Viaggio nella Cappella Sistina di Alberto Angela

20 giugno 2018 ore 22:20 segnala


“Viaggio nella Cappella Sistina” è un libro interessante, che spiega ogni singolo affresco della complessa scenografia pittorica della Cappella Sistina, senza dimenticarsi della costruzione in sè, della pavimentazione e del transetto marmoreo ivi contenuto. Ma non è solo un libro che parla di arte, infatti al racconto dei dipinti, si affianca sempre la storia, che ci aiuta ad inquadrare la scena affrescata con la vita dei personaggi che l’hanno commissionata e dipinta ed il contesto storico, dandoci i riferimenti politici, sociali e religiosi, per poter apprezzare e capire al meglio come e perchè è stato prodotto questo capolavoro.
Quello che si ricava dalla lettura, è una comprensione più chiara del progetto nel suo insieme, oltre che una maggior cultura sulla parte pittorica che non è solo il capolavoro del Michelangelo, ma che ha visto impegnati anche i più grandi pittori del quattrocento (come Botticelli ed il Perugino tanto per citarne due).
Alla parte puramente storica (le cui pagine sono di un verde tendente al grigio) si affianca la parte “artistica” (le cui pagine sono bianche), in cui appaiono anche alcuni “box” contenenti curiosità ed approfondimenti su temi che vanno ad integrare ancora di più la conoscenza del lettore sulla Cappella Sistina e su coloro che la crearono. Unica pecca di questi “box” è forse il nome “Albero Angela racconta”, che ha un suono vagamente autoreferenziale, e tutto sommato ridondante, visto che è Angela è anche l’autore unico del libro.
Valore aggiunto del libro sono poi le belle foto (con tanto di ingrandimenti su alcuni particolari) e la piccola planimetria che mostra dove esattamente è collocato l’affresco che si sta prendendo in esame.

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La ragazza nella nebbia di Donato Carrisi

20 giugno 2018 ore 12:37 segnala

Ciak si gira

Anna Lou e’ bellissima nella sua insicurezza di sedicenne timida, dai tratti ancora infantili, minuta tra i capelli rossi e le lentiggini.

“La giustizia non fa ascolti. La giustizia non interessa a nessuno.”
La giustizia non e’ abbastanza accattivante per i riflettori, quello che fa audience e’ il mostro. Trova il mostro e avrai il tuo pubblico, ghiotto di servizi in diretta, salotti pomeridiani, opinionisti da prima serata, turismo del delitto corredato da foto ricordo.
Cosa cercate quando accendete la TV dopo l’ennesimo tragico fatto di cronaca? Le scelte dei media seguono una regola precisa : l’offerta si adegua sempre alla domanda.

E nel frattempo Anna Lou e’ scomparsa.
Allontanata dalla sua casa, forse morta, sparita dalla memoria perche’ lei e’ solo la vittima. Il suo nome verra’ dimenticato, invoca giustizia. Roba vecchia la giustizia, nell’arena il pubblico vuole altro. Vuole vedere la belva che ha addentato, le fauci spalancate e le zanne che colano sangue.

Anna Lou amava i gatti . E scriveva d’amore su un diario segreto.

Letti dieci, cento o mille thriller i profili delle vittime tendono ad assomigliarsi, i modus operandi ad amalgamarsi, le tecniche investigative a coincidere. Per un buon esito serve allora quell’elemento in piu’ che faccia la differenza, che insaporisca con qualcosa di decisamente nuovo un piatto gia’ cucinato.
Qui c’e’ : si chiama prospettiva.
Nel gioco di Donato , mentre tu cerchi il killer, il killer cerca te. Tu sei il pubblico.

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Il metodo Catalanotti di Andrea Camilleri

19 giugno 2018 ore 16:57 segnala

Verosimile o similvero?

Andrea Camilleri porta nuovamente in scena la sua creatura più splendente con una nuova avventura interamente dedicata al mondo del teatro, che l’autore siciliano così ben conosce e ama. E, per una volta, trasforma i suoi affezionati lettori in veri e propri spettatori.

Sul palcoscenico letterario si mescolano realtà e finzione, in uno strano gioco delle parti. Attori che recitano le proprie verità. Cadaveri che si sdoppiano e si nascondono. Drammi sociali che diventano scenografie. Addirittura brani in corsivo si stagliano dalle pagine per incastonare scene drammatiche o divertenti, dotate della forza immaginifica di un film, o citazioni poetiche a sottolineare attimi di intensa emozione. Perché in questa rappresentazione sono in scena, ancora una volta, le passioni. Le passioni di Salvo Montalbano.

La sua acuta curiosità di sbirro, innescata dalla figura di Carmelo Catalanotti, vittima dai connotati oscuri e ambigui. Colto lettore, usuraio di medio calibro, regista sperimentatore di un proprio, personalissimo, metodo di recitazione basato sullo scavo psicologico e sulla ricerca di quella goccia di verità nascosta, capace di trasformare un attore in un interprete del similvero. Poi lo sdegno civile, di fronte a un mondo che priva gli uomini del lavoro e, così, della dignità e nega ai bravi giovani persino la possibilità di sognare un futuro semplice. E, infine, la passione di un uomo che si sentiva destinato a un lento tramonto e, all’improvviso, si sente vivo, in preda alle impetuose emozioni di un’inaspettata e irrinunciabile fantasia sentimentale.

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Stoner di John Edward Williams

19 giugno 2018 ore 10:51 segnala

Uno di noi
Di questo libro ne avevo sentito parlare da tanti e sempre con giudizi ampiamente positivi, anzi entusiastici, tanto da fa supporre che fosse nata una Stonermania. Eppure, quando il romanzo fu pubblicato nel 1965 non ottenne molto successo, anzi finì con il diventare una delle tante opere che ogni anno vengono date alle stampe e che è già molto se ha un volume di vendite discreto; infatti, il titolo ben presto finì fuori catalogo. Fu in occasione della sua ripubblicazione nel 2003 che incominciò a incontrare i favori di un numero sempre più ampio di lettori che parlandone sui social network contribuirono in modo determinante a una sua ampia diffusione. Cosa era cambiato per fare diventare best seller un libro che quasi quarant’anni prima aveva incontrato solo tiepidi favori e quale era il motivo del suo travolgente successo? Era subentrata una nuova generazione di lettori, di gente che nel soffocante neoliberismo aveva cominciato a chiedersi quale era il senso della vita, insoddisfatta dai proclami secondo i quali ogni uomo è artefice di se stesso, desiderosa di trovare una verità che, per quanto non auspicabile al massimo grado, era però la premessa indispensabile per porsi le domande che il materialismo aveva soffocato: chi sono, cosa faccio, dove vado, posso ribellarmi al destino? In questo senso la figura di William Stoner, questo figlio di agricoltori che hanno lottato sempre e solo per sopravvivere, portati ad accettare la loro condizione con rassegnazione, si identificava e si identifica con quella di un uomo qualunque, come la sua vita è una vita qualunque, senza gesta memorabili, senza eroismi, insomma una vita come quella che è propria di ognuno di noi.
Stoner riesce a lasciare la desolazione della campagna laureandosi e quasi per caso scopre la sua vera vocazione di insegnante, si sposa con la prima donna che ha occasione di conoscere e non sarà un bel menage coniugale, riesce perfino ad avere un’amante per un breve periodo, ha contrasti con un collega prevaricatore nell’università in cui entrambi insegnano, arriva alla vecchiaia e in prossimità di quella pensione che non potrà tuttavia godere.

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Gli uomini sono bastardi di Carmelo Abbate

18 giugno 2018 ore 12:59 segnala


Il fidanzato premuroso, il vigile del fuoco tutto d’un pezzo, il padre amorevole, il professionista ricco e stimato, l’operaio tutto casa e lavoro, l’immigrato dalla famiglia numerosa, l’amico affettuoso… Dieci uomini così diversi e così uguali, dieci normali storie d’amore. Ma questa normalità, fatta di coppie apparentemente perfette, genera mostri, capaci ogni volta di palesarsi. Basta poco: che la donna si ribelli alla routine, che si stanchi del ruolo di casalinga soddisfatta o madre impeccabile, che rifiuti il controllo asfissiante, la gelosia, le percosse di chi in lei vede una proprietà privata: «Mia o di nessun altro». È allora che l’oggetto d’amore diventa solo cosa. E non appena teme di perderne il possesso, l’uomo, il maschio, si fa persecutore, carceriere, aguzzino, macchina per uccidere. Queste dieci storie sono, tutte, straordinarie e al tempo stesso tragicamente paradigmatiche. Alcune hanno occupato per settimane intere le pagine dei giornali e gli schermi della tv, ma qui è come se ci apparissero per la prima volta. Hanno gli occhi di Carlotta, Elena, Sara, Valentina, Hina, ma potrebbero averne mille altri. Sono dieci vicende nerissime, dieci gialli contemporanei accaduti in Italia, in questi anni, vicino a noi, potrebbero essere della porta accanto. Dieci casi che trovano tragica eco quasi ogni giorno nelle cronache, e che per questo devono metterci in guardia. Parlano di noi. La loro voce profonda e sommessa sussurra di un male radicato che alberga nel cuore di un Paese, il nostro, che ama dipingersi come modello di civiltà e invece è ancora pervaso da arretratezza e disparità. Anche quei dieci maschi vuoti, dominati da un’idea perversa dell’amore, ossessionati dal terrore di veder crollare il loro potere, ci guardano dritti in faccia. E ci riguardano. Tutti.

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Claude Monet – La passeggiata o donna con parasole

17 giugno 2018 ore 21:30 segnala


Parliamo adesso di un altro grande della pittura Claude Monet.

L’opera che narriamo in questo articolo è intitolata La Passeggiata ed è anche conosciuta come Donna con parasole con sottotitolo Camille Monet con il figlio Jean sulla collina.

Infatti Claude Monet sta imprimendo sulla tela la passeggiata in un campo della moglie e del figlio. L’intensità dorata delle nuvole, legata al giallo intenso della vegetazione è una chiara rappresentazione del caldo intenso. A riprova di ciò , si nota che Jean e la moglie indossano un cappellino ( oltre l’ombrello ) per proteggersi dai raggi solari. Il luogo è Argenteuil , una città a nord est di Parigi che oggi conta oltre cento mila abitanti e già all’epoca, siamo nel 1875, ne contava circa cinquantamila.
La bellezza del quadro sta soprattutto nel fatto che Monet riesce a creare una grandezza spontaneità nella scena grazie ad un saggio utilizzo di colori molto semplice; si può percepire la presenza del vento grazie al movimento del vestito di Camille, il quale è tutto mosso dall’arrivo del vento dalla sua destra, e allo stesso modo anche l’erba ai piedi dei due protagonisti è completamente mossa dal soffio di vento.


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I 10 Bestseller libri su Amazon 16 giugno 2018

17 giugno 2018 ore 15:01 segnala

1) Disperata & felice. Diario segreto di una mamma
di Julia Elle (Autore)

Copertina rigida: 208 pagine
Editore: Mondadori (3 luglio 2018)
Collana: Vivere meglio
Lingua: Italiano
ISBN-10: 8804687517
ISBN-13: 978-8804687511


2) Divertiti con Luì e Sofì. Il Fantalibro dei Me contro Te
di Me contro Te (Autore)

Copertina flessibile: 143 pagine
Editore: Mondadori Electa (29 maggio 2018)
Collana: Mondadori Electa
Lingua: Italiano
ISBN-10: 8891817597
ISBN-13: 978-8891817594


3) Il metodo Catalanotti
di Andrea Camilleri (Autore)

Copertina flessibile: 293 pagine
Editore: Sellerio Editore Palermo (31 maggio 2018)
Collana: La memoria
Lingua: Inglese
ISBN-10: 8838937966
ISBN-13: 978-8838937965


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« immagine » 1) Disperata & felice. Diario segreto di una mamma di Julia Elle (Autore) Copertina rigida: 208 pagine Editore: Mondadori (3 luglio 2018) Collana: Vivere meglio Lingua: Italiano ISBN-10: 8804687517 ISBN-13: 978-8804687511 2) Divertiti con Luì e Sofì. Il Fantalibro dei Me contro Te...
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Vincent Van Gogh – Donna al Cafè Le Tambourin

16 giugno 2018 ore 13:20 segnala

Vincent Van Gogh – Donna al Cafè Le Tambourin
Agostina Segatori Sitting in the Cafe du Tambourin
Anno: 1887
Dimensione: 55.5 x 46.5 cm
Luogo: Parigi
Locazione: Amsterdam: Van Gogh Museum
È conservata al Van Gogh Museum di Amsterdam.
Dipinta all’inizio del 1887, si pensa che raffiguri Agostina Segatori, proprietaria del Café du Tambourin ed ex modella di Degas; con lei Van Gogh (che ne dipingerà un secondo ritratto) avrà una breve relazione finita tumultuosamente.
Influenzato dalle stampe giapponesi (sullo sfondo a destra si nota, appunto, una stampa di Keisai Eisen).
Van Gogh raffigura la donna seduta ad un tavolo del caffè, con una sigaretta come abbandonata tra le dita, un boccale di birra davanti e lo sguardo perso nel vuoto, malinconico come non mai.

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« immagine » Vincent Van Gogh – Donna al Cafè Le Tambourin Agostina Segatori Sitting in the Cafe du Tambourin Anno: 1887 Dimensione: 55.5 x 46.5 cm Luogo: Parigi Locazione: Amsterdam: Van Gogh Museum È conservata al Van Gogh Museum di Amsterdam. Dipinta all’inizio del 1887, si pensa che raffiguri ...
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Salvador Dalì – La persistenza della memoria

16 giugno 2018 ore 11:09 segnala


Nel suo dipinto più famoso, La persistenza della memoria, Salvador Dalì esprime la sensazione dilatata del tempo, simboleggiata dal liquefarsi degli orologi.
Anche se di piccole dimensioni, il quadro è molto suggestivo e rimanda simbolicamente all’aspetto psicologico del tempo. Un aspetto indubbiamente soggettivo e legato alla nostra percezione che segue una logica del tutto irrazionale vincolata ai nostri stati d’animo e ai ricordi. Gli orologi raffigurati segnano tutti un orario differente proprio perché la nostra memoria è altalenante e non sempre funziona.
L’orologio non deformato indica la nostra memoria funzionante, quello deformato, di cui non si riesce ad intravedere l’ora esatta, simboleggia la mancanza della memoria. Quando dormiamo emerge, attraverso i sogni, la nostra parte irrazionale e nascosta, quando siamo svegli non vi è più alcun disordine e tutto appare chiaro; vi è una cronologia precisa che nel sogno è del tutto inesistente.
Riferendosi all’opera in questione, il pittore afferma: « Il quadro rappresentava un paesaggio vicino a Port Lligat, le cui rocce erano illuminate da un trasparente e malinconico crepuscolo.......

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« immagine » Nel suo dipinto più famoso, La persistenza della memoria, Salvador Dalì esprime la sensazione dilatata del tempo, simboleggiata dal liquefarsi degli orologi. Anche se di piccole dimensioni, il quadro è molto suggestivo e rimanda simbolicamente all’aspetto psicologico del tempo. Un as...
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Salvador Dalì – L’ultima cena

15 giugno 2018 ore 20:13 segnala


Uno dei quadri più rappresentativi e interessanti realizzati da Salvador Dalí è senza altro L’ULTIMA CENA. Realizzato nella primavera del 1955 e oggi conservato alla National Gallery of Art diWashington. L’opera è un dipinto a olio su tela delle dimensioni di 167 cm × 268 cm.
L’autore, in questa opera, affronta in particolar modo il tema dell’arte sacra. La sua pittura oscilla fra il sacro ed il profano, sconvolgendo la classica iconografia tradizionale e utilizzando simboli esoterici difficili da interpretare. L’autore si ispira sicuramente al famosissimo affresco di Leonardo Da Vinci e ad altri esempi pittorici di celebri artisti che trattano il tema topico dell’arte sacra. Dalí, con questo dipinto, sconvolge i canoni della classica iconografia tradizionale.
Nella sua tela, il pittore raffigura Gesù donandogli sembianze androgine, attribuendogli i lineamenti di Gala, la moglie di Dalì. Questa provocazione venne definita blasfema dal mondo cattolico e suscitò un comprensibile scandalo alla sua prima esposizione.
Nel dipinto si può notare come la figura del Cristo risulti essere attraversata da una intensa sorgente luminosa che proviene dall’incantevole paesaggio alle sue spalle, rappresentato dalla baia di Port Lligat, sita nelle vicinanze della casa del pittore. Gesù risulta quindi apparentemente seduto a tavola con i discepoli, mentre invece si trova immerso nell’acqua con una barca di fronte......


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« immagine » Uno dei quadri più rappresentativi e interessanti realizzati da Salvador Dalí è senza altro L’ULTIMA CENA. Realizzato nella primavera del 1955 e oggi conservato alla National Gallery of Art diWashington. L’opera è un dipinto a olio su tela delle dimensioni di 167 cm × 268 cm. L’autor...
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