione fisica, così i Musulmani - sempre seguendo quanto narrato da Dio al profeta Mohammed (non dimentichiamo che la scrittura del Corano e il concreto svilupparsi dell'Islam datano intorno al 1400 d.C.)- non accettano che Gesù, l'uomo dei miracoli, il profeta che tornerà per combattere l'antiCristo e dare il via al giorno del giudizio, quindi enormemente valutato dai Musulmani e certamente non schernito nè offeso da loro, non accettano dicevo che sia potuto morire sulla croce ma credono che Dio abbia ingannato i soldati facendoglielo credere mentre Gesù veniva assunto direttamente in cielo. Per questo il vedere Gesù coperto di piaghe in croce è intollerabile per un vero Musulmano. Ma questo non lo spiega nessuno, è troppo bello avere l'occasione di additare come oscurantista tribale una madre Musulmana che non vuole che i suoi figli vedano una rappresentazione simile in una scuola. E se ne potrebbe discutere all'infinito, cosa fattibile comunque tra persone a conoscenza delle cose, quindi che abbiano almeno avuto modo di parlare con un Musulmano o abbiano letto il Corano, e tenendo sempre ben presente che resta incancrenito nella natura umana il desiderio di prevaricare e far valere le proprie ragioni - o meglio, idee, che siano giuste o sbagliate poco importa - su quelle degli altri. Ed è probabilmente la ragione per cui non si dovrebbe mai discutere di politica, di religione, di calcio (e una volta avrei aggiunto anche di corna, se la morale comune non si fosse così allentata nel tempo)con nessuno, cosa che, come vedete, ho fatto invece e sin troppo dilungandomi nel tentativo di invitare chiunque avesse la ventura di leggermi a non giudicare gli altri per una questione religiosa o di colore, ma solo sul comportamento senza dimenticare quante migliaia di farabutti e delinquenti ci sono, bianchi, italiani e battezzati Cattolici...
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01/03/2019 10:07:53
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Commenti

  1. amelia57 01 marzo 2019 ore 15:07
    volevo ringraziarti perché sei la risposta che cercavo per quelli che mi scherniscono quando mi ostino a trovare nel virtuale gente che la pensa come me, che parimenti ha un substrato culturale di profondo spessore che sempre più spesso sono costretta a tenere sotto chiave
  2. AllegroRagazzo.Morto 01 marzo 2019 ore 16:03
    @crenabog: Prima di macinare i soliti 500 km in questo venerdì che sa invero di poco e che, considerando la media quotidiana, innalza seppur impercettibilmente la suddetta, tentando di ultimare una cosa alla quale lavoro da alcune notti, mi imbatto nel tuo nuovo pezzo. E non posso mica non leggerlo… e non posso mica dedicarmici e suggerne agni concetto. Mi trovo in difficolta Amico mio, perché io ho due cuori, uno d’asino e uno da leone ma recentemente… se dovessi descrivere il cuore, direi di averci lasciato al suo posto solo un bel pozzo nero e profondo che non anima in me alcun rilievo e semmai incupisce e pregiudica la mai capacità di valutazione. Devo dire che a differenza tua, con gli anni non sono diventato più saggio, non sono migliorato e se possibile, avverto una innegabile e sempre crescente insofferenza verso tutto e tutti. Siamo in democrazia diciamo così… per cui ognuno esprime il proprio pensiero. Ah, ne avrei di cose da dire relativamente a questo sostantivo. Non faccio in tempo a scrivere quest’ultima frase che subito devo correggermi e quindi chiosare che ne avrei cose da dire relativamente al pensiero altrui. Ebbene mi accorgo di non nutrire alcun rispetto verso la gran parte del pensiero altrui, non rispettandone il pensiero meno che mai posso rispettare allora il pensatore o definirlo tale.

    E’ una cagnara, non importa quale mezzo si usi, non importa come si affidino le parole o se le azioni siano volute o accidentali, è una cazzo di cagnara continua. Forse, non sono più così tollerante e se guardo all’ambiente (CAGNARA) nel quale vivo e all’ambiente più vasto che lo contiene, denomino codesto come ZOO, una inutile ed eterogena moltitudine ed accozzaglia di elementi, i quali non presentano alcuna voglia di trovarsi assieme, sono privi di scopo, sono incapaci di migliorare e a mio non modesto parere, privi di alcun futuro, credo… senza dimenticarci del fottuto senso civico.

    Non posso considerarmi un individuo di fede né accetto che le convinzioni altrui relativamente a questa o altra materia possano in qualunque modo giustificarne azioni e comportamenti. Se dipendesse da me si starebbe in dittatura. Ora, sfortunatamente o fortunatamente non dipendendo da me, osservo incurante e non senza una sottile e cinica vena di compiacimento l’autodistruzione altrui… credo ovviamente contraddicendomi di essere il primo ad essere incamminato ben oltre il puto di non ritorno. Non ho questa paura comunque, non ho alcun timore dell’inevitabile tremebonda fine.

    Il problema di fondo è che leggendo sino a nutrirsi della stessa anima degli scrittori, si finisca alla stregua di un tossico al quale la dose quotidiana non basta ed è costretto ad assumere quantità sempre maggiori al fine di raggiungere uno stato accettabile ed una produzione canonica di endorfine. A volte può anche capitare di imbattersi in una dose tagliata davvero male, per esempio un premio strega, l’assunto allora non è più valido perché occorre, allora, una quantità ancora maggiore e più in fretta, al fine di placare ogni sintomo di astinenza. Da drogato ormai privo di qualsivoglia redenzione, sono grato a chi sin dagli albori mi iniziò a questa strana ed inusuale pratica, leggere è come respirare e fosse anche l’ossigeno a mancare, una nuova pagina sarebbe sufficiente alla mia sopravvivenza.

    Provo profondo disprezzo verso gran parte degli uomini ma anche le bestie conservano una loro posizione ben definita sulla mia personalissima scala. M’illumino allorché in mezzo al nulla incommensurabile, mi capiti di imbattermi in idee di una certa rilevanza… idee bada bene che potrebbero anche non essere condivise ma essendo IDEE di una certa valenza hanno già la mia stima e guadagnano automaticamente il mio rispetto.

    Un ultimo punto, la tua analisi sulle vittime, io so che ogni popolo ha il suo strozzino e il suo santo, ha il suo assassino ed il suo martire, non conta il popolo di appartenenza ma conta se sia strozzino, assassino, martire o santo.
    So di essermi tremendamente dilungato ma questo è un altro vizio dell’età e della mia insopportabile spocchia. Ti abbraccio caramente.
  3. crenabog 01 marzo 2019 ore 19:08
    x @amelia57 molti vivissimi ringraziamenti ti devo per il tuo apprezzato passaggio - e la pazienza - a leggermi e per il tuo commento, è un balsamo trovare ancora qualcuno della stessa specie, non entrando da molto qui in Chatta dubito di aver avuto modo di leggerti in precedenza, vedrò di sopperire alla mancanza. dico sempre di appartenere ad una razza in via di estinzione ma che piacere trovare ancora uno/a come me. grazie ancora. se avrai tempo e voglia di girare nei miei vecchi post troverai un diluvio di articoli e racconti, spero che qualcuno possa esserti gradito. a presto.
  4. crenabog 01 marzo 2019 ore 19:34
    x @AllegroRagazzo.Morto carissimo amico, abbiamo entrambi scritto in maniera estesa e intelligente i nostri pensieri ed è stato al solito un godimento sapere di averti potuto lasciare lo spazio - sai che qui puoi fare e dire quel che ti pare - per esprimerti. Non importa che sia stato o meno un replicare punto per punto, va benissimo anche così, a noi due piace parlarci addosso, per citare Woody Allen, e infilare richiami e citazioni (ovviamente gradita la tua da Camilleri) per far leggere agli altri - o chiaramente o in sottinteso - le nostre idee. Mi auguro di non essere sembrato un ricercatore di proseliti ma semplicemente uno che vorrebbe che anche i cervelli altrui funzionassero meglio. Ti abbraccio caramente, vieni e scrivi quanto e quel che vuoi, che è sempre una gioia. a presto
  5. friar 02 marzo 2019 ore 21:33
    Carissimo, che dire, la tua introduzione, visti i tempi, è molto coraggiosa. Definirsi amanti della cultura, passare per uomo colto, quindi pensante, non va molto di moda. Il non essere pensante fa sì che ci si attacchi sempre ai luoghi comuni, si è più certi di essere all'interno del gregge, e così al diverso si appioppa un aggettivo che preso da solo come termine può essere anche una evidente realtà, ma in una frase o in un discorso diventa è quasi sempre dispregiativo, catalogante, emarginante. Caro Marco, l'uomo ha perso la memoria o non si conosce, non conosce la storia del popolo a cui appartiene, quasi sempre un popolo che si è costituito grazie ad emigrazioni di massa. E' più facile denigrare che capire le ragioni di quello che abbiamo di fronte; è più facile fare di tutta un'erba un fascio: non necessita ragionare, capire, confrontarsi, mostrarsi pronto, con una vera apertura mentale, al dialogo. Tutto questo mi rende triste e mi riporta ad un film divertente di Salemme che pretendeva dall'INPS la pensione di invalidità perchè vissuto secondo i dettami del comunismo, dopo il fallimento di questa concezione, non sapeva più vivere. Ecco, quasi quasi, chiederei anch'io la pensione, perchè questa umanità non è quella nella quale sono cresciuto.
  6. luc.ariello 03 marzo 2019 ore 06:31
    La cultura, allarga gli orizzonti, ed ecco perchè la "cruna del tuo ago" si allarga.
  7. crenabog 03 marzo 2019 ore 12:47
    x @friar effettivamente più andiamo avanti e più si allarga la differenza tra la gente di un altra generazione che ha vissuto una gioventù nella quale leggevi libri, e questo costringeva il cervello a funzionare, immaginare, discernere, ragionare e così con l'anzianità e le esperienze accumulate ci ritroviamo a provare ancora a vivere in un modo civile e morale, il che di solito porta anche ad un certo grado di ragionata accettazione. ben altra generazione quella vissuta a colpi di telegiornali pilotati, sit com, tronisti e illusioni che la vita sia delinearsi le sopracciglia e non avere un briciolo di cultura. contenti loro che salgono le scale del macello perchè qualche influencer gli dice di farlo. Non vedono le cose come sono, vedono quel che gli dicono di vedere. troppo facile farsi comandare e delegare le responsabilità agli altri, si finisce per accorgersi quando è troppo tardi che quegli altri le responsabilità non se le prendono affatto. tiriamo avanti, caro mio, proviamo a sopravvivere, che se avessi detto "a resistere" sarebbe stato da ridere. un sincero abbraccio.
  8. crenabog 03 marzo 2019 ore 12:53
    x @luc.ariello e ti ringrazio, detto da te che a buon diritto rientri in questo manipolo di persone che, anche se non se ne vantano, sono sempre in grado di dimostrare - fosse anche solo nell'intavolare un discorso con qualcuno - tutto lo scibile che hanno accumulato. a volte mi intristisce ricordare il vecchio "Fahrenheit 451" di Ray Bradbury, dove la polizia di regime bruciava i libri e nel tessuto di una società abbruttita si celavano gli mnemoni, che avevano memorizzati interi volumi e tentavano di tramandarli raccontandoli a voce. e fino a che avremo voce, o una tastiera, continueremo a provare ad allargare anche le menti degli altri. un caro saluto.
  9. luc.ariello 03 marzo 2019 ore 14:24
    È cosi laborioso il cesellio su se stessi fine, a sera, a giustificar una misera sufficienza (6 -- --). Una ricercata sintesi diventa una dimostrazione di perizia, nonché di sottile cultura minimalista.

    "La perfezione sta nel silenzio;
    sono esistito perché mi sono piegato
    e non perché, ritto,
    sono perito"

    Più t'acculturi, più ti pieghi, filetti. Esisti.
  10. luc.ariello 03 marzo 2019 ore 14:25
    Dove ...filetti sta per ...fletti.
  11. crenabog 04 marzo 2019 ore 08:57
    x @luc.ariello a volte piacerebbe anche a me poter fare il minimalista, l'unico minimalismo che mi è riuscito è quello del mio conto in banca, per il resto ho avuto sempre la tendenza ad esagerare, nel vivere, nell'amare, nello scrivere. e via, anche nel kazzeggiare, tenendo a mente De Filippo a cui Fellini mise in bocca la celebre "sono un fucinatore di ilarità" e quante ne ho dette ed inventate, più su di me che sugli altri, per strappare qualche sorriso. non posso dire che mi sia dispiaciuto anzi, confesso che ho vissuto - e alla grande. ora sì, che s'appresta il preludio al pomeriggio del fauno e ci si incanutisce, forse solo il profluvio verbale mi mantiene legato ad una scapestrata giovinezza, e se acculturarsi provoca flessioni dovrei essere un gomitolo umano. mi farò chiamare Quasimodo, magari capitasse un Esmeralda, va' a sapere. E non riuscendo a peritarmi d'esser perito, continuerò ad esistere ugualmente, lo diceva anche Petrolini: "mi ha detto che era un perito, ma quale perito? era vivo..."
  12. luc.ariello 04 marzo 2019 ore 11:44
    La sintesi è una stilettata.
    E' ciò ch rimane nella mente d'un concetto privo di orpelli e ghirigori.
    Il resto è come l'acqua nello scolapasta. scorre via.
  13. crenabog 04 marzo 2019 ore 18:15
    x @luc.ariello uno dei migliori resta Marcello Marchesi, che riusciva a scrivere titoli e slogan in maniera micidiale, poi ammetto che spesso e volentieri l'acqua dello scolapasta la riuso per lavarci i piatti, quindi gli concedo una momentanea dignità in più eheh
  14. forteapache 07 marzo 2019 ore 18:53
    Ahimè, tocchi l’argomento più spinoso che esiste per le “mosche bianche”, sul quale si sono versati oceani, più che fiumi d ‘inchiostro. Recententissimamente l‘ho visto affrontare da quel genio che è stato Primo Levi - che incompetenti quelli di Stoccolma! - ne “ I sommersi e i salvati” : nel lager hanno sofferto di più gli intellettuali o i manovali? Chiunque risponderebbe: i primi. E anche il Levi stesso. Poi però non può fare a meno di ricordare a se stesso e agli altri che ciò che gli ha impedito di diventare una bestia come gli altri sono stati alcuni versi di Dante. Dei versi che disperatamente lui ha cercato di conservare nella memoria in quei momenti infernali.
  15. crenabog 08 marzo 2019 ore 09:16
    x @forteapache sul fatto di mantenere la memoria della letteratura storica sono pienamente d'accordo con te, patrimonio di centinaia di anni gettato via al vento dalle "buone" scuole moderne e rimpiangiamo quando da piccoli ci facevano memorizzare prima poesiole per bambini poi testi ben più impegnativi, favorendo lo sviluppo della memoria e della capacità di usare la lingua italiana. oggi se apri un libro di testo sembra che tutto si riduca ai soliti nomi abusati e moderni, che la metrica non l'hanno mai usata. e finiremo tutti - finiranno, poveri loro - ad essere prede degli azzeccagarbugli che con una citazione dotta li metteranno in mutande e con una frase in latino li metteranno in galera. lasciamo che si cullino nel quanto è bello essere ignoranti, quando andranno al macello ci andranno felici. e noi magari ce ne staremo su qualche montagna con un libro ed un moschetto, a fare la Resistenza.

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