L'UNICO AMORE

12 aprile 2019 ore 09:26 segnala


L'unico amore, quella passione ribollente, che mai mi ha abbandonato nella vita, lo ammetto, ed è sempre stato ampiamente ripagante quanto meno se rapportato agli amori sentimentali con ragazze o donne che ho conosciuto in questi lunghi anni, è e resta quello per la letteratura. Ma letteratura tutta, non solo quella "alta" o quella modaiola. Da maniaco bibliofilo ho accumulato oltre diecimila libri e chi sa quanti altri mi sono passati per le mani finendo rivenduti; ricordo ad esempio quando partii per Siena per regalare alla mia Contrada un lascito di circa cinquecento libri così che li potessero leggere nelle loro sale. E ancora ricordo l'unico libro che mai abbia fatto le corse a rivendere senza neppure averlo finito, tanto mi era risultato insopportabile (badate, io sono uno che legge da Stephen King all'Ariosto, quindi veramente di tutto), fu un libro di Galasso "Le nozze di Cadmio e Armonia", acquistato ahimè spinto dalle critiche e recensioni favorevoli. Mai più, da allora ho sempre cercato di scegliere e questo mi ha portato a formare collezioni di grande valore, dato che certosinamente andavo rovistando tra librerie dell'usato e antiquari, componendo quindi clamorose collezioni di Tolkien, Mishima, Celine, Huysmans (del quale, giusto per dire, la ricerca de "Le folle di Lourdes" mi è durata anni), D'Annunzio e tanti altri. Tra questi con orgoglio so che spiccano i moltissimi libri che amo definire degli Umoristi Italiani del Novecento, perle rare che si riescono a trovare - per alcuni autori - solo in economiche ristampe ma manchevoli nei listini di infiniti titoli. E mi è doveroso ricordare Marchesi, Mondaini, Metz, Mosca, Manzoni, Campanile e Guareschi. Di Giovannino esistono moltissime ristampe quindi è tuttora alquanto facile per l'appassionato avvicinarsi all'inventore di Peppone e Don Camillo, ma per gli altri - fatto salvo Campanile che viene ancora ristampato - bisogna lottare con denti e unghie per trovare libri d'epoca. Ne parlavo questi giorni appunto con gli amici di " progetto.mondopiccolo ", un gruppo su Instagram di appassionati di Guareschi che si chiedevano se veramente avevo i libri del Carletto Manzoni di cui favoleggiavo.


Carletto Manzoni, 16 aprile 1909-16 maggio 1975, fu uno dei più fini autori satirici che abbia attraversato il nostro paese, collaborando al mitico IL BERTOLDO di Guareschi, insieme a Giovannino e a tutte quelle belle penne i cui nomi citavo poc'anzi. I suoi racconti vanno dall'umorismo puro al demenziale, passando per la satira arguta ma salace, e alla strepitosa presa in giro dei gialli americani che nel dopoguerra la Mondadori aveva imposto nelle edicole. Manzoni si immedesimava a tal punto che è facile ricordarlo col baffetto, la pipa e il cane esattamente come il suo personaggio Chico Pipa - investigatore privato - e Scarpa il cane da fiuto che lo aiuta. Se si va a guardare Wikipedia si trovano citati meno di venti titoli, il che dimostra che la sua scheda è quanto meno poco accurata, considerato che la mia collezione, parte della quale vedete nelle foto, è di ventitrè titoli, quasi tutti datati tra il 1955 e il 1964 quindi prime edizioni, cosa che - quando se la sono trovata davanti visivamente - ha fatto cascare le braccia agli amici guareschiani che non sono mai riusciti a mettere le mani su così tanti libri del Manzoni. C'è poco da fare, veramente l'amore per la lettura sa dare grandi soddisfazioni se lo si coltiva attentamente, prova ne è il mio vizio di creare collegamenti tra i libri, non ricercando unicamente titoli particolari ma sceverando dettagli che finiscono per formare quell'aura leggendaria che sempre ammanta le bizzarre scoperte del bibliofilo. Un esempio, nel celebre libro horror PASQUA NERA di James Blish c'è una scena in cui un demone femmina si presenta ad uno dei clienti del mago Theron Ware per sedurlo come succubo: questa donna bellissima ha al collo un pendente a forma di goccia con inciso "Cazotte". Nel libro nulla viene spiegato al riguardo ed il lettore facilmente ci scivola sopra come un dettaglio di poca importanza; qui invece il demone della curiosità che da sempre attanaglia il bibliofilo lo spinge sull'usta a cercare di saperne di più. Proprio questo mi portò, anni dopo e alla fine di bizzarre ricerche, a scoprire che veniva citato Cazotte, un antico scrittore francese autore de "Il diavolo in amore", storia simile di possessione erotica. Riuscii con grande soddisfazione a trovarne una copia ristampata da Franco Maria Ricci nella collana La biblioteca di Babele ma non posso non rimpiangere la ghiotta occasione che mi sfuggì dalle mani - tradotto in italiano volgare non mi bastarono i soldi - quando da un antiquario trovai la prima edizione italiana dell'ottocento ricca di illustrazioni. Ecco, queste sono - anche se non si riesce poi ad averle concretamente tra le mani nelle proprie collezioni - quelle cose che a chi come me è divorato da tale passione diventano racconti da narrare intorno al fuoco, quegli incontri rarissimi con certe arabe fenici che hanno illuminato un giorno i nostri sentieri per svolazzarsene allegre nelle biblioteche di chi sa chi altro. E potrei parlarne all'infinito ma la dimostrazione del mio essere, la più tangibile, è proprio quella che avete sotto gli occhi, quando non leggo scrivo, in un eterno circolo vizioso benché il piacere fisico dei fogli di carta, magari pesanti e dai contorni grezzi come un secolo fa, o fragili e ingialliti da maneggiare con amorevole attenzione sia ben lungi da quello della semplice, rapida, lettura nel web, che par di stare in una grande piazza rumorosa a tentare di afferrare qualche discorso la cui interezza sfugge e il cui ricordo non si mantiene. La carta, sì, l'inchiostro e i minimi solchi lasciati dai piombi tipografici... lasciatemi chiudere con una battuta ironica che forse sarebbe piaciuta alla buonanima di Paolo Poli. " se non avessi più la carta, non riuscirei nemmeno più ad andare in bagno..."
E buona lettura a tutti.

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« immagine » L'unico amore, quella passione ribollente, che mai mi ha abbandonato nella vita, lo ammetto, ed è sempre stato ampiamente ripagante quanto meno se rapportato agli amori sentimentali con ragazze o donne che ho conosciuto in questi lunghi anni, è e resta quello per la letteratura. Ma l...
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12/04/2019 09:26:32
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Commenti

  1. luc.ariello 16 aprile 2019 ore 12:46
    L'amore si differenzia dal feticismo dal desiderio dell'amante di metter a parte altri della bellezza di ciò che ama.
    Il leggere e dunque il conseguente figlio, lo scrivere, e ciò che differenzia il nobile dall'ignobile, e il desiderio di capire perché si vive a costo di....morire.
    Quello che mi manca è il senso del possesso e di conseguenza ciò che leggo, dopo, diventa come un giorno vissuto: materialmente non esiste piu, ma vive in ciò che scrivo, è il ciocco che alimenta la stufa, il becchime che lancio ai pennuti nell'aia.
    E, dunque, l'humus che feconda la mia vita e che scompare nella stagione che passa.
  2. EtruscanLady 16 aprile 2019 ore 13:57
    Sono entrata nel tuo blog, ho letto il post, ho messo un "mi piace" , nel frattempo qualcuno mi ha chiamata dicendo che era pronto in tavola, quindi non ho avuto tempo per il commento.
    Ero già al corrente del tuo amore per la lettura e la quantità di libri che possiedi, difficile per un comune mortale come me tra: lavorare, fare la moglie, fare la nonna, fare le faccende di casa riuscire a leggere quella quantità di libri che hai letto e puoi continuare a fare tu. Ognuno di noi ha un tipo di vita diverso e, un poco invidio i tuoi tempi per poterlo fare. In verità ne ho parecchi anche io ma almeno la metà devono ancora essere sfogliati.
    Un cliente alcune settimane fa al quale devo vendere un'azienda agricola nelle vicinanze, in occasione di una visita mi regalò con tanto di dedica in libro scritto da lui che purtroppo non ho ancora avuto il tempo di leggere e me ne dispiaccio perchè sicuramente si starà chiedendo il perchè di un mancato riscontro del mio pensiero su di esso.
    Il libro si intitola : Il mio nome è SENECA, mentre l'autore è Massimo Gregori Grgic, editore Il Ciliegio, è il suo IX libro.
    Vorrei avere il tempo di leggerlo e comunicargli le mie impressioni ma da un po' di tempo non riesco a concentrarmi sulla lettura di qualsiasi genere essa sia.
    Mi perdonerà., ho scorso le prime pagine e sembra interessante ma davvero mi mancano entusiasmo e volontà di poter continuare, almeno per il momento.
    La lettura è cultura, la scrittura è dimostrazione del nostro sapere e noi siamo tutto questo anzi Tu lo sei, e questo credo che nella vita sia molto importante.
    Mentre per me cito questa frase proprio di Seneca : "Avvilita è la mente che è ansiosa per gli eventi futuri..."
    Buona serata e un abbraccio.
  3. crenabog 16 aprile 2019 ore 14:31
    x @luc.ariello il tuo modo di interfacciarti con i libri molto mi ricorda una mia antichissima fidanzata che regolarmente distruggeva qualsiasi sua foto e nessun ricordo trascinava con sè. l'ho sempre trovata stranissima, visto che io sarei capace di eguagliare (forse no, in verità) quel personaggio di Camilleri che in cantina conservava qualsiasi cosa della sua vita catalogata e inscatolata, dai tappi delle birre ai residui organici. ma i libri no, mi è troppo duro separarmene, mi basta guardare una copertina per ricordare cosa c'è scritto e gli eventi della mia vita vissuta quando lo lessi... ma ognuno è diverso e questo non è un male
  4. crenabog 16 aprile 2019 ore 14:35
    x @EtruscanLady. bella la citazione di Seneca, che tristemente mi si addice, visto che ormai da anni ho perso il sapore di quel favoloso e favolato futuro che aspettavo, per suggere il calice amaro della quotidiana realtà di un calendario che perde giorni come grani di sabbia nella clessidra. ma sì, fin che ci sia un libro leggerò e quando non ce ne saranno più li scriverò. ricordo che mi capitò di dire, convintamente, che l'unica cosa che mi sarebbe spiaciuta, all'atto di morire, era di non essere riuscito a leggere tutti i libri del mondo. chi sa, forse soffro della sindrome di Borgess... un abbraccio, sei sempre tanto cara

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