Sono parole, semplicemente parole...

06 ottobre 2017 ore 11:02 segnala


Scritte, parlate, cantate, mimate, interpretate, fraintese, desiderate, recitate.
Fissate sui muri, sulla carta, su un monitor, su un display, tatuate sulla pelle.
Fanno sorridere, piangere, riflettere, sognare, ballare, arrabbiare, ragionare, sbraitare.
Sono amichevoli, piene di odio, ironiche, confortevoli, metaforiche, univoche, leggere, esaltanti, eloggianti, deprimenti, taglienti, taciute, copiate, inventate, storpiate, suggerite, dettate, rubate, estorte.
Sono intorno a noi, dentro di noi, nascono da noi, dovrebbero essere usate con cautela.
Sono parole, semplicemente parole...

4c63865f-42a4-4575-a958-042ca90229ec
« immagine » Scritte, parlate, cantate, mimate, interpretate, fraintese, desiderate, recitate. Fissate sui muri, sulla carta, su un monitor, su un display, tatuate sulla pelle. Fanno sorridere, piangere, riflettere, sognare, ballare, arrabbiare, ragionare, sbraitare. Sono amichevoli, piene di odi...
Post
06/10/2017 11:02:23
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    5
  • commenti
    comment
    Comment
    1

Tipi da aeroporto

04 ottobre 2017 ore 08:46 segnala

Penso che l’aeroporto sia il più grande osservatorio mondiale sulla pazzia umana. Come un acquario gigantesco, dove migliaia di pesci rossi, provenienti dai mari più disparati, si incontrano nuotando allegri credendosi delfini. Ed io, novello Jacque Cousteau, non posso fare a meno di osservare questa incredibile varietà di esseri umani lasciati liberi di pascolare in questo zoo dall’arredamento tecnologico. Avendo l’esigenza di prendere spesso l’aereo, e avendo quindi l’opportunità di ammirare da vicino questa strana fauna, vengo a descrivervi le specie più comuni del tipico abitante dell’aeroporto: l’homo pocosapiens vacanzierus.

LA COPPIA: In una coppia di homo vacanzierus c’è sempre uno dei due che ha paura di volare, e di solito è la femmina. Sale nervosissima sul mezzo alato, incazzandosi per tutto, da come il maschio sistema il bagaglio a mano fino al posto scelto per il viaggio. Chiama l’hostess duecento volte per chiedere quanto manca all’arrivo, già prima che l’aereo decolli. Quando inizia la manovra di partenza raggiunge l’apice dell’isterismo, che si sostanzia nel serrare gli occhi lamentandosi per malori dai sintomi simili ad un attacco di malaria e nello spappolare la mano del povero esemplare maschio di homo vacanzierus, che assume la tipica espressione da “chi cazzo me lo ha fatto fare”.

LA COMITIVA: Riconoscibile anche a distanza per il suo fare “gogliardico”, le comitive di homo vacanzierus, sono forse l’esemplare più curioso dell’aereoporto. Emettono versi simili a risate idiote, urlano parole dal significato ancora misterioso come “ao che te stai a cacà sotto?” o “alimortacci tua ao”, “anvedi che bona”, forse inni propiziatori di buon viaggio rivolti alle loro divinità. Nell’aereo non smettono di incitare gli dei, e appena cessa il segnale che impone di indossare la cinta di sicurezza, passano l’intero viaggio a danzare e a gridare per attirare la femmina di homo vacanzierus, che, se anche lei in comitiva, risponde al richiamo con risa e gridolini che il maschio recepisce come richieste di accoppiamento. La danza e gli urli cessano solo fuori dell’aereoporto.

IL NOBILE: Questa particolare specie di homo vacanzierus, si riconosce dal suo abbigliamento. E’ quasi sempre la femmina che, in un posto dove il buon senso richiederebbe dei vestiti comodi, indossa pellicce e tacchi alti venti centimetri, facendosi notare tra il gregge non tanto per la sua eleganza, quando per il suo spiccato senso del ridicolo. Appena salita sull’aereo inizia a lamentarsi di tutto: non ci sono i posti assegnati, perchè non posso mettermi davanti all’uscita di emergenza, perchè quello lì non si alza per cedermi il posto, non sa che ho pagato il biglietto 30 euro, perchè non viene servito il pasto, e così via fino allo svenimento e alla successiva entrata in coma delle palle degli altri viaggiatori e infine dell’intero equipaggio.

LO SMARRITO: C’è sempre, poi, un esemplare che sembra non capire cosa gli stia succedendo. Sembra che qualcuno lo abbia rapito da Giove e lo abbia lasciato in mezzo a questo strano posto che gli appare più complicato della giungla da dove proviene. Sale sull’aereo con l’espressione di chi sta vedendo la Madonna, non chiede perchè si vergogna (o forse questa specie non ha ancora imparato a parlare), e spia con gli occhi tutti i movimenti degli altri, cercando di imitarli, proprio come il Gibbone della Malasia. Passa il viaggio leggendo le istruzioni per il salvataggio che ha sul sedile davanti, e lo legge con la stessa concentrazione che avrebbe se stasse leggendo un trattato di fisica. Poi si addormenta. E qualche studioso pensa che la sua attività cerebrale sia al massimo della sua intensità, proprio in quella fase.
b5d8b3f2-d38d-48da-9ec5-6a7ecd704adb
« immagine » Penso che l’aeroporto sia il più grande osservatorio mondiale sulla pazzia umana. Come un acquario gigantesco, dove migliaia di pesci rossi, provenienti dai mari più disparati, si incontrano nuotando allegri credendosi delfini. Ed io, novello Jacque Cousteau, non posso fare a meno di ...
Post
04/10/2017 08:46:56
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    4
  • commenti
    comment
    Comment
    5

Concerto di un giovane musicista

03 ottobre 2017 ore 08:15 segnala

Il locale è stretto e lungo, ma si beve bene. La batteria non è amplificata, il suo suono riempe ogni angolo disponibile, e si fonde all’urlo delle chitarre, tanto che la voce sembra venire dalla strada di fronte. Colpa del fonico, che ha bevuto troppo e già alla seconda canzone se ne andato vomitando. Perchè è così che sono i concerti dei giovani musicisti. Ci si prepara come per suonare a San Siro, e poi si finisce in un pub di periferia, con una bottiglia di rosso tra le mani a cercare di ricordarsi i pezzi per una quindicina di persone più ubriache di te. Eppure è in quei palchi fatti di scatoloni e polvere che ho sentito più forte l’abbraccio della vita, eppure è in quelle serate rumorose che i miei sorrisi sono stati più veri. Perchè la musica ha bisogno solo di musica, così come l’amore ha bisogno solo di amore...
2db891ac-c630-409f-9232-23cc62faf1c9
« immagine » Il locale è stretto e lungo, ma si beve bene. La batteria non è amplificata, il suo suono riempe ogni angolo disponibile, e si fonde all’urlo delle chitarre, tanto che la voce sembra venire dalla strada di fronte. Colpa del fonico, che ha bevuto troppo e già alla seconda canzone se n...
Post
03/10/2017 08:15:24
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    4
  • commenti
    comment
    Comment
    2

Una lingua

29 settembre 2017 ore 10:47 segnala

Guarda è molto semplice: il pronome possessivo passa prima del soggetto attivo accanto all’aggettivo speculativo, ma se la parola finisce con una sillaba impura o con “x”, “ch”, “puf”, allora diventa intorlocutivo relativo e non ha valenza di verbo assicurativo, quindi basta applicare la regola dello sobresdrùculas tenendo conto che non vale se si parla al passato remoto, ma anche il passato prossimo e il passato da dimenticare, perchè in spagnolo non fa differenza, a meno che il soggetto non sia neutro o in compagnia ma se è femminile si aggiunge la “a”, al maschile “o”, al generico “bho”. Mi sembra chiaro no?
f3d74aa3-91e0-4d08-b9c5-706a64f689bb
« immagine » Guarda è molto semplice: il pronome possessivo passa prima del soggetto attivo accanto all’aggettivo speculativo, ma se la parola finisce con una sillaba impura o con “x”, “ch”, “puf”, allora diventa intorlocutivo relativo e non ha valenza di verbo assicurativo, quindi basta applicare...
Post
29/09/2017 10:47:10
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    5
  • commenti
    comment
    Comment
    3

Non ho corde

28 settembre 2017 ore 12:46 segnala

Se ascolto la musica che mi suona dentro questa mattina, sembra un’opera classica. Uno di quei concerti con archi, fiati, percussioni, violini... tutti. E tutti insieme. Direi che sia un pezzo stile Wagner: drammatico, possente, a tratti euforico. Al fondo la gran cassa, che a ogni colpo mi fa sospirare e battere il petto. Al centro gli archi soavi, tristi ma dolci. Tutt’intorno il resto, con i bassi, le trombe e suoni di strumenti ancora da immaginare.
Sarebbe tutto perfetto. Un’opera magna. Se non fosse per un sibilo lontano, ma presente, che in qualche modo sovrasta anche il colpo più forte di cassa. Il suono di un flauto che ripete lungo e fino una sola nota, senza mai fermarsi, senza seguire il tempo. E mi da tremendamente fastidio....
E una voce che dice... “Francesco... dormi di più... Francesco...”
93dc89a9-0125-4107-8add-9bfe9eaade2a
« immagine » Se ascolto la musica che mi suona dentro questa mattina, sembra un’opera classica. Uno di quei concerti con archi, fiati, percussioni, violini... tutti. E tutti insieme. Direi che sia un pezzo stile Wagner: drammatico, possente, a tratti euforico. Al fondo la gran cassa, che a ogni co...
Post
28/09/2017 12:46:11
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    6
  • commenti
    comment
    Comment

Al Pronto Soccorso

27 settembre 2017 ore 11:33 segnala


A chi tocca?
  • A me, a me sono il numero ottantanove!
    No scusi, ma a me sembra io stia peggio lei, quindi tocca a me!
  • E che vuol dire? Prima di tutto vorrei sapere chi le ha detto che lei sta peggio di me e in tutti i casi ci sono i numeri: io ho l’ottantanove lei il novanta. Se la matematica non è un’opinione…
    Non faccia finta di niente… Siamo arrivati nello stesso momento poi lei con un’abile mossa diversiva ha allungato un braccio e ha preso il numero un secondo prima di me…
  • Quindi qui non c’è un vero vincitore, se mai è una partita patta…
    Non mi risulta che nelle gare di formula uno ci sia la possibilità del pareggio: anche se fosse per un decimo di secondo c’è sempre un vincitore, e in questo caso, visto che dispongo di una prova tangibile, il vincitore sono io…
  • Va bene… ascolti… Sono caduto da una scala e ho sbattuto violentemente il ginocchio… Non vede come è gonfio? Sto soffrendo tremendamente… A livello etico dovrei passare prima io…
    Ascolti lei: mio figlio di due anni non volendo mi ha fatto cadere il ferro da stiro sul dito. Lo vede? E’ bruciato oltre che gonfio, e non so se lei sa quanto fa male una scottatura su un dito ma le assicuro che è dolorosissimo…
  • Mio zio è morto una settimana fa… C’ero molto attaccato e ancora soffro per la sua scomparsa, e questo dolore si somma al dolore del ginocchio… Ma non ha pietà lei?
    A sì? Due giorni fa mia moglie se ne è andata, è scappata con il pescivendolo sotto casa. Non ha detto niente: una mattina mi sono svegliato e… Puf! Sparita… Ho capito che era il pescivendolo solo perché l’auto ancora puzza di tonno… E mi ha lasciato due bambini piccoli, un mutuo, e un vuoto incolmabile, oltre l’umiliazione di essere stato tradito e abbandonato…
  • Già. Non le pare abbastanza?
    Cristo, ma poteva dirlo
4b652cb7-0a5b-4868-a197-62523118858a
« immagine » A chi tocca? A me, a me sono il numero ottantanove! No scusi, ma a me sembra io stia peggio lei, quindi tocca a me! E che vuol dire? Prima di tutto vorrei sapere chi le ha detto che lei sta peggio di me e in tutti i casi ci sono i numeri: io ho l’ottantanove lei il novanta. Se la ma...
Post
27/09/2017 11:33:23
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    6
  • commenti
    comment
    Comment
    2

Attendere prego

22 settembre 2017 ore 11:05 segnala

  • Servizio assistenza, buonasera. Sono Aurora, in cosa posso esserle utile?
    I see trees of green, red roses too, i see them bloom for me and you...
  • Mi scusi?
    And I think to myself what a wonderful world... I see skies of blue and clouds of white... Buonasera, le nostre palle sono momentaneamente occupate, per non perdere la priorità acquisita, la preghiamo di attendere... The bright blessed day, the dark sacred night... And I think to myself what a wonderful world...
  • Signore deve esserci un’interferenza... Questo è il servizio assistenza, e io sono Aurora, come posso aiutarla?
    The colors of the rainbow so pretty in the sky.... are also on the faces of people going by... Buonasera sono Francesco, dica pure.
  • Dico cosa?
    Non lo so, in che posso esserle utile?
  • Ma sono io che devo essere utile...
    E perché? Vuole sapere i costi di abbonamento? Digiti 2. Vuole sapere quanto tempo è che aspetto? Digiti 3. Sono Francesco in cosa posso esserle utile?
  • Lei ha voglia di scherzare...
    I see friends shaking hands saying how do you do... They're really saying I love you... Se ha voglia di scherzare, digiti 4...
  • Non sono io che voglio scherzare, è lei che...
    I nostri operatori sono momentaneamente occupati. La preghiamo di attendere... I hear babies crying, I watch them grow... They'll learn much more than I'll ever know...
  • Signore l’avviso che sto per riagganciare....
    Ma non può! Io ho bisogno di assistenza, e lei deve aiutarmi!
  • Va bene, signore, mi dica, qual è il suo problema allora...
    Per conoscere il mio problema, digiti 7... And I think to myself what a wonderful world... Yes I think to myself what a wonderful world...
  • Ma insomma!
    Per parlare con insomma, digiti 9 seguito da asterisco, per ritornare al menù digiti 5, 6, 7, tre tre giù giù, ma non riagganci se non vuole perdere la priorità acquisita...Yes I think to myself what a wonderful world...
  • Va bene. Sono spiacente signore ma sono costretta a...
    ... And I think to myself what a wonderful world... Yes I think to myself what a wonderful world...
88c85b3a-6f18-4ab4-8f2d-053395d41ad1
« immagine » S ervizio assistenza, buonasera. Sono Aurora, in cosa posso esserle utile? I see trees of green, red roses too, i see them bloom for me and you... M i scusi? And I think to myself what a wonderful world... I see skies of blue and clouds of white... Buonasera, le nostre palle sono mom...
Post
22/09/2017 11:05:32
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    6
  • commenti
    comment
    Comment
    3

TODIS

21 settembre 2017 ore 11:50 segnala

Alla fiera dell’Est a mio padre per due euro volevano rifilare un topo spacciandolo per un tacchino. Venne il gatto, ma neanche lui toccò il topo, perché era troppo grande, e un cinese se lo mangiò. Intervenne il cane al guinzaglio del suo padrone e i gatti non li aveva mai visti, fece la pipì sul cinese, si guardò il topo, gli odorò il sedere e poi si mise a dormire. Quando arrivò il bastone non trovò cani che avevano morso gatti che si erano mangiati topi, ma solo padroni con cani al guinzaglio, allora venne colto dalla depressione e si diede fuoco, per questo giunse l’acqua a quattro euro la bottiglietta che il toro non fece in tempo a bere perché un cassaintegrato lo vendette al macellaio che uccise il toro, si tenne la carne e vendette le frattaglie a una ditta farmaceutica per ricavarne omogeneizzati destinati al Terzo Mondo. A quel punto si presentò l’Angelo della Morte che chiese il pizzo al macellaio che aveva venduto le frattaglie di toro che non era riuscito a bere l’acqua che voleva salvare il bastone che non era riuscito a picchiare il cane che doveva mordere il gatto cucinato da un cinese che non mangiò il topo che mio padre non comprò. Quindi scese dal cielo il Signore ma visto tutto quel casino risalì immediatamente.
Ho detto mio padre che la prossima volta va a fare la spesa al Todis.

4b8a6a9f-4909-40e9-a1ab-c7d2e16c6f53
« immagine » Alla fiera dell’Est a mio padre per due euro volevano rifilare un topo spacciandolo per un tacchino. Venne il gatto, ma neanche lui toccò il topo, perché era troppo grande, e un cinese se lo mangiò. Intervenne il cane al guinzaglio del suo padrone e i gatti non li aveva mai visti, fec...
Post
21/09/2017 11:50:57
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    2
  • commenti
    comment
    Comment
    1

In fila al supermercato

20 settembre 2017 ore 10:56 segnala

- Mi scusi posso passare? Ho solo questo latte e una scatoletta di tonno…
- Bhe, ma anche io ho solo una bottiglia d’acqua e un po’ di prosciutto… si tratta di aspettare poco…
- Va bene, ma io sono entrato prima nel supermercato…
- E cosa c’entra scusi? Io sono arrivato prima alle casse.
- Senta, tagliamo la testa al toro: vengo dal sud.
- Ma stiamo a Roma…siamo tutti e due del sud, più o meno! E poi cosa vuol dire scusi?
- Ah! E’ un razzista! Bene!
- No senta… non ci siamo capiti…
- Ecco! Iniziamo pure con le aggressioni verbali ora… Bell’educazione!
- Ma che ho detto!? Va bene… io sono prima di lei. Punto.
- Prendersela così con un povero anziano… Lo sa che ho i calcoli ai reni? E’? Lo sa?
- Io sono allergico al polline…
- Io al polline e alle graminacee…
- Da piccolo mi sono tolto le tonsille…
- Quando ero piccolo io, c’era la guerra. La g-u-e-r-r-a! Mica ce le avevamo le tonsille noi! Mia madre si alzava tutte le mattine alle tre per andare a cogliere la cicoria a Rieti, e sfamare me e i miei sedici fratelli… E a mamma mancava una gamba, un orecchio, aveva l’alitosi e mio padre, che la picchiava tutte le sere, la tradiva con la vacca… Mi viene da piangere…
- Signore… mi dispiace… ma questo che ha a che fare con la fila…
- Ecco il problema di voi giovinastri d’oggi! Il rispetto! Avete perso la memoria storica, tutto vi è dovuto tutto vi è concesso, non avete mai fatto sacrifici, sempre con la minestra pronta, e il papà disposto a finanziare ogni vostro vizio! Ma io ho visto la povertà, quella brutta che affama!
- Sono orfano… e disoccupato…
- Orfano… ma che ne sapete voi “pischelli” degli orfani? Lo sa che io sono stato abbandonato appena nato davanti ad un convento di frati?
- Ma scusi… e sua madre che andava a cogliere la cicoria?
- Non cambi discorso… Li conosco questi trucchetti io… Guardi ho anche la tessera da invalido civile!
- Quella va bene per sedersi in autobus… ma qui…
- Bella riconoscenza! Io ho lottato per la democrazia in questo paese sa? Uno combatte una vita per garantire un futuro migliore alle generazioni future, e queste come ti ripagano? Mi risponda: come ti ripagano?, risponda su, aspetto…
- Ecco…
- No no, ora voglio una risposta, avrà qualcosa da dire no? Prego parli…
- E’ che…
- Ah!!! Lo sapevo io! Non sa che dire vero? E certo che può rispondere uno che non sa neanche chi è Pino Strambelli…
- E chi sarebbe?...
- Il mio vicino, in paese! Ha messo incinta mia cugina, lei lo amava, tutti pensavano si amassero, ma poi… Poi il giorno del matrimonio, quando tutti erano già pronti a tirargli il riso… Lui è sparito! Adesso dicono viva in Brasile e che si faccia chiamare José Sughera…
- Immagino non si possa vivere non sapendo questa storia…
- Questa ironia con me se la risparmi, sa? Ma certo… voi nuove generazioni siete insensibili ai drammi umani come la gomma delle scarpe da ginnastica che portate, che vi impuzzoliscono i piedi e l’anima.. Tse… Ma io posso riscattarla da questa meschinità… Su mi faccia passare… ho solo questo latte e una scatoletta di tonno… E’ una buona azione… Si sentirà meglio dopo…
- Uff… e va bene passi… Signorina prego, serva prima il signore…
- Quale signore? Ah! Signor direttore come sta? E’ già tornato dalla crocera…Tutto bene in banca?
bbf59c4f-ca67-446a-88a5-3f6ec54daf57
« immagine » - Mi scusi posso passare? Ho solo questo latte e una scatoletta di tonno… - Bhe, ma anche io ho solo una bottiglia d’acqua e un po’ di prosciutto… si tratta di aspettare poco… - Va bene, ma io sono entrato prima nel supermercato… - E cosa c’entra scusi? Io sono arrivato prima alle cas...
Post
20/09/2017 10:56:00
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    6
  • commenti
    comment
    Comment
    3

Mi è semblato di vedele un gatto

17 settembre 2017 ore 20:51 segnala

Che bello vivere in quest’epoca multimediale. Mi sembrava ieri che per dire a una donna di sco....e usavo ancora la voce, i gesti e lo sguardo. Che fatica... E se poi arrossivo? Ora è tutto molto più semplice. Scrivi testo, inserisci numero, invia. E il gioco è fatto. Mi mandano ancora a fanculo è vero, ma in maniera molto più artistica: fnclo. E poi si può rispondere a quelle domande che Libero, nella sua saggezza mediatica, ci propone tutte le mattine: quale è il messaggio più bello che hai scritto? E quello che hai ricevuto? E’ meglio il rossetto rosso o viola? E giù a commentare e a ricordare... che bello... Tutto ci spinge a comunicare, in qualsiasi modo, in qualsiasi forma. Abbiamo duemila mezzi per dire quello che ci pare a chiunque e in tempo reale, anche a un aborigeno (Guzzanti docet), ma mi pare di avvertire che in verità nessuno abbia più niente da dire. In questa pozzanghera di comunità virtuale, in cui potenzialmente potremo confrontarci, unirci, addirittura fondare pseudopartiti, pseudoassociazioni, la cosa più comune che mi capita di leggere è “quanti anni hai?”. Qualcuno si spinge anche più in là, con avveniristico coraggio: “da dove dgt?”... Già perché non si usano più neanche parole come “abitare”, “vivere”, ma “digitare”: in una società multicolore tendente al virtuale, se non digiti non esisti. Ammesso che serva ancora esistere. Basta molto di meno, basta un nik. E cosa importa cosa c’è dietro un nik? Come in una pesca a strascico, non conta in verità la qualità del pesce che si pesca, ma la quantità. E come pescatori in questo mare di pixel, milioni di pescatori frustrati, angosciati, disperati, persi, si svegliano la mattina a tentare di pescare milioni di profili, e a sognare che quella tettona un giorno gli risponda, magari ammiccando ad un appuntamento. Virtuale naturalmente.
In questa folle corsa verso la Second Life, tutti sembra si siano scordati la First Life. E per tutti, intendo tutti: per prima la politica, seguita a ruota dalla religione, la scuola, le istituzioni in generale... Non vi sembra che tutto sia scollato dalla vostra idea di vita? Non avete la sensazione che non ci sia più qualcosa che risponda all’esigenza di essere umani intesi come animali, esseri viventi? Può un telefonino nuovo sostituire il pane con la marmellata? Non vi manca a volte una voce fuori dal coro? Qualcuno che ci indichi una direzione reale, fatta di cose reali, di sofferenze reali, di sacrifici, di gioie vivibili, tangibili, qualcosa per cui lottare verso un qualcosa di nuovo, di vero, di idealmente alto? Questo posto fa schifo. Lo sento dire tutti i giorni. Ma tutti i giorni io sono qui, e voi con me. Ma se “virtuale” significa “una cosa che imita la realtà”, se la realtà non esiste più, a cosa somiglia la virtualità? Ci sarà un giorno, in cui qualcuno ci bacerà senza scrivere “smack”.
Sentiremo il suo calore, l’odore del suo alito, l’umido della saliva sulle nostre labbra. Ma a quel punto non sapremo più come reagire emozionalmente a un impatto fisico con la realtà, e non con qualcosa che imita il suo ricordo.
E come Titti da dentro una gabbia costruita con le nostre stesse mani, non sapremo far altro che dire: “mi è semblato di vedele un blutto gatto”
46ec446e-70f0-4866-b79f-43dc8e83286c
« immagine » Che bello vivere in quest’epoca multimediale. Mi sembrava ieri che per dire a una donna di sco....e usavo ancora la voce, i gesti e lo sguardo. Che fatica... E se poi arrossivo? Ora è tutto molto più semplice. Scrivi testo, inserisci numero, invia. E il gioco è fatto. Mi mandano ancor...
Post
17/09/2017 20:51:40
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    4
  • commenti
    comment
    Comment