Degenero 'poetico'

21 agosto 2010 ore 11:48 segnala
Aria ferma,
non una foglia che sospiri,
ferme
osservano sotto un cielo
di quelli falsi,
dal sole accecante
con accanto certe nuvole
di quelle che più bianche di così
proprio non si può,
immobili
con tono di sfida
e con un espressione seriosa
che tu,
piccolo arbusto disperso nell’universo,
beh, tu fratello,
non capirai in quell’istante
che cosa ci sia di così serio
mentre fermo all’entrata di una stazione
guardi un biglietto da treno,
con scritto sù dei numeri,
di quelli scritti in neretto
e
in grassetto
ad indicare
un binario,
una data
e un’ora,
però un ora di quelle con scritto accanto
anche
il minuto
ed il secondo,

Beh, amico,
in quel momento capirai
che c’è qualcosa da fare,
qualcosa di indefinito
o di indefinibile,
e qualcosa dovrai pur fare accadere,
è una sensazione
di quelle che si provano
mentre dormi in un sonno leggero,
e ti arrivano i suoni del mondo,
di quello reale dico,

e poi sai com’è,
la data è presente
e l’ora è vicina
e cominci a cercare il binario,
è l’istinto malato
che ti ci porta,
e come te ci saranno altri arbusti maturi
dall’espressione leggera
e con un biglietto in mano
che cercheranno senza rendersene conto
la propria partenza

e quando il tuo binario vedrai
l’ora sarà quella,
e troverai gente
che in quel treno ti ci ficcheranno
prima con parole gentili
che se non funzioneranno
diventeranno spintoni violenti
e ci entrerai IN QUEL FOTTUTO TRENO
e se ti andrà male,
come succede spesso
dentro troverai un tipo vestito bene,
con la cravatta
e con un viso
che s’intona con l’interno del treno,
grigio e
povero,
DEL TUO TRENO,
ed in quel treno odierai
e amerai
per poi odiare ancora di più,
e vorrai scendere
DAL TUO TRENO,
e cercherai il freno d’emergenza,
un freno d’emergenza
che sarà lontano,
protetto da stupidi gendarmi
che in quel treno ci sono dentro quanto te,
ma loro non avranno ancora capito
E TU NON NE POTRAI PIU’
E IL FRENO E’ LA’
L’HAI CAPITO, E’ PROPRIO LA’,
ma i gendarmi sono tanti e ben armati,

e allora cazzo,
tenti di distrarti
e umiliato
guarderai in basso
e troverai un pavimento
dove si compongono strane immagini
create apposta per te
 che ti faranno distrarre,
e sarà proprio quello che i gendarmi vorranno,
ma a volte
qualcosa và storto
e la realta ti si ficcherà in bocca
con il suo sapore pungente e acido
e cazzo,
IL FRENO D’EMERGENZA,
I GENDARMI,
ed il treno veloce come la vita
ma lento come la morte
e cerchi di uscire ma speri nella fine

ma il treno continuerà
finchè ne avrà voglia
e il sapore pungente imparerai ad ingogliarlo
mentre aspetterai la morte che stringerà quel collo
che aveva afferrato quel giorno all’ entrata della stazione

Mi siedo un attimo

14 agosto 2010 ore 14:57 segnala
Che giornata uggiosa.
In questo cielo bianco e malinconico non posso non essere malinconico anch'io.
Non posso non pensare alla mia vita che è così cambiata in questi ultimi tre mesi. A prima vista in peggio, ma magari sono quei classici 2 passi indietro per prendere la rincorsa e farne poi 10 in avanti.
O magari sono cambiati in positivo ma non me non sono accorto, perchè troppo ancorato alla mia condizione di prima e non dispongo di strumenti di valutazioni adeguati a giudicare, a capire.
Quello che sò e che mi sento in equilibrio tra paradiso e inferno, facile cadere in basso, difficilissimo saltare sù.
Chiamasi limbo.
Non so quello che voglio, il problema è questo. Anzi il problema originario è che era da troppo tempo che non mi guardavo dentro con la mente sgombra, e dall'ultima volta che l'ho fatto ne è passata di acqua sotto i ponti....e da allora sono così cambiato.
Maturato? Regredito? Non so, ma ho difficoltà a riconoscermi e a conoscermi.
Introspezione, è l'unica cura.
Pensavo, quando tutti i pezzi della mia vita hanno cominciato a cadermi addosso, che l'unica soluzione era correre, correre e correre, senza fermarmi, e che se mi fermavo sarebbe stata la fine.
L'immagine che avevo di me era quella di un piatto di porcellana che in equilibrio precario rotolava in mezzo alle due corsie di una strada percorsa da enormi camion.
Finchè mantenevo una certa velocità sarebbe andato tutto bene, e non aveva importanza verso dove stavo andando, perchè l'importante era non perdere la velocità, perchè con essa avrei perso l'equilibrio e sarei caduto in una delle due corsie. E il primo camion che sarebbe passato mi avrebbe frantumato in migliaia di pezzi.
Invece a furia di rotolare senza un senso, senza un punto d'arrivo, o almeno intermedio, ho finito per perdere di vista tutto quello che prima ero riuscito a costruirmi.
Mi sono perso e ho rischiato di peggio.
Ma adesso, basta.
E' ora di sedersi in riva al fosso, riposarsi un attimo per recuperare le energie, per curare le ferite, per guardarmi dentro per capire chi sono e cosa voglio...

Imprevedibilità

12 agosto 2010 ore 11:44 segnala
Quello che mi piace della vita è l'imprevedibilità.
Nel bene e nel male.
A pensarci bene il mio cammino ha visto come protagonista assoluta l'imprevedibilità. E' la mia compagna. E sono contento che l'imprevedibilità sia un sostantivo femminile.
Scelte prese da un momento all'altro che mi hanno cambiato la vita. Incontri casuali in posti dove non sarei dovuto essere che si sono trasformate in amicizie strette, in rapporti sentimentali importanti.
Scelte che si sono rivelate importanti, prese senza una ragione, ma con l'istinto, con quell'istinto di sopravvivenza che arriva sempre prima della ragione, e che mi ha permesso di essere quello che oggi sono: un ex ragazzino della strada,  oggi uomo, quasi laureato, con un sacco di esperienza alle spalle, che fa del ricominciare una virtù.
Se penso ai miei amici di una volta, oggi tutti chi in comunità chi in prigione, chi alle prese con qualche dipendenza incontrollabile. Io no. Io sono ancora qui, in piedi, dipendente da me stesso. Conscio di essere un sopravvissuto, e i miei salvatori sono quegli ideali che il mio vivere ha fatto maturare in me, quelle scelte giudicate da chi avevo intorno come folli, senza un perchè, ma il perchè si  è rivelato poi, cammin camminando.
Sono orgoglioso di me stesso, cazzo.

E' solo un periodo

11 agosto 2010 ore 20:27 segnala
Forse è per la solitudine a cui non sono abituato ad affrontare che mi sono deciso ad aprire questo blog.
Beh, a dire la verità, non so come iniziare (ma forse ho già iniziato).
Questo periodo...è davvero un casino, mi sono gettato a terra inconsapevolmente, sì, ma tutto è iniziato da me, sono io l'artefice di tutto ciò.
Se voglio un colpevole non mi resta che guardarmi allo specchio.
Ma non sapevo che una volta a terra sarei stato percosso così dagli eventi e dai non eventi.
Eventi e non eventi che si sommano. E la mia lucida follia di cui sono sempre stato orgoglioso, in fondo.
Ma ora sono qui che cerco di rimettermi in piedi, di affrontare tutto quanto.
Ma ho due mani, due gambe, un cervello e un cuore, posso riuscire ad andare avanti. Devo trovare solo la voglia, le capacità ci sono. Eccome se ci sono....quante volte me lo sono dimostrato...quante volte l'ho
dimostrato.
Beh, si ricomincia....ci si rialza.....forza cazzo, dài, che lo sento il profumo della rivincita.