LA FAVOLA DELLA BAMBINA LUNARE

21 novembre 2013 ore 23:05 segnala
Data di prima pubblicazione in internet: 09 luglio 2013



C'era una volta, oltre la collina dei tumuli, la locanda di Tom, nella quale - specialmente la sera - amava radunarsi il Popolo Segreto, quando passavano da quelle parti, per un boccale di birra e magari per ascoltare il suo gatto che suonava il violino. Cosa che inevitabilmente portava la sua mucca a salire sul tetto della locanda per brucarne il muschio fresco e saporito, col pericolo che potesse - una volta o l'altra - precipitare dentro, sulle teste di tutti. Quando il gatto beveva, il gatto suonava; e quando il gatto suonava, l'Uomo della Luna si faceva filare un filo d'argento dal ragno che vive nel lato oscuro e scendeva ad ascoltarlo. Anche quella sera successe, ma la melodia del violino era così struggente, così commovente, che l'Uomo della Luna bevve un boccale di troppo e si ritirò dietro una collinetta a rimuginare sulla sua sempiterna solitudine. Vedere tutti gli esseri fatati lì a divertirsi gli fece pesare sin troppo il suo vivere sulla Luna, unico abitante (a parte il Ragno, ovviamente!) e desiderò di avere compagnia, qualcuno che lo amasse e vivesse con lui. Mentre intontito dall'alcool finiva per addormentarsi, passò di lì una fata che lo vide e se ne invaghì perdutamente. E, siccome le abitudini del Popolo Segreto sono molto diverse da quelle degli esseri umani, non si fece alcuno scrupolo di prendersi con lui delle libertà, per poi svolazzare via allegramente. Al mattino l'Uomo della Luna riprese i sensi, si arrampicò sul filo argentato e tornò nella sua reggia.




Qualche tempo dopo, il vecchio Tom andò nottetempo a bussare alla porta del Narratore che lo accolse, preoccupato nel vedere la sua aria così stranita. Tom gli raccontò una storia parecchio confusa, ma quel che il Narratore potè capire era che l'Uomo della Luna si era cacciato in qualche guaio. Accettò quindi di seguire il buon Tom e andare a vedere. Tutto quel trambusto aveva svegliato anche il figlio del Narratore che aveva origliato e deciso di seguirli: non ci fu verso di fargli cambiare idea così lo portarono con loro. Giunti alla locanda, ecco lì seduto, ad un tavolo di quercia, l'Uomo della Luna, con alcuni boccali di birra vuoti davanti e lo sguardo spaesato. Il Narratore gli chiese cosa mai fosse successo e lui, imbarazzato, disse che, dopo aver calato come sempre il suo filo d'argento per scendere, la notte prima, quando era arrivato sulla terra vi aveva trovato legato un cesto. Un cesto fatato, naturalmente, tutto brillante nel buio, e dentro c'era qualcosa che desiderava ma che non si sarebbe mai aspettato. Avvolta in una stoffa di broccato, una bambina sonnecchiava tranquilla.




Non aveva la più pallida idea di chi o perchè l'avesse lasciata lì ma lei aveva aperto gli occhi, lo aveva guardato e aveva detto:-" Papà! ", lasciandolo di stucco. Oh sì, una certa somiglianza c'era, ma da chi poteva averla avuta? Lui non se lo ricordava affatto! E così, ora, l'Uomo della Luna non sapeva più che fare... Stettero a lungo a parlare di questo curiosissimo fatto, il Narratore gli diede parecchi consigli paterni e Tom continuò a portare boccali di birra. Il figliolo del Narratore intanto si era messo a cercarla e Tom gli aveva detto di averla sistemata nella sua camera da letto così si recò lì per osservare questa nuova creatura, immaginando di trovare una lattante. Con sua grande sorpresa invece trovò una bambina, piccola, certo, ma che sembrava avere già qualche anno. Oh, le cose nel mondo del Popolo Segreto vanno in modi impensati, ragionò tra sé. E senza farsi altri problemi, la salutò e si presentò molto cortesemente, poi si accinsero a giocare insieme.




Alla fine, Tom disse loro che la cosa migliore sarebbe stata andare a discutere la faccenda con la regina Titania e così fecero. Si incamminarono tutti insieme, con i due piccoli dietro di loro, cantando ballate lunari, fino alla reggia sotto la grande collina. La regina, dopo averli ascoltati, capì cosa fosse successo, conosceva bene quel che combinavano certe fate, e disse che siccome la bambina era per metà lunare e per l'altra fatata, avrebbe potuto vivere presso la sua corte. L'Uomo della Luna perse le staffe e disse che la voleva con sé e che se non fosse stato possibile avrebbe oscurato la Luna fino alla fine dei tempi. Per trovare una soluzione , Titania comandò che le avrebbe fatto costruire una casa bellissima e che di giorno sarebbe vissuta sulla terra e la notte insieme al padre: messisi d'accordo e acquietati gli animi, Titania battè le mani e spedì i suoi sudditi a creare la nuova abitazione, che in effetti risultò molto accogliente e gioiosa, con grande soddisfazione di tutti.




L'inaugurazione fu fatta con grandi balli e festeggiamenti, mentre l'Uomo della Luna continuava a fissare le fate, sperando di indovinare chi potesse essere stata la sua moglie di una notte ma tutte gli volavano intorno ridacchiando e non riuscì mai a capirlo. I bambini se la spassarono un mondo e si promisero segretamente di continuare a vedersi di giorno. Re Oberon alzò un calice tempestato di gemme per brindare e disse:
- Quanto ne sai del popolo fatato?
- Non moltissimo, Maestà, - replicò l'Uomo della Luna.
- Allora sarà bene che ricordi questo. Avrai forse notato che non usiamo nomi, i pochissimi di noi che li portano li hanno ricevuto dai loro mariti o mogli. Questo perchè in un nome c'é una magia troppo potente, che può legarti per sempre con un incantesimo. Dunque, devi dare subito un nome a tua figlia, se vuoi che stia con te per sempre.
E, mentre l'altro iniziava a pensare quale bellissimo nome gli sarebbe piaciuto darle, li videro entrare rincorrendosi nel salone delle feste, lei davanti, lui dietro che la chiamava a gran voce cercando di prenderla... Perchè, quando lui si era presentato lei non aveva saputo cosa dirgli e così, ingenuamente, in tutta semplicità, le aveva dato il primo nome che gli era passato in mente. Il Narratore guardò imbarazzatissimo l'Uomo della Luna, che sembrava sul punto di esplodere, e pensò, tra sé:
"C'è davvero troppa magia a questo mondo..."





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Data di prima pubblicazione in internet: 09 luglio 2013 « immagine » C'era una volta, oltre la collina dei tumuli, la locanda di Tom, nella quale - specialmente la sera - amava radunarsi il Popolo Segreto, quando passavano da quelle parti, per un boccale di birra e magari per ascoltare il suo...
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LA FAVOLA DELLA VENUTA DI MAB

20 novembre 2013 ore 23:53 segnala
Data di prima pubblicazione in internet: 07 giugno 2013



C'era una volta, ben oltre Bosco Buio, Monte Atro e le grandi pianure dei Tumuli, un altra lontana Contea e poi un altra ancora e così via fino a giungere alle propaggini del Mare del Nord. Da lì, un giorno, arrivò la notizia che la regina Mab, signora delle fate e capace di comandare anche agli elfi in virtù dei suoi poteri che le derivavano dalla discendenza con la regina Maeve, sarebbe giunta in visita a re Oberon. Il Popolo Segreto si scatenò nei preparativi, i trolls vennero controllati uno ad uno e relegati nelle loro grotte, re Brian venne avvertito da re Oberon di non tentare nessuno scherzo e persino il Narratore venne coinvolto con la richiesta di nuovi racconti da narrare durante i festeggiamenti. Pian piano, dai paesi e villaggi attraversati dal microscopico corteo di Mab (bisogna sapere, infatti, che la regina è piccolissima, e ama viaggiare su una carrozza trainata da insetti d'ogni specie), giungevano le conferme del suo avvicinarsi.




Tutto sembrava procedere per il meglio quando, giunta nella contea che ospitava la collina di Knock Ma, sotto la quale prosperava la corte di re Finvarra, il corteo venne fermato da un improvviso, magico tempo burrascoso. Il cielo nero , i venti sferzanti, persino un pesante strato di brina gelata copriva il terreno, completamente in disaccordo con il periodo estivo e decisamente caldo che invece teneva tutto il Popolo Segreto a boccheggiare nelle altre contee. Era successo che re Finvarra, capace di dominare gli elementi e comandare anche alla morte, non aveva affatto gradito il non ricevere alcun invito da re Oberon , e voleva vendicarsi.




Le cose stavano mettendosi male per le relazioni tra i regni fatati e re Oberon inviò ambasciatori da re Finvarra per chiedergli di smetterla. Ma lui, forte dello stare nel suo territorio e ritenendosi intoccabile, calcò la mano oscurando il cielo con una pesante ed inamovibile coltre di nubi nere. I folletti tornarono da re Oberon per dirgli della situazione e avvertirlo che re Finvarra sembrava più deciso che mai a creare un occasione per una guerra. Preoccupatissimo, il re del Popolo Segreto chiamò a sé il Narratore per trovare una soluzione. Intanto, nei suoi gelidi meandri, re Finvarra pregustava il dolore della regina Mab.




Il Narratore espose a Oberon e a Titania il suo piano e loro accettarono di buon grado di tentare. Re Brian spedì i suoi folletti più veloci nelle profondità delle caverne dei Coblynau e questi si dichiararono felici di poter dare una mano. Subito venne approntata una squadra di coboldi che viaggiarono a tappe forzate per arrivare a Knock Ma: quando videro le condizioni atmosferiche, lanciarono in alto i fili dell'arcobaleno, su, su, fin sopra le spesse nubi. Parte di loro corse all'altro estremo e tutti si misero a riavvolgere i fili incantati: lo splendente arcobaleno dei Coblynau fece da rete da pescatori, costrinse fino a terra le nuvole evocate da re Finvarra e lì le lasciò, sotto forma di un enorme banco di nebbia. Il sole, tornato a splendere, accompagnò i coboldi, i folletti ed il corteo della regina Mab fino alla reggia di re Oberon, dove a lungo durarono i conviti ed i festeggiamenti. Il Narratore ebbe una favolosa storia da vendere nelle fiere e nei mercati e re Finvarra restò oppresso dalla nebbia per lunghi anni, perdendo gran parte del suo popolo, visto che ogni volta che uscivano dalle profondità di Knock Ma inevitabilmente non ritrovavano più la strada di casa...






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Data di prima pubblicazione in internet: 07 giugno 2013 « immagine » C'era una volta, ben oltre Bosco Buio, Monte Atro e le grandi pianure dei Tumuli, un altra lontana Contea e poi un altra ancora e così via fino a giungere alle propaggini del Mare del Nord. Da lì, un giorno, arrivò la notizia...
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LA FAVOLA DELLA FESTA NEL BOSCO

18 novembre 2013 ore 19:23 segnala
Data di prima pubblicazione in internet: 1 luglio 2013



C'era una volta, oltre il villaggio che conosciamo bene, Bosco Buio e lì, sotto una collina ferveva la vita dei folletti e di re Brian Borough. Siccome il re amava le feste e non amava aspettare di essere invitato a quelle altrui, ben volentieri ne organizzava in proprio. Fu così che decise di darne una nel bosco e mandò le sue falene a portare gli inviti a tutto il Popolo Segreto. Ovviamente una falena andò a sbattere anche alla finestra del Narratore che, letto il minuscolo invito, si preparò a partire. Non aveva voglia di percorrere il consueto sentiero nel bosco, così percorse la via che portava alla spiaggia dei Giganti, allungando di molto la strada da fare. Mentre camminava sotto il sole, si accorse di una cosa strana: alla sua destra, nel folto del bosco che andava costeggiando, gli sembrava di vedere qualcuno camminare. Fermandosi non lo notava più, allora si inoltrò e vide chiaramente una figura umana avvicinarsi. Quando la raggiunse si accorse con stupore che era sè stesso: mentre cercava di raccapezzarsi sbucò un piccolo leprechaun da un cespuglio.
- Buongiorno Narratore, come mai da queste parti?
- Buongiorno a te! Passeggiavo per andare da re Brian Borough quando mi sono visto nel folto del bosco. Sai spiegarmi questa cosa?
- Ehhh... be', non avresti dovuto saperlo ma oramai tanto vale che te lo dica. Devi sapere che il Popolo Segreto ha creato i Sentieri Specchio, nei quali solo loro possono camminare, per andare da un luogo all'altro molto distanti tra loro. Siccome non vogliamo che gli umani conoscano questi sentieri, li abbiamo incantati e dunque riflettono quel che c'è intorno.




- Pensi che se lo percorressi arriverei più velocemente dal re?
- In realtà non si sa mai dove portino e non posso assicurarti la destinazione!,- disse ridendo il leprechaun. Il Narratore però volle provarci lo stesso, lo ringraziò e si incamminò nel Sentiero Specchio. Fatti pochi passi si trovò avvolto da una fitta nebbia: ne sbucò velocemente, ritrovandosi in una grande radura che riconobbe. Era giunto alle pendici del Monte Atro, parecchio lontano da dove voleva andare. Sentì delle voci e dei rumori avvicinarsi ed ecco giungere un gruppetto di elfi. Li salutò decorosamente e si presentò.
- Ti abbiamo sentito nominare, Narratore, - disse quello che sembrava il capo - anche se non ci siamo mai incontrati. Dove stai andando?
- Alla celebrazione organizzata da re Borough; anche voi?
- Effettivamente è così, anche se ci andiamo di rado. Non amiamo molto la vicinanza dei nani, ma ogni tanto è buona creanza che anche noi partecipiamo.
E fecero la lunga strada insieme. Il Narratore, ad un certo punto, mentre sostavano per cuocere della carne sul fuoco, chiese al capo del gruppo chi fosse uno strano elfo che li seguiva a breve distanza.
- Lo hai notato, vero? Non è proprio uno di noi, è un mezzelfo, nato da un elfo e da un umana, molti anni fa. E' un cantore, ma anche dopo tutti questi anni, ancora non si trova a suo agio insieme alla comunità elfica. D'altronde la nostra vita è lunghissima, speriamo possa abituarsi, prima o poi...




Giunsero al tramonto nel luogo dedicato alla festa e vi trovarono una enorme tavolata, carica di cibi elaborati e fumanti, tutt'intorno ogni specie del Popolo Segreto girava, rideva, chiacchierava e faceva baldoria. Perfino i kelpie caracollavano senza dar fastidio a nessuno, e sopportando gli scherzi dei pooka. Sedettero anche loro e mangiarono e bevvero birra, mentre l'atmosfera era riscaldata dall'enorme falò e dai canti e risa che si alzavano di continuo. Improvvisamente entrarono un nugolo di fate per danzare e gli occhi di tutti si rivolsero a loro. La fata nuova, inevitabilmente, accentrò su di sé l'attenzione, con la sua bravura magica ed impareggiabile. Il mezzelfo si alzò, le raggiunse e cominciò a cantare, la sua voce disumana e cristallina rivaleggiava con qualsiasi altro e superava di gran lunga ogni fantasia. Quando finì l'esibizione il mezzelfo e la fata nuova restarono a fissarsi a lungo.




Il Narratore si avvicinò a re Brian, lo prese sotto braccio, arraffarono due enormi boccali di birra spumeggiante e si allontanarono confabulando tra loro. A lungo gli raccontò le storie dei due, il mezzelfo e la nuova fata, e alla fine re Brian annuì più volte, mentre un gran sorriso gli invadeva la faccia. Ora, tutti sappiamo quanto potesse essere malevolo e inaffidabile, ma re Brian aveva anche il pregio di essere facilmente manipolabile. Il Narratore spinse sulla sua voglia di apparire magnanimo e gentile e ottenne che i due venissero ospitati dal re, per un lungo periodo, così da potersi conoscere meglio. E, come venne poi a sapere, mesi dopo, da un Tom Bombadil parecchio divertito, inevitabilmente si innamorarono e re Brian Borough, per non perdere la possibilità di veder danzare lei e sentir cantare lui, lasciò che andassero ad abitare in una delle sue villette fatate, vicino alla reggia, dove poterono unire le loro diversità, sfuggire dai rispettivi popoli che non sentivano veramente propri e vivere decorosamente. Il Narratore aveva previsto che solo tra loro avrebbero potuto stare a lungo: gli elfi hanno una vita quasi eterna e la nuova fata era già morta come umana e rinata magicamente, quindi non poteva morire di nuovo, naturalmente. Si ritenne felice di aver contribuito a risolvere i loro problemi e, ammettiamolo, magari se ne vantò anche un bel po' con Tom e sua moglie Baccadoro...





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Data di prima pubblicazione in internet: 1 luglio 2013 « immagine » C'era una volta, oltre il villaggio che conosciamo bene, Bosco Buio e lì, sotto una collina ferveva la vita dei folletti e di re Brian Borough. Siccome il re amava le feste e non amava aspettare di essere invitato a quelle...
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LA FAVOLA DELLA NUOVA FATA

17 novembre 2013 ore 23:07 segnala
Data di prima pubblicazione in internet: 27 giugno 2013



C'era una volta, oltre il villaggio che conosciamo bene, la pianura dei tumuli, dove annualmente si radunava il Popolo Segreto per festeggiare il solstizio d'estate. Quell'anno, re Brian mandò i suoi cortigiani ad invitare il Narratore che accettò di buon grado e partì il mattino dopo aver ricevuto l'invito, alle prime luci dell'alba. Giunse alla pianura che il sole stava tramontando e si accomodò insieme alla corte di re Brian Borough sulle gradinate in legno che erano state allestite. Al centro una enorme pira bruciava allegramente, rischiarando tutta la pianura. Mentre venivano servite bevande e cibo, si alternarono gli spettacoli di cantori, saltimbanchi e ballerini. Tra di essi spiccava, per eccezionale bravura ed eleganza, una fata che il Narratore non aveva mai visto prima. Quando la danza finì e le fate si furono ritirate, il Narratore chiese al re chi fosse quella figura così bella ed eterea. Sul volto di re Brian sembrò passare una nube di tristezza, ma volle ugualmente narrare la storia per come l'aveva personalmente vissuta...
- Devi sapere, amico mio, che in un villaggio umano lontano da qui, viveva una bellissima ragazza, che aveva imparato a danzare e per questo cominciava ad essere ben nota anche in altri villaggi e città. E anche tutti i giovani del posto la corteggiavano, non c'era da stupirsene: un brutto giorno però una sua falsa amica la invitò ad andare ad esercitarsi sulla grande scogliera, con la scusa del panorama maestoso, e mentre lei si distraeva, la spinse. Forse pensava che si sarebbe solo rotta una gamba, invece la ragazza precipitò e morì. La falsa amica fuggì senza avvertire nessuno ma le Ondine avevano visto tutto. Uscirono dai flutti e chiamarono a raccolta il Popolo Segreto, che la trasportò nella mia reggia. Tutti piangevano la perdita di un così grande talento, l'avevamo vista danzare tante volte. Così, scesa la notte, ci recammo alla taverna di Tom Bombadil, suonammo il suo violino sin che l'uomo della luna non si affacciò per ascoltarci e lo chiamammo. Subito l'uomo della luna fece calare il filo d'argento del ragno gigante che vive nel lato oscuro della luna e, quando arrivò, gli spiegammo cosa era successo. Lui pensò un po' poi tornò su. Ridiscese tre ore dopo con una piccola fiala, ci disse che conteneva la preziosissima rugiada magica lunare che si formava sulla ragnatela del ragno gigante, e che poteva fare dei veri prodigi. Corremmo dunque a versare le gocce di rugiada lunare sulle labbra della fanciulla che, poco dopo, si risvegliò dall'abbraccio della morte. Ma non era più umana, era una fata. Anzi, qualcosa di diverso, non una fata per natura, ma un umana trasformata, e perciò ora vive sempre distante dalle sue compagne e non osa neanche avvicinare gli umani. Non so se le abbiamo davvero fatto un favore a salvarla ma, in quel momento, non pensavamo ad altro... Magari col tempo accetterà questa sua nuova vita. Per ora è già tanto che ci permette di godere ancora del suo meraviglioso danzare...
Il Narratore disse a re Brian che era d'accordo, e che era comunque più importante averla salvata. Poi promise che avrebbe raccontato a tutti questa storia, così chi un giorno l'avesse incontrata sarebbe già stato preparato. E finirono la notte brindando insieme, e glorificando gli spiriti della natura ed il passaggio del solstizio. La fata nuova? Oh, lei danza, danza sempre, nel pulviscolo del giorno splendente o nel pallido plenilunio...





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Data di prima pubblicazione in internet: 27 giugno 2013 « immagine » C'era una volta, oltre il villaggio che conosciamo bene, la pianura dei tumuli, dove annualmente si radunava il Popolo Segreto per festeggiare il solstizio d'estate. Quell'anno, re Brian mandò i suoi cortigiani ad invitare il...
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LA FAVOLA DI RE BRIAN CHE FECE IL FURBO

16 novembre 2013 ore 23:46 segnala
Data di prima pubblicazione in internet: 24 giugno 2013




C'era una volta, oltre il villaggio che conosciamo bene, oltre la barriera di Bosco Buio, la radura dove spiccava la collina sotto la quale ferveva la reggia di re Brian, il re dei folletti. Re Brian Borough era ben conosciuto da tutto il Popolo Segreto, per le sue continue burle e bizze, e di solito tutti cercavano di tenerlo alla larga. Ma siccome in fondo era un buontempone, era diventato amico del Narratore del Villaggio, e da lui spesso si recava la notte, a far chiacchiere, fumare la pipa o per organizzare qualcosa. E anche quella notte, la notte di cui parliamo stavolta, re Brian se ne stava col Narratore seduto sotto il portico a tirare nuvole di erbapipa verso l'alto... Poi, siccome si era stancato di star lì a girarsi i pollici, propose al Narratore di andare a bere un boccale alla taverna di Tom Bombadil, nel pieno di Bosco Buio. Si incamminarono dunque, col sentiero rischiarato dalle lanterne portate dai folletti che facevano da scorta al loro re, e giunsero tranquillamente alla porta coperta di muschio della locanda. Bussarono e Baccadoro, la moglie di Tom, li fece accomodare ad un grande tavolo di quercia, portando loro boccali di birra fresca. Tom, come sempre, rallegrava i clienti col suo violino, tanto amato dall'uomo della luna, che per sentirlo a volte scendeva giù grazie al suo filo d'argento. Dopo un po' re Brian adocchiò un gruppetto di spriggan che bevevano da una bassa ciotola. Si sa, gli spriggan sono MOLTO piccoli... e amano giocare a dadi. Perciò re Brian li invitò a giocare a dadi con lui ma, siccome amava vincere tanto quanto odiava perdere, tirò fuori dal panciotto i suoi dadi truccati. Gli spriggan, che per tirarli dovevano alzarli tutti insieme e farli rotolare, non potevano riuscire ad accorgersi che un lato era più pesante di un altro, e in capo a pochi tiri stavano già perdendo clamorosamente e arrabbiandosi ancora di più...




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quel punto re Brian disse che la partita era finita e che non pretendeva oro da loro ma voleva che ognuno di loro gli portasse dieci pagnotte. Era convinto che con questa furberia si sarebbe riempito la cucina per qualche giorno. Gli spriggan squittivano e strillavano furibondi , convinti di essere stati truffati, ma davanti al fatto che tutti li stavano guardando, si azzittirono e promisero di portare al re dieci pagnotte di pane a testa, poi corsero via. Re Brian se la spassava sghignazzando mentre il Narratore restava piuttosto preoccupato: conosceva bene l'indole vendicativa degli spriggan e non avrebbe fatto volentieri a cambio con il re, in quel momento. Un ora dopo gli spriggan tornarono e posarono sul tavolo dieci pagnotte di pane a testa; ma re Brian vide bene che le avevano fatte per la loro misura e non per la sua , quindi erano poco più che delle briciole! Re Brian Borough cominciò a dire che lo avevano imbrogliato e subito gli spriggan gli indicarono la finestra: da dove il re potè scorgere gli spiriti malefici degli alberi che proteggevano gli spriggan, chiaramente in attesa di un loro segnale per attaccare. Così, il re dovette tenersi la beffa e ringraziarli anche; se ne andò borbottando con la sua scorta, mentre il Narratore restava a intrattenere i clienti di Tom con le sue storie, fino al mattino...





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Data di prima pubblicazione in internet: 24 giugno 2013 « immagine » C'era una volta, oltre il villaggio che conosciamo bene, oltre la barriera di Bosco Buio, la radura dove spiccava la collina sotto la quale ferveva la reggia di re Brian, il re dei folletti. Re Brian Borough era ben conosciuto...
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LA FAVOLA DEL CUSCINO DI RE OBERON

15 novembre 2013 ore 09:22 segnala
Data di prima pubblicazione in internet: 21 giugno 2013



C'era una volta, oltre il villaggio che conosciamo bene, oltre la valle dei Tumuli e nel folto di Bosco Buio, la collina sotto la quale viveva il Regno Segreto, governato da re Oberon e da sua moglie, Titania. Ora, accadde che re Oberon, per chi sa quale motivo, non riusciva più a dormire e questo lo aveva fatto diventare molto nervoso. Tutti sapevano quanto potesse diventare furioso il re, quando si arrabbiava, quindi folletti, gnomi, leprechaun, goblins e ogni altro abitante del mondo fatato cercavano una soluzione al problema. Anche re Brian, capo dei folletti, convocato a corte si scervellava tentando di trovare rimedi quando ebbe l'idea di andare a chiedere al Narratore. Detto fatto, seguito al solito dai suoi lacchè e fiduciari si incamminò verso l'antico villaggio. Giunsero a notte, non amavano farsi vedere dalla gente del posto, e bussarono alla porta del Narratore. Venne ad aprirgli il figlio e li condusse da lui. Se ne stettero a confabulare a lungo poi il Narratore ricordò una leggenda che aveva sentito tempo prima: sembrava che nelle grotte dei trolls fosse custodita un oca dalle piume morbidissime, che certo avrebbe dato al re un cuscino perfetto per dormire. Senza starci a ragionare oltre, si attrezzarono di tutto punto e partirono. Attraversare il Bosco Buio non fu complicato, si fermarono alla locanda di Tom Bombadil a pranzare e bere birra, e proseguirono cantando canzoni follette e scambiandosi racconti e battute. Giunti che furono alle pendici di Monte Grigio, alzarono lo sguardo verso le caverne dei trolls, e prepararono il campo per la notte. Mai uscire di notte quando i trolls si muovono, lo sapevano bene!




Alle prime luci dell'alba si inerpicarono fino a raggiungere le caverne, in lontananza si sentiva il forte russare dei trolls e il loro terribile puzzo. Girarono in lungo e in largo alla ricerca dell'oca dalle piume morbidissime ma, arrivati in una sala sul cui pavimento erano disseminate tutte le ruberie dei trolls, tesori, scheletri, tutto l'immaginabile, videro una gabbia con due oche dentro, che dormivano. Si guardarono perplessi, senza sapere che fare ma re Brian, nella sua sterminata incoscienza, si buttò subito a spennarle tutte, aiutato dai suoi folletti. Il Narratore e suo figlio facevano da vedetta nel caso i trolls si fossero risvegliati ma era giorno e ovviamente gli orridi abitatori delle montagne non avrebbero mosso un passo alla luce del sole per paura di diventare di pietra. Re Brian finì di riempire un enorme fodera di cuscino con le piume e scapparono di gran carriera. Una volta al sicuro nella reggia di re Brian, i folletti si misero al lavoro per cucire e ricamare uno stupendo cuscino per il re Oberon, con l'emblema del Grande Lupo Notturno, sperando che servisse ad agevolare ancora di più il suo sonno.




Finalmente, tutti in corteo, si presentarono da re Oberon a consegnargli il dono. Il sovrano del Popolo Segreto, sentito la storia avventurosa, fu molto soddisfatto, li ringraziò promettendo loro bei doni e pensò di provare subito il cuscino. Lo poggiò sul letto ma... il cuscino prese il volo e iniziò a ballonzolare verso l'alto della sala reale! Tutti correvano qua e là nel tentativo di prenderlo e re Oberon diventava sempre più furioso quando, da una fessura del muro, sbucò un minuscolo spriggan che disse:- Ma cosa avete fatto dai trolls? Re Brian disse delle due oche e lo spriggan, ridendo:- Ma come, lo sanno tutti che i trolls custodivano le due oche più rare del mondo. Quella dalle piume morbidissime e quella capace di volare fin sulla luna! Non avrete mica mischiato le loro piume, vero? - disse, rotolandosi in terra dalle risate. Re Oberon, appena sentì cosa era successo, afferrò il minuscolo re Brian per un piede e lo lanciò verso il cuscino. Terrorizzato, re Brian ci cascò sopra e lo fece tornare verso terra. Le fate del regno riuscirono a legarlo con fili d'argento alla testata del letto e finalmente re Oberon poté provare a dormire. E come dormì! Ma re Brian e i suoi non restarono ad aspettare il suo risveglio, preferirono scappare il prima possibile... Il Narratore e suo figlio invece, si godettero l'ospitalità di Titania al suo sontuoso banchetto di ringraziamento, prima di riprendere la via di casa con una nuova storia da narrare.




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Data di prima pubblicazione in internet: 21 giugno 2013 « immagine » C'era una volta, oltre il villaggio che conosciamo bene, oltre la valle dei Tumuli e nel folto di Bosco Buio, la collina sotto la quale viveva il Regno Segreto, governato da re Oberon e da sua moglie, Titania. Ora, accadde che...
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15/11/2013 09:22:34
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LA FAVOLA DEL SIGNORE DEL WANGSHIRE (decima parte)

12 novembre 2013 ore 19:58 segnala
Data di prima pubblicazione in internet: 1 febbraio 2013



" Finalmente, sei tornato. Iniziavamo a preoccuparci, poi le fate di Bosco Buio ci hanno avvertito che eravate ospiti di re Brian - esclamò Oberon, Signore del Popolo Segreto.- Immagino che te la sarai cavata bene, a quanto vedo!"
" Grazie, maestà. Ho avuto qualche incontro imprevisto ma alla fine sì, è andato tutto bene e ho potuto portare con me una parte del vecchio tesoro di Afelia."
" Sicuramente ti riferisci a Lahin; non credevo che fosse ancora là. Che fine ha fatto? "
" L'ho persa di vista quando le mura del castello non hanno retto e sono cadute. Immagino che possa essere morta ma non ne sono sicuro."
" Ad ogni modo non mi preoccuperei, il Portale è stato legato da un incantesimo e non può oltrepassarlo, quindi, a meno che non voglia viaggiare fin qui, e ne dubito, e sempre che sia ancora viva, Lahin non è un nostro problema. E poi,- fece, rivolto alla sua corte, - se mai si presentasse qui troverebbe una accoglienza adatta a lei! Giusto?" , concluse, lasciando che tutta la corte esplodesse in grasse risate. Tra il Popolo Segreto e streghe e negromanti non era mai corso buon sangue, e più d'uno di loro non aveva fatto ritorno vivo alle sue dimore.




" Maestà, per ringraziare vostra moglie per la sua infinita gentilezza, mi sono permesso di portare in offerta alcuni doni dal tesoro che ho portato con me... volete gradirli?"
" Uomo sciocco! Non ce n'era bisogno. Per noi è stato un piacere poterti aiutare ma, se proprio ti va, accettiamo di buon grado."
Il Narratore estrasse dalla giacca un anello elfico di grande bellezza e lo diede a Titania che sorridendo se lo mise al dito medio della mano destra; e una pietra preziosa dalle mille sfaccettature luminose donò a re Oberon, che lo ringraziò. Poi Titania si rivolse all'uomo:
" Le voci di Bosco Buio mi hanno narrato anche un altra storia, caro amico. Ho la sensazione che tu e Paulie abbiate qualcosa da dirmi..."




Il Narratore si voltò a guardare Paulie, seduta timidamente al suo fianco.
" E' esatto, mia signora. Voi conoscete la nostra storia, e avete accettato di ospitare Paulie nelle grotte sotterranee dove può nuotare liberamente insieme agli altri esseri fatati. Ma abbiamo dovuto fare i conti con i nostri cuori, e loro non sanno cosa sia la ragione. Stare lontani era una sofferenza, ora è un dolore. Qualcosa dobbiamo fare per risolvere questa faccenda: Paulie non accetterà mai di tornare al Mare del Nord nè io me la sento di non rivederla più. So bene che la mia situazione mi impedisce di vivere una vita regolare insieme a lei ma almeno vi chiediamo di permetterci di viverla nel mondo del Popolo Segreto. Lei continuerà a stare qui, non verrà più al villaggio, io verrò a trovarla e quando lo farò sarà come se fossimo la stessa cosa. Ce lo concedete? ", disse, guardando Paulie negli occhi, mentre lei arrossiva in silenzio.




" Temevo che sarebbe successo, prima o poi. Sai che l'unione tra un uomo e una fata foca non è una cosa facile: la sua pelle originale va conservata nel più stretto segreto perchè se venisse ridata a lei, sarebbe costretta ad indossarla e tornare al mare. Anche la lontananza dall'acqua la farà soffrire ma a questo si può rimediare. Tu, piuttosto, veramente la desideri al punto da voler vivere un altra vita qui tra noi, tutte le volte che lo potrai fare? Non tratterai male questa nostra sorella? "
" Ci ho pensato a lungo, mia signora. No. Non potrei mai, così come non posso più perderla."
" E allora va bene. Dopo che avremo festeggiato il tuo ritorno da Afelia, andrai al villaggio e ricomincerai come sempre la tua esistenza, badando a centellinare il tesoro che hai con te, cambiando le pietre in villaggi e città lontani, per non dare pensieri strani ai tuoi concittadini. Noi qui, intanto, sistemeremo alcune cose insieme a Paulie e poi ti manderemo a chiamare. Ora basta, pensiamo ad altro: sono certa che tutti, qui, sono ansiosi di ascoltare le tue avventure ad Afelia. E mio marito sarà sicuramente il più curioso tra di loro... - rise, rivolta a re Oberon. Il Narratore prese le mani di Paulie tra le sue, si alzò in piedi, guardò gli innumerevoli gnomi, coboldi, spriggan, boogie, nani, folletti, leprechaun seduti nella grande sala; le fate sedevano sugli scaffali che costellavano i muri illuminando a giorno la sala con il loro luccichìo e persino qualche troll sedeva in fondo, intenti a maneggiare botti di sidro. I loro sorrisi riscaldarono il suo animo, alzò una coppa in segno d'omaggio a tutti loro, ed iniziò a narrare...




******


Re Brian parlottò a lungo, quella sera, insieme ai suoi luogotenenti, mentre sul lungo tavolo di quercia i boccali di idromele si susseguivano. Piani vennero elaborati, voglie inconfessate vennero espresse, problemi logistici vennero esaminati e le sacre pietre runiche vennero consultate, ma alla fine la conclusione non fu che una: i folletti volevano il resto del tesoro di Afelia e in un modo o nell'altro lo avrebbero avuto...




******


Seduta su un ramo, la gatta guardava la luna. Nell'aria ancora stagnava lieve il pulviscolo dei detriti. Ringraziò la Grande Madre per la sua capacità di mutare forma: un gatto, agile e scattante, aveva più possibilità di un essere umano di scivolare tra tra le rocce cadenti e salvarsi la vita...
" Tutto questa oscurità, tutti questi anni, tutta questa solitudine.
Così inutile...
Cercavo solo un bagliore che mi riscaldasse la vita.", pensava tra sé e, i suoi, furono pensieri di vendetta.




******


Paulie sedeva allacciandosi le gambe con le braccia esili, tra le pellicce che coprivano il grande letto. Al morbido chiarore della luna, che filtrava dalle finestre della camera offerta da Titania, guardava il Narratore dormire disteso vicino a lei. Non l'aveva voluta prendere, e questo poteva comprenderlo. Anzi, ne era stata contenta, limitandosi a restare abbracciata a lui fin che il sonno non lo aveva trasportato nella dimensione del sogno. Lentamente, argentee lacrime di felicità scesero sul suo viso da bambina.




******


Il Narratore dormiva, e suoi sogni li conobbe soltanto lui...


Qui termina la favola del Signore del Wangshire, così come viene ricordata

dal Popolo Segreto.



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Data di prima pubblicazione in internet: 1 febbraio 2013 « immagine » " Finalmente, sei tornato. Iniziavamo a preoccuparci, poi le fate di Bosco Buio ci hanno avvertito che eravate ospiti di re Brian - esclamò Oberon, Signore del Popolo Segreto.- Immagino che te la sarai cavata bene, a quanto...
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LA FAVOLA DEL SIGNORE DEL WANGSHIRE (nona parte)

11 novembre 2013 ore 23:56 segnala
Data di prima pubblicazione in internet: 31 gennaio 2013



La giornata, insieme a re Brian Borough e la sua corte sterminata passò in maniera piacevole, anche perchè tutti vollero sapere cosa fosse sucesso e cosa ci fosse ancora ad Afelia. Il re dei folletti era decisamente curioso:
" Ah, dunque c'era una strega laggiù. E dici che è morta? Che è crollato tutto? E il tesoro? "
" Sire, immagino che sia finito sepolto sotto le macerie, non ho perso tempo a guardare, sono scappato e basta. Però non dimentico gli amici e mi sono premurato di portarvi un regalo, sempre che vi faccia piacere..." , e così dicendo il Narratore diede a re Brian un anello incrostato di gemme, talmente sfavillante da sembrare che assorbisse la luce della sala della reggia e la riversasse poi in un alone multicolore. Re Brian ne restò affascinato e, dopo esserselo infilato al dito, cominciò a sfregarsi le mani e disse:
" Ah, amico mio, bellissimo, davvero bellissimo! E chi sa quanti altri ce ne saranno ancora laggiù..."




" Sicuramente, ma temo che sia una impresa impossibile ritrovarli."
" Forse per te, mio buon amico, ma pensa un po' cosa potrebbe fare un gruppo di coboldi...un mucchio di coboldi, un plotone di coboldi! Ahahah, ne abbiamo fatte, centinaia d'anni fa, altro che! Scommetto che non sai perchè li chiamano ancora "i coboldi dell'arcobaleno", eh? "
" Questa mi è nuova, re. Di che si tratta? " , domandò il Narratore, mentre porgeva un calice di sidro a Paulie, silenziosamente seduta al suo fianco.
" Be', fu moltissimo tempo fa, ma sai bene che il Popolo Segreto vive secondo metri molto diversi dai vostri. Neanche ti immagini quanti anni abbia io! Allora, ci fu un tempo in cui tra la terra e il cielo regnavano altri dei, e il loro castello era su una nuvola. Erano dei brutali, violenti, spesso dediti al saccheggio delle nostre contrade. Così, i capi del Popolo Segreto si riunirono in concilio e decisero che quegli dei avevano rubato talmente tanto da aver sicuramente accumulato un enorme tesoro. Quindi, perchè non andare a riprendercelo tutto? Radunarono nelle infinite gallerie un esercito di nani, gnomi, troll, orchi e coboldi e poi li scatenarono, subito dopo un temporale. Perchè sai, la strada per il loro castello era l'arcobaleno e le nostre fate riuscirono a vedere dove questo toccava terra.




I coboldi giunsero per primi, seguiti dagli altri, e si precipitarono nel castello. Oh, avresti dovuto vederlo il loro capo, quel vecchio tizio con un occhio solo, come roteava il suo bastone magico, ahah! Come si chiamava, Wattan? " - fece, rivolto alla corte che beveva e sghignazzava festosa.
" Weltan! ", " Wugmun! " , strillavano ubriachi. " Wottan! "
" Ah, ecco, sì, Wotan, eheh! E suo figlio, quello con i capelli da pazza, che cercava di difendere il tesoro col suo martello magico! Ma dico, amico mio, hai mai visto un plotone di coboldi ubriachi in cerca di tesori? Non ce l'avrebbero fatta mai! E infatti alla fine dovettero fuggire, e di corsa pure, mentre noi ci prendevamo tutto. Come pensi che ci siamo costruiti le nostre reggie, da allora? "




" E quegli dei, re, che fine fecero? "
" Ohh, sai come fanno gli dei, sorgono, regnano, vengono spodestati da altri dei, e se ne vanno in giro per il mondo a costruire leggende per vivere di ricordi, possibilmente bei ricordi. Così sparsero la voce di essere stati abbattuti da dei giganti feroci - e non dai nostri piccoletti ubriaconi - in una specie di fine del mondo chiamato Ragnarok e se la filarono nel profondo della Foresta Nera dove fondarono Città Nuova, o Neue Burg, o Nor-m-brg o come diavolo la chiamino ancora adesso, non so e non mi importa...AHAHAH! "




" Ma senti, no, questa storia non la conoscevo proprio! Bene, - fece il Narratore - re Brian, se ce lo permettete, io e Paulie dovremo proprio andare a questo punto, di certo Titania ci sta aspettando e non vorremmo che si inquietasse, vero? "
Solo a sentire il nome della regina del Mondo Fatato re Brian scattò in piedi e si affrettò ad abbracciarli entrambi, congedandoli festosamente...





Fine nona parte



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Data di prima pubblicazione in internet: 31 gennaio 2013 « immagine » La giornata, insieme a re Brian Borough e la sua corte sterminata passò in maniera piacevole, anche perchè tutti vollero sapere cosa fosse sucesso e cosa ci fosse ancora ad Afelia. Il re dei folletti era decisamente...
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LA FAVOLA DEL SIGNORE DEL WANGSHIRE (ottava parte)

10 novembre 2013 ore 21:19 segnala
Data di prima pubblicazione in internet: 29 gennaio 2013



...mentre nuvole di polvere scendevano lentamente in terra, il Narratore uscì finalmente all'aperto, alla luce del sole e si incamminò in direzione del Portale. Nell'aria una sottile vibrazione, quasi un sommesso lamento della natura , come l'allontanarsi di un carico secolare di ricordi giunti al loro termine. Tutta l'aura negativa di Afelia sembrava vorticare attorno al Portale, come se anch'essa volesse sfuggire, una volta per tutte, da quei luoghi: l'uomo si fece avanti, controllò di avere con sé le bisacce e portò alle labbra la fiala donatagli da Titania. Il liquido aromatico fece subito effetto, donandogli un momentaneo oblio dei sensi, ma lo stesso attraversò la porta. Era preparato a quel che lo aspettava, e stavolta non ne rimase scosso troppo. Si fece scudo chiudendo la mente ai richiami strazianti delle migliaia di vite che iniziavano e finivano nel vortice del tempo e uscì dall'altra parte.




Intravvide il sentiero, nel bosco fitto che faceva da frontiera, e iniziò il ritorno verso le dimore del Popolo Segreto. Dopo poco, però, desiderò sedersi per riprendere bene i sensi e così, semplicemente, si addormentò. La sua mente prese a vagare tra i ricordi, ma sottile, giù nel profondo, l'immagine di Paulie tornava e tornava, ricorrente, calmante, dolce. Quando si risvegliò vide seduto vicino a lui un leprechaun, che ridendo disse: " Ben tornato, finalmente! Eccoti qui! Ah,ah! Re Brian era preoccupato che ti fosse successo qualcosa di brutto! "
Il Narratore lo rassicurò e il piccolo essere continuò:




" Il re mi ha comandato di portarti un cavallo, sarebbe oltremodo felice se tu volessi passare da lui a salutarlo, prima di andare dalla regina Titania. Tranquillo, non è un kelpie, ahah! Sì, oramai lo sanno tutti, anche se lui non voleva che la strillata che Titania gli ha fatto si sapesse in giro... Guarda, l'ho legato a quell'albero, prendilo e vai, io me ne vado a cercare della birra!" e sparì tra i cespugli. Il Narratore salì sul cavallo, una bella bestia dall'aspetto docile, e si avviò. Attraversò la landa godendo del calore del sole poi, rientrando nel fitto di Bosco Buio, gli sembrò di scorgere una figura che danzava eterea ed eccola, sognante, bella come sempre. Paulie. Che evidentemente aveva saputo del suo viaggio e si era appostata ad aspettarlo.




" Paulie! Eri venuta a cercarmi? "
" Pensavi che ti avrei lasciato da solo? Se solo mi avessi detto quel che avevi in mente, sarei venuta con te..."
" No, ti assicuro, è stato meglio così. Ma sono lo stesso felice di vederti. Era tanto che non..."
" Colpa tua, che mi hai lasciato a vivere nelle grotte di Titania. Non che sia brutto, nuoto con le fate, scherzo con i folletti, ma tu, tu non ci sei. "
" E' vero, ma le cose devono cambiare. Non so come, ma in qualche modo..."
" Lo sai, in quale modo, - sussurrò Paulie. - Non ce n'è un altro."
Da sempre, dal primo momento che si erano incontrati, quando il Narratore vide Hy-Breasyl fluttuare sul mare, il loro destino era stato uno. E accadde. Fu un bacio lungo, silente, un fondersi di anime. E una promessa...




Tempo dopo, senza parlare, senza neanche guardarsi in volto, ripresero la strada, vicini, sfiorandosi, come un unica cosa; il loro legame era stato dettato ed ora avrebbero solo dovuto capire cosa fare. In lontananza, l'ingresso alla collina sotto la quale ferveva la vita del regno dei folletti di re Brian, spiccava nel tenue discendere dei raggi del sole tra i rami degli alberi secolari.





Fine ottava parte



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Data di prima pubblicazione in internet: 29 gennaio 2013 « immagine » ...mentre nuvole di polvere scendevano lentamente in terra, il Narratore uscì finalmente all'aperto, alla luce del sole e si incamminò in direzione del Portale. Nell'aria una sottile vibrazione, quasi un sommesso lamento...
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10/11/2013 21:19:15
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LA FAVOLA DEL SIGNORE DEL WANGSHIRE (settima parte)

09 novembre 2013 ore 23:52 segnala
Data di prima pubblicazione in internet: 26 gennaio 2013



...quelle che sulle prime gli erano sembrate le fantasìme di fuochi fatui, si rivelarono per ciò che erano veramente. Lahin avanzava brandendo alto un candelabro acceso, si avvicinò all'uomo e disse:
" Sai, da quando sei arrivato ho avuto modo di pensare e credo di essere riuscita a trovare una soluzione alla mia vita solitaria. Ma, siccome non potrei accettare altri che un lycan al mio fianco, ti ho fatto dormire qui, la notte che sei arrivato, su questo letto, sotto coperte intessute di pelli di lupo, dove la luce della Madre Luna ha potuto baciarti a lungo. Ora è plenilunio. Godrò nel vedere la tua trasformazione e ancor più quando sarai mio! "
Gli occhi della strega brillavano di soddisfazione per la trappola che credeva di aver congegnato, ma restò di sasso nel vedere l'uomo sorridere amaramente.




" Hai vissuto così tanti anni sola da non ricordare più che anche gli altri possono avere un cervello. Pensavi che fossi venuto impreparato? Sono forse un fanciullo, che si diletta con i suoi balocchi? O pensi che tutte le storie che ti ho raccontato fossero davvero favole, strega? Io le ho vissute tutte. E ti assicuro, per essere ancora vivo a narrarle, vuol dire che so vendere bene la mia pelle..." , e così dicendo, aprì la sua camicia, rivelando la sottilissima maglia di filo d'argento intessuta dall'Uomo della Luna per ordine di Titania. " L'argento uccide i mannari e mi ha protetto dall'influsso magico della luna, - rise l'uomo. - Come pensi di legarmi a te, adesso?"




Lahin, con un moto di stizza, gettò in un canto il candelabro che restò lì a consumare la sua tenue luce. Alzò le braccia in un gesto imperioso e disse:
" Ah, maledetto! Va bene. Hai resistito alla luce della Luna ma avrò lo stesso un lycan al fianco. Non potrai resistere al mio fascino. Ti prenderò e farò un figlio con te, e lui non sfuggirà all'incantesimo. Ora guardami, - e iniziò a cantilenare parole sconosciute. - Sarò l'immagine del tuo vero, unico amore. La tua carne non potrà fare altro che desiderarmi! Pensa, Narratore, alla vera forma del tuo vero amore. Ora! "
Una nebbia luminescente avvolse il corpo della strega, la sua forma perse consistenza, sfuggevole nel lucore biancastro. Di certo aveva pensato che l'uomo, nel panico, avrebbe ricordato le cose più amate, timoroso di perderle per sempre. Suo figlio, la sua terra, sua moglie... La luminescenza iniziò a diradarsi e agli occhi dell'uomo apparve esattamente quel che lui amava. Ma che non era affatto quel che la strega si immaginava.




" Ahhhh! - gridò, furibonda.- Bastardo! Una Selkje, una Selkje! Che razza d'uomo sei? "
Il Narratore guardò, senza la minima sorpresa, la forma che si agitava in terra in una pozza d'acqua salmastra: una forma lunga, scura, dal pelo liscio e dagli occhi brillanti. La vera forma di una Selkje, una fata foca. Aveva aperto il suo cuore, finalmente, una volta per tutte. E null'altro c'era, se non Paulie. Mentre Lihan si agitava, tentando di smuovere le pinne per evocare un nuovo incantesimo e tornare alle sue fattezze, l'uomo si alzò, infilò una mano in tasca e ne estrasse qualcosa che tenne stretto.
" E ora finiamola, strega. Non posso bruciarti mentre non sei nella tua forma reale, nè ho il tuo sangue per mescolarlo alla radice di mandragora e avvelenarti. Pensi che non possa fare niente contro di te, vero?"
" Assolutamente niente, maledetto. Appena sarò tornata in me la pagherai così cara da desiderare di non aver mai nemmeno sentito nominarmi..."




" Fallo, strega. Fallo prima che io schiacci questa..." - e le mostrò quel che aveva in mano. Un bozzolo di crisalide. - " Non è forse vero che la farfalla rappresenta la strega? Che muore nella sua forma umana e rinasce nella forma magica? E le farfalle non creano i propri bozzoli negli antri delle streghe? Ce n'erano alcuni, vicino al camino, tra le ragnatele. Possibile che non li avevi visti? Perciò ti dico, e non lo ripeterò: lasciami andare, dimenticami, e trova qualcun altro per i tuoi sporchi giochi. "
Ma proprio in quel momento Lihan contorcendosi e urlando di rabbia riuscì a riprendere il controllo del suo corpo e ricomparve scarmigliata, i rossi capelli incandescenti, il viso sommerso dalle rughe, l'espressione furiosa e le mani artigliate protese a ghermirlo. Il Narratore gettò in terra il bozzolo e lo calpestò con lo stivale, schiacciando la crisalide. Figlia non nata delle stesse farfalle che per innumerevoli anni avevano fatto da famiglie alla strega, assorbendone lo spirito e diventando parte di essa stessa. Lihan si contorse in preda al dolore e le mura emisero un crepitìo, una serie di rombi sordi, tremolando e precipitando al suolo.




Il Narratore corse per i corridoi bui e si ritrovò infine nell'unica sala rimasta mentre tutto intorno era squarciato, divelto, sepolto. Come la strega e il suo decrepito figlio. Come il tesoro degli elfi e i libri incantati...



Fine settima parte




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Data di prima pubblicazione in internet: 26 gennaio 2013 « immagine » ...quelle che sulle prime gli erano sembrate le fantasìme di fuochi fatui, si rivelarono per ciò che erano veramente. Lahin avanzava brandendo alto un candelabro acceso, si avvicinò all'uomo e disse: " Sai, da quando sei...
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09/11/2013 23:52:37
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