MOMO

06 marzo 2019 ore 08:24 segnala


Che le vaste praterie del web fossero in realtà un campo minato dovrebbero essersene accorti anche i sassi, quello che stupisce - o forse non poi troppo data la velocità con la quale il pubblico assorbe qualsiasi cosa vi trova - è la facilità con cui ad ondate cicliche si avventano sui cervelli per lo più giovani nuovi miti e leggende metropolitane. MOMO è a buon diritto una di queste, la meno nota ancora in Italia, ma una delle più pericolose, che nell'arco di meno di quattro anni ha seguito tutta la naturale evoluzione, decadenza e trasformazione propria di una reale specie vivente. Nel 2016 l'artista giapponese Aisawa (Keisuke Aiso) realizzò una scultura a forma di arpia ma platealmente derivata dalla protagonista della serie horror cinematografica "The Ring" e la espose presso la Vanilla Gallery di Tokio, fin qui nulla di particolare visto che Aisawa lavora per l'industria degli effetti speciali cinematografici, se non che a metà del 2016 una sua foto apparve su Instagram per opera del nick nanaakooo, Ora, sappiamo tutti che Instagram è l'ultima frontiera del web, alla quale stanno accedendo tutti i transfughi delusi dalle piattaforme di blog, ed è il terreno più fertile - trattando unicamente di immagini - per la creazione e diffusione dei famigerati meme. I meme, è bene ricordarlo, sono le prese in giro, le messe in ridicolo di qualsiasi cosa vada di moda, dai personaggi pubblici, agli spettacoli, a foto di persone con qualche difetto o atteggiamento bizzarro rubate nei vari profili. Spesso e volentieri appaiono meme bellissimi, con battute intelligenti e argute, altre volte si scade nel trash o nell'incomprensibile - per chi non sia un giovane meno che diciottenne dotato di linguaggio e mentalità appartenente a subculture loro proprie, che riderebbero di qualsiasi assurdità che a noi poveri vecchi risulta inintelligibile. MOMO, come è stata denominata la figura mostruosa della foto, ha subito spopolato e si è procurata un altissimo seguito di creatori di meme ma ai primi del 2018, in Spagna, avviene la prima trasformazione di MOMO che da fotografia più o meno inquietante va a confluire nell'immaginario relativo al ciclo di "The Ring" e muta in leggenda metropolitana, diffondendosi la voce su tutti i social che un particolare numero stesse chiamando gli utenti di Whatsapp facendo comparire la foto di MOMO e lanciando maledizioni. Come se ci fosse stata una chiamata alle armi, immediatamente tutti cominciarono a inviarsi messaggi finti a nome di MOMO imbastendo una clamorosa catena di Sant'Antonio e la iniziale scherzosità della cosa poteva anche passare se non fosse che in questa corrente era finito per spuntare qualcosa di veramente pericoloso. Si scoprì, a metà del 2018, in Argentina che il suicidio di un minorenne era legato ad un video da lui realizzato dove si uccideva per partecipare alla MOMO CHALLENGE, epigono della tristemente famosa BLUE WHALE CHALLENGE che sta ancora mietendo vittime, una specie di ring del quale non si intravvedono i limiti nel quale si muovono sobillatori che cinicamente spingono a suicidarsi ragazzini già tormentati da questo tarlo ed in cerca di una giustificazione che possa glorificarne la fine portandola all'attenzione dei media. All'inizio del 2019 dalla Scozia hanno cominciato a pervenire notizie che hackers avevano inserito messaggi e immagini relativi alla MOMO CHALLENGE in programmi per bambini come Peppa Pig e giochi on line come Fortnite, entrambi dal vastissimo seguito. Dopo che video relativi alla situazione MOMO erano apparsi su Youtube destando allarme, i responsabili di Youtube negarono ogni addebito e responsabilità dicendo di non aver trovato niente di censurabile, ma sappiamo bene tutti come questi confini morali e censorii siano estremamente discutibili, se è vero ad esempio che su Instagram non accettano segnalazioni in merito a, e quindi si può, oltraggiare una religione ma non mostrare un capezzolo di un quadro di Michelangelo, o pubblicare foto in atteggiamento osceno di minori ad uso dei criptopedofili purchè non sia visibile alcun organo genitale. Mentre tutto questo caos mediatico sembrava fuori controllo, Aisawa pochi giorni fa, sentendosi responsabile in parte della situazione MOMO ha pubblicamente dichiarato che la statua è stata distrutta e ha rassicurato tutti i bambini che l'essere mostruoso non potrà più minacciarli in alcun modo: e per un qualche strano rigurgito di coscienza a livello internazionale gli utenti di internet hanno iniziato a girare il timone per contrastare il fenomeno, usando Photoshop e Instagram e veicolando via Whatsapp centinaia di meme di MOMO, sempre più ridicoli e comici, ma anche dedicati al pubblico femminile di giovane età, usando la mostruosa MOMO imbellita a dimostrare che si può essere belle anche con dei difetti. e tutta questa controrivoluzione, francamente inaspettata visti i tempi, non potrà che fare del bene nel tentativo di riparare i disastri che MOMO ha prodotto fino ad oggi. Sulla piattaforma Instagram italiana corre intanto l' hashtag MOMO CHALLANGE (non CHALLENGE) dove quasi duecentomila igers hanno riversato le loro idee e i loro fotomontaggi.





N.B. le foto sono state prese dal web, non conoscendone gli Autori, se richiesto verranno rimosse o accreditate ai rispettivi aventi diritto.
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06/03/2019 08:24:27
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Commenti

  1. EtruscanLady 06 marzo 2019 ore 13:45
    Non comprendo e mai comprenderò fin dove può arrivare la stupidità umana. Comunque un allert a tutti i genitori di ragazzi con mentalità piuttosto labile.
  2. crenabog 06 marzo 2019 ore 18:21
    X @EtruscanLady infatti la ragione del post è proprio quella di informare chi non conosce a questa storia, grazie della visita
  3. luc.ariello 07 marzo 2019 ore 21:14
    Tutto passa, muore,
    resta, immensa immarcescibile
    la stupidità, l'imbecillità,
    medaglia al valore, passe-partout
    per il paradiso degli idioti,
    terra bruciata, piattume, senso di immortalità
    che in un calcolo alla cistifellea,
    defunge, riporta alla terra;
    voli di coglioni vestiti di pelle e aria.
    Tutto il pattume di questi vermi che sognano ali,
    dura pochi anni,
    sino a che scompaiono in oceani di ignoranza,
    di povertà di spirito,
    di figli che scoreggiano loro in faccia.
    Una esistenza inutile, un nulla, nemmeno mezzo chilo di concime,
    mai un pensiero che voli piu' alto di una cacca,
    un disprezzo verso chi
    in una vita vede un senso,
    un'armonia,
    un colore.
    Miserere nobis.
  4. crenabog 10 aprile 2019 ore 10:00
    x @luc.ariello capisco che non entro spesso ma questa mi era evidentemente sfuggita e chiedo venia per non averti ringraziato per tempo per averla messa. uno sfogo amaro ma ampiamente, e direi doverosamente, condivisibile. poi magari mi spieghi se c'è un modo per mettere mi piace a cose come questa perchè io qui trovo solo blocca utente o elimina commento.
  5. luc.ariello 10 aprile 2019 ore 11:46
    Era, evidentemente, non riferita a te o a ciò che scrivi, di cui, molto modestamente, ammiro tutto, ma a chi partorisce "sghembature" spacciandole per avanguardia post decadentista o intrepida e avveniristica visione dell'arte (sic).
  6. luc.ariello 10 aprile 2019 ore 11:49
    Non saprei come fare ad aumentare le opzioni, ma sono certo, che troverai il modo più consono alla nostra età per esternare il tuo disappunto o il tuo gradimento a ciò che rispondo ai tuoi brillanti scritti. (Non post, ma scritti).
  7. crenabog 11 aprile 2019 ore 10:05
    x @luc.ariello ohoho con quelle "sghembature" mi hai fatto morire, mi è tornato in mente Marinetti e tutta la sua banda di matti futuristici che scrivevano cose sulle quali la buon anima di Paolo Poli ci avrebbe intessuto uno spettacolo di dodici ore. ti ringrazio per le cortesi parole, sempre apprezzate naturalmente. ci ritroveremo qui con i nostri scritti, spero di trovare qualche giorno più rilassato per riuscirci. un caro saluto.

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