La moglie

23 aprile 2013 ore 09:10 segnala


"Due strade divergevano in un bosco dorato..." *
Il verso balena veloce nella mente di Silvano mentre osserva il bivio erboso che gli si presenta davanti. Due sentieri paralleli, all'apparenza; ma già da qui si può vedere che uno, al cui imbocco si trova un cartello di legno che mette in guardia dalla caduta massi, tende a inerpicarsi su per la montagna, mentre l'altro declina leggermente verso valle.
"A destra" si dice Silvano "Vado a destra. Se scende arriverà alla baita".
È stanco, Silvano: è partito forse un paio di ore fa dal rifugio per una passeggiata e ora non capisce bene dove si trova. Si è alzato presto e ha deciso di farsi una passeggiata in attesa della colazione.
Sua moglie dormiva ancora, rannicchiata sotto il piumone, i capelli, sparpagliati sul cuscino, di un dorato stinto segnato dal grigio della ricrescita. Era rimasto qualche minuto in piedi ad osservarla, provando un malcelato moto di disgusto per quel corpo che invecchiava costringendolo a fare i conti col suo stesso invecchiamento; e poi si era gettato fuori dalla malga in cui avevano deciso di trascorrere alcuni giorni.
Fuori l'alba cominciava a colorare di rosa il cielo e le cime degli alberi, e lui si era inoltrato lungo un sentiero ben tracciato che aveva notato fin dalla sera prima e che conduceva a un boschetto poco più in alto. Si sentiva forte, libero, pieno di vigore: i polmoni si gonfiavano di aria fresca e pura e lui si sentiva un giovane leone! Aveva gironzolato puntando il viso in alto, a scrutare il sole che a fatica si faceva largo tra rami e foglie, osservando fiori e piante a lui poco noti, ascoltando i trilli e gli squittii delle vite che animavano gli alberi. Dopo un'oretta si era deciso a rientrare, spinto anche da un appetito sempre più intenso, e aveva fatto dietro front.
Ma, stranamente, non ha ancora raggiunto il rifugio e non riesce a orientarsi.
Mentre percorre il sentiero imboccato Silvano cerca di far caso ai dettagli di questo paesaggio sempre diverso e sempre uguale a se stesso. Cerca punti di riferimento, particolari che magari ha casualmente notato all'andata, ma niente.



Tra le fronde degli alberi gli uccelli si lanciano richiami entusiasti, ancora eccitati dal nascere del nuovo giorno. Poco più in là si sente il gorgoglio vivace di un ruscello, e a quel suono Silvano si rende conto della sete che gli brucia la gola. È un rivolo di acqua fresca e chiara, trasparente e pura come solo l'acqua di un ruscello di alta montagna può essere e, chino su di essa, si disseta avidamente. Ma l'acqua gelata gli risveglia lo stomaco, che ora comincia a pretendere qualcosa di più consistente. Silvano pensa a sua moglie, che probabilmente se ne sta seduta comoda al tavolo con gli altri ospiti della baita a consumare una ricca colazione montana: latte fresco, formaggio di casera, pane fatto in casa, crostata casalinga, caffè in bricco... L'acquolina lo tormenta e Silvano comincia a guardarsi attorno alla ricerca di qualcosa da mangiare. Trova alcune fragoline dall'intenso sapore ma dall'entità minima. Fruga e rifruga, ma non trova altro. Frustrato e furioso riparte alla ricerca del sentiero preso questa mattina. Non può essersi spostato di molto, in fondo ha camminato a passo lento per un'oretta scarsa, e poi è tornato semplicemente sui suoi passi! Si saranno pur accorti della sua mancanza, sua moglie avrà pur fatto qualcosa! Per la prima volta dopo anni pensa a quella donna, e alle ansie con cui di solito lo asfissia, con un moto di affettuosa devozione. Sicuramente avrà messo in moto l'intera baita.
Procede titubante, tendendo l'orecchio a eventuali grida di richiamo, quando improvvisamente vede il sentiero dividersi: a sinistra un piccolo cartello in legno annuncia il pericolo di caduta massi.
"Ma che storia bizzarra!" pensa Silvano osservando davanti a sé il bivio erboso che somiglia in modo inquietante a quello incontrato prima. Poi qualcosa attrae il suo sguardo: il sentiero di destra presenta visibilissime orme umane. Inquieto, poggia i propri piedi su quelle orme, ma il passo dello sconosciuto che lo ha preceduto appare più ampio del suo... Una vaga speranza comincia a farsi largo: "Ehi! C'è qualcuno?" comincia a gridare rivolto in direzione del sentiero. "Ehi! Mi sono perso... aiutatemi!" grida a voce sempre più alta, sveltendo il passo nel tentativo di raggiungere lo sconosciuto che lo precede. Di lì a poco si ritrova a correre e inciampa cascando nell'acqua gelida di un ruscello.



È tutto sudato, è stanco. Beve qualche sorso d'acqua e riprende a camminare gridando di tanto in tanto un "Ehi!?" di avvertimento. Ogni tanto corre, poi rallenta perché non ce la fa più. Ormai è proprio stanco e comincia a sentirsi preoccupato, ma non può cedere, anche se le gambe gli dolgono, anche se il respiro si fa corto. In fondo non è più un giovinotto! Ma non può mollare, e continua a camminare. La mente vaga impazzita tra ipotesi terrificanti, immagina prime pagine di giornali che annunciano il ritrovamento del cadavere di un escursionista che di primo mattino si era avventurato tutto solo per i boschi... immagina gli inviti alla prudenza rivolti ai turisti... e la fotografia di sua moglie col viso affranto accanto a una sua foto ritratto, con lui sorridente: una foto da lapide!
Poi d'improvviso, come in un incubo, davanti a lui di nuovo il sentiero si divide, a sinistra un cartello in legno mostra la scritta "Caduta massi", mentre il sentiero di destra ora presenta tante orme che si intrecciano in un arabesco confuso.
"Ma insomma!" esclama "Sono ancora nello stesso posto! Da che parte devo andare per tornare alla baita?" Lo stormire delle fronde sopra la sua testa gli offre una risposta elusiva e vagamente derisoria. Lo sconforto lo cattura e Silvano si lascia cadere seduto, in preda alle lacrime. Ha paura e si ritrova a pensare a sua moglie, la sua compagna di tanti anni; pensa a quanto poco abbia saputo dimostrarle riconoscenza per la pazienza con cui ha sempre accettato i suoi scatti d'ira, le sue battute crudeli. Ripensa ai fianchi morbidi e al profumo del suo bagnoschiuma, ai suoi abbracci. Ripensa a tutte quelle cose di lei che gli davano sui nervi, ma che ora gli mancano. Gli manca casa sua, gli manca il caffè pronto alla mattina, gli mancano le cose che non ritroverà mai più: "È un incubo..." mormora sconsolato asciugandosi le lacrime "Un incubo..."
"Silvano!"
La voce di sua moglie gli fa fare un salto: "Ma... ma tu che ci fai qui?"
"Dov'eri finito? È da quando mi sono alzata che ti cerco... sarà almeno un'ora che ti corro dietro per dirti che la colazione è pronta..."
"Oddio... ma come hai fatto a trovarmi?"
"Beh, ho seguito i segnali sui tronchi, indicano la passeggiata che gira intorno alla baita... Vedi? Mi hanno dato il pieghevole alla reception. Poi ho visto le tue orme, ma non sono riuscita a raggiungerti."
"Raggiungermi?..."
"Ma sì, ti sono corsa dietro, ti ho anche intravisto, ma correvi come un ossesso! Certo, sei sempre stato fantasioso, ma questo nascondino di prima mattina non me lo aspettavo di certo!" ridacchia lei "Ma come ti sei conciato?" aggiunge con tono preoccupato "Sei bagnato, infangato... Hai una faccia stravolta..." e allunga una mano per carezzargli la guancia ispida.
"Stravolta un cazzo!" urla lui scostando con malagrazia la mano "Ho fatto un po' di footing, ma con te non si può mai star soli nemmeno un'oretta! Sei una zecca, una piattola..."
E si avviano verso la baita, lui davanti, tono acrimonioso, pieno di improperi. Lei dietro, che si scusa e cerca di giustificarsi.





*Robert Frost: "La strada non presa"

PS: Questo post nasce da un gioco di scrittura praticato tra amici ed è un post "a tema" su elementi dati (stavolta: storia bizzarra, caduta massi, risposta elusiva, sentieri paralleli, fantasioso, orme). Gli altri partecipanti sono Crenabog, MalenaRM, MorganaMagoo, Ombromanto05, OrmeNelCielo, RivolUZI.ONE e Salyma, ma per l'elenco completo vedere i link nel profilo Ilpassaparole.
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« immagine » "Due strade divergevano in un bosco dorato..." * Il verso balena veloce nella mente di Silvano mentre osserva il bivio erboso che gli si presenta davanti. Due sentieri paralleli, all'apparenza; ma già da qui si può vedere che uno, al cui imbocco si trova un cartello di legno che mett...
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23/04/2013 09:10:29
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Commenti

  1. albaincontro 23 aprile 2013 ore 09:37
    Ben orchestrata (mi ha trasmesso l'angoscia del protagonista) la storia ha un finale scontato per chi ha conoscenza del modo in cui può perire l'amore,che asfissia,ma è necessario.
  2. malenaRM 23 aprile 2013 ore 11:56
    Come si dice? Passata la festa, gabbato lo santo.
    Allo stesso modo, passata la "strizza" ritorna lo sgarbo...Molto ben articolato, Dea, nell'intreccio spaventato di orme, pensieri e coscienza sporca.
    Brava, come sempre :-) :rosa

    Posta il link del tuo testo ne il passaparole.
    Grazie!
  3. ClarissaDalloway 23 aprile 2013 ore 12:15
    No... non dirmelo eh, non dirmi che non è vero!!! Tu hai la vena "gialla"! :-))
    Dealma hai scritto un raccontino che è una perla, hai tratteggiato con maestria il profilo di uomo che circola in gran quantità per le nostre strade ed hai caricato il tutto di una suspance che "prende".... :rosa
  4. dealma 23 aprile 2013 ore 13:34
    @Alba: è la paura che asfissia, come la paura di rimetterci la faccia a dire un "ti voglio bene". :rosa
    @Malena: obbedisco!!! ;-)
    @Clarissa: sì, vabbé, ma le mie storie de paura non sono proprio canoniche... :-))
    Grazie a tutte!
  5. Kappa72 23 aprile 2013 ore 14:25
    "ascoltando i trilli e gli squittii delle vite che animavano gli alberi"
    Bellissimo. Complimenti.
  6. MorganaMagoo 23 aprile 2013 ore 14:36
    anche tu suspance in mezzo al bosco Dealma,
    ma nel tuo post l'angoscia l'ho vissuta io :-))
  7. fri.arielle 23 aprile 2013 ore 21:33
    Mi state facendo venire l'acquolina in bocca. Bello, bello davvero, anche nelle descrizioni dei particolari. :rosa
  8. dealma 23 aprile 2013 ore 21:42
    @Kappa: grazie :rosa
    @Morgana: Eh sì, ma la tua più spensierata e la mia più amara!
    @Fria: e allora cosa aspetti a partecipare???? vai sul profilo Ilpassaparole...
  9. crenabog 24 aprile 2013 ore 10:56
    concordo con i giudizi precedenti, il comportamento del protagonista è da manuale anche se inserito in un contesto kafkiano, anzi, forse proprio per questo. bello!
  10. whitetip 24 aprile 2013 ore 12:39
    Brava Dealma. Sei riuscita a farmi leggere un post con più di 10 righe.
    E come mi succede spesso quando leggo qualcosa che mi "prende" immaginavo già la possibile conclusione. E si, la mia era molto più cinica e banale.
  11. dealma 24 aprile 2013 ore 12:50
    @crena: sì, kafkiano ma per colpa del protagonista capatosta! Ma si può ripetere sempre lo stesso errore????? E non parlo solo dell'imbocco del sentiero... ;-)
    @white: 10 righe son pochine... Lo immaginavi già morto e ritrovato giorni dopo coperto di funghi e licheni? :-)))
    In fondo il mio finale è poco diverso: in fondo l'ho lasciato ancora preda dei suoi demoni! :devilsmile
  12. crenabog 24 aprile 2013 ore 12:53
    :hoho
  13. whitetip 24 aprile 2013 ore 13:01
    @dealma: in realtà immaginavo la moglie che ballava sulla sua tomba........
  14. dealma 24 aprile 2013 ore 13:03
    @crena: :ok
    @white: diamole tempo! :hihi
  15. ombromanto05 24 aprile 2013 ore 14:54
    La verità è sempre una...quando non si ha qualcuno (o qualcosa) sotto gli occhi la si rimpiange sempre, rammaricandosi si non averla valutata adeguatamente prima...
    Appena la situazione si normalizza, e quel qualcuno (o qualcosa) ritorna nella nostra sfera, ricominciamo a comportarci con la solita noncuranza e sufficienza.
    Gli esseri umani dan troppo per scontate certe sensazioni, e non sono più abituati ad altre... :-(
  16. idiosyncrasy 24 aprile 2013 ore 19:59
    lui è insopportabile e lei...lei mi ha fatto tanta tenerezza. la figura femminile d'altri tempi, come quella di mia nonna e un po' si, anche di mia madre...
    bello il racconto, sei proprio brava a descrivere il comportamento e lo stato d'animo dei personaggi.
    ciao
    :rosa
  17. dealma 24 aprile 2013 ore 20:38
    @ombro: hai ragione, solo che il mio personaggio è un po' troppo veloce nel suo cambio di comportamento! :-)))
    @Idi: a me lei invece fa un po' venire i nervi. Se lui è così st... upidino è anche perché lei glielo permette. O no? Poi tua nonna e tua mamma probabilmente erano anche più capaci di farsi rispettare! :ok
  18. idiosyncrasy 24 aprile 2013 ore 20:59
    è vero si. ma alcune donne di una volta amavano incondizionatamente e giustificavano tutto...per esempio mia nonna, quando il nonno la trattava male, non si arrabbiava e diceva che lui, povero, doveva pur sfogarsi con qualcuno che sapeva capirlo! :mmm e chi meglio di una moglie? era tenera e piccola, ma anche molto forte a sopportarlo ;-)
  19. OrmeNelCielo 25 aprile 2013 ore 11:19
    Bello mi è piaciuto, mi ha coinvolta fino alla fine... Che ansia durante la lettura e che "sberla" il finale!
    Complimenti davvero.
    :-)
  20. kel.tika 26 aprile 2013 ore 15:05
    Il coraggio di riconoscere i propri errori non è da tutti. Solo gli Uomini con la U maiuscola lo sanno fare e Silvano è solo un uOMO
  21. dealma 26 aprile 2013 ore 20:43
    @Orme: grazie,cara! :-*
    @Kel: cose maiuscole le ha pure lui!

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