Perchè è così difficile andare oltre le apparenze?

05 giugno 2008 ore 13:11 segnala
Il libro che sto leggendo in questo momento ha davvero saputo catturare la mia attenzione. Non è sempre facile,ma quando ciò accade,le pagine sembrano fluire in un modo diverso,ogni cosa sembra non tanto letta ma quasi vissuta come se i pensieri e le vicissitudini del protagonista fossero le mie.
Il libro è “Lo scherzo” di Milan Kundera e descrive le vicende di uno studente(ambientato nella Cecoslovacchia della guerra fredda) che di colpo,all'improvviso,perde tutto ciò che ha, tutto ciò in cui crede e tutto ciò per cui ha sempre vissuto.

Perchè succede ciò?Appunto per uno stupido scherzo in cui egli scrive ad una ragazza che desidera, delle frasi provocatorie che, naturalmente in quel momento di sicuro non sono parte del suo pensiero. E' solo uno scherzo,un modo per attirar l'attenzione. Ma evidentemente non per il partito ed il potere che nel momento in cui viene a conoscenza della cartolina processa il ragazzo senza minimamente credere alle giustificazioni date e lo espelle prima dalle cariche occupate quindi dal partito ed infine dall'università.Gli stessi suoi amici(quelli che credeva tali) gli si rivoltano contro. A nulla valgono le sue giustificazioni. Gli dicono: hai scritto una cosa significa che la pensi. Che tu l'abbia fatto per scherzo non interessa nessuno: nemmeno viene presa in considerazione l'idea. 

A parte la valenza storica e la critica presente nel romanzo ai regimi totalitaristi che, come traspare più volte nel libro, hanno commesso una vera e propria aberrazione azzerando e riducendo milioni di persone a rinunciare alla propria libertà intellettuale ed al proprio individualismo in nome di una ideologia unica e di un pensiero assoluto,il libro dicevo offre altri spunti interessanti.
Su uno vorrei soffermarmi. Ad un certo punto il protagonista che dopo ulteriori traversie che lo portano a vivere una situazione paradossale (perchè suo malgrado diventa un perseguitato politico,un nemico senza che egli ne avesse certo avuto l'intenzione), ad un certo punto si pone delle domande.

Si chiede: ma come posso io fidarmi del prossimo,di qualcuno,amare una donna dal momento in cui ogni persona,ogni donna che incontrerò io, la andrò a collocare in quella sala dove cento persone alzarono all'unisono la mano per estromettermi dal partito e da ciò che era la mia vita? E se invece dell'allontanamento fosse stata prevista la pena di morte sarebbe cambiato qualcosa ?No,non sarebbe cambiato nulla: tutti avrebbero votato la mia condanna. Come potrei fidarmi di qualcuno che poteva essere li e mi avrebbe mandato a morire?Io stesso dice, al loro posto, avrei alzato la mano,non sono così ipocrita da negarlo. In pratica vivi una situazione che altri prima hanno creato e tu in quel contesto reciti semplicemente la tua parte,ti adegui a ciò che tutti fanno. 

Il pensiero individuale non conta,anzi viene osteggiato e diventa una macchia in ogni curriculum.
In quella situazione in pratica avviene(ed è avvenuta)che si smette di essere uomini per diventare un altra cosa. Una cosa senza cuore,senza sentimenti e senza rispetto. Una cosa che non sa nemmeno distinguere uno scherzo e se ne frega di cercare la verità. La verità diventa un qualcosa che altri ti affibbiano. Hanno deciso che tu sei una cosa e fine dei giochi: il resto non conta. Conta solo l'apparenza,solo ciò che sembra a prima vista. Nessuno si preoccupa di andar a vedere se effettivamente dietro un azione c'è dell'altro. No. Si viene bollati senza valutare nulla.Ciò che eventualmente si è stati non conta più nulla. Conta quella unica cosa.

Ora ciò succedeva in quel contesto in cui il protagonista viveva la sua giovinezza. Ma oggi è cambiato qualcosa? Quando noi ci troviamo di fronte una vicenda che coinvolge altre persone come reagiamo? Non siamo noi stessi che senza minimamente porci delle domande sui motivi,sui perchè e sui percome diamo direttamente dei giudizi e quelli restano inappellabili? Come mai abbiamo così tanto bisogno di giudicare gli altri ed ognuno di noi parte sempre dal presupposto di essere superiore a qualcuno e proviamo quasi gusto nel momento in cui il “colpevole” viene estromesso? Certo,a volte il colpevole può esserlo davvero mi direte ma,quante volte invece non lo è ma il “furor di popolo” invece ha decretato a priori,senza possibilità di replica e di verifica la sentenza negativa?


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Il libro che sto leggendo in questo momento ha davvero saputo catturare la mia attenzione. Non è sempre facile,ma quando ciò accade,le pagine sembrano fluire in un modo diverso,ogni cosa sembra non tanto letta ma quasi vissuta come se i pensieri e le vicissitudini del protagonista fossero le...
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05/06/2008 13:11:59
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