Ma io che dovevo fare qui?

11 agosto 2017 ore 20:11 segnala

Spalanco gli occhi di colpo come avessi visto il fantasma di San Gennaro! Guardo l’ora: sono le 7:00. “Cazzo è tardissimo!!!”. Scendo dal letto mi bagno la faccia, un colpo ai denti con lo spazzolino e mi infilo due tre cose. Neanche il tempo di realizzare come mi chiamo, che sto già in macchina. “Cazzo è tardi”. Giro la chiave. Il motorino di avviamento gira a vuoto. Respiro lungo. Riprovo. Niente. Riprovo. Niente. “Merda di macchina vuoi partire si o no?”. Riprovo. Due singhiozzi e parte... Tiro fuori il fiato... Mi infilo nella strada come uscito dal pit-stop e appena giro la curva... un muro. Un muro di migliaia di macchine ferme, bollenti... Respiro. Mi guardo intorno, cerco di non pensarci, scrivo un messaggio. L’orologio della macchina avanza implacabilmente. “Cazzissimo è tardi”. Al primo incrocio svolto per una strada a destra, senza neanche sapere dove mi porta, seguendo una strana forma di senso d’orientamento metropolitano, che solo noi che abitiamo nelle grandi città e i topi da laboratorio sviluppiamo. Mi getto su una stradina a una velocità che, se scoperto dalla polizia, mi costerà tutti i punti della mia patente e parte di quelli di mio zio Alfonso. Ma un motorino, che viaggia in mezzo alla carregiata mi costringe a rallentare... “Levati dal cazzo stronzo... se vuoi farti una passeggiata esci a piedi...” Tento il sorpasso a destra, ma non ho spazio. Tento a sinistra. Niente. “L’hai voluto tu...” Suono, poi accelero passandogli a 5 millimetri dal manubrio. Lui tentenna cercando di non cadere... Faccio a malapena a sentire “...anculo...” e risvolto a sinistra. La strada sembra libera. “Bene”. Sguardo all’orologio. “Cazzo è tardissimo”. Raggiungo una velocità prossima a quella del suono fino al semaforo. Rosso.. Davanti a me una macchina guidata da una donna. Scorrono i minuti. Verde. Alzo la frizione faccio per partire ma l’auto davanti a me rimane ferma. La donna sta al telefono e sembra non essersi accorta del via libera. Mi attacco al clacson intonando una canzone degli Europe. “Stronza ti vuoi muovere o no? Cosa aspetti un colore che si intoni con la tinta del tuo maglione?”. Scarto a destra urlando parolacce in sanscrito. Guardo l’ora “Cazzo è sempre più tardi”. Sono quasi arrivato. Ma davanti a me una scolaresca in gita attraversa la strada... “Ma quanti cazzo siete?”. Pigio l’acceleratore facendo ringhiare il motore. La fila di mocciosi è finita l’ultima a passare è la mestra. “Pagherai tu per tutti”. Parto con uno scatto felino e passando gli taglio una ciocca di capelli con lo specchietto laterale. Ecco ci sono quasi. Sono quasi arrivato. Inizia la caccia del parcheggio... Primo giro del palazzo... secondo giro... terzo... Niente! Opto per un marciapiede dove c’è la rampa per i diversamente abili, un divieto di sosta per carico scarico, strisce blu, strisce pedonali e un vecchio che sta leggendo un giornale, che verrà inevitabilmente schiacciato. Ecco ci sono. Sono arrivato. Scendo e chiudo lo sportello. Mi guardo intorno...
Ma io che dovevo fare qui?
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