Storia de paure!!!!

10 dicembre 2012 ore 09:51 segnala


Son già venti minuti che Aldo si attarda davanti al portoncino del palazzo, studiandosi la lista di nomi spuntati da segnacci rossi e cerchiature, spostando il peso del corpo da una gamba all'altra. Suda freddo, non vuole proprio, ma non ha altra scelta, perché fosse per lui..., ma ha trovato solo questo lavoro e deve deve deve almeno provarci. Ieri, per lo meno, era affiancato da un collega più esperto, che gli dava le dritte, che quando si incartava gli si sovrapponeva e riusciva a rimediare alle sue gaffe. Oggi invece è solo...
Ma come si fa? come si fa a entrare in casa d'altri di sabato, a martellare la gente di domande?
Sul braccio la cartelletta colma di questionari del Censis da somministrare alle persone che vivono in questo quartiere pesa come fosse di piombo. Le mani sudano, il cuore martella, mentre si avvicina con titubanza al citofono su cui etichette di diverso colore, semiscollate e macchiate dall'umidità mostrano nomi illeggibili.
Aldo analizza la posizione dei campanelli e, come gli ha insegnato il collega, cerca di individuare gli appartamenti a cui corrispondono, controlla se le tapparelle sono sollevate, segno che i proprietari sono in casa, e spunta i nomi con un segno verde. Ma non si decide a suonare. I palmi delle mani sono fradici, sente il respiro che trema, le gambe che tremano, pure la vista fa cilecca e trema, vede doppio...
La sua presenza inquieta non è passata inosservata, e dalla finestra al primo piano fa capolino la testina coronata di bianco di Rosa. È sveglia da ore: ancora era buio pesto quando ha aperto gli occhi stamattina. Faceva freddo, aveva ancora sonno, ma doveva fare pipì.
Così si è alzata e poi, tornata a letto, invece di riaddormentarsi ha cominciato a sentire il nervoso alle gambe. Si è girata, rigirata, ha sollevato le gambe, piegate, roteate, si è levata a sedere sul bordo del letto, si è fatta delle passeggiatine su e giù per il corridoio... niente. Le gambe han continuato a friggere e lei, nonostante si sentisse la testa pesante per il sonno, si è dovuta rassegnare ad alzarsi. In cucina ha trovato le fave da capare e così ha acceso la tivù. Ma col volume basso, perché sa che il vicino del piano di sopra la sente e si arrabbia. Se ne è già lamentato altre volte, e le ha fatto così paura! Un omaccio orrendo che una volta aveva bussato brutalmente alla porta. Lei manco gli aveva aperto: aveva guardato dallo spioncino quella faccia enorme e mostruosa che sormontava un corpaccio da bovaro capace di atterrare un toro da solo.



"Chi èèèèè?" aveva fatto lei con una vocina strozzata.
"Sono il vicino del piano di sopra... volevo sapere se può abbassare il volume della tivù perché io sono rientrato da poco, ho fatto la notte e volevo dormire... Ma... è lì? Mi sente?" il vocione rimbombava per tutta la tromba delle scale con un effetto tipo temporale.
"Sì sì" aveva squittito Rosa "spengo subito!"
"Ma no, basta che abbassi il volume..." aveva risposto il vocione, ma lei non l'aveva nemmeno sentito. Era già volata, sulle sue pattine di feltro, a spegnere la tivù.
Quell'uomo le dà i brividi... e ora c'è pure questo tizio che è più di mezz'ora che sta qua di fronte, ballonzolando da un piede all'altro: sul braccio ha un pacco di carte enorme e continua a leggere qualcosa e poi, poi alza lo sguardo e scruta il palazzo... oddio, lo manderà mica il padrone di casa? Rosa sbircia di tra i buchi del merletto delle tendine e lo vede leggere quei fogli e poi lanciare lunghe occhiate indagatrici alla sua finestra... che vorrà?
Nella mente di Rosa si proiettano tetri scenari di sfratti forzati, si vede trascinata per strada con le sue povere masserizie, lasciata senza casa da un giorno all'altro.
Ha letto di interi palazzi svuotati per venire abbattuti e permettere la costruzione di svincoli autostradali o di enormi centri commerciali. E poco conta che l'autostrada più vicina disti almeno otto chilometri e che di centri commerciali ce ne siano già abbastanza: Rosa sta seguendo con lo sguardo sbarrato il film che si proietta nella sua testa e ormai è convinta che quel tizio sia lì per lei! Lo vede avanzare verso l'androne d'ingresso fino a sparire dalla sua vista.
Dopo alcuni minuti, si sente il campanello al terzo piano squillare una volta, poi due, poi tre. Senza risposta.
Con un grugnito Ivano apre un occhio e ascolta. Ha preso sonno da poco, ed è così stanco! Ma le scampanellate al piano di sopra cessano e il silenzio torna a regnare lungo le scale dai lucidi gradini di marmetta color crema. Ivano chiude l'occhio e riprende a dormire. Pochi minuti di pace e poi di nuovo il rumore del campanello si fa sentire. Una volta, due volte, pausa... tre volte...
Lo strepito riesce a penetrare nella fitta coltre del sonno di Ivano, che di nuovo apre l'occhio e ascolta: stavolta è proprio il suo campanello, e a quanto pare non intendono dermordere.
Rassegnato, Ivano ruota pesantemente sul fianco, si mette a sedere sul bordo del letto e, lanciando uno sguardo di sbieco, osserva con rimpianto l'avvallamento lasciato dal suo corpo nel materasso. Vorrebbe tanto dormire. Ne ha proprio bisogno. Ha finito all'istituto solo tre ore fa ed è stremato. Stanotte poi è stato un delirio, con quel malato che diceva di essere un esorcista emissario diretto di dio e di dover allontanare il demonio da tutti gli altri ospiti. "IOOOOOO SOOONOOOOOOOOO ARRIVATOOOOOOO!" si era messo a urlare all'improvviso nel mezzo della notte, ritto in piedi in mezzo al lettino. "TREMAAAAAAAAAAAA O SATANA! TREMAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA!"
Ce n'era voluto del bello e del buono a farlo calmare: "Sta' buono, Tobia, scendi dal letto che se caschi ti fai male" gli diceva con tono calmo e suadente Ivano. Nonostante l'aspetto fisico massiccio e un po' bestiale che gli conferisce l'acromegalia di cui è affetto, Ivano sa essere molto paziente e i malati lo adorano. Da lui si sentono protetti, accolti: la sua voce calma, quel corpo tarchiato con cui li abbraccia forte per tenerli fermi, per impedire loro di farsi o di fare male; e loro prima si dibattono, poi cedono, si abbandonano, e gli raccontano dei loro incubi, delle loro paure. E lui li tiene sempre abbracciati stretti stretti, e gli parla calmo, finché le medicine fanno effetto e si addormentano.
Ma la notte scorsa no, Tobia si era messo a declamare con ancora più lena la sua amata formula scaccia demoni: "O Signore tu sei grande, tu sei bello, tu sei buono! Noi ti raccomandiamo che gli arcangeli Michele, Raffaele, Samuele e ... tutti quelli che gli finisce il nome per ele, perché i nostri fratelli e sorelle siano liberati dal maligno che li ha resi schiavi. O SANTI TUTTI VENITE IN NOSTRO AIUTOOOOOOOOOOO!"



Con tutte quelle urla Tobia aveva svegliato gli ospiti dell'Istituto che avevano cominciato chi a protestare, chi a lamentarsi, chi a piangere, e chi, infine, a chiedere di poter incontrare l'esorcista, perché si sentivano il diavolo dentro!
Ivano e i due colleghi avevano dovuto chiamare d'urgenza il professore, e poi correre qua e là come ossessi, distribuendo pillole, propinando iniezioni fino a quando quel bailamme si era placato. Ci erano volute almeno due ore per riportare tutto alla calma. E ora si sente esausto.
L'ennesima scampanellata spinge Ivano a infilarsi le ciabatte e a trascinarsi fino al citofono: "Chi è?" borbotta con voce rauca.
"Ah... sì... dunque...." la voce dall'altra parte pare sorpresa, tentenna, incespica "... parlo... parlo col signor Ivano Zini?"
"Sì, sono io" grugnisce piano Ivano cercando di schiarirsi la voce.
"Salve, sono un intervistatore del Censis, il famoso istituto nazionale di ricerca e studi sociali. Stiamo svolgendo delle indagini sulla percezione del territorio da parte dei cittadini e abbiamo selezionato a caso dei nominativi, tra cui c'è il suo, per la somministrazione di questionari che saranno tuttavia assolutamente anonimi e privi di dati sensibili. Si tratta di una ricerca meramente investigativa, senza alcuno scopo se non quello di realizzare uno studio utile agli enti pubblici locali per offrire risposte puntuali ai cittadini e..."
"Basta, basta per carità" sbotta Ivano interrompendo quel fiume inarrestabile di parole che hanno smesso di avere senso per lui dalla parola Censis in poi "Deve salire?"
Dall'altra parte un tono sorpreso: "Lei accetta di rispondere al questionario?"
"Ma sì, tanto ormai son sveglio" risponde Ivano premendo il pulsante apriporta "Secondo piano" aggiunge.
Aldo spinge il portoncino e con lieve titubanza inizia a salire le scale, sotto lo sguardo attento di Rosa, che lo segue dallo spioncino mentre attraversa il pianerottolo del primo piano e prosegue verso il piano superiore.
Al secondo piano Aldo si ferma davanti al campanello su cui campeggia, in stampatello a pennarello blu, "ZINI". Suona. Al di là della porta ode passi strascicati, qualcuno che si schiarisce la gola, gli scatti della serratura; la porta si apre lasciando intravvedere, nella penombra la sagoma di un marcantonio dalla postura minacciosa. Fa fatica, Aldo, a mettere a fuoco, stordito dal timore che quella immagine gli instilla, ma dopo un po' finalmente riesce a cogliere i tratti somatici del proprietario di quel corpo: una testa spropositata, un'espressione feroce e ottusa, due mani enormi e strette a pugno; il terrore si dipinge sul viso di Aldo, gli invade il cuore, gli soffoca il respiro. Un passo all'indietro, un urlo strozzato e Aldo si trova a rotolare letteralmente dalle scale, saltando i gradini a due a due.
Spaventata dall'urlo che echeggia per le scale, Rosa pattina rapida fino allo spioncino da dove vede passare un'ombra esagitata. Poco dopo il portone d'ingresso si chiude con uno schianto. Rosa fa dietro front e con agilità sorprendente pattina verso la finestra da dove si affaccia per vedere quello strano tipo di prima che ora corre attraverso il giardinetto condominiale come un indemoniato, urlando, sbracciandosi, girandosi indietro come a controllare che nessuno lo insegua fino a quando non mette un piede sul pettine del rastrello abbandonato dal giorno prima nell'erba alta. Come un proiettile, il manico del rastrello si solleva andando a sbattere contro la fronte dell'invasato che casca a terra con un tonfo sordo e lì rimane, svenuto.
Rosa rimane a guardare trattenendo il respiro, il viso proteso, la mano che tiene sollevata la tendina di pizzo, fino a quando non vede il tizio muoversi: "Beh, non è morto, almeno" commenta a mezza voce tornando alla sua tivù - acquario.
Nel frattempo Aldo si alza a sedere e con cautela si massaggia la fronte indolenzita. È stordito e si sente esausto, pensa alle decine di questionari che giacciono sparpagliati lungo le scale: dovrebbe rientrare, raccoglierli. Ma il pensiero dell'uomo mostruoso del piano di sopra lo blocca. Chi se ne frega di questo lavoro di m..., si trova a pensare, e dei loro questionari. Si alza faticosamente e barcollando se ne va.
Quanto a Ivano, dopo alcuni secondi di perplesso stupore, chiude la porta e torna a letto. Di matti gli bastano quelli con cui lavora ogni giorno.




PS : Questo post nasce da un gioco di scrittura praticato tra amici ed è un post "a tema" su elementi dati (stavolta: marcantonio, grugnito, esorcista, bovaro, rastrello). Gli altri partecipanti sono Apocalixx, Back.tothefuture, Bikiko, ClarissaDalloway, Elazar, MalenaRM, e RivolUZI.ONE.
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« immagine » Son già venti minuti che Aldo si attarda davanti al portoncino del palazzo, studiandosi la lista di nomi spuntati da segnacci rossi e cerchiature, spostando il peso del corpo da una gamba all'altra. Suda freddo, non vuole proprio, ma non ha altra scelta, perché fosse per lui..., ma h...
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10/12/2012 09:51:53
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Commenti

  1. ClarissaDalloway 10 dicembre 2012 ore 13:47
    Una storia di ordinaria paura, scritta molto bene che regala la suspance necessaria per un finale niente affatto scontato.
    Ivano: ovvero quando si dice che l'apparenza spesso sia distante dalla realtà!!!
    Ho solo una curiosità. Ma Maria e Rosa sono due coinquiline???
    Piaciuto, tanto. :-)
  2. back.tothefuture 10 dicembre 2012 ore 14:28
    Dea carissima, è proprio vero che alle volte viviamo troppo le nostre suggestioni, chi perchè vecchio, chi perchè ansioso, chi per la sua storia. E alle volte sono i più strani e diversi quelli più normali.
    I racconti di vita reale, alle volte minima, che fai sanno di attenzione alla gente. :rosa
  3. malenaRM 10 dicembre 2012 ore 14:43
    Graziosissimo, dea: questo spaccato condominiale "spioncinato" e basato su supposizioni e fraintendimento, è originale e divertente. Senza contare la morale, insita anche in questa deliziosa commedia moderna.
  4. Elazar 10 dicembre 2012 ore 20:43
    beh, finirà che lo faremo più spesso questo gioco, le parole tematiche lasciano spazio a racconti e fantasie davvero speciali

    :rosa
  5. dealma 10 dicembre 2012 ore 21:03
    @Clarissa: Maria è Rosa, sdoppiata per un cortocircuito neuronale. Grazie per la segnalazione, ho corretto.
    @Back: la gente, guardarla, mi piace
    @Malena: La morale è sempre quella, non giudicare un libro dalla copertina!!!!
    @Elazar: felice che ti piaccia. Devo dire che ci stiamo affinando tutti quanti, ogni volta di più!
  6. dealma 10 dicembre 2012 ore 21:06
    Un dettaglio per tutti: il foto-ritratto finale raffigura Maurice Tillet, detto the French Angel, lottatore di wrestling, malato di acromegalia e ispiratore di Shrek.
  7. apocalixx 10 dicembre 2012 ore 22:00
    ...si ma io mi son spaventata davvero !
    bello !!
  8. dealma 10 dicembre 2012 ore 22:04
    @apocalixx: ma no, Tillet scriveva addirittura poesie! Un poeta dalle dita tozze come wurstel :-))
  9. ombromanto05 11 dicembre 2012 ore 01:41
    Ed anche stavolta, ho letto tutto d'un fiato il tuo racconto, e devo dire che, come il precedente, il suo realiasmo e la sua veridicità lasciano stupefatti,
    Sembra di essere li, con Rosa, dietro la tendina di merletto a spiare l'operatore del Censis in tutte le sue mosse...
    E poi la descrizione dei personaggi, la storia nella storia di ognuno di loro...Pirandello avrebbe parlato di "metateatro":))
    Brava Dealma, bravissima davvero... :clap :clap
    :rosa :rosa
  10. dealma 11 dicembre 2012 ore 08:02
    @ombro: ti confesserò una cosa: nella vita ho fatto anche l'intervistatrice per il censis!!! Fu una breve esperienza, ma intensa :many
  11. bikiko1 11 dicembre 2012 ore 12:06
    oramai sono troppi gli intervistatori,
    i rivenditori, i proponenti che suonano ad ogni ora
    e li cacciamo alquanto scocciati
    eppure anche anche quella è umanità
    e tu l'hai saputa ben descrivere, brava,
    ciao alla prossima, Bik
  12. dealma 11 dicembre 2012 ore 12:16
    sì bik, sono umani. E' il sistema consumistico che impone a loro, per avere un lavoro, di diventare scocciatori. E noi, che ci sentiamo assediati, li scacciamo. Oppure li terrorizziamo a morte, così smettono di scocciare del tutto! :-)))
    Scusa la battuta, mi è scappata. E poi, come dicevo, pure io son stata intervistatrice.
  13. idiosyncrasy 11 dicembre 2012 ore 23:22
    un thriller! sei bravissima con i dettagli e le immagini che rendono reale l'incubo pseudo-comico del testo.
    complimenti dealma :-)
    ciao
    :rosa
  14. dealma 11 dicembre 2012 ore 23:29
    mah, più che thriller un throller :-)))
    In effetti spesso le paure che abbiamo sono tutte nella nostra testa. Questo è il comico della vicenda. :-) :rosa
  15. idiosyncrasy 11 dicembre 2012 ore 23:34
    si. per te che lo hai scritto, ma per chi legge, passo dopo passo, fidati che brrrrrr ahahahahh
    ;-)
  16. dealma 11 dicembre 2012 ore 23:38
    ma dai!!!! non avrei mai creduto. Mi pareva tanto bislacco. Bello però: so veramente capace de scrive storie de paura! :-)))
  17. idiosyncrasy 11 dicembre 2012 ore 23:44
    :nightmare

    :-) :fiore
  18. kuore.chiaro 11 dicembre 2012 ore 23:59
    :rosa
  19. dealma 12 dicembre 2012 ore 09:06
    @kuore: :rosa a te
  20. rivolUZI.ONE 12 dicembre 2012 ore 12:56
    " corre attraverso il giardinetto condominiale come un indemoniato, urlando, sbracciandosi, girandosi indietro come a controllare che nessuno lo insegua fino a quando non mette un piede sul pettine del rastrello abbandonato dal giorno prima nell'erba alta. Come un proiettile, il manico del rastrello si solleva andando a sbattere contro la fronte dell'invasato che casca a terra con un tonfo sordo e lì rimane, svenuto." :-)))

    questo mi ha fatto ridere un sacco!

    La prima cosa che penso è che sì,ci sono paure ancestrali o indotte ?boooo?che annebbiano la mente e/o la coscienza.

    e da 'parte in questo caso dell'intervistaore e da parte di chi è dietro la porta,anche loro dovrebbero pensare che ha suonato uno che lavora..che non è il diavolo!
    Ovviamente senza esagerare però...un rifiuto a rispondere alle domande và esternato una sola volta...poi si sbatte la porta ! :ok

    lo stile non commento perchè è sempre perfetto nelle sfaccettature e i dettagli.
  21. astilelibero 12 dicembre 2012 ore 14:41
    ;-) da brrrrivido

    complimenti
  22. dealma 12 dicembre 2012 ore 17:28
    @Riv: il finale aveva proprio lo scopo di far scoppiare a ridere, di fronte a una situazione che non aveva nulla di teribbile ma era vissuta con ansia eccessiva. L'unico tranquillo, poi, è proprio il personaggio che ha a che fare tutti i giorni con ciò di cui si dovrebbe aver paura: il vero dolore.
    O, come diceva Franklin Delano Roosevelt, "L'unica cosa di cui bisogna aver paura è la paura". :-))
    @Stile: grazie! :rosa
  23. MATeTEO 13 dicembre 2012 ore 22:56
    le prime righe mi hanno fatto pensare a questo http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=cMnZvZPh9g4
    chissà Gaetano come avrebbe reagito a Ivano :-)
  24. dealma 14 dicembre 2012 ore 08:33
    @mat&teo: non la ricordavo, questa scena! :-)))
  25. ombromanto05 16 dicembre 2012 ore 15:55
    Guardando la foto di Ivano mi sovviene un pò lo Zio Fester della famiglia Addams...qualche chilo in pù, ma la fisionomia facciale è quella...
    Ciao Dea...buona Domenica... :rosa
  26. dealma 16 dicembre 2012 ore 16:42
    Zio Fester aveva il suo fascino. Era sempre circondato da belle donne :-))
  27. ombromanto05 18 dicembre 2012 ore 15:32
    Sai Dea, l'altra sera ho ripreso in mano topolino, la rivista che quando ero piccolo in nonno ogni mercoledi' mattina mi comprava...ne ho nacora una decina di numeri conservati, quelli particolari, quelli un pò da collezione...
    Sfogliando qualche pagina mi son imbattuto in quella che era una cartteristica Disney, cioè la storia a bivi, fatta di momenti topici in cui ad una scelta corrisponde uno svolgimento diverso ed un finale diverso...
    In quella di ieri sera ve ne erano addirittura sei...
    Ho fatto un tuffo nel passato:))
    Chissà se nache sul web si potrebbero ricreare questi bivi all'interno di una narrazione..tu che dici???
    Ho questa curiosità..
    Un bacio e buona giornata... :rosa :rosa
  28. dealma 18 dicembre 2012 ore 23:38
    Mi stai sfidando???? Attento a te Ombromanto, che a me topolino mi fa un baffo, anzi un baffetto!!!! :-)))
    Scherzi a parte, non conosco così bene topolino e le strategie narrative. Però quel che mi pare di aver capito è davvero una sfida... Chissà, magari ci proverò. :poeta
  29. Aljsja 19 dicembre 2012 ore 14:55
    :-))) :-))) :-)))
  30. dealma 19 dicembre 2012 ore 20:12
    @Ali: :-)))
  31. carola1959 23 febbraio 2013 ore 22:20
    :rosa
  32. 73.Mia 25 febbraio 2014 ore 21:58
    ma guarda che sei brava sul serio eh!
  33. dealma 25 febbraio 2014 ore 22:25
    @Mia: lo ero. Ora mi sono un po' spenta. Grazie però!
  34. 73.Mia 25 febbraio 2014 ore 22:28
    era un po' che non ti vedevo... son passata a dare uno sguardo indietro. ci sono periodi meno produttivi. servono anche questi. ;) un abbraccio.
  35. dealma 25 febbraio 2014 ore 22:33
    In realtà mi sento sfrattata dal mio blog. Ospite di altri, come si fa a sentirsi a casa?
  36. 73.Mia 25 febbraio 2014 ore 23:21
    non so. io mi sono stancata di rimanere online invece. troppa aggressività in chat. chissà che vogliono da me? devo aver dato fastidio a qualcuno mio malgrado perché sono sempre attaccata. infatti se entro, ora, visto che non c'è più l'occupato, entro invisibile come stasera. e mi sembra di essere una ladra. non mi sono mai nascosta in vita mia a meno che non stessi giocando a nascondino.
    gli U2 cantavano :"I'm in the black can't see or be seen, baby baby baby ligth my way" ma qui... non c'è niente di romantico.
    per quanto può servire, sappi che nel mio blog sei la benvenuta. :)

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