Toast is cheap.

08 maggio 2019 ore 23:40 segnala
Tutto come ai bei vecchi tempi: cena da mammà, 40 minuti di superstrada, pioggia battente e gli afros che fumano spliffoni delle dimensioni di un sigaro in una sala dirimpetto la biblioteca.
Attappo (sì,ho scritto “attappo”) le narici, bypasso la camera a gas che si è venuta a creare e seguendo una rimbombante traccia musicale, arrivo alla saletta concerti.
Ingroppato da un pelame d’ansietà memore di qualche traversia fa, in un primo momento mi sembra di udire il roboare di una drum machine. Fortunatamente scopro essere i Madball quelli in sottofondo e dopo un sospiro di sollievo, mi compro una bibita attendendo l’inizio del concerto.
Apre un gruppo senza infamia e senza lode, seguito da un pirico quartetto mirabolante, autori di una scudisciata hardcore davvero niente male.
Però ero lì per i Bold che, nonostante li consideri i più light della loro scena, quando mettono il NOS detonano il culo.
Con il dimenarsi degli astanti per le sferragliate hardcore dei Bold, lo smottare delle transenne mi fa sognare una rivolta generale con la rimozione delle suddette, che malauguratamente non avviene.
Ottima scelta di pezzi proposti e una toasterrima cover dei Minor Threat e dei Crippled Youth (col turbo), abbelliscono un concerto assassinato da un luogo troppo innamorato della cannabis e poco dell’impetuosità del punk hardcore.
Hardcore, hardcore, sei stato il primo ammmore.

Toast control-parte 2

21 aprile 2019 ore 00:10 segnala
I capelli sono diventati corti, le v**s in tela han preso il posto degli scarponi, la maglia è quella dei 7 Seconds e no, non sono più sballato.
Amici e conoscenti sono scivolati nel cesso della vita e spero sempre che qualcosa o qualcuno, non tiri l'acqua.
Tra chi non è arrivato ai venticinque anni per un ago, chi non è arrivato ai cinquanta per un bicchiere e chi è finito in comunità o è semplicemente ridotto male, “No, grazie” è la locuzione che in tanti anni ho pronunziato più spesso nei confronti di chi mi offrisse qualcosa che non fosse un caffè.
Ergo, se sei “wine addicted” e non ti fidi di un astemio, fai bene: ti dico il cazzo che penso senza spendere un centesimo, le enoteche mi odiano, assicuratori e meccanici pure.
Ma soprattutto considera cosa ho vissuto,prima di non fidarti di me.
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I capelli sono diventati corti, le v**s in tela han preso il posto degli scarponi, la maglia è quella dei 7 Seconds e no, non sono più sballato. Amici e conoscenti sono scivolati nel cesso della vita e spero sempre che qualcosa o qualcuno, non tiri lo sciacquone. Tra chi non è arrivato ai...
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21/04/2019 00:10:55
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Toast control - parte 1

10 aprile 2019 ore 12:59 segnala
Ero tutto capelli,Doc Martens Oxblood 15 buchi,t-shirt formato pigiama degli Agnostic Front e un po’ sballato.
Avvolto dal fumo di una M***bo* Medium , tracannavo birre rosse e aspiravo qualche cyloom nascosto in un parchetto:passai la mia minore età sottoponendo il mio esile copricino ad un regolare stato d’ebbrezza.
Un bel giorno dopo un aperitivo, tornai a casa storto e in un barlume di lucidità, palesai che i soldi spesi erano stati gettati nel water a danno di una spesa migliore, magari un bel vinile hardcore (punk).
In realtà Bacco con me ci andò leggero, perché al liceo conoscevo chi a pastiglie, speed, cartoni o coca, stava già danzando sullo scivoloso bordo del cesso della vita.
La mia fortuna fu auscultare le parole di un toasto chiamato Kevin Marvelli, il quale mi fece capire che “Drugs make you turn on me-Drugs will not set you free!” e che non volevo un “buzz inside my head”.
Per cui il "buzz" celebrale di Bacco, Tabacco e Maria Giovanna, lo lasciai ad altri, con somma incredulità dei miei amicuzzi.
(continua)
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Ero tutto capelli,Doc Martens Oxblood 15 buchi,t-shirt formato pigiama degli Agnostic Front e un po’ sballato. Avvolto dal fumo di una M***bo* Medium , tracannavo birre rosse e aspiravo qualche cyloom nascosto in un parchetto:passai la mia minore età sottoponendo il mio esile copricino ad un...
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Agent Toaster.

04 aprile 2019 ore 12:05 segnala
Mi scrive un’avvenente tizia hipster con tatuaggi, piercings e vestiti chic della nonna, facendomi uno strano indovinello a proposito di un lavoro eroico che si occupa di servire lo stato.
Non essendo il sottoscritto troppo sveglio, non mi viene in mente nulla e “Non so, dimmelo tu” è l’unica cosa che riesco a sfornare.
Ella mi risponde :”il poliziotto”.
Continua dicendomi d’essere una police woman come la toastissima Pepper Anderson, che sono carino e annuisce ad ogni mia interrogazione con “Yessa!”.
Me la immagino spolverare la Beretta calibro 9 con un panno a cuoricini comprato da Tiger, sorseggiando una tazza di thé nero e ascoltando i Franz Ferdinand, pronta ad arrestare chiunque non possegga una scatto fisso.
Verosimilmente dall’altra parte c’è un trollone disoccupato con la canotta unta di sugo, per cui le (gli?) rispondo che ho appena ultimato l’iscrizione ai terroristi e che la nostra storia non s’ha da fare.
Non ci sono più gli artigiani del fake di una volta.

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Mi scrive un’avvenente tizia hipster con tatuaggi, piercings e vestiti chic della nonna, facendomi uno strano indovinello a proposito di un lavoro eroico che si occupa di servire lo stato. Non essendo il sottoscritto troppo sveglio, non mi viene in mente nulla e “Non so, dimmelo tu” è l’unica cosa...
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Toast & furious.

24 marzo 2019 ore 12:36 segnala
Dopo due giorni ti dicono che vorrebbero fare all’amore con te, ma “sono sposata”. Cam non se ne parla, quella “è roba da sfigati”.
A questo punto considerando che la virtualità non è una virtù, l’opzione incontrarsi potrebbe ovviare al problema, ma organizzare un piano machiavellico per farlo cozza con il loro tempo libero.
(…o con il loro coraggio)
Nel frattempo mandano foto, messaggiano frasi caramellose, ma tutto si screpola alla domanda “Chatti anche con altre?”.
Una risposta affermativa comporta l’ incenerire del rapporto come quando si tara male un toastapane e il glaciale silenzio che ne deriva, è più che eloquente.
La fretta non è una buona consigliera, la mancanza di risorse un sicuro fallimento e avere 45 anni non dispensa dal ragionare come quando ci si scriveva “ti vuoi mettere con me?” su un bigliettino.

Toastonesty.

08 marzo 2019 ore 22:55 segnala
Quando capita qualche pasticcio toasto, i cervelli vanno in letargo.
Ci si punta vicendevolmente addosso un dito, volano parole aguzze, ci si guarda con sospetto e il buonsenso schiatta sotto i colpi della scemenza.
Se nonostante il cataclisma tutto ha un lieto fine o per lo meno può averlo, c’è sempre chi fa un uso sprovveduto della sincerità.
Esempio: se lavori in una pasticceria e hai un datore di lavoro che ha l’empatia di un serial killer, se un panettone è venuto molliccio come il seno di una novantenne, nascondilo ed evita di riferire l’accaduto.
Chi masochisticamente “canta” confessando tutto, credo abbia lasciato sdrucciolare l’assennatezza dal cervello al buco del colon.
Essere così candidamente rincoglioniti utilizzando rovinosamente l’onestà, meriterebbe una fornitura a vita di pedate nel culo o un libretto delle istruzioni per imparare a vivere.
Darwin perdonali, perché certi onestronzi, non sanno quello che confessano.

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Quando capita qualche pasticcio toasto, i cervelli vanno in letargo. Ci si punta vicendevolmente addosso un dito, volano parole aguzze, ci si guarda con sospetto e il buonsenso schiatta sotto i colpi della scemenza. Se nonostante il cataclisma tutto ha un lieto fine o per lo meno può averlo, c’è...
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